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COSTRUIRE IL FUTURO ALTROVE PER EVITARE ALMENO LE VITTIME

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

IN SVIZZERA , NEGLI ULTIMI 20 ANNI, E’ ANDATA PERDUTA LA META’ DEL PERMAFROST

Non si tratta solo di un lento processo di fusione dei ghiacci che, al massimo, innalzerà il livello del mare di pochi centimetri al secolo, non si incrementa di qualche litro al secondo la portata dei torrenti fluvioglaciali e non accade poco alla volta, come amiamo ripetere per non farci impressionare.
No. Il rischio concreto è quello che hanno provato i 300 abitanti del paesotto di Blatten, sgombrati tutti per tempo il 19 maggio a causa dei segni evidenti di cedimento che dava il ghiacciaio sopra le loro teste. Andavano ripetendo che i Bergstuerze (le frane), in Svizzera, erano diventati più comuni dagli anni ’90 e avevano portata sempre più vasta e drammatica, ma mica sarebbe toccato proprio a loro e proprio oggi.
Invece hanno dovuto riconoscere che la catastrofe è stata “totale”, come dovranno ammettere che difficilmente il futuro di Blatten, nonostante le parole del sindaco, sarà possibile in quella stessa posizione. E che, pure spostandosi, qualche problema in montagna, ormai, si registrerà sempre.
Nove milioni di tonnellate di ghiaccio, terra, fango e detriti si sono staccate in un solo colpo e hanno cancellato il paese, ostruendo un torrente e formando un laghetto fino quasi a farlo tracimare.
Blatten, a 1500 metri di quota nel Canton Vallese, è stato cancellato
dalla cartina geografica e la Alpi hanno testimoniato, ancora una volta, quanto siano diventate una catena montuosa delicata e soggetta a un pesantissimo rischio naturale, accentuato, se non creato ex novo, dalla crisi climatica in atto.
Nonostante il ghiacciaio del Birch sia uno dei pochissimi a non registrare arretramenti significativi. Quando viene a mancare la protezione di una massa glaciale consistente, quello che resta del ghiacciaio può schiantarsi in pochi minuti, mentre, se il ghiacciaio sparisce, sarà la montagna stessa a subire crolli e frane.
Esattamente quanto sta accadendo negli ultimi decenni nelle Dolomiti e in tutto l’arco alpino, destinato a perdere completamente almeno la metà dei suoi ghiacci nei prossimi anni. Con la montagna che ancora si muove, dopo aver provocato nel crollo un terremoto di magnitudo 3,1 Richter, c’è anche chi parla di periodi di ritorno di frane come questa che arrivano al millennio.
Stupisce, ma poi fino a un certo punto, che, ancora una volta, di fronte a eventi naturali considerevoli, ci si rifugi nei tempi di ritorno calcolati con riferimento a inizio del XX secolo: un mondo climatico e idrogeologico che non esiste più. Non si riesce proprio a comprendere che bisogna rifare tutti quei conti (e ciò vale anche per i tempi di ritorno delle alluvioni) considerando solo gli ultimi decenni e ricordando che ci stiamo addentrando in territori inesplorati. Dimentichiamo i millenni e regoliamoci sui decenni, che sarà molto meglio.
E per chi volesse sottacere la crisi climatica, magari ricordando particolari condizioni locali, varrà la pena di consigliare uno studio sul permafrost europeo nell’ultimo secolo, così che possa capire quanto si è indebolita quella corazza dura e un tempo gelata che, fra l’altro, proteggeva le quote più fredde, una specie di collante che tiene insieme le montagne.
In Svizzera è andata perduta la metà del permafrost negli ultimi vent’anni, e non per il naturale alternarsi delle ere glaciali, ma per l’aumento delle temperature. Rocce infragilite, ghiacci messi in movimento dall’incremento costante e perentorio delle temperature medie atmosferiche in tutte le Alpi, zero termico che finisce al di sopra delle quote delle montagne più alte, estati più calde, ma soprattutto inverni più caldi: non si tratta di un evento inatteso, anzi, ci si dovrebbe meravigliare come non se ne verifichino con più frequenza.
Ma si tratta di dati ben conosciuti in tutto il mondo, nonostante qualcuno faccia finta di credere ancora alla favoletta del clima che è sempre cambiato e mica dipenderà dagli uomini che, al massimo, hanno portato a 430 ppm (parti per milione) l’anidride carbonica in atmosfera.
Nel passato i combustibili fossili non venivano bruciati e, restando sotto terra, non liberavano CO2. Con la rivoluzione industriale abbiamo iniziato a liberarli e così abbiamo alterato il clima come prima nessun vivente aveva mai fatto. Semplice e terribile. Abbiamo poi recitato come un mantra che il limite di +1,5°C nelle temperature non sarebbe stato superato, perché era l’ultimo.
Invece viaggiamo allegramente verso +2,7°C, almeno a guardare gli investimenti di Oil&Gas e i proclami di Donald Trump. Sperando di farla ancora una volta franca. La crisi del clima che ci tormenta sta inoltre imponendo una riflessione su come evitare almeno le vittime, e ciò vale sia per le frane che per le alluvioni. In questo caso i segnali hanno permesso un’evacuazione tempestiva, ma non sempre ci sono e non tutti sono disposti disciplinatamente a tenerli in considerazione.
Per questa ragione da certe zone bisogna andarsene in tempo di pace, ricostruirsi un futuro altrove, magari aiutati e compresi, ma prima di
diventare complici di quelli che chiamiamo disastri e che invece sono eventi naturali le cui conseguenze diventano catastrofiche solo per colpa nostra. Vivere sotto alcune montagne e nei paraggi di certi fiumi sta diventando più pericoloso che in passato.
E non ci sono opere che tengano: immaginiamo quanto avrebbero potuto reggere barriere paramassi, poco importa se in cemento armato o pietrame, reti metalliche, barriere di ogni tipo e dimensione. Sarebbero state semplicemente spazzate via.
Dai luoghi pericolosi bisogna andarsene per tempo e solo in certi casi è questione di opere, sempre è questione di cultura e consapevolezza che stiamo attraversando una crisi ambientale complessiva che può assumere diverse declinazioni, ma che ha un minimo comune denominatore nelle nostre azioni perniciose sbattute in faccia al pianeta pensando di poterlo sempre piegare al nostro uso. Il crollo di Blatten ci urla che non volersi prendere queste responsabilità e continuare come sempre non ci farà risparmiare né soldi né vite, ma solo un microscopico frammento di tempo in più.
(da (di ilfattoquotidiano.it)

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NON DITE A TRUMP CHE STA ATTACCANDO L’UNICA UNIVERSITÀ AMERICANA CHE FUNZIONA: HARVARD, L’ATENEO MESSO SOTTO ASSEDIO DA “THE DONALD”, SI CONFERMA IL PRIMO AL MONDO SECONDO LA CLASSIFICA “CWUR”

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

LE ALTRE UNIVERSITÀ STATUNITENSI CROLLANO NELLA GRADUATORIA: ALMENO 264 ISTITUTI HANNO PERSO POSIZIONI RISPETTO ALL’ANNO SCORS… ANCHE IN ITALIA LA SITUAZIONE NON È ROSEA: L’80% DELLE UNIVERSITÀ SONO PIU’ IN BASSO RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE …MANCO A DIRLO, LE UNIVERSITÀ CINESI SONO IN ASCESA

Per il quattordicesimo anno consecutivo, Harvard è la migliore università al mondo secondo la classifica Cwur. È seguita da altri due atenei privati statunitensi, il Mit e Stanford; Cambridge e Oxford nel Regno Unito, rispettivamente al IV e V posto, sono gli istituti pubblici con il punteggio più alto al mondo. Gli Stati Uniti, nonostante si aggiudichino otto delle prime dieci posizioni, faticano a mantenere la loro preminenza a livello mondiale.
Nella classifica Global 2000, solo 40 università statunitensi hanno migliorato la propria posizione rispetto al 2024, con 15 che hanno mantenuto la posizione e 264 scese in classifica. La migliore università pubblica statunitense è Berkeley, al dodicesimo posto a livello mondiale, un posto dietro al Caltech (il California Institute of Technology). Nel complesso, gli Stati Uniti sono il secondo paese più rappresentato nella classifica Global 2000 con 319 rappresentanti, dieci in meno rispetto allo scorso anno.
Il Canada conta 38 istituzioni in classifica, guidate dall’Università di Toronto al numero 23. “Sebbene gli Stati Uniti vantino ancora le migliori università al mondo – commenta Nadim Mahassen, presidente di World University Rankings – il declino della stragrande maggioranza dei suoi istituti di istruzione superiore dovrebbe preoccupare la Segretaria all’Istruzione statunitense Linda McMahon
e l’intera amministrazione Trump.
In un momento in cui le università cinesi stanno raccogliendo i frutti di anni di generoso sostegno finanziario da parte del loro governo, le istituzioni americane sono alle prese con tagli ai finanziamenti federali e controversie sulla libertà accademica e sulla libertà di parola. Con gli Stati Uniti superati dalla Cina come Paese con il maggior numero di rappresentanti in classifica, la loro reputazione nel settore dell’istruzione superiore globale è seriamente minacciata”.
Mahassen mette in guardia: “il forte declino delle università statunitensi è parallelo a quello degli atenei in Giappone, Francia e Germania, mentre le università britanniche e russe hanno avuto risultati solo leggermente migliori. Con la straordinaria ascesa delle istituzioni cinesi, le università del mondo occidentale non possono permettersi di rimanere a guardare e dormire sugli allori”.
Sessantasei università italiane, guidate dalla Sapienza di Roma, figurano nell’edizione 2025 della classifica Global 2000 del Center for World University Rankings (Cwur) ma l’Italia fatica a competere con i rivali mondiali: l’80% degli atenei italiani scende nella classifica. Nella top 2000, 10 università italiane migliorano rispetto allo scorso anno, 3 mantengono le posizioni, 53 scendono. Il principale fattore di declino è la performance nella ricerca, mentre cresce la concorrenza da parte di atenei ben finanziati. Sono 14 gli atenei italiani che si posizionano meglio rispetto al 2024 per performance nella ricerca e 52 peggio.
L’Università La Sapienza di Roma scende di una posizione, al 125mo posto. L’Università di Padova perde cinque posizioni, attestandosi al 178mo posto, mentre l’Università di Milano scende di cinque posizioni, attestandosi al 191mo posto, davanti all’Università di Bologna, al 204mo posto, e all’Università di Torino, al 242mo posto. La top ten italiana è completata dall’Università di Napoli
Federico II (243), dall’Università di Firenze (274), dall’Università di Genova (286), dall’Università di Pisa (288) e dall’Università di Pavia (327).
Commentando la situazione italiana, Nadim Mahassen, presidente del Center for World University Rankings, osserva: “Con sessantasei università italiane presenti in classifica, l’Italia è ben rappresentata tra le migliori università al mondo. Tuttavia, ciò che è allarmante è il declino delle istituzioni accademiche nazionali dovuto all’indebolimento delle prestazioni della ricerca e allo scarso sostegno finanziario da parte del governo.
Mentre diversi paesi pongono lo sviluppo dell’istruzione e della scienza in cima alla loro agenda, l’Italia fatica a tenere il passo. Senza finanziamenti più consistenti e una pianificazione strategica più solida, l’Italia rischia di rimanere ulteriormente indietro nel panorama accademico globale in rapida evoluzione”.
Cwur ha analizzato 74 milioni di dati basati sui risultati per classificare le università di tutto il mondo in base a quattro fattori: qualità dell’istruzione (25%), occupabilità (25%), qualità del corpo docente (10%) e ricerca (40%). Quest’anno sono state classificate 21.462 università e quelle che si sono classificate al primo posto sono entrate nella lista Global 2000, che include istituzioni di 94 paesi.

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“I RUSSI NON SI ASPETTAVANO UN ATTACCO COSÌ AUDACE, CHE ENTRERÀ NEI MANUALI MILITARI”: IL POLITOLOGO UCRAINO, VOLODYMYR FESENKO, COMMENTA SODDISFATTO L’OPERAZIONE “RAGNATELA”, CON CUI L’INTELLIGENCE DI KIEV HA DISTRUTTO 41 BOMBARDIERI STRATEGICI RUSSI

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

“KIEV HA AGITO AUTONOMAMENTE. MENO PERSONE SANNO, MAGGIORI SONO LE POSSIBILITÀ DI SUCCESSO. QUANDO SI COORDINARONO CON USA ED EUROPEI PER LA CONTROFFENSIVA DEL 2023, MANCÒ IL FATTORE SORPRESA”

Volodymyr Fesenko, direttore di “Penta”, è uno dei politologi più noti ed ascoltati in Ucraina.
Il messaggio della “Ragnatela” è diretto a Istanbul?
«Quando è stata preparata non si parlava di negoziati a Istanbul. È una dimostrazione dell’efficacia dei metodi asimmetrici della resistenza ucraina. Il messaggio è semplice: alle vostre minacce abbiamo sempre una risposta. Per i vostri “Oreshnik” abbiamo nostra “Ragnatela”. E questo rafforza i nostri negoziatori».
Sarà una svolta nel conflitto?
«Purtroppo no. Per entrambi, una singola operazione clamorosa non è sufficiente a cambiare l’andamento della guerra. La sua conclusione dipende da quando entrerà in un vicolo cieco».
Kiev l’ha realizzata senza aiuti?
«Sì, autonomamente. Tutte le operazioni ucraine più efficaci sono avvenute senza coordinamento. Meno persone sanno, maggiori sono le possibilità di successo. Quando si coordinarono con Usa ed europei per la controffensiva del 2023, mancò il fattore sorpresa».
Come reagirà Putin?
«Senza dubbio risponderà. Alcuni russi chiedono un attacco nucleare perché l’Ucraina ha colpito vettori di armi nucleari, ma l’attacco ucraino era diretto contro portatori di missili da crociera con cui la Russia colpisce le città ucraine. È autodifesa».
La vulnerabilità russa l’ha sorpresa?
«Non trarrei conclusioni affrettate. Sono aeroporti nel profondo entroterra russo, a migliaia di chilometri dall’Ucraina. Non si aspettavano un attacco così audace che entrerà sicuramente nei manuali militari tra le operazioni speciali di maggior successo».
Kiev vuole la sconfitta russa?
«No, ma nemmeno intende capitolare. Le richieste della Russia di limitare la sovranità esterna e interna dell’Ucraina sono richieste di capitolazione: la nostra delegazione non le accetterà».
Mosca e Kiev saranno pronte a concedere qualcosa?
«In questa fase no. Le posizioni sulla fine della guerra sono radicalmente opposte, e su questioni come i territori occupati trovare compromessi è impossibile senza un mediatore. (Se gli Usa non assumono il ruolo, i negoziati sono destinati a fallire».
(da agenzie)

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AL RICEVIMENTO PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA MINISTRI TRONFI, VOLTI DEL NUOVO POTERE SOVRANISTA, EX PREMIER, BANCHIERI, ANTICHE GLORIE, GIORNALISTI E SVIPPATI VARI

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

IL SALUTO GELIDO TRA GIORGIA MELONI ED ELLY SCHLEIN , LA SCHIERA DI QUESTUANTI DALLA SEGRETARIA TUTTOFARE DELLA DUCETTA, PATRIZIA SCURTI … LA DELUSIONE DI ’GNAZIO LA RUSSA PER LA “MANITA” INCASSATA DALL’INTER IN CHAMPIONS … DA CARLO MESSINA A CLAUDIA GERINI, DA ELKANN A ANGELUCCI: ECCO CHI C’ERA

Ma guarda un po’ chi si rivede, ex ministri, antiche glorie, volti in ascesa. Roma attraversata dal Giro d’Italia e gia in tilt, dal fondo di via del Quirinale chiusa al traffico e una schiera di abiti scuri e tacchi gioiello che si affrettano a piedi verso l’ingresso del Palazzo, per l’annuale ricevimento offerto dal presidente Sergio Mattarella i
occasione della festa della Repubblica.
Eccolo li nei giardini come sempre pettinati a festa, il rito del potere che si rinnova ogni anno, politici e artisti, banchieri e giornalisti, tra calici e finger food, chiacchiere amene e pubbliche relazioni
Svetta il ministro Crosetto per naturali ragioni di altezza, laggiu il collega Giuli, piu in la il ministro cognato Lollobrigida tentato da qualche specialita come da deleghe del suo ministero, il vicepremier Salvini mano nella mano alla fidanzata Francesca Verdini.
Finalmente escono il padrone di casa, accompagnato dalla figlia Laura, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, contesa dalle mani degli ospiti per un saluto come Sinner a fine partita.
E il momento clou di questa cerimonia sempre uguale: il potere che sfila, come fa Meloni lungo i giardini, selfie e strette di mano, quasi inciampa, un bicchiere d’acqua che le viene passato al volo, una sfilza di richieste di incontro girate automaticamente alla segretaria Patrizia Scurti, fino ad arrivare sulla terrazza con vista spettacolare sull’altro centro di potere romano, il cupolone di San Pietro.
Incontra la segretaria del Pd Elly Schlein, reduce dal concerto di Liberato la sera prima e accompagnata dalla capogruppo dem Chiara Braga, niente compagna perche sa benissimo che sarebbe stata al centro dell’attenzione, e glielo evita volentieri.
La freddezza tra leader dem e premier si avverte chiaramente, finiti i tempi di una certa sintonia pur nella differenza, conferma chi le conosce: ora per parlare di femminicidi non si telefonano ma si sfidano a distanza via social.
Ma via, non c’è tempo di fermarsi troppo con nessuno, Meloni accenna un saluto ad Angelo Bonelli mimando il toc toc che lui ha usato per promuovere il referendum, e poi ancora saluti e sorrisi, e grazie per i complimenti: basta non chiederle cosa farà lei, se andrà o meno a votare, «ma nooo», svicola la domanda, in fondo c’è questo
sole così bello, questa location spettacolare, vorremo mica rovinarci la festa?
L’ex premier dem Paolo Gentiloni, accompagnato dalla moglie con cravatta gemella a Benedetto Della Vedova – «l’hai messa anche tu?», si guardano, è quella dell’Italia presidente del Consiglio europeo del 2014, tante piccole bandierine tricolori – si stringe nelle spalle: «Non lo so ancora se andrò a votare».
Ma come, poco più in là c’è la sua segretaria Schlein che tanto si sta spendendo per cinque sì, Fratoianni e Bonelli che si muovono ormai in coppia anche solo per servirsi da bere, persino la destra, qui, tra queste siepi, ammette che sente un po’di clima, non sarà quorum ma potrebbe essere comunque un segnale, e lei pensa di disertare?
«Oggi penso al voto in Polonia», c’era il ballottaggio giusto ieri, «lì il mondo trumpiano ha lavorato molto per il candidato nazionalista».
Ma più della politica è il calcio a far discutere: vedi il presidente del Senato Ignazio La Russa, interista sfegatato: «Sabato sera non era l’Inter, non sono proprio scesi in campo i giocatori: erano figuranti», scherza col compagno di tifo Carlo Cottarelli. Per due che soffrono, altrettanti che gioiscono: per esempio il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto: «Che splendida sconfitta! Una cosa ho insegnato ai miei figli: a essere juventini», scherza”
(da La Stampa)

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NEL GIALLO DI GARLASCO SI INDAGA SU PIU’ FRONTI: LE IMPRONTE, LE TRACCE GENETICHE MA ANCHE I TABULATI TELEFONICI : C’E’ UNA MISTERIOSA CHIAMATA CHE STEFANIA CAPPA, NON INDAGATA, DICE DI AVER FATTO A CASA POGGI DOMENICA 12 AGOSTO, EPPURE DI QUELLA TELEFONATA NON C’E’ TRACCIA

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO ERMANNO, È STATO BECCATO IN UN FACCIA A FACCIA CON FABRIZIO CORONA IN PIAZZA GAE AULENTI A MILANO. COME MAI L’AVVOCATO CAPPA, SEMPRE MOLTO ATTENTO A STARE LONTANO DAI RIFLETTORI, HA DECISO DI INCONTRARE CORONA IN UN LUOGO TANTO AFFOLLATO E VISIBILE?

Le nuove indagini dei carabinieri e della Procura di Pavia, diretta da Fabio Napoleone, vanno avanti tenendo il focus su punti molto meno affascinanti e suggestivi, ma decisamente più importanti per accertare cosa sia davvero accaduto la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
Per muoversi verso una possibile soluzione […] al giallo di Garlasco, l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, provano a restare sul terreno più solido degli accertamenti tecnici e scientifici.
L’incidente probatorio sul Dna sulle unghie, sulle paradesive delle impronte e sui reperti mai analizzati, inizierà tra più di due settimane. E i legali stanno limando eventuali liste di altre persone a cui potrebbe essere prelevato il tampone genetico per un confronto. L’avvocato Massimo Lovati, che difende Andrea Sempio, però è scettico e ha spiegato che non chiederà «integrazioni» nelle indagini difensive: «Stiamo fermi dal momento che quelle “offensive” sono al nulla».
Nel frattempo gli inquirenti lavorano sull’impronta di Andrea Sempio (secondo una consulenza della Procura) sulle scale dove venne trovato il cadavere. Ma anche su altro
A cominciare dai tabulati telefonici dell’epoca e dal «traffico cella» di quel giorno a Garlasco.
Perché le tracce dei telefoni hanno valenza probatoria meno interpretabile di una prova scientifica a 18 anni dai fatti. Si parla delle tre telefonate di Sempio a Chiara effettuate prima del delitto, ma anche di altro. Come la misteriosa chiamata che Stefania Cappa, non indagata, dice di aver fatto a casa della cugina domenica 12 agosto. Lo mette a verbale tre volte.
Il giorno del delitto racconta: «L’ultima volta che ho visto mia cugina è stato sabato 11 agosto (…). Ma domenica verso le 12 ci siamo sentite telefonicamente e ci siamo promesse di vederci il giorno successivo alle 16. Anche in questa circostanza non ho notato nulla di strano nel suo atteggiamento».
Due giorni dopo viene risentita dai carabinieri di Vigevano: «Per quanto attiene l’orario delle 12 da me indicato quale orario in cui per l’ultima volta ho telefonato alla Chiara, preciso che ricordo di averla chiamata dal mio telefono di casa al suo telefono di casa durante la mattinata del 12 agosto ma non ricordo esattamente l’ora. Si trattava verosimilmente della tarda mattinata».
Poi il 17 agosto: «L’ho sentita l’ultima volta domenica 12, non mi ricordo a quale ora. La chiamai, mi ricordo, dal telefono della mia abitazione. Ma non ne sono sicura. Ritengo comunque di averla sentita per chiederle di passare presso la Croce Garlaschese dove avrei svolto il mio turno di volontariato dalle 15 alle 19.30».
Di queste telefonate però non c’è traccia tra i dati a disposizione di chi indaga. Mentre a proposito di tabulati, gli inquirenti li presero ai genitori della vittima ma non acquisirono mai quelli del fratello Marco, amico dell’oggi indagato Sempio.
Mercoledì il padre di Stefania, l’avvocato Ermanno Cappa, è stato «filmato» mentre incontrava l’ex re del gossip Fabrizio Corona in
piazza Gae Aulenti a Milano. Un incontro di cui alcuni passanti hanno captato brevi spezzoni di dialoghi. Corona è tornato a bomba sul caso Garlasco e soprattutto sulle gemelle Cappa come aveva fatto già nel 2007.
Non è chiaro però come mai l’avvocato Cappa, sempre molto attento a stare lontano dai riflettori, abbia deciso di incontrarlo in un luogo tanto affollato e visibile.
(da Il Corriere della Sera)

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“E’ LA PEARL HARBOUR DELLA RUSSIA”: L’OPERAZIONE RAGNATELA DI KIEV HA DISTRUTTO 40 BOMBARDIERI IN TERRITORIO RUSSO

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

LA PISTOLA SUL TAVOLO DELLE TRATTATIVE DI ISTANBUL LA SCOPERTA DELLA VULNERABILITA’ DEL TERRIOTRIO RUSSO. ORA PUTIN SA CHE IL SUO TERRITORIO NON E’ PIU’ AL SICURO

L’hanno chiamata Operazione Ragnatela. E l’hanno costruita in modo certosino, come un ragno costruisce la sua tela. Per poi colpire nel momento giusto.
Con la distruzione di una quarantina di bombardieri strategici (Tu-95 detto “Orso” e Tu-22m3) e velivoli di sorveglianza A-50, equivalenti degli Awacs, colpiti a terra in basi all’interno della Russia, fra cui l’aeroporto di Belaya in Siberia orientale, ai confini della Mongolia l’Ucraina ha dimostrato che la Russia è vulnerabile. E ha messo una pistola sul tavolo delle trattative di Istanbul. E ora si attende la risposta di Vladimir Putin. Secondo le regole di Mosca un assalto del genere è sufficiente ad autorizzare una risposta atomica. E c’è chi già ne parla su Telegram.
L’Operazione Ragnatela è stata condotta da Vasyl Malyuk, capo dello Sbu, i servizi segreti ucraini. Lo stesso uomo che ha ideato l’attentato ad Aleksandr Dugin e altre missioni sul suolo russo. Ha usato droni acquistati per poche centinaia di dollari e ha trasformato camion in piattaforme mobili per lanciarli. Poi li ha fatti arrivare
vicino ai target e ha colpito. Una tattica che potrà essere adottata anche in mare, spiega oggi il Corriere della Sera.
E che, sul modello israeliano, ha visto l’impiego dell’intleligenza artificiale. Prima addestrandola a riconoscerli. E poi facendole eseguire algoritmi di attacco in picchiata.
Sulla base di modelli dell’epoca sovietica esposti in un museo dell’aviazione a Poltava. Erano aerei utilizzati a partire da febbraio 2022 per bombardare città ucraine.
Un ex ufficiale di Kiev che ora dirige il gruppo di analisti Frontelligence Insight spiega a Repubblica che i danni «riducono le capacità strategiche della Russia ossia la sua capacità di proiettare potenza a livello globale, la sua capacità di sferrare attacchi nucleari e la postura militare complessiva in Eurasia».
Uno degli obiettivi colpiti è la base aerea di Belaya, nell’oblast russo di Irkutsk, a più di 4 mila chilometri dall’Ucraina. Il raggio d’azione ha colpito dalla Siberia al confine con la Nato. I droni sono stati assemblati vicino al confine con il Kazakistan. E secondo Kiev gli agenti che hanno colpito sono rientrati tutti in patria. Mosca invece sostiene di averli arrestati.
La rappresaglia
Ora si attende la rappresaglia russa. Anche perché Kiev ha colpito persino una base di sottomarini nucleari dotati di missili balistici. Mentre per rimpiazzare gli aerei distrutti ci vorranno almeno cinque anni. E un costo tra i 4 e i 7 miliardi di euro.
«È la nostra Pearl Harbor», ha scritto Roman Alekhin, uno dei blogger militari russi più seguiti. E, spiega La Stampa, la risposta potrebbe consistere in un ordigno nulceare tattico da far esplodere nel Mar Nero. Ovvero nell’Isola dei Serpenti, occupata da Mosca all’inizio dell’invasione e poi riconquistata da Kiev.
La Russia non crede che gli ucraini abbiano fatto tutto da soli. Parla
di un ruolo del Regno Unito e del paesi baltici. Volodymyr Zelensky, che si è attribuito la supervisione dell’attacco, nei giorni scorsi aveva detto che «bisogna portare la guerra lì da dove era arrivata, in Russia».
Le armi nucleari
Ma una risposta atomica potrebbe portare a conseguenze imprevedibili per Mosca. Nell’ottobre 2022 l’allora comandante in capo ucraino, il generale Zalyuzhny, aveva scritto: «L’uso di armi nucleari tattiche non sarebbe un problema nostro, ma di tutto l’Occidente». Mentre Putin sa che colpire ancora civili comprometterebbe i rapporti con Donald Trump. Forse si limiterà a una replica con armi convenzionali, come il gigantesco missile Oreshnik che a novembre terrorizzò Dnipro. Ma nessun scenario può essere escluso.
Pavel Aksenov, esperto di aeronautica militare della Bbc Russian, dice oggi a La Stampa che «fino ad ora gli attacchi venivano sferrati dal territorio ucraino, con droni che hanno una gittata limitata. Chi si aspettava un attacco così a Irkutsk? Non penso che le basi fossero totalmente senza protezione: ci sarà sicuramente una qualche forma di sorveglianza che protegge il perimetro e impedisce l’accesso. Se un sabotatore avesse voluto incendiare un aereo, avrebbe dovuto scavalcare la recinzione, avvicinarsi e lanciare una granata o qualcosa del genere. Ma che qualcuno potesse fare arrivare droni fino a lì, questo non se lo aspettava nessuno».
La guerra continua
Ma queste perdite, spiega l’esperto, non avranno un grande impatto nel breve periodo: «I bombardieri rimasti sono più che sufficienti per colpire obiettivi in Ucraina. Tuttavia, difendere ogni installazione militare all’interno del territorio russo comporterà costi enormi. Parliamo di sistemi di difesa aerea, guerra elettronica, e soprattutto
risorse organizzative e umane. Qualcuno ha persino detto che si dovrebbero costruire ripari per gli aerei. Ma è un conto costruire un riparo leggero per un caccia, e un altro costruirne uno per un bombardiere strategico. In teoria si può fare, ma servirebbe un hangar completo con portoni a battente, perché un drone può entrare anche in un riparo semplice. Quindi, qualsiasi misura di questo tipo costerebbe moltissimo».
Il sistema di deterrenza
Il sistema è stato danneggiato, sì, ma «non in maniera significativa. La vera base della deterrenza sono i missili balistici intercontinentali. I missili da crociera lanciati dai bombardieri sono più legati all’uso tattico o alla deterrenza verso l’Europa». L’ambasciatore Stefano Stefanini ha spiegato che sul piano militare è stato il contrattacco perfetto. Perché se i russi hanno una superiorità numerica sul terreno, l’Ucraina ha scelto di colpire lì dove non conta il numero di uomini ma la superiorità tecnologica e l’intelligence.
Secondo l’ambasciatore il messaggio a Vladimir Putin è «accontentati, incassa quello che hai già preso, lasciaci il resto e la nostra indipendenza. Altrimenti continueremo a essere un nemico irriducibile». E se Putin non si rassegnerà alla pace, loro continueranno la guerra. Con tutti i mezzi occidentali necessari.
(da agenzie)

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MELONI E I REFERENDUM: “ANDRO’ A VOTARE MA NON RITIRERO’ LA SCHEDA”

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

MA STAI A CASA ALLORA, INVECE CHE OBERARE DI LAVORO INUTILE PRESIDENTI E SCRUTATORI CHE DOVRANNO COMPILARE UN MUCCHIO DI CARTE PER REGISTRARE GLI ELETTORI CHE SEGUIRANNO IL TUO ESEMPIO

«Vado a votare ma non ritiro la scheda, è una delle opzioni». La premier Giorgia Meloni ha risposto così ai giornalisti arrivando in via dei Fori Imperiali per le celebrazioni del 2 giugno. Si riferiva al referendum in programma l’8 e il 9 giugno sui cinque quesiti proposti dalla Cgil e dai radicali.
Cosa succede se non si ritira la scheda al referendum
I referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno si riferiscono a licenziamenti, precariato, sicurezza sul lavoro e cittadinanza. I risultati saranno validi solo se si raggiunge il quorum, ovvero se va a votare il 50% + 1 degli aventi diritto.
Per ogni quesito c’è una scheda diversa: il quorum si calcola separatamente per ognuno dei quesiti. Significa che in teoria è possibile che alcuni quesiti raggiungano il quorum e altri no.
Ogni elettori può decidere se ritirare solo alcune delle cinque schede e può anche farsi registrare come votante ma non ritirarne nessuna. In questo caso le schede non saranno conteggiate ai fini del forum. Quelle bianche o annullate invece vengono conteggiate.
Quando l’elettore rifiuta la scheda
Quando l’elettore rifiuta la scheda e chiede la verbalizzazione della propria astensione il presidente del seggio, “verbalizzerà la richiesta in maniera sintetica, con l’annotazione nel verbale stesso delle generalità dell’elettore, del motivo del reclamo o della protesta, allegando anche gli eventuali scritti che l’elettore medesimo ritenesse di voler consegnare al seggio», dice il ministero dell’Interno.
Che poi conferma: «Per quanto attiene alla rilevazione del numero degli elettori, si rammenta che coloro che rifiutano tutte le schede non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale; pertanto, non va apposto sulla loro tessera elettorale il bollo della sezione (che, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del D.P.R. 8 settembre 2000, n. 299, certifica viceversa l’avvenuta partecipazione alla
votazione)».
(da agenzie)

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AL QUIRINALE IL SOLITO COTE’ DI POLITICI E TARTINE

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

MATTARELLA DENUNCIA LE “DISUMANITA’” CONTRO GAZA, I SUOI OSPITI FANNO SOPRATTUTTO SALOTTO

Le scelte, come spesso accade nella vita, cominciano dal principio. “Cara, preferisci destra o sinistra?”. “Destra, destra”. Siamo solo al bivio dei metal detector, ma il pubblico (non pagante) del ricevimento al Quirinale ha le idee chiare. Del resto, sarà pure la festa del presidente, quella con cui ogni anno si omaggia la Repubblica nella meraviglia dei giardini del palazzo. Ma è pur sempre una delle occasioni più propizie per “fare rete” e, se devi pescare, ora come ora, sempre a destra ti devi buttare.
Perciò va così: l’afflizione profonda che ha accompagnato le parole di Sergio Mattarella su Gaza (“disumano ridurre un popolo alla fame”), mal si concilia coi vassoi di tartine che abbondano sotto i gazebi bianchi. Quindi, via la guerra, via le disgrazie: è il momento di pensare agli affari. C’è, come sempre, il gotha delle istituzioni e uno stuolo di accoliti, per piacere o per dovere. E poi le celebrità dei giorni nostri che – nell’era di Giorgia Meloni, in abito di pizzo color carta da zucchero – vanno dal solito Osho alle mostrine del generale Iannucci, comandante operativo del vertice interforze.
Ci si scambia effusioni a vicenda, anche se non è raro incrociare coppie che bisticciano a denti stretti: “Perché non saluti?”, dicono certi uomini in cerca di potere a mogli troppo poco intraprendenti. “Stai duemila metri indietro, buttati”, incitano mogli che invece, di intraprendenza coniugale, gradirebbero vederne di più.
La gara delle strette di mano va avanti un paio d’ore. E pazienza se a Mattarella e a Meloni tocca sorridere e annuire a presentazioni e richieste che, nel giro di un nanosecondo, passano dai rappresentanti della Repubblica del Nicaragua al collegio dell’Antitrust.
C’è una buona parola per tutti, stasera. Nessuno ha voglia di fare polemiche. Mario Monti, per dire, è a due passi dal ciarliero Matteo Renzi ma non si sogna di proferire sillaba sulla lettera con cui il sottosegretario Mantovano ha comunicato il nuovo regime per le scorte degli ex premier come lui.
Angelo Bonelli – unico con cui la presidente del Consiglio ha scherzato sul silenzio in vista del referendum di domenica – si imbarca nella missione di convincere John Elkann su una transizione verde che “non è talebana”. Maurizio Gasparri sfotte il sovrintendente Carlo Fuortes (“Oggi è il primo giugno, sei qui perché è finito il maggio fiorentino”) senza chiarire bene se la battuta sul calendario nasconda altri appetiti.
Ancora da Elkann, si fa avanti Alberto Barachini, in qualità di “sostenitore”. Spiegherà: “Sia perché faccio il sottosegretario all’editoria sia perché sono juventino perso”. Matteo Salvini, a proposito di calcio, non fa altro che godere della debacle dell’Inter (“Un po’ triste, lo so, una volta erano loro a festeggiare le sconfitte di noi milanisti”).
Al centro dei giardini c’è la solita fila per la sorella Arianna. Ultimi brindisi, si va. Solo alla fine, ricompare la guerra. C’è il diplomatico Francesco Talò, già consigliere di Meloni, defenestrato dopo la famigerata telefonata dei comici russi, che è preoccupato perché tra poche settimane ci sarà il vertice Nato e non è chiaro se Donald Trump ci sarà o meno: “Ancora non se sa come je gira”. A conferma che la situazione è disperata, ma non seria.
(da ilfattoquotidiano.it)

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VITTORIA FERDINANDI, SINDACA DI PERUGIA: “LA POLITICA E’ FELICITA’ COLLETTIVA, NON ROBA DA SRL COME A DESTRA

Giugno 2nd, 2025 Riccardo Fucile

“CHI DICE CHE IO SONO ARIA FRITTA SI SPARTIVA ZITTO ZITTO IL PNRR”…. “FARE IL SINDACO NON E’ FARE L’AMMISTRATORE DI CONDOMINIO”

Vi porto tutti al mare, disse Vittoria Ferdinandi a un nutrito ma stupìto gruppo di concittadini il giorno dell’elezione a sindaca di Perugia, a maggio dell’anno scorso.
Mi ricordai delle parole di Theodor Adorno, il filosofo tedesco che diceva: tutto ciò che c’è non è tutto. Lui contestava l’opinione sulla intrasformabilità delle cose. Io volevo dire: con l’ambizione, la fiducia in noi stessi e la connessione sentimentale trasformeremo questa città oltre la nostra stessa immaginazione. E andremo dove mai avremmo creduto di arrivare.
Perugia col mare è la metafora dell’impossibile. Ma la sua missione quotidiana sarebbe quella di dare gioia e felicità ai suoi concittadini.
La politica cos’è se non la capacità di costringere i buoni sentimenti dentro una dimensione comune e condivisa? Restituire il senso di comunità, il valore del bene comune.
Un sindaco deve dare strade, scuole, gestire il traffico, far pulire la città.
Non amministro un condominio e il municipio non è una srl.
L’opposizione dice che lei più che amministrare è maestra dell’aria fritta. Molte parole, pochi fatti.
Certo, è più facile amministrare come facevano loro. Avevano
proposto mezzo miliardo di euro di progetti figli del Pnrr nel chiuso degli uffici. Io ho smontato pezzo a pezzo, e fatto capire alla gente, ho chiesto alla gente di condividere, di aiutarci a spendere bene, utili, vicini ai bisogni. Si perde tempo? Sì, si perde tempo. Magari è più faticoso, di sicuro è più lenta l’amministrazione che condiziona il fare alla condivisione però è l’unica strada possibile secondo me.
Lei vuole più felicità per i perugini.
La metà degli elettori non vota più. Quando mi chiedono di rappresentare tutti i cittadini, “devi essere il sindaco di tutti” mi dicono, allora sorrido: tutti chi? Metà di quei tutti dove sono? Chi sono?
La politica allontana.
La politica disillude. La gente è interessata alla politica solo se noi siamo interessati alla gente. Perché adesso sembra che niente è vero. Ricorda Nietzsche? Se niente è vero tutto è permesso.
Il nichilismo, l’apologia del caos.
Quindi devo fare in modo che i corpi si tengano per mano. I corpi, l’uno e l’altro. I social sono divenuti una calamità generazionale perché ciascuno può scrivere cose orribili nel buio della propria solitudine, senza scrutare il volto di chi è destinatario delle sue contumelie.
Lei è sindaca, ma forse ha voglia di fare la psicologa, il suo vero e amato mestiere.
Ripeto: non sono qua per fare l’amministratrice di condominio. La contabilità delle opere pubbliche realizzate senza chiedere conto, un’idea, un giudizio. Sto costruendo apposta le case della partecipazione. Gli incontri sono affollati, scruto una consapevolezza nuova.
Lei è coraggiosissima, ha persino detto: voglio collettivizzare la felicità.
E allora? Deve divenire sentimento comune, legame identitario. Come si cambia la città se non così?
Aria fritta, diranno quelli.
Aria fritta un corno!
Voi donne siete in gran carriera. La presidente del Consiglio, la leader dell’opposizione…
Meloni sa parlare, conosce l’empatia, ma costruisce la sua parte attivando come collante la paura: ora dell’immigrato, e a turno un po’ di tutti. Persino della guardia di finanza.
Lei invece attiva il sorriso?
L’ottimismo, la voglia di vivere in modo degno e sufficientemente felici.
Chi ha votato alle ultime politiche?
Partiti di minoranza che veleggiano dentro il mare basso di pochi punti percentuali. Però sono andata a votare per Elly Schlein quando si è trattato di decidere la leadership.
Siete donne in carriera e anche esteticamente distanti dalle forme di chi ha avuto nei decenni passati un ruolo nel centrosinistra.
Il suo, mi permetta, assomiglia a un desolante giudizio sessista. L’estetica come motore della carriera? Ai maschi si chiede della camicia, delle scarpe, del colore dei capelli? Il valore di questa nuova dimensione femminile è etica non estetica.
Lei dopo Perugia vorrebbe misurarsi in un ruolo nazionale?
In molti me lo chiedono per via delle mie idee sulla funzione della politica. Ne sono attratta ma anche a volte impaurita. In politica nulla sembra vero.
Quasi quarant’anni. E quasi single.
Single, ma col cuore in tumulto.

(da IlFatto Quotidiano)

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