Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI UN MEDICO DI BASE
Il Corriere di Bergamo oggi pubblica un’intervista a Mario Sorlini, 66 anni, medico di base da 41 ad
Albino, comune italiano di 17772 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.
Il dottore racconta una serie di storie terribili riguardo le famiglie che si tengono i malati in casa con sintomi sospetti di Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 per paura di non rivederli mai più: «Adesso le famiglie cercano di tenerli il più possibile a casa. Ti dicono: lo lasci qua, dottore, perchè se va in ospedale non lo rivedo più».
Non deve essere facile nemmeno dal punto di vista umano.
«Non lo è, alcuni pazienti sono diventati amici, molti sono ormai conoscenti. È gente che hai curato 40 anni, studiando e ristudiando i dosaggi. E poi in un attimo pam, pam: muoiono».
Ci dà qualche dato?
«Ho avuto 15 morti in 20 giorni, di solito è il numero di un anno. C’è una sottostima clamorosa, io credo che siano almeno 10 volte di più dei dati ufficiali. Ho 18 pazienti in Rianimazione, 6 o 7 polmonitici a casa, altri 150 malati. Ripeto: hanno tutti sintomi da Covid19. Le telefonate sono 50 al giorno. Il più giovane aveva 62 anni e ne ho uno di 51 in Terapia intensiva».
Quando ha capito che la situazione era così grave?
«Subito dopo la domenica in cui hanno chiuso il Pronto soccorso di Alzano. Quella settimana si sono ammalati tutti, intere famiglie».
Nella sua carriera c’è un evento paragonabile?
«Venticinque anni fa c’era stato un picco di influenza con morti e tutti erano andati nel panico, ma poi la si era risolta col vaccino. Oggi è sconvolgente».
Intanto alle 2 di questa notte è atterrato all’aeroporto di Bergamo, Orio al Serio, un C-130 dell’Aeronautica Militare Italiana con 16 letti di terapia intensiva che saranno smistati negli ospedali più in difficoltà della Bergamasca, epicentro dell’epidemia di Coronavirus.
Il velivolo partito alle 18.30 di oggi da Pisa diretto a Dusseldorf in Germania per poi tornare in Italia stanotte con le unita’ di cura intensiva fatte da letti e monitor. L’operazione umanitaria promossa dalla Hope Onlus che ha chiesto al ministero della Difesa l’uso dell’aereo militare per trasportare i 16 ventilatori polmonari acquistati.
La no profit, peraltro, ha già donato 7 ventilatori polmonari e ne donerà altri 26 nei prossimi giorni. Fra lunedì e martedì donerà e consegnerà personalmente 11 ecografi portatili agli ospedali di prima linea lombardi.
I ventilatori importati stanotte dalla Germania erano fermi da 4 giorni all’aeroporto di Dusseldorf, a causa della riduzione dello spazio aereo commerciale privato.
Con l’intervento del generale Giuseppe Ciniglio Appiani, capo dell’Istituto di Medicina Aerospaziale dell’Aeronautica Militare di Milano e’ stato possibile l’assenso notturno del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e far partire il velivolo.
La consegna e l’installazione delle nuove 16 postazioni di terapia intensiva e’ prevista entro le 8 di domani mattina con l’aiuto di 15 tecnici medicali. La velocità di consegna ai luoghi di destinazione finale e’ garantita da un trasporto straordinario di tre camion dedicati effettuato dalla Croce Rossa.
Hanno collaborato all’operazione l’ambasciata italiana in Germania e gli Uffici Doganali che hanno avviato una pratica di sdoganamento urgente per facilitare l’arrivo delle apparecchiature agli ospedali beneficiari al più presto possibile. La fondatrice della Onlus e’ la dottoressa Elena Fazzini ed e’ specializzata in progetti sulla salute e sull’educazione, operativa in Medio Oriente e in situazioni di emergenza.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
I CONSIGLI SU COSA CONVIENE ACQUISTARE
Il Corriere della Sera pubblica oggi una serie di domande e risposte su come andare a fare la spesa ai tempi del Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19.
Alle domande rispondono Fabrizio Pregliasco, il nutrizionista Marcello Ticca, il presidente di Consumatori.it Massimiliano Dona e Manuela Cervilli di Altroconsumo.
Posso andare a fare la spesa se non ho la mascherina?
Sì, purchè non si abbiano avuto contatti con persone positive al Covid-19. È invece molto importante mantenere la distanza di almeno un metro con le altre persone, non toccarsi mai il viso (bocca, naso, occhi) quando si è al supermercato, lavarsi le mani appena rientrati a casa e lavarle di nuovo dopo aver messo a posto la spesa.
Se non trovo frutta e verdura fresche, le posso comprare surgelate?
Sì, sostanzialmente mantengono le stesse proprietà nutrienti. Il discorso vale anche per il latte a lunga conservazione, in alternativa a quello pastorizzato.
Cosa non deve mancare in dispensa e nel frigorifero in questo momento?
Dobbiamo privilegiare l’acquisto e il consumo di alimenti che possono migliorare l’efficienza del sistema immunitario, ad esempio quelli più ricchi di alcune vitamine, sali minerali e Omega 3. La vitamina C ha un certo effetto nella risposta immunitaria alle infezioni delle vie respiratorie: si trova negli agrumi, nelle fragole, nei kiwi, nei pomodori, nei vegetali a foglie verdi come la rucola o nel ribes. La vitamina A aiuta la resistenza dell’organismo alle infezioni: si trova principalmente nel latte e nei vegetali gialli e verdi. La vitamina D stimola la risposta immunitaria innata: ne sono ricchi il tuorlo dell’uovo, il pesce, latte e derivati. Tra i minerali sono importanti zinco e selenio, presenti particolarmente nei cereali, nella carne e nel pesce. Gli Omega 3 sono in tutti i prodotti ittici. Un’alimentazione ben costruita, ricca di frutta, verdura, fibre e cereali integrali (che è la fotografia della dieta mediterranea) aiuta a mantenere in salute il microbiota intestinale, che assicura il funzionamento dell’importantissimo sistema immunitario che abbiamo nell’intestino.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LE NORME IN VIGORE GIA’ DA LUNEDI, MA LE ECCEZIONI SONO MOLTE
Giuseppe Conte ha annunciato in un messaggio alla nazione su Facebook che chiuderà le fabbriche e
ogni attività produttiva fino al 3 aprile per l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19.
La decisione è arrivata sull’onda dell’angoscia per gli oltrecinquantamila contagiati e i quasi cinquemila morti del giorno più nero. Il video, prima annunciato in diretta per le 22.45, poi slittato alle 23.20, vede il premier che definisce l’emergenza «la crisi più difficile che il Paese abbia vissuto dal secondo dopo guerra». E quandone saremo fuori, ha promesso il premier, «il governo interverrà con misure straordinarie che consentiranno di rialzare la testa».
Quali attività rimarranno aperte nell’Italia che chiude tutto?
Il Sole 24 Ore segnala oggi le attività riconosciute come servizi essenziali che saranno ufficializzate nella giornata di domenica 22 con i relativi codici Ateco:
Restano aperti quindi «ipermercati, supermercati, discount alimentari, i minimercati e gli altri esercizi non specializzati di alimentari che potranno vendere anche prodotti di prima necessità ».
Il Corriere della Sera precisa che in tutta Italia sono «consentite le attività che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità » in particolare «la produzione, il trasporto e la commercializzazione e consegna anche a domicilio di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonchè le attività che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero a distanza o telelavoro».
Aperti anche banche e uffici postali. In tutta Italia «restano aperte le edicole e i tabaccai e deve essere garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro».
In Lombardia è stato previsto «l’obbligo di limitare l’accesso all’interno dei locali ad un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone».
Rimangono ovviamente validi i divieti annunciati venerdì nell’ordinanza del ministero della Salute: in tutta Italia «sono vietati lo sport e le attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente, se non nei pressi delle proprie abitazioni».
In Lombardia «nel caso di uscita con l’animale di compagnia, la persona è obbligata a rimanere nelle immediate vicinanze della residenza o domicilio e comunque a distanza non superiore a 200 metri, con obbligo di documentazione agli organi di controllo del luogo di residenza o domicilio». La Lombardia ha anche vietato gli assembramenti con più di due persone, pena un’ammenda di 5mila euro e sono sospesi tutti i mercati ortofrutticoli (nel resto d’Italia no, infatti nonostante Fondi sia stata dichiarata zona rossa dalla Regione Lazio il mercato ortofrutticolo all’ingrosso rimane aperto).
Nell’ambito delle aziende restano attive tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale e a quello dei trasporti.
Netta, invece, la riduzione delle attività legate alla Pa: restano di fatto aperte gli esercizi legati a sanità , difesa e istruzione.
Continuano a operare, inoltre, edicole e tabaccai, oltre ai servizi d’informazione. La lista, provvisoria, delle attività che resteranno aperte conta circa una settantina di voci.
La ratio è quella indicata dallo stesso Conte: “rallentiamo il motore dell’Italia ma non lo fermiamo”.
Restano attive l’industria delle bevande, le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l’industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l’abbigliamento).
Le produzioni gomma, materie plastiche e prodotti chimici non saranno interrotte, così come la fabbricazione della carta e raffinerie petrolifere.
“Salve” anche le attività legate all’idraulica, all’installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche e dentistiche.
E, come attività legate ai servizi essenziali, restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti. Questi ultimi, infatti, saranno assicurati anche da lunedì.
Il Dpcm che il governo sta limando non includerà il trasporto ferroviario di passeggeri (interurbano), il trasporto ferroviario di merci, il trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane, i taxi e gli Ncc, gli autotrasportatori, il trasporto marittimo e quello aereo.
Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, oltre alle attività bancarie, postali, assicurative e finanziarie.
Non dovrebbero essere intaccati dal provvedimento neanche i servizi veterinari, i call center e i servizi di vigilanza privata oltre alle attività di pulizia e lavaggio delle aree pubbliche.
Nell’ambito della pubblica amministrazione restano “in vita” l’assicurazione sociale obbligatoria, i servizi legati alla difesa e, chiaramente, l’assistenza sanitaria. Esclusi, infine, i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale.
Le nuove misure restrittive annunciate dal premier Giuseppe Conte scatteranno da lunedì 23. Lo precisano fonti di Palazzo Chigi.
Pertanto, le attività produttive che rientrano nelle restrizioni annunciate nella giornata del 22 saranno regolarmente aperte, spiegano le medesime fonti.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
APERTI SUPERMERCATI, FARMACIE, TABACCHI ED EDICOLE
Una decisione che dal dopoguerra ad oggi non era mai stata presa: fino al 3 aprile l’Italia chiude le fabbriche che non producono generi di prima necessità , intesi come alimenti, bevande, farmaci, cibo per animali.
Resteranno aperte le industrie che si occupano di riparazioni e manutenzione. Ma tutta la filiera dell’abbigliamento e dell’automobile, per esempio, subirà la serrata.
Un fatto che inevitabilmente cambierà il corso della storia. Il punto di non ritorno viene segnato quando viene comunicato l’aggiornamento quotidiano dei dati. È il più nero di sempre: 793 morti in più rispetto al giorno precedente e 4821 nuovi casi solo oggi. Il picco dei contagi da Coronavirus non si vede all’orizzonte. E di fronte a questi dati, il premier Giuseppe Conte incontra i sindacati e i rappresentanti delle imprese, in pressing da giorni, e matura la svolta.
Ormai, i tentennamenti non sono più concessi. Al Nord, nel Nord delle fabbriche, il virus continua a circolare con numeri che fanno paura. Nonostante i divieti emessi nelle ultime settimane, le persone che si muovono per motivi lavoratavi sono troppe. Dunque ecco che il presidente del Consiglio si convince a nuova stretta, l’ennesima. Salvaguardare i servizi definiti essenziali, come i supermercati, farmacie e parafarmacie, trasporti, sanità , servizi postali, bancari, assicurativi, tabacchi ed edicole, e fermare invece tutto il resto, cioè quelle fabbriche che non producono generi di prima necessità .
“Rallentiamo il motore produttivo del paese ma non lo fermiamo”, dirà il premier alle undici e mezza di sera in una diretta facebook slittata di un’ora rispetto all’orario fissato. Conte prova a rassicurare, al termine di un’altra giornata infernale. Non solo le opposizioni ma anche il Movimento 5 Stelle e lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza erano per la chiusura totale.
Alla fine il premier è costretto a cedere e annuncia che il governo “interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e di ripartire quanto prima”.
La settimana scorsa si era discusso delle misure sulla sicurezza sul lavoro, ora invece la situazione è ancora più preoccupante, da qui la richiesta firmata da tutti i sindacati: “Chiediamo di valutare misure ancor più rigorose, la sospensione di attività non essenziali in questa fase per il nostro Paese”. Perchè, avverte il leader della Cgil Maurizio Landini: “La paura della gente si può trasformare in rabbia”
In sostanza nelle fabbriche, in una catena di montaggio, è impossibile rispettare le misure di sicurezza. E quindi la vita di chi lavora e delle loro famiglie è esposta a rischi enormi.
Non solo, soprattutto nel Nord d’Italia, le persone che ancora stanno andando fisicamente a lavorare sono troppe. Ed è per questo che il governatore Attilio Fontana oggi ha perso la pazienza emettendo una sua ordinanza in cui vieta lo sport all’aperto, chiude i cantieri e gli studi professionali.
Confindustria chiede di assicurare alle imprese tutta la liquidità di cui hanno bisogno per superare la fase transitoria, in caso di chiusura volontaria o meno, attraverso un fondo di garanzia che riguardi piccole, medie e grandi aziende.
Ormai la linea è quella indicata dai sindacati, ovvero chiudere tutte quelle attività non considerate necessarie su tutto il territorio nazionale. E Conte, che aveva più di qualche dubbio, è costretto a cedere.
(da “Huffingtonpost”)
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