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LA PROPAGANDA FA SCAPPARE GLI SPETTATORI, LO SHARE DEI TELEGIORNALI RAI È IN PICCHIATA: IL TG1 HA PERSO IL 3,79% IN UN ANNO (163MILA TELE-MORENTI) E IL TG2 L’8,88%

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

CON IL CALO PARALLELO DI MEDIASET, GLI UNICI A GODERE SONO URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA: IL TGLA7 GUADAGNA IL 18,64%, PARI A 191.810 UTENTI IN PIÙ, SULL’EDIZIONE DELLE 20

Non è un buon momento per l’informazione televisiva, specie quella pubblica. Alla grande fuga dai telegiornali, con l’eccezione del Tg La7, corrisponde un crollo degli ascolti che colpisce in particolare il Tg1 e il Tg2, senza tuttavia risparmiare il Tg5, che comunque perde assai meno delle prime due testate Rai.§
Secondo la fotografia scattata dallo Studio Frasi su dati Auditel, nel periodo che va dal primo gennaio al 14 dicembre 2024, il notiziario diretto da Gian Marco Chiocci — imposto dall’amica premier sulla tolda dell’ammiraglia — ha smarrito rispetto al 2023 la bellezza di 163.414 ascoltatori, pari al — 3,79%, pur restando in testa alla classifica con uno share del 23,56.
E ancora peggio fa il collega in quota forzista Antonio Preziosi: il suo Tg2 sprofonda al — 8,88%, pari a 96.782 paia di occhi che ormai preferiscono guardare altrove. Resiste invece il Tg3, che a dispetto del calo verticale della terza rete registra solo una leggera flessione: — 0,44% e 7.522 spettatori persi, rimanendo in termini di share (12,5%) due volte e mezzo sopra il telegiornale cadetto. L’unica in controtendenza è la testata regionale, che sale dello 0,78%.
In casa Mediaset non va molto meglio. Il Tg5, secondo classificato con il 19,54% di share medio, scende del 2,42%: significa che 86.099 persone che l’anno scorso l’avevano scelto, non lo guardano più. Il Tg4 va giù del 4,44%, pari a — 24.756 ascoltatori. Studio Aperto del 3,52%, ovvero — 18.014 teste.
A lucrare sull’emorragia è Enrico Mentana, che guadagna invece il 18,64%, pari a 191.810 utenti in più sull’edizione delle 20. «Una crescita che tuttavia va inserita nell’ottima performance della rete: se La7 aumenta il pubblico, ne beneficia anche il suo telegiornale », spiega Massimo Scaglioni, ordinario di Economia dei media alla Cattolica di Milano.
Secondo il quale «il calo dei Tg, a partire dai due principali, è comunque fisiologico, legato al consumo di informazione che ormai passa meno per la tv e va online. Dunque non è un caso se, proprio su input della Rai, dal 30 dicembre l’Auditel introdurrà una nuova forma di rilevazione, la total audience , che monitorerà non solo i programmi in onda sui televisori tradizionali, ma anche quelli trasmessi sui dispositivi elettronici.
Dopodiché la minore attrattività dei Tg resta scolpita nei numeri. «Nonostante il periodo storico sia di quelli importanti, con due guerre in Ucraina e in Medio Oriente destinate a sconvolgere gli equilibri del nostro continente, quasi tutti i telegiornali soffrono, quelli Rai più degli altri», osserva Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi. Ma perché accade? Per l’esperto il calo sarebbe da ascrivere al «racconto monocorde della situazioni belliche, poco pluralista sotto il profilo delle forze in campo, unito probabilmente a una impaginazione con tanta cronaca nera e tanto spettacolo».
E a risentirne sono anche i canali all news. Rainews24, diretto da Paolo Petrecca, ha ormai uno share da prefisso telefonico, lo 0.52, con un calo di audience del 17,9%. Peggio ancora fa Tgcom24, che pur scendendo solo del 4%, totalizza appena mezzo punto di share. Persino più in basso SkyTg24, che scende poco meno del 4 e si attesta sullo 0,33% di share medio. Una vera débâcle.
(da agenzie)

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L’ITALIA INVECCHIA E PERDE FORZA LAVORO: I GIOVANI UNDER 35 OCCUPATI CALANO DI 2,3 MILIONI IN 20 ANNI

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

RAPPORTO CNEL: “URGONO POLITICE DI SVILUPPO E INCLUSIONE”

L’Italia si trova di fronte a una sfida che potrebbe compromettere la sua capacità di crescita economica e sostenibilità sociale: l’invecchiamento della popolazione e la conseguente diminuzione della forza lavoro attiva. In questo scenario, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) ha recentemente approvato un documento, “Demografia e forza lavoro”, redatto dal consigliere Alessandro Rosina, che mette in evidenza i gravi squilibri demografici in corso e le strategie necessarie per affrontarli.
Rosina non ha dubbi: la strada per garantire benessere e sviluppo all’Italia non può prescindere dal rafforzare l’attrattività e la valorizzazione del capitale umano.
La qualità della formazione, l’efficienza dei servizi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, e la possibilità di conciliare il lavoro con la vita privata sono diventati obiettivi prioritari delle politiche di sviluppo. Solo così, sostiene Rosina, sarà possibile garantire un futuro solido per il Paese. Un futuro che, secondo il rapporto, oggi poggia su basi fragili, minacciate proprio dalla combinazione di una popolazione sempre più anziana e una forza lavoro sempre più ridotta.
L’Italia e il peso crescente degli anziani
Secondo il rapporto, l’Italia sta vivendo una transizione demografica che avrà effetti devastanti sull’economia, se non affrontata con politiche mirate. Da un lato cresce in modo esponenziale la popolazione anziana, con un incremento dei cittadini sopra i 65 anni, i cosiddetti “inattivi”. Dall’altro, la componente più giovane e attiva della popolazione è in costante diminuzione. Secondo il documento del CNEL, l’indice di dipendenza degli anziani, che misura il rapporto tra persone di età superiore ai 65 anni e la popolazione tra i 20 e i 64 anni, ha superato il 40% in Italia, un dato che è circa 14 punti percentuali sopra la media dell’Unione Europea. Questo significa che per ogni lavoratore, ci sono sempre più anziani da sostenere, con un impatto diretto sulla produttività e sulla sostenibilità del sistema di welfare.
Ma il problema non è solo l’aumento del numero degli anziani, quanto la riduzione della forza lavoro attiva. L’indice di dipendenza economica, che misura il numero di persone in pensione rispetto agli occupati tra i 20 e i 64 anni, ha superato il 60%, ben al di sopra della media europea. La causa di questa situazione risiede in una combinazione di fattori, tra cui la maggiore longevità della popolazione, ma soprattutto il calo della popolazione in età lavorativa, che da anni subisce un progressivo ridimensionamento.
La drammatica riduzione della fascia centrale della forza lavoro
Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda la fascia di età 35-49 anni, tradizionalmente quella al centro della vita lavorativa. La popolazione maschile di questa fascia è passata da oltre 7 milioni nel 2014 a meno di 5,7 milioni nel 2024, con una continua e inesorabile diminuzione prevista nei prossimi decenni. Sebbene il tasso di occupazione di questa fascia di età sia ancora molto alto, attorno all’85%, la riduzione di questa componente demografica è un colpo durissimo per l’economia italiana. Gli uomini tra i 35 e i 49 anni sono, infatti, il motore della crescita economica del paese, poiché contribuiscono significativamente al PIL e alle entrate fiscali. Se questa fascia continua a ridursi, l’Italia rischia di trovarsi in una condizione di svantaggio competitivo rispetto agli altri paesi europei.
L’impasse dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro
Altro dato allarmante riguarda il calo degli occupati giovani e femminili. Se guardiamo agli ultimi vent’anni, vediamo un forte declino del numero di giovani tra i 25 e i 34 anni. Questa fascia di popolazione è passata da oltre 8,5 milioni nel 2004 a circa 6,2 milioni nel 2024. In parallelo, gli occupati tra i 25 e i 34 anni sono scesi da 6 milioni a circa 4,2 milioni, con un tasso di occupazione che è rimasto ben al di sotto della media europea. In particolare, nella fascia 15-24 anni, il tasso di occupazione è sceso dal 27% del 2004 al 20% del 2023, mentre nella fascia 25-34 è diminuito dal 70% al 68%.
A peggiorare la situazione c’è il dato preoccupante relativo all’occupazione femminile. Le donne italiane, in particolare quelle nella fascia 35-49 anni, sono quelle che più di altre soffrono la scarsità di opportunità nel mercato del lavoro. Con un tasso di occupazione femminile in questa fascia che si attesta solo al 65%, l’Italia è ben lontana dai livelli medi europei, che sono circa 13 punti percentuali più alti. Se non si interviene, si rischia di non riuscire a riequilibrare la forza lavoro, che vedrà progressivamente crescere la componente anziana a discapito di quella giovane e femminile.
Le soluzioni per contrastare il declino: una simulazione ottimistica
Nel suo rapporto, il CNEL propone anche una simulazione su come l’Italia possa contrastare la riduzione della forza lavoro nei prossimi decenni, se si adottano politiche di sviluppo mirate. L’ipotesi di base è che, nei prossimi 15 anni, l’Italia possa allinearsi alle previsioni più favorevoli relative alla natalità e ai flussi migratori. Se il numero medio di figli per donna risalisse verso i 1,5 figli (livello medio europeo) e il saldo migratorio con l’estero si stabilizzasse a 240mila unità, e se l’occupazione giovanile e quella femminile adulta raggiungessero i livelli medi europei, si potrebbero recuperare circa 1,3 milioni di occupati under 35 e mantenere costante l’occupazione femminile nella fascia 35-54 anni, che altrimenti sarebbe destinata a diminuire di circa un milione di unità.
La necessità di un cambiamento radicale nella cultura del lavoro
Il rapporto del CNEL sottolinea che, per ottenere questi risultati, non bastano politiche pubbliche più incisive, ma è necessario un cambiamento radicale nella cultura del lavoro. Le aziende italiane devono superare il modello tradizionale che ha al centro la figura dell’uomo adulto, e iniziare a valorizzare tutte le componenti della forza lavoro, in particolare i giovani, le donne e le persone immigrate. Ciò significa favorire una maggiore inclusione e valorizzazione di queste categorie, non solo per un motivo etico, ma anche per una questione di efficienza economica. Inoltre, è fondamentale promuovere politiche che consentano una lunga vita lavorativa, attraverso misure che incentivino la partecipazione degli over 50 al mercato del lavoro.
Paradossalmente, l’Italia ha oggi maggiori margini di crescita rispetto agli altri paesi europei proprio perché ha sottoutilizzato queste categorie. Investire in queste aree, combinando politiche attive e l’uso delle nuove tecnologie, potrebbe essere la chiave per sostenere l’economia italiana nei decenni a venire.
(da Fanpage)

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IL GOVERNO MELONI AUTORIZZA LA VENDITA DI PIAGGIO AEROSPACE ALLA TURCA BAYKAR, L’AZIENDA PRESIEDUTA DAL GENERO DI ERDOGAN

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

MA NON ERANO I SOVRANISTI QUEI “PATRIOTI” CHE AVREBBERO DIFESO L’INDUSTRIA ITALIANA DALLE ACQUISIZIONI STRANIERE?

Il governo Meloni, attraverso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha autorizzato la vendita dell’azienda dell’aeronautica Piaggio Aerospace al gruppo turco Baykar che è presieduta dal genero del presidente Recep Tayyp Erdoğan, Selçuk Bayraktar.
Dal 2014 la società italiana era gestita dal fondo sovrano emiratino Mubadala. Ma gli affari non sono decollati. Da qui la decisione dell’esecutivo di cedere l’azienda al produttore turco di droni.
L’azienda turca è guidata dal fratello di Selçuk, Haluk Bayraktar. Il Mimit in una nota ha spiegato che «la terna commissariale ha ritenuto che quella di Baykar fosse la più idonea a garantire gli interessi dei lavoratori dipendenti e dei creditori di Piaggio Aero e Piaggio Aviation e a rilanciare le prospettive industriali del gruppo».
A garanzia dei lavoratori ci sarebbero gli ottimi risultati di Baykar. Come riporta il Corriere, nel 2023 la società turca ha aumentato i suoi ricavi del 25% sfiorando i due miliardi di dollari. La maggior parte, circa il 90%, deriva dalle esportazioni. Baykar, insieme a molte altre aziende, dell’Anatolia ha fatto della Turchia uno dei mercati principali della compravendita di droni militari. Grazie a normative sulla loro esportazione meno stringenti, la Turchia ha conquistato i due terzi del relativo mercato globale. Baykar ha un’identità chiara e riconosciuta in questo settore: i suoi droni militari sono economici e molto efficaci in guerra. Il modello TB2 è stato impiegato dall’esercito ucraino, nelle guerre civili in Siria e in Libia, dall’Azerbaigian nella regione del Nagorno-Karabakh.
(da agenzie)

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IL MODELLO ALBANIA TARGATO MELONI: CENTRI VUOTI E SPESE PAZZE: IL DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA HA APPROVATO L’ACQUISTO DI 200 GILET TATTICI, AL PREZZO DI 36 MILA EURO, PER GLI AGENTI DESTINATI AL CARCERE FANTASMA A GJADER

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

E I POLIZIOTTI DELLA PENITENZIARIA IN ITALIA PROTESTANO: “NOI ATTENDIAMO ANCORA GLI ANFIBI…”

Duecento gilet tattici, altri 36mila euro di spesa, per non si sa quali agenti della polizia penitenziaria destinati al carcere fantasma per migranti a Gjader, dove chissà se e quando arriveranno ospiti. L’operazione Albania continua a regalare un paradosso dietro l’altro. E sempre a carico dei contribuenti italiani.
L’ultima spesa è stata autorizzata dal Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, a fine novembre, quando la nuova bocciatura da parte del tribunale di Roma ai provvedimenti di fermo del secondo gruppo di migranti portato in Albania, ha di fatto sospeso l’operazione a tempo indeterminato. Tanto da indurre tutte le amministrazioni interessate a richiamare in Italia la gran parte del personale che avrebbe dovuto essere impiegato nei centri di Shengjin e Gjader.
A Gjader sono rimasti comunque quindici agenti della Penitenziaria, non si sa bene a fare cosa, ma questo non ha impedito — denuncia il sindacato Osapp — che il Dap (che già ad agosto aveva acquistato cento gilet tattici, ovviamente rimasti inutilizzati) raddoppiasse l’ordine.
«Si tratta di una decisione che appare del tutto immotivata, considerando che la struttura di Gjader continua a rimanere vuota. Mentre il personale di polizia penitenziaria nelle carceri italiane attende ancora gli anfibi, il Dap continua la sua discutibile gestione delle risorse pubbliche — dice il segretario generale Leo Beneduce — Trentaseimila euro per 200 gilet tattici alla polizia penitenziaria significano, forse, che presto gli agenti saranno direttamente impiegati in zone di guerra (e non ce l’hanno detto)».
In attesa che il governo riesca a portare e soprattutto a far rimanere nel centro di Gjader migranti soccorsi nel Mediterraneo e provenienti da Paesi sicuri, al momento gli unici immigrati irregolari che l’Italia riesce a mandare in Albania sono proprio gli albanesi.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riportato indietro quest’anno appena 5.389 migranti, la maggior parte in Tunisia, seguita da Albania e Marocco.
(da agenzie)

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PERCHE’ L’ABROGRAZIONE DELL’ABUSO D’UFFICIO POTREBBE ESSERE INCOSTITUZIONALE

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

ABBASSA IL LIVELLO DI COMPATIBILITA’ DEL DIRITTO ITALIANO CON LA CONVENZIONE DI MERIDA

Nell’ultimo mese ben quattro tribunali italiani hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale ritenendo illegittima l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Le ordinanze di rimessione invocano gli art. 11 e 117 primo comma: il primo che costituisce lo strumento di aggancio costituzionale del diritto dell’Unione europea, il secondo il quale impone al legislatore italiano di rispettare i vincoli derivanti dagli obblighi internazionali.
Quest’ultimo, in particolare, è evocato con riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (nota anche come “Convenzione di Mérida”), adottata dall’Assemblea generale il 31 ottobre 2003. È il caso di ricordare che un trattato internazionale, una volta ratificato da uno Stato, entra in vigore nell’ordinamento internazionale ma per produrre effetti nell’ordinamento interno di quel medesimo Stato, ivi compreso quello italiano, ha bisogno che venga fatto oggetto di norme di adattamento, di “esecuzione”.
Ebbene, l’Italia ha eseguito la Convenzione di Mérida con la quale il legislatore italiano ha adottato le norme che erano necessarie ad adeguare il nostro ordinamento alla Convenzione; tali norme erano, quindi, individuate sulla base dello stato del medesimo ordinamento nel 2003, quando esso contemplava il reato di abuso d’ufficio.
Quanto alle previsioni della Convenzione che l’abrogazione del reato di abuso di ufficio avrebbe violato, e che quindi opererebbero come norme interposte nel giudizio di costituzionalità, è opinione dei Tribunali che la Convenzione preveda un obbligo di criminalizzazione – o quanto meno di “non decriminalizzazione” – che sarebbe stato violato dall’abrogazione del reato di abuso di ufficio.
Premesso che il diritto internazionale generale, il quale vincola tutti gli Stati indipendentemente dalla loro volontà, non impone agli stessi di non modificare, successivamente e “in peggio” rispetto agli obblighi internazionali così assunti, lo stato del proprio ordinamento interno. Ora, la Convenzione di Mèrida contiene una norma che “aggiunge” per i suoi Stati membri, all’obbligo di rispettarlo sul piano internazionale che è conseguenza della sua ratifica anche quello di conformarvi il proprio ordinamento interno.
Una clausola di questo tipo, insomma, ha la funzione di creare un obbligo internazionale “supplementare”, quello di assicurare la conformità delle leggi nazionali con i vincoli assunti nell’ordinamento internazionale, al fine di radicare la responsabilità internazionale degli Stati membri che non abbiano provveduto ad eseguire o ad eseguire correttamente al loro interno la Convenzione. Inoltre la stessa Convenzione contiene una norma che impone agli Stati membri di adoperarsi per adottare, rafforzare e, per quanto ci interessa, mantenere sistemi che promuovano la trasparenza e prevengano i conflitti di interessi, come effettivamente il reato abrogato faceva.
Si tratta, quindi, di una norma che, se applicata in buona fede, forse, potrebbe effettivamente implicare, se non un obbligo di criminalizzazione, quanto meno uno di non decriminalizzazione o una sorta di standard minimo di criminalizzazione, e questo al fine di garantire una certa stabilità del regime di lotta alla corruzione, con il quale l’abrogazione totale di un reato come quello di abuso d’ufficio potrebbe essere incompatibile. E questo anche in considerazione delle attività svolte in sede di esecuzione interna della Convenzione da parte del legislatore italiano: come abbiamo detto, infatti, la Convenzione impone agli Stati membri di rendere i propri ordinamenti interni compatibili con gli obblighi derivanti dalla sua ratifica e la modalità concreta di attuazione di questo obbligo di adattamento dipende, ovviamente, dallo stato degli ordinamenti interni e quindi varia da Stato a Stato e anche, nel tempo, rispetto al singolo ordinamento considerato.
Nel 2003, quando l’Italia ha proceduto all’adattamento, il nostro ordinamento era comprensivo del reato di abuso d’ufficio, la cui abrogazione è ragionevole presumere abbassi il livello di compatibilità del diritto italiano con gli obiettivi che la Convenzione si pone.
Non stiamo qui sostenendo, si badi bene, che ogni depenalizzazione costituisca una violazione della Convenzione ma che, probabilmente, una norma come quella dell’abuso d’ufficio, di portata piuttosto generale, era particolarmente adatta a rappresentare una norma di “chiusura” (“salvo che il fatto non costituisca un più grave reato”…) dell’ordinamento italiano agli obblighi derivanti dalla Convenzione, e che, in considerazione di questo la sua abrogazione potrebbe effettivamente comportare una violazione del vincolo di rispetto degli obblighi internazionali che l’art. 117 Cost. impone al legislatore.
(da editorialedomani.it)

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“CAMERATA LA RUSSA, NON MI INTERROMPA” LA MANOVRA È LEGGE E LO SCAZZO È SERVITO. SEDUTA RAVVIVATA DA UN BATTIBECCO STRACULT TRA RENZI E LA RUSSA

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

MATTEONZO SI INCAZZA PER LE INTERRUZIONI: “CAMERATA LA RUSSA, DEVE ABITUARSI A RISPETTARE LE ISTITUZIONI”. E ‘GNAZIO REPLICA: “E LEI DEVE ABITUARSI AD AVERE LA CORTESIA DI NON SFUGGIRE LA VERITÀ”. CONTROREPLICA: “CON CAMERATA PENSAVO DI AVERLE FATTO UN COMPLIMENTO. IL PRESIDENTE NON AVVERTE I RUMORI, È TIPICO DELL’ETÀ CHE AVANZA…”

Botta e risposta teso in aula tra Matteo Renzi e Ignazio La Russa durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia sulla legge di Bilancio. Tutto comincia con la richiesta del leader Iv al presidente del Senato di far rispettare il silenzio in aula durante l’intervento. La Russa ribatte che il rumorio di sottofondo è nella norma e chiede a Renzi di evitare di dare lezioni.
A quel punto Renzi sbotta: “Lei, camerata La Russa, deve abituarsi a rispettare le istituzioni in questa aula”. Replica il presidente del Senato: “E lei deve abituarsi ad avere la cortesia di non sfuggire la verità”. Controribatte Renzi alludendo all’epiteto ‘camerata’: “Pensavo di averle fatto un complimento”. E aggiunge sul rumore in aula: “Il presidente non avverte i rumori, è tipico dell’età che avanza…”.
(da agenzie)

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UN ANNO TRA FLOP E GIRAVOLTE: CALA IL SIPARIO SUL 2024 DI MELONI

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

IL GOVERNO MELONI HA COLLEZIONATO BOCCIATURE E RECORD NEGATIVI, ECCO L’ELENCO

Liti tra alleati, leggi bocciate dalla Consulta, rilievi dei magistrati contabili, una crescita dello zero virgola, un’occupazione che cresce sì ma con salari da fame, un Patto di stabilità e crescita che è un’ipoteca di tagli e sacrifici per i prossimi sette anni, una sanità al collasso e tre sfide regionali perse: Sardegna, Umbria, Emilia-Romagna. Il 2024 del governo Meloni ci lascia in eredità insuccessi e giravolte come quelle sulle accise e tasse, che avrebbero dovuto scendere e invece. Vediamo i casi più eclatanti che hanno segnato l’anno che sta per concludersi.
Dal flop in Albania alla Consulta che ha smontato l’Autonomia
Il 23 dicembre la premier Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione di riprendere fin da gennaio i trasferimenti in Albania dei richiedenti asilo intercettati in mare. Nonostante i Centri si siano rivelati un autentico flop. Agenti italiani – un centinaio – continuano a presidiarli. Peccato che siano vuoti. La Cassazione ha riconosciuto al governo il diritto di stabilire un regime differenziato delle domande di asilo per chi proviene da Paesi designati come sicuri. Il magistrato può tuttavia valutare se la designazione è legittima e disapplicare “in via incidentale” il decreto sui Paesi sicuri. Finora la convalida dei trattenimenti nei Centri è stata bocciata dai giudici delle sezioni immigrazione.
L’Autonomia differenziata, figlia della Lega, è stata su sette profili smontata dalla Consulta. E la Cassazione ha dato disco verde al referendum per l’abrogazione totale della riforma Calderoli. Ora si attende il 20 gennaio la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum.
Dalla nebbia sul premierato ai rilievi della Corte dei Conti
Secondo quanto ha affermato Meloni ad Atreju dovrebbe uscire dal congelatore la riforma del premierato. Per il 9 è stata fissata la conferenza stampa di fine anno- dato che nel 2024 la premier ha evitato l’incontro con i cronisti come la peste – e molti osservatori si attendono delucidazioni. Questa riforma non può essere applicata senza la legge elettorale. Peccato (e siamo a due) che su quest’ultima resti la nebbia.
Resta alta la tensione fra giudici contabili e maggioranza. L’ultimo fronte è stato aperto dal decreto legge Milleproroghe, che allunga di quattro mesi la durata dello scudo erariale, che solleva gli amministratori pubblici da responsabilità contabili in caso di colpa grave, limitandole al danno “dolosamente voluto”.
La novità ha suscitato “fortissime perplessità” nell’Associazione dei magistrati della Corte dei conti. La critica si somma a quella sulla riforma sulla stessa Corte dei conti che in Parlamento procede a rilento, e su cui è acceso anche il faro del Quirinale. Doveva approdare in Aula alla Camera all’inizio del mese, poi a metà dicembre e ora ha come orizzonte gennaio. La pdl Foti – e dunque FdI – trasforma la Corte da ente di sorveglianza ad ente di supporto della PA. Recente il monito di Sergio Mattarella, che ha rimarcato come la Corte sia “garante imparziale della corretta gestione delle risorse pubbliche”
Dalle norme sulla Giustizia ai ritardi sul Pnrr
Sul fronte della Giustizia è stato cancellato l’abuso d’ufficio e svuotato il traffico di influenze. È stato messo il bavaglio ai giornalisti e con la riforma della separazione delle carriere, sognata da Berlusconi, si vuole indebolire il ruolo del giudice, trascinando il pm sotto l’orbita dell’esecutivo, così da influenzarne l’attività di indagine e preservare da controlli di legalità l’operato dei pubblici poteri, come ha fatto notare l’Anm
Sebbene l’Italia abbia accelerato sul Pnrr ed è ora in linea con gli obiettivi previsti, secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano, sul fronte della spesa i progressi non sono ancora così evidenti. L’avanzamento finanziario, secondo i magistrati contabili, “continua a evidenziare scostamenti rispetto al cronoprogramma
Al 30 settembre 2024, il livello della spesa ha sì superato i 57,7 miliardi, ma la cifra rappresenta appena il 30% delle risorse del Piano
Dalla crescita dello zero virgola al finto boom dell’occupazione
E veniamo alla crescita. Nel 2024 il governo ci lascia un Pil dello zero virgola. Le stime Istat indicano che il Pil italiano crescerà dello 0,5% quest’anno e dello 0,8% nel 2025 (contro l’1% previsto nel Psb per il 2024 e l’1,2% per il 2025).
L’occupazione cresce con salari da fame. Secondo l’osservatorio sul mercato del lavoro, appena pubblicato dall’Inps, nei primi nove mesi del 2024 su oltre 6,2 milioni di attivazioni di contratti nel complesso, 2,33 milioni sono avvenuti con la definizione di un orario part time mentre 3,88 milioni erano full time. In pratica il 37,51%. Tra gennaio e settembre sono stati attivati 6.221.489 rapporti di lavoro nel complesso mentre ne sono cessati 5.585.683 con un saldo positivo di 635.806 contratti, in calo rispetto ai 749.024 registrato nello stesso periodo del 2023.
Nei primi nove mesi dell’anno le cessazioni scelte dal datore di lavoro per ragioni economiche sono state 387.677, in aumento del 3,85% rispetto allo stesso periodo del 2023. Abbiamo 21 mesi consecutivi di crollo della produzione industriale; il record di famiglie operaie e minori in povertà assoluta.
Dal Pacco di stabilità all’anno orribile per i Trasporti
Il 2024 è anche l’anno del Patto di stabilità e crescita che supinamente l’Italia ha accettato impegnandosi ad una stretta fiscale da 13 miliardi l’anno da qui ai prossimi sette anni. La terza Manovra del governo Meloni inasprisce la Fornero, mette zero risorse su sanità e istruzione e si limita a chiedere un prestito a banche ed assicurazioni, altro che sacrifici. Il 2024 è stato anche l’anno degli scioperi. Culminati in quello generale della Cgil e Uil contro una Manovra inadeguata e pericolosa.
E anche l’anno orribile dei trasporti, tra ritardi sui treni, sui voli, chiodi e incidenti, con buona pace per il ministro Matteo Salvini. E poi liti sulle liti. Dal canone Rai alla cittadinanza, dall’Autonomia alle banche, dai conflitti in corso in Ucraina e in Medioriente alla giustizia con la norma sulle detenute madri, per non parlare dell’Europa, il 2024 è stato segnato dalle liti in maggioranza
La premier, consegnando un vasetto di Nutella personalizzato ad ogni ministro nella riunione prima di Natale, aveva lasciato chiare istruzioni per l’uso, scritte di suo pugno. Ora “riposatevi”, in sintesi l’invito ai suoi ministri, perché bisognerà presto ricominciare a correre. O a litigare. Peccato (e siamo a tre) che agli italiani non basti certo un vasetto di Nutella per addolcire un anno così amaro.
FLOP ALBANIA- 900 MILIONI BUTTATI
la stessa cifra che è stata data alla sanità. Un centinaio di agenti italiani continuano a presidiarli. Peccato che siano vuoti. Il magistrato può valutare quali siano i Paesi sicuri. Finora la convalida dei trattenimenti nei Centri è stata bocciata dai giudici.
FLOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA
L’aumento di potere alle Regioni è stato smontata dalla Corte Costituzionale. Faremo un referendum per l’abrogazione totale.
SI INSISTE SUL PREMIERATO
Il premierato non può essere applicato senza la legge elettorale. Ma questa manca.
TENSIONE CON LA CORTE DEI CONTI
Contrari al decreto legge Milleproroghe, che allunga di quattro mesi la durata dello scudo erariale e solleva gli amministratori pubblici da responsabilità contabili in caso di colpa grave, limitandole al danno “dolosamente voluto”. La Corte dei Conti non è d’accordo, perderebbe la sua funzione di controllo sui conti pubblici.
TENSIONE CON LA MAGISTRATUR
Per la cancellazione come reato dell’abuso d’ufficio e del traffico di influenze, contro la stessa Europa. Bavaglio ai giornalisti che non possono dare notizia dei processi. E con la separazione delle carriere si vuole trascinare il pm sotto il potere del Governo, così da influenzarne le indagini e salvare i pubblici poteri da conseguenze dei loro reati.
RITARDI SUL PNRR
Si sono spesi solo il 30% dei soldi previsti e spesi pure male in mancette ad amici, lobby e parenti.
IL PAESE È FERMO
Contro le menzogne propagate dai media, l’Italia non cresce. L’aumento dell’occupazione è inesistente. Si considera occupato anche chi ha fatto una sola ora di lavoro in un anno, gli occupati in più sono tutti a salario minimo.
Il PIL sta a 0,5 e il prossimo anno se va bene arriverà allo 0,8%.
SALARI DA FAME
Non solo il Governo si oppone al salario minimo dopo aver eliminato (unico in Europa) il reddito minimo, ma i salari sono da fame mentre l’inflazione cresce e salari reali scendono mentre negli ultimi dieci anni sono aumentati in tutta Europa anche del 36%.
Secondo l’INPS, nei primi nove mesi del 2024 su oltre 6,2 milioni di attivazioni di contratti, 2,33 milioni sono stati a part time. Tra gennaio e settembre ci sono stati 6.221.489 contratti nuovi ma se ne sono chiusi 5.585.683. Per cui c’è poco da vantarsi.
CROLLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
387.677 cessazioni. 21 mesi consecutivi di crollo della produzione industriale. Record di famiglie operaie e minori in povertà assoluta.
ANNO ORRIBILE PER I TRASPORTI
Mai come sotto il Ministero di Salvini malgoverno e disfunzioni: ritardi sui treni, sui voli, chiodi e incidenti
AUMENTO DELLE TASSE
Purtroppo la Meloni, accettando il Patto di stabilità, si è impegnata ad aumentarle di 13 miliardi l’anno per 7 anni. Inasprita la Fornero, zero risorse su sanità e scuola. Si evita con cura di tassare gli extraprofitti di banche e società energetiche ma si aumentano tutte le bollette, i pedaggi autostradali e le multe.
AUMENTO DEGLI SCIOPERI
In aggiunta a tutti questi dati negativi, l’Italia quest’anno ha speso in armi più di 29 miliardi, +5,1% rispetto al 2023, che a sua volta aveva già visto un incremento di circa 1,8 miliardi rispetto al 2022. In totale, in due anni, il bilancio della Difesa ha speso più di 3 miliardi in più
Oltre a ciò, per farsi benvolere dagli USA, la Meloni ha promesso di aumentare ancora la spesa in armi fino a portarla al 2%, il che significherebbe portarla alla stratosferica cifra di 40 miliardi!!
I fatti interessano pochissimo i non coinvolti, ai media amici basta giocare con cifre e percentuali o intervistare membri del governo che rilasciano dichiarazioni trionfalistiche senza contraddittorio, per elevare tutto quanto di governativo a grande successo planetario. . Un’ opposizione divisa ed inconcludente completa la situazione che per ancora qualche tempo restera’ favorevole ai governativi, poi il Titanic dei fratellastri d’Italia incontrera’ l’iceberg chiamato Realta’ e l’acqua gelida svegliera’ anche i piu’ assonnati.
(da agenzie)

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PER ELON MUSK I SENZA TETTO NON ESISTONO: “SONO SOLO ZOMBIE DROGATI CON MALATTIE MENTALI”

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

HA SICURAMENTE PARLATO UN ESPERTO

Senzatetto: chi non ha un’abitazione, un alloggio, per indigenza, o perché l’ha perduto in seguito a calamità naturali o a distruzioni belliche. Questa la definizione di Treccani. Elon Musk, però la pensa diversamente. In un post su X ha infatti negato l’esistenza dei senzatetto riducendoli a un’orda di tossicodipendenti affetti da patologie mentali. Ha scritto: “Nella maggior parte dei casi, la parola ‘senzatetto’ è una bugia, solitamente è un termine propagandistico per indicare tossicodipendenti violenti affetti da gravi malattie mentali”.
Inutile dire che questa affermazione, oltre a non essere accurata, è anche pericolosa e rischia di sottostimare un problema sociale grave. Da tempo la sociologia analizza come la mancanza di alloggi a prezzi accessibili e la povertà dilagante riducano sempre più persone alla condizione di senzatetto. Non solo, un’affermazione del genere non può che stonare sulla bocca di una delle persone più ricche del mondo.
Le teorie sui senzatetto di Elon Musk
Da tempo Musk punta il dito contro i senzatetto e porta avanti una battaglia sulle strade di San Francisco. “Se cammini per le strade di San Francisco e di molti centri cittadini trovi molti senzatetto, ma è il termine sbagliato per definirli, sono zombie violenti e drogati‘”, ha detto al conduttore di estrema destra Tucker Carlson durante una conversazione all’inizio di quest’anno. Su X si è anche scagliato contro “i crimini violenti” nelle città americane, “molte persone che conosco sono state gravemente aggredite”.
Ha poi aggiunto: “San Francisco era una delle città più belle del mondo, e ora devi camminare sopra gli aghi della droga, le feci e i cadaveri”. Nessuna citazione invece sulla mancanza di reti di sicurezza sociale e sulle iniziative abitative sottofinanziate a San Francisco.
Le reazioni degli utenti al post su X
Anche gli utenti sono rimasti scioccati dal post di Musk. “La parola senzatetto descrive la situazione finanziaria di qualcuno e la mancanza di una residenza”, ha risposto un utente. “In che modo avrebbe a che hai appena detto per definire i senzatetto?”
“È facile giudicare per chi sta bene economicamente, ma compassione ed empatia sono segni di vera coscienza”, ha scritto un altro utente . “Il trauma cammina tra noi in molte forme”.
“Innanzitutto avendo lavorato con i senzatetto, quello che dice Elon non è vero, la stragrande maggioranza dei senzatetto non sono malati mentali o tossicodipendenti, hanno solo bisogno di un posto dove vivere”, ha twittato un altro utente su X. “Elon non sta offrendo altre risposte solo critiche”.
Secondo un rapporto del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) degli Stati Uniti, pubblicato a dicembre 2023, oltre 650.000 persone sono state almeno una notte senza un’abitazione, il numero più alto da quando il dipartimento ha iniziato a segnalare il problema nel 2007. Non solo, una grossa fetta di senzatetto negli Stati Uniti sono bambini, secondo il rapporto. Le persone senza fissa dimora hanno anche probabilità più alte di essere vittime di crimini violenti.
(da Fanpage)

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IL LINGUISTA ARCANGELI ATTACCA VALDITARA: “IL MINISTRO MI HA USATO PER FARE CAUSA A LAGIOIA. O RETTIFICA O LO DENUNCIO”

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

“MAI FATTO UNA CONSULENZA SUL TESTO COME SOSTIENE VALDITARA, ESIGO UNA SUA SMENTITA O LO QUERELA PER DIFFAMAZIONE”

Giuseppe Valditara pubblica sui social network una sua riflessione sull’integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’utilizzo di tempi verbali diversi nello stesso periodo è audace. Lo scrittore Nicola Lagioia, ospite a Chesarà su Rai 3, ironizza sulle scelte sintattiche del ministro dell’Istruzione. Quest’ultimo avvia un percorso in sede civile per un risarcimento di 20 mila euro. Lagioia ne dà notizia pubblicamente, per poi scusarsi con l’esponente della Lega: «Mi dispiace se si è sentito insultato, la mia era solo una forma di critica al Tweet». Valditara ritira l’azione legale.
Poteva concludersi così la diatriba tra l’esponente del governo Meloni e il vincitore del Premio Strega 2015. Invece, il linguista Massimo Arcangeli si inserisce nella polemica. La sua lettura del post del 28 marzo scorso, a quanto pare, è stata usata dal ministro nell’atto contro Lagioia. Tuttavia, Arcangeli spiega: «Non si tratta di una consulenza, come scritto negli atti. Chiedo una rettifica pubblica o procederò per vie legali contro il ministro». Le parole di Arcangeli sulla correttezza linguistica del post di Valditara erano parole in libertà espresse sui social, non un contributo da consulente del ministro.
Arcangeli contro Valditara: «Un tweet espressione del peggior leghismo»
A Repubblica, Arcangeli ribadisce: «Avevo espresso sui social un giudizio tecnico di mia iniziativa, motu proprio, e non rispondendo a una chiamata. Nessuno mi ha mai sollecitato, né ho mai ricevuto messaggi o telefonate dal ministro o altri del suo staff. Tra l’altro sono politicamente dalla parte opposta e il riverbero di questa storia mi sta danneggiando». Tra l’altro, nel commento del linguista, benché fosse difeso l’uso del congiuntivo, il contenuto espresso da Valditara veniva fortemente censurato: «Il tweet era l’espressione peggiore del leghismo a trazione salviniana. Non condivido l’idea di scuola che ha Valditara, come considera gli stranieri e le minoranze, la trovo vecchia, ci porta indietro di almeno trent’anni. Il ministro aveva ripostato il mio commento sul suo profilo X, cosa che non potevo impedire. Ma ritrovarmi poi nella citazione contro Lagioia mi ha lasciato basito».
Caso Lagioia, il linguista valuta la denuncia per diffamazione
Arcangeli insiste sulla correttezza formale di quelle esternazioni social di Valditara: «Effettivamente qualche piccola cosa che non andava nella punteggiatura c’era, ma si tratta solo di sciatteria. Lagioia aveva un po’ calcato la mano prendendolo di mira. Farmi passare però per consulente ministeriale la considero un’onta, vista anche la battaglia che sto facendo contro il ministero per denunciare i quesiti errati nel concorso per scuola secondaria del 2020. Ho consegnato alla sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti un dossier di 800 pagine con elencati tutti gli errori del peggior concorso scolastico dell’Italia repubblicana. Poi sono venuto a scoprire che Frassinetti frequenta ambienti neonazisti e i miei rapporti col ministero sono cessati».
E dunque, conclude sull’affaire che lo vede chiamato in causa – letteralmente – da Valditara: dal ministero «dovranno spiegare. O c’è ignoranza o c’è malizia. Valuteremo se andare avanti con una denuncia per diffamazione o con un atto di citazione in sede civile, chiedendo un risarcimento. Le dico queste cose per farle capire perché il mio punto di polemica è così acceso e infuocato. Questa faccenda è istituzionalmente inaccettabile, di una gravità inaudita. Voglio la smentita, dopodiché la voce grossa la faccio io».
(da agenzie)

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