LE PRIMARIE RISCHIANO DI SPACCARE LA COALIZIONE E DI FAR PERDERE VOTI: SE VINCE SCHLEIN, UNA PARTE DELL’ELETTORATO EX GRILLINO GUARDERÀ ALTROVE, ASTENSIONE COMPRESA. E SE LA SPUNTA GIUSEPPE CONTE NON PRENDERÀ CERTO TUTTI I VOTI DEL POPOLO DEL PD. E SE SCHLEIN FACESSE UN PASSO INDIETRO E INDICASSE SILVIA SALIS COME CANDIDATA PD?
SENZA CONTARE LE REGOLE PER LA CONSULTAZIONE (DOPPIO TURNO? E SI VOTERA’ ANCHE ONLINE COME CHIEDE PEPPINIELLO?) E LE LISTE ELETTORALI DA FARE (SPECIE SE CON LA NUOVA LEGGE TORNASSERO LE PREFERENZE, CONDITE CON L’ESCAMOTAGE DEI CAPILISTA BLOCCATI) – IL NODO DEL PROGRAMMA: SE VINCE CONTE, COME LA METTIAMO CON L’UCRAINA?
Pare che un avvertimento fosse arrivato già prima dell’estate. Una società di comunicazione l’allarme l’ha lanciato nelle stanze del Nazareno: «Guardate che le primarie possono avvelenare il Campo largo. Voi dem e i 5 Stelle avete due pelli diverse, la chimica vi divide anche al di là degli accordi sul programma. Se le vince Elly Schlein una parte dell’elettorato ex grillino non si turerà il naso e guarderà altrove, astensione compresa. E se la spunta Giuseppe Conte col cavolo che prenderà tutti i voti del popolo del Pd».
Dario Franceschini, in tempi non sospetti, lo aveva tirato fuori l’uovo di Colombo: andiamo tutti insieme e ognuno per sé, vinciamo le elezioni e poi si vedrà. Ma la mossa di Giorgia Meloni, quella di una legge elettorale che obbliga a indicare il candidato premier, ha fatto saltare il banco, e le ambizioni personali hanno fatto il resto: dalle primarie non si scappa, a scanso di miracoli.
E all’oggi, anche se le nuove regole per il voto dovessero naufragare per le spaccature feroci e clandestine del centrodestra, sarebbe difficile rinunciare alla sfida: Elly la vuole, Giuseppe la pretende e pure gli altri, alla fine, dovranno metterci la faccia.
Matteo Renzi candiderà magari Giorgio Gori, ci sarà il segretario di +Europa, Riccardo Magi, e pure Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che amano le primarie come un mal di denti, dovranno schierare una bella statuina. Poi c’è l’incognita Silvia Salis: se sipresenta alle primarie e fa seconda va al ballottaggio con Conte e può vincere.
Occhio però, perché i duelli non si concludono mica con chi prende un voto in più ai gazebo. Ci sono le liste elettorali da fare, i candidati da scegliere, specie se con la nuova legge tornassero le preferenze, condite con l’ escamotage dei capilista bloccati.
Ma poi, davvero le perderà queste benedette primarie Giuseppe Conte? È scattato in anticipo, magari troppo presto per quella che si annuncia come una maratona. Ma certo ci va giù duro, dalla fine del sostegno militare all’Ucraina alla zampata contro la cultura woke . Elly Schlein non trema, e ha dalla sua il merito di aver costruito certosinamente un’alleanza che pareva impossibile, portando il Campo largo, almeno nei sondaggi, a poter competere per il governo del Paese.
Ma i rischi sono enormi: sulla carta parte da una base elettorale molto più ampia, che cosa succederebbe nel Pd se dovesse perdere le primarie? L’impatto, probabilmente, sarebbe devastante, con tutta evidenza non è in gioco soltanto il suo destino personale. Per di più i ruoli sembrano invertiti, rispetto alla sfida che portò Elly a perdere contro Stefano Bonaccini nelle sezioni di partito e poi a trionfare nel voto delle piazze. Ora pare che sia Conte quello che si affida di più al voto popolare, spingendo anche perché la consultazione si svolga online, oltre che nei gazebo.
Mentre Schlein pare pronta a mettere in campo le truppe delle Feste dell’Unità, gli accordi con il sindacato, a partire dall’esercito dello Spi-Cgil: in una parola, il voto organizzato.
Su tutto, c’è poi la nebbia del programma. L’idea di Conte, di sottoporre ognuno le proprie idee al giudizio delle primarie, è senz’altro insidiosa. Ma lui stesso ci tiene a far sapere che è pronto a sedersi prima e presto a un tavolo per raggiungere un’intesa.
Insomma, giura di non volere una sfida divisiva. Però restano oscure le regole: voto completamente aperto o con paletti? Il Pd pensa al ballottaggio, per i 5 Stelle non se ne parla. E soprattutto, poi, serve una data. Perché ai tormentoni ci si affeziona, ma c’è un limite.
(da Corriere della Sera)
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