Destra di Popolo.net

“CONTRO LA DEMOCRAZIA”: ABOLIRLA PER SALVARLA, LA PROPOSTA DI BRENNAN

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA LUISS HA TRADOTTO IL SAGGIO DEL 2016: SARA’ L’EPISTOCRAZIA( O GOVERNO DEI COMPETENTI) A PROTEGGERE LE SOCIETA’ LIBERALI DA CHI VOTA IN PIENA IGNORANZA O CON ‘INDOLE DEL TIFOSO DA CURVA

È stato detto che la democrazia sia la peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre fin qui sperimentate.
Ma se la concezione relativistica dei regimi democratici come “male minore” appare in molte analisi e teorie moderne, da Machiavelli a Sartori, passando per Weber e Schumpeter, nessuno prima di Jason Brennan aveva sottoposto a un processo altrettanto spietato la “miglior forma di governo possibile”.
A giudicare dai risultati, infatti, il regime che dovrebbe garantire a tutti i cittadini il diritto di essere guidati da leader competenti e capaci di prendere decisioni ponderate, somiglia troppo spesso al regno dell’irrazionalità e dell’ignoranza: molti elettori compiono le loro scelte sulla base dell’emozione o del pregiudizio, non conoscendo neanche, in numerosi casi documentati, la forma di governo vigente o addirittura i nomi dei leader in carica.
Inoltre, come dimostra Brennan, che rivolge la sua critica sia alla democrazia rappresentativa che a quella deliberativa, la partecipazione politica tende a rendere le persone peggiori – più irrazionali, arrabbiate e cariche di pregiudizi.
Quale alternativa abbiamo, allora? Come superare gli inconvenienti della democrazia se non vogliamo esporci ai rischi che comporterebbe la concentrazione del potere nelle mani di pochi?
La proposta di Brennan è di sperimentare una forma di governo “epistocratica” che sia compatibile con parlamenti, elezioni e libertà di parola, ma distribuisca il potere politico in proporzione a conoscenza e competenza
(da agenzie)

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NEL 2024 OLAF SCHOLZ POTREBBE DOVER LASCIARE: LA CRISI CRONICA DEL GOVERNO

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA BOCCIATURA DEI CONTI PUBBLICI, IL CASO WIRECARD E I RAPPORTI CON LA SPIA RUSSA MARSALEK

Il governo Scholz è piombato di nuovo nel caos. E i sondaggi sono devastanti. Tre quarti della Germania è insoddisfatta dell’operato del cancelliere. E’ il peggior risultato di sempre.
Numeri che innervosiscono da tempo i partner di governo e l’opposizione. Nei liberali della Fdp, che oscillano intorno alla soglia di sbarramento del 5% e rischiano di finire fuori dal Parlamento, sono partite raccolte di firme per farla finita con la scomoda coabitazione a tre con verdi e socialdemocratici. E il regalo di Natale della Cdu/Csu – l’opposizione del centrodestra popolare – è stata l’ennesima richiesta di un voto anticipato.
Eppure, è difficile che questa perenne emergenza politica nel governo “semaforo” che ha contribuito a far crescere esponenzialmente l’ultradestra di Afd sfoci in una classica crisi di governo.
In Germania l’asticella è alta: la regola della sfiducia costruttiva vuole che si abbia una maggioranza alternativa pronta per cambiare un governo in corsa. E il più grande partito d’opposizione, la Cdu, non ha alcun interesse a prestarsi a un’operazione del genere.
Altro discorso, però, è Olaf Scholz. Apparentemente, la Spd continua a sostenerlo. Ma qualcuno comincia a temere – o ad augurarsi – che un’altra tegola possa travolgere l’attuale esecutivo, costringendo l’impopolarissimo cancelliere al passo indietro.
Tanto che in un’ala dei socialdemocratici si mormora già il nome di chi potrebbe sostituirlo senza provocare troppi terremoti all’esecutivo e alla Spd. A porte chiuse sta circolando un nome che potrebbe sostituirlo, nel caso che uno scandalo butti giù il cancelliere: è quello del ministro della Difesa, Boris Pistorius. In tutti i sondaggi, è il politico più popolare in Germania dopo il presidente della Repubblica Steinmeier.
Ma perché qualcuno comincia a paventare il rischio che il cancelliere si debba dimettere? Semplice, perché al Bundestag cominciano a girare brutte voci. Per Scholz, sostengono, il pericolo non viene dalla crisi perenne della sua maggioranza o dall’opposizione o dall’estrema destra in crescita.
Non viene da Berlino. Viene da Mosca, da una “spia che venne dal freddo” e che al freddo è tornata. Due fonti parlamentari tedesche sussurrano a microfoni spenti che l’unico nome che il cancelliere socialdemocratico debba temere è quello di Jan Masalek, l’ex enfant prodige della finanza tedesca tramutatosi improvvisamente nel corresponsabile del più grave scandalo finanziario della storia: Wirecard.
Il bubbone scoppia nel 2020, quando emerge che Wirecard, la ‘paypal tedesca’, diventata in dieci anni da oscuro metodo di pagamento per siti porno a fintech più coccolata dalla Germania ha fatto sparire due miliardi di euro in Asia. Il responsabile degli affari di Wirecard in quella parte di mondo è proprio Jan Marsalek. Che nei giorni del crac sparisce, inghiottito nel nulla. In quelle ore, l’ennesimo bubbone che scoppia nel mondo della finanza tedesca imbarazza molto il governo Merkel.
Tutti i controlli hanno fallito. Anzi, quando il Financial Times ha cominciato a fare i primi scoop il governo Merkel e parecchi giornalisti finanziari tedeschi si sono schierati come una falange a difesa dell’azienda di Masalek. E negli “anni d’oro” di Wirecard, la cancelliera aveva già fatto lobbying per Wirecard persino con i cinesi, chiedendo a Pechino di aprire il mercato alla fintech made in Germany. Un consigliere di Scholz che lo ha seguito anche alla cancelleria, Joerg Kukies, aveva persino esercitato pressioni su una banca per ottenere l’allungamento di un prestito per Wirecard.
Finora il ministero delle Finanze ha respinto ogni richiesta di rendere pubblici gli incontri tra i vertici di Wirecard, Scholz e i suoi uomini. Ma man mano che vanno avanti a Monaco i processi legati a quello scandalo e che emergono dettagli sempre più inquietanti su Marsalek, sta diventando anche più urgente che sui rapporti tra Scholz e personaggi come l’ex direttore top manager austriaco sia fatta piena chiarezza.
Il punto è che nel 2020 Masalek, qualche settimana dopo la misteriosa sparizione in Germania, riemerge a Mosca, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche. Nel frattempo è ricercato dall’Interpol, ma secondo varie inchieste sarebbe sotto l’ala protettiva dei servizi segreti Fsb.
Un tribunale di Londra che indaga su cinque spie bulgare al soldo del Cremlino gli assegna nei mesi successivi persino un ruolo importante, nell’intelligence russa. E il Wall Street Journal scrive poco prima di Natale che Masalek è stato una spia russa per addirittura dieci anni – tutti quelli in cui era top manager di Wirecard. Anni che avrebbe impiegato anche per riciclare denaro per conto di Mosca.
Adesso Marsalek, sempre secondo i giornali americani, continua a lavorare al servizio di Putin. E in ruolo importante: dopo la morte di Prigozhin, l’austriaco starebbe riorganizzando i miliziani di Wagner da Dubai. E il fatto che l’ex top manager di Wirecard sia sospettato di essere una spia del Fsb è una spada di Damocle. Il cancelliere rischierebbe grosso, se qualche fatto o testimonianza al processo lo associasse a un uomo che potrebbe essersi macchiato di alto tradimento.
L’ex deputato della Linke Fabio de Masi non ha paura di accendere il microfono, quando parla di Wirecard: “con le cose che sa”, ha detto di recente, “Marsalek è un fattore di rischio per la Germania”. E soprattutto per Scholz. De Masi è addirittura convinto che “grazie a Wirecard, Putin ha in mano il governo”.
(da La Repubblica)

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A NATALE VINCE IL RISPARMIO: UN ITALIANO SU DUE E’ PRONTO A RICICLARE I REGALI RICEVUTI

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI SONO RICICLATORI SERIALI DI REGALI

Pensate ai regali di Natale che avete fatto. Fratelli, genitori, cugini, zii, nonni, fidanzati, mariti e mogli. Tra tutti, la metà delle persone a cui vi siete tanto dedicati riciclerà tranquillamente i vostri doni nel corso del prossimo anno.
La tendenza degli italiani a essere “riciclatori seriali” è confermata da una ricerca del Centro Studi di Confcooperative: nonostante l’aumento delle tredicesime, che schizzano del più 9% – dai 45,7 miliardi del 2022 ai 50 di quest’anno – a guidare la dinamica dei consumi e la propensione alla spesa ci sono la ricerca spasmodica del risparmio determinata dall’incertezza del domani, peggiorata dalle dinamiche inflative che erodono i risparmi e il potere di acquisto per una fetta notevole di italiani che talvolta per egoismo, altre per necessità puntano a proteggere la loro spesa personale.
In cosa si traduce tutto questo: in una sorta di “contro spesa” che vale un risparmio di 3,4 miliardi di euro per quanti ricicleranno i regali.
Sono 200 milioni più dell’anno scorso e 100 più del Natale pre-pandemia. Questa tendenza coinvolge un italiano su due, 28,5 milioni di persone, e si conferma essere una tendenza in crescita costante negli ultimi anni.
Il riciclo ha forme e modalità diverse: tra le principali troviamo che 6 su 10 ricicleranno i doni ricevuti durante queste festività o che li conserveranno durante l’anno per utilizzarli al momento opportuno; c’è addirittura chi pensa di guadagnarci, vendendo i regali ricevuti sulle piattaforme online e sui social network, parliamo di 2 riciclatori su 10; gli altri scambieranno i doni ricevuti nei negozi di acquisto per trasformarli in buoni da spendere o per prendere altri oggetti da regalare a loro volta. In pole position tra i regali più riciclati ci sono i generi alimentari – dai vini ai pandori – ma anche sciarpe, guanti, cappelli, calzini e cosmetici, per finire con libri, pelletteria e giocattoli.
(da Fanpage)

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PERCHE’ LE CASE COSTANO SEMPRE DI PIU’ E SE NE VENDONO SEMPRE DI MENO

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

UN CALO DEL 10% NELLA COMPRAVENDITA

Le case costano sempre di più, e se ne comprano sempre di meno. Lo rivela l’Istat. Nel terzo trimestre del 2023, l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie per abitarci o per investimento (Ipab) rimane stabile rispetto al trimestre precedente.
Il problema però è che aumenta dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2022: un ritmo tre volte superiore al +0,6% registrato nel secondo trimestre 2023. E se il prezzo sale, le vendite scendono.
Il numero di immobili comprati e venduti nel terzo trimestre è calato del 10,4% rispetto al precedente, secondo l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia delle Entrate.
Già nel secondo trimestre era stata registrata una contrazione di vendite e acquisti del 16%. E la riduzione delle compravendite continua ormai dalla fine del 2022. “Nel terzo trimestre 2023 torna ad accelerare la dinamica tendenziale dei prezzi delle abitazioni – scrive l’Istat -, alimentata soprattutto dall’andamento dei prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano dell’8,0% su base annua. I prezzi delle abitazioni esistenti crescono, invece, solamente dello 0,5%”.
Nel secondo trimestre, i prezzi delle case nuove erano saliti di un +0,5% rispetto allo stesso periodo del 2022, e quelli delle case esistenti di un +0,7% annuo. La stabilità dell’indice dei prezzi dal secondo al terzo trimestre del 2023 nasce dalla compensazione tra i prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, e quelli delle abitazioni esistenti, che diminuiscono dello 0,4%, (era +1,8% nel secondo trimestre 2023). In media, nei primi tre trimestri del 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022, i prezzi delle abitazioni sono aumentati dell’1,2%.
Quelli delle abitazioni nuove fanno registrare un +4,5%, e quelli delle abitazioni esistenti crescono dello 0,5%. Il tasso di variazione acquisito dell’indice dei prezzi Ipab per il 2023, che corrisponde alla crescita che si avrebbe per l’intero anno in caso di variazioni nulle nell’ultimo trimestre, è pari a +1,3%. L’incremento maggiore, +4,7%, si ha per le abitazioni nuove, mentre per quelle esistenti la crescita è dello 0,6%.
(da La Stampa)

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SILVANA, L’ITALIANA CHE RISCHIA L’ESPULSIONE DAL REGNO UNITO PUR AVENDO LA GRREN CARD

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

IL CAOS DELLE DOMANDE DI RISOLUZIONE POST BREXIT

Una donna italiana che da 14 anni vive nel Regno Unito, investitrice in startup ambientali, ha scoperto che potrebbe essere espulsa dal Paese, nonostante abbia ottenuto la carta di “residenza permanente” dopo l’entrata in vigore della Brexit.
Lei è una delle decine di migliaia di cittadini dell’UE che non erano a conoscenza del fatto che il Ministero dell’Interno ha cambiato le regole nel 2019, imponendo loro di presentare domanda per un programma diverso, chiamato transazione UE. A riportare la notizia è stato il Guardian.
Silvana, il cui nome è stato cambiato, ha scoperto che la sua carta di soggiorno permanente non era più valida solo quando è stata respinta la richiesta di rinnovo della tessera europea di assicurazione malattia (Ehic) per sua figlia. È successo prima delle vacanze estive.
La donna afferma che le autorità le hanno detto, erroneamente, di richiedere un’identificazione biometrica sostitutiva della residenza e di aver pagato 400 sterline per un appuntamento di emergenza mentre la famiglia stava per viaggiare.
Anche questo è stato respinto e, alla fine, le è stata data l’informazione corretta: fare domanda per il sistema di transazione dell’UE, che si era ufficialmente chiuso nel giugno 2021, ma era ancora aperto a domande tardive per “motivi ragionevoli”.
Il 9 agosto, il governo ha modificato la definizione di “motivi ragionevoli”, rimuovendo la “mancanza di conoscenza” del sistema di risoluzione dell’UE come giustificazione accettabile per un’applicazione tardiva.
Silvana ha una laurea in tecnologie ambientali presso l’Imperial College di Londra, ha terminato il suo dottorato di ricerca presso l’University College di Londra ed è un’investitrice in startup ambientali.
Il marito è britannico e la bambina ha la doppia nazionalità. Aveva chiesto la residenza permanente nel 2016, principalmente come tappa nel percorso per richiedere la cittadinanza britannica, idea che poi scartò per i costi elevati. «La carta di soggiorno permanente non ha scadenza. Sono consapevole di quello che succede nel mondo, non sono stupida. Ho letto le linee guida in quel momento. Non c’era nulla che suggerisse che la mia carta non fosse valida», ha spiegato.
Anche dopo che la domanda di Ehic è stata respinta, Silvana pensava di non avere problemi: il Ministero degli Interni l’aveva rassicurata dal momento che la sua presenza in Gran Bretagna risaliva a prima della Brexit. «A dire il vero, per un mese intero non ho capito la gravità della mia situazione», ha dichiarato.
Ora, lei accusa il governo per la situazione che si è creata, affermando di aver ricevuto informazione non esatte dal Ministero degli Interni. A complicare il tutto, ha dichiarato, ci sarebbero anche molti avvocati che non conoscono i fatti e stanno sfruttando la vulnerabilità dei cittadini europei. Poi ci sarebbe il Ministero degli Interni che indirizzerebbe persone come lei a enti di beneficenza o centri di consulenza come Inca for Italians in Britain, finanziato dal governo italiano per aiutare i suoi cittadini nel Regno Unito.
«Per un mese ho cercato consulenza legale. Mi è stato richiesto un preventivo compreso tra i 500 e le 12.000 sterline per presentare una domanda. Mi hanno detto tutti cose completamente diverse», ha detto Silvana.
«Il primo mi diceva che ero un “caso disperato” e che non avrei mai vinto, anche se i funzionari addetti ai visti del Regno Unito avevano dato consigli sbagliati». «Sono stata trattata come una criminale», ha raccontato. «Sarebbe stato facile per loro dire: “Devi fare domanda per la residenza stabile”. A mio avviso, il modo in cui si sono comportati rispetto all’accordo di ritiro è illegale», ha affermato.
Un portavoce del Ministero degli Interni ha dichiarato che è «chiaro da tempo» che i documenti di residenza permanente cessano di essere validi alla fine del periodo di grazia, il 30 giugno 2021.
«Sono trascorsi più di due anni dalla scadenza del termine per la domanda di adesione, che è stata ampiamente pubblicizzata. In linea con gli impegni dei nostri accordi sui diritti dei cittadini, continuiamo ad accettare e considerare le richieste tardive di coloro che hanno ragionevoli motivi per ritardare la loro richiesta», ha aggiunto il portavoce.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“MADE IN ITALY? LE AZIENDE VANNO VIA E NOI IN UN LIMBO”

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELLA TORINO OPERAIA IN CRISI… IL CASO DELLA LEAR (SEDILI AUTO)

Tania è un’operaia. Ha lavorato per 28 anni come carrellista alla Lear di Grugliasco, nel torinese. Qui si producevano i sedili per le auto del gruppo ex Fiat, oggi Stellantis.
71mila sedili all’anno fino al 2016, oggi soltanto settemila. E così 310 operai oggi rischiano di perdere il posto di lavoro.
“Viviamo in un limbo, non vediamo il futuro” racconta al Fatto.it l’operaia che da un mese e mezzo presidia i cancelli dello stabilimento insieme ai suoi colleghi.
Grazie alle trattative, sono riusciti ad avere un anno in più di cassa integrazione straordinaria per il 2024. Ma non è facile vivere con la cassa integrazione. “Innanzitutto vuol dire sopravvivere con mille euro al mese – spiega un altro operaio, Mimmo, che è entrato in fabbrica nel 1991 – ma quello che ci devasta è l’incertezza sul futuro”. Mancano le politiche industriali.
“Il governo insieme a Stellantis ha annunciato un milione di veicoli per questo paese – riflette Toni Inserra, sindacalista della Fiom Cgil – ma siamo ancora nella fase degli annunci. Di concreto oltre alle dichiarazioni non c’è nulla”. E nel frattempo il tempo scorre.
Che cosa succederà quando finirà la cassa? “Io, come tanti altri colleghi, ho più di cinquant’anni – aggiunge Mimmo. quando sentiamo parlare di ricollocazione, mi viene da dire dove ci ricollocano? Le cose vanno male non solo da noi, ma anche nelle altre fabbriche del torinese”.
Basta fare un giro per le statali che corrono lungo la periferia dell’ex capitale dell’auto italiana per averne conferma. I capannoni vuoti sono sempre di più. Una crisi che arriva da lontano.
Secondo le stime della Fiom Cgil, tra il 2008 e il 2020, soltanto nel comparto dell’auto, nel torinese si sono persi 32mila posti di lavoro. Ma tutti i settori sono in difficoltà. In questo momento a Torino ci sono un migliaio di persone che rischiano di perdere il lavoro.
Tra questi ci sono gli operai della Te Connectivity, a Collegno. Producono mini compressori per elettrodomestici ma a novembre sono stati annunciati 220 esuberi. Il motivo? “Vogliono spostare la produzione in Cina e Stati Uniti – spiega Giorgia Perrone della Fiom Cgil – l’azienda non è in crisi, ma si tratta di una becera delocalizzazione”. Per chi come Rosanna lavora qui dal 1995 è stata “una doccia fredda perché dicevano che andava tutto bene mentre ci stavano portando via il lavoro”.
E tra gli operai serpeggia il malcontento nei confronti del governo. “Fino ad ora hanno parlato di made in Italy e piena occupazione – conclude Tania, l’operaia della Lear – ma parlano di un mondo che non esiste. Vorremmo meno parole e che venissero qui per ascoltarci. Fino ad ora non è venuto nessuno”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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MATTEO BASSETTI, IN ASTINENZA DA VISIBILITÀ DOPO GLI ANNI RUGGENTI DEL COVID, IN CUI POMPAVA IL SUO EGO CON DIRETTE A RETI UNIFICATE, CERCA DI FARSI NOTARE CON UN INUTILE TWEET POLEMICO: “CHI AUGURA BUONE FESTE ANZICHÉ DIRE BUON NATALE NON RISPETTA LE TRADIZIONI CATTOLICHE

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

MOLTI LEGGONO LO SFONDONE COME UN TENTATIVO MAL-DESTRO DI INGRAZIARSI LA MAGGIORANZA “DIO PATRIA E FAMIGLIA” E LO SBERTUCCIANO: “AMO NON TI CANDIDANO COMUNQUE…”

Matteo Bassetti, l’infettivologo divenuto celebre ai tempi del primo lockdown e durante l’infuriare del Covid nel 2020, torna a far parlare di sé a Natale.
Ma questa volta non con un jingle in linea con quel “Sì Si Vax” cantato (?) nel dicembre 2021 assieme ai colleghi Andrea Crisanti e Fabrizio Pregliasco per invitare gli italiani a vaccinarsi, un’esibizione che scatenò l’ilarità in rete.
No, quest’anno, il buon Bassetti ha deciso di lasciar perdere il mondo delle sette note per inoltrarsi negli spinosi sentieri della Teologia, con un tweet che ha suscitato non poche perplessità e critiche.
Scrive l’infettivologo: “Chi augura Buone feste anziché dire chiaramente Buon Natale non rispetta le tradizioni cattoliche di cui tutti noi italiani dovremmo essere orgogliosi. Che piaccia o no, a Natale si festeggia la nascita di Gesù Cristo. Punto!!”.
Ah, anche teologo! potrebbe commentare la fantozziana signorina Silvani. Ma senz’altro qualcuno dovrebbe ricordare a Matteo Bassetti che le “feste” in questione sono quattro ricorrenze cattoliche legate proprio al Natale: il 25 dicembre, la nascita di Gesù Cristo; il 26 dicembre, Santo Stefano, il primo dei martiri cristiani e quindi, per la sua importanza, festeggiato proprio il giorno dopo la nascita di Cristo; il primo gennaio, in cui si celebra la Divina Maternità di Maria; e ovviamente il 6 gennaio, giorno in cui si commemora la visita dei re Magi a Gesù in Betlemme.
La formula “Buone Feste”, dunque, lungi dal non rispettare le tradizioni cattoliche, racchiude invece il buon augurio per quattro importanti ricorrenze liturgiche.
Al punto che, solo per fare un esempio fra tanti, lo stesso Papa Ratzinger, celebrato accademico e influente teologo ancora prima di diventare il Pontefice Benedetto XVI, indirizzò un augurale “Buone Feste” ai fratelli e alle sorelle polacchi presenti all’udienza generale in Vaticano tenutasi il 23 dicembre 2009 nell’Aula Paolo VI.
Tornando al tweet del professor Bassetti, quest’ultimo ha deciso di chiuderlo ai commenti – forse neanche lui troppo convinto di ciò che ha scritto – ma tantissimi utenti non hanno mancato di evidenziare le loro critiche ritwittandolo e aggiungendovi un parere spesso lapidario.
Non pochi, per esempio, ipotizzano che si tratti di una ricerca di visibilità presso questo Governo e altri addirittura che la discussa disamina racchiuda la segreta speranza di essere candidato alle Europee 2024. Qualunque fosse lo scopo del tweet, viste le reazioni, forse sarebbe stato paradossalmente meglio perseverare con le canzoncine…
(da Dagoreport)

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AUMENTO DEI PREZZI, L’INFLAZIONE INCIDE PIU’ DI QUANTO VOGLIANO FARCI PENSARE

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

IL PANIERE DI PRODOTTI CUI FANNO RIFERIMENTO GLI INDICI TENDONO A SOTTOSTIMARE GLI AUMENTI EFFETTIVI DEI PREZZI

Qualche giorno fa, sul canale americano Msnbc è stata proposta un’interessante comparazione sullo scontrino della spesa di Kevin di “Mamma ho perso l’aereo”, confrontando i prezzi del 1990 con quelli odierni: il risultato è stato di un aumento del 177% su una spesa a base di generi alimentari e forniture per la casa.
Il successivo elemento di considerazione è stato il confronto con gli indici dei prezzi al consumo degli Stati Uniti relativi ai beni alimentari e alle forniture domestiche, che nello stesso lasso di tempo sono aumentati rispettivamente del 151% e dell’88%.
Ennesima dimostrazione di come i panieri che compongono gli indici per il calcolo dell’inflazione tendano sempre a sottostimare gli aumenti effettivi dei prezzi, a fronte di un’inflazione che incide in misura più significativa di quanto vogliano farci pensare.
D’altronde è cosa nota che gli istituti di statistica che compongono i panieri per il calcolo degli indici dei prezzi, spesso grazie al “gioco delle tre carte”, riescono a edulcorare i dati per puntellare le narrazioni dei rispettivi governi.
E non voglio neanche considerare il fenomeno della shrinkflation (in italiano riporzionamento), neologismo che deriva dalla crasi delle parole shrink (“restringere”) e inflation (“inflazione”), che consiste nell’odiosa pratica commerciale di ridurre le quantità o le porzioni di un prodotto mantenendo lo stesso prezzo o, in alcuni casi, addirittura aumentandolo.
Diciamo la verità, quanti hanno dato peso al fatto che negli anni all’interno del pacchetto di fazzoletti di carta il numero delle salviette sia passato da 10 a 9 (e in qualche caso anche a 8)? O che la porzione di frutta secca sia scesa da 125 a 100 grammi?
E anche se i rincari dei generi alimentari e dei carburanti sono quelli che creano più clamore, proprio perché le persone si confrontano quotidianamente con essi, non sono loro ad aver inciso in maniera più drammatica sul depauperamento della classe media. Infatti i costi che negli ultimi decenni hanno esercitato la pressione più soffocante sulle persone vanno ricercati tra gli aumenti esorbitanti nel settore immobiliare, nell’assistenza sanitaria e in un settore chiave per una società civile come l’istruzione.
E consideriamo che in Italia l’assistenza medica è garantita dalla Costituzione grazie al Sistema Sanitario Nazionale Universale e dunque dovrebbe essere gratuita; peccato però che la sanità pubblica venga scientemente smantellata da anni per favorire il settore privato, vera gallina dalle uova d’oro del clientelismo italico, e che dunque molte persone debbano rivolgersi a strutture private nonostante i contributi previdenziali versati.
Di questo si dovrebbe parlare a reti ed edicole unificate, da mane a sera.
Invece siamo costantemente obnubilati dalle classiche “armi di distrazione di massa”, a base di gossip e amenità assortite.
Adesso è il turno di Chiara Ferragni tra lo stupore e l’indignazione generale: naturalmente fa più comodo parlare della Ferragni di turno piuttosto che dover spiegare alle persone per quale motivo negli ultimi anni la classe media sia stata lasciata al macello, o perché dopo la parentesi del Covid stiamo tornando mestamente alla famigerata austerity europea, senza programmare uno straccio di politica economica o di patto sociale per mitigare il fenomeno dell’inflazione e dell’impoverimento inesorabile della classe media.
Tutto va bene Madama la Marchesa, di pandoro natalizio in uovo di Pasqua.
(da ilfattoquotidiano.it)

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A TORINO INTERVENTO PIONIERISTICO PERMETTE A UN PAZIENTE DI RITROVARE L’USO DELLA MANO ATTRAVERSO I NERVI DI UN PIEDE

Dicembre 26th, 2023 Riccardo Fucile

“LA PROCEDURA HA RADICI IN QUATTRO ANNI DI RICERCA INTENSIVA”

«Per la prima volta al mondo», nell’ospedale Cto di Torino è stato svolto un intervento chirurgico rivoluzionario, che ha permesso a un paziente di ritrovare l’uso della mano paralizzata attraverso i nervi di un piede. Lo ha annunciato la Città della Salute. A subire l’intervento è stato un operatore sociosanitario di 55 anni che, dopo un incidente stradale, aveva subito l’amputazione di metà della gamba sinistra ed una lesione completa del plesso brachiale del braccio sinistro. Adesso, dopo una procedura definita «pionieristica» (che ha comportato il trasferimento nella parte superiore del corpo di una porzione del nervo sciatico), potrà imparare gradualmente a controllare l’uso della mano. In una prima fase dovrà pensare ai movimenti che effettuerebbe il piede, ma in seguito, grazie alle capacità di adattamento del cervello, svilupperà la nuova abilità.
«Quattro anni di ricerca»
«La procedura – spiegano dalla Città della Salute – ha radici in quattro anni di ricerca intensiva, culminati con la pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica internazionale Injury e l’approvazione da parte del Comitato Etico della Città della Salute per l’applicazione clinica. Il fulcro dell’intervento è la trasposizione di una componente del nervo sciatico, la parte peroneale, che normalmente controlla la dorsiflessione del piede, ma che era inutilizzata a causa dell’amputazione alla gamba. Questo trasferimento nervoso mirato dalla gamba amputata fino al braccio paralizzato ha avuto lo scopo di reinnervare il plesso brachiale lesionato, aprendo la strada ad una riattivazione funzionale».
L’intervento
L’intervento è durato dodici ore. Hanno preso parte all’operazione i microchirurgi Bruno Battiston e Paolo Titolo e i neurochirurghi Francesca Vincitorio e Diego Garbossa. Il paziente è stato quindi ricoverato nel reparto di neurochirurgia dopo essere stato preso in carico dagli anestesisti della rianimazione diretta da Maurizio Berardino, la cui équipe, nella figura di Alice Mistretta, ha fornito supporto anestesiologico dell’intervento. La fase riabilitativa si svolgerà sotto il controllo degli specialisti di Medicina fisica e riabilitazione diretti da Giuseppe Massazza.
(da Open)

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