Destra di Popolo.net

UNA MAGISTRATA FRANCESE HA SVELATO DI ESSERE STATA CONTATTATA DA DUE EMISSARI DELL’AMMINISTRAZIONE USA, CHE VOLEVANO RACCOGLIERE ELEMENTI PER DIMOSTRARE CHE MARINE LE PEN SIA VITTIMA DI UN PROCESSO POLITICO

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

I DUE SONO SAMUEL SAMSON E CHRISTOPHER ANDERSON, CONSIGLIERI DEL DIPARTIMENTO DI STATO: L’INCONTRO DOVEVA ESSERE UNA CORTESIA ISTITUZIONALE, UNA DISCUSSIONE SUI DIRITTI UMANI. MA LA CONVERSAZIONE HA CAMBIATO TONO

Sospetti di ingerenze americane nel processo a Marine Le Pen. Il caso nasce dopo che la magistrata Magali Lafourcade ha svelato di essere stata contattata da due emissari del presidente Usa nel tentativo di raccogliere elementi in grado di dimostrare che Le Pen sia vittima di un processo politico.
La magistrata ha riferito di aver ricevuto nel maggio scorso due emissari dell’amministrazione Usa, su richiesta dell’ambasciata americana a Parigi. Si tratta di Samuel Samson e Christopher Anderson, consiglieri dell’ufficio per la democrazia, i diritti umani e il lavoro del Dipartimento di Stato.
Sulla scia del vicepresidente americano JD Vance, il consigliere Samson è noto per aver descritto il Vecchio continente come “un focolaio di censura digitale, migrazioni di massa, restrizioni alla libertà religiosa e numerose altre violazioni dell’autodeterminazione democratica”.
Nello stesso testo pubblicato sull’account Substack del Dipartimento di Stato e intitolato “La necessità di alleati civilizzazionali in Europa”, aveva criticato la condanna di Le Pen e la sua ineleggibilità.
L’incontro tra gli emissari dell’amministrazione Usa e la magistrata francese era previsto come una pura cortesia istituzionale. “Dovevamo avere una discussione sui diritti umani, come avviene regolarmente con i diplomatici dei Paesi alleati” ha ricordato Lafourcade.
“Molto rapidamente – ha aggiunto – la conversazione è girata intorno alla situazione penale di Le Pen”. Secondo la magistrata, i due diplomatici erano alla ricerca di
“elementi per avallare una teoria che avrebbe potuto servire da supporto a una disinformazione o a una manipolazione del dibattito pubblico francese” e “accreditare l’idea che si tratti di un processo puramente politico” per impedire una candidatura di Le Pen nella corsa all’Eliseo del 2027.
Alla fine dell’incontro la magistrata ha “allertato” il ministero degli Esteri della Francia, segnalando la visita dei due diplomatici e quelli che secondo lei sono chiari elementi di “ingerenza” nella vicenda giudiziaria intorno alla leader del Rassemblement National.
A inizio gennaio, prima dell’inizio del processo in appello di Le Pen, il presidente del tribunale di Parigi, Peimane Ghaleh-Marzban, aveva già messo in guardia da un’eventuale ingerenza degli Stati Uniti, dopo indiscrezioni pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui diversi magistrati incaricati del dossier Rn potrebbero essere sottoposti a sanzioni da parte di Washington. In autunno Trump aveva criticato la condanna in primo grado di Le Pen, invocando la “liberazione” della dirigente dell’estrema destra, vittima a suo dire di una “caccia alle streghe”.
Le Pen è stata appena interrogata per due giorni nel processo in appello dopo la condanna in primo grado, con ineleggibilità. Durante le udienze è stata messa più volte in difficoltà dalle domande dei magistrati, non volendo cambiare strategia difensiva. “Non abbiamo commesso alcuna irregolarità” ha ripetuto davanti ai giudici

(da Repubblica)

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IL GOVERNO SI È DATO LA TASSA SUI PIEDI: IL BALZELLO DA DUE EURO SUI PICCOLI PACCHI EXTRA UE, SOTTO I 150 EURO DI VALORE, VOLUTA DA MELONI E GIORGETTI, RISCHIA DI TRASFORMARSI IN UN BOOMERANG

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

I COLOSSI DELL’E-COMMERCE COME SHEIN E TEMU FANNO ATTERRARE LA MERCE IN ALTRI AEROPORTI DELL’UE E POI LA TRASPORTANO CON I CAMION NEL NOSTRO PAESE .. COSÌ GLI SCALI ITALIANI PERDONO PARTE DEL TRAFFICO DI MERCI: SOLO MALPENSA DA INIZIO ANNO HA REGISTRATO TRENTA VOLI CARGO IN MENO – UN BEL GUAIO PER IL TESORO, CHE NELLA MANOVRA HA PREVISTO DALLA TASSA UN MAGGIOR GETTITO PARI A 122 MILIONI NEL 2026

Doveva frenare il fast fashion e portare risorse alla manovra. Ma la tassa da due euro in vigore dal primo gennaio sui piccoli pacchi extra Ue sotto i 150 euro di valore, voluta con forza dal governo Meloni e spuntata alla fine per coprire i saldi, rischia di trasformarsi in un boomerang. Traffici che si spostano in Paesi europei che non la applicano, merci sdoganate altrove che entrano in Italia evitando così il balzello e un gettito ora a rischio.
«La merce trova sempre la strada migliore», spiega Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica che per prima ha lanciato l’allarme. Dall’inizio di gennaio l’aeroporto di Malpensa ha già perso «oltre trenta voli» cargo legati a questo tipo di spedizioni. I dirottamenti certi sono verso Liegi e Budapest, ma «non posso escludere gli aeroporti di Francoforte, Colonia e anche Parigi-Charles de Gaulle», aggiunge.
«Su un aereo con migliaia di pacchettini, due euro a spedizione diventano un costo enorme, anche fino a 20 mila euro. Un camion costa molto meno, sui 2.500 o 3mila euro a viaggio». E così i flussi si riorganizzano in poche ore: aereo su un hub Ue e poi camion verso l’Italia, sfruttando il mercato unico.
La relazione tecnica della manovra stima un maggior gettito della tassa pari a 122,45 milioni nel 2026 e 245 milioni a regime. Ma il punto, avverte Confetra, è che l’Italia – «insieme alla Romania» – è l’unico Paese ad aver anticipato una misura non coordinata. L’Unione europea invece si prepara ad adottare dal primo
luglio 2026 un dazio da 3 euro sui mini-pacchi: con regole comuni, il gioco delle triangolazioni sarà meno facile.
Nel frattempo colossi dell’e-commerce come Shein e Temu, capaci di muovere volumi enormi a margini minimi, si organizzano per aggirare la tassa. «In questo tipo di commercio anche due euro fanno la differenza», osserva Cappa. «I controlli doganali avvengono nel primo aeroporto di ingresso in Ue. Una volta sdoganata lì, la merce diventa comunitaria e arriva in Italia senza pagare più i due euro».
primi riscontri registrati dall’Agenzia delle Dogane confermerebbero l’elusione della norma, visto che nei primi quindici giorni dell’anno il traffico delle spedizioni sotto i 150 euro avrebbe registrato un calo attorno al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un aereo cargo dalla Cina, ad esempio, che continua ad atterrare a Malpensa, ma la cui merce viene caricata sui camion, trasferita in un hub tedesco per lo sdoganamento e poi riportata in Italia per la distribuzione. Lo smacco è triplo: «Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato», dice Cappa.
Confetra ha chiesto al governo un emendamento al Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore a luglio della tassa e costruire un coordinamento europeo. Alla richiesta si associa Assaeroporti.
(da agenzie)

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PRECETTO LA QUALUNQUE : IL TAR DEL LAZIO HA STABILITO CHE LA PRECETTAZIONE DELLO SCIOPERO NAZIONALE DEI TRASPORTI DEL 17 NOVEMBRE 2023, IMPOSTO DAL MINISTRO SALVINI, ERA ILLEGITTIMO

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

PER I GIUDICI IL PROVVEDIMENTO, CHE AVEVA RIDOTTO A QUATTRO ORE LA PROTESTA, “NON APPARE CONGRUAMENTE MOTIVATO ED È STATO ADOTTATO IN CARENZA DEL FONDAMENTALE PRESUPPOSTO CHE SOLTANTO LO PUÒ GIUSTIFICARE”

Il provvedimento con il quale il ministero dei Trasporti ha imposto la precettazione e la riduzione a quattro ore dello sciopero nazionale di tutti i servizi pubblici e privati indetto per il 17 novembre 2023, “non appare congruamente motivato ed è stato adottato, nella specie, in carenza del fondamentale presupposto che soltanto lo può giustificare”, ovvero “senza la previa segnalazione” da parte della Commissione di Garanzia Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali.
Così il Tar del Lazio in una sentenza con la quale ha accolto la domanda di accertamento dell’illegittimità proposta da Cgil e Uil.
(da agenzie)

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“NON DARE TROPPE INFORMAZIONI. CE LO CHIEDE PALAZZO CHIGI…”: LE NUOVE RIVELAZIONI DI “REPORT” NEL CASO DEL SOFTWARE INSTALLATO SUI 40 MILA COMPUTER DI PROCURE E TRIBUNALI ITALIANI IN GRADO DI VIDEOSORVEGLIARE I MAGISTRATI

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

I DIALOGHI TRA GIUSEPPE TALERICO, DIRIGENTE DEL COORDINAMENTO DEI SISTEMI INFORMATICI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, E UN TECNICO INFORMATICO, AVVENUTO NEL MAGGIO DEL 2024. I DUE PARLANO DELLA NECESSITA’ DI ISTALLARE IL PROGRAMMA “ECM ”SUI PC DELLE TOGHE: “SE TI DICO CHE C’È LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI CHE CI STA DICENDO DI FARE STE COSE NON POSSIAMO ESSERE NOI A METTERCI IN DIFFICOLTÀ DA SOLI. DOBBIAMO AVERE LA CONTROLLABILITÀ DI QUESSTI COMPUTER ATTRAVERSO ’STO ECM”… IERI LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO AVEVA RISPOSTO A “REPORT” CHE LA RESPONSABILITÀ DELLE INFRASTRUTTURE DIGITALI DEI COMPUTER È DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Giuseppe Talerico, ingegnere informatico, dirigente di seconda fascia del ministero della Giustizia, è il responsabile del Cisia di Milano, il Coordinamento Interdistrettuale dei Sistemi informatici, cioè il braccio operativo del Ministero nel Nord-Ovest. Da lui dipende la rete dei Pc di tutte le Procure i Tribunali, gli uffici giudiziari del Nord-Ovest .
Talerico viene spedito a Torino dal Ministero per sedare la protesta dei tecnici locali supportata dalla Procura, dopo che era stata scoperta la possibilità di etrare sui pc dei magistrati attraverso ECM senza lasciare traccia.
Talarico in varie riunioni impone l’installazione del programma Ecm, lo fa con veemenza in una riunione con altri tecnici informatici locali e ministeriali avvenuta nel mese di maggio 2024 negli uffici del Palazzo di Giustizia di Torino.
Talerico: «Per le prossime si dice (riferito ai magistrati, ndr) sono direttive di DGSIA (la direzione informatica del ministero, ndr) in maniera molto più ermetica. Non dare troppe informazioni».
Talerico: «Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che
ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli»
Talerico: «se stiamo facendo sta riunione significa che siamo in difficoltà perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la Presidenza del Consiglio dei Ministri»
Talerico: «non abbiamo messo ancora ECM in Procura»,
Tecnico informatico locale: «Io pensavo che l’attività fosse aggiornare i computer, perché in quel caso sono già aggiornati…».
Talerico: «Ma dobbiamo avere la controllabilità di sti computer attraverso sto ECM».
La Presidenza del Consiglio ieri in una nota di risposta a Report, ha detto che la responsabilità delle infrastrutture digitali dei computer è del Ministero della Giustizia.

(da Report)

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ZELENSKY PRENDE A SCHIAFFI L’EUROPA E USA PAROLE DURISSIME CONTRO I LEADER EUROPEI: “È IL GIORNO DELLA MARMOTTA. È PASSATO UN ANNO E NULLA È CAMBIATO. SUGLI ASSETT HA VINTO PUTIN”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

“QUANDO È ARRIVATO IL MOMENTO DI UTILIZZARE I BENI RUSSI PER AIUTARE A DIFENDERE L’UCRAINA, LA DECISIONE È STATA BLOCCATA. L’EUROPA SEMBRA DIVISA E PERSA DI FRONTE A TRUMP”

Il presidente ucraino, in un discorso particolarmente critico verso l’Europa a Davos, accusa i Paesi europei di essere “divisi” e “persi di fronte a Trump”. Zelensky afferma che a Kiev viene consigliato di “non parlare dei Tomahawk agli americani, per non rovinare l’atmosfera”. E poi dichiara che gli è stato “detto di non parlare dei missili Taurus” e di evitare di offendere una nazione europea o l’altra.
“Non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze condita con i nemici dell’Europa – sostiene – Quando siamo uniti siamo davvero invincibili e l’Europa può e deve essere una forza globale, non una forza che reagisce tardivamente, ma una forza che definisce il futuro”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo discorso a Davos, deplora la mancanza di “volontà politica” dell’Ue nei confronti di Putin. Ringrazia l’Europa per aver congelato i beni russi ma afferma che “quando è arrivato il momento” di utilizzare tali beni per aiutare a difendere l’Ucraina, la decisione è stata “bloccata”.
Inoltre dichiara che non ci sono stati “veri progressi” sull’istituzione di un tribunale per l’aggressione russa. “E’ una questione di tempo o di volontà politica”, si chiede. “L’Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà”.
Volodymyr Zelensky inizia il suo discorso a Davos paragonando la situazione in Ucraina al film “Il giorno della Marmotta”. “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni – afferma – È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole”.
(da agenzie)

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OCCHIUTO È STATO RICEVUTO DA MARINA BERLUSCONI NELLA SUA CASA DI MILANO. UN INCONTRO DI UN’ORA E MEZZA, DEFINITO DAL GOVERNATORE “INTERESSANTE E COSTRUTTIVO, ABBIAMO PARLATO DI TANTE COSE”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

MARINA HA DECISO DI RINNOVARE FORZA ITALIA E DARE UNA SVOLTA LIBERALE. TRADOTTO: FARE FUORI QUEI “VECCHI ARNESI” DI TAJANI, GASPARRI & CO.

È durato circa un’ora e mezza l’incontro tra il governatore della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, e Marina Berlusconi, che si è tenuto nella residenza milanese della presidente Finivest e del Gruppo Mondadori.”Come al solito è stato un incontro interessante e costruttivo – ha dichiarato all’ANSA Occhiuto al termine dell’incontro -. Abbiamo parlato di tante cose”. Solo ieri il governatore ha partecipato a Milano alla presentazione del libro di Claudio Cerasa a Milano e, parlando con i giornalisti a margine dell’evento, ha chiarito di non volere dividere Forza Italia ma di voler lavorare con Antonio Tajani “per portarla al 20%”.
Il vicesegretario del partito ha però rimarcato che Forza Italia deve essere più “innovativa” e che il centrodestra va rafforzato proprio dal partito fondato da Silvio Berlusconi.
Occhiuto chiarisce: «Non mi candiderò al congresso nazionale di Forza Italia, c’è
Tajani e va benissimo. Non dividerò il partito. L’ultimo dei miei pensieri è dirigere Forza Italia o fare battaglie all’interno del partito», anche se propone per gli azzurri «un quid di liberismo e riformismo. So che la famiglia Berlusconi incontra moltissimi dirigenti di Forza Italia, non solo me. Guardano a Forza Italia come a quello che il loro papà ha creato con grande amore. Vorrebbero che restasse il partito innovativo che Berlusconi creò».
(da agenzie)

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LE SOCIETA’ DI LUCA BARBARESCHI IN PROFONDA CRISI, I 40 MILIONI DI DEBITI DELLA ELISEO ENTERTAINMENT

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

25,6 MILIONI DI INDEBITAMENTO CON LE BANCHE, 4,3 CON IL FISCO, 7,7 MILIONI VERSO I FORNITORI… IL TENTATIVO FALLITO DELLA VENDITA DEL TEATRO ELISEO DI ROMA

È in crisi e va verso il concordato preventivo la casa di produzione “Eliseo Entertainment Spa” di Luca Barbareschi. A darne notizia è Italia Oggi. Con un provvedimento iscritto al Tribunale di Roma il 22 dicembre 2025 la società – controllata al 100% dall’attore – ha presentato domanda di ammissione al pre-concordato «al fine di richiedere al competente tribunale la concessione del termine massimo di legge per il deposito della proposta di piano di concordato preventivo in continuità». La motivazione? La montagna di debiti: 40,2 milioni di euro alla fine dell’esercizio 2024, di cui 25,6 milioni verso le banche, 4,3 milioni di debiti tributari e 7,7 milioni verso i fornitori.
La vendita del Teatro Eliseo di Roma
Nella relazione sulla gestione del bilancio 2024 – visionata dal quotidiano economico -, Barbareschi spiega che «per superare la tensione finanziaria creatasi nel corso del 2024, la società aveva sottoscritto il 30 aprile 2024 un accordo vincolante per la vendita del suo principale asset immobiliare, il Teatro Eliseo di Roma. Purtroppo il potenziale acquirente non ha portato a termine l’operazione, rinunciando alla caparra versata».
Una crisi che si è aggravata, portando all’avvio di un’attività di ristrutturazione formale il 9 aprile 2025, con la richiesta di accesso all composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa presso la Camera di commercio. I piani d’azione adottati tra aprile e dicembre 2025 non hanno però prodotto risultati. Il piano di
risanamento di 5 anni non è stato accettato dai creditori e il 5 dicembre 2025 “Eliseo Entertainment” ha deciso di puntare sul concordato preventivo in continuità. Ora si attendono le decisioni del Tribunale di Roma.
Il botta e risposta Barbareschi-Ranucci
La notizia della crisi arriva a pochi giorni dello scontro verbale tra Luca Barbareschi e il conduttore televisivo Sigfrido Ranucci. Domenica 11 gennaio, in apertura di Allegro ma non troppo su Rai 3, subito dopo la messa in onda del programma d’inchiesta, Barbareschi ha lanciato una frecciata a Ranucci: «Vorrei ringraziare il conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo Luca Barbareschi e che dopo il suo programma c’è il nostro. Lui fa fatica a dirlo. Il suo consulente commerciale è la persona che mi sta spiando da due anni: l’ho letto sui giornali e verrà querelato. Io non spio voi, ma almeno ricordatevi il nome. Watch out, stai attento».
La replica è arrivata la domenica successiva, il 18 gennaio, quando Ranucci ha chiuso Report con un’inchiesta sui finanziamenti pubblici al Teatro Eliseo, di proprietà dell’attore: «Barbareschi dovrebbe restituire otto milioni di euro al ministero della Cultura, che glieli ha anche richiesti, ma lui si è rifiutato. Ora Allegro ma non troppo può cominciare». La controreplica non si è fatta attendere: «Ranucci mi annoia, l’ho ribattezzato Torpor. Milena Gabanelli faceva una bella trasmissione, lui no. È un impiegato della Rai come me, ma è maleducato. Il programma successivo si lancia sempre, ce lo insegnò Berlusconi. Non gli voglio male: è uno dei tanti finti eroi destinati a finire nel nulla. Lo sfido a duello: a cazzotti o con la spada, scelga lui».
Le fiction bloccate
Barbareschi avrebbe inoltre dovuto realizzare per la Rai due fiction: A casa di papà, con Serena Autieri e Fortunato Cerlino, e un’altra serie incentrata sul padel. Tuttavia, le riprese erano state sospese e i set risultavano fermi, poiché la situazione finanziaria si era deteriorata al punto da spingere le banche a interrompere i finanziamenti.
(da Open)

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IN DANIMARCA ARRIVA LA APP PER BOICOTTARE I PRODOTTI MADE IN USA

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

I DANESI HANNO INIZIATO A NON COMPRARE BENI PROVENIENTI DAGLI STATI UNITI

Anche se lo scontro sulla Groenlandia sembra (per ora) rientrato, la Danimarca resta sul chi va là e guarda agli Stati Uniti come un potenziale nemico da cui difendersi. Ma spesso la miglior difesa è l’attacco, e quale migliore settore se non quello economico per colpire al cuore il Paese di Trump? Nasce da questa idea la app UdenUSA (letteralmente: “Senza USA”): si tratta di una applicazione scaricabile sugli smartphone che permette di individuare i prodotti americani, per boicottarli.
Come funziona
La app è pensata per i comuni cittadini che vogliono dare un segnale agli Stati Uniti: basta inquadrare con la fotocamera una confezione al supermercato per scoprire se quel prodotto è legato agli Usa. E, in quel caso, lasciarlo sullo scaffale evitando di comprarlo. L’applicazione è freemium: nella versione gratuita consente di fare due scansioni al giorno, mentre la versione a pagamento garantisce scansioni illimitate. UdenUsa però non si limita a identificare i prodotti americani, ma suggerisce anche alternative danesi: la Danimarca si riscopre quindi nazionalista.
Il paradosso
Boicottare gli Stati Uniti che – nelle intenzioni di Trump – hanno messo gli occhi sulla Groenlandia però non sarà così facile: esistono numerosi prodotti a marchio americano che oggi vengono prodotti in Europa, ed esistono moltissime aziende con sede in un Paese europeo che però sono controllate da gruppi americani. Ci
sono licenze, joint venture, private label, filiere globali che rendono quasi impossibile classificare come “made in Usa” al 100% un prodotto. E poi c’è un paradosso: molti utenti che hanno scaricato la app, lo hanno fatto sul proprio iPhone prodotto (in Cina) dalla americanissima Apple.

(da agenzie)

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CENTINAIA DI TIFOSI DELLO STOCCARDA MARCIANO AL CENTRO DI ROMA TRA SALUTI ROMANI E CORI “DUCE, DUCE”. LA POLIZIA DI PIANTEDOSI STA A GUARDARE

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

IL CENTRO DI ROMA INVASO, TIPICA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA DA SCIOGLIERE, MA IN QUESTO CASO LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI

Centinaia di tifosi tedeschi hanno marciato questa sera per le strade del centro storico di Roma. Sono arrivati oggi in città, in attesa della partita di Europa League Roma-Stoccarda in programma per domani, giovedì 22 gennaio, alle ore 21 allo Stadio Olimpico. Hanno sfilato per le strade della Capitale, nei pressi di Piazza Venezia, intonando cori inneggianti al Duce e facendo saluti romani. Nel video pubblicato da Fanpage.it si vedono i tifosi tedeschi avanzare per le strade. A riprendere è Giada Fazzalari, direttrice dell’Avanti, che ha assistito a “un’inquietante parata”.
“Scena inquietante e surreale”
“Da dentro un bar sentivo degli strani cori, che provenivano dalla strada. Appena fuori ho visto davanti a me schierati centinaia di uomini, che marciavano intonando cori, compreso Duce, Duce! e facendo il saluto romano – spiega -Una scena surreale e inquietante: erano vestiti tutti uguali, tutti di nero, e camminavano in fila gli uni con gli altri, come in una marcia. Nell’immediato non avevo capito che fossero tedeschi, se si trattasse di una manifestazione, mi sono solo domandata cosa ci facessero tutte quelle persone schierate in quel modo a fare quei cori. Solo dopo ho compreso che erano tifosi dello Stoccarda e che si trovavano a Roma per la partita di domani”.
“Una folla che inneggia al Duce al centro di Roma”
Fazzalari ha ripreso tutto con lo smartphone, ad un certo punto due tifosi le si sono avvicinati, dicendole che non avrebbe dovuto riprendere, le hanno versato della birra addosso e hanno tentato di strapparle il telefonino dalle mani. Da Piazza Venezia si muovevano verso Collegio Romano, dietro la folla era scortata dalla celere. “Mi sono chiesta se fosse normale uscire da un bar una sera come le altre e ritrovarsi davanti una folla che inneggia al Duce al centro di Roma”. I poliziotti da questa mattina hanno svolto vari controlli sui pullman delle tifoserie ritenute a
rischio, nell’ambito del dispositivo di sicurezza disposto dalla Questura di Roma in vista del match di domani.
I poliziotti hanno fermato e controllato sette pullman, che si trovavano all’altezza della barriera autostradale di Roma Nord. All’interno hanno trovato decine di bottiglie di vetro vuote e aste metalliche. Gli agenti hanno identificato tutti i tifosi tedeschi, verificato la presenza dei tagliandi di accesso allo Stadio Olimpico per il settore ospiti e registrato le strutture alberghiere all’interno delle quali i tifosi alloggiano. Verifiche che hanno riguardato anche la tifoseria romanista e ai luoghi di abituale ritrovo.
(da Fanpage)

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