PESSIMI SEGNALI PER PUTIN: I RUSSI TORNANO A TENERE I SOLDI SOTTO IL MATERASSO. A CAUSA DELL’AUMENTO DELLE TASSE, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE RUSSE STANNO PASSANDO AI PAGAMENTI IN CONTANTI, SPINTE DALLA BANCA CENTRALE DI MOSCA, CHE PER SOSTENERE L’ECONOMIA HA IMMESSO UNA QUANTITÀ MOSTRUOSA DI DENARO LIQUIDO NEL PAESE
UNA DISFATTA PER “MAD VLAD”, CHE AVEVA PORTATO AVANTI LA DIGITALIZZAZIONE E DICHIARATO GUERRA AI PAGAMENTI IN NERO … IL SISTEMA ECONOMICO È IN CRISI E LO AMMETTE ANCHE IL QUOTIDIANO “MOSKOVSKY KOMSOMOLETS”, MEGAFONO DEGLI ULTRANAZIONALISTI: “IL 15% DEI RUSSI PREFERISCE CONSERVARE I RISPARMI IN BANCONOTE”
«Tenere i soldi sotto al materasso». Non è più solo un modo di dire praticamente identico
alla nostra lingua, ma sta tornando a essere una frase molto attuale nel dibattito pubblico russo. A causa dell’aumento delle tasse, le piccole e medie imprese stanno passando ai pagamenti in contanti.
In questo favorite anche dalla Banca centrale, che per sostenere l’economia ha immesso una quantità mostruosa di denaro liquido nel Paese. In Russia, Paese ad alto tasso di digitalizzazione, si erano dimenticati dell’esistenza del contante, perché si pagava tutto con la carta. […]
Quando Vladimir Putin arrivò al potere, la sua promessa più conosciuta fu quella di inseguire i terroristi ceceni «fin dentro al cesso». Ma ce n’era stata un’altra, forse persino più importante, con la quale aveva affascinato i suoi connazionali. Per portare lo Stato fuori dai torbidi anni Novanta e dalla loro economia sommersa, il nuovo presidente russo aveva dichiarato guerra al «nero» e alla valuta in contante.
L’economia russa era stata portata nel bianco, digitalizzata e resa trasparente: praticamente nessuna transazione passava fuori sistema. Ai consumatori andava bene, perché era un sistema molto comodo. Anche questa transizione riuscita fu uno dei segreti del successo dell’ex oscuro funzionario del Kgb.
Ma in questa torsione della Storia che il Cremlino ha imposto con l’invasione dell’Ucraina, sempre più spesso appare il rischio di ritornare alla casella di partenza dei 25 anni al potere di Putin. I russi si stanno affidando nuovamente al contante.
E se le scintille che avevano dato inizio a questa tendenza erano state le interruzioni sempre più frequenti del servizio Internet e il timore non dichiarato che queste restrizioni decise dai servizi segreti potessero portare al blocco dei conti correnti online, adesso il fuoco è tenuto acceso dalla sfiducia nel sistema bancario e dal tentativo delle aziende di sfuggire a tasse sempre più alte e a una pressione finanziaria crescente.
Secondo i dati della Banca centrale, dall’inizio dell’anno a oggi la Russia ha immesso in circolazione 1,56 trilioni di rubli, pari a 18 miliardi di euro. È il più grande aumento mai registrato, al di fuori del periodo della pandemia.
«Quasi il 15% dei russi preferisce ormai conservare i propri risparmi esclusivamente in banconote» ammoniva lo scorso giugno il Moskovsky Komsomolets. «I numeri forniti dalla Banca di Russia mostrano che in marzo, in concomitanza con i disservizi alla rete Internet, i prelievi sono aumentati di 300 miliardi di rubli rispetto al mese precedente, raggiungendo i 20.000 miliardi: una cifra che equivale al 9,1% del Pil». Il quotidiano megafono dell’ultranazionalismo si limitava a una sconsolata presa d’atto.
«Fino a pochi anni fa sarebbe sembrato inconcepibile che, nel XXI secolo, il popolo russo, il più digitalizzato del mondo, potesse abbandonare i conti bancari per tornare a nascondere i soldi sotto il materasso. Eppure, è esattamente quello che i dati più recenti sembrano indicare».
Questo modo di manifestare sfiducia nell’avvenire non è solo un fenomeno sociale, ma ha anche altre conseguenze, perché rende molto difficile la riscossione delle tasse da parte dello Stato, nel momento in cui si trova a fronteggiare l’aumento del deficit di bilancio.
L’aumento dell’Iva dal 20 al 22 per cento deciso a gennaio, unito alla cancellazione delle esenzioni soggette al pagamento, non ha certo aiutato. Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sberbank, il principale istituto di credito russo, parla di «segnali molto seri» che indicano come un numero crescente di imprese stia pagando i salari «in busta», ovvero in nero.
«È un momento molto preoccupante… Non vediamo il contante rientrare nel sistema bancario tramite i servizi di raccolta fondi, i bancomat o i terminali self-service», ha dichiarato Skvortsov all’agenzia di stampa Interfax . «Il denaro resta sempre più spesso nelle mani delle persone».
(da Il Corriere della Sera)
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