Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
IN LOMBARDIA CI SONO 869 MEDICI IN MENO RISPETTO ALL’ORGANIGRAMMA, IN COMPENSO IL 50% DELLE PRESTAZIONI E’ STATO APPALTATO ALLA SANITA’ PRIVATA
In un appassionante intervento ad Agorà il deputato e giornalista della Lega Alessandro Morelli ha detto che a dire che la sanità dovesse andare nella direzione privata era Mario Monti e non Matteo Salvini: “C’è un problema della sanità pubblica e ce lo portiamo dietro da tempo, perchè abbiamo ceduto per anni a un’Europa che ci chiedeva di fare tagli per sottostare a certi parametri!”.
Ora, Morelli avrà presente che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E soprattutto, che la Lombardia è la regione dove secondo la Lega il 50% delle erogazioni sanitarie è da parte di privati convenzionati (altri parlano del 40%).
In Lombardia non c’è solo un allarme per i posti letto, ma mancano medici in vari settori del sistema sanitario nazionale.
Qualche giorno fa Il Sole 24 Ore ha spiegato che le carenze più forti si contano proprio lì dove ci sono i reparti più esposti. E cioè le emergenze (leggasi pronto soccorso), la rianimazione e la medicina interna quella che si occupa dei ricoveri dove arrivano anche i pazienti contagiati meno gravi.
I numeri esatti dei posti vacanti sono stati messi in fila da Anaao Assomed, la principale sigla degli ospedalieri, che per queste tre specializzazioni stima una carenza di 7403 medici fino al 2025: 4.180 nella medicina d’emergenza-urgenza, 1828 nella medicina interna e 1395 in anestesia, rianimazione e terapia intensiva.
Con le tre Regioni finora più colpite per numero di contagi — Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna — che da sole contano 1491 medici in meno rispetto a quanti ne servirebbero: 869 in Lombardia, 314 in Emilia e 308 in Veneto.
Non a caso c’è chi corre subito ai ripari: il Veneto nei giorni scorsi ha assunto 215 tra infermieri e altri operatori e la Lombardia ha annunciato l’arrivo di 200 infermieri e 100 medici oltre a 40 sanitari militari dal ministero della Difesa.
L’Emilia Romagna viene invece da una stagione di assunzioni e per ora non ci sono misure immediate sul personale in vista.
E ora, una serie di domande: chi ha svenduto la sanità lombarda ai privati? Chi ha tagliato i posti letti ospedalieri in Veneto? Chi aveva predisposto sei miliardi di euro di tagli lineari a scuola e sanità per il 2020?
Chi è che aveva detto che i medici di famiglia non sono poi così importanti perchè ormai i cittadini (che hanno sufficienti disponibilità economiche) si rivolgono direttamente agli specialisti nei centri di medicina privati?
Di chi è stata la decisione di “azzerare” l’addizionale IRPEF in Veneto e così avere meno risorse a disposizione per la Sanità ?
Risposta a tutte queste domande: la Lega.
Tra il dire (di Monti) e il fare c’è di mezzo il Carroccio.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
IN UMBRIA LA LEGHISTA TESEI NOMINA CINQUE CONSULENTI ESTERNI VENETI COME SE ALL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA NON CI FOSSERO ESPERTI A COSTO ZERO
Il Fatto Quotidiano racconta oggi che la giunta di centrodestra guidata da Marco Marsilio (Fratelli
d’Italia) in Abruzzo ha finanziato una campagna di comunicazione sulle norme anticontagio affidandola a un imprenditore che è anche stato suo responsabile della comunicazione elettorale:
A metà marzo ha deciso di finanziare una campagna di comunicazione sulle norme anti-contagio. Peccato che la Asl di Teramo, gestita dalla Regione, abbia affidato la campagna alla Mirus, la società dell’imprenditore Michele Russo,già papabile candidato governatore di Fratelli d’Italia e responsabile della comunicazione elettorale di Marsilio. Costo della campagna: 39.500 euro, 500 euro in meno della soglia di 40mila euro che consente alla Regione di evitare la gara d’appalto. L’equivalente di 100.000 mascherine e dieci ventilatori.
Russo dopo la vittoria elettorale aveva anche vinto un bando da 198 mila euro per la comunicazione di Tua, la società del Trasporto Abruzzese.
L’iniziativa non è piaciuta nemmeno alla Lega che ha preso le distanze da Marsilio: “In un momento delicato e tragico,chiedo in nome della Lega di rescindere il contratto e di impegnare i fondi per l’acquisto di beni e strumenti necessari al mondo della sanità ”, ha detto il coordinatore regionale del Carroccio, Luigi D’Eramo.
E a proposito di Lega, ecco invece cosa ha fatto Donatella Tesei in Umbria:
Eppure, mentre Tesei attaccava il governo, la giunta regionale nominava cinque consulenti esterni da affiancare all’assessore alla Sanità , il veneto Luca Coletto, imposto da Matteo Salvini dopo la vittoria elettorale. Tra loro ci sono l’avvocato Michele Romano, chiamato già nel 2011 da Luca Zaia a “sistemare i conti della Sanità veneta”(così si legge nel curriculum), e i quattro medici veneti in pensione Pietro Paolo Faronato, Claudio Saccavini, Giovanni Cipollotti e Michele Michelutti.
Dalla Regione fanno sapere che si tratta di incarichi a titolo gratuito, ma nella delibera viene specificato che sarà riconosciuto “il rimborso delle spese documentate di viaggio, vitto e alloggio, connesse a spostamenti funzionali allo svolgimento delle attività ”che andrà a gravare sul bilancio regionale. Nomine che non sono piaciute all’opposizione : “Se i consulenti di Coletto stanno qui un mese, dovremmo pagare loro un lauto rimborso spese —dice al Fatto il capogruppo Pd, Tommaso Bori —, l’Università di Perugia ha 700 anni di storia e il nostro sistema sanitario è di altissimo livello: non sarebbe stato meglio nominare qualcuno delle nostre parti?”.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
L’AUMENTO DEI DECESSI RISPETTO ALLA MEDIA DEGLI ULTIMI CINQUE ANNI: BRESCIA + 88%, MILANO + 36%, BOLZANO + 34%, GENOVA +38%, TORINO + 16%, BOLOGNA + 11%
I veri numeri dei morti da Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 danno l’esatta dimensione di un fenomeno fino ad oggi sottostimato.
Spiega oggi Michele Bocci su Repubblica che i dati di alcuni Comuni del Nord iniziano a mostrare gli effetti del virus se vengono confrontati con quelli degli anni precedenti. Più avanti i numeri delle amministrazioni saranno fondamentali, perchè permetteranno di comprendere il reale impatto dell’epidemia e il peso dei decessi che le sono, anche indirettamente, collegati:
Come quelli di persone con altre patologie, soprattutto anziane, morte perchè il sistema sanitario, quasi monopolizzato dal Covid-19, non è riuscito ad assisterle in modo adeguato.
Intanto, i numeri delle anagrafi iniziano a dare l’idea dell’enormità di quello che sta succedendo. A raccoglierli è il Sistema di sorveglianza della mortalità del ministero della Salute, gestito dal Dipartimento di epidemiologia del Lazio che da anni controlla la mortalità in 33 città campione, capoluoghi di provincia o con più di 250mila abitanti, per capire l’impatto dell’influenza.
«L’eccesso di mortalità è calcolato come differenza tra la mortalità osservata e quella attesa, utilizzando come dato di riferimento la serie storica dei 5 anni precedenti», spiega Marina Davoli, che dirige il Dipartimento.
Per il momento lo studio valuta i decessi fino al 18-20 marzo, una decina di giorni fa. Verrà aggiornato ma già un po’ di cose si capiscono.
Brescia è il caso più eclatante e del resto è stata una delle città più colpite dal virus. In 22 giorni ha visto l’88% in più delle morti attese: i decessi avrebbero dovuto essere 112, sono stati 210.
A Milano l’incremento è stato più basso, del 36%, ma l’epidemia dal 19 marzo ad oggi ha continuato a viaggiare. In quel periodo la città ha contato 289 morti in più, 1.102 contro gli 813 attesi.
Restando sulle variazioni percentuali più alte: Bolzano è al 34%, Torino al 16% (105 morti in più).
Anche a Genova i decessi sono stati molti più di quelli attesi (il 38%), 634 invece di 459.
Bologna invece non ha visto alzarsi il dato particolarmente (+11%) mentre Roma, dove l’epidemia al momento non è drammatica, è rimasta stabile.
Stesso discorso per le due città venete monitorate, Venezia e Verona (+7 e +12%).
La differenza comunque è netta se si confrontano Nord e Sud. Poi c’è l’aspetto degli anziani. «Al Nord – dice sempre Davoli – da inizio marzo c’è stato un forte incremento della mortalità nella classe di età 75-84 e sopra gli 85 anni. A partire dalla seconda settimana di marzo, l’aumento supera il valore della mortalità totale attesa, mortalità che nei mesi precedenti è stata più bassa del previsto, probabilmente sia per un minore impatto dell’influenza che per una minore esposizione alle basse temperature».
Anche in questo caso la conta non riguarda solo i colpiti dal virus, ma anche le “vittime collaterali” dell’epidemia.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
“GOVERNO E REGIONE LOMBARDIA NON HANNO CAPITO BENE LA SITUAZIONE, LE TERAPIE INTENSIVE QUA SONO AL COLLASSO, CI AIUTA LA GERMANIA”
Alessandro Cantoni è assessore del Comune di Brescia alle Politiche per la Casa e alla Partecipazione
dei Cittadini, è un ingegnere, un giovane amministratore come molti di quelli che in questi giorni lavorano per dare risposte a cittadini sempre più disorientati e, purtroppo, sempre più vulnerabili.
Lo incontriamo per capire cosa sta accadendo a Brescia, una delle città più colpite dall’emergenza Coronavirus.
Qual è la situazione oggi a Brescia? Ci sono miglioramenti?
Purtroppo no. A Brescia non siamo in una parabola discendente come sta avvenendo in altre città . Abbiamo circa 350 contagiati al giorno identificati, ma in realtà sono molti di più, e 70-80 decessi al giorno. Non riusciamo a contenere il contagio e soprattutto non riusciamo a comprendere come mai le nostre richieste d’aiuto non vengano ascoltate.
Che cosa avete chiesto?
Abbiamo chiesto cose molto semplici, si tratta di richieste fatte da indicazioni dei medici di base e dai primari della terapia intensiva, ovvero effettuare tamponi a tutte le famiglie che hanno un solo sintomo. I familiari escono per fare la spesa, vanno in farmacia, vanno a lavorare e possono contagiare altre persone. I numeri che ci vengono detti non sono reali. Tutti gli amministratori hanno una rete di relazioni, sappiamo di avere cittadini a casa con la febbre, alcuni non riescono nemmeno a chiamare l’ambulanza. Non possono fare il tampone e probabilmente in tantissimi sono positivi.
Come sta reagendo il governo?
Siamo in un limbo, non riusciamo a far capire al Ministro Speranza, al Presidente del Consiglio e alla Protezione Civile che probabilmente non hanno inquadrato bene la situazione, che abbiamo bisogno di medici, di infermieri e attrezzature necessarie per curare i nostri malati. Questo lo dico senza fare alcuna polemica: vogliamo essere pratici e concreti, sia Stato che Regione non hanno ben compreso il grido d’aiuto che viene dalla nostra città . I medici degli ospedali ci fanno capire che non hanno abbastanza personale e persone specializzate, oltre 300 dipendenti dell’ospedale sono a casa in quarantena perchè positivi, e non è possibile mettere in TU infermieri che si sono laureati il 13 marzo.
Chi vi sta aiutando?
Non riusciamo a capire perchè le regioni vicine non ci stanno dando una mano soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive che qui sono al collasso costringendoci addirittura a trasferire i pazienti in Germania! Riusciamo a chiamare e coinvolgere infermieri e medici che ci vengono mandati dall’estero, dall’Albania, dalla Slovenia. Risulta evidentissimo che da questa tragedia va completamento rivisto il servizio sanitario nazionale. Anzi, non esiste davvero un servizio sanitario nazionale.
I 400 milioni annunciati dal Presidente Conte saranno sufficienti per i comuni?
Possiamo già dire che è una cifra insufficiente, ci aspettiamo la nostra quota parte, ma stiamo parlando di briciole. L’auspicio è che sia un primo step che possa essere integrato con step successivi a brevissima scadenza. Fortunatamente noi siamo già pronti da tempo con un regolamento, che indica come spendere queste risorse, perchè già avevamo pensato ad un fondo di questo tipo per le famiglie bisognose.
Viene da pensare che siano indispensabili, i volontari, più che le istituzioni.
Abbiamo la fortuna di aver creduto nello strumento di partecipazione dei consigli di quartiere, in seguito all’abolizione delle circoscrizioni. Queste realtà ci stanno aiutando a coordinare e reclutare oltre 500 volontari che aiutano con spese, acquisto farmaci e quant’altro viene richiesto con urgenza. Senza di loro saremmo perduti.
Cosa dovrebbe fare lo Stato?
Lo Stato deve fare lo Stato: supportare dal punto di vista economico le persone che hanno perso un lavoro, chiuso le aziende, studi professionali o negozi e tutte le realtà connesse. Gli interventi di cui parliamo sono insufficienti. Inoltre l’aiuto più importante in questa fase è quello di avere una regia capace di capire le difficoltà del nostro sistema sanitario. Le varie disposizioni ministeriali devono, a mio avviso, essere divise per zone. Non tutte le città sono uguali, anzi presentano criticità diverse. Noi di Brescia, Bergamo e hinterland dovremmo ricevere maggiore attenzione. Stiamo, per esempio, finendo le bombole dove trasferire l’ossigeno per i pazienti che si trovano a casa. Ripeto, non si possono fare disposizioni per tutta l’Italia, perchè le condizioni sono diverse. Invece tutta l’Italia dovrebbe aiutare le zone più colpite: abbiamo fatto l’Italia e ora dobbiamo fare gli italiani.
(da TPI)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
BURIONI: “CAPITE PERCHE’ I NUMERI UFFICIALI DELLE 18 NON HANNO MOLTO SENSO?”
In Italia potrebbero essere 5,9 milioni le persone che finora hanno contratto il virus Covid-19, cioè il 9,8% della popolazione, mentre le misure di contenimento del contagio avrebbero salvato circa 38mila vite.
A stimarlo è il Centro per i modelli delle malattie infettive dell’Imperial College di Londra, che si è basato su un’analisi matematica dei dati forniti quotidianamente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie circa i decessi legati al virus in 11 paesi europei colpiti dall’epidemia: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
“In Italia, come in altri paesi europei – scrivono i ricercatori – stimiamo che le infezioni riconosciute siano di diversi ordini di grandezza inferiori rispetto a quelle reali, soprattutto per la presenza di soggetti asintomatici o con pochi sintomi oltre che alla limitata capacità di fare test”.
Sempre secondo l’Imperial College di Londra, nei paesi europei esaminati, grazie alle misure di contenimento sociale intraprese, sono stati già evitati 120mila morti.
Inoltre la percentuale di persone già infettate dal virus oscillerebbe tra il 2 e il 12% della popolazione: 2,7% nel Regno Unito, solo 0,41% in Germania, 3% in Francia e 9,8% in Italia. Dunque nel nostro Paese, come evidenzia il virologo Roberto Buroni in un post, ci sarebbero già “5,9 milioni” di casi di Covid-19.
L’Imperial College di Londra “stima le infezioni di Covid-19 in Italia al 28/3: 9,8% della popolazione, 5,9 milioni di casi”, sottolinea Burioni, che aggiunge su Twitter: “Capite perchè i numeri che sentite in tv alle 18 non hanno molto significato? Capite perchè l’Italia ha tanti morti in più rispetto alla Germania?”. “Questa stima non è mia, ma dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, tra i migliori studiosi di epidemiologia al mondo”, avverte il virologo.
L’Istituto sottolinea inoltre l’importanza dei provvedimenti di contenimento a livello europeo. “Molti paesi europei hanno ora implementato misure senza precedenti per mitigare l’impatto di Covid-19, tra cui l’isolamento di casi confermati e sospetti, la chiusura di scuole e università , il divieto di raduni di massa e, più recentemente, lo stop” delle attività produttive, rileva l’Imperial College.
“Questi interventi mirano a gestire l’epidemia per prevenire un aumento di casi che potrebbe sovraccaricare la capacità di assistenza sanitaria. Ora, gli ultimi modelli mostrano che potrebbero aver avuto un impatto significativo, evitando potenzialmente fino a 120.000 morti in tutta Europa”, scrivono i ricercatori.
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
DOPO IL PICCO DEL 16 MARZO IL NUMERO E’ SCESO A 75 ACCESSI, MA I SANITARI INVITANO A MANTENERE ALTA LA VIGILANZA… BUONE NOTIZIE DA ALTRE CITTA’ DELL’EMILIA-ROMAGNA
In Emilia-Romagna, i viaggi delle ambulanze per i casi di Covid-19 calano in modo generalizzato. “A
Piacenza – sottolinea Venturi – domenica ci sono stati 57 servizi in ambulanza, per trovare un dato così basso bisogna tornare al 4 marzo. Il picco era stato il 16 marzo, con 157 servizi in ambulanza. Significa che siamo a un terzo rispetto a due settimane fa. E’ un dato davvero positivo, dopo tanti lutti e sacrifici a Piacenza”.
Ma il calo interessa anche le altre province: a Parma i servizi in ambulanza ieri sono stati 75, rispetto al picco del 16 marzo scorso di 172 viaggi
A Reggio Emilia 74, rispetto al picco di 119 servizi del 23 marzo. A Modena 36, a Bologna 82, a Ferrara 16, a Ravenna 34 e una quarantina a Forlì-Cesena e a Rimini.
“C’è un trend di calo generalizzato – spiega Venturi – oggi abbiamo una crescita, ma non sostenuta, solo su Bologna, Modena e Reggio Emilia”.
“Le misure di contenimento stanno dando i loro effetti – tira le fila commissario- oggi dobbiamo controllare soprattutto i malati a domicilio e le case protette”.
Un segnale visivo in questo senso arriva dalla sala d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Parma, trasformata in reparto per pazienti Covid a causa dell’emergenza coronavirus.
Dopo un mese di crescita e intasamenti, gli spazi della sala d’attesa si sono svuotati. Dal pomeriggio di lunedì, nell’ex sala d’attesa e negli ambulatori dell’unità operativa dedicata ai casi di emergenza non ci sono più pazienti ma barelle vuote. L’area è stata totalmente sanificata
Resta invece alto il numero dei decessi: 25 quelle registrate a Parma dalle autorità sanitarie nell’ultimo bollettino.
Nella lotta al virus si è aperta ora una nuova fase caratterizzata anche dalla modalità di esecusione dei tamponi e dalle visite a casa da parte dei medici ai pazienti con sintomi non gravi
Per quanto riguarda gli ospedali Covid, si conferma il contributo delle strutture private: Piccole Figlie (ad oggi 25 posti letto Covid attivati sui 30 messi a disposizione) e della casa di cura Val Parma Hospital (ad oggi attivati tutti i 40 messi a disposizione). Sempre in provincia di Parma sono stati attivati ulteriori 20 posti letto da parte della casa di cura Città di Parma.
(da agenzie)
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