ALTRO CHE CAIMANO, RENZI OKKUPA LE TV
FAZIO CHE STRAZIO
Renzi è in calo nei consensi e, misericordiosa, arriva larga parte di stampa e tivù a supportarlo. Rai in testa.
Dopo l’avvincente intervista dei “balilla” incolpevoli di venerdì, nell’indimenticabile proscenio di Rai1 gestito da Clerici e Vespa, due sere fa è toccato al salotto buono di Che tempo che fa su Rai3.
Ovviamente, e come quasi sempre, Fabio Fazio non ha fatto domande ma si è limitato a balbettare sospiri adulanti.
Il pubblico è parso apprezzare, almeno giudicare dallo share (11.46 per cento).
È stato un momento emozionante e non privo di una qual certa tensione. Da una parte c’era Fazio, che non avendo mai posto domande vere non si è mai aspettato di ricevere risposte vere, solo che l’ospite pareva esagerare — persino per lui — quanto a fumosità .
Dall’altra parte troneggiava Renzi, senz’altro abituato a ricevere inchini, ma forse imbarazzato pure lui per l’overdose di salamelecchi del presentatore, che arrivava a definirlo espressione di “innovazione e positività ”.
In un certo senso l’uno mandava in cortocircuito l’altro, in un parossismo irresistibile di retorica e autocelebrazione.
Per una dimenticanza casuale e per nulla colpevole, Fazio non è parso granchè interessato a temi come il papà del premier indagato per bancarotta, l’appalto senza gara a Farinetti e i 112 reati depenalizzati.
Fortunatamente, per il giubilo degli astanti, Renzi ha regalato parole cariche di saggezza.
Commoventi, in particolare, i passaggi “I magistrati scrivano le sentenze e non i comunicati stampa” e “Bisogna smettere di rubare, non di fare i grandi eventi”.
Non senza ardite dosi di spericolatezza, Renzi ha anche detto che “l’evasione fiscale è come una rapina”.
Considerando che Berlusconi ha una condanna definitiva per frode fiscale, sarebbe stato forse d’uopo ricordargli che è dunque bizzarro riscrivere la Costituzione con un “rapinatore”, ma Fazio non gliel’ha fatto notare: per gentilezza, s’intende.
Auspicando che, nella sua bulimia televisiva, Renzi accetti prima o poi di confrontarsi anche con quei giornalisti e programmi che detesta neanche troppo cordialmente, e che dunque evita come la peste (e il dietologo), corre qui l’obbligo di denunciare uno strano evento.
Giusto in contemporanea con la deificazione renziana su Rai3,
La7 trasmetteva “Natale nel paese delle meraviglie” (2.67 per cento). Un best of di Maurizio Crozza, durante il quale il finto Renzi partecipava a una conferenza stampa. Accanto a lui, la finta Madia e la finta Boschi.
Renzi, cioè Crozza, lasciava che fossero le ministre a rispondere alle domande. Esse, con consueta e ormai nota competenza granitica, ripetevano ossessivamente due dei mantra preferiti dal renzismo: “80 euro” e “41 percento”.
Renzi, cioè Crozza, sorrideva felice. Di quella felicità vagamente ottusa, un po’ ipnosi e un po’ paresi, che sa infondere sul volgo ottimismo e speranza.
Nel frattempo le finte ministre insistevano con gli 80 euro e il 41 percento.
Solo che lo facevano così tanto che i (finti) giornalisti non ne potevano più, si arrabbiavano e cominciavano a sparare domande vere.
Argute, spinose: per nulla concordate.
E Renzi, cioè Crozza, abbandonava piccato la conferenza stampa. Vedere quel momento di satira in contemporanea con “l’intervista” di Fazio a Renzi era appena straniante.
Quasi che, mai come oggi, la satira fosse ormai molto più reale della realtà stessa.
Con una sola differenza, però sostanziale: pare assai improbabile che, nel mondo reale, i giornalisti (veri?) si ribellino come quelli finti.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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