“POVERETTI, FRUSTRATI, CORROTTI” SUL WEB LA FABBRICA DEGLI INSULTI E DELLE MINACCE DEI SOVRANISTI AMICI DEI CRIMINALI CONTRO I MAGISTRATI CHE FANNO IL LORO DOVERE
RINGRAZIATE CHE SIAMO UN PAESE RIDICOLO, SE UNA DESTRA VERA FOSSE AL GOVERNO SARESTE GIA’ TUTTI IN GALERA A TENERE COMPAGNIA AI VOSTRI FINTI EROI
“Se mai riusciremo a fare i conti con i nemici degli italiani per bene, questi saranno i primi»,
promette uno. «Ma questi giudici comunisti, la legge del contrappasso mai?», chiede un’altra. In tanti evocano il karma, altri augurano rapine, pistole in faccia, non mancano i misogini — «le donne con troppo potere fanno danni» — e chi distribuisce insulti: frustrati, casi umani, corrotti. Contro i magistrati chiamati a decidere sul caso Roggero, sono centinaia i messaggi d’odio. Ma l’origine dell’incendio va cercata altrove.
Tra il 17 e il 18 luglio, quando Roggero entra in carcere, sui social compare un messaggio, postato da una serie di account diversi, che rapidamente diventa virale. Rivela i nomi dei giudici Giannone e Domaneschi, che in primo e secondo grado hanno condannato il gioielliere, con a corredo la foto dei due magistrati.
Uno schema già visto contro i pm che hanno chiesto la condanna del ministro Salvini nel processo Open Arms o contro i giudici chiamati a decidere sui trattenimenti in Albania o sui bambini del bosco. E che si ripete identico.
Nella maggior parte dei casi, il messaggio non viene ricondiviso, ma copiato e ripostato. «Altrimenti con l’eliminazione dell’account originario, si interromperebbe la catena», fa notare Paolo Dal Checco, esperto di cybersicurezza e informatica forense, consulente di diversi tribunali.
Ma qualcuno l’errore lo fa e andando a ritroso si finisce per imbattersi in profili che non esistono più. Oppure anomali, riconducibili a indirizzi e-mail che non sono altro che una stringa di caratteri casuali, spesso recenti, attivissimi (con post del tutto simili) su pagine di sostegno a Roggero. E quanto meno strana è la rete di contatti o contenuti, mai personali, però sempre virali.
«A volte gli account sembrano e sono veri, magari — osserva Dal Checco — qualcuno ne ha preso il controllo con un malware».
Si può risalire alle origini, ricostruire la rete, individuare i pattern, gli schemi, ma non è semplice. «Basta un computer, se non una macchina virtuale che poggia su un server remoto comprato in cripto, quindi in totale anonimato, e il sistema vive in autonomia. Con i comandi corretti — aggiunge l’esperto — l’Ia è persino in grado di formulare commenti che sembrano autentici, prima bisognava fare a mano». Adesso invece ci sono anche agenzie che sia sul web, sia nel suo sottobosco dark, vendono pacchetti di commenti per una manciata di euro. «Sono attività — spiega Dal Checco — che vediamo spesso in momenti specifici legati alla politica».
Ma è miccia che necessita di materiale infiammabile e il caso Roggero, rivela un’indagine di Sensemakers su dati raccolti da Comscore, lo è stato. Dal 14 al 19 luglio oltre 3.600 contenuti, 195 milioni di video views e 12 milioni di interazioni su Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube, per il 61% favorevoli a Roggero.
(da agenzie)
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