E TI PAREVA: LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DELLA CAMERA HA BOCCIATO LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA DI ACQUISIRE LE CHAT TRA DELMASTRO E CAROCCIA
IN QUELLA CHAT “C’ERA LA PROVA CHE L’EX SOTTOSEGRETARIO AVEVA PIENI POTERI DECISIONALI SUL LOCALE GESTITO DAL PRESTANOME DEL CLAN DELLLA CAMORRA SENESE” SECONDO GLI AVVOCATI
La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati ha bocciato la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Lo hanno riferito fonti parlamentari il 22 luglio. Con il voto contrario si chiude, almeno per ora, il lungo braccio di ferro tra i magistrati romani e Montecitorio su quella corrispondenza, ritenuta centrale per l’inchiesta sul ristorante gestito dalla famiglia Caroccia. La partita però non è finita, perché dopo il passaggio in giunta il fascicolo approda ora all’Aula, chiamata al voto definitivo sull’autorizzazione.
La protesta del M5s con i cartelli «Fuori le chat»
La decisione ha scatenato la reazione del M5s, che ha occupato i banchi del governo al Senato in segno di protesta, esponendo cartelli con la scritta «Fuori le chat». I senatori pentastellati contestano lo stop della giunta, e i momenti di tensione hanno portato la presidente di turno Mariolina Castellone a sospendere la seduta. I senatori M5s si sono messi in piedi vicino ai banchi del governo urlando ‘Vergogna!’ tra le proteste di FdI con diversi senatori a protestare verso i colleghi pentastellati e qualcuno che si è anche avvicinato per essere poi allontanato da altri parlamentari. La presidente ha invitato i senatori a lasciare i banchi del governo e sospeso la seduta invitando i commessi a intervenire.
Le ipotesi degli inquirenti: cosa c’è nelle chat
Come aveva anticipato Open, la richiesta della Procura riguardava proprio la chat di gestione del ristorante «Le 5 Forchette», di cui Delmastro era socio insieme ad altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia. Oggi le quote sono tutte nelle mani di Miriam Caroccia, che le ha rilevate da Delmastro e dai suoi compagni di partito nella primavera dello scorso anno. Per gli inquirenti quel locale sarebbe stata l’ennesima attività messa in piedi dalla famiglia Caroccia per riciclare i fondi del clan camorristico guidato da Michele Senese, già accertato in una sentenza definitiva. Padre e figlia respingono l’accusa e sostengono invece di essere stati prestanome non del clan, ma dello stesso Delmastro, a cui sarebbero finiti tutti i profitti del ristorante.
Nella documentazione inviata alla Camera, il procuratore Francesco Lo Voi e i sostituti Stefano D’Arma e Lorenzo Del Giudice spiegano che gli accertamenti hanno portato al sequestro di un cellulare in uso a Mauro Caroccia, e che negli interrogatori del 1° aprile 2026 sia lui che la figlia hanno raccontato di aver tenuto tramite quel telefono i contatti con i «soci piemontesi», descritti come i veri finanziatori e i reali beneficiari dei proventi dell’attività. Una versione confermata, sempre secondo i magistrati, anche da Barbara Tritoni, moglie e madre dei due indagati, secondo cui esisteva una chat dedicata alla gestione del locale a cui avrebbe partecipato anche Delmastro e che avrebbe dimostrato quanto il politico fosse attivo nelle fasi decisionali. Con il no della giunta all’utilizzo di quei messaggi, la linea difensiva della famiglia Caroccia perde però uno dei suoi principali argomenti.
(da Open)
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