Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO LA RESIDENZA NEL CANTON TICINO, MA ANCHE LE TASSE LE PAGA NELLA NAZIONE ELVETICA
Rita Pavone è talmente sovranista che ha portato anche la sua etichetta discografica in Svizzera. «Guardo le cose, non il partito cui appartiene chi le dice — affermava la cantante poco meno di un mese fa, dopo le accuse di appoggiare i sovranisti -. Sono profondamente italiana: vivo in Svizzera, come Mina, De Benedetti o Tina Turner, e ho il doppio passaporto, ma le mie radici sono in Italia. Mi preoccupo del mio Paese anche se non ci vivo. Se questo è essere sovranisti… I mie genitori sono sepolti in Italia, sono legata alla mia città , Torino, e tifo Juventus», aveva replicato lei a chi gli faceva notare la potenziale contraddizione sulla residenza.
Ora attendiamo di sapere cosa dirà sulla questione della casa discografica.
Racconta Mario Gerevini sul Corriere Economia:
La società che incassa i guadagni e i diritti della sua attività si chiama «Nel mio piccolo» ed è intestata («socia e gerente») a «Rita Ori Filomena Merk-Pavone, da Breggia, in Morbio Superiore».
Cioè sempre lei (Merk è il cognome del marito Ferruccio, in arte Teddy Reno) ma nella puntuale e burocratica completezza dell’anagrafe societaria. Svizzera anche quella. Breggia infatti è un comune del Canton Ticino, Morbio una sua frazione (3 chilometri dal confine, poco di più da Como) e dunque la società è di nazionalità elvetica.
La sede è sempre a Morbio, presso i figli della coppia, Alessandro e Giorgio Merk, quest’ultimo tra l’altro, autore del pezzo che l’ex Gianburrasca canterà all’Ariston.
E infatti l’ «azienda Pavone» (stesso nome: Nel mio piccolo) che era sul nostro territorio fino a poco più di un anno fa è stata chiusa.
Ha lasciato il patrio Fisco — senza pendenze — ed è rinata in Svizzera come etichetta musicale «con facoltà di contrarre contratti per prestazioni televisive, concerti live … la vendita di merchandising, dischi, dvd, etc legati ai marchi Nel mio piccolo di Rita Pavone …».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE SUI SOCIAL PER NON AVER MANTENUTO LA PROMESSA FATTA DI RIMANERE IN REGIONE IN CASO DI SCONFITTA
«Fare una battaglia per vincere la Regione e poi decidere di rimanere in Senato. Credo abbia
dimostrato il mancato rispetto per quel milione di emiliano-romagnoli che l’hanno votata. Questa è la solita politica, non cambiamento. Firmato un elettore leghista»: il Corriere di Bologna riporta questo commento di un utente su Facebook che testimonia lo scoramento di chi aveva puntato sulle promesse di Lucia Borgonzoni e oggi è rimasto con il cerino acceso in mano.
E c’è anche chi chiede che l’ex candidata sconfitta da Bonaccini molli il seggio da consigliera comunale a Bologna (dove si è vista raramente):
Ieri in Comune il Pd con Simona Lembi è tornato alla carica per chiedere le dimissioni da consigliera comunale «visto che da due anni non svolge quel ruolo». Processo alle intenzioni e soprattutto a quella promessa: «In caso di sconfitta lascerò il Parlamento e siederò in Regione, non potendo mantenere il doppio incarico di senatrice e consigliere regionale», che i detrattori le stanno ricordando sui social network, citandole quanto disse su Rai3 il 14 gennaio a Cartabianca.
Fratelli d’Italia preferisce non entrare nel merito, la vicepresidente di Forza Italia, Anna Maria Bernini, invece spiega sinteticamente di «rispettare la scelta di voler esercitare da Roma l’opposizione al governo nazionale».
Affonda il colpo Manes Bernardini, sostenitore con alcuni candidati civici della lista della Borgonzoni ma dai tempi dell’abbandono alla Lega mai tenero nei confronti della ex collega di partito: «Scegliere di abbandonare sarebbe l’ennesimo errore e l’ennesima volta in cui avremo buttato via del tempo».
E sui ring dei social ci si divide tra chi la difende sostenendo «che da Roma il suo ruolo di opposizione può essere maggiormente valorizzato» e chi ne legge a poco più di una settimana dal voto un velocissimo tradimento.
Perfino Vittorio Sgarbi, unico eletto di Forza Italia in Assemblea legislativa che però darà «al 95%» spazio a Valentina Castaldini in quanto già deputato, rivendica che «per me e Salvini si trattava di una battaglia nazionale, in effetti essendo stata la candidata presidente per la Borgonzoni è un po’ diverso e delicato”
(da “NextQuotidiano”)
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