Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
LA CORAGGIOSA SOVRANISTA E LE BUFALE “CASUALMENTE” DIFFUSE DA MEDIA VICINI ALLA RUSSIA… PRIMA DIFFAMA, LANCIANDO IL SASSO, POI NASCONDE LA MANO
Dopo lo scontro in Tv arriva la denuncia: l’esponente di En Marche!, Emmanuel Macron, ha
presentato una deuncia per ‘falso e propagazione di false notizie destinate ad avere un’influenza sul voto’ contro l’avversaria del Front National, Marine Le Pen, con la quale si contenderà la poltrona dell’Eliseo domenica prossima, quando è in programma il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente della Repubblica francese.
Nel confronto tv di ieri sera, che ha visto un acceso scontro verbale fatto di accuse e offese, arrivato al limite della rissa, la candidata dell’estrema destra ha insinuato che Macron avesse un conto offshore alle Bahamas.
“Non ho conti alle Bahamas, sfido chiunque a dimostrare il contrario”, ha dichiarato Macron.
Ieri, durante la sfida tv, Marine Le Pen a un certo punto aveva dichiarato: “Spero che non si venga a sapere tra qualche giorno o qualche settimana che lei ha un conto offshore alle Bahamas!”.
In risposta al candidato di En Marche! che aveva ricordato le inchieste giudiziarie che riguardano il Front National.
“Non ho prove che Macron abbia un conto offshore alle Bahamas. Non era un’insinuazione, ma una domanda, si ha ancora il diritto di farne?” ha affermato Marine Le Pen questa mattina alla tv BFM, prima che si sapesse che Macron ha sporto denuncia.
Una penosa marcia indietro, insomma.
Sempre stamattina lo staff di Macron ha emesso un comunicato nel quale si ricostruisce come la notizia, qualificata come ‘fake news’, fosse circolata su Internet prima che iniziasse il dibattito e fosse stata ripresa da media pro-Russia.
E proprio a documenti pubblicati su forum esteri e massicciamente condivisi sui social network, Le Pen aveva fatto riferimento: “Sono dei falsi evidenti”, ha ribadito l’entourage di Macron.
Sono stati circa 16,5 milioni i francesi che hanno seguito il dibattito elettorale in tv tra i candidati, una cifra inferiore a quella registrata negli ultimi faccia a faccia. Lo riferisce Mediametrie, precisando che 15,1 milioni di persone hanno seguito il confronto sulle reti generaliste TF1 (privata) e France 2 (pubblica), mentre il resto tramite i canali di informazione continua.
Il confronto tra Francois Hollande e Nicolas Sarkozy catturò 17,8 milioni di spettatori, mentre furono 20 milioni per il dibattito tra Sarkozy e Segolene Royal nel 2007.
Lancio di uova contro Le Pen.
Un lancio di uova ha accolto la candidata Fn al suo arrivo a Dol de Bretagne, in Bretagna, nel Nord della Francia, dove era andata per visitare un’azienda di trasporti. Al suo arrivo, una cinquantina di persone le hanno urlato contro “via i razzisti” o “non avete nulla da fare qui, madame”, non appena scesa dall’auto. Protetta dal suo servizio d’ordine, la leader dell’estrema destra francese è rapidamente entrata nei locali dell’azienda di trasporti Guisnel.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
ACCUSE DURISSIME NEI CONFRONTI DI FRONTEX E DELLA UE: “A PASQUA, CON 8.500 PROFUGHI IN DIFFICOLTA’ IN MARE, HANNO MANDATO UNA SOLA NAVE DICENDOCI DI PENSARCI NOI”
Tonia Mastrobuoni su Repubblica oggi intervista Ruben Neugebauer, portavoce di SeaWatch, l’Ong berlinese nata nel 2015, dopo il vuoto lasciato nel Mediterraneo dalla frettolosa archiviazione di “Mare nostrum”.
Neugebauer lancia accuse durissime nei confronti di Frontex e dell’Unione Europea:
Ieri Zuccaro ha chiesto che imbarchiate polizia giudiziaria sulle vostre navi.
«La polizia italiana non è un osservatore neutrale come lo siamo noi, è una differenza fondamentale. Vorrei ricordare a Zuccaro che le nostre sono navi private che svolgono una missione umanitaria. Perchè il procuratore non ammette che le nostre navi sono costrette a intervenire perchè non ce ne sono abbastanza di Frontex o della Ue? Vorrei anche ricordare che noi non portiamo i migranti in Italia. Li affidiamo a Ong come Save the Children o alla Guardia costiera italiana, con la quale, peraltro, la collaborazione è perfetta. Invece siamo molto preoccupati per l’atteggiamento della Ue».
In che senso?
«C’è stato un cambiamento grave nelle loro comportamento, nel fine settimana di Pasqua. Quando è emerso che 8.500 migranti si trovavano in una situazione drammatica al largo della costa libica, Frontex e la missione “Sophia” si sono ritirate e hanno lasciato l’onere dei salvataggi ad altri. Sembrava volessero far affogare i migranti per creare un deterrente»
È un’accusa grave. Su quali basi si fonda?
«In quelle ore drammatiche Frontex e Sophia hanno mandato ciascuno una nave sola. Non credo non avessero visto nei giorni precedenti il meteo che era buono e faceva presagire un fine settimana di sbarchi. I salvataggi sono ricaduti su di noi delle Ong, su alcune navi commerciali e le navi militari italiane. Abbiamo anche filmato tutta la dinamica da un aereo, il mayday è risuonato a vuoto per ore. Il vero scandalo è questo».
E vede un collegamento col fatto che ora si accusino le Ong di aiutare gli scafisti?
«Se si è deciso di creare un deterrente, anche noi siamo un problema. Noi ci chiamiamo non a caso Seawatch e non Searescue, “osservatori” e non “soccorritori”. Non accettiamo che la gente affoghi nel Mediterraneo, la nostra missione è questa».
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO LA FINE DI MARE NOSTRUM SONO L’UNICA SPERANZA PER SALVARE MIGLIAIA DI VITE UMANE… SOLO DEI RIUFIUTI DELL’UMANITA’ POSSONO DEFINIRLE COOP ROSSE O TAXI
Quante e quali sono le Ong che operano nel Mediterraneo a ridosso delle acque territoriali libiche? 
Ci sono due importanti organizzazioni umanitarie come Save the Children e Medici senza frontiere che secondo Zuccaro sarebbero al di sopra di ogni sospetto.
Si tratta di due organizzazioni indipendenti che da decenni operano nei contesti più disparati per prestare aiuto e soccorso alla popolazione civile.
Nel Mediterraneo Msf opera con tre imbarcazioni: “Bourbon Argos”, “Dignity I”, “Aquarius” e “Prudence” che ha raggiunto la flottiglia nel marzo 2017. I bilanci di Msf sono facilmente consultabili sul sito.
Save the Children invece opera tramite l’imbarcazione “Vos Hestia”.
Una delle accuse mosse a Save the Children è quella di essere amministrata dal figlio di De Benedetti, Marco. In realtà Marco De Benedetti è solo uno dei membri del consiglio direttivo di Save the Children Italia.
Ci sono poi altre sette “nuove” Ong.
Cinque di queste sono tedesche e c’è chi vorrebbe che invece che portare i migranti in Italia se li portassero a casa loro. Ovviamente questo non è possibile perchè la Convenzione di Amburgo prevede che le persone soccorse in mare vengano portate nel porto sicuro più vicino. Zuccaro ha detto che quei porti non sono nè a Malta nè in Tunisia ma in Italia.
Le Ong tedesche sono Sos Mediterranee, Sea Watch Foundation, Sea-Eye, Lifeboat e Jugend Rettet.
Si tratta di Ong che hanno iniziato solo negli ultimi anni ad operare nell’area. Prima dell’arrivo di questa flottiglia di Ong la maggior parte dei soccorsi in mare venivano effettuati dagli assetti dell’operazione Mare Nostrum e da vascelli commerciali.
Sos Mediterranee è stata fondata da unex ammiraglio della Marina tedesca: Klaus Vogel e utilizza la nave Aquarius sulla quale operano anche i volontari di Msf.
Sea Watch utilizza due assetti, uno battente bandiera olandese e un altro battente bandiera neozelandese.
Michael Buschheuer è il fondatore di Sea Eye che utilizza due vascelli “Sea-Eye” e “Seefuchs”. Jugend Rettet opera utilizzando “Iuventa”, un peschereccio battente bandiera olandese mentre Lifeboat di Amburgo utilizza per le SAR una nave con bandiera tedesca.
A parte il caso della nave battente bandiera neozelandese quindi non ci sono “bandiere ombra” che rendano difficili le indagini.
MOAS e Proactiva Open Arms
Stando alle parole e alle ipotesi formulate da Zuccaro queste due Ong dovrebbero essere quelle più “sospette”.
Il motivo è riconducibile al fatto che Moas (Migrant Offshore Aid Station) si avvale di due navi — la “Phoenix”, che batte bandiera del Belize e la “Topaz Responder” che batte bandiera delle Isole Marshall — che per Zuccaro hanno un profilo sospetto.
È noto però chi finanzia questa Ong: si tratta dei coniugi Christopher e Regina Catrambone, due italo americani che l’hanno fondata nel 2014 e che si avvalgono di diversi sponsor tra cui un’azienda austriaca produttrice di droni.
I Cantambrone hanno un’azienda che opera nel campo delle assicurazioni e dell’assistenza medica all’estero. A bordo della Phoenix opera anche personale di Medici senza frontiere.
La spagnola Proactiva Open Arms invece ha operato a lungo su “Astral”.
Si tratta di uno uno yacht battente bandiera panamense e riconvertito a imbarcazione di salvataggio donato dall’imprenditore italiano Livio Lo Monaco che recentemente è stato affiancato dalla “Golfo azzurro”(che batte bandiera maltese).
Dal rapporto 2016 stilato dalla Guardia Costiera sulle attività di soccorso in mare nel Mediterraneo Centrale emerge inoltre che la maggior parte delle operazioni di soccorso sono state condotte direttamente da unità navali italiane o governative (Guardia Costiera, Marina Militare, Unità Eunavfor Med).
È vero che rispetto ai tre anni precedenti il numero di persone salvate dalle Ong è aumentato (raddoppiato rispetto al 2015) ma è anche vero che parallelamente è aumentata anche la presenza delle organizzazioni nell’area, che sono diminuiti i soccorsi effettuati da parte delle navi commerciali (pescherecci e così via) e che anche le Marina Militare, con la fine di Mare Nostrum, ha diminuito il numero di assetti nella zona.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
ALTRA MAZZATA ALLE TESI DELLE COLLUSIONI DA PARTE DEL COMANDATE GENERALE DELLE CAPITANERIE DI PORTO…E ALLE 14 AUDIZIONE DI MOAS
I soccorsi ai migranti, anche in acque territoriali libiche, anche in assenza di una richiesta di soccorso, sono un obbligo per chiunque venga a conoscenza di una situazione di pericolo.
Il comandante generale delle Capitanerie di Porto, l’ammiraglio Vincenzo Melone, taglia la testa al toro. “La Libia non ha mai dichiarato l’area Sar, quando finisce l’area di responsabilità italiana c’è solo un enorme buco nero. E chi ha la responsabilità di intervenire? Chiunque abbia notizia di una situazione di pericolo ha l’obbligo di prestare soccorso e di condurre le persone salvate nel porto più sicuro. Un obbligo che ha qualsiasi comandante di qualsiasi nave. Ecco allora che l’area Sar di competenza italiana si amplia dai 500 mila chilometri quadrati previsti dagli accordi a un milione e centomila chilometro quadrati, praticamente la metà del Mediterraneo. È ovvio che da sole le unità navali a nostra disposizione non ce la fanno e dunque dobbiamo chiamare a raccolta chiunque navighi in vicinanza di un evento Sar, mercantili e navi delle Ong. Voglio aggiungere che gli scopi sociali di chi mette in mare una nave in quell’area sono del tutto ininfluenti in uno scenario di soccorso”
Nella sua lunga e dettagliata relazione alla commissione Difesa del Senato, il comandante della Guardia costiera conferma quanto dichiarato dai rappresentanti delle Ong e rivendica la responsabilità del coordinamento dei soccorsi, dunque anche dell’intervento delle unità navali delle organizzazioni umanitarie.
E spiega che, in base alla convenzione dei diritti dell’uomo, è sancito il diritto al non respingimento e ad assicurare lo sbarco delle persone in un luogo sicuro che non metta a rischio la loro tutela fisica e assicuri loro il diritto a poter chiedere la protezione civile.
Ecco perchè tutti i migranti che vengono soccorsi nel Canale di Sicilia non vengono portati in Libia o in Tunisia, porti più vicini, ma sbarcati sempre in territorio italiano, vista l’assenza di accordi bilaterali con Malta, “con cui – ha sottolineato l’ammiraglio Melone – non si è mai riusciti ad addivenire a un accordo”.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
LEGGE IN PESSIMO INGLESE UN COMPITINO SCRITTO DAVANTI A QUATTRO GATTI , POI SI RIMANGIA NEL DIBATTITO LE IDEE DEL M5S : “SIAMO PER I VACCINI, PER L’EUROPA E PER LA NATO”… E UNO STUDENTE LO GELA: “LEI NON E’ NEANCHE LAUREATO E LO RIVENDICA COME TITOLO DI MERITO, COME PENSA DI GOVERNARE L’ITALIA?”
Ieri alle 18, ora locale di Cambridge, Luigi Di Maio ha tenuto il suo tanto atteso discorso ad Harvard. 
Non capita tutti i giorni che una persona che non è nemmeno laureata possa parlare in una delle più prestigiose università del mondo. Per Di Maio già essere lì è un grande successo, non tanto perchè ha parlato ad Harvard quanto per il significato che ha in Italia averlo fatto. Grazie a questa conferenza invece il MoVimento può presentarsi come un partito che riscuote l’interesse degli studiosi di scienze politiche in tutto il mondo. Di Maio ha annunciato che a settembre verrà eletto il candidato premier del M5S.
Non si è trattato di una lezione, e Di Maio non ha parlato agli studenti della prestigiosa Law School, ma sì, Di Maio era ad Harvard.
Per la precisione il vicepresidente della Camera ha partecipato ad un incontro organizzato dagli studenti del Yes Europe Lab alla John F. Kennedy School of Government una delle facoltà dell’ateneo.
Di Maio non ha parlato nell’aula magna ma in un aula di dimensioni più modeste davanti a 20 persone.
Di Maio ha letto — nel solito inglese che contraddistingue i politici italiani — un discorso scritto e successivamente ha affrontato le domande del pubblico. L’intervento di Di Maio è stato introdotto dal docente di scienze politiche Archon Fung che ha presentato il M5S definendolo un “partito populista di destra” e paragonando il successo del MoVimento a quello del Front National in Francia. Questo è come vedono il M5S chi non ha gli occhi foderati di prosciutto.
Nel suo discorso Di Maio ha illustrato le caratteristiche del M5S ricordando i grandi successi di democrazia diretta che hanno portato il MoVimento a governare Roma. Di Maio ha parlato ovviamente anche di Rousseau, la piattaforma dove i cittadini possono avanzare e votare proposte di legge. Ovviamente non si è soffermato su quelle più divertenti e spassose, ma il contesto era di quelli seri.
In un discorso che è durato poco meno di venti minuti Di Maio ha detto quello che chiunque poteva scoprire da sè leggendo la pagina di presentazione del M5S.
Di Maio ci ha tenuto a ribadire che il M5S è completamente diverso da partiti come Syriza, Podemos, Front National e Ukip, perchè questi fanno parte del sistema “dei vecchi partiti” e i loro leader seguono “vecchie ideologie”.
Un compitino, ma Di Maio quando parla in una lingua straniera perde gran parte del suo appeal.
La parte più interessante dell’incontro sono state invece le risposte di Di Maio alle domande degli studenti. Per poter rispondere alle domande però Di Maio ha avuto bisogno di un’interprete: un conto è leggere un discorso scritto un altro prendere parte ad un dibattito.
Il pubblico, composto in gran parte da studenti e ricercatori di origine italiana non è stato affatto tenero con Di Maio
Archon Fung ha chiesto conto della posizione controversa del M5S sui vaccini. Evidentemente all’estero dire che il MoVimento è contro i vaccini non è “una sciocchezza”.
Di Maio ha spiegato che in Italia i vaccini sono obbligatori per legge e che il M5S “non ha alcuna intenzione di eliminare questa obbligatorietà “.
Una posizione che in parte corregge quella enunciata una quindicina di giorni fa da Guido Silvestri a favore dell’approccio basato sulla raccomandazione.
Di Maio ha aggiunto che “il consiglio che diamo è consultare i propri medici e di somministrare i vaccini su consiglio medico”. Peccato che il M5S si sia sempre opposto all’obbligatorietà e abbia spesso sollevato sospetti sugli interessi economici dei medici.
Dal pubblico è intervenuto anche Mario Fittipaldi, un cardiochirurgo pediatrico che ha accusato il M5S di essere “un movimento di persone ignoranti e incompetenti” e che ha detto a Di Maio “Lei non è neanche laureato e lo rivendica come un titolo di merito. Ma come può pensare di governare l’Italia?”.
La risposta di Di Maio è quella dellaggente:
Ognuno può avere le sue opinioni al di là del titolo di studio. In ogni caso probabilmente a me e alle persone della mia forza politica sarebbe piaciuto avere più tempo per formarsi e crescere prima di provare a governare questo Paese ma visto che gli esperti, quelli preparati di politica, lo hanno ridotto in queste condizioni, non abbiamo avuto più tempo per riuscire ad organizzarsi con lentezza. E molti di noi hanno lasciato quello che facevano decidendo di impegnarsi in prima persona per cambiare le cose. Se ci riusciremo non lo so. Ma so di certo che gli esperti visti già all’opera in Italia abbiamo visto in che condizioni la hanno ridotta
Uno studente dal pubblico ha accusato il MoVimento 5 Stelle di costituire una seria minaccia all’Unione Europea e all’identità stessa dei cittadini europei.
Di Maio ha risposto che l’obiettivo del M5S non è quello di distruggere la UE ma di promuovere un cambiamento nelle istituzioni europee. Rispetto al referendum per l’uscita dall’Euro Di Maio ha ricordato che “è parte del programma del MoVimento dal 2013”. Di Maio ha ricordato che per essere indetto “il referendum avrà bisogno di una legge costituzione che per esser approvata richiede una maggioranza forte e almeno un anno di tempo”.
Ma quando ha detto che il M5S intende “sedersi a tutti i tavoli europei possibili per salvare la UE provando a cambiarla, soprattutto nei suoi parametri economici” sembra quasi che il MoVimento voglia adottare la strategia di David Cameron che voleva utilizzare la Brexit per ottenere maggiori concessioni dalla UE.
Uno studente che è stato di stanza nella base americana di Vicenza, ha chiesto un commento sulle basi americane sul suolo italiano, Di Maio ha risposto che Italia e Usa sono Paesi “alleati” ma il M5S chiede un “rapporto di reciprocità che possa essere leale e corretto”.
Perchè se da un lato “non vogliamo uscire dalla Nato”, dall’altro “non siamo d’accordo ad aumentare la spesa militare che ha chiesto Trump”.
Insomma per il M5S la Nato non è ancora obsoleta ma curiosamente Di Maio glissa sulle richieste del M5S di bloccare le esercitazioni Nato in prossimità dei confini russi.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile
MARINE LE PEN OGNI VOLTA CHE VA IN TV PERDE CONSENSI: PIU’ LA CONOSCI, PIU’ LA EVITI… HA CERCATO LA RISSA COME MOSSA DELLA DISPERAZIONE, TRA SLOGAN E INSULTI, MA MACRON HA DIMOSTRATO DI TENERE BOTTA
“La sua strategia è quella di dire molte bugie“, “Lei è un candidato con un sorriso da passaporto e argomenti vergognosi“, “Lei incarna lo spirito della sconfitta“, “La sua maschera è caduta, è il candidato delle elite“.
Chiunque sarà il prossimo presidente della Repubblica di Francia, una cosa è certa: nel dibattito tv a quattro giorni dal ballottaggio Emmanuel Macron e Marine Le Pen non hanno lasciato nulla di intentato, urlandosi in faccia tutto quello che pensano, lasciando da parte il fair-play.
Dal confronto alla rissa il passo è stato spesso breve. Si sono guardati negli occhi per due ore e mezzo di seguito, dai lati opposti del tavolo, dandosi spesso sulla voce, tra le interruzioni nervose della leader del Front National e i continui richiami del capo di En Marche!: “Madame Le Pen, madame Le Pen”.
A fatica Christophe Jakubyszyn e Nathalie Saint-Cricq — capi dei servizi politici di Tf1 e France2 che hanno trasmesso il confronto tv — sono riusciti a riportare l’ordine nei molti momenti di tensione tra i due candidati all’Eliseo che non si sono trovati d’accordo nemmeno su chi doveva moderare il dibattito.
Lo scontro in tv è arrivato nel giorno in cui un sondaggio di Cevipof, centro ricerche di Science Po, ha confermato il distacco: 59 per cento per Macron, 41 per la Le Pen.
Regole rigidissime e concordate fino al dettaglio: Macron e Le Pen hanno rifiutato di parlare da dietro un leggio, preferendo rimanere seduti al tavolo, e sono state vietate le inquadrature incrociate (cioè quando parlava uno non poteva essere inquadrato l’altro).
Nella strategia di comunicazione Macron e Le Pen sono apparsi spesso le due facce della stessa medaglia.
Entrambi hanno toccato il tasto dell’orgoglio di “un grande Paese come la Francia”, ma da diversi punti di vista. Lei si è definita la “candidata del popolo, della Francia come la amiamo”. Lui ha ribattuto che lei incarna “lo spirito della sconfitta”, mentre lui è “portatore dello spirito di conquista francese“.
Il più sicuro di sè è apparso Macron, in completo naturalmente blu: grande ritmo, tono fermo, parlantina, continui riferimenti alla sua rivale, occhi fissi nello sguardo della candidata della destra.
A sparare le prime cannonate però è stata la Le Pen, in tailleur scuro e camicetta bianca, che — con un registro più nervoso e aggressivo — ha definito Macron “candidato della globalizzazione selvaggia, dell’uberizzazione, della precarietà ”, con “quel sorriso da passaporto” e argomenti “vergognosi”.
E’ qui che l’ex ministro socialista ha replicato: “Madame Le Pen, la sua strategia, è quella di dire molte bugie”. Macron ha poi accusato la sfidante di essere andata nel parcheggio della Whirlpool in crisi di Amiens — la città del candidato liberale — per “fare i selfie con i lavoratori”. “E poi? Cosa ha proposto?”.
Macron ha definito la Le Pen la candidata “dello spirito di finesse, vedremo se i francesi vogliono il vostro spirito di sconfitta di fronte alla mondializzazione, alla lotta al terrorismo” o “il nostro spirito di conquista”.
“Lei — ha continuato duro Macron — è l’ereditiera di un nome, di un partito politico, di un sistema che prospera sulla rabbia dei francesi da tanti e tanti anni. Da 40 anni, noi abbiamo in questo Paese dei Le Pen candidati alle presidenziali. Di fronte a questo spirito di sconfitta, io sono portatore dello spirito di conquista francese: la Francia ha sempre avuto successo nel mondo, la sua lingua si parla in tutti i continenti. A fare la sua forza è la capacità di irradiare”.
Per contro la presidente del Fn ha rinfacciato a Macron di aver fatto parte di uno dei governi formati su nomina di Franà§ois Hollande.
Mentre “io — ha continuato — sono la candidata del popolo, della nazione, della tutela dei posti di lavoro, della sicurezza, delle frontiere, della protezione dal fondamentalismo islamico”.
Motore del dibattito ovviamente la battaglia al terrorismo.
“Chiuderò da subito le frontiere — promette la Le Pen — Bisogna espellere subito gli schedati S per radicalizzazione e attuare la revoca della nazionalità per i binazionali a rischio terrorismo”, ha cominciato lei, accusando lo sfidante di “lassismo“.
“Chiudere le frontiere non serve a niente“, ha replicato lui, “è fumo negli occhi”. Quanto alla revoca della nazionalità , ha ironizzato Macron, “chi si vuole fare esplodere è terrorizzato… (dal perderla, ndr). Madame Le Pen, questa è gente che si suicida…” ha concluso invitandola alla “serietà “.
Ancora scintille sul finanziamento per le misure economiche.
Ad attaccare questa volta è Macron. “Ho una domanda da farle — dice lui — Ma come intende finanziare il suo programma? A chi prende i soldi?”. Lei si difende citando la lotta all’evasione fiscale “che il suo governo non ha mai realizzato”.
“Quindi, mi dica — incalza lui — possiamo stare tranquilli, una volta eletta, da un momento all’altro, finirà la frode fiscale?”. “Se vuoi proviamo”, ribatte lei, prima della risposta di Macron. “Non ho nessuna voglia”.
Prima della conclusione del candidato di En Marche: “Vede, Madame Le Pen, io considero i francesi adulti, non dico loro bugie. Lei mente in permanenza, promette liste (di promesse, ndr) alla Prèvert, ma come la finanzia?”.
Evidentemente molto più a suo agio con i temi economici, fiscali e di politica industriale, Macron non ha mai smesso di pungere le osservazioni della Le Pen.
“Lei non propone niente — ha detto Macron — I francesi meritano meglio di quello che sta dicendo lei, meritano la verità ”.
Entrando nel merito della vendita dell’operatore di telefonia Sfr, Macron è salito di nuovo in cattedra riprendendo l’avversaria: “Cerchi, cerchi fra le sue carte, sta leggendo qualcosa che non corrisponde a quello di cui sta parlando. E’ triste, sta dimostrando la sua impreparazione“. Marine Le Pen ha incassato: “Non giochi con me a professore e allieva”, ma ha evidentemente accusato il colpo.
La crisi sociale, il malessere dei francesi, il carico fiscale, l’euro, sono subito entrati di prepotenza nel dibattito, anche se i due candidati hanno quasi sempre privilegiato l’attacco all’avversario: “Lei vuole distruggere il diritto del lavoro, vuole la precarizzazione generalizzata”, ha attaccato Le Pen alludendo al progetto di riforma che figura nel programma dell’avversario: “Io sono la candidata del potere d’acquisto, lei è il candidato del potere di acquistare la Francia”.
Scendendo nei particolari della sua proposta, in particolare quella di “liberare le imprese” dando la possibilità di negoziare azienda per azienda gli accordi sulla durata del lavoro, Macron ha risposto che “l’economia francese ha bisogno di consentire ad alcune imprese di esistere di fronte alle grandi società ”.
Ma è nel finale che la leader frontista crolla, quando entrambi i partecipanti hanno diritto ad esporre le loro idee su un ultimo tema a scelta. Dopo il suo sfidante, che si gioca la carta dell’assistenza ai disabili, la Le Pen ammette candidamente di non avere nessuna proposta in particolare, perchè la sua è “una filosofia generale”. Per l’ennesima volta, la numero uno dell’estrema destra francese spreca il tempo a sua disposizione nel disperato tentativo di screditare Macron, colpevole di concepire una Francia simile “a un mercato” dove “i lavoratori dovranno battersi per preservare i loro impieghi” e “le aziende dovranno battersi per allungare gli orari di lavoro”. In chiusura l’ex ministro dell’Economia si limita a constatare che la sua avversaria ha “proferito bugie ” per tutta la durata del confronto, una tattica già utilizzata “dal padre e dall’estrema destra per decenni”.
Con il dibattito di ieri sera la Le Pen potrebbe aver compromesso definitivamente la sua corsa all’Eliseo. L’eurodeputata ha impostato l’intera serata su una strategia offensiva che non ha saputo gestire, rimanendo così intrappolata nel ruolo della sfidante costretta a rincorrere il favorito. Come un disco rotto che suona sempre le stesse note, la candidata ha concentrato l’attenzione su pochi temi, riproponendoli in continuazione nel corso della serata. Tra i due, Macron era quello che aveva più da perdere. Il candidato non ha brillato per originalità , ma ha saputo contenere gli attacchi dimostrando solidità e concretezza.
I primi sondaggi a caldo dicono che Macron è stato il più convincente (per il 63% dei telespettatori, contro il 34% della Le Pen), dando l’impressione di avere — nonostante l’età e la scarsa esperienza politica — uno “standing” presidenziale.
Per Macron l’ampiezza della probabile vittoria è fondamentale anche in vista delle legislative di metà giugno e quindi della maggioranza parlamentare sulla quale potrà eventualmente contare. Stando al primo sondaggio sul prossimo appuntamento elettorale, il movimento “En Marche!”, creato solo un anno fa, potrebbe ottenere 249-286 deputati. Sarebbe il partito più importante dell’Assemblèe Nationale, a un passo dalla maggioranza assoluta (289 seggi).
(da agenzie)
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