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AMNESTY INTERNATIONAL ACCUSA ITALIA, MALTA E L’EUROPA: “COLLUSI CON LA LIBIA”

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

“PREOCCUPATI SOLO DI RESPINGERE ESSERI UMANI PIUTTOSTO CHE SALVARE VITE”… IN DUE MESI 721 MORTI IN MARE, AUMENTATI DA 4.400 A 10.000 GLI INTERNATI NEI LAGER LIBICI

Amnesty International accusa l’Italia, Malta e l’Europa di essere “collusi con i libici” e di usare come “moneta di scambio le vite dei migranti”.
‘Tra il diavolo e il mare blu profondo. I fallimenti dell’Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale’ è il titolo di un rapporto di 27 pagine in cui Amnesty sostiene che soltanto fra giugno e luglio siano morte più di 721 persone in mare, mette in evidenza le nuove politiche italiane che hanno lasciato le persone bloccate in mare per giorni e analizza come i paesi dell’Unione europea stiano cospirando per contenere rifugiati e migranti in Libia, dove sono esposti a torture e abusi.
“Nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero dei morti in mare è salito. La responsabilità  per il numero crescente di vittime ricade sui governi europei che sono più preoccupati di tenere le persone fuori piuttosto che salvare vite umane”, ha affermato Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty esperto di asilo e migrazione.
“Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare, tolto la priorità  ai salvataggi e ostacolato il lavoro vitale delle Ong di salvataggio. Il recente aumento di le morti in mare non è solo una tragedia: è una vergogna”.
Sono più che raddoppiati, dai 4.400 di marzo ai 10.000 di fine luglio (compresi 2.000 fra donne e bambini), gli internati nei centri libici.
“Virtualmente – scrive Amnesty – sono tutte persone intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia costiera libica che è equipaggiata, addestrata e supportata da governi europei”.Per questo, secondo l’Ong, “i governi europei sono collusi con le autorità  libiche per contenere in Libia i rifugiati e i migranti, a dispetto degli orribili abusi che rischiano per mano della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia. I piani di espandere questa politica di esternalizzazione nella regione sono profondamente preoccupanti”, afferma de Bellis.
Durante lo scorso anno, i governi europei non sono riusciti a raggiungere un accordo su riforme cruciali per il sistema di Dublino, che avrebbero potuto aiutare a evitare qualsiasi controversia sullo sbarco in Europa delle persone salvate in mare.
“In risposta a ciò, l’Italia ha cominciato a negare l’ingresso nei suoi porti alle navi che trasportavano persone salvate”.
Questa nuova politica si rivolge alle navi delle Ong, alle navi mercantili e persino alle navi della marina straniera. Ritardi non necessari nello sbarco costringono le persone che necessitano di assistenza urgente – compresi i feriti, le donne incinte, i sopravvissuti alla tortura, le persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati – a rimanere in mare per diversi giorni.
“Nel suo insensibile rifiuto di permettere ai rifugiati e ai migranti di sbarcare nei suoi porti, l’Italia sta usando vite umane come merce di contrattazione. Le persone disperate sono state lasciate bloccate in mare con insufficiente cibo, acqua e riparo, mentre l’Italia cerca di aumentare la pressione politica per condivisione della responsabilità  in altri stati europei”, ha affermato ancora Matteo de Bellis. “Inoltre, le autorità  italiane e maltesi hanno denigrato, intimidito e criminalizzato le Ong che cercano di salvare vite in mare, rifiutando alle loro barche il permesso di sbarcare e le ha anche confiscate”.
“L’Italia e gli stati e le istituzioni europei devono agire con urgenza per dare la priorità  al salvataggio in mare, e assicurare che i soccorsi siano sbarcati tempestivamente in paesi in cui non lo saranno esposti a gravi abusi e dove possono chiedere asilo”.
Il rapporto descrive anche i casi recenti in cui sono state violate le leggi internazionali segnalati. Questo include un incidente il 16-17 luglio, quando l’Ong Proactiva ha trovato una donna ancora viva e due corpi su un relitto che affondava dopo l’intervento della Guardia costiera libica e il respingimento verso la Libia di 101 persone dalla nave commerciale italiana Asso Ventotto il 30 luglio. “Questi gravi incidenti devono essere tempestivamente e adeguatamente investigati”, ha concluso Matteo de Bellis.

(da agenzie)

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MUTILAVANO MIGRANTI E POVERI CRISTI PER TRUFFARE LE ASSICURAZIONI: ORRORE IN SICILIA, MORTO UN GIOVANE TUNISINO

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

ORGANIZZAZIONI CRIMINALI ITALIANE SPEZZAVANO GAMBE E BRACCIA DI PERSONE CON PROBLEMI ECONOMICI PUR DI SPILLARE SOLDI ALLE ASSICURAZIONI

Una storia agghiacciante. Due cosche che mutilavano braccia e gambe a migranti e altre vittime compiacenti per truffare le assicurazioni: la Polizia ha fermato 11 persone nell’ambito di un’operazione che ha sgominato “due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative”.
Coinvolto anche un infermiere dell’ospedale Civico di Palermo. “Le due associazioni criminali disarticolate dalla Polizia con le indagini dirette dalla Procura di Palermo hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle”, ha spiegato la Questura
Le indagini hanno permesso di ricostruire anche la triste vicenda di un cittadino tunisino, trovato morto su una strada alla periferia di Palermo, nel gennaio del 2017.
Il decesso, in un primo momento considerato conseguenza di un sinistro stradale, in realtà  era stato determinato dalle fratture multiple provocate da appartenenti ad una delle due associazioni criminali coinvolte nelle truffe proprio per inscenare un finto incidente.
E non solo: le vittime compiacenti delle due organizzazioni venivano reclutate in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società , tra cui tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà  economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, ma in realtà  mai corrisposti.
A volte i criminali in maniera rudimentale somministravano alle vittime dosi di anestetico procurate anche da una delle persone fermate – un’infermiera in servizio presso l’ospedale Civico di Palermo – al fine di attenuarne le grida di dolore.

(da Globalist)

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ORRORE IN FAMIGLIA A TORINO: “VIOLENTATA DA MIO FIGLIO, DIPENDENTE DAL CRACK”

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

CRIMINE IN FAMIGLIA ITALIANA, SALVINI PUO’ RISPARMIARE UN POST…
“SEQUESTRATA PER ORE” LA DENUNCIA DELLA DONNA

Era nell’androne del palazzo, accovacciata ai piedi delle scale, con i vestiti strappati. «Signora che cosa l’è successo? Siamo qui per aiutarla», le hanno detto i poliziotti delle volanti, mandati in quella zona della periferia Nord della città  per una presunta lite in famiglia. No, niente di tutto questo. Nessuna lite.
Ben altro orrore è emerso dalle sue parole miste a lacrime. «Mio figlio mi ha violentata per ore. È un tossicodipendente da anni. Si fa di crack tutto il giorno. Vive di allucinazioni. Adesso sta dormendo nella sua stanza. Solo adesso sono riuscita a liberarmi e a chiedere aiuto».
Il figlio, trentenne è stato arrestato con l’accusa di abuso sessuale. Ora si trova in carcere, sottoposto a misura cautelare, in attesa delle analisi del Dna effettuate sia sui campioni biologici isolati sui vestiti e sia su quelli recuperati nel corso della visita medica a cui è stata sottoposta la donna, poco più che cinquantenne, negli ambulatori del Sant’Anna.

(da agenzie)

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“ZINGARI E MOLESTATORI SCENDETE DAL TRENO, AVETE ROTTO”: L’ANNUNCIO DEMENZIALE SUL TRENO MILANO-CREMONA

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

TRENORD HA APERTO UN’INCHIESTA INTERNA, SI PENSA SIA STATA LA CAPOTRENO… IL PASSEGGERO CHE HA DENUNCIATO L’ACCADUTO: “COLPA DEL CLIMA CHE SI E’ CREATO NEL PAESE”

“I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perchè avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perchè avete rotto i c…”.
È il messaggio, lanciato da una voce femminile attraverso gli altoparlanti di bordo che i passeggeri del regionale ‘2653’, in partenza alle 12.20 da Milano per Cremona e Mantova, hanno udito con un certo sconcerto.
Uno di loro ha mandato una segnalazione tempestiva e specifica che ha innescato un’inchiesta da parte di Trenord, come racconta La Provincia di Cremona. “Ringraziamo il cliente per la pronta segnalazione – scrive l’azienda dei trasporti in una nota – Quanto riportato è grave e inqualificabile, adotteremo i provvedimenti necessari”.
Fatto un rapido incrocio di dati, l’ipotesi più probabile è che sia stata la capotreno a diffondere il messaggio, anche se l’azienda non esclude ancora del tutto che un passeggero possa aver manomesso il dispositivo da cui si lanciano gli avvisi in carrozzaIl passeggero che ha deciso di non lasciare perdere la questione è Raffaele Ariano, un ricercatore dell’Università  Vita-Salute San Raffaele che in un post scritto subito dopo esser sceso dal treno a Cremona descrive l’accaduto e si chiede se si possa fare qualcosa: “C’è qualche ente/associazione a cui abbia senso denunciare la cosa? Sono abbastanza convinto che questo comportamento sia sanzionabile. Il controllore di un treno, ad esempio, è un pubblico ufficiale”.
Ariano, intervistato da Repubblica, spiega di essersi sentito “in dovere di denunciare la cosa perchè ho la netta sensazione che comportamenti del genere siano ormai stati sdoganati dal clima che si è creato nel nostro Paese. Sui social mi hanno anche consigliato di denunciare l’accaduto in questura, ma io non voglio che la persona che ha fatto l’annuncio venga licenziata. Non chiedo la testa di nessuno, ma una netta presa di posizione da parte di Trenord, in modo che passi il messaggio che certi atteggiamenti non sono tollerabili”.
Il ricercatore spiega anche di “esser stato pendolare per anni su quella tratta e ci sono da sempre persone che chiedono l’elemosina. Ma reazioni di quel tipo non ce n’erano mai state”.

(da agenzie)

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SONO PASSATI 62 ANNI DALLA TRAGEDIA DI MARCINELLE, QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

L’8 AGOSTO 1956 ALLE 8,10 UN INCENDIO NELLA MINIERA DI CARBONE DI BOIS DU CAZIER UCCIDE 262 LAVORATORI, DI CUI 136 ERANO IMMIGRATI ITALIANI

Sono passati 62 anni da quell’8 agosto 1956 quando alle 8:10 un incendio nella miniera di carbone di Bois du Cazier uccise 262 persone, di cui 136 italiani.
Per tutti è la tragedia di Marcinelle.
Oggi, con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum e la lettura di altrettanti nomi delle vittime comincia la commemorazione di quella strage belga che ha fatto piangere il mondo (12 le nazionalità  delle vittime) e che ancora oggi ci fa riflettere sulle troppo spesso precarie condizioni di lavoro che vivono operai e lavoratori in tutto il mondo (anche in Italia).
Quello di Marcinelle fu “uno dei più sanguinosi incidenti sul lavoro della storia italiana ed europea. Una tragedia assurta a simbolo delle sofferenze, del coraggio e dell’abnegazione dei nostri concittadini che lottavano – attraverso il duro lavoro – per risollevare se stessi e le loro famiglie dalla devastazione del secondo conflitto mondiale”: questo il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Ricordare quello che è successo, in questo tempo in cui – dice oggi la Fondazione Migrantes – la crisi ha aperto una nuova stagione di emigrazione dei giovani italiani, significa non abbassare la guardia sulla tutela dei diritti dei lavoratori migranti in Europa per evitare che, come succede spesso, siano costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la loro dignità  come ci ricordano gli incidenti di questi giorni e che hanno visto la morte di alcuni lavoratori senza alcuna tutela. Tutti migranti impegnati in Puglia nel lavoro dei campi”.Ricordare, per l’organismo pastorale della Cei, “vuol dire anche ritornare alle proprie origini di una emigrazione che ha causato anche diverse perdite”.
“Questa giornata che ricorda Marcinelle oggi è diventata anche la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Occasione per non dimenticare il lavoro dei tanti emigrati italiani ma anche immigrati nel nostro Paese, sui luoghi di lavoro”, conclude la Fondazione Migrantes.

(da Globalist)

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CENTINAIO, IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA CHE AI CAMPI PREFERISCE LE COMPARSATE IN TV

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

HA DISERTATO LA PUGLIA DOVE I BRACCIANTI MUOIONO, VITTIME DELLO SFRUTTAMENTO… “CI ANDRO’ IL 22 SETTEMBRE”: CERTO, CON COMODO

E’ ministro dell’Agricoltura, ma è l’unico a non essere andato in Puglia.
Gianmarco Centinaio preferisce frequentare gli studi televisivi piuttosto che i campi dove i braccianti si spaccano la schiena, vittime dello sfruttamento.
Ad Agorà  su Rai 3 si parla di caporalato e dello sfruttamento nei campi. In studio, il ministro leghista che mette subito in chiaro come il problema della schiavitù non riguardi soltanto gli immigrati. “Non dobbiamo collegare lo sfruttamento dei braccianti e il problema del caporalato all’immigrazione – premette -. Ci sono anche tantissimi italiani che vengono sfruttati nei campi. Non è una questione di provenienza”.
E ancora, Centinaio aggiunge: “Oggi ci troviamo in una situazione in cui c’è questa filiera dello sfruttamento della manodopera che dobbiamo fermare. Ad oggi in Italia esiste la schiavitù e mi vergogno di questo. Farò di tutto per eliminarla”.
E sempre in tv rispondendo all’invito di un bracciante a recarsi nel Foggiano ha annunciato urbi et orbi; “Dal 22 settembre, il ministro Centinaio è li'”, ha detto rispondendo all’invito di un bracciante a recarsi nel Foggiano.
Dopo gli incidenti dei giorni scorsi, 16 i lavoratori morti, sindacati e associazioni, per dire No al caporalato, stanno manifestando nel Foggiano.
E lui si gode l’aria condizionata negli studi di Rai3

(da Globalist)

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STRAGE BRACCIANTI, DUE CORTEI A FOGGIA: “STOP CAPORALATO”, INDAGINI SU 6 AZIENDE

Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile

LA PRIMA MANIFESTAZIONE STAMANE DAL GHETTO DI RIGNANO ALLA PREFETTURA, LA SECONDA NEL POMERIGGIO IN CITTA’… “IL GOVERNO SI E’ MOSSO SOLO DOPO I MORTI”

Per dire no al caporalato sindacati e associazioni manifestano a Foggia.
Due cortei per ricordare le 16 vittime dei due incidenti stradali avvenuti nelle campagne e protestare contro lo sfruttamento. Il primo, organizzato da Usb,   è partito alle 8,30 dall’ex ghetto di Rignano, nel comune di San Severo.
Un centinaio di persone partecipano alla “marcia dei berretti rossi quelli che i braccianti indossano nei campi come unica protezione dal solleone mentre raccolgono i pomodori per la vergognosa paga di un euro al quintale”.
“Basta morti sul lavoro”, “schiavi mai”. Sono alcuni degli slogan che accompagnano l’avanzare della marcia.
La seconda manifestazione è in programma alle 18 a Foggia. Al corteo hanno aderito Cgil, Cisl e Uil e numerose associazioni da Arci a Libera.
“Quanto accaduto – spiegano – è la conseguenza estrema e drammatica di una condizione che accomuna tutti i lavoratori in agricoltura della Capitanata. Per questo è il momento di dire basta a ogni forma di sfruttamento, di sottosalario. E’ il momento di abbandonare la pratica del caporalato che oramai rende i lavoratori succubi di una ‘normalita non più accettabile”.
Il concentramento è in programma dalle ore 18 presso il piazzale della Stazione. Il corteo si muoverà  alle ore 18,30 e proseguirà  sino a Piazza Cesare Battisti (Teatro Giordano), dopo il corteo seguiranno degli interventi a chiusura della manifestazione.
Anche l’inchiesta della Procura di Foggia muove i suoi primi passi. I magistrati hanno individuato sei aziende (5 pugliesi e una molisana) dove le vittime avrebbero prestato servizio prima dei due incidenti stradali. Si indaga per verificare se i migranti siano stati sfruttati dai caporali.
“Ci sono voluti 16 braccianti morti in 48 ore perchè il governo decidesse di muoversi: ha scritto l’Usb in una nota-
Alla marcia di questa mattina partecipano numerosi migranti che indossano gli stessi berretti rossi che usavano per proteggersi dal sole cocente “mentre raccoglievano i pomodori nei campi per la vergognosa paga di un euro al quintale”, i loro quattro compagni di lavoro morti nell’incidente di sabato scorso sulla provinciale 105 mentre tornavano dai campi.
Sulla questione del caporalato in agricoltura, è intervenuta anche   la segretaria generale della Cisl , Annamaria Furlan, con una lettera aperta al Corriere del Mezzogiorno. “Gli incidenti accaduti in questi giorni a Foggia, con la perdita tragica di tante vite umane, non sono un fatto casuale ma la conseguenza di una grave indifferenza delle istituzioni e delle imprese” ha scritto.   “Alla base c’è un sistema di illegalità  diffusa, — sostiene Furlan — nel silenzio delle istituzioni locali, dell’apparato produttivo e financo delle multinazionali dell’industria agroalimentare che fingono di non vedere” aggiunge.

(da agenzie)

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RICORDATE IL CONDONO FISCALE DELLA LEGA CHE AVREBBE DOVUTO RENDERE 35 MILIARDI PER FINANZIARE LA FLAT TAX? NELLA LEGGE DI STABILITA’ ORA LA PREVISIONE SI E’ RIDOTTA A 3,5 MILIARDI

Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile

IN UN PAESE SERIO QUEI PAGLIACCI CHE AVEVANO INDICATO UNA CIFRA DIECI VOLTE SUPERIORE SAREBBERO PRESI A PERNACCHIE

La notizia è riportata dall’Ansa ed è stata veicolata dai Tg serali.
Il gigantesco condono agli evasori fiscali che viene spacciato per “pace fiscale” e che permette a chi ha pendenze con il fisco fino a 100.000 euro di cavarsela pagando appena il 6%, andrà  in vigore nel 2019.
La misura potrebbe essere inserita nel decreto fiscale collegato che dovrebbe anche quest’anno accompagnare la legge di Bilancio.
Si stanno ancora studiando i dettagli anche per evitare, viene riferito, che la ‘pace’ si sovrapponga alla rottamazione delle cartelle ancora in corso.
Ma la notizia è questa: secondo i primi calcoli si potrebbero ottenere circa 3,5 miliardi, utili come coperture, anche se una tantum.
Ovvero il governo stesso ammette che l’entrata prevista è un decimo di quello che fino a ieri Salvini e compagni di merenda assicuravano.
Non solo: essendo una entrata una tantum non potrà  essere messa a copertura nè della   flat tax, nè del reddito di cittadinanza, nè di quota 100 per la revisione della Fornero, essendo queste misure strutturali.
Esattamente due mesi fa in una intervista al “Corriere della Sera”, l’esperto economico della Lega Armando Siri affermava con sicurezza che “possiamo recuperare 35 miliardi” attraverso la pace fiscale e Salvini in Tv gli faceva il controcanto : “Andrà  a regime subito”.
Illustri docenti che avevano tentato di spiegare che la base aggredibile era appena di 50 miliardi e che ipotizzare 35 miliardi di entrate era una chimera, furono spernacchiati dagli “intellettuali” padani.
Ora leggiamo che sul documento ufficiale della manovra economica la cifra si è ridotta di un decimo, ammesso che entrino mai 3,5 miliardi, visto che le due precedenti rottamazioni in corso hanno reso la prima 6 miliardi e mezzo, la seconda appena due.
Quando vi hanno detto che la Flat tax sarebbe stata finanziata con il condono fiscale vi hanno preso per il culo.
Tanto per cambiare.

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SPIEGHIAMO COME FUNZIONA UN RIMPATRIO FORZATO E PERCHE’ SALVINI VENDE FUMO

Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile

NEL 2017 I RIMPATRI SONO STATI APPENA 6.541, IN LINEA CON L’ANNO PRECEDENTE… OGNI RIMPATRIO COSTA UNA MEDIA DI 5.000 EURO E SPESSO NON RIGUARDA CHI HA CAUSATO PROBLEMI MA BRAVE PERSONE

Le persone allontanate dall’Italia nel 2017 sono state oltre 17 mila: i respingimenti alla frontiera i 2/3 del totale.
Il Ministero indica in 6.514 i rimpatri a tutto il 2017.
Perchè sono sempre pochi i rimpatri? E’ solo questione di volontà ? Seguiamo un’operazione di rimpatrio.
Ogni singola operazione avviene sotto la supervisione del “Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà  personale”quale organo di monitoraggio indipendente dei rimpatri forzati.
Alla fine viene stilato un rapporto per il Ministero dell’Interno.
Il 19 maggio 2016 il Viminale ha noleggiato un volo della Bulgarian Air Charter, con decollo da Roma Fiumicino ore 8.40. I tunisini da espellere sono 30. Perchè solo 30? Perchè 30 è il limite massimo che l’accordo bilaterale Italia-Tunisia prevede per una singola operazione.
E tenete presente che la Tunisia è l’unico Paese che accetta i voli charter, gli altri tre con cui abbiamo accordi pretendono solo i voli di linea, quindi con pochissimi posti disponibili.
Quindi sono 30 le persone da rimpatriare. Quante persone servono per rimpatriare 30 persone? Dunque, vediamo. Serve un funzionario responsabile, un medico, un infermiere, e 71 persone appartenenti alla polizia di Stato con funzioni di scorta.
Gli agenti non sono armati, nè in divisa, ma riconoscibili “per l’esposizione della placca, ovvero il distintivo di riconoscimento della polizia di Stato in cui non è visibile il nome, ma un numero identificativo. Sono presenti anche operatrici di sesso femminile”.
Prima tappa Lampedusa. Ci sono attimi di tensione, ma poi torna la calma. Dopo le perquisizioni personali (“nella grande maggioranza dei casi viene chiesto di abbassare le mutande”) e dei bagagli, vengono applicate ai polsi degli espulsi fascette di velcro. Di solito le fascette vengono tolte su viaggi lunghi, tipo in Nigeria. Nei viaggi brevi di regola vengono lasciate perchè l’esigenza di andare in bagno è meno sentita e il pasto è uno solo. Quindi si parte. Si va direttamente in Tunisia? Calma.
Secondo voi la Tunisia fa atterrare un aereo con dei tunisini senza prima controllare che sia gente loro? Si va a Palermo.
Dove si svolgono le audizioni con due funzionari del consolato della Tunisia per verificare “l’effettiva provenienza e cittadinanza” degli espulsi. Accidenti. C’è un intoppo.
Durante i colloqui, un ragazzo in lacrime dichiara di essere minorenne. Quindi? Il problema è che i minorenni NON possono essere espulsi. Devono restare in Italia. Una telefonata a Tunisi per accertare la data di nascita. E’ vero. Viene fatto scendere.
Quindi si riparte per Hammamet. Vista la stretta scala d’accesso all’aereo, che permette il passaggio di una persona alla volta, il caposcorta avverte che “la situazione è esposta a rischi di gesti di autolesionismo”. Tutti, invece, salgono senza incidenti.
Si atterra alle 15.10. All’arrivo, i 29 cittadini tunisini vengono liberati dalle fascette e consegnati alle autorità  locali direttamente dalla porta anteriore dell’aereo. Alle 15.45 il volo della Bulgarian è pronto a decollare per far ritorno a Fiumicino.
Quanto è costato riportare 29 persone in Tunisia? Parecchio. In media dai quattro ai seimila euro per ogni persona rimpatriata. Inoltre avere diversi accordi con i paesi del Nord Africa non basta. Perchè il confronto tra le autorità  viene fatto per ogni singolo caso.
E ora vi confiderò un segreto. I rimpatri che stanno avvenendo non hanno niente a che vedere con l’ondata migratoria degli ultimi anni.
Quelli rimpatriati nel 2017, per esempio, erano tutti individui che, dopo aver avuto il permesso di soggiorno,ne avevano perso il diritto.
Anche brava gente che, grazie ad una legge assurda, appena perdono il lavoro diventano automaticamente clandestini. Anche se si sono sempre comportati bene. Perchè la frase “Ben venga chi arriva in Italia per lavorare, fuori i delinquenti”, nei fatti, è un’emerita stupidaggine.
Avete presente il sistema Sprar? Si comincia con un tirocinio di sei mesi. Se l’azienda è contenta lo può prolungare. In alcuni casi può portare ad un vero contratto di lavoro. Molti vorrebbero assumere alcuni ragazzi arrivati dall’Africa. Perchè sono bravi. Ma qui casca l’asino.
Perchè per sei su dieci la risposta sulla richiesta d’asilo è negativa. Sempre per una legge assurda che richiede altri criteri, senza prendere in considerazione il percorso svolto dal richiedente asilo e la sua situazione lavorativa.
Ricapitolando. Rispedire a casa loro i clandestini è molto complicato. Costa parecchio, anche se i soldi non sono nemmeno il problema principale. Anche fare accordi con alcuni Paesi spesso non è sufficiente.

Johannes Bà¼ckler
(da “NextQuotidiano”)

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