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M5S, CHE PUO’ SUCCEDERE? RIPARTE IL TORMENTONE SUL SUPERAMENTO DEL QUORUM E I NUMERI DICONO CHE NON C’È UN EPILOGO SCONTATO

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

CI SONO 20 MILA ISCRITTI (SU 54MILA VOTANTI) CHE, AL PRIMO GIRO, SI SONO ESPRESSI CONTRO L’ELIMINAZIONE DEL GARANTE O SI SONO ASTENUTI, RISULTANDO PERÒ DECISIVI PER IL RAGGIUNGIMENTO DEL QUORUM DELLA METÀ PIÙ UNO DEGLI AVENTI DIRITTO (CHE SONO 89 MILA)… DIPENDE TUTTO, O QUASI, DA LORO: SE PARTECIPANO DI NUOVO AL VOTO, A PRESCINDERE DA COSA VOTINO, GRILLO VIENE SCONFITTO UNA SECONDA VOLTA. SE ANCHE SOLO LA METÀ DI LORO NON ACCEDE ALLA PIATTAFORMA SKYVOTE, IL BANCO DI CONTE SALTA

Beppe Grillo non molla e costringe Giuseppe Conte ai tempi supplementari. Il garante, appena esautorato dall’assemblea 5 stelle, ha inviato formale richiesta per far ripetere le votazioni sulle modifiche dello Statuto del Movimento, a partire da quella che ha sancito l’eliminazione del suo ruolo. Quindi, decide di usare l’unica arma rimasta a sua disposizione, l’unica prerogativa che lo Statuto gli riconosce per provare a ribaltare il tavolo apparecchiato da Giuseppe Conte.
Fatto sta che la partita non è chiusa: «Dateci qualche giorno e torneremo a votare sulla rete i quesiti sullo Statuto impugnati da Grillo», assicura Conte. Vuole fare presto, forse già nel prossimo fine settimana.
Così riparte il “battiquorum” pentastellato, riparte la battaglia tra opposte fazioni: i contiani, che tornano a lanciare appelli al voto, e i grillini incalliti, che invitano a disertare la piattaforma. L’ex ministro Toninelli ha cominciato prima ancora che fosse ufficiale la mossa del garante: «Invito tutti gli iscritti delusi da questo scempio a non disiscriversi, perché quando verrà rifatta la votazione, la vostra iscrizione farà quorum, farà numero – avverte –. Il leone è ferito, ovviamente, ma ha anche molte altre zampate da dare. Il 30% che ha votato contro l’eliminazione del garante non voterà più».
Parole di uno che è tuttora componente del Collegio dei probiviri M5s e che per l’occasione su WhatsApp pubblica la foto di una macchina per fare pop corn e scrive: «Sediamoci a goderci il neonato Movimento5mandati».
I numeri dicono, in effetti, che non c’è un epilogo scontato. Ci sono 20 mila iscritti (su 54mila votanti) che, al primo giro, si sono espressi contro l’eliminazione del garante o si sono astenuti, risultando però decisivi per il raggiungimento del quorum della metà più uno degli aventi diritto (che sono 89 mila). Dipende tutto, o quasi, da loro: se partecipano di nuovo al voto, a prescindere da cosa votino, Grillo viene sconfitto una seconda volta.
Se anche solo la metà di loro, invece, stavolta non accede alla piattaforma Skyvote, il banco di Conte salta. Da via di Campo Marzio raccontano che in tanti stanno scrivendo o telefonando per lamentarsi di questa mossa del fondatore: «Vedrete che molti non solo torneranno a votare, ma cambieranno il proprio voto per protesta contro Grillo».
Pronostici misti a auspici, mentre ci si interroga sulle intenzioni dell’ex Elevato
Nessuno pensa che punti a mantenere il ruolo di garante, anche perché ormai è chiaro a tutti come nel Movimento non ci sia più posto per lui. Vuole vendicarsi e complicare a la vita a Conte, ovviamente, e probabilmente non mollerà nemmeno la presa sull’uso del simbolo, perché non accetta che venga sfruttato da quello che, dal suo punto di vista, è solo il nuovo partito di Conte.
Parlando con chi gli è più vicino insiste sul «diritto all’estinzione» della sua creatura. Una conferma in questo senso arriva dall’amico commercialista Enrico Maria Nadasi, cofondatore dell’Associazione Movimento 5 Stelle 2013: «Ora Conte si faccia il suo simbolo, “Oz con i 22 mandati”, e lasci perdere quel simbolo lì – spiega –. Il Movimento che abbiamo fondato non può essere stravolto. Noi faremo un museo dei simboli politici e ci sarà anche quello del Movimento».
(da agenzie)

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INTERVISTA A CONTE: “BEPPE RINNEGA TUTTA LA STORIA DEL M5S ATTACCANDOSI A CAVILLI”

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

“SUL SIMBOLO’ NON PUO’ FARE NULLA”

Il vincitore dell’assemblea a 5Stelle non può ancora mettere il risultato in archivio. Però Giuseppe Conte ostenta comunque tranquillità: “La nostra comunità ha dimostrato di avere grande voglia di partecipare e di decidere. Saprà tornare a esprimersi, rispondendo a maggioranza a chi si appiglia a dei cavilli giuridici”.
§Colui che si appiglia sarebbe Beppe Grillo. Perché ha chiesto di rivotare? Per semplice rivalsa
§Quello di Grillo è di fatto un tentativo di sabotaggio del processo costituente. L’ennesima entrata a gamba tesa da parte sua, dopo che aveva cercato di impedire lo svolgimento di questo grande esperimento di partecipazione.
Chiedere un nuovo voto è una sua prerogativa, prevista nello statuto.
Di fronte a un esito chiaro del voto, nel quale una chiara maggioranza si è espressa per cancellare la figura del garante, ci si aggrappa a una norma feudale pur di non accettare la volontà dell’assemblea. Così lui rinnega la sua stessa storia e quella del Movimento, che ha fatto della partecipazione democratica un suo valore fondante.
Magari sarà rimasto male anche per quell’applauso che in assemblea a Roma ha salutato l’eliminazione del suo ruolo di garante. Quei battimani non sono piaciuti anche a veterani come Chiara Appendino e Roberto Fico. Lei che ne pensa?§Quando si chiamano a votare 89 mila persone, per decidere del loro futuro, bisogna anche accettare tutte le conseguenze, come applausi e fischi. Io stesso ho subito una contestazione all’inizio dell’assemblea, e l’ho accettata: si chiama democrazia. Ma c’è un dato politico innegabile: il voto ha testimoniato che la nostra comunità non vuole più guardare indietro, ma solo avanti
Ora la sfida del nuovo voto si fa scivolosa. Bisogna riportare la gente a votare, perché serve il quorum, ossia che voti la maggioranza assoluta degli iscritti. Non facile, no?
La nostra comunità saprà rispondere. Invito tutti a partecipare per esprimere la loro scelta, anche perché qui è in gioco il futuro della nostra comunità.
Che tempi prevede per le nuove votazioni?
Pochi giorni. Saremo rapidi.
Grillo potrebbe contestarvi per vie legali l’uso del simbolo, come sostiene Danilo Toninelli?
Non ha alcun titolo per farlo, lo ribadisco.
Però una sua eventuale azione legale potrebbe rilanciare l’ipotesi di cambiare nome e stemma. Alcuni 5Stelle sostengono che sia necessario farlo, per segnare una nuova fase politica. Lei?
Nella Costituente gli iscritti hanno deciso di semplificare il procedimento per cambiarli. Se si ponesse l’istanza di farlo, valuteremo con il Consiglio nazionale e l’assemblea: tutti assieme.
E invece, sul superamento dei due mandati? Ora lei dovrà fare una sintesi tra le varie opzioni approvate.
Proporremo una soluzione equilibrata, assieme agli organi competenti. Un dossier alla volta (sorride, ndr).
Dopo la Costituente Elly Schlein l’ha chiamata? Nel Pd erano in ansia
Non ci siamo ancora sentiti.
Cosa significa essere progressisti indipendenti? Cercherete di essere sfidanti verso i dem e gli altri partiti del centrosinistra con i vostri temi come una legge sul fine vita, cannabis legale e l’abolizione del contante
Più che sfidanti cercheremo di essere convincenti, su questi come altri temi. Penso alla necessità di fermare le armi in Ucraina o di condannare la politica criminale del governo israeliano. L’assemblea ha rafforzato la nostra identità, come forza che porta avanti precise battaglie di giustizia sociale, e che punta a riformare il Paese, e non a mantenere lo status quo.
Ormai avete scelto un campo ben preciso. Dovrete trattare, concedere qualcosa, non crede?
Guardi, me lo faccia ripetere: per noi le alleanze devono essere un mezzo per cambiare la società. Non faremo intese precostituite, ma ci confronteremo su un programma preciso, per realizzare cambiamenti concreti.
Però dovrete ricavarvi un vostro spazio nel campo progressista. Per questo state costruendo questo rapporto con Sahra Wagenknecht, la leader del partito tedesco Bsw, ospitata a Nova? Per costruire un modello di sinistra alternativo?
bbiamo voluto ascoltarla perché Wagenknecht ha posizioni interessanti. Nonostante venga da una tradizione più di sinistra, sta dimostrando di avere una visione molto realistica dei problemi della gente. Con noi ci sono affinità
La ritiene affine e realistica anche quando invoca “limiti all’immigrazione”, come ha fatto domenica? Sul tema ha posizioni molto simili alle destre
Noi 5Stelle abbiamo sempre detto che non si possono accogliere tutti indiscriminatamente. Siamo per lo ius scholae, ovvero per un’integrazione basata sull’istruzione e sulla cultura. Diciamo un netto no al razzismo e all’odio. Ma non sopportiamo la politica che proclama dalle Ztl, ignorando il disagio di chi vive in periferia senza servizi e sicurezza e dove i migranti sono abbandonati a loro stessi.
(da agenzie)

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GRILLO VUOLE IL VOTO BIS E RIPRENDERSI ANCHE IL SIMBOLO… CONTE: NON PUO’ FAR NULLA”

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

L’EX GARANTE NON ACCETTA IL VERDETTO DEGLI ISCRITTI E CHIEDE UNA NUOVA CONTA

Cosa c’entrano i pop corn di Danilo Toninelli, la morte di Gianroberto Casaleggio e di Domenico De Masi e una certa Nina Monti? Niente e tutto. Quanto basta, però, per capire com’è che ieri Beppe Grillo ha deciso di usare i suoi poteri per scomunicare le decisioni della base Cinque Stelle e chiedere di rivotare le modifiche allo Statuto che lo hanno fatto fuori da garante del Movimento che aveva fondato 15 anni fa. Non parla, Grillo. Non registra video, almeno per il momento. Si affida alla voce degli iscritti. Che hanno già parlato, e pure chiaro. Ma che – almeno spera – potrebbero tornare sui loro passi dopo aver sentito l’effetto che fa averlo visto cadere giù.
Un po’ quello che è successo ieri nelle chat dei parlamentari. Dopo Chiara Appendino e Roberto Fico – che da subito hanno preso le distanze dal “boato” che ha accolto l’eliminazione di Grillo nella sala della Costituente 5S – ora anche altri ammettono che si è andati oltre. Lo fanno pubblicamente il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri e il vicepresidente Riccardo Ricciardi, lo scrivono via WhatsApp molti altri. Come se domenica, la festa per aver vinto la battaglia ingaggiata dall’ex comico, che quell’assemblea nemmeno la voleva, avesse fatto scordare un po’ a tutti che fino all’altroieri lo chiamavano papà. Non proprio fino all’altroieri, va detto. Perché le accuse a Conte e alla nuova fase M5S vanno avanti da parecchio. “È mal consigliato – spiegano – e da quando non ha più interlocutori che ritiene alla sua altezza, si è chiuso nel suo fortino. Poi con la storia del figlio (accusato di stupro, ndr) ha perso la testa”.
Il Beppe Grillo che ha deciso di andare all’uno contro tutti, quindi, è anche un uomo provato. Perché un conto era il sodalizio con Gianroberto Casaleggio, scomparso otto anni fa. Un altro occuparsi da solo della creatura che aveva messo in piedi. E infatti non lo faceva da tempo. Però, raccontano, ha perso anche i consigli di Domenico De Masi, il sociologo scomparso un anno fa, con cui si confrontava su tutte le questioni politiche, compreso il sì a Draghi (fu proprio De Masi a raccontare al Fatto che l’ex Bce chiese a Beppe di far fuori Conte). La sua creative director ora è la cantautrice Nina Monti, che domenica pomeriggio ha pubblicato su Instagram il discorso di Grillo in piazza San Giovanni, le “parole guerriere” che anticiparono il “boom” alle elezioni del 2013.
Ora che il Movimento è precipitato al 9,9 per cento, con il ritorno al voto degli iscritti, Grillo tenta l’ultima prova di forza. “Vuole farci finire nel pantano”, dicono dai 5S, “è sabotaggio”, ripete Giuseppe Conte, che ha riunito i big per capire come muoversi per rispondere alla scelta di usare questa “clausola feudale”. Certezze, per ora non ce ne sono. Vogliono fare in fretta, questo è l’unico refrain. E chiamano alla conta: “O noi o lui”. Danilo Toninelli, rimasto fedele al fondatore, invita la base a “non disiscriversi per rabbia”, perché “ci sarà una nuova votazione che necessiterà del quorum e non è detto che venga raggiunto”. E Grillo fa anche sapere, tramite il suo commercialista, che vuole riprendersi il simbolo “per estinguerlo e metterlo in un museo”. La battaglia è appena (ri)cominciata.
(da ilfattoquotidiano.it)

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LA NATO AVVERTE GLI STATI MEMBRI: “SERVONO MOLTI PIÙ SOLDATI, BISOGNA CORREGGERE I MODELLI ATTUALI E CORRERE AI RIPARI”

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

UN ALTO FUNZIONARIO MILITARE DELL’ALLEANZA ATLANTICA ALLE IMPRESE: “PREPARATEVI A UNO SCENARIO DI GUERRA E ADATTATE DI CONSEGUENZA LE LINEE DI PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE”

La situazione attuale della sicurezza in Europa richiede “molti più soldati” di quelli al momento disponibili nei vari eserciti alleati o che “i nostri modelli attuali sono in grado di assicurare”.
Lo sottolinea un alto funzionario della Nato all’ANSA precisando che è in corso un dialogo tra i vertici dell’Alleanza e le varie capitali per correre ai ripari ed aumentare i numeri, in linea con le esigenze dei nuovi piani regionali.
“Gli alleati stanno realizzando che devono correggere i loro modelli ma il come dipende da loro”, aggiunge le fonte, con varie opzioni come “coscrizione, coscrizione selettiva o riserve più ampie”.
“Il modo in cui gli alleati scelgono di aumentare il reclutamento dei soldati è altamente politico, quindi noi non diamo assolutamente indicazioni al riguardo: le varie opzioni sono basate sulla storia di ogni nazione e sugli accordi politici”, aggiunge il funzionario.
“Noi però incoraggiamo ad affrontare la mutata realtà: i piani regionali di difesa approvati dai leader ci dicono che siamo nel regno della sicurezza collettiva, della guerra di attrito, e servono più uomini”, evidenzia la fonte.
“Dobbiamo riconoscere – conclude l’alto funzionario – che veniamo da un’era in cui avevamo forze armate piccole, professionali, con qualità molto alta, costose, ma con numeri limitati, che con la percentuale di perdite attuale in Ucraina avrebbero difficoltà a gestire il secondo o il terzo mese di conflitto: quindi incoraggiamo gli alleati a cambiare e ad assegnare alla Nato i numeri di cui abbiamo bisogno”
Detto questo, da Bruxelles non arrivano quote da dover rispettare. “Ogni Paese è in grado di tradurre nella realtà i requisiti necessari sulla base dei piani regionali: fanno i calcoli e capiscono quante riserve, coscritti e soldati professionisti servono”.
Lunedì un alto funzionario militare della NATO ha esortato le imprese a prepararsi a uno scenario di guerra e ad adeguare di conseguenza le loro linee di produzione e distribuzione, per essere meno vulnerabili ai ricatti di Paesi come la Russia e la Cina.
“Se possiamo assicurarci che tutti i servizi e i beni cruciali possano essere consegnati in qualsiasi circostanza, allora questa è una parte fondamentale della nostra deterrenza”, ha dichiarato a Bruxelles l’ammiraglio olandese Rob Bauer, presidente del comitato militare della NATO.Intervenendo a un evento del think tank European Policy Centre, ha descritto la deterrenza come un elemento che va ben oltre la sola capacità militare, in quanto tutti gli strumenti disponibili potrebbero e sarebbero utilizzati in guerra.
““Lo stiamo vedendo con il crescente numero di atti di sabotaggio, e l’Europa lo ha visto con l’approvvigionamento energetico”, ha detto Bauer.
“Pensavamo di avere un accordo con Gazprom, ma in realtà avevamo un accordo con Putin. Lo stesso vale per le infrastrutture e i beni di proprietà cinese. In realtà abbiamo un accordo con (il Presidente cinese) Xi (Jinping)”.
Bauer ha sottolineato la dipendenza dell’Occidente dalle forniture provenienti dalla Cina, dove viene prodotto il 60% di tutti i materiali di terre rare e dove viene lavorato il 90%. Ha detto che anche gli ingredienti chimici per sedativi, antibiotici, antinfiammatori e farmaci per la pressione bassa provengono dalla Cina.
“Siamo ingenui se pensiamo che il Partito Comunista non userà mai questo potere. I leader aziendali in Europa e in America devono rendersi conto che le decisioni commerciali che prendono hanno conseguenze strategiche per la sicurezza della loro nazione”, ha sottolineato Bauer.
“Le imprese devono essere preparate a uno scenario di guerra e adattare di conseguenza le loro linee di produzione e distribuzione. Perché se è vero che sono i militari a vincere le battaglie, sono le economie a vincere le guerre”.
/da agenzie)

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ROMANIA, CHI E’ CALIN GEORGESCU L’INGEGNERE FILORUSSO CHE HA VINTO IL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

62 ANNI, SOSTIENE LA RUSSIA DI PUTIN, E’ CONTRO L’UE E LA NATO, E’ DI ESTREMA DESTRA

Călin Georgescu è stato il vincitore a sorpresa del primo turno delle elezioni presidenziali in Romania. Ha ottenuto oltre il 22% dei voti, più di quanto gli aveva assegnato la maggior parte dei sondaggi.
Questo significa che si presenterà al ballottaggio, in programma l’8 dicembre 2024, con la possibilità di vincere contro la liberale di centrodestra Elena Lasconi e il premier in carica Marcel Ciolacu. Georgescu, nato il 26 marzo 1962, è noto nel Paese non per la sua carriera politica, ma per la fama guadagnata sui social con posizioni populiste, filorusse e di estrema destra.
Chi è Georgescu, gli incarichi politici e le posizioni di estrema destra
Di formazione scientifica, come detto, il 62enne ha comunque ricoperto vari incarichi internazionali. Ad esempio, è stato relatore speciale per i rifiuti pericolosi nel Programma ambientale dell’Onu dal 2010 al 2012, mentre dal 2015 al 2016 è stato direttore esecutivo del Global Sustainable Index Institute, sempre delle Nazioni unite. In più, ha avuto anche numerosi ruoli tecnici (ma di nomina politica) all’interno del ministero dell’Ambiente rumeno, che lo ha interpellato più volte dagli anni Novanta in poi.
La sua vicinanza con il mondo politico, quindi, è stata piuttosto continua. Il primo vero impegno è arrivato con la candidatura a premier, nel 2020 e di nuovo nel 2021, insieme al partito di estrema destra Alleanza populista e nazionalista per l’unione dei romeni.
La prossimità con l’estrema destra era diventato palese a novembre 2020, quando in un’intervista aveva difeso ed elogiato Ion Antonescu, dittatore fascista che guidò il Paese nella Seconda guerra mondiale e fu condannato per crimini contro l’umanità, e Corneliu Codreanu, politico e ideologo fascista della stessa epoca. Per le sue parole (“la storia nazionale parla e ha parlato tramite loro e non attraverso i lacchè delle potenze globaliste che oggi governano la Romania”) nel 2022 è stata aperta un’indagine con l’accusa di aver promosso “persone colpevoli di genocidio”.
Le parole su Putin e la Nato
Per quanto riguarda la politica contemporanea, Georgescu – che alle presidenziali si è candidato da indipendente – ha chiarito in più occasioni che sostiene la linea del presidente russo Vladimir Putin. Nel 2022 lo ha definito “uno dei pochi veri leader” al mondo, facendo complimenti poi anche al premier ungherese Viktor Orbán. È stato anche duramente critico nei confronti della Nato, e ha criticato la decisione di installare uno scudo antimissile balistico della Nato in Romania. In linea con queste posizioni, ha più volte messo in discussione l’appoggio all’Ucraina.
Il suo exploit elettorale si può spiegare in parte con un grande successo sui social. Proprio sule piattaforme online – specialmente Tiktok – il 62enne ha concentrato la propria campagna, insistendo ad esempio sul tema dell’Ucraina. Si è presentato quindi come una figura lontana dalla politica istituzionale, attirando voti grazie a una linea anti-establishment. Resta da vedere se l’8 dicembre gli elettori romeni confermeranno la vittoria arrivata al primo turno o se il risultato sarà ribaltato.
(da agenzie)

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NEGLI STATI UNITI UN CRIMINALE PUO’ DIVENTARE PRESIDENTE E NON ESSERE COSI’ PIU’ IMPUTABILE

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

IL PROCURATORE SPECIALE JACK SMITH ANNUNCIA L’ARCHIVIAZIONE DELLE ACCUSE CONTRO TRUMP

Il procuratore speciale Jack Smith ha annunciato oggi che archivierà il caso relativo all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio del 2021 contro il presidente eletto Donald Trump. «La posizione del dipartimento di Giustizia è che la Costituzione richiede che questo caso sia archiviato prima che l’imputato si insedi – ha dichiarato Smith in un documento di sei pagine – Questo risultato non si basa sul merito o sulla forza del caso contro l’imputato».
«L’inseguimento penale intrapreso da Smith nei confronti di Trump in questi due anni hanno rappresentato un capitolo straordinariamente unico nella storia americana: mai prima d’ora un ex inquilino della Casa Bianca aveva dovuto affrontare accuse penali federali», ricorda oggi la Cnn. Nonostante la sentenza storica della Corte Suprema questa estate, secondo cui Trump godeva di una certa immunità presidenziale la strategia del tycoon è stata quella di rinviare sempre, facendo sì che il processo non iniziasse mai prima delle elezioni di novembre. Nel caso elettorale affrontato da Trump a Washington, DC, Smith accusò l’allora ex presidente di aver tentato di ribaltare la sconfitta elettorale del 2020.
(da agenzie)

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