Novembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
L’APPELLO DEL GUARDIAN AI TIFOSI INGLESI PER L’AMICHEVOLE CON LA FRANCIA: “IMPARATE L’INNO”
La Marsigliese intonata da uno stadio intero. 
Un coro all’unisono, in cui si uniranno 70mila persone, sugli spalti di Wembley. Verranno ricordate così le vittime di Parigi prima dell’amichevole Inghilterra-Francia di martedì.
L’appello arriva dal Guardian, che ha chiesto ai tifosi di casa di imparare a memoria l’inno francese, pubblicando sul suo sito il testo.
Che scorrerà anche sui maxi schermi dello stadio. «Se avete un biglietto per il match di Wembley è ora di imparare la Marsigliese e mostrare che cos’è la fraternitè», ha twittato il giornalista televisivo Mark Pougatch.
La sfida era in dubbio dopo la strage di venerdì, ma la Federcalcio transalpina ha insistito: «Giochiamo, è il modo migliore per rendere omaggio alle vittime». E per non arrendersi di fronte al terrorismo.
Oggi la squadra di Deschamps atterrerà in una Londra blindata.
Lo stadio, vestito con i colori francesi, sarà sorvegliato da straordinarie misure di sicurezza.
All’esterno la scritta «Libertè, Egalitè, Fraternitè», che dalla notte di venerdì ricorda i 129 morti innocenti di Parigi.
(da “La Stampa”)
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Novembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
LA GUARDIA CHE HA SVENTATO LA STRAGE NELLO STADIO E IL CAMERIERE CHE HA SALVATO DUE VITE
Le guerre chiamano gli eroi.
Il più celebrato, a Parigi, è un addetto alla sicurezza dello Stade de France, a Saint Denis: Zouheir, musulmano, ha fermato all’ingresso del cancello D il primo dei tre attentatori: voleva penetrare nello stadio affollato di 80 mila persone, per Francia-Germania.
Aveva il biglietto in mano, ma per entrare allo Stade bisogna passare i tornelli e la perquisizione degli agenti. Zouheir si è accorto che quel giovane dai tratti mediorientali aveva qualcosa sotto il vestito.
Un giubbotto esplosivo, fabbricato con esplosivo militare più pile, detonatore e bulloni. L’uomo è scappato, Zouheir ha dato l’allarme. L’uomo si è allontanato dallo stadio correndo lungo Avenue Jules Rimet e si è fatto esplodere.
Due morti, se stesso e un barista portoghese di 62 anni.
L’addetto alla sicurezza Zouheir non l’aveva inseguito, doveva tenere sotto controllo il tunnel che porta all’ingresso dei giocatori.
Gli altri due kamikaze si faranno esplodere all’esterno del cancello H e vicino a un McDonald’s: 45 feriti.
Il Teatro Bataclan – 89 morti – ha formato diversi eroi quel venerdì notte.
Un commissario di polizia con il suo autista ha abbattuto uno dei tre terroristi all’interno della sala da ballo, pochi minuti prima che arrivasse la brigata d’assalto.
Il poliziotto è entrato, tra le urla e la fuga dei millecinquecento, si è riparato dietro un pilone quando il terrorista gli ha sparato addosso e poi gli si è buttato contro, lo ha travolto, costringendolo a smettere di tirare sul pubblico.
Poi, il terrorista, si è fatto esplodere.
Nicolas Catinat, 37 anni, raccontato su Twitter come un ragazzo coraggioso, “è morto per proteggere gli amici”.
Gli amici di Domont, nell’Ile de France, con lui al Bataclan. Poi c’è Bruno, lui evocato su Facebook.
Il disegnatore grafico “Picolo Clem”, Clèment, lo ha cercato, per ringraziarlo: “Un uomo ha salvato la mia donna, Edith, venerdì al Bataclan”, ha scritto. “L’ha spinta sulle poltrone, l’ha protetta con il suo corpo. Poi se n’è andato, non l’avevo mai visto. So che si chiama Bruno”.
Dopo alcune ore Bruno si è fatto vivo. E Clèment può scrivere: “Non ci resta che bere un bicchiere insieme”.
Il cameriere Safer ha salvato due donne, il giornalista di Le Monde Daniel Psenny dopo aver filmato i sopravvissuti in fuga dal suo appartamento sopra la sala concerti, ha aiutato una donna incinta.
Poi un proiettile gli ha attraversato un braccio.
Corrado Zunino
(da “La Repubblica”)
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Novembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
“INDIPENDENTE DA SEMPRE, A 16 ANNI ANDO’ A LAVORARE IN UN PANIFICIO, VOLEVA GUADAGNARSI I SOLDI PER VIAGGIARE”
“Dovevamo sentirci quella sera, ma non ce l’abbiamo fatta. Valeria era così, sempre in
movimento, sempre entusiasta”.
Luciana Milani, madre di Valeria Solesin, non avrebbe mai immaginato che tra loro non ci sarebbe stata più nessuna telefonata.
Signora Luciana, quando ha sentito Valeria per l’ultima volta?
“La sera prima della strage. Anche se non ci chiamavamo spesso, anche se era da tanti anni lontana, la sua era una presenza costante”
Cosa racconterà di lei a chi non l’ha conosciuta?
“Parlerò di una persona meravigliosa, intelligente, curiosa della vita. A 19 anni è andata via di casa e da allora è stata sempre in giro. La porteremo sempre nel cuore come figlia, ma anche come studiosa e come cittadina. Mancherà anche al nostro Paese”.
Era anche impegnata nel volontariato.
“Studio e impegno erano per lei la stessa cosa. Da studentessa ha iniziato a collaborare con Emergency. E a Parigi andava per strada ad aiutare i clochard. Diceva che era un modo per conoscere la città ed essere d’aiuto”
Perchè aveva deciso di lasciare l’Italia?
“Era molto indipendente. A 16 anni è andata a lavorare in un panificio per guadagnarsi i soldi per viaggiare, senza pesare sulla famiglia”.
Cosa le diceva di Parigi?
“I primi anni sono stati duri, perchè era lì da sola. Poi, con Andrea, si è integrata benissimo. Ricordo la sua felicità dopo aver partecipato alla maratona in Bretagna”.
È cambiato qualcosa dopo l’attentato a Charlie Hebdo?
“Ha continuato a vivere come prima. Ricordo che si è subito preoccupata di mandarmi un sms per dire che stava bene, io non sapevo ancora nemmeno cos’era successo. Venerdì sera, invece, non abbiamo ricevuto nulla. Ma abbiamo sperato fino alla fine che non fosse lì..”.
Ha parlato con Andrea?
“Certo. Ora i suoi genitori sono qui da noi. Pensi che ci siamo conosciuti solo in questo momento così tragico”.
Andrea le ha detto cos’è successo?
“Ne abbiamo parlato, ma lui è ancora molto scosso. Non deve sentirsi in colpa, ha fatto quello che ha potuto per salvare Valeria. La perdita più grande è per lui”.
Quando ha visto l’ultima volta sua figlia?
“Ad agosto, era tornata a casa per il matrimonio di una compagna di scuola”.
C’è un’immagine di Valeria che le ritorna in mente in queste ore?
“Ce n’è una che mi ricorda la sua grande indipendenza. A 16 anni doveva partire per il Canada. La rivedo in aeroporto che, dopo i saluti, va all’imbarco. E non si gira più verso di noi”.
Sandro De Riccardis
(da “La Repubblica”)
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Novembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
ARSENALE RINVENUTO A LIONE…L’INUTILE BOMBARDAMENTO A RAQQA SU SITI DISMESSI…IDENTIFICATO IL QUARTO ATTENTATORE: RISIEDEVA IN FRANCIA
A tre giorni dagli attacchi terroristici del 13 novembre a Parigi, il governo francese ammette di
sapere che “si stavano preparando attentati non solo in Francia ma in tutta Europa”.
E nella notte vengono fatti oltre 150 blitz in diverse città francesi, con arresti e ritrovamento di depositi di armi.
A parlare questa mattina alla radio Rtl è stato il premier Manuel Valls. La strage di Parigi, ha sottolineato “è stata pensata, pianificata, organizzata dalla Siria”.
Il Paese potrebbe essere ancora colpito nuovamente “nei prossimi giorni, nelle prossime settimane”, ha detto il primo ministro. “Dobbiamo prepararci a vivere a lungo con questa minaccia”, ha aggiunto Valls, preannunciando “nuove reazioni francesi”.
Nella notte, infatti, la Francia ha bombardato Raqqa, una delle roccaforti dell’Is nel Nord della Siria. In un’operazione congiunta con le forze statunitensi, i raid hanno preso di mira e distrutto una postazione di comando, un centro reclutamento per jihadisti, un deposito di armi e un campo di addestramento per terroristi, secondo quanto segnalato dal ministero della Difesa francese.
L’Is ha invece fatto sapere che i bombardamenti non hanno causato vittime e hanno colpito obiettivi che in realtà erano “siti da tempo abbandonati”.
Secondo il primo ministro francese, inoltre, nuovi attacchi verranno pianificati “non soltanto contro la Francia ma anche contro altri paesi europei”.
Come detto all’inizio, in tutta la Francia sono in corso da questa notte numerose operazioni anti-terrorismo con sei arresti a Grenoble, tre a Tolosa e cinque a Lione, dove è stato trovato un arsenale con fucili Kalashnikov e lanciarazzi.
Il governo francese ha decretato lo “stato di urgenza”, che consente alla polizia di velocizzare le ricerche dei sospetti.
Francia e Belgio hanno emesso ordini per l’arresto di un jihadista sospettato per gli attentati di venerdì a Parigi, Abdeslam Salah, sfuggito a un’operazione a Bruxelles, in cui diverse persone sono state arrestate, tra cui il fratello Mohamed. Salah, 26 anni, nazionalità francese anche se residente in Belgio, è colui che ha affittato la macchina in Belgio, una Volkswagen Polo, utilizzata dai terroristi che hanno attaccato la sala concerti Bataclan.
L’ipotesi è che all’operazione abbiano partecipato una dozzina di persone.
Un altro dei terroristi delle stragi di venerdì sera a Parigi sarebbe stato identificato dalla polizia francese, secondo radio Rmc.
Si tratterebbe, a quanto sembra, di un uomo noto come Samy, che era residente con la famiglia nella Seine-Saint-Denis, la banlieue di Parigi.
Insieme ad altri due kamikaze, fra i quali Omar Mostefai, si è fatto saltare all’interno del teatro Bataclan. Sarebbe il quarto attentatore identificato.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
L’INTELLIGENCE BELGA AVREBBE INDIVIDUATO IN ABDELHAMID IL REGISTA DEL COMMANDO
L’intelligence belga avrebbe individuato il regista degli attentati di Parigi: si tratterebbe, riferisce la France Presse citando il sito di rtl.Be di Abdelhamid Abaaud, considerato il cervello della cellula terroristica smantellata a Verviers all’inizio dell’anno.
Di origine marocchina, 28 anni, viveva a Molenbeek-Saint-Jean ed è irreperibile da mesi.
Sarebbe lui il vero regista degli attacchi a Parigi, in diretto contatto con i kamikaze durante l’azione di venerdì sera.
Secondo quanto riporta la stampa belga, almeno due dei terroristi di Parigi erano amici di Abaaoud, ed avevano commesso insieme piccoli crimini a Bruxelles tra il 2010-2011.
Abaaoud è scappato in Siria dopo che i belgi hanno abbattuto la sua cellula a gennaio.
Le tracce di Abaaud sono state perse all’inizio del 2015 in Grecia.
Dopo lo smantellamento della cellula di Verviers sarebbe partito per la Siria, per unirsi ai ranghi dello stato islamico.
E’ stato lui stesso a riferirlo a Dabiq, la “rivista” in inglese dell’Isis.
Secondo il quotidiano de Standaard, il suo nome compare in vari fascicoli di inchieste per reati commessi a Bruxelles nel 2010 e 2011, assieme a quello di Brahim Abdeslam – il kamikaze che si è fatto esplodere a Parigi su boulevard Voltaire. Entrambi hanno vissuto a Molenbeek.
Noto anche con lo pseudonimo di Abu Omar al-Baljiki, Abdelhamid Abaud compare in un video in cui l’Isis di vanta di commettere atrocità varie, parlando con gli occhi rivolti direttamente alla telecamera mentre è al volante di una veicolo che trascina cadaveri mutilati verso una fossa comune.
Il presunto cervello degli attentati parigini era stato condannato in contumacia a 20 anni di prigione lo scorso luglio a Bruxelles, in un processo sulle filiali di reclutamento di jihadisti in Belgio, destinati a partire per la Siria.
Ha fatto molto scalpore la notizia, nel 2014, del “rapimento” del fratello minore, che Abdelhamid Abaud ha portato in siria all’età di 13 anni e poi diventato noto come “il più giovane jihadista al mondo”.
Il padre, Omar Abaaud, si è costituito parte civile contro il figlio maggiore.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
“NON ESISTE ALCUNA GUERRA DI RELIGIONE O DI CIVILTA’, SIAMO DI FRONTE A UNA ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA”… “PROFUGHI E MUSULMANI NON C’ENTRANO NULLA CON L’ISIS”
E’ presto per qualsiasi tipo di deduzione. Il molteplice attacco parigino è stato un vero e proprio atto di guerra, per molti aspetti più grave ancora dell’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. Tralasciamo ogni considerazione accessoria, che sarebbe ormai superflua, e atteniamoci ad alcuni fatti.
Primo: l’IS — prendendo come buona la sua rivedicazione di responsabilità — non è un vero stato riconosciuto come tale a livello internazionale, per quanto si stia dotando di molti strumenti istituzionali che vorrebbero abilitarlo a comportarsi come tale: è un’organizzazione criminale che sta comportandosi in modo terroristico all’interno di due stati internazionalmente riconosciuti e legittimi, la Siria e l’Iraq, per quanto le loro istituzioni siano a loro volta compromesse e il loro funzionamento problematico.
Se la Francia o l’Unione Europea, ritenendosi attaccate direttamente e in modo così brutale, volessero reagire, non potrebbero certo dichiarargli guerra; nè attaccare militarmente territori che appartengono a due stati diversi, salvo compiere prima tutta una serie di atti politici e diplomatici.
In territorio irakeno agisce una coalizione militare che contrasta — poco e male — l’IS con il consenso del governo di Baghdad.
In Siria, l’intervento militare russo si è svolto — con efficacia — su richiesta del governo di Damasco.
I propositi belluini manifestati adesso da vari politici (“andar lì e attaccare”, o baggianate del genere) sono fuori della realtà .
Secondo: all’IS non si può attribuire a tutt’oggi (qualunque siano l’entità e la frequenza delle sue minacce e delle sue vanterie) il controllo e la gestione di alcuna rete terroristica. Ammesso che nel mondo occidentale vi siano cellule terroristiche ad esso affiliate, nulla sappiamo sulla qualità e sulle modalità dei loro rapporti di dipendenza con la supposta centrale.
Per quanto a tutt’oggi ne sappiamo, per i territori che esso non controlla direttamente, l’IS agisce “in franchising”: vi sono gruppi che adottano la sua sigla e la sua bandiera, insomma il suo trade mark, ma agiscono dove si trovano in piena autonomia.
Quelle eventuali reti terroristiche e i loro fiancheggiatori, sostenitori e complici vanno individuati e contrastati in loco: con adeguate operazioni d’intelligence e d’infiltrazione. Chi parla di “colpire le centrali del terrorismo” non sa quelle che dice.
Contro questo tipo di nemico, in questa “guerra asimmetrica”, non servono nè divisioni corazzate, nè missili, nè aerei, nè droni.
Terzo: criminalizzare con un’indiscriminata ostilità e con un’ingiustificata presunzione di complicità associazioni o centri di cultura musulmani è illegittimo sul piano civico e giuridico, insensato su quello tattico-strategico.
Le stragi parigine non sono un episodio di alcuna “guerra di religione”, di alcuno “scontro di civiltà ”: sono il risultato delle mosse di un’organizzazione criminale che sta facendo proselitismo sulla base di una tesi ideologica, quella che tratta l’Islam non come una fede religiosa bensì come un’ideologia e postula arbitrariamente la necessità che tutti i musulmani sunniti del mondo (un miliardo e mezzo circa) si riuniscano in una sola umma (“matria”, comunità ) per combattere sia gli “atei”, gli “idolatri”, i “crociati” (cioè i vari non-musulmani del pianeta), sia gli sciiti (perchè la fitna, la guerra civile antisciita, fa parte del programma del califfo esattamente come di quelli arabo-saudita e qatariota).
La stragrande maggioranza dei musulmani di tutto il mondo è del tutto estranea a questa follìa: ne è anzi concettualmente parlando la prima vittima, in quanto le azioni criminali dell’IS si riflettono in termini di sospetto e di ostilità da parte dei non-musulmani proprio su di loro.
Quarto: i migranti non c’entrano.
Tutti i “servizi” d’intelligence del mondo concordano sul fatto che non esiste alcun legame sistematico e strutturale fra il movimento di migrazione, nelle sue varie e diverse componenti, e le centrali terroristiche.
Casi isolati d’infiltrazione o d’indottrinamento sono sempre possibili, così come sappiamo bene che none siste alcuna città , alcuna installazione che non sia in linea teorica “a rischio”. E’ una delle leggi di base delle “guerre asimmetriche”.
Ma il reclutamento di simpatizzanti o di aspiranti terroristi non avviane nei centri di raccolta o di smistamento dei profughi: vi sono luoghi specifici, come le prigioni oppure certe aree urbane o suborbane (le banlieues parigine, ad esempio), dove gli agenti provocatori e i “predicatori” dell’IS raccolgono possibili adepti.
Prendersela con i migranti serve solo, semmai, a facilitare il sorgere in alcuni di loro di simpatìe filoterroristiche “di reazione”.
I veri complici dell’IS non sono i “buonisti”, bensì quelli che se la prendono senza criterio alcuno con chiunque appaia loro un possibile fiancheggiatore dei terroristi e quelli che contribuiscono a spargere timori e ostilità infondate.
Nè serve “chiudere le frontiere”, a meno che non si voglia impedire l’espatrio clandestino di qualche sospetto.
Quinto: cerchiamo di capire le ragioni che possono aver indotto gli organizzatori degli attentati parigini a un tanto grave crimine.
Non certo “punire la Francia”: il governo francese ha sostenuto i guerriglieri jihadisti sia in Libia contro Gheddafi sia in Siria contro Assad e non ha mai fatto nulla di concreto contro l’IS (a differenza della Russia, sulla quale dopo i raids di qualche giorno fa si è puntualmente abbattuta la vendetta terroristica con l’attenatto all’aereo partito da Sharm al-Sheykh).
L’azione terroristica cruenta e spettacolare serve, nelle intenzioni del califfo (se è davvero lui il diretto mandante) per concentrare contro di lui l’azione dei “crociati” occidentali: in tal modo egli potrà presentarsi nei confronti dei tanti musulmani disorientati e incerti che sono la potenziale area d’espansione dei suoi fedeli e/o simpatizzanti come il vero paladino del puro islam, l’autentico martire designato contro cui si sia abbattuta la rabbia degli infedeli.
E’ un vantaggio mediatico e propagandistico ch’egli cerca: seminare paura e provocare reazioni inconsulte che si abbattano su innocenti e indirizzino su di lui le simpatie di questi ultimi.
Non dobbiamo fare il suo gioco. Le armi delle quali disponiamo sono le seguenti: intelligence, infiltrazione, informazione corretta, massima collaborazione tra musulmani e non musulmani contro il comune avversario terrorista, mantenimento della calma e svolgimento di una normale, serena vita civile nelle nostre città .
Sesto: un po’ di equità non guasterebbe.
All’attentato contro l’aereo russo in Occidente si è reagito con noncuranza, in qualche caso quasi con soddisfazione. Eppure la Russia aveva dimostrato da poco di prendere la minaccia dell’IS molto più sul serio della maggior parte dei paesi occidentali.
Inoltre, non troppo tempo fa c’è stato un grave attentato terroristico all’aeroporto di Beirut: e della stessa presumibile matrice di quelli di Parigi del 13 scorso; ma da noi non ne ha parlato quasi nessuno.
Infine — e ciò sia detto con forza — gli occidentali blaterano sempre sul fatto che “la comunità musulmana moderata” non condanna i terroristi.
Contro l’attentato di Parigi si sono espressi con la massima durezza, tra l’altro, l’Associazione Mondiale delle Comunità musulmane, l’università di al-Azhar, il dottor Ezzeddin, presidente dell’unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII), e anche Hamas ed Hezbollah.
I nostri media non hanno accordato alcuna attenzione a quelle voci. Andiamo avanti così, continuiamo a farci del male…
Settimo: questa tragedia ci ha ricordato una volta di più che per essere dei militanti dell’IS non c’è bisogno di essere arabi, nè di venire da chissaddove.
Bisogna abituarci all’idea che i terroristi li abbiamo fra noi, che possono essere dei ragazzi nati anche a Liverpool, a Bordeaux, oppure — perchè no? — a Pontassieve.
Non facciamo la politica dello struzzo, non nascondiamoci dietro la virtù pelosa della nostra cattiva coscienza (noi pacifici, noi razionali, noi democratici…), piantiamola di buttar sempre la colpa tutta addosso agli altri.
Perchè l’altroieri i ragazzi di vent’anni partivano volontari in camicia nera, perchè ieri altri ragazzi di vent’anni sognavano il “Che” e la guerriglia, perchè oggi altri ragazzi ancora — allevati in famiglie nelle quali sono magari stati riempiti di computers, di telefonini, di capi firmati e altre belle cose ancora — scelgono la Bella Morte nel nome di Allah?
Ci ha mai sfiorato il dubbio che la società dei consumi e dei profitti possa apparire a qualcuno vuota e inutile e viziosa, che qualcuno dei nostri ragazzi voglia guardare oltre, anche a prezzo della vita propria e altrui?
Sbaglieranno, certo, questi “fanatici”: ma quali sono stati i disvalori che noi abbiamo offerto loro, e che tali li hanno fatti divenire?
Franco Cardini
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL TERRORISMO NON SI BATTE CON L’OTTUSITA’ DI SLOGAN DEMAGOGICI
Ovunque “ti volti” – in rete – vedi soltanto scene di sangue, di lacrime, di varie “pantomime partitiche” consumate ad arte, di tantissima incapacità e/o non volontà di “comunicazione”…
Per cambiare le cose ci vuole molto di più di qualche slogan consumato ad arte o scritto comunque secondo i paradigmi del miglior marketing.
Il dramma è complesso assai e non basteranno “due parole” a risolverlo…
Le due facce della medaglia sono parecchio evidenti, però, è lo sono da sempre.
Da una parte, ci sono i musulmani; dall’altra, i terroristi che, per “dirla” con ‪Cameron‬, non sono musulmani, ma sono degli sciacalli.
In guerra “ci siamo” anche se non è scattato ancora “il regime marziale”, il che fa parecchia differenza. Ma è guerra di visioni, di pulsioni e di passioni.
La libertà costa sempre lacrime e sangue. Anche in questa nostra terra, così apparentemente sottratta al dramma, c’è bisogno di continuare a combattere, perchè fino a quando morte, distruzione e prevaricazioni, anche soltanto concettuali, anche soltanto di nicchia, anche soltanto “territoriali”, non cesseranno, nessuna libertà e nessuna democrazia potrà mai dirsi compiuta.
Le “guerre” sono ovunque.
Civili o militari, ideologiche o di sistema, sostanziali o soltanto “speculative”.
E le “guerre” si combattono, “militarmente” (quando non se ne può fare a meno) e “culturalmente” quando soltanto la “conversione” all’umanesimo illuminato ed illuminante può “tracciare la via”…
Oggi piangiamo i morti. Domani faremo lo stesso.
Il sistema, poi, ha i suoi interessi, ivi compreso quello di vederci contrapposti per non meglio precisate ragioni.
Personalmente, non porgo l’altra guancia: gli sciacalli vanno annientati.
E sono sciacalli anche gli ottusi.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
LA POLIZIA INTERVIENE E COMPIE ARRESTI
Circa un migliaio di persone si sono riunite a Piazza della Repubblica a Lille per manifestare la
loro solidarietà con le vittime degli attentati di Parigi.
Tra i tanti partecipanti anche un gruppo di estrema destra appartenente a “Gènèration Identitaire” che ha cercato di attirare l’attenzione con fumogeni e uno striscione con su scritto “expulsons les islamistes” (“cacciamo gli islamisti”) .
Il gruppo anti-Islam è stato prontamente allontanato dalla polizia prima che la situazione degenerasse.
Una manifestazione anti Islam organizzata da militanti di estrema destra per protestare contro gli attacchi terroristici a Parigi si è svolta anche nella città di Metz.
Ma la cittadinanza non ha gradito gli slogan e la tensione è salita fino allo scontro contro le forze dell’ordine, che hanno arrestato alcuni dei manifestanti per incitazione all’odio razziale
(da agenzie)
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE CHALGHOUMI: “E’ UNA BARBARIE”
Il mormorio appena si sente davanti al Bataclan di Parigi. “Allons enfants de la patrie, le jour de gloire est arrivè”, cantano quasi sussurrando per non disturbare chi non c’è più.
Una delegazione di dodici Imam ha deciso di rendere omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre e per farlo ha scelto di intonare l’inno nazionale francese.
E poi i dodici insieme hanno lanciato un appello: “I musulmani devono mobilitarsi contro l’orrore dell’Isis”.
In mezzo alla distesa di fiori e candele che ricordano le vittime, i rappresentanti della comunità islamica francese sono arrivati scortati dalla folla.
Poi dopo aver detto una preghiera, hanno scelto di intonare la canzone che più rappresenta l’unità nazionale.
Perchè oltre a essere musulmani, sono anche e soprattutto francesi.
“E’ una barbarie, una barbarie”. Hassen Chalghoumi, presidente della Conferenza degli Imam di Francia parla con la voce ferma e non lascia spazio a concessioni: “Sono qui per dire al miliardo e mezzo di musulmani nel mondo di reagire: uscite dal silenzio. Diciamo no alla barbarie: i musulmani sono ostaggio dell’Isis. Sono anni e anni che chiedo questo e mai una volta ho tentennato sulla questione. Ci sono dei luoghi dove invece predicano la violenza. E’ il momento di reagire”.
Hocine Drouiche, vicepresidente della Conferenza e Imam di Nimes va oltre: “Dobbiamo cambiare la nostra immagine per rassicurare la nostra società ”, dice.
“L’Islam è una religione di pace e di apertura. Noi chiediamo aiuto ai governi e agli occidentali: devono darci una mano ad affrontare questa situazione. La divisione della comunità rende difficile per noi integrarci. E’ arrivato il momento di cambiare”.
Insieme alla delegazione anche lo scrittore ebreo di origine polacca Marek Halter: “E’ importante dire al mondo”, spiega, “che siamo contro. Non solo pensarlo. Non bisogna avere paura, ma bisogna mobilitare i musulmani con noi. I terroristi stanno usando l’Islam”.
La visita degli Imam dura pochi minuti. Avrebbero voluto mettere i fiori sul marciapiede davanti al Bataclan, ma il cordone di sicurezza non lascia avvicinare nessuno. ù
Il loro omaggio è stato nella ressa tra giornalisti e cittadini ammassati sulle transenne, mentre il bar dalla tenda nera e gialla resta al centro di un quadrato deserto e ricorda a una città ancora incredula che quello che dicono è successo davvero.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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