Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
IL TITOLARE DEGLI ESTERI E’ UN PERSONAGGIO A META’ TRA TOM WAMBSANGS DI SUCCESSION E MICHAEL SCOTT DI THE OFFICE
«CONGRATULATIONS WORLD, IT’S TIME FOR PEACE», urla Donald Trump dal social Truth, la sua dependance da single dopo il divorzio con Elon Musk.
«We basically have two countries that have been fighting so long and so hard that they don’t know what the fuck they’re doing, you know what I mean?», rilancia qualche ora più tardi, dopo che Iran e Israele hanno violato il cessate il fuoco.
«They don’t know what the fuck they’re doing», scandisce bene al microfono mentre le pale dell’elicottero disturbano il suono come nei migliori degli action movie: non è né Leslie Nielsen che interpreta il presidente degli Stati Uniti in una commedia demenziale, né Logan Roy in una delle tante scene di Succession in cui spara fuck a tutto spiano, ma la cronaca di questi ultimi giorni di giugno piuttosto complessi.
Eppure, appena una settimana prima, dall’altra parte dell’oceano un ministro degli Affari esteri e della cooperazione
internazionale con lo sguardo spaurito da coniglio che viene abbagliato dai fari di una macchina, così lo descrive un post su X con duecentomila visualizzazioni e molti like, si era fatto sentire forte e chiaro.
«Ho anche parlato con i ministri di Israele e dell’Iran che erano le otto… otto e mezzo di mattina, e ho detto loro: basta con l’escalation. Cioè, anche all’Iran ho detto “Non reagite più”, ho detto a Israele “Basta, fermiamo qua”», ha dichiarato inflessibile Tajani, Antonio Tajani. Dalla Ciociaria con amore.
Al posto giusto
Se Trump è un Logan Roy con meno charm e più potere, restando nella metafora HBO, Antonio Tajani è una sorta di creatura mitologica, a metà tra Tom Wambsangs e Michael Scott di The Office.
Per chi fosse rimasto indietro con due delle serie migliori degli ultimi vent’anni, Tom Wambsangs è l’uomo che, nella lotta sanguinosa alla successione del gruppo Roystar, colosso dell’informazione statunitense, da esterno alla famiglia simbolo del quiet luxury riesce ad accaparrarsi la leadership, scavalcando figli e consanguinei del caso.
Dopo la morte di Berlusconi senior, avvenuta quasi in concomitanza con la fine della serie, giravano divertenti montaggi che sovrapponevano la sigla di Succession alla torre Mediaset di Cologno Monzese e al logo del Biscione: al posto di Kendal, Roman e Shiv Roy, Pier Silvio, Marina e Barbara Berlusconi, Milano 2 batte gli Hamptons, i produttori lungimiranti all’ascolto ci facciano un pensiero.
ANSA
In questo parallelismo all’italiana, Tajani si colloca come uomo giusto al momento giusto, il fedelissimo della prima ora salito a bordo dell’Azzurra, nave della libertà nel lontano 1994 e rimasto al fianco del capitano, o meglio, del Cavaliere, persino quando
questo era già passato a miglior vita, nei manifesti elettorali in cui se ne evocava lo spirito. «Una forza rassicurante», diceva lo slogan, mentre i due si stringono i pugni che tendono al cielo, un po’ Titanic un po’ Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi del 1968.
E qui entra in gioco, pardon, scende in campo Michael Scott, il manager che punta a essere carismatico come Steve Jobs ma che risulta convincente come un fuffa guru di LinkedIn che usa parole come «mission» e «vision».
Perché se Forza Italia è il partito azienda per eccellenza, quello delle campagne elettorali fatte da Publitalia e dei gadget distribuiti porta a porta, del “meno male che Silvio c’è” e delle crociere promozionali, il suo leader non può che essere un cartellone pubblicitario ambulante, come del resto era noi-sappiamo-chi.
Berlusconi chi?
Tutto l’opposto, potremmo dire, dell’erede Tajani, che già in tenera età manifestava segni di malcelata sudditanza militando nell’Unione monarchica italiana e che tra tutte le qualità che gli si possono attribuire certo non sembra avere il dono della seduzione, del barzellettismo militante, dei sorrisi a centinaia di denti che abbagliavano gli interlocutori come quelli del suo amato predecessore.
Figlio di una professoressa di Frosinone e di un ufficiale dell’esercito, giornalista montanelliano, di lui Vittorio Feltri ha detto con la sua proverbiale pacatezza «un anonimo giornalista, un pistola qualsiasi». La sua formazione è al Torquato Tasso, uno di quei licei romani da cui, come vuole la vulgata, si forma la classe dirigente.
Tra gli illustri che hanno scarabocchiato i banchi prestigiosi di Via Sicilia: Giulio Andreotti, Vittorio Gassman, Carlo Verdone, Nanni Moretti, Paolo Mieli, Maurizio Gasparri, Luciana
Castellina. E poi lui, Tajani, lui che si è fatto battere da Walter Veltroni, con cui condivide la fede bianconera, al ballottaggio delle comunali nell’ormai lontano 2001, quando Roma viveva i suoi fasti e i sindaci non avevano ancora i social per scrivere i loro Ab urbe condita reel.
Nelle gallerie fotografiche di Umberto Pizzi, prezioso archivio analogico tra il nostalgico e il cafonal, Tajani abbraccia Francesco Cossiga, gira con la famiglia e un bel dalmata al seguito, bazzica sobriamente dalle parti del Gilda, istituzione della Roma by night, sfreccia su una Ferrari ma senza sbruffonaggine.
Lo sguardo è sempre un po’ preoccupato, la riga di lato, gli abiti sobri da pariolino gentiluomo, insomma niente a che vedere con quella milanesità rampante berlusconiana dentro cui si muove da oltre trent’anni e di cui adesso gestisce la pesante eredità politica che i figli del Cav., al contrario dei personaggi di Succession, hanno tenuto alla larga, salvo qualche sparuta dichiarazione.
Non proprio un leone
Perché Tajani, possiamo dirlo, non era nato con un cuor di leone, per citare la famosa litote manzoniana. La carriera politica del Don Abbondio dei Parioli, oltre al lungo corso europeo, è costellata di uscite infelici – e chi non ne ha, chiaro – ma anche da un mordente non proprio travolgente, per usare un’altra litote, applicato a contesti di estrema delicatezza come quello dei giorni recenti a cui fa fronte con una foto a dir poco scoraggiante.
Lo studio semivuoto dell’Unità di crisi della Farnesina, i computer spenti, uno screensaver di vent’anni fa, una pianta al centro del tavolo che sembra la cosa più viva di quella stanza. Quando tenta un’alzata di cresta da Bianca Berlinguer viene subito bacchettato, «capisco che non siete molto abituati a sentirvi fare delle domande», lui controbatte timido «non è che
posso avere la lezioncina», crisi rientrata.
Quando organizza eventi da lui ritenuti fondamentali per il ministero, come quello sul microbiota intestinale con tanto di prete e conduttrice di Elisir, genera non poche perplessità tra i funzionari della Farnesina. Per non parlare di quelle sue vecchie battaglie, «Tutti coloro che fanno uso di droghe pesanti hanno iniziato facendosi una canna» scriveva candidamente su Twitter nel 2019, omaggiando senza volerlo gli Offlaga Disco Pax, «gli amici del campetto passati dalle Marlboro direttamente all’eroina, alla faccia delle droghe leggere».
E poi ancora, il salario minimo che è roba da Unione sovietica, l’inaccettabile reddito di cittadinanza che va a «rom e stranieri», quel lungo sbrodolare di Benito Mussolini che ha fatto anche cose buone in diretta ai microfoni della Zanzara, palude non ancora bonificata, a differenza dell’Agro Pontino.
Botte di ferro
Non è poi così strano che oggi, alla luce della gravità del momento in cui ci troviamo, la sua posizione di figura centrale per gli equilibri internazionali, in un panorama in cui l’Europa sembra contare molto poco, l’Italia quasi niente, la sua presa tajaniana, risulti poco convincente.
«O porta sfortuna, oppure rinunci a fare queste dichiarazioni», gli ha detto Matteo Renzi in una delle sue performance da blastatore professionista del parlamento, riferendosi alle tante uscite del ministro che aveva scongiurato con convinzione un attacco israeliano all’Iran, poi anche uno spostamento dell’ambasciata da Teheran, sempre smentito o dalla storia in the making, come si dice in questi casi, o dal capo stesso del governo, nonché della sua coalizione. Nelle stesse ore, a decorazione del tutto, Matteo Salvini postava un video in cui raccoglieva giulivo fragole e peperoni del suo orto.
Chissà che effetto farebbe, una volta tanto, sentirsi in una botte
di ferro, invece che «un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro», citando sempre Manzoni, sempre a proposito di Don Abbondio, o senza nemmeno saperlo, di qualche ministro.
(da editorialedomani.it)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
“MOSCA STA INVESTENDO INGENTI SOMME DI DENARO IN AZIONI PROVOCATORIE IN VARI PAESI EUROPEI E STA ACCUMULANDO LA COSIDDETTA “FORZA DI INVASIONE PRIMARIA” (I MEZZI MILITARI NECESSARI PER UN’INVASIONE) LUNGO IL CONFINE CON LA FINLANDIA E L’ESTONIA
«I piani di Putin contro l’Europa sono già in atto. Capisco non sia una cosa piacevole
da sentire ma è realtà». Mykhailo Podolyak, primo consigliere del presidente ucraino, parla dopo l’ultimo vertice Nato cui ha preso parte anche Volodymyr Zelensky.
«Lo stiamo ripetendo da giorni. La Russia sta ora apertamente utilizzando tattiche potenziate di distruzione di massa, aumentando il numero di attacchi missilistici e droni contro aree residenziali e infrastrutture civili (scuole, ospedali, asili) in Ucraina. Anche il numero di droni a lungo raggio utilizzati in un’unica ondata di attacchi è aumentato.
La strategia dei raid contro le grandi città è cambiata: prima i russi lanciano droni su un’area residenziale, poi i missili da crociera e, quando sono in corso le operazioni di soccorso per tirare fuori i sopravvissuti dalle macerie, usano i missili balistici o ipersonici per ottenere il massimo numero di vittime civili. ».
Dell’adesione di Kiev alla Nato all’Aia non si è parlato e addirittura nel comunicato finale si è evitato di insistere sul concetto di aggressione russa. Tutto previsto. Pensate che la rinuncia all’adesione ucraina sia abbastanza per far sedere Putin al tavolo?
«Senza guerra, la Russia si troverebbe ad affrontare un forte aumento di problemi interni che non può risolvere. Sia la società che l’economia sono state orientate a questo scopo senza un’alternativa. Pertanto, ovviamente, non è l’espansione o la mancata espansione della Nato la ragione per cui Putin continuerà l’escalation e l’aggressione.
Ecco perché, per fermare davvero l’espansione vanno utilizzati
strumenti economici come le sanzioni, soprattutto nel settore energetico, oltre a e quelli militari che si traducono in un forte aumento delle capacità militari dell’Ucraina che sia fuori o dentro la Nato».
Zelensky ha detto di avere informazioni precise sui piani di attacco di Putin all’Europa. Cosa può dire in merito?
«La guerra in Ucraina, purtroppo, è solo l’inizio di una realtà molto più brutale in cui il dittatore russo vuole far precipitare l’Europa. I piani di aggressione contro gli Stati dell’Ue, […] sono un obiettivo fondamentale della Federazione russa.
Mosca sta investendo ingenti somme di denaro in azioni provocatorie in vari Paesi europei e allocando molte risorse in operazioni di sabotaggi e provocazione. Ma soprattutto sta accumulando la cosiddetta “forza di invasione primaria” (i mezzi militari necessari per un’invasione, ndr ) lungo il confine con la Finlandia e l’Estonia. E se l’area del Mar Baltico è un obiettivo prioritario, è ovvio che la Russia non può e non vuole considerare l’Europa un partner».
(da “Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
IL 12 GIUGNO IL GOVERNO IRANIANO HA COMUNICATO ALL’AIEA DI AVER PREDISPOSTO UN SITO NUOVO, COSTRUITO ANCHE PIÙ IN PROFONDITÀ RISPETTO AGLI 80-90 METRI DI FORDOW: UN IMPIANTO DI ALMENO 10 MILA METRI QUADRATI, CON CENTRIFUGHE E DEPOSITI DI STOCCAGGIO, CHE SI TROVEREBBE IN UNA DELLE MONTAGNE DELLA PROVINCIA DI ISFAHAN
Il dubbio si fa certezza. Il tesoro radioattivo degli ayatollah, quei 408,6 chili di uranio arricchito al 60 per cento così prossimi alla soglia utile per costruire la bomba, sono nascosti in qualche laboratorio segreto della Repubblica islamica.
Uno di quelli mai segnalati all’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea), o segnalati con omissioni e fuori tempo massimo, parte di una rete coperta di strutture che, dopo la guerra dei 12 giorni, compone un potenziale, e pericoloso, Piano b.
«La valutazione preliminare dell’intelligence fornita ai governi europei indica che le scorte di uranio in Iran rimangono per la maggior parte intatte», scrive il Financial Times, citando due fonti a conoscenza del dossier, finito, in queste ore, al centro di furiose polemiche tra la Casa Bianca, gli esperti di programmi nucleari, i servizi segreti e la stampa internazionale.
Il quotidiano inglese aggiunge che l’uranio non era più nel sito di Fordow . Anche il fatto che poi non sia stata rilevata alcuna variazione nel livelli di radioattività dell’aria fa ritenere che lo
stock sia stato trasferito altrove prima dell’attacco, come ha specificato l’Aise, i nostri servizi segreti esterni, durante l’audizione al Copasir di qualche giorno fa.
Si può discutere sul livello di distruzione che gli ordigni ad alta penetrazione hanno causato a Fordow — per Trump il sito è «annichilito», per il Pentagono «severamente danneggiato», per gli iraniani la valutazione va da «intonso» a «danni significativi» — ma il punto, ora, è un altro: dov’è nascosto il tesoro radioattivo di Khamenei? Di quanto è stato ritardato il programma nucleare? E, soprattutto: la Repubblica islamica ha delle centrifughe funzionanti in altri siti diversi da quelli, bombardati, di Fordow, Natanz e Isfahan?
«La risposta è sì, perché l’Iran ha una rete di strutture sotterranee per il programma nucleare non conosciute e da quel che risulta la capacità di arricchimento non è azzerata, perché ha ancora centrifughe funzionanti e componenti per produrne molte altre», spiega a Repubblica Jeffrey Lewis, professore al Middlebury Institute of International Studies di Monterrey ed esperto di politiche del nucleare.
Portare quasi mezza tonnellata di uranio al 60 per cento significa aver fatto gran parte del lavoro, perciò quella scorta è così preziosa. Arricchirlo fino al 90 (livello necessario per la bomba, ndr) è più semplice e rapido, con 250 centrifughe è una questione di 8-10 settimane».
Due giorni prima del raid americano, i satelliti hanno visto una fila di 16 camion fuori da una delle vie di ingresso di Fordow, il più protetto laboratorio iraniano per l’arricchimento. Che siano stati usati per spostare l’uranio non è detto. Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi aveva ricevuto già il 13 giugno (giorno dell’inizio dell’attacco israeliano) una lettera dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che lo informava dell’adozione di «speciali misure» per proteggere attrezzature e materiali
radioattivi. È presumibile che il trasferimento immediato dell’uranio rientrasse tra queste.
Il 12 giugno, inoltre, il governo iraniano ha comunicato all’Aiea di aver predisposto un sito nuovo, costruito anche più in profondità rispetto agli 80-90 metri di Fordow: le informazioni su di esso sono scarne, pare si tratti di un impianto di almeno 10 mila metri quadrati, con centrifughe e depositi di stoccaggio, che si troverebbe in una delle montagne della provincia di Isfahan.
«L’uranio viene spostato in continuazione, non è difficile», dice ancora il professor Jeffrey, «nel procedimento industriale per arricchirlo passa di frequente da una struttura all’altra, da un’azienda all’altra». È stoccato in cilindri di metallo sotto forma di polvere che, per dimensione, stanno dentro il bagagliaio di una macchina. Per gli Stati Uniti e Israele, la consegna di quella mezza tonnellata di uranio arricchito è la precondizione per tornare al tavolo del negoziato. E, dunque, la possibile causa di future operazioni militari.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
UN GENIO CHE E’ STATO CAPACE DI INVENTARSI AMAZON MA NON UN MATRIMONIO ORIGINALE
Se aveste i soldi di Jeff Bezos, vi sposereste come lui? Prendereste in ostaggio, pardon
in affitto, il Canal Grande di
Venezia, cinque alberghi a sette stelle (manco sapevo esistessero), decine di yacht e moto d’acqua, guardie del corpo mimetizzate tra le siepi, siepi in cui far mimetizzare le guardie del corpo, ventisette cambi d’abito per la sposa, schiuma party, pigiama party, party a tema Grande Gatsby (che almeno aveva un dolore dentro) e le Kardashian, gli Elton, le Oprah e le Rania di Giordania come pacchetto glamour inglobato nell’offerta? E poi i contestatori, i sosia, i cacciatori di selfie.
Con questo caldo. E le zanzare. Tantissime, più degli yacht e persino delle Kardashian. Non so voi, ma se fossi io il promesso sposo e avessi 30 milioni di dollari da buttare, li investirei su un’isola deserta e priva di connessioni web per pagarmi l’unico lusso che non ha prezzo: starsene in pace.
Con me vorrei solo mia moglie, senza troppi cambi d’abito (al massimo ventisei). E per i testimoni mi affiderei a ChatGPT.
Si accettano suggerimenti: saranno sicuramente più spiazzanti delle scelte di questi ultraricchi che vivono nel mito dell’esclusività e poi fanno sempre tutti le stesse cose, le più ovvie, ma gonfiandone a dismisura le dimensioni, fino a sprofondare nel grottesco.
Come Beppe Severgnini, anch’io sono rimasto deluso da mister Bezos. Deluso e dispiaciuto per lui. Un genio che è stato capace di inventarsi Amazon, ma non un matrimonio originale.
(da corriere.it)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
SILVIA SALIS: “DOPO ANNI DI FAVOLE E’ IL MOMENTO DELLA VERITA’”… CROLLATE LE ENTRATE: FAR VIAGGIARE GRATIS PER AVERE VOTI FA SOLO ACCUMULARE DEBITI MILIONARI
“La previsioni di ricavi da bigliettazione e abbonamenti era di 70 milioni di euro per il 2024 e di 73,5 milioni per il 2025. Il consuntivo del 2024 ha chiuso a 56,2 milioni, 13,8 milioni sotto il preventivato. A gennaio 2025 era chiaro che la nuova politica tariffaria aveva fallito. I dati dei primi quattro mesi 2025 hanno ancora aggravato la situazione. I ricavi da titoli di viaggio si sono fermati a 16,7 milioni, registrando un calo sensibile rispetto allo stesso periodo del 2023 e del 2024. Se proiettiamo il dato sulla fine dell’anno, per il 2025 si ipotizzano ricavi da titoli di viaggio per 50,7 milioni, con un calo sul preventivato di 22,8 milioni. Nel biennio 2024-2025 la differenza tra i ricavi incassati e quelli stimati dalla previsione aziendale sarebbe di 36,6 milioni di euro“.
Questi sono i numeri portati oggi in sala rossa dalla sindaca Silvia Salis, numeri che definiscono la situazione di Amt, finita al centro del dibattito pubblico a seguito dell’analisi del collegio sindacale inviata nei giorni scorsi al consiglio di amministrazione di Amt Genova, dove sostanzialmente si dava notizia di “elementi sintomatici di una situazione di crisi d’impresa“, con la richiesta al cda di “predisporre entro 30
giorni un piano di intervento idoneo ad affrontare tempestivamente la situazione in atto”.
“Abbiamo già calendarizzato incontri con l’azienda e i sindacati per individuare le soluzioni percorribili – ha poi aggiunto la sindaca Salis – soluzione che dipenderanno anche dall’entità dello squilibrio economico, per accertare il quale affideremo ad una società di revisione indipendente l’incarico di effettuare una due diligence. Dopo anni di favole sui conti di Amt, questo è il momento dell’impegno del Comune, della trasparenza e della verità. Chi ci ha portato fino a qui non ci faccia la lezione. Ha portato sull’orlo della crisi l’azienda di trasporto dei genovesi, mettendo a rischio utenti e lavoratori”.
La sindaca ha ricordato che il 14 marzo la direzione Partecipate aveva scritto ad Amt, Piciocchi e assessori competenti definendo “irricevibile” la relazione previsionale aziendale 2025-2027 “perché fondata su entrate solo ipotizzabili e fondi pubblici che non trovavano riscontro nella contabilità degli enti”. “Ma la giunta – ha accusato Salis – ha preferito fare finta di nulla, aggravando la situazione di Amt”. Dubbi che erano già stati portati in sala rossa dall’opposizione a novembre, a partire dalla relazione di Deloitte che aveva già acceso il faro sui fondi mancanti.
(da Genova24)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
MOSCA LAVORA SOTTO TRACCIA PER FAVORIRE GLI SBARCHI, RENDENDO DISPONIBILI AI TRAFFICANTI DOCUMENTI FALSI, TRASPORTI E PERSINO SCORTE SU ALCUNE ROTTE … L’OBIETTIVO È METTERE SOTTO PRESSIONE GLI STATI E “SEMINARE LE DIVISIONI”
Il flusso migratorio verso il Regno Unito stenta a calare, a dispetto di anni di
promesse su una stretta post Brexit ai confini sbandierate a suo tempo dai governi conservatori e riproposte ora dal premier laburista moderato Keir Starmer, e il Sun ha un nemico esterno da additare come colpevole: Vladimir Putin, denunciato quanto meno nei panni di sospetto corresponsabile
del fenomeno.
Il tabloid della destra populista britannica, di proprietà di Rupert Murdoch, lancia la sua accusa in prima pagina, “in esclusiva”.
E si richiama ai sospetti di fonti anonime interne agli apparati di sicurezza dell’isola: sospetti che vanno ad aggiungersi alle accuse ricorrenti sui mancati controlli della Francia, Paese alleato da dove parte il grosso delle ‘piccole imbarcazioni’ di scafisti nell’ultima tappa delle traversate della Manica verso l’Inghilterra.
Il titolo si regge sul solito gioco di parole: “From Russia with shove”, a ricordare il “From Russia with love” di uno dei film più noti della saga di James Bond, l’agente 007.
Mentre nel testo si avanza la tesi che Mosca, direttamente o indirettamente, lavori sotto traccia per favorire il flusso migratorio clandestino verso Paesi sgraditi al Cremlino rendendo disponibili ai trafficanti documenti falsi, trasporti e persino scorte su alcune rotte: con l’obiettivo di mettere sotto pressione “le difese di confine” e di “seminare le divisioni” nelle società delle nazioni ‘nemiche’.
Il Sun cita in particolare un misterioso “alto funzionario della sicurezza” che peraltro si esprime in modo più vago, imputando genericamente a “Stati ostili e attori maligni di usare l’immigrazione illegale per testare le difese di frontiera, causare perturbazioni e destabilizzare Paesi come la Gran Bretagna”. Non senza aggiungere che è per questo che “la Nato sta ora mettendo la questione dei confini al centro della difesa collettiva”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
“NON SI RENDONO CONTO CHE FANPAGE E DAGOSPIA SONO SOLO L’INIZIO? PENSANO CHE STANDO ZITTI E BUONI SARANNO AL RIPARO NEI PROSSIMI MESI? IO NON STO DIFENDENDO UNA SINGOLA REDAZIONE, STO DIFENDENDO LA COSTITUZIONE, LA DEMOCRAZIA, LO STATO DI DIRITTO. PROVO IMBARAZZO PER MELONI. SCAPPA PERCHE’ NON SA COSA DIRE”
In Senato abbiamo ascoltato e risposto alle considerazioni di Giorgia Meloni. Io ho fatto quattro domande alla Premier. Giorgia Meloni ha scelto espressamente di rispondere agli altri e
non a me.
Da un lato la capisco: scappa, perché non sa che cosa dire. Dall’altro provo imbarazzo per lei: nella storia della Repubblica italiana mai il Capo del Governo si era rifiutato di rispondere a domande dell’opposizione in Aula. Si dice che domandare è lecito, rispondere è cortesia. In Parlamento rispondere è un obbligo costituzionale: il Governo viene in Parlamento per rispondere all’opposizione, non per fare una passeggiata, non per sgranchirsi le gambe, non per prendere una boccata d’aria”.
Così nella sua enews il leader di Iv Matteo Renzi. “Amici cari, viviamo tempi strani. Intercettano i giornalisti e stanno tutti zitti, anche molti giornalisti. Quasi tutti. Pensano che stando buoni nessuno faccia loro nulla? Non si rendono conto che Fanpage e Dagospia sono solo l’inizio?
Pensano che stando zitti e buoni saranno al riparo nei prossimi mesi? Io non sto difendendo una singola redazione, sto difendendo la Costituzione, la democrazia, lo Stato di diritto. E mi sconvolge essere l’unico a farlo. È vero che sono tra i pochi a poterselo permettere perché non ho paura delle conseguenze personali. Ma mi domando: dove siete finiti tutti? Quando sarà chiaro che cosa sta succedendo in questo Paese come giustificherete il fatto che siate stati così tanto in silenzio?
Lasciano che la Meloni ignori i suoi doveri costituzionali in Parlamento perché tanto non ha risposto a Renzi e non si rendono conto che, indipendentemente da me, questo diviene un precedente. Oggi non risponde a me, domani non risponderà ad altri. Ieri ha fatto una legge ad personam contro di me, domani la farà contro altri”, aggiunge.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
“IL MIO SOGNO E’ TORNARE IN ITALIA E APRIRE UN RISTORANTE ITALO-PALESTINESE”
Nel cuore di Gaza devastata da venti mesi di genocidio, sotto i bombardamenti
incessanti, gli spari e l’artiglieria pesante israeliana, in mezzo a scaffali, forni e mercati vuoti qualcuno continua a impastare resistenza e farina. Si chiama Mohammed Al-Amarin, ha 34 anni, e nella vita è pizzaiolo e pasticcere. Da qualche settimana ha ripreso a fare pizzette per i bambini di Gaza, con la poca farina che riesce a trovare.
“Salam Alaykum! Sono lo chef Mohamed Al-Amarin di Gaza”, dice con voce pacata ma decisa al telefono con Fanpage.it. “La guerra mi ha tolto tutto ma pizzaiolo e pasticcere ero prima della guerra e pizzaiolo e pasticcere sono ancora. Continuo a fare il mio lavoro per sostenere la mia gente, in particolare i bambini affamati. Sorridere oggi per loro è un sogno e per me è fare in modo che possano farlo”, continua.
A Gaza City assediata dalle bombe, dove l’acqua potabile è ormai un miraggio e la fame è quotidiana, cucinare è un gesto di resistenza. Con un piccolo forno, ingredienti ridotti all’osso e il supporto dei vicini, Mohamed ha riaperto il suo laboratorio improvvisato nel giorno dell’Eid. “Ho appena riaperto il
ristorante durante l’Eid al-Adha, voglio provare a portare gioia ai bambini”, ci aveva scritto lo scorso 8 giugno, “ho cucinato pane ripieno di cioccolato, spinaci e patate, e croissants. Vorrei poter fare i cannoli italiani, ma non ci sono uova per fare il biscotto e non c’è formaggio”, così continuava il messaggio. Poi il silenzio nei giorni del totale blackout nella Striscia di Gaza e solo qualche giorno fa la conferma che Mohammed ce l’ha fatta: continua a regalare sorrisi ai bambini con la sua cucina.
“Qui a Gaza non conosciamo la resa, ma piuttosto la fermezza, la determinazione e la resistenza. Siamo aggrappati alla vita e non la molleremo fino all’ultimo respiro”, continua il pizzaiolo.
A renderlo ancora più straordinario è la sua storia. Mohamed ha imparato a fare la pizza nel 2013 da uno chef italiano, Maurizio, arrivato a Gaza da Cagliari. Insieme hanno lanciato la prima attività di pizza italiana a Gaza City. Poi, nel gennaio 2023, è riuscito a viaggiare in Italia per la prima volta. A Palermo ha seguito un corso di formazione con lo chef Pasqualino Barbasso, leggenda della pizza acrobatica, e ha studiato per due mesi i segreti della cucina italiana e italo-siciliana.
“Il mio sogno ora è tornare in Italia, imparare ancora altre cose, altre ricette e aprire un ristorante italo-palestinese”, racconta. Ma intanto, a Gaza, Mohamed ha scelto di non fermarsi, anche perché finora tutte le sue richieste di evacuazione in Italia non hanno ricevuto alcuna risposta. “Nonostante il deterioramento delle condizioni e la limitata disponibilità di cibo, continuo a fare la pizza. Per i bambini e per far rivivere la cultura italiana qui a in mezzo alle bombe”.
Venerdì scorso, con una manciata di ingredienti, ha distribuito
150 pizzette calde tra i piccoli del quartiere e nei prossimi giorni, se ci sarà abbastanza farina, vuole rifarlo. Il sogno di tornare in Italia, un forno in mezzo a quel che resta di Gaza City e una teglia di pizzette calde: nella Striscia anche questo è resistenza.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 27th, 2025 Riccardo Fucile
SONO DIVENTATI DEGLI EROI IN PATRIA: GRAZIE AL PAREGGIO 1-1 CONTRO IL BOCA JUNIORS, LA SQUADRA HA INCASSATO UN MILIONE DI DOLLARI… I CALCIATORI, CHE GUADAGNANO 84 EURO A SETTIMANA, HANNO DOVUTO PRENDERSI LE FERIE DAI LORO LAVORI PER PARTECIPARE AL TORNEO
La Cenerentola del Mondiale per club la sua vittoria l’ha conquistata: pareggiando ieri contro gli argentini del Boca Juniors i dilettanti dell’Auckland City hanno compiuto una impresa che ha portato con sè un’iniezione economica senza precedenti: 930.000 euro (un milione di dollari il premio stabilito dalla Fifa), esattamente 11.111 volte più di quello che ogni giocatore percepisce settimanalmente e cioè appena 84 euro.
In un calcio governato dal denaro, la storia dell’Auckland City balza agli onori della cronaca perchè la modesta squadra neozelandese aveva già salutato ogni sogno di proseguire al Mondiale per Club dopo le pesanti sconfitte nelle prime due gare (10-0 col Bayern, 6-0 col Benfica) ma aveva l’obiettivo di conquistare almeno un punto in classifica. Missione compiuta
grazie al pareggio di ieri sera con il Boca che è valso il premio milionario “che sarà diviso tra tutto lo staff e la squadra”, ha spiegato Sebastián Ciganda in un’intervista a DSports Radio.
“In Nuova Zelanda pulisco piscine e vasche idromassaggio – ha spiegato – Ho chiesto un periodo di ferie, come hanno fatto tutti i miei compagni. Me li hanno dati, altrimenti mi sarei licenziato. Non sono stato pagato per il periodo in cui siamo stati negli Stati Uniti e così al mio ritorno, tornerò al lavoro”. Il premio rappresenta per Auckland City il più grande guadagno della sua storia ed è arrivatoo grazie al gol di Christian Gray, un attaccante che, come molti altri nella squadra, divide il suo tempo tra i campi di gioco e l’insegnamento.
In squadra c’è chi fa il muratore, chi pulisce piscine, chi fa il professore: tutti uniti sotto la bandiera dell’Auckland City che – a discapito di altri club oceanici più prestigiosi – al Mondiale per Club ci è andato.
A rendere più unica la storia è che Auckland City non è nemmeno il club principale della città: quel posto è occupato dall’Auckland FC, che compete nella A-League australiana e offre stipendi base di circa 65.000 euro all’anno.
I Navy Blues, invece, giocano un campionato regionale nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, in condizioni semi-amatoriali, e i loro calciatori di solito ricevono circa 93 euro a partita. Al nuovo Mondiale per club sono pero’ andati loro per aver vinto la Champions di Oceania. Ora, contro i ‘giganti’ del Boca l’Auckland City ha compiuto la sua impresa: arrivati negli States com umità e tanti sogni tornano acasa con 930.000 ragioni per continuare a crederci.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »