Destra di Popolo.net

LA POLONIA SOVRANISTA E ANTI-ABORTISTA UCCIDE UN’ALTRA DONNA: AGNIESZKA POTEVA ESSERE SALVATA, MA I MEDICI RIFIUTANO L’INTERVENTO

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

MORTA PER SEPSI PER AVER PORTATO IN GREMBO I DUE GEMELLI CHE ASPETTAVA, ENTRAMBI GIA’ MORTI

Una donna polacca, Agnieszka T, è morta giovedì 25 gennaio a causa del rifiuto da parte dei medici di praticare un aborto nonostante il cuore del feto che portava in grembo si fosse fermato. La donna è morta di sepsi e ora la famiglia accusa il Governo polacco di avere “le mani sporche di sangue”. Lo riporta il Guardian.
La donna era incinta di due gemelli ed era stata ricoverata lo scorso 21 dicembre perché accusava forti dolori.
Il 23 dicembre il primo dei due feti morì nel suo grembo ma i medici si rifiutarono di rimuoverlo a causa delle leggi polacche che praticamente vietano qualunque forma di interruzione di gravidanza.
L’ospedale ha atteso che si fermasse il cuore anche del secondo feto e poi altri due giorni prima di procedere.
L’aborto è avvenuto il 31 dicembre e Agnieszka ha portato in grembo due corpi senza vita per oltre una settimana.
Ciò ha compromesso gravemente la sua salute e l’ha condotta alla morte.
(da Globalist)

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LA STORIA DEI 270.000 EURO DI SOLDI PUBBLICI UTILIZZATI PER “METTERE IN SICUREZZA“ LA CASA DELLA CASELLATI

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

AD AUTORIZZARE I LAVORI LA PREFETTURA… NESSUN PRESIDENTE IN PASSATO AVEVA AVANZATO QUESTA RICHIESTA

Prassi o non prassi? La vicenda che vede come protagonista Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata raccontata da Editoriale Domani che ha scoperto come la Prefettura si sia prodigata nell’autorizzazione di lavori di ristrutturazione, atti alla messa in sicurezza, della palazzina di Padova in cui la Presidente del Senato vive con il marito. Opere pagati con fondi pubblici, per l’ammontare di circa 270mila euro.
Secondo la testata diretta da Stefano Feltri, i lavori di ristrutturazione sarebbe avvenuti in gran segreto all’interno di quella palazzina di proprietà di Giambattista Casellati, marito dell’attuale Presidente del Senato.
174mila euro per il rinnovamento degli infissi e per le altre opere murarie interne. Altri 94mila per il muro che circonda il giardino che dà sulla centralissima via Euganea. Si tratta di una delle strade più note di Padova, dunque sembra legittimo che una personalità come Elisabetta Casellati sia messa in sicurezza, essendo la seconda carica dello Stato.
Una dimora che negli ultimi tempi, in gran segreto, è stata sottoposta a qualche importante lavoro di ristrutturazione. Pagato con i fondi del ministero dell’Interno e della prefettura padovana.
Soldi pubblici che, dunque, sarebbero stati stanziati anche dal Viminale (così come la storia dei voli di Stato). Insomma, la sicurezza prima di tutto. Soprattutto per quel che riguarda la Presidente del Senato. Ma è stato così per tutti?
Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian di Editoriale Domani hanno provato a contattare l’ufficio stampa della seconda carica dello Stato, ma senza ricevere risposta.
Una risposta che, invece, è arrivata da altre personalità che hanno sottolineato come loro – mentre erano in carica – non avessero usufruito di questo privilegio fatto di soldi pubblici per lavori di ristrutturazione delle loro abitazioni.
Neanche per la messa in sicurezza. I giornalisti hanno contattato lo staff di Sergio Mattarella, quello di Roberto Fico e i due ex Presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso. In tutti e quattro i casi, questa procedura di stanziamento di fondi pubblici non è mai stata attivata.
(da agenzie)

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QUARTA GIORNATA, FUMATA NERA: VOTI A MATTARELLA E DI MATTEO, IL CENTRODESTRA SI ASTIENE, SI RAGIONA SU BELLONI

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

DRAGHI TELEFONA A BERLUSCONI CHE LO RENDE SUBITO NOTO

Quarta votazione: quarta fumata nera. Da oggi bastava la maggioranza assoluta per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. E invece è stata la replica dei giorni precedenti: la somma delle 261 schede bianche e dei 441 astenuti e i voti a singoli candidati hanno reso impossibile il raggiungimento del quorum a quota 505.
Il più votato è stato ancora Sergio Mattarella con 166 voti, seguito da Nino Di Matteo 56 (indicato dai parlamentari ex M5S de l’Alternativa al posto di Paolo Maddalena), Luigi Manconi 8, Marta Cartabia 6, Mario Draghi 5, Giuliano Amato 4, Pierferdinando Casini 3, Elisabetta Belloni 2.
M5S, Pd e Leu hanno votato scheda bianca, lo stesso ha fatto Italia viva.
Il centrodestra si è astenuto ma disposto “a votare un nome di alto valore istituzionale”. Aggiungendo che la Lega non voterà Pierferdinando Casini “proposto da sinistra” ed “eletto con il Pd”, sottolinea Matteo Salvini.
Il centrosinistra, riunito poco prima del voto, riconferma la propria “immediata disponibilità ad un confronto per la ricerca di un nome condiviso super partes, in grado di rappresentare tutti gli italiani”, si legge nella nota congiunta di Pd, M5S e Leu. Mentre a Fdi non dispiacerebbero Sabino Cassese ed Elisabetta Belloni.
“Nomi tirati lì senza una discussione politica. Ogni giorno se ne fa uno”, stoppa Matteo Renzi.
“Belloni? Un profilo alto ma non giochiamo a bruciare nomi”, ragiona Luigi di Maio. Mentre dal Pd l’ipotesi della direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza viene giudicato come un nome “plausibile” ma “bisogna arrivare al momento del confronto”.
La quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica si svolgerà domani alle ore 11. Lo ha comunicato in aula il presidente della Camera Roberto Fico. Quindi non si procederà alla doppia votazione, come era stato suggerito da alcuni esponenti politici ieri e oggi.
Per decidere sull’eventuale variazione dell’organizzazione, passando al doppio scrutinio quotidiano, si devono pronunciare i presidenti di Camera e Senato, riunendo le conferenze dei capigruppo congiuntamente.
(da agenzie)

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”STATE ZITTE”: GILETTI DA’ SPAZIO A UN NO VAX CHE SI PERMETTE DI APOSTROFARE LE DUE FIGLIE DI UNA DONNA NO VAX MORTA PER COVID

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

CONTRI PENSA DI SAPERNE PIU’ DI LORO CHE HANNO VISSUTO LA TRAGEDIA

Senza alcun rispetto, senza conoscere a fondo la storia e affidandosi solamente alle sue convinzioni anti-vacciniste e sulla presunta efficacia della cosiddette “cure domiciliari”.
Alberto Contri torna a riempire i palinsesti televisivi, questa volta in collegamento con Massimo Giletti a “Non è L’Arena”, e se la prende con due donne, figlie di una madre che aveva scelto di non vaccinarsi e che, dopo il contagio, si era “affidata” a quel gruppo di medici che “opera” via internet proponendo delle terapie che (come già accaduto in altri casi) si sono rivelate inefficaci.
Le due donne hanno raccontato il proprio dramma personale, anche nel tentativo di convincere – con la loro testimonianza – chi ancora non si è vaccinato a immunizzarsi. La madre, infatti, si è contagiata a Natale quando insieme alla figlie era andata a casa di un parente positivo.
Una delle due sorelle si è contagiata, l’altra – grazie al vaccino – non si è mai infettata. Per la madre, invece, la situazione si è aggravata nel giro di pochi giorni: l’assenza di una barriera immunitaria provocata dalla sua decisione di non vaccinarsi si è rivelata, poco dopo, fatale.
Un racconto straziante e un dolore ancora vivo sulla loro pelle, nei loro occhi e nella loro voce.
Ed è qui che è sceso in campo Alberto Contri, che pur di portare acqua al mulino delle sue convinzioni, tenta di zittire una delle due figlie della donna no vax deceduta: il docente universitario parla di presunti giorni di ritardo (dieci, secondo lui) in cui la donna non avrebbe iniziato le cosiddette “cure domiciliari” consigliate dai medici su internet. E una delle due figlie lo smentisce in diretta, sottolineando come non si sia mai parlato di “dieci giorni”. Ed è l’inizio del caos.
“Per favore non interrompa. Dico cose vere e adesso glielo dimostro. Non si può parlare di un caso clinico così complesso in uno studio televisivo”.
La discussione a distanza si accende con la donna che sottolinea come Contri non possa parlare di un caso che non conosce, perché è lei ad aver vissuto sulla propria pelle la decisione e la malattia della madre.
Fino al decesso per Covid e a causa di cure consigliate via web che non hanno funzionato. E questo non è piaciuto al docente che ha alzato la voce: “State zitte”.
Poi la discussione prosegue, ma Alberto Contri va dritto per la sua strada continuando a parlare di queste terapie domiciliari non protocollate e che, ancora una volta, hanno fatto un’altra vittima.
(da agenzie)

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NO VAX RIFIUTA IL RICOVERO E MUORE PER COVID

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

”NON MI VACCINO, NON SONO UNA CAVIA”

È morta all’età di 52 anni: Barbara Fisichella, operatrice giudiziaria della Procura di Lodi, era una no vax convinta.
A novembre sul suo profilo Facebook aveva condiviso una sua fotografia dove campeggiava un logo con la scritta: “Io non mi vaccino, non sono una cavia”. Nel logo, si vede inoltre un pugno che spacca una siringa. Una decina di giorni fa, avrebbe contratto il Covid-19.
Sulla base di quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, la donna si era aggravata. Ieri, mercoledì 26 gennaio, i famigliari avevano così deciso di chiamare l’ambulanza: la donna infatti faticava a respirare. La 52enne ha però rifiutato il ricovero in ospedale. Qualche ora dopo il suo no, è deceduta. Fisichella sarebbe parente di monsignor Rino Fisichella. L’uomo è arcivescovo e presidente del Pontificio Consiglio per Nuova Evangelizzazione. Inoltre, proprio come la 52enne, è originario di Codogno: il comune è balzato agli onori di cronaca proprio due anni fa quando fu investito dalla prima ondata pandemica e dove venne rilevato il primo caso Covid.
(da Fanpage)

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“ALLA PRIMA RISSA DELLA MAGGIORANZA DRAGHI SE NE ANDRA’“: LE PREVISIONE DI UN MINISTRO

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

DRAGHI RESTERA’ AL GOVERNO? MOLTI PENSANO DI NO

Se dopo l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale i partiti gli confermeranno la fiducia SuperMario ha intenzione di portare a termine fino alla fine della legislatura il suo mandato. Stoppando così le voci che si rincorrono in questi giorni sulle sue intenzioni.
E anche se non ha rinunciato al sogno del Colle, magari alla quinta votazione e nel caso che gli altri candidati non riescano a raggiungere il quorum. «Non c’è niente di più falso», ha ripetuto secondo il Corriere della Sera a chi lo ha chiamato in queste ore in cui ha assistito sgomento alle rose sfiorite e alle carte coperte, al gioco dei veti e degli specchi, ai tentativi di spallata e ai dietrofront.
Secondo i retroscena di questi giorni alla base del rifiuto del centrodestra sul nome di Draghi al Colle c’è la mancata garanzia sul nuovo governo. Se fosse SuperMario il presidente della Repubblica eletto infatti a lui toccherebbe scegliere il nome del suo successore. E la Lega, con Salvini in testa, ha paura di non avere a quel punto abbastanza potere per trattare sui posti.
Per questo, anche se il suo nome – come quello di Mattarella – resta nelle rose dei papabili di queste ore Draghi per ora ha fatto un passo indietro
Un ministro, di cui il Corriere non fa il nome, non crede che andrà tutto liscio. «Può darsi che resti qualche settimana, ma è chiaro che al primo incidente, alla prima rissa della maggioranza se ne andrà», è il virgolettato.
E d’altro canto a nessuno sfugge che con un presidente di centrodestra al Quirinale in caso di caduta o dimissioni di Draghi le urne sarebbero molto più vicine. Se non certe. E questo fa paura non solo a chi lavora sui dossier più caldi, ma anche – e soprattutto – ai tanti eletti del 2018 che oggi si troverebbero a spasso.
Sia perché i loro partiti hanno subito un’emorragia di voti (M5s), sia perché il taglio dei parlamentari avrà un effetto deflagrante sulla possibilità di essere eletti alla Camera o al Senato.
Intanto ieri alcuni hanno notato quei 19 voti a favore di Giancarlo Giorgetti usciti dall’urna dopo il terzo spoglio. Sembrano essere un ammonimento rivolto alla Lega. In questo scenario il “consiglio” a Salvini è quello di non mollare l’ipotesi di Draghi al Colle. Ma il Capitano deve fare i conti con Giorgia Meloni, irritatissima ieri con gli alleati per la scelta di votare scheda bianca.
La leader Fdi ha parlato di «occasione sprecata» e subito dopo la notizia dell’incontro del Capitano con Sabino Cassese Fratelli d’Italia ha inviato una nota stampa in cui ha ricordato a Salvini che il vertice del centrodestra aveva chiuso su altri nomi (Nordio, Pera, Moratti). Quello di Meloni sembra un invito a portare avanti la “spallata”, provando a eleggere oggi un nome della rosa del centrodestra.
Il segretario leghista, invece, prende tempo e prosegue le riunioni a 360 gradi. Ma tra i leghisti c’è chi vede il rischio di una trappolone.
Se l’affondo del centrodestra dovesse andare male, a quel punto il primo a farne le spese sarebbe proprio il Capitano e il suo potere futuro di negoziazione. E allora sì che tornerebbe in auge l’ipotesi di Draghi al Colle.
(da Open)

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QUARTA VOTAZIONE, SI ASTENGONO TUTTI, FARSA NEL CENTRODESTRA

Gennaio 27th, 2022 Riccardo Fucile

SU CASINI SI’ DI FORZA ITALIA, NO DELLA LEGA… LA MELONI PASSA DALLA SPALLATA IDENTITARIA AL SI’ A BELLONI E CASSESE… RESTANO IN CORSA ANCHE DRAGHI E CASINI

Quarta votazione. Da oggi basta la maggioranza assoluta (505 voti) per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Ma con ogni probabilità, dalle 11 in Aula, si replica lo schema dei giorni precedenti. M5S, Pd e Leu oggi votano scheda bianca, lo stesso fa Italia viva.
Il centrodestra si astiene ma è disposto “a votare un nome di alto valore istituzionale. Per consentire ai grandi elettori di tutti i gruppi di superare veti e contrapposizioni”. Aggiungendo che la Lega non voterà Pierferdinando Casini “proposto da sinistra, è stato eletto con il Pd”, sottolinea Matteo Salvini poco prima del vertice di coalizione. Il centrosinistra, riunito poco prima del voto, riferisce: “Riconfermiamo la nostra immediata disponibilità ad un confronto per la ricerca di un nome condiviso super partes, in grado di rappresentare tutti gli italiani”, si legge nella nota congiunta di Pd, M5S e Leu.
Mentre Fdi, che non ha condiviso la scelta degli alleati di astenersi in Aula, fa sapere che al partito non dispiacerebbero i nomi di Sabino Cassese ed Elisabetta Belloni.
Una rosa ufficiosa di candidati al momento c’è e comprende: Mario Draghi, Pier Ferdinando Casini, Giuliano Amato, Marta Cartabia, Elisabetta Belloni e Sabino Cassese (il bis di Sergio Mattarella resta sempre una opzione possibile).
Tensioni e confusione tra Fdi, Lega e Forza Italia: ieri in Aula il partito di Giorgia Meloni si è staccato e ha votato per il co-fondatore Guido Crosetto, candidato di bandiera
Il segretario del Pd, invece, punta sulla giornata di domani (venerdì 28 gennaio) per una intesa con il resto della maggioranza al governo. Per Matteo Renzi “non si chiuderà oggi ma domani.
(da agenzie)

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