Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTANO CONTROLLI E DENUNCE, MA CI SONO TROPPI DEMENTI IN CIRCOLAZIONE
In questi giorni Arma e Polizia stanno fermando sempre più cittadini per verificare le ragioni per cui si trovano fuori casa. Le denunce per l’inosservanza delle regole poste dal decreto #IoRestoaCasa sono in crescita e non si fatica a capire perchè, viste le scuse che certi cittadini hanno accampato una volta fermati.
Da chi viene beccato a bere una birra nel punto di ristoro dell’area di sosta perchè sta facendo benzina senza una macchina a chi afferma di essere fuori per “andare a scopare”, l’idiozia del popolo italico è stata messa nero su bianco sulle autocertificazioni con le più assurde scuse per uscire.
Come riporta Il Fatto Quotidiano, alcune persone sono state beccate in giro dalle forze dell’ordine e denunciate perchè impossibilitate a fornire un’adeguata ragione per essere lì. Le scuse sono veramente fantasiose, seppur ovviamente inutili.
C’è chi, in provincia di Macerata, è stato denunciato perchè pizzicato dai carabinieri mentre beveva una birra nel bar di una stazione di rifornimento. La ragione per essere lì? Fare benzina alla macchina. Peccato che non avesse la macchina con sè.
In provincia di Padova un uomo di è fatto prendere dalla mentalità dell’americano medio che fa file per le armi in tempi di coronavirus; l’individuo è uscito di casa per comprare l’arma e si è recato dai carabinieri per denunciarla. Beccandosi lui la denuncia per essere uscito senza giustificata ragione.
Ancora, a Torino un uomo che abita in provincia è stato beccato in giro con una birra in mano. Testuali parole sull’autocertificazione: “Ho tre ragazze. sono venuto a Torino per scopare”.
Tra chi fa picnic in dodici perchè “ha bisogno di aria” a Napoli, chi afferma che sta “andando a correre” ma va in giro in giacca e cravatta a Palermo, chi va a fare la spesa in un supermercato a 25 km di distanza dal domicilio perchè “ha la tessera e i punti in scadenza” in provincia di Alessandria, possiamo veramente dire che tutta in tutta Italia ci sono individui a cui le regole stanno proprio strette.
Al di là delle risate inevitabilmente amare che ci si fa leggendo queste storie, il punto è uno solo. In un momento in cui sembra sempre più chiaro che il 3 aprile non potremo tornare a vivere le nostre vite facciamoci un esame di coscienza e smettiamola di agire in maniera sconsiderata.
Perchè magari ci sentiamo bene, perchè magari non conosciamo nessuno che abbia contratto il coronavirus. Magari, appunto. Impegniamoci tutti per evitare di essere parte di quella popolazione che vanifica gli sforzi di medici e infermieri in prima linea, di commessi, farmacisti e di tutti i lavoratori che tengono aperto e anche di quelle persone che realmente stanno vivendo in isolamento.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
C’E’ UN’ITALIA CHE SOFFRE E UNA DI CUI VERGOGNARSI E CHE METTE IN PERICOLO TUTTI
Scene da film di serie B a via Garigliano, un quartiere popolare di Cassino. 
Un gruppo di trenta persone, tutti vicini di casa, aveva organizzato una grigliata sul tetto del palazzo di casa, con carne, vino e ogni sorta di prelibatezza e stava pasteggiando in allegria come se niente fosse.
E non ci sarebbe nulla di male in questa scena da buon vicinato, se non fosse che non è possibile organizzare assembramenti nel periodo dell’emergenza coronavirus (solo oggi nel Lazio sono stati registrati 117 contagi in più rispetto alla giornata di ieri).
Ad allertare le forze dell’ordine sono stati altri residenti di via Garigliano, che hanno visto la grigliata sul terrazzo dei vicini di casa.
E così, poco dopo, sono giunte sul posto una decina di pattuglie tra polizia, carabinieri e guardia di finanza. Che, ovviamente, hanno scatenato un fuggi fuggi generale.
Venti delle trenta persone che stavano partecipando al barbecue sono riusciti a nascondersi nelle proprie abitazioni.
Non sono invece riusciti a evitare la denuncia dieci sfortunati, che sono stati denunciati per aver violato il decreto del presidente Conte che vieta di uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute e necessità .
Ma l’episodio non è finito qui: perchè dopo essere stati denunciati, i dieci che non sono riusciti a fuggire hanno deciso di farsi giustizia contro i vicini di casa gamba lesta, tirandoli fuori dalle loro abitazioni e prendendoli a calci e pugni per vendicarsi.
(da Fanpage)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DOVRA’ TERMINARE IL PERCORSO DI RIABILITAZIONE
Una buona notizia: la coppia cinese, primi casi ital
iani di Coronavirus, sono stati dimessi dallo Spallanzani, completamente guariti. Usciti dall’ospedale dove sono rimasti in isolamento per più di un mese la coppia ha commentato: “Ci avete salvato la vita. Amiamo lo Spallanzani, amiamo l’Italia”.
Da qualche settimana sono clinicamente guariti, ma la moglie in particolare dovrà terminare il percorso di riabilitazione. Nel pomeriggio hanno lasciato l’istituto per le malattie infettive della Capitale diretti all’ospedale San Filippo Neri
Per loro è stato predisposto il trasferimento con una ambulanza in biocontenimento, precauzione non necessaria essendo la coppia guarita, ma adottata per non impegnare un’ambulanza usata per le emergenze.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
I POSITIVI SONO 33.190… OGGI 427 MORTI E 4.440 NUOVI POSITIVI
Sono complessivamente 33.190 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a
mercoledì di 4.480. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 41.035. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile.
“In Lombardia i positivi al coronavirus sono 19884, 2171 in più, un dato significativamente più alto. I ricoverati sono 7387 con una crescita molto più bassa, solo 182 in più, i ricoverati in terapia intensiva sono 1006, 82 in più, e i decessi 2168, 209 in più”. Sono i numeri resi noti dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera che ricorda: “Se avete sintomi state a distanza, anche in coppia. Altrimenti non riusciamo a contenere i contagi”
Drammatica la situazione in Lombardia. Sono in totale 2.168 i morti causati dal coronavirus in regione ad oggi, con un incremento di 209 decessi in 24 ore. “Non abbiamo più posti letto in molti presidi”, ha detto l’assessore al Welfare Giulio Gallera.Sabato pomeriggio arriveranno a Milano 65 tra medici e infermieri cubani che hanno combattuto l’ebola e sono quindi esperti nel trattamento di malattie virali”. Lo ha annunciato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. “Questa brigata” ha aggiunto Gallera, andrà a rinforzare uno dei presidi più in difficoltà , quello di Crema.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
10% DI PRESENZE PER SALVINI, 29% QUELLE DELLA MELONI: MA CHI VOLETE PRENDERE PER IL CULO?
«La Lega chiede la convocazione immediata del Parlamento. Deputati e senatori come tanti altri lavoratori italiani che sono al lavoro in queste difficili anche i parlamentari devono andare al lavoro in queste ore difficili».
Così ieri Matteo Salvini chiedeva che i parlamentari si riunissero per poter votare e migliorare il Decreto Cura Italia licenziato il 17 marzo ed in vigore da ieri. Tecnicamente il Parlamento ha 60 giorni di tempo per convertire in legge il decreto ma Salvini vuole fare tutto subito.
La ragione? A parole il leader della Lega dichiara che ci sono tante cose da sistemare, a partire dai 600 euro una tantum per lavoratori autonomi e Partite IVA.
Giudica “inaccettabile” lo svuotacarceri che non fa altro che prevedere una procedura agevolata per la detenzione domiciliare dai detenuti che devono scontare una pena, o residuo di pena, fino a 18 mesi (cosa che è già possibile e prevista dalla legge).
E soprattutto teme che «a Bruxelles si prendessero accordi sul MES senza che i parlamentari che rappresentano gli italiani siano coinvolti e ascoltati» (il 5 marzo è stata annullata la seduta dell’Europarlamento e attualmente a Bruxelles stanno studiando come proseguire l’attività in videoconferenza o secondo altre modalità ).
Sembra incredibile però: il Salvini che vuole andare in Parlamento è lo stesso che l’estate scorsa fece esplodere la crisi del Governo Conte 1 dalla spiaggia del Papeete di Milano Marittima da dove aveva chiesto di tornare immediatamente al voto (senza un passaggio parlamentare) e che giustificava le sue assenze dal Viminale spiegando che al giorno d’oggi per fare il ministro e dare ordini, disposizioni e direttive era sufficiente avere uno smartphone.
Sì: è proprio lo stesso Matteo Salvini che non andò mai al Senato a riferire sul caso Savoini, lo stesso che per quasi un anno non rispose mai all’invito formale di un’audizione in Commissione Antimafia.
Proprio lui, quello che disertava i vertici europei e che quando doveva andare al Parlamento Europeo non ci andava quasi mai riuscendo per ben due volte a perdersi il voto sugli aiuti ai terremotati.
Per la cronaca il totale delle presenze in Aula a Palazzo Madama del senatore Salvini è pari al 10% delle votazioni.
Giorgia Meloni, la stakanovista del coronavirus
Ora poco importa che Salvini sia anche quello che vuole “chiudere tutto”, tranne il Parlamento ovviamente. Perchè dai banchi del Senato Salvini potrà gridare all’Italia e al mondo (non che non lo abbia fatto già ) che questo Governo è inadeguato a gestire l’emergenza coronavirus. Ma il capo del Carroccio non è il solo.
«In un momento di emergenza nazionale i primi a dover lavorare devono essere i Parlamentari. Noi vogliamo lavorare, fatecelo fare», tuonava ieri la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Sarà un caso anche qui che Giorgia Meloni non è proprio la deputata più presenzialista di Montecitorio. Secondo il portale OpenParlamento la capo di FdI ha il 70% di assenze dalle votazioni in Aula con appena il 29% di presenze.
E lo sa bene visto che qualche mese fa fece la scenetta di andare a farsi una foto in Transatlantico per mostrare che era l’unica al lavoro (ma la commissione si riuniva al piano di sopra).
Si dirà che la Meloni ha anche altro da fare. Non si capisce cosa visto che nemmeno al Consiglio Comunale di Roma (dove è eletta) risulta essere molto presente. Nel 2019 su 92 sedute effettuate dall’Assemblea Capitolina la Meloni ha preso parte solo a 11 riunioni dell’Aula, due in più di Alfio Marchini ma meno di una al mese.
Ma si sa, fino ad ora in Parlamento o al Campidoglio non si è mai discusso di Covid-19. Oppure — come suggerisce l’onorevole Giuditta Pini su Facebook — i due hanno solo voglia di fare un po’ di polemica gratuita.
Perchè, scrive l’onorevole Pini, «il Parlamento non ha mai chiuso. Stiamo lavorando per capire come consentire a chi non può venire, (perchè malato, o in quarantena) di poter comunque esercitare il suo ruolo, quindi votare, presentare e discutere emendamenti». Non dimentichiamo che Meloni e Salvini sono quelli che quando si votava la fiducia al Governo Conte 2 erano in piazza Montecitorio a parlare di democrazia e spiegavano che non si poteva fare un Conte Bis perchè non votato dagli italiani.
Cosa ci si può aspettare da due che da anni raccontano al Paese una versione completamente inventata della nostra Repubblica Parlamentare?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
E’ UNA VITA CHE RACCONTANO BALLE AGLI ITALIANI, MA DALLA GALERA LI AVETE SALVATI VOI, NOI NON DIMENTICHIAMO CHE GLI AVETE RETTO LO STRASCICO PER 15 MESI
Ora come non mai sarebbe imperativo, per il mondo politico, uscire con una voce unica. Una voce
che elenchi i dati e i fatti così come stanno al di là delle interpretazioni personali e — soprattutto — delle fazioni politiche.
E se è vero che, di facciata, tutti i politici hanno affermato di non voler fare propaganda sulla questione coronavirus, è anche vero che non tutti quanti stanno rispettando la parola data.
Così accade che il profilo Lega — Salvini premier condivida dati inesatti in modo da lasciare intendere ciò che in realtà non è.
Il Sottosegretario al Ministero dell’Interno nel Conte bis ha deciso di utilizzare Facebook per spiegare come mai i dati di un post condiviso dalla Lega non corrispondano al vero.
Il politico è arrivato a definire come una vera e propria «bufala» il post in cui la Lega di Salvini ha sottolineato, negli scorsi giorni, come 25 miliardi fossero pochi per rispondere all’emergenza coronavirus.
Per far sembrare la cifra ancora più scarna, inoltre, i social della Lega hanno deciso di inserirla in una classifica che mette in evidenza come gli altri paesi stiano tutti investendo di più. I dati degli altri paesi nella grafica della Lega corrispondono a quelli mostrati nella lista dell’esponente 5Stelle.
Il post di Sibilia non lascia spazio all’immaginazione e l’accusa è molto dura. «Le bufale come questa fanno solo male all’Italia», comincia.
Subito arriva l’accusa al partito di Salvini: «In uno dei momenti più difficili per il nostro paese è questo quello che si preoccupa di diffondere la Lega, solo falsità ».
Il Sottosegretario parla poi subito dei dati e di quei celebri 25 miliardi, che sono solo la cifra iniziale stanziata con la manovra che è stata approvata (il Decreto Cura Italia), la quale «ne arriva a muovere ben 350 tra garanzie pubbliche e finanziamenti. Una cifra che è pari al 20% del PIL italiano, in percentuale la più alta nel mondo».
Il riferimento è alla classifica che ha condiviso, affiancata a quella della Lega, che effettivamente mette l’Italia al primo posto per quanto riguarda gli investimenti per far fronte all’emergenza coronavirus in rapporto al PIL del paese.
Stoccata finale alla Lega: «Nel frattempo c’è chi impiega tempo e risorse per raccontarci falsità e continuare a speculare sulle spalle del nostro sistema Paese. Falsi e sciacalli. Gli italiani hanno bisogno di verità .»
Peccato che per 15 mesi non si siano accorti con chi stavano governando…
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
“SERVONO DECISIONI LUCIDE, LEADERSHIP E DISCIPLINA DA PARTE DI TUTTI”: L’INTERVISTA A CLAUDIA LODESANI, PRESIDENTE DELLA ONG
La crisi sanitaria del Covid-19 va affrontata con un mix di “studio, leadership e fiducia”, e soprattutto con “l’impegno e il contributo di tutti”.
“La priorità , come in tutte le epidemie, deve essere la protezione degli operatori sanitari in prima linea, perchè se si ammalano loro poi non è più possibile curare gli altri”.
Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere, risponde al telefono dopo una lunga giornata passata nel Lodigiano, dove con la sua equipe sta supportando la task force istituita dal governo per contrastare l’epidemia.
Infettivologa, ha operato in contesti di crisi come ebola e tsunami; è consapevole delle sfide e delle incognite che il nuovo virus impone alle nostre vite, ma ha anche la lucidità di chi conosce la devastazione delle bombe e sa che questa non è “una guerra”, ma un evento naturale che tutti insieme dobbiamo e possiamo affrontare.
Dottoressa, attualmente siete impegnati in quattro ospedali del Lodigiano. In cosa consiste il vostro intervento?
“Siamo qui da una decina di giorni con un’equipe composta da una ventina di persone, presto ne arriveranno altre. Facciamo principalmente due tipi di interventi, dando una mano sia come inservienti che come medici. Da un lato agiamo sul territorio per rinforzare tutto quello che riguarda le assistenze domiciliari e le residenze sanitarie assistenziali (Rsa). L’obiettivo è soprattutto fare formazione, perchè chiaramente i medici che lavorano lì non sono infettivologi e non conoscono certi contesti. Poi lavoriamo negli ospedali, dove supportiamo i team di Malattie Infettive nel controllo delle infezioni, assicurandoci che i colleghi si proteggano bene. Ci tengo a sottolineare che i team dell’Azienda di Lodi hanno fatto e stanno facendo un super lavoro, il loro impegno è davvero incredibile”.
Un tema centrale è quello degli alti contagi tra il personale sanitario. Nei giorni scorsi, come Msf, avete lanciato un appello per chiedere che dispositivi di protezioni individuale (come guanti e mascherine) arrivino più velocemente negli ospedali. Vuole rilanciare questo appello? Perchè è così difficile reperire articoli così basilari, e perchè è fondamentale farlo in fretta?
“In tutte le epidemie di questo tipo l’obiettivo principale è proteggere i sanitari che lavorano perchè se si ammalano loro non possono più curare gli altri. Abbiamo fatto questo appello alla luce delle difficoltà che sta incontrando l’Italia nel reperire mascherine e altri presidi di protezione, per chiedere a tutti i Paesi europei di essere solidali con gli Stati più colpiti, non solo l’Italia, ma anche la Spagna e la Francia. Certamente è un problema multifattoriale: ci troviamo di fronte a una domanda imponente che nessuno aveva previsto, legata a un’epidemia che nessuno aveva immaginato. C’è un problema di produzione, ma anche di frontiere. L’appello è che bisogna trovare il modo di risolvere velocemente questo problema a livello europeo e anche mondiale. È fondamentale in questo momento trovare il modo di supportare i sanitari nella protezione di loro stessi”.
Adesso lì com’è la situazione? Le protezioni di cui dispone il personale sanitario sono adeguate oppure no?
“Sì, sono adeguate però sono sempre agli sgoccioli, gli ordini arrivano giornalmente, quindi si fa fatica a fare una pianificazione. Se avessero degli stock un po’ più ampi sarebbe più facile pianificare il lavoro tramite un’organizzazione più adeguata”.
Le vostre missioni di solito si concentrano su teatri di guerra, disastri naturali, Paesi poveri o poverissimi. In questo caso state operando nel cuore dell’Europa, in quella che Angela Merkel ha definito “la sfida più grande dalla Seconda guerra mondiale”. Nei discorsi di molti leader ritorna la parola “guerra” applicata al virus. Come si combatte questa guerra, come si vince?
“Per me non è una guerra. Ho lavorato in contesti di guerra e la situazione non è paragonabile. In una guerra ci sono le bombe che ti arrivano, la gente che ti spara, ci sono fattori esterni incontrollabili. Una guerra è molto più imprevedibile e avviene in un contesto politico. Qui invece abbiamo un virus che certamente fa paura, come tutto quello che non si vede; è un evento che non era stato previsto e ha numeri molto alti, ma è un elemento che a differenza di una guerra puoi cercare di limitare perchè sai come si trasmette. Certo, lo sappiamo a fatica perchè è un virus nuovo, quindi molte cose le stiamo imparando ora, però non c’è l’elemento imprevedibile della bomba, del fattore umano. Se ci impegniamo a studiare questo virus, a capire come si trasmette, possiamo imparare a contrastarlo”.
Cosa ne pensa di chi, come Donald Trump, parla ancora di “virus cinese” o “straniero”?
“Nessun virus ha delle frontiere o una nazionalità . Lo abbiamo visto con ebola, con il morbillo, in passato con la peste. Tutti i virus si muovono e sono legati ai movimenti delle persone. Per questo adesso è fondamentale rispettare le misure di distanziamento sociale e ridurre al massimo i contatti, perchè solo così è possibile limitare la trasmissione”.
Per quanto ammaccato, l’Italia può contare su un Sistema sanitario nazionale che in molti ci invidiano. Quale impatto rischia di avere la pandemia sui Paesi più poveri del mondo?
“Sono appena rientrata da due mesi ad Haiti, è chiaro che in un Paese dove c’è un sistema sanitario già di per sè debole un’ondata di questo tipo non sarà affrontata nello stesso modo in cui può essere affrontata qui; non si hanno le stesse possibilità . Facciamo parte di tavoli tecnici nei Paesi in cui lavoriamo per provare a prevenire, a fare dei piani d’azione, ma ovviamente è difficile perchè il sistema sanitario è già debole di per sè. Come si comporterà il virus in questi contesti? Non lo sappiamo. Sicuramente abbiamo un elemento positivo e uno negativo: quello negativo è che ci sono delle città dove la concentrazione della popolazione è molto elevata, come Kinshasa o Port-au-Prince, in cui le persone vivono nelle baraccopoli. Se il virus arriva lì, si propagherà molto più velocemente. Però è vero anche il contrario: fuori dalle grandi città ci sono delle distese molto più vaste, con contatti minori, quindi forse il virus farà più fatica a passare a tutto il Paese. È difficile da prevedere, abbiamo fatto mille ipotesi su questo virus ma la realtà è che non lo sappiamo. Ci sono elementi che possono aiutare e altri che possono sfavorire”.
Il coronavirus rischia di aggravare ancora di più le condizioni già estreme di chi è bloccato nei campi profughi delle isole greche. Qual è la vostra posizione a riguardo?
“I campi profughi della Grecia sono uno scandalo indipendentemente dal virus. Quei campi, come i morti in mare nell’attraversamento del Mediterraneo, sono uno scandalo che l’Unione europea non ha mai voluto affrontare. Di qui i nostri continui appelli alle istituzioni europee affinchè cambino le politiche migratorie, perchè il problema non è fermare queste persone, che tanto non si riescono a fermare, ma riuscire a fare dei percorsi di integrazione una volta arrivati. È scandaloso a prescindere che a non rispettare i diritti umani sia proprio un continente che in teoria si basa sui diritti umani. Questo vale indipendentemente dal virus. Poi è chiaro che se si ammassano persone in un solo posto, dentro un unico centro come può essere quello di Lesbo, se arriva il virus fa un disastro. E la colpa, ovviamente, non è delle persone, ma di politiche non lungimiranti sulla migrazione”.
A proposito di questo… voi oggi state supportando la task force di un governo composto da una parte politica che chiamava le vostre navi “taxi del mare”. Che effetto fa ripensare a quelle accuse, a quella che fu a tutti gli effetti una campagna diffamatoria contro le Ong?
“Per me non è cambiato assolutamente nulla. Noi cerchiamo di essere coerenti con il nostro mandato, che si ispira ai principi di neutralità e imparzialità . Andiamo dove c’è bisogno: ad Haiti, in Siria, ora in Italia perchè c’è un bisogno sanitario su cui crediamo di avere le competenze per aiutare. Lo avrei fatto indipendentemente da tutto, per me è acqua passata, non mi interessa molto quello che ci hanno detto, noi rimaniamo coerenti con le nostre idee”.
C’è una “lezione del virus” che i governi e la politica farebbero bene a imparare?
“Che la salute è un diritto di tutti, non si può continuare a indebolire i sistemi sanitari: spero che questo sia un messaggio che hanno imparato tutti, visto che più o meno le politiche degli ultimi anni sono sempre state mirate a diminuire il budget della Sanità ”.
Di situazioni estreme lei ne ha viste tantissime, ma per la maggior parte degli italiani non è così, e questa epidemia rimarrà come uno dei momenti più tragici della nostra storia individuale e collettiva. Come inquadrare questo momento senza farsi fagocitare dalla paura e dal senso di impotenza?
“Io sono una persona ottimista in generale perchè altrimenti non potrei fare questo lavoro. Anche in questa situazione sono ottimista. Qui a Lodi i medici hanno fatto veramente un lavoro incredibile, penso che si debba avere fiducia nelle persone che sanno fare questo lavoro e contribuire ognuno nel suo piccolo, con quello che si può. Servono tanta solidarietà e tanta coerenza: ognuno come può, ma dobbiamo lavorarci tutti insieme”.
Sperare che “andrà tutto bene”, quindi, non è da pazzi?
“Diciamo che ‘andrà tutto bene’ se ognuno farà la sua parte: proteggere i medici e seguire le indicazioni delle autorità ”.
Cosa si sente di dire a chi inizia ad avvertire una certa insofferenza verso le limitazioni — sempre più stringenti — che ci vengono imposte? Pensa che ci siano degli eccessi?
“È difficile dare una valutazione; io parlo dal punto di vista tecnico e non politico. Ci sono delle metodologie che si applicano all’inizio di un’epidemia, ma che ormai qui non si possono più applicare perchè il virus è troppo diffuso, come è il caso della Lombardia. Non ha senso fare la caccia all’errore: quello che è successo ci sta, è un evento nuovo che ha preso tutti alla sprovvista. Stiamo tutti imparando. L’importante, appunto, è imparare dalla lezione della Lombardia per impedire che negli altri posti si verifichi una diffusione così ampia: questo è l’aspetto veramente importante. Per gestire bene un’epidemia ci vuole una leadership e bisogna fidarsi. Dopodichè sono convinta che ci siano linee difficili da tracciare, per cui bisogna trovare un equilibrio tra misure chiare volte a proteggere il cittadino, e ciò che è concretamente realizzabile. A orientare la bussola deve essere un mix di lucidità e fiducia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
NECESSARIE MISURE DI CHIUSURA COME A WUHAM, CI VUOLE TANTO A CAPIRE CHE IN LOMBARDIA BISOGNA CHIUDERE ATTIVITA’ LAVORATIVE?
Nel corso della consueta conferenza stampa, il governatore della Regione Lombardia Attilio
Fontana ha dato la parola al Capo della delegazione cinese della Croce Rossa.
E proprio da lui è arrivato il nuovo invito, a mo’ di rimprovero, a tutti i cittadini milanesi (ma anche nel resto d’Italia) che non hanno capito come l’unico modo per contenere la diffusione del contagio da Coronavirus sia rimanere a casa.
Lo stesso capo del team dei medici cinesi ha detto che le misure di chiusura dovrebbero essere più incisive e totali, come accaduto a Wuhan.
Insomma, i medici cinesi, come già fatto non appena sbarcati in Italia, hanno sottolineato come l’atteggiamento di molti milanesi — si parlava di Milano perchè era il teatro della conferenza stampa — sia sconsiderato.
Si parla, ovviamente, dei casi di persone che sentono l’impellente esigenza di andare a correre e non limitare i propri movimenti.
Il numero dei contagi da Coronavirus in Italia continuano a essere importanti, seppur il trend non è più esponenziale come quanto registrato nel corso delle settimane scorse. Ma a preoccupare c’è anche il numero dei morti che nella sola giornata di ieri ha toccato quasi quota 500 in 24 ore. Per questo motivo i medici cinesi chiedono di seguire il modello Wuhan, con una limitazione totale degli spostamenti.
Al termine di questa conferenza stampa, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha annunciato che comunicherà al governo di seguire gli indirizzi indicati dai medici cinesi, ponendo provvedimenti più restrittivi per contenere l’avanzata dei contagi.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
SCENDONO LEGA E ITALIA VIVA… ZAIA SUPERA SALVINI NEL GRADIMENTO… IL 94% ESPRIME UN GIUDIZIO POSITIVO SUL DECRETO ANTI-VIRUS
L’emergenza legata al Coronavirus fa avvicinare gli italiani al governo e al presidente del consiglio. Sia l’esecutivo che Giuseppe Conte, infatti, hanno il sostegno di 7 italiani su 10.
Lo rileva il sondaggio realizzato da Demos per Repubblica, che segnala come si tratti di un grado di consenso mai rilevato dall’istituto di Ilvo Diamanti negli ultimi 10 anni. In passato il governo Conte 1, quello sostenuto da Lega e M5s, si era spinto fino al 62% nel settembre del 2018, mentre in precedenza l’esecutivo di Matteo Renzi aveva toccato il 69% nel giugno del 2014, dopo il successo alle elezioni europee, prima di calare sensibilmente in seguito. Il governo di Paolo Gentiloni, invece, aveva avvicinato quota 50%.
I due Mattei in calo
Oggi sia il premier che il suo governo hanno un indice di gradimento pari al 71% degli intervistati. Una crescita enorme sia per l’esecutivo — nella precedente rilevazione era al 44% — che per lo stesso Conte, capace di riscuotere il sostegno del 52% dei cittadini nel mese di febbraio.
E questo nonostante i due principali partiti maggioranza siano rimasti più o meno sulle stesse cifre del mese scorso: il Pd raggiunge il 21%, il M5s il 14,6%.
Perdono qualche consenso i due partiti che nelle scorse settimane avevano cercato di porre fine al governo Conte 2 e varare un esecutivo d’unità nazionale: la Lega di Matteo Salvini è al 28.8% (era al 29,2%), Italia Viva di Matteo Renzi è al 3,3% (era al 3,9), sempre dietro alla Sinistra (3,5%).
A destra continuano a cambiare i rapporti di forza: da luglio il Carroccio è sceso dal 35.3% al 28.8%. Al contrario Fratelli d’Italia passa dal 6,2% al 13.5%, con Forza Italia in calo al 5,9%.
Bene Speranza e Di Maio, Zaia supera Salvini
Per quanto riguarda i singoli leader, dietro a Conte, c’è Giorgia Meloni (passata dal 46% al 52) e poi due sorprese: i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, le Regioni più colpite dal virus. Luca Zaia, non rilevato fino al mese scorso a livello nazionale, oggi riscuote il consenso del 48% degli intervistati e batte il suo leader Salvini, fermo al 46 . Il capo del Carroccio è tallonato dall’altro leghista Attilio Fontana, altra new entry in classifica col 42%.
Vanno bene anche i ministri del governo Conte: da segnalare il balzo di Roberto Speranza, il ministro della Sanità passato da un gradimento di 26 punti a febbraio, a quota 40 di marzo.
A sorprendere in questo periodo di emergenza è anche il passo in avanti di Luigi Di Maio, che guadagna 11 punti in più rispetto a 30 giorni fa: il ministro degli Esteri è passato da 31 a 42 punti, scavalcando il segretario del Pd, Nicola Zingaretti a 40. Scende Emma Bonino (da 44 a 39), mentre il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini si ferma a 36. Sia il leader di Areadem, che Silvio Berlusconi (34%, ha recuperato 6 punti) e pure Carlo Calenda (25%, più cinque punti) staccano Renzi, inchiodato al 25%.
Quasi tutto il Paese (il 94%), poi, valuta positivamente le misure adottate dal governo per combattere il contagio. Molto positivo anche il giudizio sulla condotta tenuta dall’esecutivo (84%) in questi giorni d’emergenza, ma vengono promossi a pieni voti anche il sistema sanitario (94%), la Protezione civile (88%), le Regioni (77%), i giornalisti (64%).
Per l’80% degli intervistati, tra l’altro, l’Italia si sta combattendo molto meglio il virus rispetto agli altri Paesi europei. Praticamente tutti — il 95% — dichiarano di essere preoccupati per la malattia. Un mese fa erano la metà .
(da agenzie)
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