MASSIMO CACCIARI: “IL CAMPO LARGO PENSI AL PROGRAMMA, CONTRARIO ALLE PRIMARIE, DIVIDONO E BASTA. CONTE E SCHLEIN FACCIANO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN TERZO NOME, SILVIA SALIS”
“MEGLIO LASCIAR PERDERE IL WOKE, LA SINISTRA RIPARTA DA KARL MARX”
La lettera di Giuseppe Conte su woke e affini per lui va bene, è giusta. Tanto da spingerlo a dire: “Credo che anche Elly Schlein non possa che condividerla”. Ma per il filosofo Massimo Cacciari il nodo è un altro: “Al centrosinistra mancano totalmente i programmi”. Quanto alle primarie, l’ex sindaco di Venezia era e resta contrario: “Rischi di farti male”.
Nel testo inviato a Repubblica Conte sostiene: “La cultura woke non può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista”. Lo trova semplicistico?
Ma no, è giusto sottolineare che il centrosinistra e la cultura che afferisce a quel campo debbano passare da un discorso puramente ideologico sui diritti a uno incentrato sui problemi urgenti della gente: dai salari alle condizioni di lavoro, fino alla sanità. Sono questi i temi su cui porre l’accento.
Serve pragmatismo.
Certamente. Non si costruiscono partiti di massa ispirandosi al modello del partito d’Azione. Il centro della proposta non possono essere argomenti che riguardano solo alcune élite. Dopodiché nel cosiddetto campo largo farebbero bene a ripassare i fondamentali, ad esempio le analisi di un certo Karl Marx (sorride, ndr).
La lettura diffusa è che Conte abbia scritto sul woke per mettere di nuovo in difficoltà Schlein, sempre in ottica primarie. Condivide?
Credo che anche la segretaria del Pd sappia che non si possa impostare tutto sul politically correct, e che le priorità siano le emergenze sociali. Però il vero punto è che al centrosinistra mancano i programmi. Sul woke e sui diritti civili una paginetta di sintesi i partiti potrebbero pure scriverla, secondo me. Ma cosa pensano rispetto a un tema centrale come quello della politica fiscale? E soprattutto, come potranno accordarsi sulla politica estera, con il Pd che in Europa ha sostenuto come commissaria la Von der Leyen, e che per metà è composto da democristiani?
La segretaria è molto a sinistra.
Lei sì. Anche Gianni Cuperlo lo è, per dire. Ma quanti altri lo sono?
Sempre secondo Conte, il vincitore delle primarie avrebbe il diritto di dettare la linea, per esempio sull’Ucraina. Ma il Pd e gli altri partiti vogliono fissare tutto prima, in un tavolo sul programma.
Qui siamo al sovvertimento della logica. Come fai a fare il programma prima di scegliere il leader? Nelle primarie dovrebbero confrontarsi sulle diverse proposte, non certo su chi è più bello. Prima di tenerle, potrebbero al massimo fissare delle linee di massima, senza nulla di troppo dettagliato dentro. Ma è chiaro che il leader designato porterebbe i suoi orientamenti.
Lei si è sempre detto scettico sulle primarie.
Il rischio è di farsi male. In sintesi: se vince Schlein, il pericolo è che tanti elettori del Movimento, la metà almeno, non vadano a votare nelle Politiche. Se invece dovesse prevalere Conte, il Pd si sfascerebbe la sera stessa.
Quindi?
Quindi sia Conte che Schlein dovrebbero compiere un atto di generosità politica, facendosi da parte. Sarebbe una nobile uscita, diciamo.
Servirebbe un terzo nome… mica facile trovarlo.
E lo trovassero! Parlano della sindaca di Genova, Silvia Salis. Ebbene, può essere un’ipotesi. Dopodiché, decidessero loro. Di certo di questo dibattito sulle primarie non gliene frega niente a nessuno, nel Paese. Ripeto, il tema sono le proposte di governo. Ad esempio, cosa farebbe il centrosinistra sulle riforme? È ormai evidente come il regionalismo sia una palla al piede per il Paese. Le Regioni non funzionano. Il campo largo vuole occuparsene? Bisogna sciogliere questi nodi, perché questa volta la partita si può vincere, visto che hanno diversi problemi anche nell’altro fronte.
Ma il woke…
Bisogna parlare d’altro. I problemi sono altri, e lo capiscono tutti.
(da ilfattoquotidiano.it)
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