Febbraio 7th, 2025 Riccardo Fucile
GLI INSULTI A BERLUSCONI E GLI ELOGI A MUSSOLINI… E LA MELONI CHE SE LA PRENDE CON PRESUNTI “TRADITORI E INFAMI”
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti? «I migliori… leccaculo». A dirlo è Giorgia Meloni nelle chat segrete di Fratelli d’Italia subito dopo la formazione del governo Draghi. E la parte divertente è che l’attuale premier stava parlando del suo attuale vicepremier e del suo ministro dell’Economia.
Il leak fa parte del libro di Giacomo Salvini Fratelli di Chat (Paperfirst) e non c’è solo questo. Perché il leader della Lega viene continuamente apostrofato in modo irrispettoso: «porello», «poveretto», «un bambino viziato e disadattato». E ci sono persino riferimenti a sue possibili conoscenze con spacciatori.
La storia segreta del partito di Giorgia Meloni si arricchisce quindi di nuovi particolari dopo il «cialtrone» e il «bimbominkia». Mentre Edmondo Cirielli se la prende con Forza Italia e Berlusconi («basta appecoronarsi a questi banditi ladri». Mentre l’attuale ministro agli Affari Europei Tommaso Foti elogia Mussolini.
Le chat segrete
E lo fa scrivendo a proposito del palazzo di piazza Venezia: «Da lì parlava un Gigante». Ma la protagonista assoluta è Meloni. Con il suo gusto particolare per il complottismo, ipotizza che l’assalto a Capitol Hill sia stato organizzato dai Democratici e che le elezioni Usa del 2020 siano state rubate a Donald Trump. E quando Forza Nuova attacca la sede della Cgil a Roma vede la possibilità di un complotto: «Ricordiamoci che c’è ancora qualche presunto “fascista” a giocare contro di noi». Della premier si nota soprattutto la passione per gli «infami», un aggettivo in uso alla criminalità organizzata di solito ma che lei utilizza per prendersela con «intellettuali, giornalisti, politici che da destra tradiscono Fratelli d’Italia». Come? Criticandola. Ma l’appellativo si usa anche per denunciare coloro che passano all’esterno le informazioni. Ovvero quegli «spioni» che all’epoca dei primi leak della chat la premier voleva addirittura denunciare.
Le denunce
Anche oggi c’è chi, come il ministro della Difesa Guido Crosetto, vorrebbe denunciare chi ha pubblicato il libro e chi ha passato le chat. Vorrebbe rivolgersi a quella magistratura che prima delle elezioni secondo lui stava tramando contro FdI e sarebbe intervenuta a breve (non è successo, ma pazienza): «Nei prossimi 40 giorni faranno di tutto. Anche perché stanno aspettando la cavalleria che è ancora in vacanza: la magistratura».
A Palazzo Chigi è forte irritazione, svela oggi Repubblica che in un articolo di Matteo Pucciarelli pubblica i nuovi leak. Il Corriere della Sera fa sapere invece che dalla nascita del governo Meloni ha di fatto abbandonato quella chat. Ma non prima di un’altra battuta su Salvini e le Ferrovie: «Ah sì il blocco della linea. Ma sono molto soddisfatta invece. Pensavo saremmo tornati al dorso di mulo e invece ci sono ancora treni dopo due anni…».
La chiusura della chat
La chiusura della chat risale all’ottobre 2024. Ovvero proprio dopo la sfuriata di Meloni sulle prime battute uscite e sugli infami. All’epoca partì la caccia alla «talpa infame». Ma senza alcun risultato.
L’unico a esporsi è stato Giovanbattista Fazzolari, che aveva dato a Salvini del «bimbominkia». Con l’Ansa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha minimizzato: «Sono battute di diversi anni fa fatte in una chat ristretta, in un periodo in cui i rapporti tra Fratelli d’Italia e Lega non erano granché. Gli italiani sanno bene che, con il metodo di pubblicare conversa zioni private, estrapolate dal contesto, si salverebbero in pochi e si rovinerebbero perfino i migliori rapporti di amicizia. Mi dispiace per il tentativo di creare tensioni all’interno della maggioranza quando i rapporti umani e politici sono in realtà eccellenti. Provo stima e amicizia per Matteo Salvini, è anche grazie a lui che il centrodestra è tornato al governo e sta ottenendo grandi risultati per l’Italia».
Daniela Santanchè
Intanto un’altra anticipazione del libro sul Fatto Quotidiano punta su Daniela Santanchè. A marzo 2020 l’attuale ministra del Turismo è preoccupata soprattutto per l’impatto che la pandemia può avere sulle sue aziende. Inizialmente lei sarebbe per chiudere tutto. L’11 marzo 2020 scrive in chat che «Anche se non chiudono, saranno i lavoratori a non presentarsi da me. I giornalisti e i venditori da domenica hanno voluto lavorare da casa». E ancora: «Siamo messi malissimo. Per questo era meglio chiudere tutto quello che si poteva e ascoltare meno Confindustria”.
Quando però il governo Conte impone anche la chiusura di alcuni luoghi di lavoro, lei attacca l’esecutivo per aver bloccato i licenziamenti per decreto: «La distruzione dell’impresa e quindi miglia (migliaia, ndr) di posti di lavoro è inaccettabile che per decreto non si possa più licenziare per 2 mesi e revocati i licenziamenti fatti dopo il 23 febbraio». E ancora: «Il concetto è semplice se lo stato ti obbliga a chiudere non ti può chiedere soldi».
(da Il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 7th, 2025 Riccardo Fucile
NELLE CHAT INTERNE A FDI INSULTI A SALVINI: “BIMBOMINKIA, CIALTRONE, RIDICOLO”… MA CHE BELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE IL CENTRODESTRA
I fratelli d’Italia, per tacere delle sorelle, pensano di Salvini tutto il male possibile. Chi gli
dà del «ministro bimbominkia» e chi del «cialtrone superficiale» (esiste dunque un cialtrone profondo?). Lollobrigida lo definisce «troppo ridicolo», come se Fedez dicesse di Tony Effe che è troppo sboccato.
Giorgia Meloni ci fa quasi un figurone: si limita a sostenere che Salvini non è uomo di parola e che la Lega è un partito senza onore. Tutte queste primizie sono state raccolte dal giornalista Giacomo Salvini (non parente) in un libro che si intitola «Fratelli di chat» e ricostruisce gli ultimi anni del primo partito italiano attraverso il gruppo di whatsapp a cui i suoi principali esponenti sciaguratamente aderiscono (temo succeda anche negli altri partiti: chi è senza peccato scagli la prima chat).
Due cose infatti sono chiare.
La prima è che, se oggi ci fosse ancora Andreotti – non dico neanche La Malfa o Berlinguer – si guarderebbe bene dal lasciare tracce scritte dei propri pensieri su una chat in cui chiunque può andare a curiosare.
La seconda è che non serviva una chat per sapere quel che Meloni pensa del leader leghista: basta vedere come lo guarda, anzi non lo guarda, quando si incontrano. Si illude, o fa finta di illudersi, chi, come Renzi, ne chiede le dimissioni. I cattivi pensieri dei Fratelli di chat non turberanno l’ego a fisarmonica di Salvini.
I due alleati continueranno ad andare di disamore e d’accordo finché sondaggio non li separi.
(da corriere.it)
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Febbraio 7th, 2025 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA DEL CONSIGLIERE INDIPENDENTE ANDREA MIRENDA
L’apertura di una pratica a tutela del procuratore di Roma Francesco Lo Voi è stata chiesta a Comitato di presidenza del Csm dal consigliere indipendente Andrea Mirenda. La richiesta arriva dopo le “gravi e sorprendenti affermazioni pubbliche” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Parole ritenute dal consigliere “inaccettabili” e con le quali Meloni avrebbe tra l’atro “irriso” il procuratore di Roma.
Per il caso di Majd Almasri, la procura di Perugia ha avviato un’indagine su quella di Roma dopo aver ricevuto una denuncia dall’avvocato Luigi Mele nei confronti del procuratore capo Lo Voi e del collega Luigi Li Gotti. Quest’ultimo aveva presentato l’esposto che ha portato all’iscrizione della premier Giorgia Meloni, dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano per favoreggiamento e peculato, in relazione alla presunta fuga del torturatore libico a Tripoli.
Nella richiesta al Csm, pur riconoscendo “la piena legittimità del diritto di critica all’operato dei magistrati in quanto ‘sale’ per la democrazia”, Mirenda ritiene “inaccettabile che la critica esondi in radicale messa in discussione della funzione giudiziaria stessa, come è avvenuto nel caso in esame, e ciò tanto più quando proviene dai vertici dello Stato” .
“Esula, difatti, dalla normale dialettica istituzionale irridere il Procuratore di Roma – sottolinea il consigliere – additandolo come ‘lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona’, adombrando poi una sorta di movente politico dell’inchiesta sol perché scaturita da denuncia di parte avversa”. Ed è ugualmente “inaccettabile – per la gravità assoluta di quanto implicitamente sotteso – attribuire all’iniziativa del Procuratore di Roma connotazioni financo ‘ricattatorie e ‘intimidatorie’ non sono ricattabile e non mi faccio intimidire”, così ha dichiarato la premier), come pure assumere, nella veste di primo ministro in carica, che al controllo giurisdizionale, nevralgico ai fini di bilanciamento dei Poteri, possa contrapporsi un superiore e indiscriminato diritto dell’Esecutivo di agire a difesa degli italiani soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione’ “.
Perché “è appena il caso di ricordarlo, la salute della Nazione trova garanzia solo nel rispetto dello Stato di Diritto a cui inerisce, prima di tutto, il leale e mutuo riconoscimento di ruoli delle Istituzioni che lo compongono”, prosegue Mirenda che cita poi una frase di Aldo Moro: “La democrazia non è il governo del più forte, ma il governo della ragione, dove la forza è subordinata alla giustizia”.
La richiesta di aprire La pratica a tutela di Lo Voi contiene anche una difesa dell’azione del procuratore. “Sappiamo che non tocca certo al Csm, e ancor meno a questo Consigliere, esprimere valutazioni tecniche sull’operato del Procuratore capitolino nella c.d. vicenda Almasri, atteso il doveroso rispetto delle prerogative riservate al Tribunale dei Ministri – premette Mirenda – Tuttavia, proprio la peculiare complessità del caso e la conseguente opinabilità delle possibili soluzioni giuridiche, consentono di escludere ‘prima facie’ qualsivoglia ‘abnormità’ (in senso tecnico) in quella che si è sostanziata in una semplice ‘comunicazione’ agli indagati. Ci troviamo, difatti, dinnanzi ad atto dovuto, diverso da un ‘avviso di garanzia’ (come, purtroppo, si è voluto far intendere), la cui pubblicizzazione è dipesa solo da studiata scelta dei destinatari”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2025 Riccardo Fucile
LA REAZIONE DELLA SEMPRE COMBATTIVA GIORGIA? HA ABBOZZATO, SI È MOSTRATA DISPONIBILE E HA RASSICURATO URSULA. CHE DA PAR SUO NON HA ABBOCCATO, PUNTUALIZZANDO CHE C’È UNA DIFFERENZA TRA IL FARE IL “PONTIERE” E FARE LA “TESTA DI PONTE”
Dopo il Consiglio europeo informale della scorsa settimana, c’è stato un faccia a faccia
riservato tra Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni. La presidente della Commissione, in versione strega di Biancaneve, ha insolentito la Ducetta prendendola per la collottola, facendole capire che aria tira a Palazzo Berlaymont.
Il discorso fatto alla premier è stato, in sintesi, questo: Dear Giorgia, se vuoi dare una mano all’Unione europea nei rapporti con il tuo amico Trump, va benissimo. Ma ogni tua mossa deve essere concordata con me. Se vai per la tua strada, l’Europa ne terrà conto, e i rapporti tra Bruxelles e Roma non potranno che peggiorare
E qual è stata la replica della “trumpiana Musk-erata” Giorgia di solito sempre pugnace? Ha sorriso, ha rassicurato Ursula, è stato molto accomodante e si è mostrata disponibile a organizzare un meeting tra la cofana bionda tedesca e la cofana arancione americana: Aho, nun te preoccupà, te faccio conosce Donald e pure Elon, non ci stanno problemi…
Ursula ci ha tenuto, però, a puntualizzare, che c’è una differenza tra il fare il “pontiere” (mettere in contatto due parti) e fare la “testa di ponte” (trattare per conto di qualcun altro). Tradotto: quando vai in America non parli a nome dell’Unione, ma al massimo a nome dell’Italia.
A rinforzare la netta presa di posizione di Ursula è il fortino che le si è creato intorno nelle cancellerie europee.
Macron, che resterà all’Eliseo fino al 2027, è restio a negoziare con Trump e propende per una “ritorsione” sui dazi. In Germania dopo lo scivolone sulla legge anti-migranti, il cancelliere in pectore Merz ha dovuto precisare che non farà nessun accordo con i nazisti di Afd, cari a Elon Musk, e ritornerà alla vecchia cara Große Koalition con Spd (e forse Verdi).
Il polacco Tusk (unico capo di Governo popolare di un grande paese Ue) e il socialista Sanchez, anche per ragioni interne (i nemici Morawiecki e Abascal sono tra i vassalli del trumpismo senza limitismo in Europa), sono più vicini alle istanze di Ursula che a quelle di Giorgia Meloni, che vedendosi circondata ha capito di non poter abusare del “rapporto speciale” con Trump.
(da Dagoreport)
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Febbraio 6th, 2025 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO CERTIFICA LA FOGNA ITALIANA: AL 43% NON FREGA NULLA AVER LIBERATO UN CRIMINALE. L’IMPORTANTE E’ CHE CONTINUI A SEVIZIARE I MIGRANTI PER NON FARLI ARRIVARE IN ITALIA
Il sondaggio Noto evidenzia una spaccatura netta nel Paese: il 46% ritiene inopportuna l’indagine su Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano, sotto accusa per favoreggiamento e peculato, mentre il 44% la giudica corretta.
Per quanto riguarda le motivazioni del rilascio e del rimpatrio di Almasri, il 52%, cioè poco più della metà, pensa che sia stata una decisione politica, mentre solo il 21% crede alla versione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui si è trattato di un “vizio di forma”.
Nel complesso, il 43% degli italiani ritiene che il governo abbia agito nell’interesse del Paese, mentre il 35% non la pensa allo stesso modo e il 22% proprio non si esprime.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2025 Riccardo Fucile
IL POLITICO 54ENNE HA AMMESSO DI AVERE AVUTO UN RAPPORTO CON UN RAGAZZO CONTATTATO ATTRAVERSO UN’APP DI INCONTRI, MA SOSTIENE DI NON AVERE MAI SAPUTO CHE FOSSE MINORENNE. ORA RISCHIA FINO A 5 ANNI DI CARCERE …NON È IL PRIMO SCANDALO CHE COINVOLGE ESPONENTI DI “CHEGA”: DI RECENTE È EMERSO IL CASO DI MIGUEL ARRUDA, IL DEPUTATO ACCUSATO DI RUBARE VALIGIE NEGLI AEROPORTI
Nuova tegola giudiziaria sul partito dell’estrema destra portoghese Chega: Nuno Pardal,
consigliere comunale a Lisbona e dirigente di spicco della Direzione provinciale del partito, è indagato dalla Procura della Repubblica per presunti atti sessuali a pagamento con un minorenne. L’uomo, 54 anni, non nega di aver fatto sesso a pagamento con un giovane conosciuto attraverso un’app di incontri specifica per la comunità Lgbt, ma afferma di non aver mai saputo che il ragazzo avesse solo 15 anni.
La denuncia è partita dai genitori del ragazzo e l’accusa del Pm si baserebbe sul materiale rilevato dal cellulare della vittima. Il consigliere comunale avrebbe infatti cercato di ripetere l’incontro, ma il ragazzo si sarebbe rifiutato. Secondo il profilo pubblicato sul sito del Comune di Lisbona, Pardal – che nel frattempo ha già annunciato le dimissioni – è un ex torero professionista e presidente dell’Associazione nazionale dei toreri.
Per Chega si è candidato anche alle elezioni legislative dell’anno scorso, risultando primo dei non eletti al Parlamento nella circoscrizione di Lisbona. Ora rischia fino a 5 anni di carcere.
Questo è l’ennesimo scandalo giudiziario nel giro di poco tempo per un partito famoso per le sue posizioni fortemente giustizialiste. Da diverse settimane, infatti, i media portoghesi non parlano che del caso di Miguel Arruda, il deputato accusato di rubare valigie negli aeroporti, mentre nelle ultime ore si dava notizia anche del consigliere regionale delle Azzorre, José Paulo Sousa, trovato alla guida della sua auto con un tasso di alcol nel sangue superiore al consentito.
Il presidente di Chega, André Ventura – che poco fa ha annunciato con un comunicato la sua partecipazione all’evento “Patriots Make Europe Great Again”, ospitato sabato prossimo da Vox a Madrid – non si è ancora pronunciato sul caso.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2025 Riccardo Fucile
“CREDEVO DI ESSERE APPRODATA IN UN PAESE GIUSTO”
Caso Alamsri, un’altra denuncia contro lo Stato italiano dopo quella depositata da Lam Magok Biel Ruei. L’avvocata lucana Angela Bitonti ha depositato oggi presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia – in cui si ipotizzano reati di omissione e favoreggiamento – contro lo Stato italiano per la vicenda di Njem Osama Almasri, il capo della polizia libica inseguito da un mandato di arresto della Corte penale internazionale.
Il legale ha agito per conto di una donna ivoriana che ha raccontato di essere stata “stuprata e massacrata di botte tutti i giorni per almeno un anno” nella prigione libica di Mitiga: “Almasri e i suoi soldati – ha aggiunto – mi hanno distrutto la vita”.
“Voi non potete nemmeno immaginare quello che una donna può vivere in quella prigione, nemmeno immaginare. In Italia – ha aggiunto la donna – sono stata aiutata da brave persone a superare, in qualche modo, quello che ho vissuto. Sono andata avanti con la speranza che un giorno potesse essere fatta giustizia. Sono venuta dalla Libia per sfuggire alla morte su un gommone appena galleggiante, il mio carnefice è tornato a casa su un aereo di Stato .Qualcuno mi spieghi davvero quello che è accaduto. Credevo di essere arrivata in un Paese giusto e libero, invece sono stata sacrificata di nuovo. Oggi, guardando indietro, dico che avrei preferito morire a Mitiga”.
L’avvocato Bitonti ha chiesto che “sia fatta giustizia su questa tristissima vicenda umana e su quello passate dall’inferno delle carceri libiche”
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2025 Riccardo Fucile
APERTO IL FASCICOLO PRESSO IL TRIBUNALE INTERNAZIONALE CONTRO MELONI, NORDIO E PIANTEDOSI
Nuova tegola per il governo Meloni in relazione al caso Almasri, dopo che l’informativa
resa ieri alle camere sembra aver riacceso la polemica (e i dubbi) invece di sedarla. Il procuratore presso la Corte penale internazionale dell’Aja ha ricevuto una nuova denuncia nei confronti del governo italiano per «ostacolo all’amministrazione della giustizia ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma». A dare la notizia è stato Nello Scavo sulla versione online del quotidiano Avvenire. La denuncia è stata ricevuta dall’Ufficio del Procuratore, che l’ha trasmessa al cancelliere e al presidente del Tribunale internazionale per l’apertura di un fascicolo ma al momento non ci sono indagati. Nell’atto sono indicati i nomi di Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, accusati di aver «abusato dei loro poteri esecutivi per disobbedire ai loro obblighi internazionali e nazionali».
Cosa dice la denuncia
A presentare la denuncia un rifugiato sudanese che nel 2019 era stato ascoltato dagli investigatori internazionali come testimone delle torture che lui e la moglie avevano subito dal generale libico, quando entrambi erano stati imprigionati in Libia. E che ha scelto di fare un nuovo atto dopo la liberazione del generale libico accusato di essere un torturatore e un trafficante di migranti, avvenuta da parte dell’Italia lo scorso 21 gennaio. Nell’atto di 23 pagine ora protocollato dalla procura, visionato anche da Open, si legge che, secondo la denuncia presentata dagli avvocati francesi Omer Schaz e Juan Branco, «alte personalità del governo italiano ed europeo partecipano alla commissione di crimini contro l’umanità contro i migranti in Libia» e che nel consegnare Almasri alla Cpi l’Italia ha «agito attivamente» per impedire alla Corte di perseguire Almasri.
(da Open)
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Febbraio 6th, 2025 Riccardo Fucile
GLI ALLEATI, TAJANI IN TESTA, SONO PERPLESSI RIGUARDO ALLE MOSSE DELLA “DUCETTA” SUL CASO ALMASRI. ALLA FARNESINA E AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA SI CHIEDONO I MOTIVI PER CUI LA PREMIER, CHE IERI SI E’ TRINCERATA A PALAZZO CHIGI QUASI A VOLER PRENDERE FISICAMENTE LE DISTANZE DALLA VICENDA, HA DECISO DI ESPORRE IN QUESTO MODO IL GOVERNO
Una sedia vuota non consente molte divagazioni. Al mezzogiorno di fuoco del governo sul caso Almasri, Giorgia Meloni non c’era. O meglio, ha deciso di non esserci. Ufficialmente perché al lavoro su altri fronti, Olimpiadi e piano carceri. Ufficiosamente – come spiegano alcuni suoi colonnelli al termine degli interventi dell’opposizione a Montecitorio – perché «non ci facciamo condizionare» e «non gli diamo soddisfazione».
La premier prova a sostenere di non c’entrare nulla con la vicenda del carceriere libico. Anche di fronte alla notifica d’inchiesta inviata dalla procura di Roma cerca di avvalorare questa tesi, nonostante proprio in Aula sia il ministro della Giustizia a parlare di «altri organi di Stato» che hanno «concordato» l’azione dell’esecutivo, aggiungendo sibillino «vi lascio immaginare quali possano essere…»
Per Palazzo Chigi gli unici titolati a parlare sono quelli che si sono recati ieri mattina alla Camera e nel pomeriggio al Senato: i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Una strategia concordata con l’avvocata dell’esecutivo Giulia Bongiorno, da sempre fautrice del basso profilo dei suoi assistiti.
Meloni resta allora trincerata a Palazzo Chigi mentre i suoi provano a spostare lo scontro verso la riforma della giustizia. Comunica con più solerzia del solito alcune riunioni come quella per «il potenziamento del sistema penitenziario, con l’obiettivo di realizzare 7.000 nuovi posti detentivi», ma rinvia una visita programmata alla mostra fotografica dell’Ansa. Scrive in diretta a Giovanni Donzelli al termine del suo intervento, ma dà mandato ai suoi di garantire che non ha assistito all’informativa e che recupererà tutto «leggendo i resoconti».
E forse non a caso più di un esponente al suo vertice, continua ad interrogarsi sui motivi per cui la premier ha deciso di esporre il governo a tutto ciò. Se lo chiedono al ministero della Giustizia e alla Farnesina – pare lo faccia anche Antonio Tajani, rimasto accuratamente lontano dalle Camere ieri – sostenendo che non ci si sarebbe trovati qui se solo lei avesse posto il segreto di Stato sin da subito o, al più tardi, quando gli avevano detto di farlo pochi giorni dopo l’esplosione del caso.
(da la Stampa)
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