Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
SI ATTENDONO ALTRI ACCERTAMENTI BALISTICI, MA TROPPE COSE NON TORNANO… A PORTA A PORTA CATTANEO DA’ UN’ALTRA VERSIONE SULL’INTERVENTO DIRETTO DEL FIGLIO
L’autopsia eseguita ieri sul cadavere del romeno ucciso a Casaletto Lodigiano ha accertato che l’uomo
è stato ucciso da una rosa di pallini da fucile da caccia esplosa da distanza ravvicinatissima.
La circostanza è stata confermata dal procuratore capo di Lodi, Domenico Chiaro, il quale ha spiegato che nelle indagini saranno coinvolti “al più presto anche il Ris o altri esperti balistici. Vogliamo avere al più presto riscontri balistici” ha detto.
Nel frattempo sono proseguiti i rilievi all’Osteria dei Amis di Casaletto Lodigiano. La volontà degli investigatori è quella di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. “Certo che non sarebbe male – ha commentato Chiaro – se i malviventi che stiamo cercando si facessero vivi per raccontarci la loro versione di come sono andate le cose”.
Mario Cattaneo, il titolare dell’osteria, sarà interrogato di nuovo giovedì. Cattaneo è indagato per l’omicidio volontario di Petre Ungueranu, 33enne romeno sorpreso mentre rubava sigarette nel locale..
Gli investigatori, però, hanno espresso ieri dei dubbi sulla ricostruzione che Cattaneo avrebbe dato del tentativo di furto nel suo locale.
“Contraddizioni”, le ha definite il procuratore Chiaro, sulle quali la procura vuole vederci chiaro, riascoltando il ristoratore che, in collegamento a ‘Porta a Porta’, ha aggiunto un nuovo particolare alla sua versione su quanto accaduto quella notte: nella colluttazione con i malviventi, il figlio lo avrebbe aiutato, staccandolo da uno di ladri che, nel buio quasi totale, voleva rubargli il fucile.
E c’è un altro punto sul quale la procura vuole avere certezze: la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver sentito due spari, quella notte, e non soltanto uno, come sostenuto da Cattaneo.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
A GENOVA 9.000 MALATI GIOCO, MIGLIAIA DI FAMIGLIE ROVINATE E LA GIUNTA DI CENTRODESTRA IN REGIONE PENSA A FARE MARCHETTE A FAVORE DEI BISCAZZIERI
Da una parte c’è la Giunta Toti, con il suo obiettivo di rinviare l’applicazione della legge contro il gioco d’azzardo.
Dall’altra ci sono i numeri – in costante crescita – di chi con il gioco d’azzardo si rovina la vita.
Secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale delle Dipendenze, un organismo tecnico della Regione Liguria che monitora il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, i soggetti in carico ai Sert liguri sono triplicati in sei anni: dai 116 del 2011 ai 368 del 2016.
«Naturalmente il fenomeno è sottostimato», fanno sapere dal Dipartimento Salute e Servizi Sociali della Regione. «I soggetti che si rivolgono ai nostri servizi sono solo una modesta percentuale rispetto al reale bisogno».
Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (il principale manuale di psichiatria in uso nel mondo) il disturbo da gioco d’azzardo rientra tra le patologie da dipendenza.
E infatti sono i Sert le strutture che si occupano di prevenzione, cura e riabilitazione della ludopatia, proprio come accade con alcol e droga.
Dai dati del 2016 emerge come metà dei soggetti in carico ai Sert liguri appartengano alle classi di età dai 50 anni in su, con il 79 percento dei malati di genere maschile.
La Asl 3 genovese nel 2016 ha seguito 116 giocatori patologici.
Giorgio Schiappacasse, direttore del Sert della Asl3, punta il dito contro una piaga sociale che riguarda tutte le fasce di popolazione. «Nel territorio della Asl3 si giocano ogni anno un miliardo e duecento milioni di euro. Le persone che seguiamo sono solo la punta dell’iceberg: a Genova si stima che il problema riguardi 8-9 mila persone, soprattutto anziane».
Nemmeno i più giovani sono esenti dalla ludopatia, tanto che il 6 per cento delle persone seguite dal Sert della Asl 3 ha tra i 20 e i 24 anni.
«E’ difficile che un ragazzo arrivi al Sert a causa del gioco d’azzardo, ma il problema esiste – continua Schiappacasse – L’inquinamento educativo è altissimo: abbiamo pubblicità del gioco d’azzardo con i calciatori, e nonni che fanno grattare il Gratta e vinci al nipotino dicendo “così mi porti fortuna”».
Nel 2015 il 37,1 percento degli studenti liguri – poco più di 20mila giovani, in particolare i maschi nella fascia di età più alta – ha giocato somme di denaro almeno una volta durante l’anno. In Italia la percentuale è del 42 percento.
COME LA PENSAVA LA LEGA SULLE SLOT
Appena due anni e mezzo fa, il governo venne battuto in aula al Senato nella votazione di una mozione della Lega Nord che vietava per un anno l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico, on line e nei luoghi aperti al pubblico.
“Bravi senatori leghisti. E adesso governo a casa!!!”, scriveva su Twitter il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni.
E mentre gli operatori minacciano il blocco della raccolta, il Codacons si diceva soddisfatto: “Ora chiediamo il blocco immediato delle sale vlt (Videolottery)”.
E come dimenticare le iniziative anche locali della Lega contro il proliferare delle slot presso gli esercizi commerciali genovesi ?
Ma allora erano all’opposizione.
Ora che governano pensano a fare marchette a favore di quegli esercizi commerciali che, incapaci di fare quadrare i conti per la merceologia cui dovrebbero dedicarsi per legge, si sono travestiti da biscazzieri per conto dello Stato.
Se sono a rischio posti di lavoro non è certo lucrando sulla debolezza di persone malate che si risanano i bilanci del commercio: lavorate di più, magari anche quando arrivano i turisti e trovano la domenica Genova sigillata.
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
DOMANI IN OLANDA SI VOTA, IL LEADER LIBERALE INDICA AGLI IGNAVI DI DESTRA COME SI COMBATTE LA BECERODESTRA
Il faccia-a-faccia televisivo tra il primo ministro olandese Mark Rutte e il suo rivale xenofobo Geert
Wilders s’è concluso ieri sera con un violento scambio verbale sull’avvenire del paese.
“Voglio che i Paesi bassi siano i primi a mettere termine al cattivo populismo”, ha dichiarato Rutte, evocando la Brexit e le elezioni presidenziali Usa.
“Si può dire che queste elezioni siano i quarti di finale per impedire al cattivo populismo di vincere. Le semifinali sono in Francia ad aprile e, in seguito, la finale in Germania a settembre”, ha continuato.
A chi gli ha chiesto la possibilità di una coaliziione di governo con il partito di Wilders che vuole chiudere le moschee e persino vietare la vendita del Corano, Rutte ha ribadito “Mai, dico mai, coi razzisti di Wilders, con chi definisce feccia altri esseri umani”.
“Niente negoziati sotto minacce Ankara”
“Non ci saranno negoziati sotto le minacce” per risolvere la crisi diplomatica con la Turchia, ha poi affermato Rutte, il quale ha ricordato che i turchi dei Paesi Bassi sono “cittadini olandesi”. “Fino a che le minacce del governo turco non finiranno non ci saranno negoziati per risolvere questo conflitto”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
E CHI POTEVA ESSERE QUESTO CAZZARO, SE NON UN SOVRANISTA RAZZISTA?…CHI E’ KORWIN-MIKKE
Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha aperto le votazioni del a Strasburgo annunciando la decisone di sanzionare l’eurodeputato polacco Korwin-Mikke per le sue dichiarazioni contro la parità di genere.
Il deputato perderà 30 giorni di indennità giornaliera, sarà sospeso da tutte le attività del Parlamento per 10 giorni e per un anno non potrà rappresentare il Parlamento.
La severità delle sanzioni è commisurata alla gravita delle dichiarazioni del deputato. Sono state offese tutte le donne, con un attacco alla parità di genere, nel corso di un dibattito in plenaria presieduto da una donna, su un tema legato alle donne.
Tajani ha spiegato: «Non intendo tollerare un simile comportamento, ancor più inaccettabile in quanto espresso da chi dovrebbe, con dignità , rappresentare i popoli europei. Offendendo tutte le donne, l’eurodeputato ha mostrato di disprezzare i nostri valori fondamentali. Per questo ho immediatamente avviato un’inchiesta, che ho rapidamente portato a termine con una sanzione proporzionata alla gravità della violazione».
Tajani ha anche voluto esprimere le proprie scuse a quanti si siano sentiti feriti o offesi dalle dichiarazioni di questo deputato, sottolineando che tali comportamenti non saranno mai ammessi.
IL FATTO
Nel corso di una discussione tenutasi al Parlamento europeo e dedicata al cosiddetto “salary gap”, la differenza di stipendio tra uomini e donne, il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke ha sostenuto fosse giusto pagare meno le donne rispetto agli uomini a parità di mansione svolta perchè le rappresentanti del genere femminile sarebbero fisicamente e intellettivamente inferiori ai colleghi.
“Le donne dovrebbero guadagnare meno degli uomini, perchè sono più deboli, più piccole e meno intelligenti. È tutto”, ha dichiarato il deputato di estrema destra durante il suo intervento.
“Senta signor deputato, secondo le sue teorie, io non avrei alcun diritto di essere qui come parlamentare. So che le fa male e la preoccupa, ma oggi le donne possono rappresentare i cittadini così come voi. Io qui vengo a difendere le donne europee da uomini come lei”, ha replicato l’eurodeputata Garcia Perez.
Indignato dalle affermazioni proferite nell’Europarlamento, il capogruppo dei socialisti europei, il dem Gianni Pittella, ha chiesto una “punizione esemplare contro le vergognose dichiarazioni di Korwin-Mikke che vanno contro i principi di uguaglianza di genere in questo luogo”.
Janusz Korwin-Mikke è eurodeputato dal 2014.
Nel 2015 è stato candidato alla presidenza della Polonia, competizione elettorale in cui riuscì a raggranellare il 4,8% delle preferenze sfiorando per un soffio la soglia minima del 5% necessaria a entare in Parlamento.
L’eurodeputato polacco, forte sostenitore della monarchia e della pena di morte, non è nuovo ad affermazioni del genere.
Già in passato infatti fu sanzionato per aver espresso posizioni razziste , definendo i rifugiati “spazzatura umana” e per aver fatto il saluto nazista in Aula.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO PUNTA ALLA RIABILITAZIONE SENZA BISOGNO DI STRASBURGO E VUOLE TORNARE IN GIOCO
Il partito delle «elezioni subito» si è sciolto con i primi tepori, per cui Gentiloni sembra destinato a
durare.
Tanto che i nostri onorevoli hanno già cambiato programmi e obiettivi. Mentre fino a poche settimane fa si sarebbero accontentati in molti di sopravvivere fino a settembre, così da maturare il vitalizio, l’orizzonte dei «peones» ora è tutto proiettato al 2018.
E non per votare in febbraio, come fu nel 2013. No: il loro nuovo traguardo consiste nello stiracchiare al massimo la durata della legislatura, spostandone il capolinea fino all’ultimo giorno utile consentito.
A Montecitorio qualcuno sta già facendo i conti, e sostiene che ci sarebbe la possibilità di tornare alle urne addirittura in maggio, entro il 24 per la precisione. Come si arriva a quella data lontana?
Cosa dice la Costituzione
Il Parlamento, sta scritto nella Carta, dura in carica 5 anni. Si calcolano dalla prima riunione che, nel 2013, fu tenuta il 15 marzo.
Dunque la XVII legislatura repubblicana passerà a miglior vita il 15 marzo 2018. Dopodichè, all’articolo 61 della Costituzione, sta pure scritto che le elezioni delle nuove Camere avranno luogo «entro 70 giorni» dalla fine delle precedenti.
Ecco da dove salta fuori l’aspettativa di tirarla per le lunghe: il 15 marzo, più due mesi e dieci giorni.
Che poi la speranza venga esaudita, è tutto un altro discorso. Di solito, si è sempre votato intorno alla scadenza quinquennale, poco prima o poco dopo.
Qualche volta la legislatura è stata sforbiciata di 3-4 settimane solo per non andare alle urne in estate e compromettere le vacanze.
In altri casi (come nel 2005, dopo un duro braccio di ferro con Berlusconi) l’anticipo sulla scadenza fu imposto da Ciampi nel timore fondato che si creasse un ingorgo istituzionale.
L’ultima parola spetta sempre al Capo dello Stato, il quale scioglie le Camere «sentiti i rispettivi presidenti». Come dire che Mattarella potrebbe mandare tutti a casa dopo un semplice colloquio con Boldrini e Grasso. Magari così si regolerà .
Ma la prassi non è automatica, perchè sul decreto del Colle servirà la controfirma del governo, al quale potrebbe far comodo qualche settimana in più. Inoltre è buona educazione consultare i partiti, opposizione compresa. Dove Grillo vorrebbe bruciare i tempi, come pure Salvini.
Mentre c’è chi, ad esempio un signore di Arcore, ha segnato una data sulla propria agenda: l’8 marzo 2018. Non per celebrare i diritti delle donne, ma in quanto quel giorno Berlusconi potrà presentare domanda di riabilitazione al Tribunale di sorveglianza, senza nemmeno bisogno di aspettare la Corte europea di Strasburgo.
Una volta accolta l’istanza (basteranno poche settimane) il Cav sarà finalmente libero di ricandidarsi e perfino, casomai vincesse le elezioni, di tornare premier con tanti saluti ai divieti della legge Severino.
Insomma, tergiversare per Berlusconi è vitale.
Insieme con lui si batte la vasta pletora di quanti sperano in un paio di mensilità in più. E c’è già chi architetta piani sofisticati, tipo tenere in ostaggio la legge elettorale per approvarla quando proprio non se ne potrà fare a meno.
Ritardando uno scioglimento che, se si volesse votare a febbraio, dovrebbe scattare entro Natale.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
COME NEI VANGELI E’ GIA’ TUTTO SCRITTO, ANCHE QUI CONTA LA CHIAMATA DEL(LA) SALVATORE
Luca Pirondini contro Marika Cassimatis. Il Movimento 5 Stelle di Genova va al ballottaggio per decidere il candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di giugno nel capoluogo ligure.
La comunicazione attesa già ieri, è arrivata questa mattina sul blog di Beppe Grillo. Attraverso il regolamento previsto dal “Metodo Genova”, sono stati solo due gli aspiranti sindaco passati attraverso le “graticole” ad aver ottenuto almeno 27 preferenze da parte dei candidati consiglieri e presidenti Municipio necessari per proseguire la lotta verso l’investitura finale.
Le votazioni online avranno luogo oggi dalle 10 alle 19.
Luca Pirondini è il candidato preferito di Alice Salvatore. Lui è attivista e maestro di musica (ma i maligni dicono che in realtà vive grazie alla professione di rappresentante di commercio).
La sua ascesa nel MoVimento cittadino è stata osteggiata dai vecchi consiglieri eletti a Genova e in Regione, che recentemente hanno rumorosamente abbandonato il M5S sbattendo la porta e contestando la leadership della Salvatore nella diaspora che ha portato un centinaio di attivisti ad abbandonare il MoVimento nel capoluogo ligure.
Dietro l’addio c’è l’atteggiamento della Salvatore, che a molti attivisti è sembrata sempre più determinata a imporre il suo candidato.
E non possono che tornare a mente proprio le parole di Putti sul tema: «Ero entrato qui perchè mi avevano detto che non importava quanti voti prendevamo, ma dovevamo rendere la gente consapevole. Se domani un venditore più bravo di me gli vende una roba che non mi piace, cosa faccio? E io non voglio allevare consumatori di voti, non mi interessa. Questa è la grave difficoltà che io ho avuto col MoVimento». «Io ho degli amici, una famiglia, un lavoro: posso permettermi di scegliere. Se scelgo il MoVimento è perchè mi piace, non perchè mi piace il potere. A me non interessa sostituire un potere di qualcuno con un potere inconsapevole di molti»
Marika Cassimatis invece è insegnante ed era stata anche candidata in Regione Liguria.
La Cassimatis è stata spesso critica contro il nuovo gruppo dei grillini genovesi emergenti che fanno capo a Alice Salvatore e Marco De Ferrari e l’anno scorso aveva suscitato polemiche rivelando che i 5 Stelle eletti in Regione non avevano ancora versato la parte dello stipendio che si erano impegnati a versare durante la campagna elettorale.
E infatti oggi proprio Pirondini, parlando di lei, la apostrofa così: «Oggi siamo chiamati a fare una scelta netta, di campo. Stare con chi crede fortemente, da sempre, nel MoVimento 5 Stelle o con chi fino a qualche giorno fa faceva comunella con “i voltagabbana” che hanno usato il MoVimento per darsi visibilità e poi creare altre liste».
Il riferimento, chiarissimo, è a Effetto Genova, il gruppo creato dai fuoriusciti dal M5S in Comune sulle orme di Pizzarotti.
Inutile dire chi vincerà .
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
“LA LEGA NAZIONALE? UNA ROBA DA COGLIONI”…”AL SUD SALVINI NON PRENDE UN VOTO, STA DISTRUGGENDO LA LEGA CHE PRIMA AVEVA UNA IDENTITA'”… “IL NO ALL’EURO PUO’ ANDARE BENE PER GLI SPROVVEDUTI, SE USCIAMO DALL’EURO IN ITALIA CROLLA TUTTO”
«Sono io che tengo alta la bandiera. Se andiamo avanti così, la Lega non si salverà ». Umberto Bossi è
nel suo ufficio in via Bellerio, il quartier generale della Lega.
Dopo la manifestazione a Napoli di Matteo Salvini, il fondatore non cambia idea: «La Lega nazionale? Una roba da cogl…».
Tutti hanno criticato il sindaco di Napoli e Salvini ha avuto il suo bagno di folla. Il bilancio è negativo?
«Il problema è: che cosa vai lì a fare? A portare soldi? A promettere una nuova Cassa per il mezzogiorno?».
A prendere voti, magari?
«Di voti non ne prenderà . Al Sud la gente non dice: guarda come è cambiata la Lega. Dirà : guarda che casino quando viene la Lega, meglio che se ne resti lassù. Ma non credo che Salvini vada a Napoli per i voti. Va per l’investitura. Gli han detto che non può candidarsi a premier con un partito territoriale. Così, può dire che la Lega è un partito nazionale».
Lei dice di avere un piano per ritornare alla Lega nordista e non nazionale. Quale è?
«Non glielo dico. Una cosa che cresce bisogna lasciarla crescere, ci sono tante persone coinvolte, ora non si può».
Però, la Lega «nazionale» è a livelli di consenso fino a poco prima imprevedibili.
«A me pare abbastanza malridotta. Rischia di non salvarsi. Prima il Nord votava la Lega perchè era il partito del Nord. La votava anche se non era d’accordo su qualche mia sortita, ma questa identità c’era. Ora, quale è?».
Quella sovranista?
«La Lega è nata per la libertà del Nord. Non diventerà un’altra cosa raccattando i voti di quattro fascistoni. Che tra l’altro sono voti che nessuno vuole e con cui non fai niente».
Il no all’euro non può essere un motore politico?
«Macchè. Per gli sprovveduti. Se venisse giù l’euro, verrebbe giù tutto, una situazione che nessuno saprebbe gestire. Tra l’altro, pagheremmo di più le materie prime, cosa che per un Paese di trasformazione come l’Italia sarebbe un disastro. Berlusconi parla di doppia moneta, il che è una presa per il culo. Ma non è che Berlusconi non sia in grado di capire le cose… ».
Da Berlusconi lei si farebbe candidare?
«Io mi faccio candidare soltanto da chi fa una battaglia per la liberazione del Nord».
Il Cavaliere ha parlato di Zaia premier. Come la vede?
«Zaia non vuole farlo. Quando c’era da fare il ministro, ho dovuto convincerlo. E Berlusconi ha fatto il suo nome anche perchè con Salvini non riesce a parlare».
Che cosa vede di positivo nella politica presente?
«I referendum per l’autonomia possono darci una novità . In Veneto passa di certo, ma in Lombardia anche. Però, è una cosa che va caricata».
C’è stato un problema: le inchieste. In tribunale oggi Rosi Mauro ha detto che il vostro tesoriere Belsito le aveva riferito degli investimenti in Tanzania.
«Davvero? Io della Tanzania ho saputo dai giornali. Ho chiesto a Roberto Castelli, che era il presidente del nostro comitato di controllo, che cosa fosse quella storia. Lui mi ha detto che non lo sapeva, perchè Belsito aveva smesso di trasmettere i documenti. Poi, mi ha chiamato Belsito. Io gli ho detto che quell’investimento doveva rientrare entro dieci giorni, oppure era fuori».
(da “il Corriere dela Sera”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA DATA STABILITA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Il cdm ha approvato il decreto per l’indizione dei referendum popolari relativi alla “abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e alla “abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”, come rende noto Palazzo Chigi.
Camusso: “Sì ai voucher ma solo per le famiglie”.
“Non è con un maquillage legislativo che si può pensare di risolvere il problema dei voucher. Noi ne chiediamo l’abrogazione, chiediamo la cancellazione di una forma di precarietà “. Lo afferma Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, in un’intervista a Repubblica in cui sottolinea che per evitare il referendum i buoni lavoro dovrebbero poter essere usati “solo dalle famiglie, acquistati all’Inps e non in tabaccheria, per retribuire, infine, la prestazione occasionale e accessoria di disoccupati di lunga durata, pensionati e studenti”.
“Le aziende che utilizzano i voucher lo fanno in maniera legale. E sta proprio qui la ragione della nostra iniziativa referendaria”, spiega.
“Se fossimo davanti ad un abuso non avremmo chiesto l’abrogazione, ma il contrasto e la penalizzazione dei comportamenti illeciti. Ci troviamo di fronte, invece, all’ennesima legge che permette la degradazione del lavoro, che sostituisce lavoro ordinario e contrattato con i voucher, l’ultimo gradino della precarietà “.
“I voucher, come gli appalti, sono diventati il simbolo questo progressivo degrado del lavoro. Le persone hanno ben colto la contraddizione tra ciò che veniva raccontato e ciò che realmente accadeva e accade. Per questo sono convinta che il quorum si raggiungerà “.
Camusso si aspetta che il governo “fissi il referendum, aspettiamo la data da 46 giorni. E mi attengo alla legge della Repubblica secondo cui il referendum può essere annullato solo se interviene una legge che colga lo spirito della richiesta del comitato promotore, sia per i voucher sia per sulla responsabilità solidale delle imprese”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA CATANESE SABINA BERRETTA A 29 ANNI VINSE UNA BORSA DI STUDIO PER IL MIT DI BOSTON, IN ITALIA DOPO LA LAUREA NON RIUSCI’ AD OTTENERE NEANCHE UN POSTO DA CUSTODE
“Qualcuno dice che il mio laboratorio somiglia a quello di Frankenstein. Naturalmente non è così, ma,
certo, abbiamo 3 mila cervelli nei container. Pochi per le esigenze di una ricerca scientifica che ormai conta su strumenti, quelli sì, fantascientifici”. Sognava di fare la scienziata in Italia, Sabina Berretta.
Ma dopo anni di ricerche non pagate, l’unica via per mantenersi agli studi sembrava un posto da bidella. Fallita anche quella prospettiva, è partita per l’America: e non è più tornata.
Oggi Berretta, che ha 56 anni, è la scienziata italiana che dirige l’Harvard Brain tissue resource center del McLean Hospital di Boston, la più grande banca dei cervelli del mondo.
Qui la “materia grigia” viene catalogata, sezionata, conservata: i campioni inviati in tutti i laboratori del mondo per essere studiati.
Qualche giorno fa ha lanciato un appello per fare nuove donazioni, essenziali alla ricerca: “Abbiamo bisogno di cervelli. Solo studiandone sempre di più potremo sconfiggere malattie considerate inguaribili. O nemmeno considerate malattie”. Ma com’è arrivata Sabina Berretta, cervello in fuga – è proprio il caso di dirlo – a dirigere uno dei più prestigiosi laboratori del mondo? La sua è una storia che intreccia caso e passione: e mette in luce le carenze abissali del sistema universitario italiano.
Da dove è partita?
“Sono siciliana, vengo da Catania. Dopo il liceo volevo studiare filosofia, ma sapevo che non mi avrebbe permesso di sopravvivere: e siccome ero una sportiva mi iscrissi all’Isef. Insegnando ginnastica, pensai, avrò tempo per studiare filosofia, prendere una seconda laurea. Fu preparando la tesi dell’ultimo anno che scoprii la mia vocazione. Il professore che insegnava fisiologia all’Isef era un docente di medicina. Entrai nel suo laboratorio dove facevano studi sul cervelletto. Capii subito che era quello che m’interessava davvero. Misi da parte lo sport e cominciai a studiare medicina a Catania”.
Come andò?
“Benissimo, continuai a fare ricerca in quel laboratorio e mi laureai con lode in neurologia. Solo che le ricerche nessuno me le pagava: ero una volontaria. E anche da laureata non c’era posto per me. In quell’istituto si liberava però un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare. Non vinsi nemmeno quel posto: eravamo troppi a farne richiesta”.
La persona che lo vinse era laureata come lei?
“Certo, adesso è una stimata ricercatrice, ma ha cominciato con un posto da bidella. Io invece ebbi fortuna. Vinsi una borsa del Cnr per studiare un anno all’estero. Scelsi il Mit di Boston. Andò bene: scaduta la borsa, ero stimata e mi tennero. Era il 1990 e da allora non sono più tornata”.
Lei dunque partì con una borsa di formazione italiana: ma fu l’America a darle la possibilità di continuare i suoi studi.
“Succede continuamente. Gli studenti approdano in America da tutta Europa per fare quei lavori di laboratorio che in America non vengono pagati. I più bravi vengono assunti: e siccome a casa non hanno prospettive, molti fanno come me e restano”.
Cosa ha fatto in America?
“Proposi il mio lavoro ad Harvard: studiavo gli effetti della schizofrenia sul cervello e lì c’era la banca dati più importante del mondo. Avevo bisogno di lavorare sul tessuto umano per far progredire le mie ricerche perchè fino ad allora avevo analizzato solo modelli animali. Prima ho lavorato con la direttrice del centro, poi sono diventata una ricercatrice indipendente, con budget e staff. Quando la direttrice è andata in pensione, ero quella che conosceva meglio l’archivio dei cervelli: darmi il suo posto fu la scelta più ovvia”.
Quante persone dirige?
“Sette nel mio laboratorio, dieci nella banca dei cervelli. Staff di media grandezza, ce ne sono di più ampi. Studiamo la schizofrenia e i disturbi bipolari”.
Sono malattie che lasciano un segno sulla materia grigia?
“Certo, tutte le malattie segnano il cervello. I malati di Alzheimer, per esempio, hanno la corteccia atrofizzata. D’altronde a marcare il cervello non sono solo le malattie: ogni esperienza lascia il segno, così come il tempo che passa. Il cervello muta ad ogni nuova informazione. Certo, qualcosa è visibile a occhio nudo, qualcosa solo al microscopio. Come la depressione: difficile da vedere, ma lascia il segno”.
Per eseguire questo genere di ricerche è essenziale conoscere prima la patologia?
“No, anzi, lavorare su materiale non malato ci aiuta a fare comparazioni. Di solito intervistiamo i donatori e le loro famiglie, ma sono interviste mediche, non parliamo, insomma, di sentimenti. Lo faremo: stiamo studiando come gestire la privacy di queste persone. Solo che chi non è malato è meno motivato a donare. Pensa che non serva: e d’altronde perfino la medicina parla ancora di malattia fisica e malattia mentale. Ma anche la mentale è fisica. Per questo è così importante avere nuove donazioni”.
Quante ne ricevete ogni anno?
“Circa centocinquanta. Troppo poche per gli strumenti incredibili che abbiamo. Ora possiamo fare cose davvero straordinarie come catalogare le cellule una ad una. Grazie ai nuovi strumenti e ai nostri studi sconfiggeremo nuove malattie. Ma abbiamo poco tessuto per gli esperimenti. Aiutateci: ce ne serve di più”.
Donate il vostro cervello alla scienza, insomma: anche se non siete un cervello in fuga.
(da “La Repubblica”)
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