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IL SERVIZIO DI REPORT SUL GURU DI SALVINI CHE INCASSA “IL CONTRATTO DI CITTADINANZA” DALLE ASL DI MANTOVA

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

AMMINISTRATORI DELLA LEGA CHE FAVORISCONO IL LEGHISTA ASSEGNANDO LAVORI SOTTO I 40.000 EURO PER EVITARE UNA GARA PUBBLICA

Quanto è dura la vita del guru, soprattutto se i tuoi clienti sono i partiti politici.
Da anni Grillo ci racconta che la Casaleggio Associati ci ha rimesso a seguire il M5S. Altrettanto ha fatto Matteo Salvini ai microfoni di Report parlando della Sistema Intranet, la società  di Luca Morisi.
L’attenzione su Morisi e sul suo socio Andrea Paganella si è improvvisamente accesa dopo l’annuncio della messa in onda di un servizio del programma di Sigfrido Ranucci sugli affari della Sistema Intranet con la sanità  lombarda.
Chi è Luca Morisi, il guru social di Salvini
Mantovano di 41 anni, già  segretario provinciale della Lega Nord e leghista “da sempre” Luca Morisi ha incontrato Salvini nel 2012. I due hanno iniziato a lavorare assieme nel 2014, Salvini dice dal 2013 mentre Report sostiene che già  nel 2012 Morisi aveva registrato alcuni domini per il leader della Lega Nord.
Morisi è riuscito a far guadagnare popolarità  a Salvini, guidando le strategie social di Capitan Ruspa.
Una delle più recenti trovare di Morisi è il sito “Il Populista”, il giornale online della Lega 2.0. La Lega in realtà  aveva già  un giornale, con quindici dipendenti in cassa integrazione (a spese di Roma Ladrona, ovvero degli italiani) ma il duo dinamico Morisi-Salvini ha preferito andare alla ricerca di nuovi talenti.
Con Salvini la Lega è diventata un partito più leggero:ha mandato a casa 72 dipendenti e ha chiuso radio, tv, quotidiano e sede di via Bellerio, a dispetto degli 1,8 milioni incassati dal 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi.
Gli affari di Luca Morisi con le Asl lombarde
Ma non è l’attività  di spin-doctor quella che interessa a Report. La società  di Morisi e Paganella infatti non lavora solo per Salvini e la Lega Nord.
Tra i clienti della Sistema Intranet ci sono alcune Asl della Lombardia: quella di Mantova e quella di Cremona.
Su Facebook Morisi si è difeso scrivendo “tra i vari clienti, il principale è la ASL di Mantova. Ma dai! Chissà  perchè! Ah, sì non sarà  perchè Andrea, io e la società  siamo di Mantova???”.
Insomma, si teorizza il contratto di cittadinanza. Morisi però non dice che dal 2011 il direttore della Asl mantovana è Mauro Borelli, anche lui della Lega Nord.
E non dice nemmeno di essere stato consigliere provinciale a Mantova per la Lega.
Borelli nell’aprile del 2016 è diventato direttore generale della nuova azienda sanitaria della Franciacorta. Anche lì ha scelto di assegnare — con affidamento diretto — a Sistema Intranet un contratto da 35 mila euro per la realizzazione del sito Internet.
Tutto nella norma perchè siamo sotto la soglia dei 40 mila euro oltre la quale scatta l’obbligo di gara.
Anche a Cremona, dove il DG è Gilberto Compagnoni, manager vicino alla Lega la Sistema Intranet ottiene l’affidamento di diversi appalti dal 2010 al 2015.
Curiosamente Regione Lombardia ha una società  propria creata appositamente per la gestione dei sistemi informatici delle aziende pubbliche.
Quella di Morisi non è certo l’unica chiamata diretta di persone vicine a Salvini. L’ex compagna del Capitano fu assunta in Regione per chiamata diretta e così accadde anche per la prima moglie, assunta a chiamata in Comune a Milano.
Su Facebook Morisi ha spiegato che il lavoro che fa per la Lega e per Salvini è a tutto tondo. Si va dalla grafica dei manifesti alla disseminazione di post passando per le scenografie dei palchi.
In tutta onestà  i manifesti e gli slogan della Lega sono sempre gli stessi da vent’anni, e pure le scenografie dei palchi.
La squadra comunicazione del Capitano impiega quattro persone e la società  di Morisi percepisce 170.000 euro lordi l’anno.
Ma il fiore all’occhiello dei servizi della Sistema Internet è tutto quanto riguarda l’amplificazione social.
A quanto pare la Lega Nord si serve di un sistema informatico personalizzato grazie al quale è in grado di diffondere e amplificare il messaggio politico di Salvini. È questo il core del lavoro di Morisi che si impegna a tutelare la genuinità  di Salvini.
L’esistenza di un guru infatti mette in discussione l’immagine del Ruspa che viene percepito come un leader diretto e vicino alla gente.
Ma se c’è qualcuno che lo guida allora questa “disintermediazione” non è reale, è costruita. Per Morisi invece non è così. Lui ha solo “fornito la mia esperienza sul versante tecnologico aiutandolo ad amplificare il messaggio”.
Insomma non si occupa di contenuti, è solo un megafono. Curioso però che non spieghi che strumenti tecnologici abbia utilizzato per “amplificare” il messaggio del Capitano. Forse si riferiva alla diffusione di notizie false e bufale spesso rilanciate da Salvini?

(da “NextQuotidiano”)

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LA RAGGI E IL SOLITO COMPLOTTO DELL’EMERGENZA MONNEZZA

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

LA GIUNTA EVOCA SABOTAGGI E COMPLOTTI INVECE CHE AMMETTERE LE SUE RESPONSABILITA’

«Complotto? Per favore, questa non la beve nessuno. Basta parlare con gli operai della municipalizzata e farsi spiegare come funziona il ciclo dei rifiuti. A Roma non esistono inceneritori, e quindi il ciclo compie un altro percorso, se si inceppa un minimo il meccanismo accade ciò che stiamo vedendo in questi giorni. È così da anni».
È Paola Muraro, ex assessora all’ambiente di Roma con la Giunta Raggi, a demolire il complottismo della sindaca e di Luigi Di Maio sull’emergenza rifiuti che per il suo successore Pinuccia Montanari invece non esiste.
L’intervista rilasciata dalla Muraro al Messaggero, in cui l’ex AMA fa a pezzi la giunta e la politica della Montanari, dà  però l’esatta dimensione dell’incapacità  della sindaca nello scegliere i collaboratori: esattamente come Berdini, l’ex assessora si sta vendicando della sua defenestrazione dalla giunta Raggi, dimostrando così la sua (nulla) fedeltà  al progetto dei 5 Stelle ma dicendo anche cose molto interessanti riguardo la politica ambientale grillina e la sua incapacità  nel risolvere i problemi attuali della città .
Un’amministrazione che per prendere una qualsivoglia iniziativa rispetto all’interdittiva antimafia sugli impianti Colari ha dovuto far scomodare Prefetto, Regione e l’Autorita anticorruzione.
E che oggi, con la sua assessora responsabile, sostiene che non ci sia emergenza ma che ci sono “criticità ”, dimostrando di avere più talento nei giochi di parole che nella risoluzione dei problemi.
Le linee perchè si fermano?
«Perchè mancano le gru, i polipi per i rifiuti, non si fa la manutenzione straordinaria. E nessuno ha sollecitato Ama».
Vuole dire che se lei fosse ancora assessore non ci sarebbe stata questa emergenza?
«Non mi sarei bevuta la storia del sabotaggio, la commissione ecomafia già  nel 2015 diceva che servivano alcune macchine per non bloccare il ciclo. La linea si ferma per 40mila euro, costano così queste macchine. Può essere possibile?».
Nessun sabotaggio dunque?
«No, semmai è in corso quello dei dirigenti di Ama. Le racconto un retroscena».
Prego.
«Mi sono dimessa il 12 dicembre: la mattina feci un sopralluogo e vidi che le macchine erano ferme da luglio. Ora io mi chiedo: si possono nominare ai vertici di Ama gli stessi dirigenti che sono indagati per la gestione di questi impianti? Io ho fatto un passo indietro. O meglio mi hanno tolto di mezzo perchè conoscevo la macchina e davo fastidio»
Ora, sarebbe inutile far notare a Muraro che l’inventrice dei complotti dei frigoriferi non dovrebbe fare l’anticomplottista con le fregnacce altrui. Tuttavia lo stato del TMB Nuovo Salario, certificato ieri dalla CGIL, dovrebbe invitare alla prudenza anche chi getta acqua sul fuoco per convenienza politica.
E se non bastano le foto basta un rapido screening delle zone della città  in emergenza.
Ci sono i video dei cittadini girati in via Tovaglieri, ci sono le segnalazioni da Roma Est, dalla Balduina, da Boccea, da Pietralata, da Centocelle, da Tor Tre Teste.
C’è soprattutto la consapevolezza che se questa è la situazione in maggio, a luglio, quando i macchinari che ricevono i rifiuti saranno chiusi per manutenzione, peggiorerà . In tutto ciò l’AMA, racconta oggi Il Messaggero, fa quel che può:
Oltre a turni straordinari e aumentare l’attività  degli impianti Tmb, l’Ama (che conta di chiudere l’allarme entro domenica) sta incrementando l’invio di rifiuti trattati all’estero: finora partiva un treno alla settimana in direzione Austria, con una capacità  di 700 tonnellate. Ora siamo passati a due, con la prospettiva di salire a tre convogli a partire dalla prossima settimana. Un grande sforzo per la municipalizzata, non soltanto sul piano organizzativo: ogni spedizione ferroviaria costa circa 100mila euro all’Ama, che vedrà  inevitabilmente triplicarsi questa voce di spesa.
La verità  è che quello romano è un ciclo dei rifiuti talmente fragile che basta un imprevisto per mandarlo in tilt.
La Capitale produce infatti ogni giorno oltre 2.700 tonnellate di indifferenziata: materiale che deve entrare negli impianti per trasformarsi in “cdr”, combustibile da rifiuti che a sua volta produrrà  energia negli inceneritori.
Quando tutto fila liscio, i quattro impianti della Capitale riescono a trattarne 2.200. Il resto prende la strada di altri comuni e regioni (Frosinone, Aprilia, Aielli in Abruzzo) o addirittura va all’estero (70mila tonnellate all’anno in Austria).
Poi accade l’imprevisto del tutto previsto.
Ovvero, nell’occasione, negli impianti di smaltimento del TMB del Colari durante febbraio e marzo la raccolta dei rifiuti è andata a rilento perchè i cancelli, come nel giugno scorso, hanno cominciato a chiudersi e riaprirsi a comando: così il consorzio sperava di ottenere il pagamento che gli spetta per gli accordi con il Comune ma impedito dall’interdittiva.
Dopo la conferma del Consiglio di Stato, un’azienda pubblica come Ama non poteva pagare i servizi di Colari e dunque i due impianti di Malagrotta si sono bloccati perchè il consorzio non poteva a sua volta pagare stipendi e fornitori.
Senza quei due impianti, però, Roma è andata in emergenza (è già  in crisi) perchè non sa dove trattare 1.200 delle 3.000 tonnellate di   indifferenziato prodotte ogni giorno.
La sindaca avrebbe dovuto fare quello che consigliava l’ex amministratore unico di AMA Daniele Fortini già  a giugno: commissariare il Colari e continuare a utilizzare i suoi impianti.
Per farlo ha atteso che la Regione verificasse lo stato degli impianti e l’ANAC desse il via libera, anche perchè la Raggi ha ormai ben presente cosa significa muoversi senza l’ok degli altri enti che sovrintendono alle decisioni: si finisce a doversi giustificare da Pignatone.
Dopo le carte firmate dalla sindaca il prefetto è passato al commissariamento del Colari: ma a questo punto tutti gli impianti erano già  pieni e si deve procedere allo smaltimento di quanto si trova lì prima di poter svuotare le strade.
Da qui l’emergenza rifiuti e la provocazione di Matteo Renzi che ha annunciato l’invio di volontari per ripulire una città  sporca.
Intanto l’AMA ha denunciato un sabotaggio a causa del blocco di un escavatore cingolato per colpa di una tanica di plastica che bloccava il macchinario.
E la giunta, con ancora in testa la Montanari, ne ha approfittato per far partire la caccia alle streghe. Forse dimenticando che se un macchinario all’interno di un impianto AMA va in tilt a causa di un atto criminale non si deve andare tanto lontano per cercare il responsabile.
E soprattutto, dimenticando che se basta una tanica di plastica per finire in emergenza il problema è a monte.
E il pesce puzza dalla testa.

(da “NextQuotidiano”)

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“POSSIAMO LICENZIARLO?”: COSI’ LA LOMBARDI SILURO’ IL GRILLINO RIBELLE

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

MA IL COLLABORATORE DEL DEPUTATO BERLINI HA VINTO LA CAUSA DI LAVORO E ORA DEVONO PAGARGLI 75.000 EURO

“Ma chi è questo? Un collaboratore?”. E ancora: “Ma possiamo licenziarlo?”.
A chiederlo è la deputata 5 Stelle Roberta Lombardi, ex membro del direttorio. E il collaboratore parlamentare al quale si riferisce – nella chat interna al gruppo parlamentare dei 5 Stelle – è Lorenzo Andraghetti, grillino “ribelle” e sfidante (poi espulso) del fedelissimo Massimo Bugani alle primarie per le amministrative di Bologna.
Lo stesso Andraghetti che pochi giorni fa ha vinto una causa di lavoro contro il deputato per il quale lavorava, Paolo Bernini, che sarà  obbligato a risarcirlo con 75mila euro, per averlo licenziato “senza causa”.
“Non è nemmeno ingiusta – spiega Andraghetti – non ha nemmeno scritto una motivazione nella lettera di licenziamento”.
I 75mila euro sono una stima che tiene conto del Tfr, degli stipendi arretrati e di quelli non goduti – a causa dell’ingiusto licenziamento – da qui alla fine della legislatura, nel 2018.
Bernini, dal canto suo, parla di “rapporto di fiducia interrotto”. Ma Andraghetti non è d’accordo: “La motivazione del mio licenziamento è politica, Bernini ha ricevuto pressioni per licenziarmi”, aveva detto commentando la sentenza in suo favore del tribunale del lavoro di Roma, che ha annunciato in un video e pubblicato integralmente il primo di maggio dalla sua pagina Facebook.
E questi vecchi messaggi, ripescati da una vecchia chat tra parlamentari, parrebbero esserne la prova.
Nello scambio di battute non c’è solo la Lombardi, ma tutti i deputati più in vista del Movimento 5 Stelle.“Tanto per sapere di chi è collaboratore di fiducia?”, chiede la Lombardi. E pochi minuti più tardi (dopo una serie di considerazioni tipo “anche noi abbiamo tanti piccoli costituzionalisti in erba, o che si fumano l’erba…”) ripete la domanda: “Comunque di chi è collaboratore questo Andraghetti?”.
Risponde Manlio Di Stefano, telegrafico: “Collaboratore Paolo Bernini”. Poi precisa: “Noto rosicone mai eletto nonostante svariate candidature interne al m5s”.
Alla domanda della Lombardi (“possiamo licenziarlo?”) replica invece Carlo Sibilia: “Il deputato deciderà ”. E infatti.
Andraghetti, che ora ha un contratto di ricercatore a Lisbona, sarà  oggi pomeriggio alla Camera per una conferenza organizzata dall’ex 5 Stelle Cristian Iannuzzi, dal titolo “Collaboratori parlamentari, nonostante la sentenza Andraghetti, riconoscimento collaboratori ancora lontano”

(da “La Repubblica”)

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VA A PRENDERE LA SANTANCHE’ SULLA MASERATI DELLA DEPUTATA CON LAMPEGGIANTI E SIRENA ABUSIVI

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

LEI: “IO NON C’ENTRO, SONO DELLA POLIZIA”… L’AUTISTA FERMATO PERCHE’ ERA PASSATO CON IL ROSSO

La polizia locale di Milano ha fermato una delle auto in uso a Daniela Santanchè, imprenditrice e deputata di Forza Italia, rilevando il fatto che montava abusivamente sirena e lampeggiante normalmente in uso alle forze dell’ordine.
Nel momento in cui i vigili hanno controllato l’auto, in via Larga nel primo pomeriggio, a condurla era un autista che era passato con il semaforo rosso.
Dai controlli effettuati sulla targa della Maserati, è risultato che la vettura è intestata alla società  Visibilia Editore, quotata al mercato alternativo dei capitali di piazza Affari, la cui maggioranza delle azioni è detenuta da una holding che fa capo all’imprenditrice.
Oltre a fare un verbale all’autista per il semaforo bruciato, i vigili hanno ritirato la carta di circolazione del veicolo, per violazione dell’articolo 78 del codice della strada, che disciplina “le modifiche delle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione”.
Per potere tornare a circolare, l’auto dovrà  essere privata di lampeggianti e sirene, oppure i dispositivi dovranno essere autorizzati dal ministero degli Interni.
Daniela Santanchè precisa: “Io non c’entro nulla, non ero nemmeno presente al momento del fatto, semplicemente l’autista mi stava venendo a prendere. Aggiungo che normalmente mi sposto con un’altra auto che è intestata a me, come la polizia locale può facilmente verificare. L’unica responsabilità  in questa vicenda è dell’autista, che essendo passato con il semaforo rosso ha preso il verbale e si è visto decurtare sei punti di patente”.
Quanto alla presenza sull’auto di sirena e lampeggiante, Santanchè riferisce: “Quando avevo la scorta ho fatto in modo che quell’auto di proprietà  fosse a disposizione degli agenti che vigilavano sulla mia sicurezza. Oggi che la scorta non l’ho più, l’auto resta allestita come era un tempo. La ragione è semplice: sirena e lampeggiante sono di proprietà  della polizia di Stato, e deve essere la stessa polizia a ritirarli”.
Ora i vigili provvederanno agli accertamenti del caso.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

VALLS VUOLE SALIRE SUL CARRO DI MACRON, MA EN MARCHE LO GELA: “SI DEVE CONQUISTARE LA CANDIDATURA”

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER: “IL PARTITO SOCIALISTA E’ MORTO”… LA RISPOSTA: “NELLA SUA CIRCOSCRIZIONE ABBIAMO GIA’ UNA CANDIDATA”

“Il partito socialista è morto. Non i suoi valori e la sua storia, ma ormai è il passato […]. Sarò candidato nella maggioranza presidenziale e desidero unirmi al nuovo movimento, La Rèpublique En Marche”.
Lo ha rivelato l’ex primo ministro socialista Manuel Valls, annunciando la propria candidatura per il movimento del neopresidente Emmanuel Macron in vista delle elezioni legislative del prossimo giugno.
Uno slancio, quello dell’ex premier, molto simile al salto sul carro del vincitore.
E che ha ricevuto una frenata proprio dallo staff di En Marche. “L’investitura di Valls — precisano dal quartier generale del movimento — non è automatica”: l’ex premier dovrà  conquistarsi la candidatura proprio come tutti gli altri.
Valls ha dato l’annuncio della sua candidatura nella lista En Marche nel corso di un’intervista rilasciata questa mattina alla radio RTL.
“Il partito socialista è morto. Non i suoi valori e la sua storia, ma ormai è il passato”, ha detto l’ex ministro ai microfoni della radio, dopo aver annunciato di volersi iscrivere alla Rèpublique en Marche del presidente eletto e di volersi “candidare nella maggioranza presidenziale” alle legislative di giugno.
Immediata la risposta della formazione politica fondata da Macron.
Nella circoscrizione di Manuel Valls è “già  stata scelta una candidata”, ha detto il comitato per le investiture di En Marche. “L’investitura non è automatica” e sarà  fatta in “totale indipendenza”, ha aggiunto En Marche.
Su Twitter, Christophe Castaner, uno dei fedelissimi di Macron, ha detto che Valls dovrà  “fare atto di candidatura”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA CURIOSA DIFFIDA DEL M5S ALLA PUBBLICAZIONE DELL’AUDIO DEI DEPUTATI SUL CASO FORELLO

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

MA QUANDO IL M5S DELLA CAMERA PUBBLICO’ UN VIDEO “RUBATO” TRA L’EX M5S MARA MUCCI E RABINO DI SCELTA CIVICA LA REGOLA NON VALEVA ?

L’area comunicazione del MoVimento 5 Stelle Camera sta inviando a molti una diffida alla pubblicazione dell’audio di una riunione tra alcuni deputati grillini e il dipendente della comunicazione M5S Andrea Cottone in cui si fanno pesanti insinuazioni riguardo Ugo Forello e la sua associazione Addiopizzo.
“Sta circolando un audio captato in maniera impropria nei locali della Camera dei Deputati lo scorso anno. Denunceremo chiunque ne divulgherà  il contenuto a norma dell’articolo 615bis comma 2 del codice penale e 167 del D.lgs. 196/2003. Si tratta di una conversazione privata, di natura confidenziale, avvenuta all’interno dei locali della Camera dei Deputati, fra un dipendente del gruppo parlamentare, nell’espletamento del suo lavoro, e alcuni deputati che richiedevano informazioni specifiche come da loro prerogative parlamentari.
Il contenuto, da cui non si evince, chiaramente, la commissione di alcun tipo di illecito, non risulta adeguatamente circostanziato nè, allo stato, supportato da specifica documentazione quindi, non rappresenta in alcun modo la posizione nè del MoVimento 5 Stelle, nè del dipendente del gruppo parlamentare.
Contro tutto questo ci tuteleremo e abbiamo già  presentato un ampio esposto sull’accaduto per risalire ai responsabili delle diffusione, nonchè intrapreso già  iniziative volte a inibire l’ulteriore diffusione e rimuovere quelle esistenti”.

Così il MoVimento 5 Stelle
L’audio si trova su Youtube e chi lo ha diffuso è un attivista palermitano che si chiama Alessandro Ventimiglia.
Ma la parte curiosa della vicenda è che mentre per la comunicazione M5s è illegale la diffusione di un audio che riguarda i parlamentari, il blog di Beppe Grillo nel febbraio 2015 pubblicava un dialogo tra due parlamentari, l’ex 5 Stelle Mara Mucci e Mariano Rabino di Scelta Civica, linkandolo dall’account M5S Camera Facebook (dove attualmente è ancora pubblicato).
Il video serviva a insinuare che ci fosse un patto che prevedeva 50000 euro al mese per chi appoggiava il governo Renzi:
E ciò è falso, perchè, come spiegammo all’epoca, i due invece stavano parlando dell’ampliamento del gruppo parlamentare di Scelta Civica, che sarebbe conseguito all’entrata di altri dieci deputati, e delle conseguenti risorse per l’assunzione di assistenti parlamentari (le “otto persone che possono essere assunte e messe a disposizione”, come dice la stessa trascrizione).
Quindi non di soldi messi in tasca per “appoggiare il governo Renzi”, come dicevano in maiuscolo i deputati nel lancio della presentazione sulla loro pagina Facebook. Mucci presentò denuncia per la diffusione del video.
Ma, a parte il merito, qui il punto è politico: se è sbagliato pubblicare audio con registrazioni di parlamentari che parlano, perchè ciò non valeva per la Mucci?

(da “NextQuotidiano”)

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UN AUDIO SCUOTE IL M5S: “FORELLO DETTAVA LEGGE SUI SOLDI DI ADDIOPIZZO”

Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile

PALERMO: UN EX SOCIO DEL COMITATO RACCONTA A NUTI DI PARCELLE E DI AFFARI DEL CANDIDATO SINDACO… RIESPLODE LA RISSA INTERNA AI GRILLINI… L’IRA DI FORELLO: SOLO FALSITA'”

Un audio di trenta minuti che mette in circolo nuovi veleni nella campagna elettorale dei 5 stelle.
Viene rilanciato da alcuni profili Twitter, finisce su YouTube, riaffiora in un numero imprecisato di punti dell’universo del web. Dentro, ci sono accuse pesanti nei confronti del candidato sindaco Ugo Forello e del suo modo di gestire Addiopizzo, l’associazione da lui presieduta sino all’anno scorso.
C’è il racconto della vita di una delle organizzazioni antimafia più attive, fatto da un insider, da un ex socio fuoriuscito con altre 18 persone nel 2009.
A parlare è Andrea Cottone, attuale componente dello staff della comunicazione di M5S alla Camera. E attorno a lui, in una stanza di Montecitorio, ci sono Riccardo Nuti e i deputati palermitani a lui vicini.
Siamo nel luglio del 2016, i cosiddetti “monaci” sono già  in allarme per la possibile candidatura di Forello. E chiedono a Cottone dettagli (e documenti) sull’attività  dell’avvocato leader di Addiopizzo.
Il giornalista è puntiglioso. Parla dell’influenza che, nella fase iniziale, sul movimento avrebbe esercitato l’ex commissario antiracket Tano Grasso (“Un fantasma che muove tutte queste persone”), parla soprattutto dei compensi che Forello e un paio di legali a lui vicini avrebbero percepito nei processi innescati dalle testimonianze degli imprenditori taglieggiati.
Parla di “un circuito meraviglioso” per il quale “si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Forello e Salvatore Caradonna”. Poi Addiopizzo si costituisce parte civile “e viene difesa da quell’altro”. Poi come parte civile i vertici dell’associazione chiedono i rimborsi “e se li liquidano loro stessi”.
“Geniale”, commenta la deputata Chiara Di Benedetto. Gli altri deputati annuiscono, mostrano di trovare conferma ai loro sospetti.
Al centro di quello che sembra una specie di interrogatorio di Cottone da parte dei parlamentari finisce anche la gestione definita “poco trasparente” dei fondi (un milione di euro) del Pon Sicurezza.
E quel presunto conflitto di interessi degli esponenti di Addiopizzo, presenti sia nel comitato del ministero degli Interni che gestisce il fondo per i risarcimenti agli imprenditori estorti sia appunto nei collegi difensivi degli imprenditori stessi: una doppia presenza che era già  stata avvistata in commissione antimafia nel 2014 e che farà  poco più avanti parte di una denuncia pubblica del deputato Francesco D’Uva. “Nessuno ha pensato di denunciare queste cose? Perchè Addiopizzo non si può toccare”, dice Giulia Di Vita.
Il clima, fra i “nutiani” è di insofferenza crescente. E diventa rovente con la considerazione che gli esponenti di Addiopizzo avevano nel frattempo invaso M5S: “Noi rappresentiamo un involucro da riempire”, commenta Nuti.
E quasi con sorpresa, durante il dibattito, i deputati “scoprono” di avere molti rappresentanti di Addiopizzo nei propri staff. “È un fatto molto grave”, ancora Nuti. “Siamo stati scalati”, fa notare Cottone.
L’ex capogruppo si mostra preoccupato per il fatto che, di lì a poco, l’assemblea dei grillini palermitani avrebbe scelto Forello o uno del suo gruppo come candidato sindaco. Ecco l’invito a Grillo a intervenire per bloccare l’assemblea e procedere invece con il voto online.
La situazione sarebbe esplosa in autunno, con il caso delle firme false, l’inchiesta e le sospensioni di Nuti, Di Vita e Claudia Mannino.
La campagna elettorale di M5S è partita con un movimento spaccato. Ora, qualcuno, ha messo in rete l’audio che imbarazza Forello e il suo gruppo.
Chi l’ha registrato? Chi l’ha diffuso? La seconda domanda ha una risposta: fra coloro che l’hanno pubblicato c’è Alessandro Ventimiglia, iscritto al meet-up “Il Grillo di Palermo”, storica roccaforte dei “monaci”.
Ieri la notizia della registrazione aleggiava sull’iniziativa di Forello per lanciare i candidati nelle circoscrizioni.
A margine della kermesse, il candidato sindaco sbotta: «Un mucchio di falsità ». Valerio D’Antoni, uno degli avvocati di Addiopizzo, entra più nel merito: “Pur avendo ottenuto il riconoscimento del risarcimento, Addiopizzo non ha mai incassato un euro. È stata riconosciuta solo la compensazione delle spese legali, stabilita dalle sentenze”.
Solo bugie, insinuazioni, mascariamenti?
Di certo per i 5 stelle è un’altra grana in piena campagna elettorale.

(da “La Repubblica”)

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