BORRELLI: “NE TROVIAMO SOLO UNO SU DIECI, I POSITIVI IN ITALIA POTREBBERO ESSERE 600.000”
“SULLE MASCHERINE SIAMO ARRIVATI TARDI”
Dieci casi non censiti per ogni contagio da coronavirus certificato. Per il capo della Civile, Angelo Borrelli, è un rapporto “credibile”. Lo sostiene in un’intervista a Repubblica nella quale spiega:
“Il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante” e “fin dall’inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale”.
Come nel caso “della comitiva del Lodigiano che il 23 febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull’isola”.
Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha la stessa teoria: “Temo che l’ipotesi di Borrelli possa essere molto vicino alla realtà , anche se non abbiamo dati sicuri per poterlo dire, ma i contagiati sono molti di più di quelli registrati ufficialmente”, ha detto ad Agorà su Rai3.
La Protezione civile, aggiunge Borrelli, “ha bisogno di rapidità ” perchè “non siamo burocrati, ma come si diceva nel 1915, volontari del Regno che devono godere della fiducia dei governanti e della nazione”. Poi chiosa: “Sulle mascherine siamo arrivati tardi”.
Alla domanda su quanti siano davvero i contagiati, 63 mila o di più, Borrelli risponde che “il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”, ciò che porterebbe la quota a un numero impressionante di 600 mila.
Ma allora, ha senso continuare a dare i dati sul numero dei positivi ogni giorno alle 18? All’interrogativo il capo della Protezione civile dice:
“Mi sono posto anch’io il problema e ricevo molte mail che mi chiedono di fermarci. Possono essere dati imperfetti – prosegue Borrelli – ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità , è un impegno che ho preso con il Paese”. Poi aggiunge: “Se ora ci fermiamo ci accuserebbero di nascondere le cose”.
(da agenzie)
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