Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA LA BASE NON SEGUE LE INDICAZIONE DEI VERTICI E SCEGLIE UNA CANDIDATA CHE NON SI ALLINEA
Se volete sapere chi ha vinto la corsa per il candidato sindaco a Genova non andate sulla pagina di
Alice Salvatore: la consigliera regionale tanto cara a Beppe Grillo ha annunciato l’apertura del voto ma non i risultati, e si intuisce facilmente il perchè: a vincere alla fine è stata Marika Cassimatis, docente laureata in geografia, contro Luca Pirondini, che era il favorito della vigilia e soprattutto della Salvatore.
Cassimatis ha ricevuto 362 voti, mentre il suo antagonista ne ha incassati 338.
La Salvatore a 40 minuti dalla chiusura delle urne aveva pubblicato un post in cui, senza mai nominarli, tornava ad attaccare i consiglieri fuoriusciti nei mesi scorsi dai 5 Stelle e, indirettamente, la Cassimatis che era finita sotto accusa anche da parte di Pirondini all’apertura del voto, che accusava la Cassimatis di fare “comunella con i voltagabbana che hanno usato il Movimento per darsi visibilità e poi creare altre liste”:
A Genova ci sono state situazioni davvero imbarazzanti negli ultimi tempi, la responsabilità va ricercata in tutti noi, che per anni abbiamo subito “portavoce” genovesi che disprezzavano il MoVimento 5 Stelle, infatti adesso lo hanno abbandonato. La responsabilità sta anche in chi 5 anni fa per la pura smania di presentare una lista a tutti i costi si è rivolto a persone esterne al gruppo di attivisti 5 Stelle (i soli che potevano incarnare i valori del MoVimento), forse perchè si sentivano inadeguati, forse perchè effettivamente inadeguati lo erano, mettendo su, al posto loro (da codardi e incapaci mi sento di dire), proprio quei portavoce che oggi hanno tradito tutto e tutti nel MoVimento 5 Stelle.
Alcuni di questi soggetti ancora oggi, assaliti dalla smania di farcela ad ogni costo continuano a condurre battaglie personali contro portavoce che credono nel MoVimento con tutto il cuore, che fanno tutto quello che possono per realizzare il sogno di Gianroberto, solo per motivazioni irrazionali ed egoistiche.
La Salvatore aveva difeso Fulvio Utique, attivista storico dei 5 Stelle, che oggi si era schierato con Pirondini: «Mi dispiace Marika ma sono troppi i candidati consiglieri che hanno espresso solidarietà agli ex e che oggi ti hanno scelto come candidato sindaco pertanto non voterò per voi».
Molto sportivamente poi Utique si è complimentato con Cassimatis per la vittoria. La Salvatore invece è rimasta in silenzio dopo la pubblicazione dei risultati anche se qualcuno ne ha approfittato per sfotterla (“colpita e affondata“) dopo l’ufficializzazione. La stessa sorte è toccata a Pirondini:
Più comprensibile invece l’esultanza della Cassimatis: «Noi siamo portatori sani di Idee rivoluzionarie, idee che stanno scritte sulla Carta di Firenze e nelle Cinque Stelle e che ci impegneremo a portare avanti e a concretizzare per cambiare la nostra Genova e risollevarla, dopo decenni di malgoverno e partitocrazia. Tutti insieme, cittadini e attivisti, coesi verso un obiettivo comune. A riveder le stelle!!».
Si chiude così una fase molto controversa per i 5 Stelle genovesi, che ha visto abbandoni clamorosi e severe critiche nei confronti della gestione di Beppe Grillo proprio nella sua città .
Che alla fine, per la prima volta, si è ribellata alle “indicazioni di voto” — palesi o occulte — e ai consigli più o meno interessati.
È il metodo Genova, bellezza. E tu non puoi farci niente.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
MANICOMIO CINQUESTELLE: MA NON POTEVA PENSARCI PRIMA?
Non correrà .
Doride Falduto ha rimesso la sua disponibilità a candidato sindaco di Monza, per “sopraggiunti impegni personali”.
È quanto si legge sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle di Monza. Falduto, 37 anni, aveva vinto le comunarie del movimento la scorsa settimana con soli 20 voti.
Un numero così risicato, nella terza città della Lombardia, che il fatto aveva aperto alcune polemiche interne tra gli stessi grillini.
Ad eleggerla soltanto 60 elettori e la Falduto aveva vinto per soli tre voti rispetto a Giovanni Danilo Sindoni, che ha preso 17 preferenze.
Ora bisognerà capire se sarà quest’ultimo a farsi carico del ruolo di candidato sindaco.
Falduto aveva fatto sapere di voler mettere a disposizione della città il suo “bagaglio che voglio far fruttare, perchè quello che si impara a scuola e nella vita si cerca di farlo fruttare” ma poi, come detto, questa praticante avvocato ha deciso di ritirarsi.
Meglio non commentare.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
JESSE KLAVER, LEADER DEI VERDI, DOVREBBE QUADRUPLICARE I CONSENSI AL PARTITO E RAPPRESENTARE LA VERA NOVITA’ DELLE ELEZIONI OLANDESI
«Siamo qui dalle 6,30 di stamattina e ci resteremo fino al tramonto». Intorno a mezzogiorno quattro
ragazzi distribuiscono volantini all’uscita della stazione di Utrecht.
Hanno delle giacche a vento verdi e una bicicletta nera con tre ruote che spinge un carretto tappezzato di foto di Jesse Klaver, il leader dei Verdi olandesi.
Alla vigilia del voto sono loro gli unici a fare campagna elettorale in fondo alla scala mobile che porta i pendolari alle fermate degli autobus.
Puntano agli indecisi, un quinto dell’elettorato. Dicono che nelle urne non dovrà esserci spazio per la rabbia: «Bisogna entrare con il sorriso e uscire con la speranza». L’intera Europa guarda a questo voto: è il calcio d’inizio di un 2017 elettorale che poi si giocherà in Francia e Germania.
Tutti gli occhi sono puntati sui movimenti populisti che minacciano di disintegrare l’Ue. Ma se fossero i Verdi la grande sorpresa del voto olandese?
L’ultimo sondaggio diffuso ieri da I&O Research dice che i «GroenLinks» potrebbero addirittura arrivare al secondo posto.
La rilevazione è stata effettuata nelle ultime 48 ore, dopo lo scoppio della crisi diplomatica tra l’Olanda e la Turchia per i comizi vietati ai ministri di Ankara.
I liberali del premier Mark Rutte (Vvd) hanno consolidato il primato, salendo a 27 seggi, e rosicchiato consensi al Partito della Libertà (Pvv) di Geert Wilders, che è scivolato al quinto posto con solo 16 deputati. In salita, dall’altro lato dell’emiciclo, i liberali di sinistra D66 e soprattutto i Verdi, entrambi con 20 seggi.
L’alto numero di indecisi fa sì che i sondaggi siano molto divergenti, quindi è presto per tirare conclusioni. Ma i Verdi dovrebbero quadruplicare o quintuplicare i loro consensi rispetto a cinque anni fa.
Il sogno del «Jessiah»
Merito soprattutto del «Jessiah», come viene chiamato Klaver dai sostenitori. Per la stampa internazionale è «il Trudeau d’Olanda», ma al di là di una vaga somiglianza fisica, il paragone con il premier canadese non regge troppo. Klaver ha 30 anni, un padre marocchino e una madre con origini indonesiane.
Da sette anni è in Parlamento e da due guida i Verdi. Marcatamente europeista e pro-migranti, ha trascinato il partito con una campagna basata tutta sulla speranza: «È stata l’estrema destra a distruggere i valori del nostro Paese, non l’immigrazione. Sono loro che hanno cancellato anni di tolleranza e libertà ». È agli antipodi di Wilders.
Giovedì scorso cinquemila persone si sono radunate all’Heineken Music Hall di Amsterdam, altrettante hanno seguito la diretta live su Facebook.
La rockstar sul palco era lui, capello spettinato e camicia bianca con le maniche arrotolate fino ai gomiti. «Rivogliamo indietro la nostra Olanda» ha gridato alla folla che ha fatto di lui la nuova icona olandese dell’ambientalismo, dell’uguaglianza e dei diritti sociali.
«La politica deve smetterla di gridare e iniziare ad ascoltare». Kathalijne Buitenweg è la numero due dei Verdi, candidata in lista subito dopo il leader.
Ciò che è successo alle presidenziali in Austria, dove il verde Van der Bellen ha fermato il candidato dell’ultradestra Norbert Hofer lasciandosi alle spalle i partiti tradizionali, potrebbe avere un seguito nei Paesi Bassi.
«Rutte ha dimezzato i suoi consensi perchè insegue Wilders – ci spiega Buitenweg -. Oggi lui fa una distinzione tra gli olandesi “puri” e quelli con origini straniere. Non era mai successo: cinque anni fa non si sarebbe mai azzardato».
I laburisti pagano invece la mancanza di incisività in questi anni di governo: «I costi della crisi non sono stati redistribuiti – aggiunge Buitenweg -, il divario tra ricchi e poveri è aumentato. La questione sociale è una delle principali preoccupazioni. Noi vogliamo dare risposte».
Da domani anche i Verdi puntano a sedersi al tavolo dei negoziati: «Siamo pronti a coalizzarci con gli altri partiti – avverte l’ex eurodeputata -, con tutti ma non con Wilders». Anche con Rutte? «Preferiremmo di no, cercheremo altre opzioni. Ma se dovessero fallire, non possiamo escludere un’alleanza».
Lo scenario esiste, ma nel quartier generale dei Verdi il sogno è un governo di sinistra. La sede nazionale si affaccia sull’Oudegracht, il canale che attraversa il centro di Utrecht, città giovane e culturalmente dinamica.
Qui i «GroenLinks» sono il secondo partito dietro a D66. Con i primi caldi raggi di sole le rive del corso d’acqua sono ricoperte dalle sedie e dai tavolini colorati dei locali.
Per i circa 40 dipendenti del partito e gli oltre 100 volontari, però, non è tempo di rilassarsi. Lotte Jeursen, una funzionaria, ci porta negli uffici distribuiti su quattro piani, dove non si contano i thermos di tè appoggiati sui tavolini di cartone riciclato. «Siamo al rush finale», dicono. E non c’è un minuto da perdere. Adrenalina e ottimismo. Su una scrivania campeggia uno slogan di obamiana memoria, ma riadattato per l’occasione: «Jesse we can».
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
TRA LORO UN CONSIGLIERE NCD E IL SINDACO DI AVERSA
La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 69 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta sul clan Zagaria, fazione dei Casalesi.
Tra i destinatari dei provvedimenti, anche politici ed imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono di corruzione, turbativa d’ asta e concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine è condotta da un pool di cinque pm della Dda (Maresca, Giordano, Landolfi, Sanseverino, e D’Alessio) e coordinata dal procuratore aggiunto Borrelli.
Tra gli arrestati vi è il consigliere regionale della Campania Pasquale Sommese (Ncd), ex assessore al Turismo della Regione Campania.
Sommese è ritenuto dagli inquirenti colui che garantiva l’erogazione dei fondi regionali. Arrestato anche il sindaco di Aversa (Caserta) Enrico De Cristofaro.
Il primo cittadino di Aversa è indagato nella qualità di ex presidente dell’Ordine degli Architetti di Caserta.
Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche l’imprenditore Alessandro Zagaria, ritenuto legato al clan del boss omonimo. Agli arresti inoltre Raffaele De Rosa, fratello dell’attuale sindaco di Casapesenna (Caserta), comune in cui è nato e vissuto, trascorrendo parte della sua latitanza, il boss Michele Zagaria.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti 18 appalti concessi tra il 2013 e l’inizio del 2016 da vari comuni del Casertano, come Alife, Francolise, Riardo, tra cui lavori per ristrutturazioni di importanti immobili storici; tra gli indagati soprattutto professionisti, come ingegneri e architetti componenti delle commissioni di gara nominate dai vari Comuni responsabili dell’affidamento dei lavori, che, secondo i magistrati della Dda di Napoli, finivano quasi sempre a poche ditte, alcune collegate al clan Zagaria.
L’indagine ruota attorno alla figura dell’ingegnere Guglielmo La Regina, anche per questo è stata denominata “The Queen”; lo stesso Gip parla di “sistema La Regina”. L’inchiesta rappresenta una tranche di quella che nel 2016 portò in carcere l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro per presunta corruzione in relazione ai lavori dello storico palazzo Teti Maffuccini; anche allora furono arrestati La Regina e l’imprenditore Alessandro Zagaria.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
SI SPACCA LA LEGA: I GIOVANI PADANI VOTANO SI’… QUANDO SENTE IL RICHIAMO DEI POTERI FORTI, LA ZECCA GETTA LA FELPA E SI CALA LE BRAGHE
Et voilà . Matteo Salvini dismette la felpa, un po’ sovranista, un po’ barricadera, proprio sul
referendum della Cgil.
Dice all’HuffPost: “Certo che vado a votare. E aggiungo che questa data è una truffa, perchè sarebbe stato più logico e meno costoso l’election day con le amministrative. Ma voto no ai quesiti”.
Altre volte Salvini è stato protagonista di acrobazie tattiche, anche spericolate.
Sentite qui, che cosa diceva due anni fa: “Non mi sembra incredibile il dialogo con la Fiom: sui temi come l’occupazione e la politica industriale, ben venga chiunque sia di sinistra o di destra. Le barriere ideologiche cadono laddove è messo a repentaglio il lavoro”.
Oggi all’HuffPost parla con tutt’altro tono su questi temi: “Non c’è dubbio che dello strumento si è abusato, ne ha abusato il governo Renzi, ne hanno abusato i sindacati (non una parola sui datori di lavoro che ne hanno abusato direttamente…n.d.d.). Lo strumento andrebbe ricondotto a quello che era, per le piccole imprese e per gli stagionali”
I giovani del suo movimento voteranno SI, per l’abrogazione e non lo impedirà in nome di una disciplina di partito. Ed è consapevole che, per le nuove generazioni, sono simboli di un precariato che dura una vita.
Che cosa c’è, dunque, dietro questa posizione – il NO – che sa di svolta mancata, perchè in piena fase di suggestione trumpiana, lepenista, di una nuova sedicente destra sociale ti aspetteresti l’opposto?
C’è il ritorno della prospettiva di governo: “Avendo ambizioni di andare al governo – prosegue Salvini – ho la concretezza di deve guidare”, provando a trovare una giustificazione .
La verità e’ un’altra: il voucher è usato nel piccolo Trentino e nel piccolo Friuli (400mila) più che in Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania, Lazio tutti assieme.
Toccarlo, significa andare a colpire i padroncini che votano Lega: “Ma scusi – dice Salvini con voce ferma – ma tante nostre imprese, famiglie, lo usano. In attesa di andare al governo e di fare le riforme necessarie, io per questa estate lo salvo”
Ma non era Salvini in Tv a recitare “noi siamo con i giovani precari vittime del Jobs Act e soggetti al ricatto dei voucher” ?
Bene abbiamo appurato che dei precari se ne fotte, qualora qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi. La destra asociale difende solo chi i giovani li sfrutta, la zecca ha gettato non solo la felpa, ma anche la maschera.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
PER EVITARE UNA QUERELA DEL PD BONIFAZI LA CLAMOROSA AFFERMAZIONE: “NON SONO RESPONSABILE, AUTORE, GESTORE, DIRETTORE, TITOLARE DEL BLOG BEPPE GRILLO”
Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico, ha pubblicato su Facebook una pagina tratta dalla memoria difensiva dell’avvocato di Beppe Grillo in una delle tante cause per diffamazione intentate finora dal PD nei confronti del leader del MoVimento 5 Stelle.
Nella memoria difensiva dell’avvocato di Grillo — che dovrebbe essere il nipote Enrico — si sostiene che Beppe “non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore nè titolare del dominio, del blog nè degli account twitter, nè dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog nè sugli account twitter e su ciò che viene postato”.
La causa per diffamazione si riferisce a questo tweet — e al relativo post sul blog di Beppe Grillo — pubblicato nel marzo dell’anno scorso — in cui si parlava dell’indagine sul petrolio in Basilicata e delle dimissioni della ministra Guidi
La Guidi chiese l’avvallo della Boschi che — per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva — inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia.
Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro.
Ora si capisce perchè il Pd ed il governo incitano illegalmente all’astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l’ambiente. Il Bomba non può permetterlo.
Scrive Bonifazi: «Leggendo la memoria difensiva con cui il comico rispondeva alla denuncia, ho creduto di essere di fronte al copione del suo nuovo spettacolo ma il mio avvocato ha confermato: “è la sua memoria difensiva”.
E lo volete sapere cosa dice il comico? Che il comico “non è responsabile, nè gestore, nè moderatore,
nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio, del Blog, nè degli account Twitter, nè dei Tweet e non ha alcun potere di direzione nè di controllo sul Blog, nè sugli account Twitter, nè sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato.” Cioè scrive insulti e poi finge di non sapere chi è stato?».
Tra l’altro, è vero che il dominio www.beppegrillo.it non è intestato al comico, ma è di proprietà di Emanuele Bottaro, ex presidente di un’associazione di consumatori, che si definisce amico del comico: «Ho chiesto a Beppe se potevo registrare il suo nome nel 2001 prima che qualcun altro lo facesse» spiegava qualche tempo fa a Panorama «ed è rimasto a me. Ho una delega ma non ho accordi di tipo economico o di tutela legale. Nel mio piccolo, partecipo in questo modo al movimento».
La scelta, così come la questione della titolarità degli account social (che sono gestiti dalla Casaleggio Associati), sembra più che altro un espediente per evitare problematiche economico-legali.
In ogni caso nell’atto costitutivo dell’associazione Movimento 5 Stelle è scritto chiaro e tondo che Beppe è proprietario del blog (come da foto a corredo dell’articolo)
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
CLAMOROSO FLOP DI PIRONDINI: AVEVANO FATTO DI FATTO PER FARLO VINCERE… L’ESITO DEL VOTO: 362 A 338
Gli iscritti a beppegrillo.it hanno deciso: Marika Cassimatis sarà la candidata sindaco dei Cinque Stelle. A sorpresa esce sconfitto il super favorito Luca Pirondini, fedelissimo della consigliera regionale Alice Salvatore, a sua volta plenipotenziaria del Movimento a Genova e in Liguria.
“Hanno partecipato alla votazione 700 iscritti certificati – si legge sul sito di Grillo – Cassimatis Marika ha ricevuto 362 voti, Pirondini Luca 338. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato”.
Non una riga di più. Cassimatis, 53 anni, due lauree, in Scienze Politiche e Geografia, un dottorato in Scienze geografiche, dal 2001 insegna geografia presso l’Istituto Tecnico Commerciale Statale C.Rosselli di Genova Sestri Ponente.
Parla inglese, francese e greco moderno, secondo quanto ha scritto sul suo curriculum, ed è attivista del M5S dal novembre 2012. Non ha mai reciso i contatti con i transfughi capitanati da Paolo Putti.
Per il gruppo più ortodosso capitanato da Salvatore (con l’appoggio di Grillo) questo voto rappresenta senza ombra di dubbio una sconfitta bruciante.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
RUTTE 18%, VERDI 13,1%, LIBERALI D66 13%, CRISTIANO DEM 12,1%, WILDERS 10,2%… TUTTI I SONDAGGI DANNO RUTTE AL PRIMO POSTO
Mercoledi gli olandesi si recheranno alle urne per rinnovare il loro Parlamento. Un passaggio di per
sè già molto atteso in Europa, caricato di ulteriori significati dalla concomitante e sempre più dura crisi con la Turchia.
La domanda che gli osservatori si fanno adesso riguarda soprattutto chi trarrà vantaggio dagli attacchi di Ankara, che per voce del presidente Erdogan ha definito gli olandesi nazisti, razzisti e islamofobi, arrivando a riesumare il massacro dei musulmani di Srebrenica a cui assistette inerme il contingente “orange” dei caschi blu. Come risponderanno gli elettori olandesi a simili argomentazioni?
Premiando l’ultradestra populista di Geert Wilders, facendo così il gioco di Erdogan, o il Partito liberale del premier Mark Rutte, che alle forzature turche ha risposto con una fermezza probabilmente conseguenza del clima pre-elettorale, ma anche con europeista misura?
Dall’ultimo sondaggio, pubblicato dall’istituto I&O Research, prevale la seconda lettura: la linea dura tenuta da Rutte nella crisi diplomatica con la Turchia avrebbe consolidato il VVD di Rutte, accreditato del 18% e di 27 seggi sui 150 della Camera bassa del Parlamento dell’Aia.
Al secondo posto ci sarebbero i Verdi di GroenLinks con il 13,1% (20 seggi), seguiti dai liberali di sinistra dei D66 con il 13% (20 seggi) e dai cristiano-democratici della CDA con il 12,1% (19 seggi).
Il PVV di Wilders, che il 20 dicembre scorso era dato nettamente in testa da I&O Research con il 21,4% e 33 seggi, alla fine arriverebbe solo in quinta posizione con appena il 10,2% e 16 deputati eletti alla Camera.
Altri sondaggi, pur registrando un calo nelle intenzioni di voto a favore del Pvv nelle ultime settimane, continuano a dare il partito di Wilders in seconda posizione.
Di certo, ben prima della crisi con la Turchia, il voto olandese era considerato il primo dei tre passaggi elettorali chiave del 2017 per capire cosa diventerà l’Europa dei prossimi anni, assieme alle presidenziali in Francia del 23 aprile e 7 maggio e alle politiche in Germania del 22 settembre.
Dopo la Brexit e l’elezione di Trump negli Usa, saranno tre indicatori fondamentali sull’avanzata o la fine delle destre antieuropeiste.
La partita elettorale è molto aperta in un Paese, l’Olanda, che conta su un 5% della popolazione di fede musulmana su 17 milioni di abitanti. Dove il 60% dei 12,9 milioni di potenziali elettori si è detto ancora indeciso: se votare e per chi votare.
E dove il quadro politico è estremamente frammentato – ventotto partiti e liste sulla scheda -, favorito dal sistema elettorale proporzionale che consente alle formazioni che ottengono lo 0,67% di voti di ottenere un seggio in Parlamento.
Nessuna formazione dovrebbe ottenere più del 20% dei voti.
Il che vuol dire che, se anche Wilders finisse in testa, le sue possibilità di andare al governo sarebbero praticamente nulle.
Chi vorrà andare al governo dovrà contare sul sostegno di 76 deputati, la metà più uno dei complessivi 150 alla Camera.
Per rimanere premier Rutte ha detto di voler lavorare con i liberali di sinistra dei D66 e i cristiano-democratici della CDA, oltre che con i laburisti della PvdA che sperano di mantenere Jeroen Dijsselbleom al posto di ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo.
Rutte ha perfino indicato la possibilità di una coalizione con i Verdi, malgrado divergenze di opinioni in particolare sul fisco.
In alternativa, potrebbe ricorrere all’Unione Cristiana, piccolo partito ultraconservatore di origine protestante. Alcuni temono tempi lunghi per la formazione del prossimo esecutivo. Nel 2010, ci vollero 127 giorni per formare il primo governo Rutte. Nel 2012 ne bastarono 54, ma solo grazie alla sorpresa del successo nelle urne dei liberali del VVD e dei laburisti del PvdA che negli ultimi giorni di campagna elettorale riuscirono a neutralizzare la minaccia Wilders.
L’Europa attende l’esito del voto. Sapendo che sarà deciso da considerazioni altre rispetto alle ricette economiche che dominano altrove le corse elettorali.
Perchè in Olanda la libertà di scegliere non è strangolata dalla crisi e la testa può ancora prevalere sulla pancia.
Il Paese resta un’economia da tripla A, la 17esima del mondo, la decima per reddito pro capite, la quinta della zona euro, con un tasso di disoccupazione di appena il 5,4%.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
SMENTITA UN’INCHIESTA SU MACRON: “NON E’ DIRETTAMETE CITATO” NELLA INDAGINE PRELIMINARE DELL’UFFICIO ANTIFRODI PER UNA MISSIONE MINISTERIALE A LAS VEGAS PER PROMUOVERE I MARCHI FRANCESI
Presidenziali francesi nel solco del faro accesso dalla magistratura nei confronti dei candidati all’Eliseo.
Franà§ois Fillon, in corsa per la destra, è stato formalmente incriminato dai giudici istruttori in merito all’inchiesta sugli impieghi fittizi ad alcuni suoi familiari.
E la procura di Parigi ha avviato un’indagine preliminare per “favoritismo” nell’ambito del viaggio di Emmanuel Macron (non coinvolto direttamente, precisa la procura) a Las Vegas, nel gennaio 2016, ai tempi in cui il candidato di En Marche! era ministro dell’Economia di Franà§ois Hollande.
Due vicende che si vanno ad aggiungere a quella che ha coinvolto l’altra candidata, Marie Le Pen, che non si è presentata davanti ai pubblici ministeri per un interrogatorio nel quadro dell’inchiesta sugli incarichi fittizi dei suoi assistenti parlamentari a Strasburgo. La presidente del Front National, infatti, ha risposto con una lettera di rifiuto.
Fillon incriminato, è accusato di appropriazione indebita
L’accusa per Fillon è quella di appropriazione indebita e di uso improprio di beni pubblici, ha fatto sapere il suo avvocato. La decisione era attesa per domani, ha aggiunto Antonin Levy: “L’udienza è stata anticipata affinchè si svolgesse in condizioni di serenità “.
Alla vigilia della sua audizione da parte della magistratura Fillon deve fare i conti con delle nuove rivelazioni sullo scandalo dei lavori fittizi che lo vede indagato insieme alla moglie Penelope.
Il quotidiano francese Le Parisien rivela infatti che fra il 2005 e il 2007 i due figli dell’allora senatore Fillon – impiegati in qualità di assistenti parlamentari – avrebbero girato al padre una parte dei propri salari; ad esempio la figlia Marie avrebbe depositato sul conto corrente dei genitori circa 33mila euro sui 46mila euro netti percepiti fra l’ottobre del 2005 e il dicembre del 2006.
Secondo il legale di Fillon si tratterebbe in questo caso di un rimborso per le spese sostenute per il matrimonio della ragazza; anche il figlio Charles si è giustificato affermando che le somme restituite costituivano un rimborso per delle spese sostenute dai suoi genitori.
Ma oltre a ciò sono spuntate fuori alcune fatture riguardanti abiti di lusso per 13mila euro, offerti a Fillon da un non meglio identificato “mecenate”, oltre ad altri 35mila euro per acquisti in contante presso lo stesso negozio: “Ho tutto il diritto di farmi regalare un vestito da un amico, tutto ciò non ha nulla a che fare con la politica”, ha ribattuto Fillon.
L’indagine della procura su un viaggio di Macron a Las Vegas
L’indagine preliminare è stata affidata all’Ufficio centrale per l’anti-corruzione, frodi fiscali e finanziarie, dalla procura di Parigi. Per il momento, si sottolinea nella capitale, il nome di Emmanuel Macron “non è direttamente citato” nel dossier.
Già la scorsa settimana, il settimanale Le Canard Enchainè aveva rivelato che l’Ispettorato Generale delle Finanze (Igf) sospettava una frode riguardo l’organizzazione di un suo viaggio a Las Vegas nel gennaio 2016.
All’epoca in missione ufficiale da ministro dell’Economia, Macron si rivolse a a una platea di imprenditori e dirigenti di start-up francesi in occasione del Consumer Electronics Show (Ces), il megashow tecnologico di Las Vegas.
Secondo il Canard, quell'”operazione seduzione”, venne organizzata “d’urgenza”, su richiesta del gabinetto del ministro alla società Havas, attraverso Business France, l’organismo di promozione delle start-up transalpine dipendente dall”esecutivo.
Il tutto senza gara d’appalto. L’incarico ad Havas, società di proprietà di Vincent Bollorè, potrebbe essere “favoritismo”, ritiene l’Igf, dopo un’inchiesta che accerta il costo della serata: 381.759 euro, di cui 100mila solo per l’albergo.
Ma dal Movimento En Marche!, respingono ogni accusa al mittente. “Emmanuel Macron non è coinvolto”, sottolineano dal suo entourage.
Lui stesso si è difeso nei giorni scorsi: “Il mio ministero ha sempre rispettato le regole degli appalti pubblici”. L’indagine preliminare dovrà determinare se l’agenzia Business France poteva ovviare alla gara d’appalto per affidare l’organizzazione della serata ad Havas.
(da “Huffingtonpost”)
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