Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA GRANDE CACCIA AGLI EX ELETTORI DEL PD… RENZI SPERA DI RECUPERALI, BERLUSCONI CI PROVA, MA POTREBBERO VOTARE BONINO O CINQUESTELLE IN FUNZIONE ANTIDESTRA
C’è un fenomeno originale in questa vigilia elettorale, un fenomeno dagli effetti potenzialmente
dirompenti.
Gli incerti, categoria che di solito «eccita» soltanto gli esperti di demoscopia, stavolta potrebbero rivelarsi decisivi nel disegnare gli assetti politici dei prossimi anni.
Perchè stavolta gli incerti non sono equamemente divisi tra i diversi schieramenti, ma appartengono quasi tutti allo stesso orientamento: sono in gran parte elettori di centrosinistra.
In questi giorni i sondaggi sono vietati ma gli istituti lavorano a tempo pieno e alcuni dei più seri sono concordi nel rilevare questo dato clamoroso: nel «mercato elettorale» circolano circa 2 milioni di elettori che nel passato avevano votato Pd che andranno sicuramente a votare, ma che non sanno ancora per chi.
Dunque c’è un bacino elettorale, ben preciso a cui attingere e infatti la «caccia» al voto in libera uscita è partito da diversi giorni.
Certo, il primo che punta a recuperare questo voto è Matteo Renzi, ma il fenomeno più interessante riguarda i concorrenti più interessati: Berlusconi e Di Maio.
Colui che è stato per anni il maggior professionista delle campagne elettorali, Silvio Berlusconi, ha avviato nelle ultime ore la sua sapiente «ninna nanna» all’elettore moderato che aveva votato Pd alle Europee 2014 e ora potrebbe tornare indietro.
Ecco come Berlusconi calibra le sue parole davanti al pubblico bipartisan di Rtl 102.5: «Io sono uno dei tanti italiani che per un periodo ha creduto in Renzi, pensando che rappresentasse una ventata di novità . Invece ha dimostrato di non voler rispettare nessun patto, faceva cose diverse da quelle concordate e la collaborazione è finita male. Il Pd è un apparato per la gestione del potere».
E per consentire agli elettori Pd di identificarsi nelle sue parole, ecco Berlusconi sbalzare due figure retoriche: da una parte il Renzi buono delle origini e quello cattivo attuale e dall’altra il renziano deluso pronto a trovare riscatto: «Molti dei suoi elettori li trovo nei nostri incontri disorientati e delusi e mi sono permesso di fare un appello ai tanti moderati che avevano creduto nel suo messaggio iniziale: l’unico modo per difendersi dal pericolo grillino e l’unico voto utile è un voto al centrodestra».
E come suggello ai suoi messaggi, anche la gag: a Sky Tg24 il Cavaliere ha improvvisato un’imitazione del segretario Pd: «Noi faremo questo, e quest’altro… Scusatemi ma ho perso la memoria… Ovviamente non io, sto facendo Renzi…».
Eppure, negli ultimi giorni la concorrenza più insidiosa arriva dai Cinque Stelle, perchè stando ai flussi starebbero crescendo gli elettori di centrosinistra attratti dalla stella pentastellata.
E qui si incrociano le ultime esternazioni di Luigi Di Maio: «Il voto per il Pd è sprecato, Renzi è sotto al 20. Ormai siamo al testa a testa tra noi e il centrodestra diviso su tutto». Come dire: caro elettore di sinistra (soprattutto giovane e radicale) il vero argine alla destra siamo noi.
Nel passato il bacino degli incerti si divideva più o meno equamente tra i diversi segmenti di elettorato, ma stavolta c’è un dato che fa notare Roberto Weber di Ixè, che cinque anni fa seppe anticipare meglio di altri l’exploit dei Cinque Stelle: «Mentre tra gli elettori di centrodestra e quelli dei Cinque Stelle sono alte le percentuale di coloro che sono intenzionati a confermare il proprio voto, nel Pd quella percentuale si abbassa ed è quasi doppia, per esempio, rispetto a quelli di centrodestra. Un potenziale serbatoio per altri partiti o un segno di profondo disorientamento, destinato a finire nell’astensionismo?».
A questa domanda anche gli esperti della demoscopia non sono in grado di rispondere perchè anche stavolta è destinato a ripetersi un fenomeno tipico e imperscrutababile che gli esperti chiamano «spirale del silenzio», secondo la definizione di una sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann.
Si tratta della crescente pressione che gli elettori provano quando si rendono conto che le loro idee non corrispondono a quelle della maggioranza.
E così, chi sa di avere un’opinione condivisa la esprime liberamente, chi invece ritiene di avere idee impopolari tende a ridursi al silenzio. E come hanno votato, si scopre soltanto quando si aprono le urne.
(da “La Stampa”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA SENSAZIONE DEL LEADER DI NOI CON L’ITALIA: “IL PD CROLLA IN TUTTO IL MERIDIONE”
Matteo Salvini, Raffaele Fitto e Giorgia Meloni sono stati “beccati” in un fuorionda nel quale parlano del probabile risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Grazie ai microfoni rimasti accesi all’incontro tra i leader di centrodestra, è stato captato un interessante scambio di valutazioni tra i tre.
Comincia Fitto (che fino all’altroieri non sembrava avere buoni rapporti con Salvini) che chiede «Come va?» a Salvini. Lui gli risponde che “L’aria è buona”, con un chiaro riferimento ai risultati finali delle elezioni, che fino a qualche tempo fa vedevano il centrodestra vicino alla maggioranza almeno in una delle due camere.
Ma il leader di Noi con l’Italia lo corregge: “Giù i 5 Stelle volano”, intendendo sostenere che al sud nei collegi maggioritari i grillini sono in vantaggio.
Anzi, c’è di più: «Al Sud i “grilli” fanno cappotto», si scopre Fitto citando un precedente storico, ovvero quando il centrodestra in Sicilia prese tutti i deputati e i senatori eletti nei collegi (ma all’epoca si votava con il Mattarellum e un altro meccanismo).
Salvini sembra stupito, chiede conferme, Fitto insiste: «Al Sud i “grilli” fanno cappotto».
Si inserisce la leader di Fratelli d’Italia con una previsione sul centrodestra: «Secondo me primo nella coalizione arriva lui» dice indicando il segretario leghista, che, forse scaramanticamente, lascia correre e insiste con Fitto che aggiunge: «M5S potrebbe vincere tutti i collegi. Il Pd crolla».
Salvini ribatte: «Io spero che il Pd prenda il 22%». Ovvero, che non scenda sotto la soglia del 20% perchè in quel caso tutti i voti in uscita andrebbero a grillini e Liberi e Uguali, ovvero due forze che sono antitetiche al governo di centrodestra che immagina Salvini.
Il 5 marzo a mezzogiorno sapremo se le previsioni erano corrette.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
GLI OPERAI RESTANO AL LAVORO, NIENTE CIG, OGGI VERTICE CON I SINDACATI… NEL FRATTEMPO APERTE TRATTATIVE CON TRE AZIENDE INTERESSATE A SUBENTRARE
L’incontro decisivo ci sarà questa mattina a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico e
se tutto andrà liscio la vertenza Embraco-Whirlpool dovrebbe chiudersi positivamente.
Dopo una prima fase gestita in malo modo dai vertici aziendali e dalla dirigenza Embraco responsabilità e ragionevolezza hanno avuto la meglio e il colosso americano degli elettrodomestici ha scelto di elaborare un nuovo piano e di offrirlo al ministero e al sindacato.
Il coinvolgimento del numero uno Whirlpool Marc Bitzer e i contatti diretti con il ministro Carlo Calenda si sono rivelati fruttuosi, del resto dopo aver acquistato l’ex Ignis e l’ex Indesit il gruppo americano è un player di prima fascia dell’industria basata in Italia e non poteva comportarsi con la logica del mordi-e-fuggi.
Ma passiamo ai contenuti dell’ipotesi di accordo messa a punto nella giornata di ieri e dopo trattative che sono state tutt’altro che facili (compresi gli inevitabili momenti di tensione).
Embraco-Whirlpool accetta di sospendere i licenziamenti e di prorogare la sua uscita dallo stabilimento torinese di Chieri (produce compressori) al 1 gennaio 2019, nel frattempo i lavoratori resteranno in forza all’azienda e seppur parzialmente continueranno a produrre part-time.
Le buste paga degli operai non dovrebbero soffrire di un eventuale orario ridotto e saranno calcolate sulle 8 ore giornaliere e non è previsto nessun ricorso alla cassa integrazione.
§Il tempo guadagnato rispetto all’ipotesi iniziale – licenziamenti subito – dovrà permettere alla Embraco di lasciare l’Italia e in simultanea di reindustrializzare il sito di Chieri.
§Ad occuparsene sarà Invitalia anche utilizzando il nuovo fondo per gestire gli effetti delle delocalizzazioni produttive.
Dalle indiscrezioni circolate si sa che ci sono già sul tappeto almeno tre ipotesi di subentro, due da parte di operatori italiani e la terza espressione di un fondo italo-israeliano che avrebbe in mente una start up tecnologica.
Ovviamente ci sarà tempo, da qui a dicembre, per valutare la bontà di questi progetti perchè in materia di reindustrializzazione la distanza tra il dire e il fare spesso si è rivelata proibitiva. Il presidente della Regione Piemonte ha anche reso noto di aver avuto un sondaggio di interesse da parte di un fondo cinese.
L’accordo prevede una piena responsabilizzazione della Whirlpool che per favorire i nuovi progetti cederà l’impianto torinese, sborserà una sorta di dote finanziaria per gestire le transizioni e coopererà al successo dell’operazione fino al buon esito.
Su queste basi se i sindacati saranno favorevoli dovrebbe scattare il semaforo verde.
È evidente che non tutti i nodi verranno risolti perchè il caso Embraco ha generato un ampio dibattito sulla concorrenza inter-europea sul costo del lavoro e le strategie dei governi nazionali per attrarre investimenti e impedire le delocalizzazioni. Se ne riparlerà .
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
“HO SEMPRE APPREZZATO LE BATTAGLIE DEI RADICALI SUI DIRITTI CIVILI”
Federico Pizzarotti, sindaco di Parma ed ex M5s, voterà PiùEuropa.
“Prima di tutto — scrive su facebook — perchè, come disse una volta Rodotà venendoci a trovare, Parma si è dimostrata essere la città dei diritti: qui abbiamo sviluppato prima di tanti, e prima ancora che se ne discutesse in Parlamento, un testamento biologico, il registro delle unioni civili, le cittadinanze civiche e il registro della bigenitorialità . Parma è città dei diritti e i Radicali hanno nel loro percorso politico la difesa e la tutela dei diritti”.
Pizzarotti aggiunge che sceglie “chi nel panorama politico è più vicino alle mie idee pur non rappresentandomi appieno, e come ho già detto in passato, altre volte ho votato Radicali per le loro scelte e per le loro battaglie. Il voto, però, è un dovere quanto un diritto, perciò tutti dovrebbero scegliere di votare anzichè restare a casa e fregarsene. Non esiste in Italia una forza che mi rappresenti pienamente, per questo motivo sta nascendo #ItaliainComune, il partito che la stampa definisce ‘dei sindaci’, di cui sono coordinatore nazionale. Nasce una nuova realtà politica che metterà al centro le competenze e il pragmatismo dei sindaci. Il voto a +Europa, invece, sarà un voto che li metterà alla prova. Ripongo la mia fiducia in loro e da cittadino, da italiano, da europeo, mi aspetto che venga contraccambiata”.
Pizzarotti riprende poi un tema che suona come un altro messaggio agli ex amici dei Cinquestelle: “Io mi sento un italiano europeo e un europeo italiano. L’Europa è la mia casa. L’Europa dei diritti, della democrazia, delle nazioni libere e uguali. L’Europa degli europei”.
A salutare il sostegno di Pizzarotti è Riccardo Magi, candidato radicale alla Camera: “Come Radicali lo abbiamo sostenuto come sindaco di Parma per il lavoro svolto, ma anche perchè ha dimostrato di saper mettere il senso delle istituzioni davanti alla ragione di partito. Un aspetto a cui noi radicali teniamo molto”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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