Novembre 21st, 2023 Riccardo Fucile
MELONI ALLA LARGA DAL PPE PER EVITARE GLI ATTACCHI DELLA LEGA… ALLA KERMESSE SOLO I REDUCI DA SCONFITTE ELETTORALI IN EUROPA
Pochi e alleati, già stabili e rodati. Nessuna espansione verso altre famiglie politiche, a cominciare dal Ppe. L’edizione 2023 di Atreju, in programma a metà dicembre a Roma, si annuncia a dir poco contenuta. Della scelta di Elly Schlein di declinare l’invito di Giorgia Meloni si sa. Ma alla kermesse di Fratelli d’Italia non parteciperanno nemmeno altre personalità di livello internazionale che pure, spiegano fonti del partito, “hanno un ottimo rapporto” con la premier. Nel weekend alcuni rumors indicavano la possibilità che Ursula von der Leyen e Roberta Metsola potessero essere le ospiti d’onore di Atreju. Non sarà così, apprende Huffpost da diverse fonti europee. La presidente della Commissione europea e la presidente dell’Eurocamera, esponenti di punta del Partito popolare europeo, non ci saranno per scelta politica di Meloni. Questo non vuol dire che FdI non sia pronta a sostenere la tedesca per un bis alla presidenza della Commissione europea dopo le elezioni di giugno. Al contrario: il sostegno c’è, il rapporto pure, ma per ora è meglio non farsi vedere troppo insieme. Motivo: il fuoco amico della Lega nella campagna elettorale già ben avviata anche nella stessa maggioranza di governo
È questo il ragionamento che ha portato la premier e i suoi a evitare di invitare von der Leyen e Metsola ad Atreju. L’idea è anche stata presa in considerazione, ma si è deciso di evitare perché sarebbe stato un boccone ghiotto per Matteo Salvini, che non aspetta altro che prove della ‘deriva’ moderata di Fratelli d’Italia per attaccare.
Ultimamente, per dire, la Lega ha preso di mira l’eurodeputato di Forza Italia Fulvio Martusciello per le sue dichiarazioni sul fatto che “nella prossima legislatura Forza Italia sarà comunque in maggioranza, sia nel caso di una maggioranza più spostata a destra sia nel caso di una maggioranza con le forze socialiste”. I leghisti non aspettavano altro. “Dopo anni di disastrose maggioranze tra popolari e socialisti che hanno fatto solo danni in Europa, stupisce che qualcuno già oggi, a circa sette mesi di distanza dalle elezioni europee, possa annunciare l’intenzione di far parte della maggioranza in Ue a prescindere da chi governerà, se centrodestra o centrosinistra – è la nota della delegazione al Parlamento europeo – Davvero qualcuno pensa non ci siano differenze, tra uno schieramento e l’altro? Al contrario di altre forze politiche che sembrano suggerire fin da subito inciuci o accordi contronatura, la Lega ha le idee ben chiare e sa da che parte stare, coerente con i propri valori, con le proprie idee e con le proprie battaglie. Noi lavoriamo per un centrodestra unito in Europa, alternativo all’attuale maggioranza capitanata dai socialisti che amano tasse, austerità ed estremismi green. Noi mai con la sinistra”.
Al quartier generale del partito della premier di Giorgia Meloni è scattato già l’allarme. Il rischio è di finire sotto il tiro di Salvini e dei suoi, pronti a scatenare l’inferno contro gli inciuci con la sinistra nel post-europee. È infatti probabile che, dopo il voto, la premier si ritrovi a sostenere il bis di von der Leyen alla presidenza della Commissione europea insieme al Ppe e insieme ai Socialisti&Democratici, che, malgrado tutti i malumori accumulati per il posizionamento troppo filo-israeliano della leader tedesca nell’ultima crisi mediorientale in corso, non hanno altre figure spendibili per un ruolo del genere. Dunque, è possibile che dopo le europee il gruppo dei Conservatori e riformisti si ritrovi a contrattare posizioni e nomine con l’attuale maggioranza formata da Ppe e socialisti. La Lega dovrà decidere se seguire le trombe elettorali del suo gruppo Identità e democrazia, formato da forze politiche che stanno all’opposizione e non al governo nei loro rispettivi paesi, come Marine Le Pen. Oppure se accomodarsi su una posizione più affine ad un partito di governo com’è il Carroccio in Italia oggi. Per ora il bivio produce solo una propensione agli attacchi degli alleati, da Forza Italia alla stessa premier
Da qui la scelta di lasciar perdere gli inviti alle personalità del Ppe per Atreju 2023. “Von der Leyen ha un ottimo rapporto istituzionale con Meloni, Metsola ha anche un ottimo rapporto personale con la premier – ci dicono fonti parlamentari europee – Entrambe sono del Ppe. Ma noi ora non abbiamo interesse a dare segnali che potrebbero essere letti come un avvicinamento nostro al Ppe oppure come uno schiacciamento al centro, che lascerebbe spazio a destra, alla Lega. Quindi continuiamo a lavorare bene con loro, ad auspicare un asse con il Ppe dopo il voto, ma senza dare segnali strumentalizzabili”.
Stringi stringi, il cerchio degli invitati si riduce alla ridotta degli alleati storici, che peraltro al momento non brillano di vittorie elettorali. Ad Atreju è confermata la presenza di Santiago Abascal, il leader dei nazionalisti spagnoli di Vox, reduci da un flop elettorale a luglio che ha impedito ai popolari spagnoli di ottenere una maggioranza per governare. Qualche giorno fa Meloni ha ricevuto Abascal a Roma, non una parola invece sul neonato governo socialista di Pedro Sanchez, in barba ai protocolli diplomatici tra gli Stati. Ad Atreju ci sarà un esponente dei sovranisti polacchi del Pis, ma sarà una figura minore, non il premier uscente Mateusz Morawiecki, battuto alle elezioni del 15 ottobre scorso dalla coalizione guidata dal moderato di centrodestra Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo ed esponente del Ppe. In forse la presenza di Rishi Sunak, il premier britannico con cui Meloni ha stretto quella che viene esibita come un’intesa politica nuova ma stretta. Incastri di agenda mettono a rischio la presenza a Roma dell’inquilino di Downing Street, si apprende. Nessun esponente di Fidesz invitato: se Meloni non può flirtare con von der Leyen, d’altro canto non può nemmeno farsi vedere con Viktor Orban, per non rovinare le pur utili connessioni con il centrodestra moderato a livello europeo.
Ad Atreju niente stelle e tutto in famiglia, come in un fortino in difesa piuttosto che in attacco.
(da Huffingtonpost)
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Novembre 21st, 2023 Riccardo Fucile
IL 21,4% DEI PLESSI SI TROVA IN AREE A RISCHIO IDROGEOLOGICO
L’anno scolastico è iniziato da circa 2 mesi e, nonostante la pausa
estiva abbia consentito di svolgere i lavori di messa in sicurezza, è tornata puntuale la questione crolli. Sono 24 quelli registrati dall’associazione Cittadinanzattiva e anticipati da LaPresse. I dati completi verranno pubblicati il prossimo 22 novembre, Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole del 22 novembre. L’anno scorso, su 9 mesi di scuola, erano stati contati 61 cedimenti di parte delle strutture scolastiche. Cittadinanzattiva mette in luce anche un altro dato allarmante: «Più di un milione e mezzo di studenti frequenta edifici in aree di pericolosità idraulica». Ovvero, il 21,4% degli istituti si trova in aeree a rischio idrogeologico e idraulico. «Le cifre sono un’elaborazione Soluxioni srl su open data del ministero», viene spiegato nel lancio di agenzia. Tra i plessi considerati a rischio, il 3,1% – 1.420 strutture – si trova in aree a pericolosità o probabilità elevata, il 6,2% – 2.854 strutture – in zone a pericolosità o probabilità media e il 9,6% – 4.372 strutture – in situazione di pericolosità o probabilità bassa. «In totale si parla di 1.944 scuole in Emilia Romagna, 1.745 in Toscana, 1.163 in Lombardia, 1.136 in Veneto», ha riferito Cittadinanzattiva.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2023 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO CON I GENITORI, L’ADOLESCENZA DA ROCKSTAR, IL CIUFFO E IL TRUCCO CON EFFETTO “CONTOURING” COME KIM KARDASHIAN
Non ci si annoia mai con l’ex “istruttore del sesso tantrico” Javier Milei, eletto presidente dell’Argentina. Milei – che è anche un importante economista e conduttore di chat-show radiofonici – ha parlato della sua preferenza per il sesso a tre, del perché ritiene che i poveri dovrebbero essere liberi di vendere le loro parti del corpo e di come gli piaccia comunicare per telepatia con il suo cane morto per avere consigli politici.
Il libertario di estrema destra è anche un ammiratore di Donald Trump, e si vede: il focoso personaggio è salito rapidamente alla ribalta giurando di “cacciare i politici a calci nel sedere” e inveendo contro la “casta” elitaria che, a suo dire, governa l’Argentina.
Lo showman populista e star della TV, i cui comizi frenetici e gli sproloqui sui social media evocano anche The Donald, respinge il riscaldamento globale come una “menzogna socialista” e dice che abolirebbe gran parte del governo del Paese, fino alla sua assediata banca centrale.
Milei ha ottenuto una vittoria shock in gran parte grazie al sostegno dei giovani elettori, talmente disincantati dai politici più “convenzionali” da rivolgersi a un uomo la cui recente biografia è stata intitolata El Loco (Il pazzo).
Sconosciuto in politica fino a soli tre anni fa, Milei, 52 anni, è stato eletto al Parlamento argentino nel dicembre 2021 come deputato del partito “La Libertad Avanza”. Preferisce definirsi un anarco-capitalista, il che significa che vorrebbe eliminare il più possibile l’intervento del governo nella vita delle persone e lasciare tutto al libero mercato.
“Se dovessi scegliere tra lo Stato e la mafia, sceglierei la mafia”, ha detto una volta. Perché la mafia ha dei codici, la mafia si adatta, la mafia non mente. E soprattutto la mafia compete”.
Il suo cosiddetto “piano della motosega” per tagliare lo Stato comprende la soppressione del sistema sanitario ed educativo pubblico argentino e la chiusura di dieci dei 18 dipartimenti governativi.
(da dailymail)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
A 65 ANNI, L’EX SINDACO DI ROMA PUNTA A RACCOGLIERE IL MALCONTENTO DEI DESTRORSI FILO-PUTINIANI
Gianni Alemanno, 65 anni, fa il suo partito. Ragione sociale:
rompere le scatole a Giorgia Meloni. Vi riuscirà? È difficile decifrarlo. Persino per i vecchi camerati di un tempo rimane un mistero. È filo Putin e filo palestinese, anti capitalista, anti Mes, anti sistema, troppi amici di una stagione lontana a cui doveva qualcosa. Ora è soprattutto anti Fratelli d’Italia, e spero di racimolare, alle Europee, il presunto malcontento che c’è per la destra che si è fatta governo. “Fratelli d’Italia – tuona – è un partito conservatore, liberista, ultra atlantista. Mi fa rimpiangere la Dc di Fanfani e di Moro”.
Sabato rivelerà il nome e il simbolo della sua creatura all’Hotel Midas, nel congresso di fondazione che farà dell’attuale movimento Forum dell’Indipendenza italiana un partito.
Il simbolo del nuovo soggetto lo ha disegnato Massimo Arlechino, il padre dell’effigie di Alleanza nazionale. “Siamo qui per raccogliere lo scontento”, ammette Arlechino, “per fermare la guerra in Ucraina siamo andati persino dal Papa, ma non è servito. E così proviamo a farci movimento politico”.
Attesi 427 delegati da tutta Italia. Non si capisce se Marco Rizzo, il comunista più vanitoso al mondo, sarà della partita. Di certo parteciperà alla tavola rotonda del Midas, domenica mattina. Alemanno e Rizzo come Bush e Gorbaciov. Di sicuro ci sarà Fabio Granata, ex finiano, un altro eretico di destra (è stato assessore in giunte di sinistra), che fu il vice di Alemanno ai tempi del Fronte della Gioventù. Tutto, nella vecchiaia, si tiene.
“Le elezioni saranno anticipate, la legislatura morirà prima del suo tempo”, scruta l’orizzonte Alemanno, facendo melina sulla partecipazione alle Europee (“non abbiamo ancora deciso”).
E allora perché fare il partito? In realtà il dado è tratto. La scorsa primavera lo si poteva incontrare alle lezioni pubbliche di Alessandro Orsini [“Poi hanno scritto che avrei fatto una cosa con Pillon, poi con Vannacci, ora con Rizzo”, fa finta di indignarsi “contro il teatrino della politica”, ma si capisce che questa attenzione gli piace.
“Non è vero che siamo di destra estrema, siamo fuori dagli schemi, in Argentina ero contro Milei, troppo liberista, e in Israele critichiamo Netanyahu: quello che sta facendo non può essere condiviso”. Né di destra né di sinistra. Come compagno di viaggio c’è un altro fuoriuscito di An, come il napoletano Marcello Tagliatela, che punta sulla questione sociale. È partita la corsa a chi è più sovranista nella destra italiana.
(da agenzie)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
A TRAINARE I BILANCI DI VIALE MAZZINI CI PENSANO I SOLITI AMADEUS, FIORELLO, CARLO CONTI MENTRE I VARI PINO INSEGNO HANNO AFFOSSATO SOLO L’AUDITEL E LA RAI E’ COSTRETTA A RICORRERE ALLE REPLICHE DI MONTALBANO
Per le novità Rai è la stagione dei numeri minuscoli, a una cifra. Quelli che una volta facevano le cosiddette “altre reti”, le piccole, e che oggi sono diventate l’alternativa. Grazie a Maurizio Crozza e a Fabio Fazio, il Nove è diventato — tra i fratelli minori — il canale più visto. Il primo bilancio per il servizio pubblico racconta che gli spettatori vanno sull’usato sicuro (basta vedere i risultati delle repliche de Il commissario Montalbano), e i titoli storici.
La tv che resiste è quella di Carlo Conti, Amadeus, Antonella Clerici, Mara Venier, Alberto Matano, Marco Liorni, quella tradizionale, con una platea di spettatori adulti e fedeli, visti i dati. TeleMeloni è bocciata con perdite. Se Pino Insegno con Il mercante in fiera su Rai 2 si è fermato al 2%, la scommessa di Avanti popolo, il martedì sera su Rai 3, è persa: stesso share, il 2% con 380 mila spettatori. Nunzia De Girolamo con Ciao Maschio nella notte di Rai 1 aveva portato ottimi risultati, e anche con Estate in diretta, insieme a Gianluca Semprini. Ma in prima serata, con un programma ibrido, people show più approfondimento, ha fatto fuggire il pubblico.
Solo le partite di calcio vanno oltre i 7 milioni di spettatori, ma una serie di titoli garantiscono a Viale Mazzini il podio nella classifica dell’Auditel: Imma Tataranni, Tale e quale show, Affari tuoi, Reazione a catena, Chi l’ha visto?, percepito come ultimo baluardo del servizio pubblico, in una Rai 3, da sempre la più caratterizzata, che non ha più identità.
(da agenzie)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
AD AMMETTERE LA “TRATTATIVA” È STATA LA MELONIANA LUCIA ALBANO, SOTTOSEGRETARIA ALL’ECONOMIA: “LA DISCIPLINA È STATA RIDISDEGNATA PER SUPERARE LE CRITICITÀ EVIDENZIATE DAL SETTORE”… CON LA RIFORMULAZIONE, CHE LASCIA LIBERTÀ DI SCELTA AGLI ISTITUTI, NESSUNO PAGHERÀ
L’annacquamento della tassa sugli extraprofitti bancari, con
conseguente decisione di non pagarla, è stata presa dal governo su richiesta degli istituti di credito. Ad ammettere in un documento ufficiale […] è stato direttamente l’esecutivo di Giorgia Meloni e in particolare il ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti.
Mercoledì, in commissione Finanze alla Camera, è arrivata la risposta scritta della sottosegretaria all’Economia Lucia Albano (Fratelli d’Italia) a un’interrogazione del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che chiedeva al governo i motivi dell’annacquamento della tassa e se non intendesse tornare alla versione originaria approvata in Consiglio dei ministri il 7 agosto.
La risposta del governo però è stata negativa spiegando i motivi della modifica della tassa in Parlamento: “La disciplina dell’imposta straordinaria in argomento è stata ridisegnata in maniera tale da superare le criticità evidenziate dal settore bancario”, ha spiegato la sottosegretaria Albano ammettendo ufficialmente la trattativa tra l’esecutivo e gli istituti di credito.
Il 7 agosto, il governo Meloni aveva approvato in Consiglio dei ministri un decreto in cui era stata inserita anche una tassa sugli extraprofitti bancari che aveva l’obiettivo di recuperare circa 2,5 miliardi in vista della legge di Bilancio.
L’imposta prevedeva una aliquota del 40% sul maggior valore del margine di interesse degli esercizi 2022 e 2023. Una decisione rivendicata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni come scelta di “equità sociale”. Scelta che non era piaciuta all’Associazione bancaria italiana, alla Banca centrale europea e nel governo a Forza Italia.
La famiglia Berlusconi, infatti, possedendo con Fininvest il 30% di Mediolanum, si era esposta in senso contrario chiedendo di modificarla. Così, a metà settembre la tassa è stata svuotata con un emendamento del governo al decreto Asset al Senato: questa norma dava alle banche la possibilità di non pagare la tassa accantonando a riserva indisponibile a bilancio una somma pari a due volte e mezzo il valore teorico dell’imposta. Come ha raccontato il Fatto nelle ultime settimane, l’effetto è stato quello che nessun istituto bancario nel 2023 pagherà l’imposta e non lo farà neanche il Monte dei Paschi di Siena, controllato al 64% dal Tesoro.
Questo farà sì che lo Stato non potrà contare sul gettito inizialmente previsto di circa 2,5 miliardi. Da questo è nata l’interrogazione del deputato Borrelli alla Camera. Dopo aver elencato i dati sugli extraprofitti bancari del 2023 (circa 43 miliardi secondo il sindacato Fabi), Borrelli ha definito la scelta del governo di rendere la tassa non più obbligatoria ma facoltativa un “escamotage” che ha reso “impossibile la maturazione di un importante gettito erariale destinato alla riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese”.
Nella sua risposta scritta, la sottosegretaria Albano ammette: “La disciplina dell’imposta straordinaria è stata ridisegnata in maniera tale da superare le criticità evidenziate dal settore bancario”. Insomma, la richiesta di modifica è arrivata dalle banche – di cui si è fatta portavoce Forza Italia – e il governo ha fatto dietrofront per contribuire “a rafforzare la garanzia delle liquidità dei depositi dei risparmiatori e lasciando comunque ferma la possibile maturazione di un gettito che confluirà nell’apposito fondo finalizzato al finanziamento delle opportune misure volte alla riduzione della pressione fiscale gravante su famiglie ed imprese”. Gettito che però non ci sarà.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
“ARIANNA CI POTREBBE PARLARE DI COME LA SORELLA VIVA DA QUASI VENT’ANNI PAGATA DAGLI ITALIANI. O MAGARI CI PARLI DI SUO MARITO. IO NON SONO MAI STATA NOMINATA DA NESSUNA PARTE DA MIA SORELLA…”
“Siamo alla difesa corporativa del familismo”. Un paio di giorni fa la deputata M5S Vittoria Baldino ha messo in fila con un video sui social alcuni dei più noti casi di “parenti illustri” di esponenti della destra piazzati in ministeri, società o ruoli chiave dei partito, a partire da Francesco Lollobrigida, cognato di Giorgia Meloni, per finire a Filippo Tajani (figlio di Antonio) assunto in Figc. Nella mappa genealogica del potere non poteva non finire Arianna Meloni, sorella della premier diventata capo della segreteria politica di FdI.
Arianna l’ha presa malissimo, accusando Baldino di essere diventata parlamentare “senza aver dimostrato di avere un consenso personale e senza avere alle spalle una particolare militanza” e rinfacciandole di percepire “10 mila euro al mese”.
Onorevole Baldino, su un tema sensibile la sorella della premier contrattacca: io, dice, non prendo soldi.
Visto che lei ne fa una questione di soldi, potrei dire che finora ho restituito circa 150 mila euro della mia indennità. Ma se il tema è questo, Arianna Meloni ci potrebbe parlare di come la sorella viva da quasi vent’anni pagata dagli italiani. O magari ci parli di suo marito. Mi sembra si sia innervosita, ma io non sono mai stata nominata da nessuna parte da mia sorella; quello che ho, ho dovuto guadagnarmelo e lei della mia militanza non sa nulla.
Arianna Meloni difende la sua storia.
La sua risposta ha confermato che l’unica cosa che questa destra ha dimostrato di saper fare è tutelare se stessa e il suo gruppo. Si è trincerata dietro a una difesa corporativa del familismo, nonostante passino le giornate a parlare di merito.
È possibile, come dice Meloni, che alcune di queste persone meritino di stare dove stanno?
Resta una questione di opportunità, perché se vuoi essere inattaccabile non assumi determinate scelte, promuovendo o nominando persone vicine a te o alla tua famiglia.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
PEGGIO DEI SERVI DEI POTERI FORTI CI SONO SOLO I SERVI DEI SERVI… ZAIA SI DISSOCIA, L’OPPOSIZIONE CHIEDE LE DIMISSIONI
Bufera su Stefano Valdegamberi dopo l’attacco social rivolto contro
la sorella di Giulia, la giovane di Saonara uccisa dall’ex fidanzato. In un post su Facebook, il consigliere regionale veneto, eletto nella lista Zaia e confluito nel gruppo Misto, si rivolge direttamente ad Elena Cecchettin, che ieri ha commentato le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini: “Dubita della colpevolezza di Turetta perché bianco e di buona famiglia”, ha scritto ieri Elena in un post. Nelle dichiarazioni rilasciate in tv, la giovane ha poi affermato che “i ‘mostri’ non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro”.
E Valdegamberi sostiene che le dichiarazioni di Elena e la lettera “hanno sollevato dubbi e sospetti che spero i magistrati valutino attentamente. Mi sembra un messaggio ideologico, costruito ad hoc, pronto per la recita”. Esprime giudizi sulla sorella di Giulia: “Quella felpa con certi simboli satanici aiuta a capire molto”.
E sostiene che da parte della ragazza di sia “il tentativo di quasi giustificare l’omicida dando la responsabilità alla ‘società patriarcale’. Più che società patriarcale dovremmo parlare di società satanista, cara ragazza. Sembra una che recita una parte di un qualcosa predeterminato e precostituito”. E su Instagram ha: “È un messaggio ideologico. E poi quella felpa con certi simboli aiuta a capire molto…”
Una richiesta di dimissioni viene avanzata da parte della deputata Pd Rachele Scarpa nei confronti di Stefano Valdegamberi per le affermazioni che vengono definite “disgustose”.
Il consigliere veneto viene travolto dalle critiche, tanto che la Lega si affretta a precisare che Valdegamberi non è iscritto al Carroccio e non è mai stato un militante.
E Luca Zaia, attraverso l’Ansam, prende le distanze dal consigliere: “Sono parole dalle quali mi dissocio totalmente, nei concetti espressi e nelle modalità. Penso – ha aggiunto – che sia il momento del dolore e del suo rispetto, non certo quello di invocare l’intervento di magistrati sulle dichiarazioni personali della sorella di una ragazza che ha perso la vita in questo modo tragico”.
Sui femminicidi, afferma il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, “non è ammissibile che esponenti istituzionali possano avere simili comportamenti, pertanto invierò l’interrogazione, contenente le dichiarazioni di Valdegamberi, anche alla Procura per conoscenza. È fin troppo evidente la strategia di accusare Elena Cecchettin in risposta al suo attacco a Salvini, così da screditarla”.
(da agenzie)
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Novembre 20th, 2023 Riccardo Fucile
MA LA LEGA L’HA SEMPRE DATO PER “GIUSTIFICATO”, PERMETTENDOGLI DI INCASSARE LA DIARIA. IL MOTIVO? FACILE: ANGELUCCI È UNO DEI FINANZIATORI PIÙ GENEROSI DEL PARTITO
Il deputato leghista Antonio Angelucci, re delle cliniche private ed editore dei giornali di destra Libero, Il Giornale e il Tempo tramite la Tosinvest, è il secondo onorevole per numero di assenze della Camera dei deputati. Ma nonostante questo, grazie a una concessione della Lega di Matteo Salvini, nella maggior parte dei casi risulta “assente giustificato” a Montecitorio
Questo significa che in molti casi ha continuato a incassare la diaria, cioè il rimborso spese per il soggiorno di cui godono deputati e senatori. Il motivo di questa licenza sarebbe dovuto al fatto che Angelucci sia uno dei più generosi finanziatori del partito, dicono due dirigenti del Carroccio che chiedono l’anonimato
Angelucci è stato deputato di Forza Italia dal 2008 al 2022, mentre alle ultime elezioni politiche è stato eletto con la Lega nel listino plurinominale del Lazio. Dall’inizio della legislatura a settembre scorso, Angelucci alla Camera non si è quasi mai fatto vedere: secondo i dati di Montecitorio aggiornati a un mese fa, il deputato-editore è stato assente nel 99,62% delle votazioni (3.416), secondo solo a Umberto Bossi assente nel 99,91% dei casi per le note ragioni di salute e superando anche la compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, recentemente tornata in Parlamento dopo aver disertato il 99,5% dei voti.
Con Fascina, Angelucci ha un altro elemento in comune: la possibilità di risultare assente giustificato in Parlamento per il proprio gruppo. La Lega può contare su tre assenze giustificate e nell’82,47% dei casi (pari a 2.828 votazioni) questo beneficio è stato concesso ad Angelucci. Se in Forza Italia la “giustificazione” è stata concessa a Fascina prima per accudire Berlusconi e poi per elaborare il lutto, il motivo che ha spinto la Lega a fare lo stesso con Angelucci è un altro: l’imprenditore delle cliniche laziali è tra i principali finanziatori del partito.
E in un momento di vacche magre il Carroccio non può permettersi di perdere quei fondi, spiegano i due dirigenti leghisti. Nell’ultimo anno, infatti, Angelucci è stato tra i parlamentari più generosi nei confronti del partito: secondo i rendiconti della Camera, il 25 ottobre 2022 il deputato ha versato 40 mila euro alla “Lega Lazio per Salvini premier”, prima di dare un secondo contributo da 9.900 euro il 20 marzo 2023.
In totale 50 mila euro in pochi mesi. Non è un caso, quindi, che Salvini il 13 settembre scorso abbia organizzato a casa di Angelucci una cena per il suo compleanno in cui ha chiesto a tutti i parlamentari leghisti di versare 30 mila euro a testa in vista della campagna elettorale per le Europee del giugno 2024.
Nel suo ragionamento il vicepremier ha fatto proprio riferimento alla puntualità e alla dedizione di Angelucci nel contribuire con le proprie risorse al partito. Da allora, però, come ha raccontato il Fatto, quasi nessun parlamentare ha versato la sua quota . Angelucci, invece contribuirà regolarmente in vista della campagna elettorale delle Europee del giugno 2024. Nel frattempo, potrà continuare a essere “giustificato” in Parlamento.
(da il Fatto quotidiano)
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