CINGOLANI OUT: COSÌ PARLÒ FAZZOLARI. L’OFFENSIVA DI FRATELLI D’ITALIA CONTRO L’AD DI LEONARDO: “A DIVIDERE LE FETTE PIÙ GHIOTTE DELLA TORTA È SEMPRE LUI: GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IL PRINCIPE DELLE TENEBRE CHE DALLE SEGRETE STANZE DISTRIBUISCE POSTI E PREBENDE PER CONTO DELLA ‘CAPA’. MA PERCHÉ DOVREMMO FIDARCI DI UNO COSÌ?
DICONO LE GOLE PROFONDE CHE IL FIDO ‘FAZZO’ VORREBBE INTRONARE ALESSANDRO ERCOLANI, COUNTRY MANAGER DI RHEINMETALL ITALIA. VI PARE CONGRUO IL SALTO DA UN’AZIENDINA CHE FATTURA 70 MILIONI A UN COLOSSO DA 20 MILIARDI? L’UNICO CRITERIO CHE VALE È LA FEDELTÀ
Come in ogni arietta da fine impero che si rispetti, anche per il potere meloniano arriva il momento di “Incitatus”. Era il famoso cavallo che Caligola, ormai a corto di fiato e di futuro, voleva nominare senatore e addirittura console. Non fidandosi più dei membri del Senato di Roma, il despota capitolino preparava la nomina del quadrupede trattandolo da gran signore: una stalla di marmo, una coperta di porpora e una mangiatoia d’avorio.
Chi saranno i prossimi “Incitatus” dell’imperatrice Giorgia, in questo mesto scampolo di fine legislatura che la vede declinare insieme alla sua corte […]? Tra i danni collaterali della disfatta referendaria c’è anche questo: […] la premier vuole accelerare il rinnovo delle cariche nelle aziende partecipate dallo Stato.
E, stavolta più di sempre, l’unica regola che conta è solo il colore della “maglia”. Così si spiega l’assalto dei Fratelli d’Italia alle poltrone più appetite e riverite
Prima del voto, e nella prospettiva di una vittoria agevole del sì, a Palazzo Chigi sembrava prevalere la regola conservativa, almeno per le magnifiche tre, Eni, Enel e Leonardo: conferma di tutti gli amministratori delegati, e tutt’al più avvicendamenti indolore nelle presidenze.
Dopo il trionfo del no, contrordine camerati: bisogna arraffare e occupare in fretta, prima che venga giù tutto.
Nasce così la becera offensiva dei patrioti su Leonardo, la gallina dalle uova d’oro della difesa tricolore. Nel mirino, oltre al presidente Stefano Pontecorvo, c’è adesso anche il ceo Roberto Cingolani.
Proprio lui, l’ex ministro della Transizione ecologia del governo Draghi, che tre anni fa proprio Meloni fece carte false per portare sulla tolda di comando della ex Finmeccanica, in barba a Guido Crosetto che invece puntava sul suo amico Lorenzo Mariani.
Da allora, Cingolani ha portato in cassa un bel gruzzolo: nel 2025 i ricavi hanno sfiorato i 20 miliardi e il portafoglio ordini ne ha raggiunti 47,3, staccando lauti dividendi di 0,63 euro per azione e confermandosi una dei primi dieci gruppi di difesa integrata al mondo. Il colosso italiano ha staccato sempre ricche cedole: 0,63 euro per azione sull’esercizio 2025, e una stima di ulteriori dividendi di 1,3 miliardi nel triennio 2026-2028. L’azionista pubblico potrebbe e dovrebbe accontentarsi.
Ma il punto non sono i soldi: è il potere, che per il partito dell’Underdog di Colle Oppio deve durare anche oltre la fine della legislatura e l’eventuale rivincita del campo largo.
Così è partito l’insano tam tam sulla sostituzione di Cingolani, che a metà settimana ha fatto pure precipitare il titolo in Borsa. E nella logica del regolamento di conti interno a questo esecutivo di dilettanti allo sbaraglio, queste voci hanno creato l’ennesima frattura tra la premier e il ministro della Difesa, già “mascariato” dalla sua misteriosa vacanza a Dubai, e a quanto pare all’oscuro delle manovre sotterranee dell’inner circle meloniano.
A dividere le fette più ghiotte della torta è sempre lui: Giovanbattista Fazzolari, il principe delle tenebre post-missine che dalle segrete stanze distribuisce posti e prebende per conto della “capa”. Ma perché dovremmo fidarci di uno così, per scegliere i vertici delle poche conglomerate rimaste nel Paese?
Dicono le gole profonde che al posto di Cingolani il fido “Fazzo” vorrebbe intronare Alessandro Ercolani, country manager di Rheinmetall Italia. Vi pare congruo il salto da un’aziendina che fattura 70 milioni a un colosso da 20 miliardi? Per carità, c’è l’affinità industriale. Ma qui l’unico criterio che vale è la fedeltà personale. Pare che Ercolani condivida con Fazzolari le gaie sparatorie nei poligoni di tiro della Capitale. In questi tempi bui, una skill più che sufficiente per promuoverlo “Incitatus”.
(da La repubblica)
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