Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
LA FUNZIONE FUNEBRE AL SANTUARIO DELLA NORTH CENTRAL UNIVERSITY
Sul luogo della morte, tra le strade di Minneapolis, stanno arrivando migliaia di persone. Pregano,
lasciano fiori o anche solo si metteno in ginocchio, un gesto diventato simbolo di questa protest
A celebrare i funerali sarà il reverendo Al Sharpton, noto come leader di diverse campagne per i diritti civili.
Per celebrare la funzione è stata scelto il santuario della North Central University in Minnesota. Nel programma delle celebrazioni ci sono anche gli interventi dei famigliari di Floyd e del suo avvocato. La celebrazione, trasmessa via streaming da diversi quotidiani, è accompagnata da cori spiritual.
Un pellegrinaggio. Così i media definisono l’afflusso di persone che si sta muovendo verso il memorial dedicato a George Floyd, nel luogo in cui è morto lo scorso 25 maggio, con il volto schiacciato a terra in una strada di Minneapolis.
Le persone arrivano, pregano in silenzio e lasciano fiori. Molti si mettono in ginocchio, riprendendo un gesto che ormai è diventato il simbolo di queste proteste.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
A 31 ANNI DALLA PROTESTA, LA TESTIMONIANZA DI UN GIORNALISTA CHE C’ERA
Eravamo rimasti in tre a Pechino, la sera del 3 giugno 1989: Federico Bugno dell’Espresso, Guido Busetto del Sole 24 Ore ed io per il settimanale Europeo. Gli altri giornalisti italiani avevano lasciato la Cina.
La protesta di piazza Tienanmen, iniziata il 15 aprile, si stava esaurendo. C’erano ancora centinaia di tende con migliaia di studenti che la occupavano, ma ormai fra loro prevaleva la stanchezza.
Da dieci giorni ero nella stanza 1149 del Bejing hotel, quello più vicino alla piazza. Cento metri più avanti, sul vialone Changan, la mattina del 4 giugno fu scattata la foto simbolo della strage: il ragazzo che da solo blocca un carro armato, lui armato soltanto con due sacchetti della spesa di plastica. Ma io dall’alba ero bloccato nella hall dell’albergo. Gli agenti in borghese non facevano più uscire i giornalisti e cameramen delle troupe di tutto il mondo.
Più “fortunati” i colleghi che avevano scelto hotel lontani dalla piazza ma più moderni, come lo Sheraton o lo Shangri La (trent’anni fa non erano molti gli alberghi accettabili a Pechino, con buoni telefoni e fax). Bugno e Busetto riuscirono ad arrivare vicino agli scontri. Il primo rimediò una brutta botta in testa, l’altro una pallottola di striscio.
L’esercito aveva attaccato nella notte fra il 3 e il 4 giugno. Due settimane prima il premier Li Peng aveva dichiarato la legge marziale ordinando lo sgombero della piazza, ma nessuno aveva eseguito i suoi ordini.
Chiusi nella Città Proibita, i gerarchi lottavano fra loro. Alla fine prevalse la linea dura voluta dall’85enne Deng Xiao Ping. Il segretario riformatore del partito comunista Zhao Zyang, il Gorbaciov cinese che era sceso in piazza a dialogare con gli studenti, passò i restanti 15 anni della sua vita agli arresti domiciliari.
Nei miei dieci giorni di reportage avevo conosciuto i tre leader della protesta: la 23enne Chai Ling, che dopo la strage riuscì a fuggire; il 21enne uiguro Wuercaixi, riparato a Taiwan; e Wan Dang, 20 anni, che fece sette anni di carcere.
Avevo passato ore a discutere con gli studenti che parlavano un po’ d’inglese (pochi). Chiedevano cose semplici: libertà , diritti civili, eleggere i propri governanti.
Scoprii che il concetto di democrazia è universale, nonostante i dittatori cinesi spaccino ancor oggi scuse inesistenti: siamo diversi dagli occidentali, siamo troppi (e l’India?), la libertà provoca disordine, guardate Hong Kong e ora gli Usa.
La cosa peggiore della carneficina di Tienanmen non è il numero dei morti. È il mistero su quel numero. Si va dalle poche centinaia della versione governativa, alle migliaia denunciate dagli studenti.
È calata una cappa di paura sulla strage, vietato parlarne da 31 anni. Almeno le madri di Plaza de Mayo qualcosa sui desaparecidos argentini hanno saputo. Invece molti giovani cinesi di oggi ignorano cosa successe in quella piazza.
Il regime totalitario continua a calpestare diritti elementari (parola, opinione, riunione, associazione, stampa, religione), non permette Facebook, Twitter, Whatsapp, Instagram, Google, Yahoo, Youtube (chi ci arriva con Vpn viene schedato e controllato), censura tutti i siti d’informazione mondiali (dalla Bbc al New York Times a molti italiani), manda la polizia a casa perfino di chi riceve mail contenenti parole come ‘libertà ‘ o ‘Tienanmen’, fa sparire i dissidenti, incarcera gli oppositori, interna un milione di uiguri nei lager, vuole nominare i vescovi cattolici e opprime i pacifici tibetani (vittime di pulizia etnica), vietando la nomina di un nuovo Dalai Lama quando morirà l’attuale.
Non parliamo del dumping economico, sociale, sindacale e sanitario che falsa la concorrenza e ha provocato il corona virus. Ma noi facciamo fatica addirittura a pronunciare la parola “dittatura” riguardo alla Cina.
Trentun anni dopo, io sto sempre dalla parte del ragazzo che bloccò per due minuti il tank.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
ACQUISTI DI DEBITO ESTESI FINO A FINE GIUGNO 20121 E COMUNQUE “FINO A CRISI FINITA”
La Bce rilancia gli acquisti di debito per l’emergenza Covid-19. Eurotower, guidata da Christine
Lagarde, ha aumentato di 600 miliardi di euro il Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme) portando il totale a 1.350 miliardi di euro.
Ampliato l’orizzonte temporale in cui la Bce condurrà gli acquisti di titoli per l’emergenza pandemica. “Sarà esteso almeno fino a fine giugno 2021” rispetto all’attuale scadenza di dicembre 2020, con reinvestimenti dei titoli che man mano arriveranno a scadenza fino a fine 2022. Il Pepp, spiega la Bce nel comunicato, continuerà finchè la banca centrale “non giudicherà che la crisi del coronavirus è finita”.
La Bce ha inoltre tenuto invariati i tassi di interesse. Il ‘refi’, tasso di rifinanziamento principale, resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%. Il Consiglio direttivo della Bce ”continua a essere pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto, in linea con il suo impegno per la simmetria”.
Le decisioni di Christine Lagarde costituiscono una sorpresa per gran parte degli investitori, visto che le previsioni medie raccolte dalla Bloomberg indicavano un aumento di 500 miliardi.
Christine Lagarde, in conferenza stampa, ha precisato che il consiglio direttivo di Eurotower ha deciso “con ampio consenso” sulla risposta a una crisi “senza precedenti”. Il Consiglio direttivo della Bce non ha discusso di acquisti dei titoli junk, ossia spazzatura. “Osserviamo” la situazione e “prenderemo le decisioni necessarie per isolare il sistema economico dalla pandemia”.
La Bce taglia drasticamente le sue stime di crescita per l’Eurozona quest’anno, portando il Pil 2020 a -8,7%. Si tratta dello scenario di base e che ne esistono due alternativi. Le nuove stime danno una ripresa a +5,2% nel 2021 e +3,3% nel 2022. Netto taglio anche alle stime d’inflazione del 2020, a 0,3% (da +1,1%), a 0,8% per il 2021 e 1,3% nel 2022. “Diamo dunque un forte benvenuto alla proposta della Commissione europea di un piano per la ripresa per sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla pandemia” ha detto Lagarde in conferenza stampa.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
ECCO I CASI: VERBALE DI 533 EURO ALL’EX SINDACO DI BELFORTE CHE DA SOLO E CON MASCHERINA HA DEPOSTO UNA CORONA DI FIORI AL MONUMENTO… MULTATE A NAPOLI 15 PERSONE CON MASCHERINE PER IL 25 APRILE IN PIAZZA MUNICIPIO…ALTRE MULTE IN FRIULI E A ROMA NEI QUARTIERI ALESSANDRINO, TORPIGNATTARA E GARBATELLA PER IL 25 APRILE
C’è un mantra che si sta ripetendo quotidianamente in questi ultimi giorni, da quando cioè è stata prima organizzata e poi portata a termine la manifestazione del centrodestra unito dello scorso 2 giugno.
A chi si indigna per gli assembramenti che si sono visti in via del Corso a Roma, a chi critica Matteo Salvini e Giorgia Meloni per i selfie senza mascherina, viene contrapposta sempre la stessa risposta: «e allora i manifestanti 25 aprile? Perchè quelli non sono stati multati e noi non possiamo manifestare?».
Tra l’altro, anche nella tarda serata di ieri, Giorgia Meloni ha alimentato questa vox populi, in uno strano post preventivo in merito alle multe che «starebbero per arrivare» ai manifestanti del 2 giugno.
In un passaggio del suo post, infatti, la leader di Fratelli d’Italia ha scritto: «Quando tutti erano in casa e non si poteva partecipare nemmeno ai funerali dei propri cari, ci sono state centinaia di persone che sono scese in piazza per manifestare il 25 aprile. Nessuna multa per loro».
Ma questa affermazione, che ha scatenato l’esercito dei twittatori con la bandierina tricolore, ha un fondamento di verità ?
Provate a chiederlo all’ex sindaco di Belforte Roberto Paoloni che, tra l’altro, riveste anche il ruolo istituzionale di consigliere di minoranza. Il 25 aprile, munito di un dispositivo di protezione e — soprattutto — da solo, si è recato a deporre una corona di fiori presso il monumento dedicato alla Liberazione. Il risultato è stato un verbale da 533 euro.
Chiedetelo alle Reti sociali napoletane che, lo scorso 25 aprile, in gruppi di massimo dieci-dodici persone tutte con dispositivi di protezione personale, hanno esposto alcuni striscioni per ricordare la Resistenza.
La questura di Napoli, sia a Fuorigrotta, sia a Piazza Municipio, ha multato una quindicina di persone.
Anche in Friuli Venezia Giulia il 25 aprile è stata una giornata record per le sanzioni amministrative.
Mentre a Roma, nei quartieri Alessandrino, Torpignattara e Garbatella — dove si erano registrate manifestazioni spontanee — le forze dell’ordine hanno disperso assembramenti di massimo trenta persone e, in alcuni casi, hanno proceduto all’identificazione dei manifestanti.
La disparità di trattamento ci sarebbe soltanto nel caso in cui provvedimenti analoghi a quelli intrapresi nel corso della Festa della Liberazione non fossero presi anche per la manifestazione del centrodestra il 2 giugno a Roma.
I manifestanti non sono multabili se attuano un flashmobb in forma statica e mantenendo le distanze di sicurezza., non se fanno un corteo appiccati e senza mascherine.
A Genova il centrodestra ha fatto un flashmoob con circa 200 persone distanziate e nessuno ha avuto nulla da ridire.
Se a Roma non sono capaci, paghino la multa e tacciano (ammesso che arrivi mai la denuncia)
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
VIOLA LE REGOLE E PARLA DI REGIME DI POLIZIA… SE NON E’ CAPACE DI GESTIRE L’AFFLUSSO A UNA MANIFESTAZIONE DI 1.000 PERSONE E’ UN PROBLEMA SUO
C’è chiaramente un’emergenza democratica in atto: vogliono multare Giorgia Meloni per gli
assembramenti alla manifestazione del centrodestra. O almeno questo è quello che dice la leader di Fratelli d’Italia, su Twitter e su Facebook, parlando esplicitamente di regime:
“Leggo che la Digos starebbe visionando tutti i video della manifestazione che abbiamo fatto ieri a Roma, per mandare multe e sanzioni a chi ha partecipato. Quando tutti eravamo in casa ci sono state centinaia di persone che sono scese in piazza per manifestare il 25 aprile. Nessuna multa per loro. Nessuna multa quando hanno sfilato i centri sociali, nessuna multa quando decine di persone si assembravano da Conte per inaugurare l’ultima campata del ponte di Genova. Le multe sono arrivate ai commercianti, rei di protestare contro il governo. E probabilmente arriveranno a noi, perchè siamo scomodi al regime. E come tutti i regimi, anche questo pensa di poter utilizzare la polizia per intimorirci. Lo chiedo a quelli che non la pensano come noi, ma mantengono un briciolo di onestà intellettuale: veramente è tutto normale?”
Non è normale intanto raccontare il falso ( e su questo vi rimandiamo a successivo articolo specifico)
Poi va ricordato che la Meloni prima della manifestazione aveva invitato a non presentarsi per non dare adito a problemi e strumentalizzazioni, quindi aveva presente il problema.
Se lei e il Capitano non sono stati capaci di gestire la gente che è arrivata perchè si lamentano per la multa (non ancora nemmeno arrivata), che dovrebbero accettare in quanto legalitari?
C’è di più: la vicecapa dellagggente (il capo attualmente è Salvini) dovrebbe essere felice di essere trattata come la gente.
In ultimo, se non è capace di gestire l’afflusso a una manifestazione perchè dovrebbe essere capace di gestire il governo di un paese?
(da NextQuotidiano“)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
MA I SUOI COMPAGNI DI VIAGGIO SU CUI NON GARANTISCE LIMPIDEZZA SE LI E’ SCELTI LEI, ANCHE QUELLI CHE NON VANTAVANO CERTO LA VIRTU’ DEI MONACI
Recentemente Jole Santelli di Calabria, sollecitata da Peter Gomez circa l’eventualità di un ennesimo terremoto giudiziario lungo i Palazzi della politica indigena, ha affermato:”Non lo escludo.”
Il Presidente della Regione ha detto, inoltre, di poter garantire solo per se stessa e non in nome e per conto di tutti i suoi compagni di viaggio, lasciando intendere, con ciò, che qualcuno potrebbe non risultare “immacolato” allo sguardo inquirente.
È pur vero che, in tempi di sbracato relativismo, la vecchia logica aristotelica appare percorsa da crepacci. Così come l’esangue “principio di non contraddizione”. Cionondimeno, le parole, quando vengono sfrattate dalla loro dimora originaria, si vendicano platealmente. E cercano un orizzonte di senso. Vediamo come.
I presunti “malandrini”, sulla cui limpidezza Santelli non giura, sono gli stessi che ne hanno reso possibile, in qualche misura, l’elezione a capo dell’esecutivo regionale, dopo essere stati imbarcati in campagna elettorale, pur non potendo vantare le Virtù dei Monaci Cistercensi o dei Benedettini. Tanto meno, la sobrietà dei Francescani.
Se ti prendi a bordo cani, porci e canarini, sai perfettamente di essere potenzialmente destinataria del voto di criminalità organizzate, oltre che del consenso di borseggiatori di sintassi.
Sicchè il travestimento postumo da Clarissa Cappuccina suona come una solenne supercazzola. Non solo: smarcarsi dai destini giudiziari degli sfigati di turno non indica necessariamente ravvedimento catartico improvviso.
Semmai, paraculismo levantino, necessità di mettere le chiappe al sicuro. Perchè siano preservate da aculei e da rogne. Siamo al trionfo della cazzimma, quale arte tipica dei banconisti di panzane. Ora, come si fa a mimare il Canto aurorale di una novizia abruzzese, dopo avere ospitato nelle liste simpatiche canagliette, non propriamente affini a Bernardette, le cui frequentazioni sono note persino ai benzinai di Casalpusterlengo?
Delle due, l’una: o eri perfettamente al corrente delle relazioni pericolose di qualche tuo adepto, o non conoscevi affatto la biografia politica di chi ha dirottato voti nella tua direzione. Tertium non datur.
A meno che non si voglia evocare la schizofrenia di Jekill- Mister Hyde, per descrivere la metamorfosi di innocui ragionieri in delinquenti seriali. Ipotesi fascinosa sul piano psicoanalitico, a cui, però, non abbocca alcuno.
Ad ogni modo, in un caso o nell’altro, non si fa propriamente un figurone. Non ci si candida ad eredi di Roosevelt. Beninteso, chi scrive è assolutamente persuasa dell’estraneità del Presidente Santelli a qualsivoglia contiguità mafiosa.
La sottoscritta frequenta anche il rispetto formale che si deve a chi ha ricoperto, nel passato appena trascorso, un’autorevolissima carica nella Commissione parlamentare antimafia.
Tuttavia, sul piano antropologico affiora un profilo curioso di Jole: quello del cinico “candore”.
Ossimoro che non ha bisogno di soverchie illustrazioni, ma che traballa sulla palude dell’ipocrisia. Sul molle asfalto(altro ossimoro) della frottola. C’è di più: il, non inedito, costume di subappaltare alla Magistratura le prerogative della Politica, incapace, da tempo immemore, di selezionare classi dirigenti che non destino imbarazzi.
Del resto, Nicola Gratteri ha sempre asserito che la ‘ndrangheta in Calabria è il primo partito. In punta di disincantata ironia, è lecito, dunque, osservare che persino le’ndrine, pur di vincere, sono costrette da sempre, nei frangenti elettorali, a non fare tanto le schizzinose, a turarsi il naso per stringere alleanze con le più scalcinate politicanze.
Con buona pace di Carmelitane al sandalo, Salesiani e Cavalieri dell’Ordine di Gerusalemme.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
DAGLI 89.698 DELLA SETTIMANA 21-27 MAGGIO SI E’ PASSATI AI 79.916 DI QUELLA DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO
Il Fatto Quotidiano fa sapere oggi che i dati del Coronavirus SARS-COV-2 e di COVID-19 in
Lombardia dicono che i due terzi dei positivi italiani si trovano nella Regione di Gallera e Fontana,
Proprio mentre entra nel vivo la Fase 2, periodo in cui in base al sistema di monitoraggio messo a punto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità le Regioni dovrebbero aumentare la loro capacità di cercare il virus per individuare e isolare il prima possibile eventuali nuovi focolai di Covid-19.
Secondo i dati elaborati dal consigliere Samuele Astuti, tra giovedì 28 maggio e mercoledì 3 giugno — giorno in cui sono ripresi gli spostamenti tra le Regioni — i tamponi dichiarati da Palazzo Lombardia sono stati 79.916 contro gli 89.698 della settimana precedente (21-27 maggio), gli 83.700 comunicati tra il 14 e il 20 e gli 84.357 eseguiti tra il 7 e il 13.
Una diminuzione coincisa dal punto di vista temporale con l’avvicinarsi della fine del lockdown e l’aumento del volume con cui il governatore Attilio Fontana ha chiesto e ottenuto una riapertura contemporanea per tutte le Regioni.
“Delle tre T (testare, tracciare e trattare i casi di Covid, secondo la strategia indicata dall’Oms) stiamo investendo molto sulla terza, quella basata sull’allestimento dei posti letto e delle terapie intensive — attacca Astuti, che da membro della commissione Sanità da mesi monitora le informazioni rese note dal Pirellone mentre è evidente che la giunta non riesce ad attivare politiche di gestione efficace rispetto al tema dei tamponi e dei test in generale. Cosa che rende impossibile il tracciamento”.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL PROVVEDIMENTO GIUDIZIARIO NOTIFICATO IN MATTINATA… LA CORTE DEI CONTI CONTESTA ANCHE IL DANNO ERARIALE DI 4,3 MILIONI DI EURO
La Procura di Roma ha ottenuto dal gip il sequestro preventivo dell’immobile occupato abusivamente da Casapound nel rione Esquilino della Capitale, a due passi dalla stazione Termini.
Questo il motivo che ha spinto, nella serata di mercoledì 3 maggio, alcuni agenti della Questura romana a “soffiare”a pochi militanti l’imminente arrivo di un “ordine di sgombero” della sede romana del movimento di estrema destra.
Che tale, tecnicamente non è, perchè in realtà si tratta di un provvedimento giudiziario — anche piuttosto urgente — che ordina il recupero dell’edificio in relazione a una doppia indagine dei magistrati capitolini: per occupazione abusiva (che va avanti dal 2003) e di associazione a delinquere finalizzata all’istigazione all’odio razziale.
Al momento, sono sedici i militanti di Casapound indagati. “E’ un momento storico, una vittoria per la città ”, è stato il primo commento della sindaca M5s Virginia Raggi.
L’impressione è che, nonostante i tentennamenti della Prefettura di Roma, il provvedimento di sequestro, emesso questa mattina, possa aver accelerato i tempi dello sgombero e che la “riunione informale” in Questura di mercoledì sia avvenuta per evitare problemi di ordine pubblico.
Sull’edificio pende ancora una procedura amministrativa, avviata dal Mef e impugnata da Casapound prima al Tar e ora al Consiglio di Stato, e un’indagine della Corte dei Conti di Roma, che ipotizza un danno erariale di circa 4,3 milioni di euro.
L’edificio è occupato dai militanti di estrema destra legati al fondatore di Casapound, Gianluca Iannone, da 17 anni, quando il movimento della tartaruga frecciata ancora non esisteva e l’associazione si chiamava CasaMontag.
Oltre alla sede nazionale di Cpi, trovano alloggio nel palazzo ben 18 famiglie che si dichiarano in “emergenza abitativa” e che risultano avere legami molto stretti con gli esponenti di punta del movimento.
Va detto che da circa un anno, dopo le elezioni europee 2019 — che ha visto i frecciati restare sotto l’1% — l’azione politica di Casapound è molto diminuita.
Da qualche settimana, sotto l’insegna Area 121, il movimento di estrema destra sta riparando sul litorale romano, avendo occupato un immobile in via delle Baleniere, a Ostia, di proprietà dell’Aeronautica Militare, che i militanti stanno addirittura ristrutturando.
Questa potrebbe essere la futura sede del movimento di estrema destra, nel territorio che vede ancora molto forte l’influenza del leader locale Luca Marsella.
Quest’ultimo da tempo viene attaccato per la presunta vicinanza con Roberto Spada, l’ex reggente dell’omonimo clan, in carcere per mafia. La sindaca Virginia Raggi, nei giorni scorsi, ha scritto al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, per avviare anche l’iter di sgombero dei locali di Ostia.
La musica a tutto volume e la “ronda” di Iannone
“Da qui non ce ne andiamo”, ripetono gli occupanti di via Napoleone III alla notizia dell’imminente notifica del provvedimento dei pm. Mentre per tutto il quartiere Esquilino rimbomba la musica sparata a tutto volume dal primo piano dell’edificio occupato. Una playlist casuale a cui si mischiano messaggi in codice: “Tu e io dobbiamo batterci per i nostri diritti, tu e io dobbiamo batterci per sopravvivere”, in Knights of Cydonia dei Muse; oppure “Dipingilo di nero”, in Paint it Black dei Rolling Stones, fino a “Semo gente di borgata” di Franco Califano e alcune canzoni dei filosovietici Cccp.
Una selezione di cui sembrava molto fiero il fondatore di Casapound — anche leader dei ZetaZeroAlfa — che per quasi mezz’ora ha fatto il giro del quartiere a bordo del suo scooter, osservando i giornalisti a un certo punto rimproverati dalla Digos per essersi “assembrati” sull’altro lato del marciapiede: “Oggi non se me fa niente, potete tornare in redazione”.
L’attesa per lo sgombero è iniziata.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA REGISTRAZIONE LA VOCE FUORI CAMPO DEL TRADUTTORE… IL LEGHISTA GIA’ AL CENTRO DI POLEMICHE: DALLA SCARPA SBATTUTA SUL TAVOLO DELLA PRESIDENZA ALLA MISTERIOSA LAUREA IN NICARAGUA MAI ESIBITA
Un traduttore del Parlamento europeo durante la videoconferenza tra la Commissione AGRI e il
Commissario al bilancio Hahn ha definito l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca un cogl…. “Che cogli… possiamo dirlo?”, dice una voce fuori campo mentre l’europarlamentare prende la parola.
Il Parlamento europeo “è al corrente del commento inappropriato che un interprete ha fatto nei confronti di un eurodeputato. La registrazione della riunione è stata corretta e i commenti sono stati rimossi. Il deputato riceverà le scuse da parte della DG responsabile degli interpreti. L’interprete che ha causato lo spiacevole incidente è stato contattato e si è già scusato per il linguaggio inappropriato utilizzato”, ha reso noto il servizio stampa del Parlamento europeo a seguito dell’episodio denunciato dall’eurodeputato.
Ciocca è piuttosto conosciuto a Bruxelles e Strasburgo per aver calpestato con una scarpa i documenti del commissario Dombrovskis dopo una seduta.
Una scena che solo nel gesto ricorda la protesta di Nikita Krusciov durante la famosa Assemblea delle Nazioni Unite. Sui social Ciocca non ha mancato di ribadire che l’azione di protesta è stata portata a compimento «con una suola Made in Italy». La repentina fama a cui è assurto Ciocca però ha portato molti ad interrogarsi su chi sia e quale siano le sue competenze.
Sappiamo che prima di ascendere all’Europarlamento Ciocca è stato assessore ai lavori pubblici nel Comune di San Genesio ed Uniti (dal 2001 al 2010) e successivamente, dal 2006 a febbraio 2010, è stato Assessore alle Attività Produttive, al Commercio, al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Pavia. Inoltre è stato consigliere regionale per due legislature.
Sul sito dell’Europarlamento però le informazioni sono scarse e non è stato caricato il curriculum. Il curriculum pubblicato sul sito del Comune di San Genesio aggiunge qualche informazione: scopriamo così che l’onorevole Ciocca esercita la professione di perito industriale in qualità di esperto di sicurezza industriale e di tutte le materie riguardanti i rischi sui luoghi di lavoro.
Come ha segnalato su Facebook il professor Riccardo Puglisi però circolano in Rete attestati di formazione risalenti al 2003 e rilasciati dallo Studio Ciocca nei quali il direttore del corso si firma Dottor Angelo Ciocca.
Ora potrebbe essere anche un caso di omonimia ma dai curricula di Ciocca non si evince che sia laureato nè in cosa sia laureato.
Si scopre così che in passato l’allora consigliere Ciocca fu suo malgrado protagonista di una polemica riguardante proprio il suo curriculum. A scatenarla una lettera aperta inviata al sito Il Mondo di Pavia dove si insinuava che Ciocca non fosse laureato in ingegneria, come invece all’epoca sembrava di evincere da alcune informazioni reperibili in Rete.
Nella missiva si faceva riferimento al fatto che in un vecchio verbale dell’Università di Roma Tre veniva menzionato un certo «Ciocca Angelo laureato in Ingegneria Edile L.M. presso l’Università Paulo Freire in Nicaragua». Di nuovo, si tratta di omonimia?
Nella risposta alla lettera Ciocca non chiarisce la vicenda della”laurea in Nicaragua” ma si limita ad attaccare il direttore del periodico, colpevole di buttare fango sulla Lega e sui suoi militanti.
Da allora però non risulta che Ciocca si sia fregiato del titolo di dottore.
(da “NextQuotidiano”)
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