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PUTIN HA GIÀ LE SUE BASI IN EUROPA: LE SPIE RUSSE STANNO COMPRANDO PROPRIETÀ IN EUROPA COME “CAVALLI DI TROIA” DA CUI SCATENARE UNA CAMPAGNA COORDINATA DI SABOTAGGI

Febbraio 25th, 2026 Riccardo Fucile

LO SCOOP DEL “TELEGRAPH”: LE AGENZIE DI SPIONAGGIO DI MOSCA HANNO ACQUISITO VILLE ESTIVE, BAITE, SCUOLE ABBANDONATE, APPARTAMENTI E INTERE ISOLE VICINE A BASI MILITARI EUROPEE, E LE STANNO RIEMPIENDO DI ARMI ED ESPLOSIVI DA ATTIVARE IN CASO DI CRISI … IL CASO DELL’ISOLA DI SAKKILUOTO IN FINLANDIA E L’ITALIA: SONO STATE SEGNALATE ACQUISIZIONI RUSSE VICINO A BASI NAVALI IN SICILIA

Spie russe hanno trasformato proprietà in tutta l’Europa occidentale in una rete di “cavalli di Troia” progettata per scatenare una campagna coordinata di sabotaggi, hanno avvertito funzionari dell’intelligence.
Sfruttando quadri giuridici deboli, unità clandestine russe sono sospettate di aver acquistato immobili sensibili in prossimità di siti militari e civili in almeno una dozzina di Paesi europei
Determinate ad intensificare la loro “guerra ibrida” contro l’Occidente, le agenzie di spionaggio russe avrebbero acquisito case estive, baite per vacanze, magazzini, scuole abbandonate, appartamenti cittadini e persino intere isole con l’intenzione di utilizzarli come piattaforme di lancio per operazioni coordinate di sorveglianza, sabotaggio e attacchi coperti.
Ufficiali in servizio ed ex funzionari di tre agenzie di intelligence europee hanno dichiarato al Telegraph di temere che la Russia possa aver già collocato esplosivi, droni, armi e agenti sotto copertura in alcuni di questi siti, pronti ad essere attivati in caso di crisi.
Gli atti di sabotaggio collegati a Mosca – che spaziano da attacchi incendiari a Londra e Varsavia a pacchi bomba, complotti di assassinio e tentativi di deragliamento ferroviario – sono aumentati vertiginosamente dall’invasione russa dell’Ucraina quattro anni fa. Alcuni nella comunità dell’intelligence occidentale temono che questi episodi possano essere poco più che “prove generali”.
Anziché lanciare un assalto militare convenzionale, affermano funzionari dell’intelligence, il Cremlino potrebbe cercare di testare la determinazione della Nato nella “zona grigia”, inscenando attacchi negabili su scala più ampia per paralizzare trasporti, comunicazioni e reti energetiche, complicando al contempo qualsiasi invocazione della clausola di difesa collettiva dell’Articolo 5 dell’alleanza.
La Gran Bretagna è considerata vulnerabile a un simile attacco. Sebbene siano state indagate acquisizioni immobiliari sospette vicino alla sede dell’MI6 a Vauxhall, nel centro di Londra, e all’ambasciata degli Stati Uniti a Nine Elms, esperti di sicurezza e alcuni politici temono che la Russia possa aver acquisito – o cercherà di acquisire – proprietà remote con vista sulla base dei sottomarini Trident a Faslane, nella Scozia occidentale, o sui punti di approdo dei cavi sottomarini nelle Shetland. Vi sono inoltre timori che russi possano aver acquistato case nei dintorni della RAF Akrotiri a Cipro.
Gli Stati europei sono ora invitati a seguire l’esempio della Finlandia, che a luglio ha imposto un divieto quasi totale ai cittadini russi e bielorussi di acquistare immobili, innescando una reazione a catena negli Stati baltici che hanno adottato legislazioni simili.
Pochi altri Paesi europei si sono spinti così lontano, tuttavia, e vi sono preoccupazioni che la Gran Bretagna resti vulnerabile a causa di lacune nella proprietà, anche dopo aver rafforzato le regole sulla trasparenza.
La prudenza finlandese affonda le radici nell’esperienza. È ampiamente considerata dai funzionari dell’intelligence come l’epicentro di una strategia clandestina russa volta ad acquisire proprietà situate in posizioni strategiche – un modello che Mosca si ritiene stia ora replicando in tutta Europa.
Nessun caso ha allarmato le autorità finlandesi più di Airiston Helmi, una società che ha silenziosamente acquisito 17 proprietà intorno al Mare dell’Arcipelago, molte delle quali vicine a rotte marittime chiave e infrastrutture di telecomunicazione nei pressi del porto di Turku, sede dell’industria marittima e del comando navale finlandese.
La più sorprendente era l’isola di Sakkiluoto. La mattina del 22 settembre 2018, i residenti oltre il canale osservarono increduli elicotteri e motoscafi che sbarcavano centinaia di commandos mimetizzati sull’isola.
Ciò che gli investigatori trovarono fu straordinario. La proprietà disponeva di nove moli, un eliporto, telecamere di sicurezza e sensori di movimento, reti mimetiche e edifici simili a caserme, ciascuno dotato di parabole satellitari e attrezzature di comunicazione avanzate.
La Finlandia scelse di non antagonizzare direttamente Mosca, incriminando il proprietario russo della società, Pavel Melnikov, per frode. L’anno scorso gli è stata inflitta una condanna con sospensione della pena. Il governo russo ha respinto i sospetti di spionaggio, con l’ex presidente Dmitry Medvedev che ha sostenuto che solo una “mente malata” potesse trarre simili conclusioni. I politici finlandesi furono meno convinti, osservando che Airiston Helmi aveva anche acquistato mezzi da sbarco in surplus dalla marina del Paese.
Dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, affermano i funzionari, la Russia avrebbe in gran parte abbandonato progetti così grandiosi, concentrandosi invece sul replicare Airiston Helmi “in miniatura ma su larga scala”, trasformando centinaia, forse migliaia, di edifici altrimenti anonimi in tutta Europa in postazioni d’ascolto, case sicure e potenziali depositi di armi
Alcuni sono apertamente di proprietà dello Stato russo, sebbene destinati a scopi apparentemente benigni. I governi occidentali hanno iniziato a chiuderne diversi. La Polonia ha chiuso il consolato russo a Danzica lo scorso novembre, mentre la Gran Bretagna ha revocato lo status diplomatico a una tenuta di proprietà russa nell’East Sussex l’anno precedente, dopo che i vicini avevano segnalato il lancio di droni di sorveglianza dalla proprietà.
La Lettonia ha chiuso resort di epoca sovietica lungo la sua costa baltica per timore che potessero essere utilizzati come base per operazioni coperte
Più difficili da monitorare sono i numerosi immobili di proprietà di individui e società russe. In Norvegia, baite collegate a figure vicine al Cremlino sorgono vicino a siti militari sensibili nell’Artico. Tra queste vi sono abitazioni a Målselv Fjellandsby, con vista sulla base aerea di Bardufoss a Troms, una delle più importanti basi militari del Paese, dotata di hangar montani per proteggere gli F-35 lì schierati.
La Chiesa ortodossa russa – da tempo considerata dalle agenzie di intelligence occidentali strettamente allineata al Cremlino – ha acquisito proprietà vicino a basi navali e installazioni radar in Norvegia e Svezia, suscitando preoccupazioni di sicurezza.
Al di fuori della regione nordica, le agenzie di intelligence europee hanno segnalato acquisizioni legate alla Russia vicino a basi navali e vie d’acqua strategiche in Sicilia, a Creta e nella Grecia continentale, nonché in prossimità di siti sensibili a Londra, Parigi e Ginevra.
La Svizzera sta emergendo come motivo di particolare preoccupazione. Funzionari dell’intelligence affermano che operativi russi hanno utilizzato proprietà vicino a un istituto federale di protezione chimica che indagava sugli avvelenamenti di Salisbury per intercettare reti Wi-Fi e tracciare esperti di armi. È stato inoltre segnalato un aumento degli acquisti russi in villaggi vicino al Large Hadron Collider, nei pressi di Ginevra, alimentando timori di potenziali sabotaggi a linee elettriche e cavi dati.
Le agenzie di sicurezza affermano che vi sono crescenti prove che la Cina stia perseguendo una strategia simile – sebbene più limitata.
“La Russia lo fa da tempo, ma non è solo la Russia”, ha dichiarato Minna Ålander dello Stockholm Centre for Eastern Europe Studies, citando l’acquisto cinese di un hotel vicino a infrastrutture militari sensibili, tra cui una base aerea in Svizzera destinata a ospitare jet F-35. Sotto pressione degli Stati Uniti, l’esercito svizzero ha acquisito la proprietà nel 2024.
“Ora abbiamo una maggiore consapevolezza dell’esistenza di uno schema, ma penso che in Europa siamo ancora in una fase piuttosto iniziale di comprensione di questa strategia e di cosa fare al riguardo”, ha aggiunto Ålander.
Gli obiettivi della Cina, affermano i funzionari, sono più concentrati sulla sorveglianza a lungo termine. Posizionandosi vicino a rotte in fibra ottica, centri dati e nodi di comunicazione, Pechino mira a raccogliere dati cifrati oggi, partendo dal presupposto che in futuro parte di essi possa diventare leggibile con l’avanzare della tecnologia informatica.
Le ambizioni della Russia sono più immediate e più pericolose. I funzionari dell’intelligence avvertono che non si sta solo preparando a spiare, ma anche a colpire, potenzialmente lanciando attacchi coordinati con droni o sabotaggi da proprietà pre-posizionate in una futura crisi.
Non sarebbe troppo difficile, ha osservato Salonius-Pasternak, inviare operativi russi mascherati da gruppo di addio al celibato in una proprietà presentata come resort – come il covo di Sakkiluoto di Airiston Helmi – dove siano state occultate armi.
“Se avessi parlato così 15 anni fa, la gente avrebbe detto che hai visto troppi film di Tom Cruise”, ha detto Salonius-Pasternak. “Questo è cambiato. Come abbiamo visto in Ucraina, tendono a esserci molte operazioni prima che inizi la grande guerra.
Nonostante la portata della minaccia, gli analisti temono che gli Stati europei non stiano reagendo abbastanza rapidamente. Mentre Lettonia, Lituania e Norvegia hanno rafforzato i controlli ed Estonia prevede di introdurre restrizioni quest’estate, una proposta di divieto a livello UE sulla vendita di immobili ad acquirenti russi è fallita l’anno scorso a causa della resistenza di Stati preoccupati per le ricadute economiche.
Cipro, in particolare, avrebbe sollevato obiezioni, nonostante una serie di acquisizioni immobiliari legate a Mosca vicino a basi britanniche sull’isola.
Il risultato, avvertono gli esperti, è un mosaico di leggi pieno di punti ciechi,
aggravato dalla riluttanza delle agenzie di intelligence a condividere dati sensibili oltre confine.
“Finché il controspionaggio rimarrà nazionale, non riuscirà ad affrontare una minaccia che attraversa ogni confine nazionale in Europa”, ha dichiarato un funzionario della sicurezza.
(da telegraph.co.uk/)

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LA METAMORFOSI DI MELONI

Febbraio 25th, 2026 Riccardo Fucile

QUANDO IL POTERE SVELA LE CONTRADDIZIONI DEL SOVRANISMO DA ACCATTONI

In principio era la lotta agli “infami”. Poteri forti, traditori, sistema. Erano i tempi dei comizi incendiari, urlati con le vene a fior di pelle. Poi è arrivato il 2022 e la realtà ha bussato a Palazzo Chigi, scatenando nella nostra incendiaria una serie di epifanie a catena.
Ha scoperto, ad esempio, che i decreti legge d’urgenza e il voto di fiducia sono strumenti meravigliosi per decidere senza l’impiccio del Parlamento (ma Conte coi Dpcm in epoca Covid era un criminale). Ha capito che le accise e le tasse, un tempo ‘pizzo di Stato’, servono a pagare gli stipendi, compreso il suo. Ha rivalutato i poteri forti: quelli emersi dai file dell’archivio Epstein, con Bannon & C. impegnati a scardinare l’Europa, non si toccano. Perfino i pilastri della sua identità si sono sgretolati davanti alla convenienza: l’essere madre si è fermato ai confini geopolitici, permettendole di tacere sui bambini di Gaza, mentre l’essere cristiana pare non contare davanti ai bombardamenti degli asili, degli ospedali e degli edifici cristiani in Palestina.
Ma la scoperta più amara dev’essere stata la fallacia del sovranismo. Il termine suona bene: evoca indipendenza, petto in fuori, testa alta e tricolore al vento. In ‘Sovranistan’ siamo forti, bastiamo a noi stessi e possiamo permetterci di essere autoreferenziali; nel mondo reale invece, se Trump arriva gridando “America first”, ti devi piegare e dire che i dazi sono un’opportunità.
Siamo di fronte a un esperimento unico: la sovrapposizione quantistica di due Meloni diverse. All’estero sfila la statista pacata e gioviale che sorride ai giganti. Appena ritorna nel patrio suolo, cambia maschera e riprende l’esercizio del potere: delegittimazione del dissenso, manganellate agli studenti, disprezzo e risposte piccate per la stampa non sono segni di forza, ma lo specchio della sua impotenza fuori dai confini.
Come si regge il castello? Con la sindrome da accerchiamento, che le permette, nonostante la sempre maggior somiglianza con Draghi, di continuare a mostrarsi ai suoi come se fosse ancora in trincea insieme a loro: uno stato di perenne allerta contro il nemico.
In questa costante “mobilitazione contro”, oggi il nemico è la Magistratura. Il potere legislativo è già esautorato: 108 voti di fiducia da inizio legislatura parlano da soli. Ora è il turno dell’altro incomodo, perché se vivi la politica come esercizio di volontà assoluta, un potere indipendente che applica le leggi e non i desiderata del governo è un’anomalia da correggere.
Licio Gelli diceva “la magistratura deve essere un ordine, non un potere: il potere è del governo”. Oggi il venerabile arrossirebbe di fronte a cotanta riforma: il suo piano realizzato sotto le mentite spoglie di una giustizia migliore. La realtà è molto più semplice: nella degenerata idea di democrazia che i nostri condividono coi neri antenati, chi comanda non rende conto a nessuno.
(da Il Fatto Quotidiano)

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FACEVANO LA CRESTA SUI FONDI UE, CHIESTO L’ARRESTO DI 16 TRA DOCENTI UNIVERSITARI E RICERCATORI ITALIANI: “SI COMPRAVANO TV E CELLULARI”

Febbraio 25th, 2026 Riccardo Fucile

LE TANGENTI PER OTTENERE SMART TV E PC… LO SPECCHIO DI UN PAESE SENZA DIGNITA’ DOVE NON SI SALVA PIU’ NESSUNA CATEGORIA

La Procura Europea (Eppo) ha chiesto l’arresto di 16 persone tra docenti universitari, ricercatori e insegnanti, insieme a manager e dipendenti di società informatiche. Le accuse sono di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. L’indagine, coordinata dai pm dell’Eppo Gery Ferrara e Amelia Luise, riguarda la Sicilia e la Campania.
Appalti pilotati in cambio di un «tesoretto» per acquisti personali
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i docenti coinvolti avrebbero fatto in modo che gli enti pubblici presso cui lavoravano affidassero forniture di beni e servizi informatici a società predeterminate. In cambio, avrebbero ricevuto un «tesoretto» utilizzato per acquistare cellulari, smart tv e computer destinati a uso personale o regalati a familiari e conoscenti. La maxi indagine partita da Palermo tre anni fa con l’arresto di una preside del quartiere Zen, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica e pronta a imporre alla sua scuola di acquistare pc e tablet dalla R-Sore, società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sè e i suoi familiari. Grazie alle rivelazioni di una dipendente della s.p.a complice, Alessandra Conigliaro, i pm hanno allargato
l’indagine e hanno scoperto che il caso della dirigente palermitana (che nel frattempo ha patteggiato) era tutt’altro che isolato.
Chi sono gli indagati: docenti universitari, ricercatori e manager di società IT
Il provvedimento coinvolge figure provenienti dal mondo accademico e scolastico da un lato e dal settore delle forniture informatiche dall’altro. I 16 destinatari delle richieste di arresto ricoprono ruoli diversi, docenti, ricercatori, insegnanti, mentre sul versante privato figurano dirigenti e dipendenti delle società che avrebbero beneficiato degli affidamenti pilotati. Tra i docenti indagati: Corrado Leone del Centro Nazionale di Ricerca di Napoli e di Portici, Luigi Cembalo e Roberto Freda, rispettivamente professore ordinario presso il dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Napoli “Federico II” e assistente ricercatore dello stesso ateneo; Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell’Its fondazione Minoprio; Carlo Palmieri, presidente dell’Its Academy di Napoli ed Enrico Cafaro, docente del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche della Federico II.
L’inchiesta si concentra su due regioni del Mezzogiorno, Sicilia e Campania, dove sarebbero stati dirottati fondi di provenienza europea attraverso il sistema di appalti truccati. La competenza della Procura Europea sul caso deriva proprio dalla natura comunitaria delle risorse finanziarie coinvolte.
La R-Store e le ipotesi degli inquirenti
Al centro dell’indagine c’è la R-Store Spa, un’azienda Apple Premium Reseller, con sede a Napoli e con più di 32 punti vendita in Italia impegnata nello sviluppo digitale, attraverso la fornitura di beni e servizi di formazione a scuole e ad enti universitari. La società si avvaleva di uno specifico team costituito da diversi referenti che facevano capo a Mario Piacenti, tra gli indagati, e intrattenevano relazioni con numerosi istituti pubblicizzando l’azienda e cercando di accaparrarsi forniture di beni e servizi, come ad esempio dispositivi digitali e software informatici. Personaggio chiave della vicenda è l’amministratore delegato Giancarlo Fimiani, (anche per lui sono stati chiesti i domiciliari). Una sorta di deus ex machina, così lo definiscono gli inquirenti, che sfruttava le proprie conoscenze per accaparrarsi gare, anche di notevole importo, come nel caso dell’I.T.S. “Mia Moda Campania”. Piacenti invece teneva i contatti con i dipendenti sul territorio come la palermitana Alessandra Conigliaro, gola profonda dell’inchiesta.
(da agenzie)

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SONO SPARITI QUASI 2.500 PEZZI DI AEREI MILITARI ITALIANI: SI TRATTA DI COMPONENTI DEI CACCIABOMBARDIERI TORNADO E AMX E DEL C-130, PER UN VALORE STIMATO DI 17 MILIONI DI EURO

Febbraio 25th, 2026 Riccardo Fucile

I 2.500 PEZZI SAREBBERO SCOMPARSI TRA IL 2021 E IL 2023 DALLA BASE DI BRINDISI DOVE “GE AVIO” AVEVA PER CONTRATTO IL COMPITO DI MANUTENERE I VELIVOLI, MA NON RISULTANO PIÙ NEI MAGAZZINI E NON COMPAIONO NEI REGISTRI: PER GLI INQUIRENTI, POTREBBERO ESSERE FINITI IN BRASILE

La procura di Roma e la procura militare hanno aperto un’inchiesta sulla sparizione di quasi 2.500 pezzi di aerei militari: si tratta di componenti avioniche dei cacciabombardieri Tornado e Amx e del C-130, l’aereo da trasporto tattico dell’Aeronautica, per un valore stimato di 17 milioni di euro. La notizia è riportata oggi dal quotidiano La Repubblica, secondo cui ci sarebbero alcuni indagati per il reato di peculato, ovvero per l’appropriazione o la distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio.
Sulla vicenda l’Aeronautica militare – che ha anche nominato una commissione interna di accertamento tecnico – spiega di aver “fornito sin dall’inizio la piena e immediata disponibilità all’autorità giudiziaria civile e militare, con la quale sta fattivamente collaborando, mettendo a disposizione ogni elemento documentale e informativo utile a chiarire i fatti oggetto di verifica”.
Secondo gli accertamenti finora svolti dalle autorità giudiziarie, i 2.500 pezzi sarebbero scomparsi tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi dove Ge Avio aveva per contratto il compito di manutenere gli aerei da guerra. Il materiale non risulta più nei magazzini e non compare nei registri come presente. Un filone investigativo – sempre secondo il quotidiano – ipotizza una possibile destinazione verso il Sud America, in particolare il Brasile dei pezzi spariti in Italia.
L’Aeronautica ha specificato che “la gestione dei materiali aeronautici e delle relative procedure logistiche avviene attraverso rigorosi protocolli tecnico amministrativi e di tracciabilità conformi alla normativa nazionale e internazionale vigente. Eventuali anomalie o condotte individuali difformi, – qualora accertate nelle sedi competenti – e ogni eventuale responsabilità personale sarà trattata con assoluta fermezza, anche sotto il profilo disciplinare e amministrativo, nel pieno rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria”.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI SUL REFERENDUM SI GIOCA TUTTO (E ANCHE MOLTI SOLDI) , CON I SONDAGGI CHE DANNO IL “NO” IN VANTAGGIO, DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA NON SI BADA A SPESE E PER FINANZIARE LA MACCHINA ORGANIZZATIVA SI METTONO IN CAMPO RISORSE DI POCO INFERIORI A QUELLE STANZIATE PER LE POLITICHE (3 MILIONI E 436 MILA EURO)

Febbraio 25th, 2026 Riccardo Fucile

IL GRUPPO DI FDI ALLA CAMERA HA FINANZIATO 644 MILA EURO; QUELLO AL SENATO, UNA CIFRA DI POCO INFERIORE – CON LE MICRO-DONAZIONI, LA RETE DI COMITATI E LA COMUNICAZIONE DIGITALE, LA CIFRA AUMENTA

Milioni di follower. Una storia perfetta per diventare virale. Lo youtuber Ale Della Giusta pubblica un video: «Mi hanno occupato casa». Racconta l’angoscia, l’impotenza, la trafila. Chiama un avvocato che gli spiega cosa fare. C’è un disclaimer: quell’avvocato è anche un sindaco di Fratelli d’Italia.
Poi la scena si sposta in caserma: denuncia ai carabinieri con tanto di disperazione: «Mi hanno detto che sarà difficilissimo fare qualcosa». E infine, come per incanto, compare un cartellone per il Sì al referendum sulla giustizia. La morale è evidente: con questa riforma certe cose non succederebbero più. Solo che non era successo nulla. Nessuna casa occupata. Nessuna denuncia. Era tutto inventato. Una fiction
social costruita per orientare l’opinione pubblica. E anche se dopo arriverà il video di ammissione e scuse, il primo, quello con il cartellone del Sì, resta.
Seconda scena. Il presidente della Repubblica invita ad «abbassare i toni». Un richiamo alla sobrietà mentre lo scontro sulla giustizia si fa sempre più acceso. E la risposta arriva, più che abbassandoli i toni, amplificandoli con la cassa dritta. Come in discoteca. Anzi no, all’Ariston.
Visto che Fratelli d’Italia lancia una campagna che gioca con il Festival di Sanremo. Grafiche, citazioni, ironie. Magistrati e avversari politici messi in caricatura. La riforma costituzionale raccontata come fosse una gara canora.
Ma dietro il tono leggero c’è una macchina pesante. E costosa. Il gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha finanziato la campagna per il Sì con 644 mila euro; quello al Senato con una cifra leggermente inferiore.
Complessivamente circa un milione di euro proveniente dai fondi dei gruppi parlamentari, cioè risorse pubbliche destinate all’attività istituzionale, fattispecie che secondo alcuni non sarebbe legittima. Il capogruppo Galeazzo Bignami ha rivendicato la scelta: «Noi li impieghiamo anche per informare i cittadini». Non è l’unico capitolo. Forza Italia ha messo in campo un piano da circa un milione di euro tra affissioni 6×3, autobus di linea e turistici, maxi led nelle stazioni, una cinquantina di città coinvolte e centinaia di iniziative territoriali.
La fondazione Luigi Einaudi di Roma, tra i soggetti più attivi nel fronte del Sì con il comitato “Sì separa”, ha ricevuto uno stanziamento nella legge di bilancio da 1,2 milioni di euro per attività culturali. Tutti soldi pubblici. E non sono i soli.
È stata proposta una raccolta di contributi tra i singoli parlamentari per sostenere il comitato referendario. Si è discusso di micro-donazioni interne. Ci sono state resistenze, distinguo, tensioni tra gruppi. Alcuni hanno preferito finanziare direttamente la propria comunicazione, altri hanno frenato sull’idea di alimentare un comitato formalmente “civico” ma politicamente connotato. Il risultato è una campagna sostenuta da più canali, con sovrapposizioni e qualche attrito.
C’è poi un dato che dà la misura dell’investimento. Alle ultime elezioni politiche Fratelli d’Italia ha speso 3 milioni e 436 mila euro per l’intera campagna nazionale, come da rendiconto depositato presso la Corte dei Conti. Oggi, per il solo referendum, tra fondi dei gruppi parlamentari, iniziative nazionali, rete di comitati e
comunicazione digitale, la cifra complessiva si avvicina a quella soglia, per una consultazione confermativa su una riforma costituzionale.
(da Repubblica)

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MEDICI CUBANI IN CALABRIA, GLI USA MINACCIANO SANZIONI PER CHI LI FA ARRIVARE, OCCHIUTO CEDE E RINUNCIA A CHIEDERNE ALTRI

Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile

IL CAMBIO DI ROTTA DOPO LA VISITA DELL’AMBASCIATORE USA, A RISCHIO INTERI REPARTI E PRONTO SOCCORSO,,, TALMENTE SOVRANISTI CHE LA NOSTRA POLITICA SANITARIA LA DECIDE TRUMP

La salute dei calabresi è importante. Ma fino a quando non vengono toccati gli interessi di Trump e degli Stati Uniti. È stato un attimo per il governatore della Calabria Roberto Occhiuto passare dall’ “abbiamo già concordato con le autorità cubane” ad “abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici”. Nel mezzo gli incontri con gli emissari del governo statunitense, ma soprattutto la disastrata sanità calabrese che, senza i camici bianchi provenienti dall’isola comunista, rischia il default.
Gli effetti dell’embargo degli Stati Uniti contro Cuba, infatti, toccano anche la Calabria che corregge il tiro, rischiando di mettere in discussione una delle poche iniziative che, sebbene non abbia rappresentato la soluzione per uscire dal piano di rientro e dal commissariamento, ha sicuramente dato negli ultimi anni una boccata di ossigeno ai medici calabresi.
Ma andiamo con ordine. Nella Regione dove i concorsi continuano ad andare deserti (in quello del 2024 su 145 posti sono stati assunti solo 90 medici), dove i bandi certificano i numeri dell’emergenza (l’ultimo è per 705 medici) e dove il percorso per superare i problemi contabili nei bilanci di alcune Asp “ha avuto origine deduttiva”, i medici cubani sono diventati fondamentali: attualmente sono tra i 300 e i 400 e l’obiettivo era quello di arrivare fino a 1000. Se vanno via Occhiuto può chiudere interi reparti e pronti soccorsi di mezza Calabria.
Tutto è iniziato lo scorso ottobre quando alla Conferenza delle Regioni arriva una nota del ministero degli Esteri, trasmessa attraverso la presidenza del Consiglio. Sullo sfondo ci sono le minacce dell’amministrazione Trump per chi fa lavorare i
medici cubani. In quella lettera, infatti, si faceva riferimento a “sanzioni specifiche, come il divieto di ingresso negli Stati Uniti, per i funzionari di paesi terzi coinvolti nella contrattazione di missioni mediche cubane gestite dal Ministero della Sanità cubana”. In sostanza, a “marzo 2025 il governo statunitense ha confermato l’entrata in vigore delle restrizioni sui visti americani nei confronti di funzionari di Paesi terzi (e loro diretti familiari) che abbiano a vario titolo agevolato l’arrivo, nei loro rispettivi Paesi, di missioni mediche cubane e quindi di personale medico non contrattualizzato individualmente”, ma “ricorrendo alla intermediazione dello Stato cubano (tramite la predetta CSMC S.A.)”. Il riferimento è alla Comercializadora de Servicios Médicos S.A. che è proprio quella con cui ha stretto l’accordo la Regione Calabria. Accordo che è stato rivendicato da Occhiuto nelle sue “linee programmatiche per il governo regionale 2025-2030” firmate lo scorso 19 novembre.
In una prima fase, infatti, il presidente della Regione sembrava voler tenere la barra dritta mettendo al primo posto la salute dei calabresi, per le cui cure fuori Regione l’ente, stando ai dati ufficiali del Fondo sanitario nazionale e di quello regionale, nel 2024 ha pagato 304 milioni di euro.
Le parole di Occhiuto, tre mesi fa, non lasciavano dubbi sulle sue intenzioni di proseguire l’esperienza con i medici cubani. D’altronde, il loro contributo, nelle linee programmatiche della Regione, è stato da lui definito “preziosissimo” perché i medici cubani “rappresentano un supporto fondamentale per far fronte alle carenze e per assicurare assistenza là dove era più urgente”. Sembrava scontata, quindi, la decisione di andare avanti. Tutto era stato messo nero su bianco agli atti della Regione Calabria: “Abbiamo già concordato con le autorità cubane uno sviluppo dell’accordo sottoscritto negli scorsi anni, che prevede la selezione di ulteriori camici bianchi fino ad arrivare alla cifra complessiva di 1.000 medici cubani in Calabria. Come abbiamo già fatto in questi anni, verrà prorogato il termine per poter ospitare questi professionisti fino a quando il nostro maxipiano di reclutamento dei medici (quello delle 705 assunzioni, ndr) non ci darà piena autonomia”.
Fin qui un Occhiuto galvanizzato dalla vittoria alle elezioni regionali e dalla riconferma alla guida della Calabria. Passano tre mesi e la barra inizia a piegarsi così tanto che “lo sviluppo dell’accordo già concordato con le autorità cubane” viene sacrificato sull’altare degli Stati Uniti che hanno intenzione di strangolare Cuba con l’embargo, anche a costo di spiegare a un presidente di una Regione italiana cosa deve fare.
È lo stesso Occhiuto, infatti, che dà la notizia dell’incontro avuto nel suo ufficio a Catanzaro con l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, e con il console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli Terrence Flynn. Sarebbe stato troppo mettere alla porta i cubani dopo aver ricevuto il loro aiuto. Meglio parlare prima di “strade alternative”, sottolineando quanto sono stati utili, e poi dargli il benservito “per procura”.
Con i due emissari Usa, infatti, Occhiuto dice di avere “avuto un lungo e cordiale colloquio, parlando delle urgenti necessità della sanità calabrese e delle complessità riguardo la missione dei medici cubani. Ho detto ad Hammer che i medici cubani, che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria, sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà”. “Ai miei interlocutori – si legge sempre nella nota stampa – ho anche spiegato che avevo in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1000 camici bianchi caraibici”.
Occhiuto “aveva in animo” ma non ce l’ha più. E qui inizia la “messa in riga” della Regione Calabria. “Nelle ultime settimane, però”, dice ancora, “anche in ragione di una proficua collaborazione instaurata con il Dipartimento di Stato Usa e con il consolato americano, abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici, e lo abbiamo fatto attraverso la pubblicazione (avvenuta a metà gennaio) di una manifestazione di interesse che si rivolge a tutti i camici bianchi Ue ed extra Ue che vogliano venire a lavorare in Calabria”.
“Ho detto ad Hammer – conclude Occhiuto – che i medici stranieri sono assolutamente necessari, ma che la nostra Regione è disponibile ad accogliere tutti i medici (comunitari, extracomunitari, cubani non vincolati alla missione già esistente) che in autonomia vogliano venire a lavorare in Calabria, ed è disponibile a dare loro tutto il supporto logistico ed economico che abbiamo già garantito ai medici cubani che da qualche anno vivono da noi”.
La giravolta è servita ed era stata anticipata da alcune dichiarazioni rese all’Ansa da Occhiuto in merito alle presunte pressioni esercitate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, su diversi Paesi, tra i quali l’Italia, affinché venga interrotto l’impiego di medici cubani. “Una cosa è certa, – aveva detto il governatore – i medici cubani attualmente in servizio in Calabria resteranno anche nei prossimi anni. Sono stati, sono e continueranno a essere determinanti per garantire il funzionamento dei pronto soccorso e per mantenere aperti tutti gli ospedali della nostra regione. Avevamo un accordo per arrivare a mille medici caraibici in totale. Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi medici stranieri per la Calabria, fino appunto ai 1.000 che ci servono, non abbiamo ovviamente alcuna preclusione: anzi, siamo pronti ad accogliere a braccia aperte chiunque voglia contribuire al rafforzamento del nostro sistema sanitario regionale”.
Tradotto: se gli Stati Uniti ci mandano altri medici per noi vanno pure bene. Il tema però va oltre quello della sanità calabrese. Lo centra Angelo Bonelli di Avs che chiede alla “presidente Meloni se intende protestare con Trump per far rispettare la sovranità italiana? Il governo italiano chiarisca con fermezza che le politiche sanitarie del nostro Paese non si decidono a Washington”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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VANNACCI VA A BRACCETTO CON LE SVASTICHELLE TEDESCHE ED ENTRA NEL GRUPPO EUROPEO “ESN”, LA FAMIGLIA FONDATA DALL’AFD: “MI RICONOSCO TOTALMENTE NEI PRINCIPI E NEGLI IDEALI DI QUESTO GRUPPO” (QUALI PRINCIPI? IL RITORNO AL NAZISMO?)

Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile

IL GENERALE “TRADITORE” DI SALVINI SPEDISCE UN MESSAGGIO ALLA MELONI: “OGGI ‘FUTURO NAZIONALE’ CAMMINA SULLE SUE GAMBE E DA SOLO. AL MOMENTO IL MIO PARTITO NON FA PARTE DI NESSUNA COALIZIONE”

Il generale Roberto Vannacci entra ufficialmente nel gruppo Esn, la famiglia sovranista fondata dall’AfD, lo annuncia il capogruppo Rene Aust, in conferenza stampa a Bruxelles. “E’ un onore, mi riconosco totalmente nei principi e ideali di questo gruppo”, ha aggiunto Vannacci in conferenza stampa.
“Io al momento non faccio parte di nessuna coalizione – dice Vannacci – il mio partito non fa parte di nessuna coalizione. Il partito è appena nato e sostanzialmente sta per prendere piede. Oggi Futuro Nazionale cammina sulle sue gambe e da solo”.
E aggiunge: “Io ho votato la fiducia perché questo governo è il meno peggio, ma io non mi accontento del meno peggio, voglio di meglio per i miei figli e per l’Italia”.
“Io ho votato contro il prestito all’Ucraina – attacca il generale filo Putin – coerentemente con le mie posizioni. Sono quattro anni che noi continuiamo a perseguire una strategia che non porta a niente: l’esercito russo avanza e questa è una strategia perdente. Ci sarebbe il modo di invertire questa tendenza: si potrebbe far entrare la Nato in guerra e mandare a combattere i miei figli e i nostri figli a morire per Kiev, ma io non credo questa possibilità si debba prendere in considerazione”.
l senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva molto impegnao sui temi della sicurezza nazionale: “Oggi il nuovo partito guidato dal generale Vannacci entra ufficialmente nel gruppo Esn, la famiglia politica europea fondata da Alternative fur Deutschland. Un partito che è stato classificato dai servizi segreti tedeschi come un movimento antidemocratico e a rischio eversivo, e che è diventato in Germania il crocevia tra il Parlamento e la composita galassia dell’estremismo neonazista, che si sta muovendo sul piano sociale per logorare l’intero tessuto democratico del Paese più grande d’Europa. Ma, al tempo stesso, Futuro Nazionale è nel perimetro del governo Meloni, ne ha votato la fiducia al suo battesimo parlamentare, e si riconosce nel sostegno all’esecutivo italiano sia pure sfidandolo sulle posizioni filoputiniane e apertamente razziste come la remigrazione, che non a caso è un cavallo di battaglia di AfD. Quindi – prosegue Borghi – va posto un problema politico a Giorgia Meloni: va tutto bene ad avere in maggioranza un partito con tali caratteristiche?
(da agenzie)

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SLOGAN, “MELE MARCE” E FIGURE DI MERDA: DA SALVINI A MELONI FINO A PIANTEDOSI, DOPO L’UCCISIONE DEL PUSHER MANSOURI, NEL GOVERNO ERANO SUBITO CORSI AD ATTACCARE I MAGISTRATI CHE AVEVANO INDAGATO L’AGENTE. ORA CHE CINTURRINO È STATO ARRESTATO, È UNA CORSA IMBARAZZATA A CANCELLARE POST E FARE DIETROFRONT

Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile

LA CAPRIOLA DEL LEADER LEGHISTA, PASSATO DA “SONO DALLA PARTE DEL POLIZIOTTO SENZA SE E SENZA MA” A “SE L’AGENTE HA SBAGLIATO DEVE PAGARE PIÙ DI TUTTI”… LA FIGURACCIA DEI GIORNALISTI CHE IN TV HANNO CAVALCATO IL CASO PER FARE DA MEGAFONO ALLA DESTRA: NICOLA PORRO, PAOLO DEL DEBBIO, TOMMASO CERNO

Post invecchiati malissimo, video cancellati alla velocità della luce, capriole, dietrofront. Figure di palta e parole che, rilette adesso, sembrano la sceneggiatura di un film distopico. La svolta su Rogoredo diventa un boomerang per la destra securitaria e, in alcuni casi, xenofoba. Da Salvini a Meloni, da Piantedosi a Bignami, da Gasparri a Vannacci: sono alcuni dei politici che, dopo l’uccisione di Abderrahim Mansouri il 26 gennaio, avevano preso da subito la difesa del poliziotto Carmelo Cinturrino.
Salvini uno: «Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma» (26 gennaio, mezz’ora dopo l’omicidio); «Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato!», (27 gennaio); «Quel
poliziotto sta soffrendo, scorretto fare politica sulla pelle di chi ha fatto il suo lavoro», (29 gennaio, il “capitano” tuonava contro Schlein).
Salvini due, ieri. In triplo salto carpiato: «Se l’agente ha sbagliato deve pagare più di tutti, ben vengano le indagini se servono a scoprire una mela marcia su cento». Non male per uno che aveva parlato di «inchiesta odiosa».
A fare da gran cassa alla linea-Salvini, il 27 gennaio, era stato il suo allora vice Roberto Vannacci, oggi leader di Futuro nazionale. Ecco il post su Fb con video-rivisitazione del film “Per un pugno di dollari”: «Codice Sergio Leone. Quando un delinquente con la pistola a salve incontra un poliziotto con la pistola vera, il delinquente è un uomo morto». Poi l’ex generale chiosa: «La remigrazione salva vite».
Tra gli autori di dichiarazioni precipitose, o sfortunate, vanno citati il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami, il senatore di FI Maurizio Gasparri («Totale solidarietà al poliziotto»). E la premier, Giorgia Meloni.
Piantedosi: «Con lo scudo penale gli agenti e anche quel poliziotto avrebbero potuto usufruire del beneficio dell’onere della prova». Tradotto: non sarebbero stati indagati.
Bignami: «Esprimo vicinanza al poliziotto, lo facciano tutti i partiti, perché su chi ogni giorno garantisce la legalità e la sicurezza della nazione non possono esserci divisioni».
Meloni (ospite il 5 febbraio a Diritto e Rovescio): «Qualche giorno fa un agente spara a uno spacciatore che gli puntava addosso una pistola. Quell’agente viene indagato per omicidio volontario, mentre il signore che è agli arresti domiciliari — la premier parla dell’antagonista che a margine della manifestazione pro Askatasuna a Torino ha preso a martellate un agente — è indagato per violenza contro pubblico ufficiale. Questo doppiopesismo di certa parte della magistratura rende un po’ difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini».
Su Rogoredo alcuni programmi tv hanno strillato per giorni. Nel rumore di fondo dei soliti megafoni governativi — Nicola Porro, Mario Giordano, Paolo Del Debbio, Giuseppe Cruciani, Tommaso Cerno — il più convinto frontman è stato il segretario generale del Siulp di Varese, tal Paolo Macchi
Il 2 febbraio interviene a Fuori dal Coro su Rete4. Punta una pistola verso la telecamera. «Guardatela bene, è solo un giocattolo ma se ve la puntassero contro in un bosco di notte parlereste ancora di eccesso di difesa?». Inquietante. «Se ci chiamate forze dell’ordine, un motivo c’è. Se non vi piace l’uso della forza allora disarmateci».
Che imbarazzo, ora, dopo le indagini. Lo stesso che deve aver provato, forse, l’europarlamentare leghista Silvia Sardone. Ieri ha cancellato il video social nel quale proponeva di conferire una medaglia al poliziotto Cinturrino. «E indagato per omicidio volontario, assurdo… Ha fatto bene, ha fatto il suo lavoro…Cosa doveva fare, chiedere allo spacciatore “scusa la pistola è vera o falsa?”».
(da Repubblica)

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TRA NEBBIA, NEVE E PARA’, COSI’ LE BRIGATE D’ASSALTO UCRAINE STANNO SORPRENDENDO IL MONDO

Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile

A 4 ANNI DALL’INVASIONE, KIEV AVANZA NEL SETTORE MERIDIONALE DEL FRONTE: HA RIPRESO 400 CHILOMETRI QUADRATI ALLE FORZE RUSSE

Nel quarto anniversario dall’invasione, Kiev ottiene sul campo il maggiore successo dall’estate 2024 grazie all’avanzata nel settore meridionale del fronte
In un messaggio pubblicato sui social, il generale Oleksandr Syrsky, comandante dell’esercito ucraino, ha annunciato che l’esercito ucraino ha riconquistato terreno sull’esercito russo.
«Dalla fine di gennaio di quest’anno, sul fronte di Oleksandrivka, le forze d’assalto aviotrasportate e le unità adiacenti hanno ripreso il controllo di 400 km² di territorio e otto città», ha scritto.Il nemico «continua a esercitare pressione», utilizzando piccoli gruppi d’assalto per infiltrarsi nelle posizioni ucraine, oltre a artiglieria, droni e, in alcune aree, veicoli blindati, ha aggiunto Syrsky.
(da agenzie)
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