RIFORME FISCO, APPALTI E LEGGE SULLA CONCORRENZA: I TRE OSTACOLI SULLA STRADA DEL GOVERNO
IN BALLO LE RATE DA 40 MILIARDI DI FONDI EUROPEI
La delega fiscale, la concorrenza e la riforma del codice degli appalti sono le priorità per il
governo. Tre provvedimenti fondamentali per centrare i 102 obiettivi del 2022 previsti dal Recovery plan e incassare la seconda e la terza rata dei fondi europei, pari a 40 miliardi di euro.
La strada per realizzare le riforme è fitta di ostacoli e, senza l’impegno della maggioranza, i soldi di Bruxelles sono a rischio. Le misure sono ferme nelle Camere da quattro-cinque mesi, perciò il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dovuto strigliare i partiti: in 130 giorni massimo bisogna approvare tutto
I parlamentari si aspettano un «cambio di metodo», un approccio meno verticistico da parte del premier, ma la prova del nove si avrà solo nel voto sugli emendamenti. È nelle commissioni che si creano maggioranze variabili, nonostante trattative e accordi estenuanti, ed è lì che su centinaia di votazioni all’esecutivo capita di andare sotto, com’è successo pochi giorni fa con il Milleproroghe.
Le tasse
Sul fisco l’intesa va ricostruita da zero, nonostante la delega sia stata approvata in Consiglio dei ministri il 5 ottobre scorso. La riforma è bloccata a Montecitorio anche perché la Lega si è sempre tenuta le mani libere.
I ministri del Carroccio, essendosi astenuti a Palazzo Chigi, hanno legittimato i loro deputati a puntare i piedi. Ma anche Forza Italia gioca di sponda con Matteo Salvini e Fratelli d’Italia. La madre di tutte le battaglie per il centrodestra è la revisione del catasto, che di fatto Draghi ha spostato al 2026.
Salvini però non si fida e pensa che la nuova mappatura degli immobili non sarà a saldo zero e comporterà un aumento delle tasse. Così il centrodestra ha presentato emendamenti per cancellare la revisione del catasto, mentre invece da sinistra, Leu chiede di anticiparla al 2023.
Tra le centinaia di emendamenti depositati, Salvini fa la voce grossa pure sulla flat tax, misura che è vista come fumo negli occhi da Pd e Leu e che il Tesoro ha puntualmente escluso ogni volta che è stata riproposta.
La Lega vorrebbe estendere la tassa piatta al 20% alle partite Iva che hanno redditi tra 65 e 100 mila euro, progetto avviato nel 2018 dal governo gialloverde e poi bocciato da quello giallorosso.
Le spiagge
Il ddl sulla concorrenza è un ginepraio inestricabile arrivato in Senato con grande ritardo. Il pressing delle lobby e le trasversali resistenze al cambiamento dei partiti l’hanno poi congelato. Il relatore del Pd, Stefano Collina, aveva annunciato il via libera del Senato entro la fine dell’estate tanto che la maggioranza, per prendere tempo, ha costruito un calendario con 90 audizioni.
Una tabella di marcia che ha fatto infuriare Draghi, costringendolo ad accelerare sui balneari. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri del 15 febbraio fissa i parametri per mettere a gara gli stabilimenti dal 2024 e diventerà un emendamento al ddl
I partiti, però, hanno già annunciato un ampio intervento del Parlamento per venire incontro alle esigenze degli attuali titolari delle concessioni.
Il codice
Quello degli appalti è il dossier più delicato tecnicamente, vista la complessità della materia, dove la fanno da padrone i lobbisti che si aggirano in Parlamento. L’impegno del governo nel Piano di ripresa e resilienza si fondava su «regole chiare e procedure rapide», con un Codice più snello e meno complicazioni.
La delega a parole trova tutti d’accordo, ma poi scrivere le norme è un’altra cosa. Come insegna la storia recente, il codice del 2016 è stato modificato nel 2017, nel 2019 e nel 2020, senza considerare lo sblocca-cantieri e la cosiddetta regolamentazione secondaria dell’Anac.
Insomma, il lavoro è tanto e i tempi sono stretti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, intervistato a “Sabato Anch’ io” su Radio1, lo dice chiaramente: «Il percorso è molto difficile e va fatto in brevissimo tempo. Dobbiamo approvare le tre riforme entro il 30 giugno: saranno mesi cruciali per cambiare il Paese».
(da La Stampa)
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