Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
L’EROGAZIONE FINO AL 15 APRILE
Saranno i comuni al centro dell’erogazione dei bonus che i cittadini in difficoltà dovranno richiedere per poterli impiegare nei prossimi giorni.
Come funzionano i buoni spesa previsti dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha presentato la misura nella giornata di ieri, in conferenza stampa?
Innanzitutto, verrà stanziata — e questo sembra essere chiaro — la cifra di 400 milioni di euro solamente per questo scopo. Il sindaco di Bari Decaro, presidente dell’Anci, ha rilasciato alcuni chiarimenti sul loro funzionamento al Corriere della Sera.
«Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo — ha spiegato Decaro -, altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa e se si tratta di anziani che non hanno la possibilità di uscire saranno i volontari ad occuparsi di andare al supermercato e poi consegnare la spesa».
Stando a quanto trapelato la taglia dei buoni spesa sarà compresa tra i 25 e i 50 euro.
Per governarne l’erogazione essenziale sarà il ruolo dei servizi sociali dei singoli comuni italiani. Gli 8100 municipi, infatti, otterrano una somma che, però, non sarà equamente suddivisa, ma distribuita a seconda dei bisogni e delle aree colpite dall’emergenza. Oltre che sviluppata, di base, su un algoritmo che utilizza il criterio del numero di abitanti per rispettare la distribuzione in scala.
La data massima entro cui questi buoni saranno erogati dovrebbe essere il 15 aprile (entro quel giorno, infatti, si stima che i 400 milioni di euro possano essere finiti): ma da quel momento in poi i 600 euro previsti dal Cura Italia per le partite Iva dovrebbe avere una platea più ampia che possa in qualche modo andare a sovrapporsi a chi avrà diritto a questi buoni spesa.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
PER COLDIRETTI SONO 2,7 MILIONI I CITTADINI A RISCHIO
I 400 milioni stanziati dal Governo per i Comuni diventeranno “già nei prossimi giorni”, assicura il
Tesoro, “buoni spesa” da consegnare alle famiglie più indigenti per fronteggiare la crisi economica dovuta all’epidemia di coronavirus.
La somma è frutto dell’accordo fra Governo e Anci per evitare proteste e rivolte sociali. Di questi, 387 milioni saranno destinati ai Comuni nelle Regioni a statuto ordinario, alla Sicilia e alla Sardegna, 13 milioni a Friuli, Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano.
Come saranno divisi i buoni spesa.
I soldi saranno distribuiti agli 8.000 Comuni. L’importo per ciascun Comune sarà predeterminato attraverso un riparto che tiene conto della popolazione residente in ciascun Comune (l′80% del totale) e della distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun Comune e il valore medio nazionale (il 20% del totale).
Il contributo minimo per singolo Comune non potrà essere inferiore a 600 euro. Il presidente dei sindaci Antonio Decaro ha detto che “useremo anche un algoritmo per utilizzare i 400 milioni aggiuntivi dove c’è più bisogno e dunque erogando una somma maggiore a quelle amministrazioni dove c’è un numero più alto di cittadini in difficoltà ”. I Comuni possono avvalersi degli enti del Terzo Settore. Le risorse potranno essere integrate da privati, produttori o distributori di generi alimentari, attraverso donazioni defiscalizzate.
Come funzioneranno i buoni spesa.
La decisione sugli importi e la scelta sulle persone a cui erogarli spetta ai Comuni. “Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo, altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa e se si tratta di anziani che non hanno la possibilità di uscire saranno i volontari ad occuparsi di andare al supermercato e poi consegnare la spesa”.
Come reclamare i buoni spesa.
Ogni Comune dovrà attivare un numero a cui rivolgersi, altrimenti i cittadini possono rivolgersi al numero del Comune e chiedere di ottenere immediata assistenza. Ogni Comune dovrà rendere nota la lista dei supermercati convenzionati
La mappa della fame secondo Coldiretti.
Sono 2.678.264 le persone indigenti a rischio fame in Italia. Il calcolo è di Coldiretti.Le maggiori difficoltà alimentari si registrano nel Mezzogiorno con oltre 530 mila persone che hanno bisogno di aiuto per mangiare che si trovano in Campania, oltre 364 mila in Sicilia e quasi 283 mila in Calabria, ma situazioni diffuse di bisogno si rilevano anche nel Lazio con oltre 263 mila persone e con 235mila persone nella lombardia devastata dal coronavirus”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
IL BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE
Il numero di casi totali di pazienti contagiati dal Coronavirus in Italia sta per arrivare a 100mila.
Secondo l’ultimo bollettino presentato dal Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli sono arrivati a 97.689: 5.217 in più rispetto al dato di ieri.
Le vittime collegate a questo virus sono arrivate a 10.779, 756 sono state registrate nelle ultime 24 ore. I pazienti guariti in totale sono 13.030, 646 solo nella giornata di ieri.
Al momento il totale dei pazienti positivi è 73.880. Di questi 3.906 sono in terapia intensiva, 27.386 sono ricoverati con sintomi e 42.588 si trovano in isolamento domicialiare. Sempre rispetto a ieri, i pazienti in terapia intensiva sono aumentati solo di 50 unità .
(da Open)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
DUE POST PUBBLICATI IN RAPIDA SUCCESSIONE METTONO A NUDO LA DEMAGOGIA SOVRANISTA: SPECULARE SU TUTTO
Guardate questi due post in rapida successione usciti oggi sulla pagina facebook di Giorgia Meloni: il
primo è stato scritto per elogiare il governatore di Fratelli d’Italia Nello Musumeci, che in Sicilia ha stanziato 100 milioni di euro per i meno abbienti:
Mentre il secondo è stato pubblicato dopo l’annuncio del DPCM soccorso alimentare con i buoni pasto per i meno abbienti da parte del governo Conte:
L’Italia ai tempi del coronavirus funziona così: a quelli che hanno il reddito di cittadinanza mettono i soldi in tasca, a chi fino a ieri lavorava ogni giorno per guadagnarsi da vivere e oggi si trova senza soldi spetta invece l’umiliazione dei buoni spesa.
Tutto chiaro, no? Se i soldi li stanzia Musumeci è un bellissimo gesto da parte del governatore che è vicino alla sua gente e bla bla bla.
Se invece i soldi li stanzia il governo, i buoni spesa sono un’umiliazione per i poveri. Meglio dare 1000 euro a caso, come ha proposto la stessa Meloni ieri, e poi arrabbiarsi se arrivano a chi non ne ha diritto perchè così è impossibile controllare. Giorgia Meloni è la prova ulteriore che in Italia la situazione è disperata, ma non è seria.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
IL PREMIER RAMA: “NOI NON SIAMO RICCHI MA NEANCHE PRIVI DI MEMORIA, GLI ALBANESI NON ABBANDONANO MAI UN PROPRIO AMICO IN DIFFICOLTA'”
“Non siamo privi di memoria: non possiamo non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non abbandonano mai un proprio amico in difficoltà . Oggi siamo tutti italiani, e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e il mondo intero”. E’ quanto ha detto il premier albanese Edi Rama, salutando all’aeroporto di Tirana un team di 30 medici e infermieri albanesi in partenza per l’Italia in aiuto ai colleghi impegnati nella lotta al coronavirus in Lombardia: “Voi membri coraggiosi di questa missione per la vita, state partendo per una guerra che è anche la nostra”, ha aggiunto rivolgendosi al team sanitario.
“Trenta nostri medici e infermieri partono oggi per l’Italia, non sono molti e non risolveranno la battaglia tra il nemico invisibile e i camici bianchi che stanno lottano dall’altra parte del mare. Ma l’Italia è casa nostra da quando i nostri fratelli e sorelle ci hanno salvato nel passato, ospitandoci e adottandoci mentre qui si soffriva”, ha aggiunto Rama nel breve saluto cui era presente anche l’ambasciatore d’Italia in Albania, Fabrizio Bucci.
“Noi stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile. Le risorse umane e logistiche non sono illimitate, ma non possiamo tenerle di riserva mentre in Italia c’è ora un enorme bisogno di aiuto”.
“E’ vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere, e paesi ricchissimi hanno voltato le spalle agli altri. Ma forse è perche noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non possiamo permetterci di non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non l’abbandonano”, ha concluso.
“Voglio ringraziare il premier Edi Rama, il governo e il popolo albanese per la solidarietà che ci stanno dimostrando”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio accogliendo la delegazione a Fiumicino. “La solidarietà che l’Albania dimostra è un valore comune che ha fatto nascere l’Unione europea e che sta ricordando a tanti Paesi dell’Ue in questo momento”, ha aggiunto Di Maio spiegando che i medici andranno in Lombardia.
I medici e gli infermieri albanesi arrivati oggi a Roma pernotteranno alla Cecchignola questa notte e domani partiranno per la Lombardia, ha spiegato il ministro Di Maio ribadendo il suo grazie “all’Albania e al popolo albanese”.
A Fiumicino, ad attendere il team albanese, oltre a Di Maio c’erano anche il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri ed il vice capo Dipartimento della Protezione civile, Agostino Miozzo.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
“IL MONDO E’ UN SOLO PAESE”
L’attività è guidata da due fratelli, Alessandro Hong, 33 anni, nato in Cina e cresciuto a Prato, e suo
fratello Marco, 24 anni, nato a Prato: «Aiutare il prossimo è il punto preciso in cui la civiltà inizia»
Il Gruppo Y.L. Clothing Industry, azienda tessile con sede a Firenze e produzione a Prato, ha convertito le proprie sartorie per correre in aiuto del personale medico durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus.
Una conversione temporanea: da cappotti e tailleur ad «abbigliamento e accessori tecnico medicali» così come è spiegato sul sito ufficiale con tanto di foto a corredo. L’attività è guidata da due giovani fratelli, Alessandro Hong, 33 anni, nato in Cina e cresciuto a Prato, e suo fratello Marco, che di anni ne ha 24 e che ci è anche nato a Prato.
Una città , quella toscana, che ha al suo interno una delle comunità cinesi più gradi d’Italia e che, insieme a Grosseto, registra il minor numero di contagiati: i dati del bollettino ufficiale, due giorni fa, registravano 189 positivi, e tra loro nessun cinese.
L’azienda, spiega Alessandro Hong, amministratore delegato del gruppo «è stata costituita nel 2011, ha 25 dipendenti e possiede una filiera interna che copre tutte le fasi di produzione, dal taglio al cucito, al confezionamento, e anche la logistica». Ora, con l’emergenza Coronavirus, la decisione di convertirla per produrre abbigliamento medicale e dispositivi, ovvero camici e mascherine con protezioni filtranti, realizzate in Tnt — il tessuto non tessuto.
L’attività è anche iscritta alla lista di imprese di abbigliamento a cui la stessa Regione attinge in caso di bisogno di rifornimenti di Dpi.
Fa inoltre parte della decina di ditte del tessile pratese che ha ottenuto il via libera alla riconversione dalla prefettura. «A oggi la produzione è di circa 100mila mascherine al giorno, ma l’obiettivo è quello di raddoppiarla nel giro di pochi giorni», spiega Alessandro Hong. «Le prime mascherine e i primi camici — aggiunge — li abbiamo donati alla Protezione civile, dove il materiale medicale iniziava a scarseggiare».
La scelta di convertire e integrare la produzione di abbigliamento, spiega, «è nata da un duplice sentimento: quello di rispondere in tempi velocissimi alle sfide di questo periodo anche a tutela dell’azienda, dei soci, dei collaboratori e dei dipendenti; e poi dal prendere atto del particolare momento della situazione del nostro paese, ritenendo opportuno darsi da fare il più possibile anche nell’ottica di un bene comune. Il mondo — spiega Hong — è un solo paese e i cittadini sono tutti parte dello stesso mondo, aiutare il prossimo è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo migliori quando siamo in grado di operare nel rispetto della vita di ciascuno. Essere civili è questo».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
PREFETTURE INTASATE DA OLTRE 11.000 RICHIESTE DI DEROGHE AL DECRETO DI CHIUSURA
Il Veneto non vuole chiudere per il Coronavirus. Le prefetture della regione sono intasate da richieste di deroga rispetto al decreto “Chiudi Italia” che predispone la chiusura di tutte le attività non indispensabili.
È in atto una vera e propria gara per dimostrare che la propria azienda fa parte di una filiera produttiva necessaria, come possono essere le imprese produttrici di pacchetti per la carta stampata o per i supermercati.
Soltanto a Treviso il prefetto ha visto arrivare 1.500 richieste di deroga negli ultimi giorni. E nel frattempo parte la caccia ai “furbetti”.
Nella provincia di Treviso sono 12 le aziende ancora aperte che secondo la Cgil dovrebbero rimanere chiuse.
Come scrive La Tribuna di Treviso tra queste si trova un po’ di tutto, come un’azienda produttrice di trivelle, aziende edili e artigiane. Tutte realtà che non sembrano rientrare nella lista di attività indispensabili approvata dal Governo.
Sono peraltro realtà economiche importanti, con numerosi dipendenti, alcuni dei quali si sono rivolti al sindacato per denunciare la mancata chiusura che, con l’epidemia di coronavirus ancora in corso, rischia di moltiplicare i contagi e mettere a repentaglio la loro salute e quella dei loro parenti.
Le segnalazioni al sindacato sono arrivate anche dei famigliari dei lavoratori, alcuni dei quali sono in cattive condizioni di salute, mentre molti operai continuano ad andare a lavorare anche per paura di essere identificati come “la talpa” che ha spifferato il segreto al sindacato e alla prefettura.
Treviso non è un caso isolato. In un comunicato del 27 marzo il Segretario generale CGIL Veneto ha spiegato che le richieste di deroghe nell’intera regione sono oltre 11mila. «Alcune associazioni datoriali sembrano non comprendere la gravità dell’emergenza sanitaria e i rischi per i lavoratori che — ogni giorno — sono costretti a uscire di casa per garantire la continuità delle attività essenziali per la tenuta del nostro Paese», si legge nel comunicato pubblicato dalla Cgil.
Il timore è che non chiudendo tutto tranne le attività indispensabili si possa far la fine della Lombardia, nonostante la strategia dei tamponi in Veneto abbia ridotto considerevolmente i contagi.
«Può apparire paradossale vedere un sindacato che lotta per chiudere le fabbriche, ma — alle drammatiche condizioni date — è l’unico modo per tutelare la salute delle persone che rappresentiamo», continua il segretario Christian Ferrari.
«Non averlo capito per tempo in Lombardia, e in particolare nelle province di Bergamo e Brescia — nonostante i ripetuti appelli di Cgil Cisl e Uil — ha avuto un ruolo per nulla trascurabile nel determinare la catastrofe in corso».
(da Open)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
RINCARI PER VERDURE E ARANCE, AUMENTI DEL 200% IN UN SUPERMERCATO DEL TORINESE
«Oggi mi ha chiamato una famiglia, disperata, senza lavoro nè cibo, chiedendomi aiuto, qualcosa da
mangiare. Hanno 5 figli, lui non lavora a causa del Coronavirus e adesso sto correndo in moschea per reperirgli un pacco di beni di prima necessità . Pasta, riso, latte, pomodoro, olio, zucchero e biscotti».
A parlare a Open è Kheit Abdelhafid, imam della moschea di Catania che si trova nel cuore di un quartiere popolare dove risiedono famiglie indigenti. Molti vivono alla giornata, lavoravano in nero e, adesso, rischiano davvero di morire di fame.
«Il problema è serio, ci stanno chiamando tante famiglie. Noi stiamo facendo il possibile» aggiunge.
Ma c’è anche chi ne approfitta. Mentre davanti ad alcuni supermercati a Palermo stazionano polizia e carabinieri per evitare l’assalto alle casse senza pagare, c’è anche chi ha pensato bene di alzare i prezzi, senza alcun motivo, forse approfittando del momento.
Succede nel Torinese, in un supermercato della catena Conad dove sono stati trovati pane e olio a prezzi raddoppiati, e incrementi fino al 200%.
Conad, appresa la notizia, ha proceduto alla risoluzione della licenza d’uso del marchio nei confronti del punto vendita incriminato.
Secondo i dati di Altroconsumo, gli italiani hanno acquistato il 17,8% in più, con punte del 105,9% per farine e miscele e 88,1% per alcol, ammoniaca e simili.
Nella quinta settimana dell’emergenza, la farine ad esempio hanno toccato un aumento del 187% rispetto allo stesso periodo del 2019. Diminuisce anche la quantità di prezzi in promozione.
«Rispetto all’1 marzo scorso il record del rincaro spetta ai cavolfiori, che sul mercato all’ingrosso hanno subito un vertiginoso aumento del +233%. Raddoppiato il prezzo delle carote, che passano da 0,40 a 0,80 euro al kg, mentre per zucchine e broccoli gli incrementi dei prezzi superano il +80%. Più contenuti i rialzi per la frutta, dove al momento i rincari più sensibili si registrano per le arance, i cui prezzi all’ingrosso sono aumentati del +44,4%».
Questa la denuncia del Codacons che chiede l’intervento dei Nas contro le speculazioni sui listini, dunque sui prezzi al dettaglio.
Persino la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha deciso di prendere posizione: «Mi arrivano molte segnalazioni di aumenti e rincari ingiustificati di prezzi al dettaglio di beni come generi alimentari di prima necessità , disinfettanti e mascherine. Comportamenti come questi, di natura speculativa, in momenti così drammatici, sono intollerabili e inaccettabili perchè vanno ad aggravare i troppi disagi, anche economici, dei cittadini già duramente provati dall’epidemia».
A Canicattì (Agrigento) sono state previste misure a sostegno delle famiglie senza reddito con un voucher alimentari mentre Biancavilla ha stanziato una prima tranche da 4mila euro per buoni pasto. A Catania, invece, il sindaco Salvo Pogliese ha annunciato di aver «deliberato un buono famiglia di 280 euro per la casa in affitto e un sostegno per pagare acqua, luce e gas, con un fondo di 1,7 milioni di euro che, ovviamente, non può bastare per tutti».
E nei prossimi giorni verrà avviata anche una raccolta fondi sociale. Prima che sia troppo tardi.
(da Open)
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Marzo 29th, 2020 Riccardo Fucile
“SENZA PROTEZIONI, A STRETTO CONTATTO, PER CONSEGNARE BOLLETTE QUANDO I PAGAMENTI SONO SOSPESI”
“Noi postini rischiamo la vita per consegnare pubblicità e bollette inutili”, la denuncia di un dipendente Poste Italiane a TPI
“Non abbiamo i dispositivi di protezione individuale e passiamo circa tre ore al giorno nei centri di smistamento, che spesso sono ambienti malsani, dove stiamo a stretto contatto l’uno con l’altro. Tutto questo per consegnare cartoline pubblicitarie di tutti i generi, bollette di utenze i cui pagamenti sono al momento sospesi e atti giudiziari che gli utenti rifiutano già in tempi normali”.
Simone, trentenne dipendente di Poste Italiane, che lavora come postino a Roma, confida a TPI le preoccupazioni che nutre sulla sicurezza dell’ambiente in cui lavora a causa dell’emergenza Coronavirus.
“Ci consegnano mascherine monouso una volta ogni 10 giorni, il gel igienizzante ci viene dato una volta a settimane in un bicchiere, finora non ci hanno fornito neanche i guanti”, racconta Simone.
“Le sanificazioni sono state annunciate ma non vengono effettuate. Nei centri di smistamento lavorano a stretto contatto anche 300 persone, a turni”, prosegue, “La mattina vado al centro di smistamento, dove il direttore è il primo a non usare la mascherina e deride chi la usa. Stiamo attaccati, la distanza di un metro non è rispettata. Stiamo lì per un’ora e mezza prima di fare le consegne, e un’altra ora e mezzo dopo. Sono tante ore in un ambiente che, anche in tempi ordinari, è malsano”.
La preoccupazione per la propria sicurezza è cresciuta, soprattutto nel nord Italia, dopo la morte di due dipendenti di Poste Italiane a Bergamo.
Pochi giorni fa a perdere la vita, sempre in Lombardia, sono stati anche Calogero Giovanni Rizzo, 60 anni, e Roberto Rossi, 64 anni, dipendenti di Poste che avevano un contatto ravvicinato con i clienti degli sportelli e gli altri colleghi negli uffici.
“Noi stessi stiamo a contatto con i dipendenti che stanno allo sportello”, racconta Simone. “Poi noi portiamo la posta a chiunque, suoniamo e purtroppo alcuni degli utenti scendono da casa, mettendosi a rischio ed esponendo anche noi a dei rischi. Non c’è nulla di regolamentato, è tutto lasciato alla discrezione dei postini e degli utenti”.
“La domanda a tutti è: possiamo rischiare la vita per recapitare ai nostri cittadini le cartoline di BottegaVerde e de L’Erbolario?”, si chiede Simone.
“Abbiamo un bacino di utenza di milioni di persone e gran parte è costituita da over 70. Stiamo mettendo a rischio la nostra vita e quella dei nostri utenti, inutilmente”.
(da TPI)
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