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BOCCIA DEMOLISCE SANGIULIANO: I PUNTI CHIAVE DELLA SUA INTERVISTA ALLA STAMPA (DOMANI LA VERSIONE INTEGRALE SUL QUOTIDIANO)

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

I VIAGGI PAGATI DAL MINISTERO, LA NOMINA FIRMATA, IL RICATTO, I DOCUMENTI SENSIBILI, L’AUTO BLU E LA SCORTA PER LUNGHI VIAGGI

«Io e Sangiuliano ci siamo conosciuti il 5 agosto». Inizia così l’intervista di Federico Monga in cui Mara Rosaria Boccia racconta la sua verità sul caso Sangiuliano. «Lo accompagnavo da consigliera per i grandi eventi» dice. Sulle trasferte spiega: «Ho sempre saputo che pagava il ministero come possono sottolineare ed evidenziare le mail che ho ricevuto dal capo segreteria». E prosegue: «Il ministro ha divulgato informazioni non corrette». Sull’auto di tutela dice: «Ero sempre con il ministro, non in trasferte brevi ma sempre in trasferte lunghe». Infine, l’affondo: «Ci sono alcune persone che ricattano il ministro per delle agevolazioni che hanno avuto».
Boccia spiega che è imprenditrice da 20 anni e che ha studiato Economia all’università. «Ci siamo conosciuti il 5 agosto – spiega riguardo al ministro della Cultura– come possono testimoniare le foto pubblicate sui miei profili social, alla presentazione per la candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco». E aggiunge che accompagnava Sangiuliano come «Consigliera per i grandi eventi».
E ancora sul suo incarico: «Inizialmente è stata una proposta e quindi ho seguito il ministro per conoscere la realtà del Ministero, e poi dall’inizio di luglio è stata istruita la pratica per diventare consigliera».
Sulle trasferte: «Io ho sempre saputo che pagava il Ministero, come possono sottolineare ed evidenziare le mail che ho ricevuto dal Capo Segreteria che organizzava sempre tutti i viaggi». Sul sopralluogo a Pompei del 3 giugno per il G7 entra nel dettaglio: «Sì, abbiamo fatto un sopralluogo per il G7 e il ministro ha approfittato per verificare alcuni scavi».
Altro nodo da sciogliere, la mail del 5 giugno. Con o senza informazioni riservate? «Certamente. La mail è stata pubblicata dalla Dagospia e non da me. Il direttore del parco l’ha inviata sotto espressa comunicazione del ministro. Infatti il direttore non penso abbia frainteso proprio nulla perché c’erano tanti i testimoni, il ministro è stato molto chiaro a sottolineare che doveva recapitarla anche a me in email. E c’erano i due percorsi, l’alternativa dei due percorsi che gli altri ministri che partecipano al G7 avrebbero dovuto fare e tutte le informazioni relative all’organizzazione».
Maria Rosaria Boccia spiega anche che la sua consulenza per il G7 era gratuita. E riguardo alla sua consulenza al ministero, non andata a buon fine, aggiunge: «Io ho letto che è stata firmata sia da me che dal ministro, come si può ascoltare dall’audio. Non è andata a buon fine: penso che questa spiegazione la debba da un’istituzione, non io».
Sui suoi rapporti con Sangiuliano, definiti dal ministro in tv «relazione privata», Maria Rosaria Boccia spiega che, se si trattava di relazione sentimentale, «dovrebbe chiarirlo lui».
Sull’auto blu l’imprenditrice spiega di essere salita solo con il ministro, spesso anche in trasferte lunghe.
E’ stata definita «ricattatrice», come lei stessa ha detto in un post, ma Boccia ha anche aggiunto che «i ricattatori sono nei palazzi del potere»: «Mi riferisco ad alcune persone che ricattano il ministro per delle agevolazioni che hanno avuto. Penso che il ministro sia sotto ricatto».
Alla domanda se si sente tradita, Boccia risponde che il tradimento arriva eventualmente da persone care, ma dice che «sicuramente la situazione poteva essere gestita in una forma più rispettosa».
«Ieri sera in televisione (al Tg1, con le pubbliche scuse alla moglie e a Meloni, ndr), il ministro Sangiuliano mi ha fatto sorridere».
E il futuro? «Quello che faccio mi fa bene. Il mio percorso è sempre in salita. E sicuramente continuerà ad essere così».
(da La Stampa)

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IL PD ATTACCA: “ORA BASTA, E’ UNO STILLICIDIO PER LE ISTITUZIONI”

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

“UN MINISTRO SOTTO RICATTO E SBUGIARDATO, PERCORSI DI SICUREZZA DEL G7 A DISPOSIZIONE DI CHI NON AVEVA TITOLO, VIAGGI PAGATI DAL MINISTERO, USO IMPROPRIO DI AUTO A TUTELA”

«Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare perché questa surreale vicenda venga affrontata nelle opportune sedi istituzionali? Il ministro Sangiuliano deve chiarire molti aspetti della sua relazione con la dottoressa Boccia che oggi ha sbugiardato completamente la ricostruzione fatta ieri dal ministro in diretta televisiva».
Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della camera, Irene Manzi, subito dopo l’intervista della Stampa alla quarantunenne al centro del caso che riguarda il ministro della Cultura.
Prosegue Manzi: «Quanto dichiarato da Boccia è molto grave sia perché parla espressamente di un ministro sotto ricatto sia perché denuncia comportamenti i cui effetti potrebbero aver avuto serie conseguenze sulla sicurezza del G7 Cultura. Sangiuliano deve spiegare perché che ha fatto partecipare una persona esterna all’amministrazione a incontri istituzionali in cui venivano affrontate questioni delicate anche legate alla sicurezza del G7. E perché il ministro ha invitato gli uffici del ministero a condividere materiali riservati con questa persona. La misura è colma, siamo allo stillicidio delle istituzioni»’.
(da agenzie)

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A QUESTO PUNTO IL TEMA È ANCHE QUANTO TEMPO HA SOTTRATTO ‘O MINISTRO ‘NNAMMURATO AL LAVORO PER CUI È PAGATO: SAREBBE ANDATO COMUNQUE IN MISSIONE TUTTE QUELLE VOLTE, SE QUESTO NON AVESSE SIGNIFICATO ESSERE “GIUSTIFICATO” A PASSARE DELLE NOTTI FUORI CON LA “NON CONSIGLIERA”?

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

AVREBBE ACCETTATO GLI INVITI AI VARI FESTIVAL/EVENTI (ALCUNI DECISAMENTE POCO AUTOREVOLI) PROPRIO PER AVERE L’OCCASIONE DI GODERE DELLA COMPAGNIA DELLA BOCCIA?

A questo punto il tema non è solo se Sangiuliano ha speso o no soldi pubblici per la Boccia o ha condiviso con lei documenti riservati.
È anche quanto tempo ha sottratto ‘O Ministro ‘nnammurato al lavoro per cui è pagato e quanto il desiderio di passare delle notti con la dottoressa Maria Rosaria Boccia lo abbia condizionato nel pianificare la sua agenda.
Sarebbe andato comunque in missione tutte quelle volte, se questo non avesse significato essere “giustificato” a passare delle notti fuori con la “non consigliera” Boccia, in quanto impegnato in trasferte di lavoro?
O ha accettato gli inviti ai vari festival/eventi (alcuni sinceramente poco autorevoli) proprio per avere l’occasione di godere della compagnia della Boccia?
Ps Neanche il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica dura 18 minuti come lo “Speciale” del Tg1 per salvare il Farfallone del Golfo.
(da Dagospia)

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INTERVISTA ESCLUSIVA DI BOCCIA A “LA STAMPA”: “IL MINISTRO E’ SOTTO RICATTO PER DELLE AGEVOLAZIONI CHE HANNO AVUTO DA LUI”

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

“I VIAGGI? PAGAVA SEMPRE IL MINISTERO, COME POSSONO SOTTOLINEARE ED EVIDENZIARE LE MAIL CHE HO RICEVUTO”… “IO E SANGIULIANO CI SIAMO CONOSCIUTI IL 5 AGOSTO 2023. ERO SEMPRE CON LUI, CON LA SCORTA NON IN TRASFERTE BREVI, MA SEMPRE LUNGHE”… “”LA NOMINA L’HA CONTROFIRMATA”

«Il ministro Sangiuliano è sotto ricatto». Lo dice senza tema di smentita Mara Rosaria Boccia, la imprenditrice-influencer entrata nella grazie dei ministro negli scorsi mesi, fino a diventarne (quasi) consulente, prima dell’amara rottura.
Che ora, all’indomani dell’intervista di Sangiuliano al Tg1, risponde raccontando la “sua” verità sulla vicenda in un’intervista al quotidiano La Stampa. «Ci siamo conosciuti il 5 agosto» dello scorso anno, racconta Boccia a Federico Monga. E presto ne è nata una frequentazione via via più intensa.
«Lo accompagnavo da consigliera per i grandi eventi», conferma. Ma è sul nodo politico (e giudiziario?) più delicato che Boccia sfodera la sua contro-storia. Quello delle trasferte a fianco del ministro in missioni varie negli ultimi mesi. Chi le pagò? Ieri, carte alla mano, Sangiuliano ha spergiurato – come fatto la sera prima al cospetto di Giorgia Meloni – che «mai un euro pubblico è stato speso» per finanziare gli spostamenti dell’improvvisata consigliera.
Per Boccia è vero l’opposto: «Ho sempre saputo che pagava il ministero, come possono sottolineare ed evidenziare le mail che ho ricevuto dal capo segreteria».
D’altra parte di viaggi con l’ex direttore del Tg2 ne ha fatti tanti, mica solo in aereo: anche in auto blu. «Ero sempre con il ministro, non in trasferte brevi ma sempre in trasferte lunghe».
Insomma, per Boccia, «il ministro ha divulgato informazioni non corrette». Ma chi sarebbe, dunque, a tenerlo al momento sotto scacco? Non certo lei, spiega. «Ci sono alcune persone che ricattano il ministro per delle agevolazioni che hanno avuto».
(da La Stampa)

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LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO O UNA SCENEGGIATA MEDIATICA: DA ALMIRANTE A SALVINI FINO ALLA “POCHADE” VESUVIANA, LA RESISTIBILE ASCESA DI SANGIULIANO DETTO “TARZAN”, PER LA CAPACITA’ DI PASSARE DA UN PARTITO ALL’ALTRO (E ORA ANCHE DA UNA DONNA ALL’ALTRA)

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

POICHÉ, COME DICEVA FLAIANO, A FURIA DI LECCARE QUALCOSA SULLA LINGUA RIMANE SEMPRE

Un’ascesa e una caduta vertiginose, dramma e commedia insieme, finite (per ora) con il ministro che piange al Tg1 chiedendo scusa alla moglie, a Giorgia Meloni e ai suoi collaboratori per il paradossale pasticcio in cui si è messo e li ha messi. Una scena, oggettivamente, impressionante, molto poco italiana, da altri Paesi, altre morali (e altri telegiornali)
Poi ognuno è libero di decidere se la parabola di Genny sia una tragedia greca, il potente travolto dalla sua stessa ubris, o semplicemente la tragedia di un uomo ridicolo, un’autoflagellazione pubblica o una sceneggiata mediatica. Forse la carriera di Genny finisce qui, e di certo non sarà più la stessa.
Quando diventa ministro della Cultura, Sangiuliano, napoletano, giornalista, 62 anni, laurea in Giurisprudenza, è già soprannominato “Tarzan” per la sua capacità di saltare da un partito all’altro con la stessa disinvoltura di quell’altro con le liane (e provvisto anche di una Jane, come si è visto poi).
Politicamente, Genny nasce missino: c’è una foto di lui giovane e con i capelli che conciona davanti a un Almirante perplesso.
Poi però è vicino a Francesco De Lorenzo, ministro liberale all’epoca del pentapartito terminale, oggi ricordato soprattutto per aver tentato di bruciare delle carte compromettenti nella pentola degli spaghetti. Bruciato anche De Lorenzo, Genny diventa un ammiratore di Gianfranco Fini, e sempre alla sua maniera enfatica, da cinegiornale Luce, il 4 maggio 2009 proclama: «Ecco la persona che incarna a cavallo di due secoli la storia della destra italiana». Pochi mesi dopo è vicedirettore del Tg1 in quota An.
Qui si accorge che nel braccio di ferro fra Fini e Berlusconi il più forte è ancora il secondo e così, in un memorabile editoriale sul Giornale a proposito della famigerata casa di Montecarlo, la persona che incarna eccetera diventa «Gianfranco che calpesta i valori della destra». Già sale l’astro di Matteo Salvini, Genny imbraccia un’altra liana e diventa il direttore del Tg2 leghista.
Tramonta Matteo e sorge Giorgia? Nessun problema: Genny diventa più meloniano di Meloni e, a conferma dell’imparzialità del suo telegiornale, nel ‘22 arringa i fratelli d’Italia dal palco della loro convention: perfino la Rai, ed è tutto dire, è costretta a un richiamo formale. Poiché, come diceva Flaiano, a furia di leccare qualcosa sulla lingua rimane sempre, il 22 ottobre dello stesso anno il passaggio dal giornalismo alla politica è compiuto: ministro della Cultura.
E qui il debutto è trionfale. «La Rai deve produrre fiction sulla Fallaci e su Montanelli», è la prima dichiarazione di Genny. Gli viene fatto notare che la fiction sulla Fallaci la Rai l’ha già fatta e di Montanelli è piena RaiPlay. «Allora bisogna fare un film su Pirandello!», proclama: e in quel momento il film più visto nei cinema è «La stranezza», guarda caso, proprio su Pirandello.
Nasce un nuovo genere d’intrattenimento, la gaffe di Sangiuliano, fra la commedia dell’arte, i B movie degli anni Settanta e le vecchie barzellette: la sai l’ultima su Genny?
L’effetto comico è potenziato dal fatto che il signor ministro ha un’ottima opinione di sé, infarcisce i suoi discorsi di citazioni (sempre quelle, però) e autocitazioni, è sussiegoso, talvolta arrogante.
Ma non ne azzecca una: straparla di Dante «di destra», vota i libri dello Strega e ammette pubblicamente di non averli letti, biasima l’abuso dell’inglese definendolo «molto radical chic», colloca Times Square a Londra, dice che Colombo ha scoperto l’America seguendo le teorie di Galileo che non era ancora nato, scrive sui social che 2.500 anni sono due secoli e mezzo e poi annuncia di aver relegato negli archivi il suo social media manager attribuendogli la colpa dell’errore, invece di assumersela come fanno i capi veri. Come parla, sbaglia. Per la satira è una manna, i social ringraziano: Genny-la-gaffe, il ministro fatto meme
Fra uno sproposito e l’altro, Sangiuliano piazza amici e camerati su ogni poltrona disponibile. Così fan tutti, certo: ma al rinnovamento del personale non corrisponde affatto quello della politica. In due anni, Genny non ha partorito una sola idea nuova, una visione, un progetto vero. Una politica culturale non c’è, anzi l’impressione è che non sappia nemmeno come farla, se non con mezzi obsoleti, novecenteschi, come le mostre sugli autori cari alla capa, le fiction edificanti e le mani sulla Rai, «la prima azienda culturale del Paese», in effetti mai così allo sbando.
Poi l’incontro fatale con la dottoressa Boccia, l’amore che sboccia, lui che la boccia (nominare consigliera l’amante «poteva configurare un potenziale conflitto d’interessi», ha sospirato ieri sera, ma dai, chi l’avrebbe detto), insomma la pochade su cui ride tutta Italia. Però vedere il borioso ministro che strappava di mano i microfoni ai giornalisti per fare loro la lezioncina che, balbettando, fa pubblica ammenda, impacciato, la mano un po’ tremante, perfino, si direbbe, dimagrito, un certo effetto lo fa. Sic transit…
(da La Stampa)

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“SE NON SI FANNO QUESTE RIFORME, L’EUROPA È FINITA”: MARIO DRAGHI PRESENTA IL SUO RAPPORTO SULLA COMPETITIVITÀ AL PARLAMENTO EUROPEO E SUONA LA SVEGLIA AI CAPIGRUPPO

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

“SERVE UNA GRANDE CORRESPONSABILITÀ E UNA GRANDE COOPERAZIONE” … I DEPUTATI HANNO APPLAUDITO DI FRONTE ALLO SCENARIO HORROR TRATTEGGIATO DA “MARIOPIO”, CHE NON FA NESSUNA CONCESSIONE AI SOVRANISTI COME MELONI, SALVINI E COMPAGNIA

«Per chiudere vorrei dirvi una cosa: se non si fanno queste riforme, se non si interviene seguendo questa direzione, l’Europa è finita. Lo ripeto: è finita. Ve lo dico perché questo è il mio incubo più frequente».
Nella sala che al sesto piano del Parlamento europeo ospita l’incontro tra Mario Draghi e tutti i capigruppo scende il gelo. La frase pronunciata dall’ex presidente della Bce illustrando le linee guida del suo rapporto sulla competitività tramortisce tutti i presenti.
Nessuno, almeno di recente, era stato così netto nel descrivere il momento di difficoltà in cui versa l’Unione europea. E considerando che l’ex premier italiano viene apprezzato come uno tra gli europei più autorevoli, quel monito assomiglia a un vero e proprio pugno nello stomaco.
Draghi cerca in primo luogo di spiegare che questa non sarà una legislatura ordinaria. Per l’Ue, non è una fase di normalità. Ma di eccezionalità. Nella quale serve «una grande corresponsabilità» e «una grande cooperazione»: «riforme rapide e senza precedenti».
Parole che sicuramente avranno fatto piacere alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che non partecipa all’incontro ma sta componendo il nuovo esecutivo proprio nella prospettiva di una «corresponsabilità» che dovrebbe prendere le forma delle “larghe intese”. Sebbene lo spirito “draghiano” è integralmente concepito nel solco europeista e non offre alcuna concessione alle derive sovraniste e nazionaliste.
L’ex Governatore non entra nello specifico del rapporto che dovrebbe essere presentato la prossima settimana.
Si limita a spiegare che ha costruito il suo lavoro con una prima parte introduttiva in cui rammenta i «valori» fondativi dell’Unione europea e della democrazia occidentale. Poi seguono «dieci» capitoli in cui si mostrano i campi nei quali l’Europa ha bisogno di accelerare: dalla competitività degli Stati a quella delle aziende, dalla Difesa al Welfare. E soprattutto sulla Formazione.
«Negli ultimi decenni – è il suo punto di partenza – la competitività europea è stata soggetta a una serie di “freni strutturali”: capacità di innovazione in ritardo, prezzi dell’energia più elevati, carenze di competenze, necessità di accelerare rapidamente la digitalizzazione e di rafforzare urgentemente le capacità di difesa comuni dell’Europa».
Il suo obiettivo è dunque quello di contribuire alla riflessione «sulle sfide che l’Europa deve affrontare e su come l’Unione, le sue istituzioni, gli Stati membri e le parti interessate possono superarle insieme per riconquistare il suo vantaggio competitivo». […] «Spetterà ai leader dell’Ue, ai parlamentari europei, alle istituzioni dell’Ue e agli Stati membri – sottolinea – decidere come portare avanti il suo lavoro e trasformare le sue raccomandazioni in risultati concreti per gli europei». Anche se, è il chiarimento offerto ai capigruppo e alla presidente del Parlamento europeo Metsola, nel rapporto sono già contenuti veri e propri provvedimenti legislativi immediatamente utilizzabili.
Le proposte di Draghi hanno ricevuto un plauso unanime, in particolare dalla maggioranza che sostiene la Commissione. «Il suo Rapporto – dice il popolare Manfred Weber – è più che benvenuto. Non si parla solo di finanze ma di come vogliamo disegnare il settore produttivo europeo». «Con questo lavoro – dice il capogruppo Pd, Nicola Zingaretti – parte una spinta in avanti verso l’integrazione di cui l’Europa ha bisogno per essere il protagonista politico di cui il mondo necessita»
Ma, appunto, la ricreazione è finita e l’Ue deve trasformarsi adesso o rischia di soccombere nella competizione globale: «O l’Europa cambia o è finita».
(da La Stampa)

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CASO SANGIULIANO: NELL’ESPOSTO IN PROCURA PRESENTATO DA ANGELO BONELLI VENGONO IPOTIZZATI DUE REATI, PECULATO E RIVELAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

“A QUALE TITOLO LA DOTTORESSA BOCCIA HA USUFRUITO DI SERVIZI E MEZZI DELLO STATO NON AVENDO UN RUOLO ALL’INTERNO DEL MINISTERO DELLA CULTURA? COME È STATO POSSIBILE CHE SIA VENUTA A CONOSCENZA DI INFORMAZIONI E DOCUMENTI RISERVATI?”

Sono la “Indebita destinazione di denaro o cose mobili”, previsto dall’articolo 314 bis del Codice penale, e la rivelazione di segreti d’ufficio, previsto dall’articolo 326 del Codice penale, i due reati che il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, ipotizza nel suo esposto presentato al Procuratore della Repubblica di Roma relativo alla vicenda che vede coinvolti il ministro Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia.
L’esposto di tre pagine e 11 allegati (con tutti i documenti citati), ricostruisce puntualmente la vicenda da quando, il 26 agosto scorso, Maria Rosaria Boccia annunciò su Istagram la propria nomina a consigliera del Ministro per i Grandi eventi, con l’immediata smentita dello staff del ministro della Cultura. Al termine della ricostruzione dei fatti, ormai di dominio pubblico, Bonelli pone alcuni interrogativi: “a quale titolo la dottoressa Boccia ha usufruito di servizi e mezzi dello Stato non avendo alcun ruolo negli organici dello Stato e tantomeno del Ministero della Cultura?
Chi si è reso responsabile nel ministero della Cultura dell’accreditamento della dottoressa Boccia presso uffici e articolazioni dello Stato e nelle organizzazioni di eventi letterari finanziati con soldi pubblici? Come è stato possibile che la dottoressa Boccia sia venuta a conoscenza di informazioni e documenti riservati e comunque coperti dal segreto d’ufficio come le mappe per la visita dei ministri della Cultura del G7 a Pompei, ponendo un problema serio di sicurezza?
Quali altri documenti e informazioni dispone la dottoressa Boccia? Quali informazioni istituzionali il ministro Sangiuliano ha comunicato alla dottoressa Boccia in virtù del suo rapporto privato con la stessa?”.
“Tutto ciò premesso – si legge ancora nell’esposto -, il sottoscritto nella sua qualità di deputato della Repubblica italiana, segnala all’Ill.mo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma i fatti e i comportamenti sopra illustrati, affinché si compiano tutte le legittime indagini e ne venga valutata la eventuale rilevanza penale, perseguendo i soggetti che dovessero risultare responsabili per gli eventuali delitti previsti dall’ex art 314 bis c.p. e dall’ex art. 326 c.p. e per tutti quei reati che nei fatti esposti dovessero essere ravvisati”.
(da agenzie)

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MACRON NOMINA BARNIER PRIMO MINISTRO, VINCERE LE ELEZIONI PER LUI NON CONTA NULLA

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

POSSIBILISTA LA LE PEN, DURO MELENCHON: “L’ELEZIONE E’ STATA RUBATA”

Al posto del 35enne Gabriel Attal, il più giovane primo ministro della Quinta Repubblica, il presidente Emmanuel Macron ha nominato il 73enne Michel Barnier, il più anziano premier della stessa Quinta Repubblica. Macron ha incaricato Barnier, politico esperto da sempre appartenente alla destra gollista, di «formare un governo di unità al servizio del Paese e del popolo francese».
La nomina mette fine a una serie di laboriose consultazioni e a ipotesi che avevano bruciato molti nomi (Lucie Castets e Bernard Cazeneuve a sinistra, Xavier Bertrand e David Lisnard a destra, più il tecnico Thierry Beaudet), e arriva a ben 60 giorni dal risultato delle elezioni legislative e 51 giorni dopo le dimissioni di Attal, accettate da Emmanuel Macron il 16 luglio. Finora Attal era rimasto in carica per sbrigare gli affari correnti.
Il passaggio di consegne è previsto per le 18 di oggi giovedì 5 settembre.
Il passo successivo sarà la formazione del governo. Compito non facile per Michel Barnier, che dovrà mettere insieme una squadra in grado di trovare compromessi e soprattutto non essere immediatamente bocciata con una mozione di censura dell’Assemblea nazionale. Sulla carta, non esiste ancora una maggioranza che sostenga il premier Barnier.
Il voto del 7 luglio ha portato in parlamento tre blocchi – il Nouveau Front Populaire di sinistra, il blocco macronista di centro, il blocco «nazionale» di estrema destra del Rassemblement national con l’alleato Eric Ciotti – nessuno dei quali è in grado di raggiungere la maggioranza assoluta.
La speranza di Macron è che Barnier possa governare grazie ai voti del centro macronista e della destra gollista uniti a un atteggiamento non di opposizione pregiudiziale di Marine Le Pen, che infatti ha reagito alla nomina con una certa apertura: «Chiederemo che il nuovo capo del governo rispetti gli 11 milioni di francesi che hanno votato per il Rassemblement National, che rispetti loro e le loro idee. Saremo attenti al progetto di cui sarà portatore e attenti a far sì che le aspirazioni dei nostri elettori, che rappresentano un terzo del popolo francese, siano ascoltate e rispettate».
La Francia va dunque verso un governo di centro-destra che potrebbe godere, in modi da precisare, del sostegno o quantomeno della non opposizione attiva del Rassemblement national di Marine Le Pen.
Se Xavier Bertrand, compagno di partito di Michel Barnier, è stato scartato, è perché Marine Le Pen lo considera un nemico; Michel Barnier invece non è mai stato verbalmente duro con il Rassemblement national e i suoi elettori, e in qualche caso ha difeso posizioni vicine a quelle di Marine Le Pen: sull’immigrazione, per esempio, o sull’opportunità di derogare talvolta alle decisioni delle istituzioni europee.
Anche per questo la nomina di Michel Barnier suscita le veementi proteste della sinistra e in particolare di Jean-Luc Mélenchon, leader della France insoumise che con gli altri tre partiti della gauche (socialisti, comunisti e ecologisti) forma il Nouveau Front Populaire
Il Nfp non arriva alla maggioranza assoluta, certo, come non ci arrivano gli altri due blocchi: ma è pur sempre la coalizione arrivata prima alle elezioni del 7 luglio, e l’unica che aveva trovato l’accordo su un nome da candidare in modo unitario, quello di Lucie Castets, scartata però da Macron.
Mélenchon è durissimo: con la nomina di Barnier, «le elezioni sono state rubate al popolo francese. Macron si rifiuta di rispettare la sovranità popolare e la scelta compiuta dai francesi alle urne». Il leader della France insoumise invita alla «più forte mobilitazione possibile» il 7 settembre, quando una serie di manifestazioni sono organizzate in tutta la Francia per protestare contro la mancata nomina di Lucie Castes.
Michel Barnier, 73 anni, veterano della politica francese ed europea, è stato ministro per la prima volta nel 1993 sotto la presidenza di François Mitterrand (coabitazione con il premier di destra Edouard Balladur), poi tre volte sotto le presidenze di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy. È stato anche due volte Commissario europeo e infine, tra il 2016 e il 2021, negoziatore dell’Unione europea sulla Brexit. Michel Barnier è stato anche deputato, senatore ed europarlamentare.
(da agenzie)

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DIETRO AL NUOVO POST DI GRILLO CONTRO CONTE NON C’È UNO SCONTRO DI IDEALI MA DI POTERE, PER IL CONTROLLO DEL M5S

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

IL COMICO CITA CODICI E CODICILLI DELLO STATUTO DEL MOVIMENTO: “INTENDO ESERCITARE I DIRITTI CHE LO STATUTO MI RICONOSCE IN QUALITÀ DI GARANTE”…IL DEPUTATO ALFONSO COLUCCI, “NOTAIO” DEL M5S: “I POTERI DI GRILLO SONO PRIVI DI EFFICACIA GIURIDICA”

Il potere di interpretazione autentica delle norme dello Statuto del Movimento 5 Stelle, rivendicato dal garante Beppe Grillo in un post pubblicato oggi, “dà luogo a una mera raccomandazione: si tratta di moral suasion ed è priva di qualunque efficacia giuridica”. È quanto spiega a LaPresse il deputato M5S Alfonso Colucci, che riveste il ruolo di Organo di controllo del Movimento con il compito di vigilare sul rispetto della legge, del presente Statuto, dei Regolamenti e delle deliberazioni degli organi associativi.
“Se diamo un’interpetazione differente dei suoi poteri sarebbe contraria al diritto positivo, perché configurerebbe un potere padronale e di natura feudale, che contrasta con un principio fondamentale: l’assemble è sovrana, come in ogni associazione”, aggiunge Colucci, secondo il quale “anche il secondo potere di custode dei valori si risolve tecnicamente nella sola possibilità di chiedere la ripetizione del voto degli iscritti”, Insomma, Grillo non può stoppare le votazioni degli iscritti né contestarne l’esito: “Assolutamente no, l’assemblea è sovrana, e tutte queste disposizioni riguardanti i poteri del Garante sono modificabili dall’assemblea stessa”, continua il deputato M5S.
Anche nell’interlocuzione con la commissione di vigilanza sugli statuti dei partiti, quest’ultima “ha espressamente detto che le eventuali decisioni del garante non hanno efficacia alcuna nei confronti del giudice, in ossequio al principio di democraticità”, conclude Colucci, che dedica un ultima stoccata a Grillo: “La sua contraddizione sta nel fatto che da un lato dice di combattere le oligarchie e dall’altro dice che l’assemblea non può deliberare. Questa è oligarchia, contrario alla democraticità”.
Il potere di interpretazione autentica delle norme dello Statuto del Movimento 5 Stelle, rivendicato dal garante Beppe Grillo in un post pubblicato oggi, non può riguardare la regola dei due mandati per gli eletti perché questa “non è contenuta nello Statuto ma nel codice etico”. È quanto spiega a LaPresse il deputato M5S Alfonso Colucci, che riveste il ruolo di Organo di controllo del Movimento con il compito di vigilare sul rispetto della legge, del presente Statuto, dei Regolamenti e delle deliberazioni degli organi associativi.
Anche riguardo al simbolo, premettendo che il leader M5S Giuseppe Conte “non ha mai sostenuto di volerlo cambiare e non si è mai espresso in un modo o nell’altro sulle proposte da sottoporre all’Assemblea costituente”, Colucci segnala che “lo Statuto prevede un procedimento proprio per la modificazione del simbolo, di fatto riconoscendo la modificabilità del simbolo negata da Grillo”. E ribadisce anche le questioni relative alla sua proprietà: “Grillo ha rinunciato in accordi contrattuali riservati a qualsiasi contestazione relativa all’utilizzo del simbolo come finora modificato o modificabile in futuro. Il simbolo è registrato a nome dell’associazione da prima che Conte diventasse presidente”.
(da agenzie)

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