Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI DICE CHE RIFAREBBE LA STESSA COSA, A CONFERMA CHE VA ARRESTATO PER REITERAZIONE DEL REATO: IN UN PAESE CIVILE SAREBBE IN GALERA DA TEMPO … ORA SOLO DI MAIO PUO’ SALVARLO
Sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio in concorso. Reati commessi a Roma dal 14
al 20 agosto “per la conseguente privazione della libertà personale di numerosi migranti”.
Con questa motivazione il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, ha condiviso le ipotesi di reato con le quali il collega di Agrigento Luigi Patronaggio gli aveva trasmesso il fascicolo del caso Open Arms e ha depositato al tribunale dei ministri la richiesta di procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno.
“Quando tornerò al governo rifarò quello che ho fatto” il commento di Salvini, che ha avuto notificato anche un altro procedimento su querela di parte della Mediterranea per la nave Mare Jonio.
Entro novanta giorni dal ricevimento degli atti, compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, se non ritiene che si debba disporre l’archiviazione, il tribunale trasmette il procedimento con relazione motivata al procuratore della Repubblica che lo invia alla Camera competente per l’autorizzazione a procedere qualora l’indagato sia parlamentare.
Salvini è stato indagato ad Agrigento per aver impedito ad agosto lo sbarco e trattenuto a bordo della Open Arms, la ong spagnola, 164 migranti soccorsi in zona SAR libica. La vicenda fu sbloccata dal sequestro dell’imbarcazione disposto, per motivi di emergenza sanitaria, dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.
Patronaggio ad agosto aprì una indagine a carico di ignoti per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio. Solo due settimane fa, dopo aver iscritto Salvini nel registro degli indagati, ha trasmesso le carte ai colleghi di Palermo.
Ribadiamo:
Siamo di fronte a un indagato che nel suo progetto criminale rivendica la “reiterazione del reato” appena ne avrà la possibilità . Uno dei tre casi per cui va spiccato il mandato di arresto e condotto in carcere, visto che il reato prevede una pena fino a 15 anni di galera. Dove peraltro un sequestratore di persone sarebbe da tempo in un Paese civile.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
UN VERO GENTLEMAN DI RAZZA PADAGNA CHE RAPPRESENTA DEGNAMENTE IL PARTITO DELL’ODIO… IL M5S NE CHIEDE LE DIMISSIONI
Insulti volgari contro il movimento delle Sardine. Li ha pubblicati sui social network il
direttore dell’Aler (l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale) di Brescia-Mantova-Cremona, Corrado Della Torre.
Il Movimento 5 stelle lombardo ha denunciato i ripetuti insulti che il direttore ha scritto sul suo profilo Facebook: “Le Sardine infilatevele nel c…” e ancora “Sardine già dal nome capisci che sono poveri sfigati mentecatti”.
Della Torre ha poi accostato le foto di Mattia Sartori (movimento Sardine) e di Luka Mesec (del partito sloveno ‘Levica’) scrivendo: “Evidentemente quello degli imbecilli è un gene”.
Dopo aver ricordato che Della Torre è “un leghista” della prima ora”, Nicola Di Marco (consigliere regionale M5S) attacca: “Sono dichiarazioni becere e vergognose, Della Torre ogni volta che parla rappresenta un ente regionale di primo piano, non può parlare come un odiatore qualsiasi. Il Movimento delle sardine, al di là di quello che esprime, va rispettato soprattutto da chi riveste ruoli di vertice nell’amministrazione di beni pubblici. Aler Brescia merita di più di un leghista fanatico alla sua guida. Mi auguro che Della Torre si scusi e faccia un passo indietro, non può guidare un ente regionale”.
(da agenzie)
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Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
BENE, ORA LO DIMOSTRI O IN GALERA PER AVER DETTO IL FALSO: E’ ORA DI FINIRLA CON CHI DIFFONDE BALLE
“Il 90% delle denunce di violenza di uomini su donne sono false e vengono archiviate
intasando procure e tribunali”. Il post del consigliere leghista di Casalecchio di Reno, un comune alle porte di Bologna, Umberto La Morgia scatena le ire e lo sdegno delle donne .
“Parole inaccettabili, ecco il pensiero leghista: qui si nega che la violenza sulle donne sia un’emergenza in questo paese, una follia” reagisce Alice Morotti, consigliera e segretaria del Pd a Casalecchio.
Il post è stato pubblicato ieri nel giorno della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non solo, denuncia Morotti, ancora più pesanti sono state le parole di La Morgia pronunciate nel consiglio Unione dei comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia: “E’ arrivato a dire che la violenza sulle donne è un’esagerazione della cultura dominante femminista, imbarazzante. In un luogo istituzionale, poi: è gravissimo”.
Nella stessa seduta si è votato su un accordo per interventi di accoglienza, ascolto ed ospitalità per donne maltrattate o che hanno subito violenza. La Morgia, che a Bologna si è presentato in piazza Maggiore lo scorso sabato da solo vestito da pinguino, per manifestare contro le sardine, ha votato contro, il suo compagno di partito si è astenuto.
Nel post il consigliere leghista sostiene che “esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, purtroppo ancora poco riconosciuta, poco condannata e poco dibattuta. Violenza non solo fisica, ma che si manifesta anche attraverso l’alienazione parentale (la distruzione del rapporto padre-figlio da parte della madre) e le migliaia di false denunce che le donne usano per avvantaggiarsi sull’uomo in sede di separazione civile, il quale spesso viene ridotto al lastrico”.
Ribatte Alice Morotti: “Esistono uomini che subiscono violenza, nessuno lo nega. Ma più spesso la subiscono da altri uomini: è un dato di fatto. Così come esistono le difficoltà dei padri separati, l’impoverimento che entrambe le parti subiscono in una separazione, ma cosa c’entra? Da qui a dire che il 90% delle denunce sono false ce ne corre. Questo è imbarbarimento”.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2019 Riccardo Fucile
QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA TIPICA DEGLI INFAMI: BOMBARDARE DI SEGNALAZIONI PER FAR SCATTARE IN AUTOMATICO IL BLOCCO… SI CONFIDA NELLE PROSSIME ORE CHE VENGA RIPRISTINATA
La pagina Facebook ufficiale delle “6000 sardine” è stata oscurata nella serata di domenica.
A denunciarlo sono gli organizzatori del movimento nato poche settimane fa a Bologna. La pagina Facebook principale (molte pagine locali sono nate nelle ultime ore) è lo strumento primario di comunicazione del movimento.
L’indirizzo facebook.com/6000sardine risulta infatti non accessibile e nelle ricerche fatte all’interno dell’app la pagina “6000 sardine” non è trovabile.
La notizia è stata confermata dal movimento con un comunicato. “La pagina 6000 sardine è stata oscurata pochi minuti fa senza giusta causa. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”.
Facebook consente agli utenti di segnalare eventuali comporamenti scorretti da parte di una pagina, ma non è chiaro cosa abbia spinto in questo caso il blocco.
(da agenzie)
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Novembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
ILARIA: “SALVINI CHE NE DICE?”… SONO I PRODOTTI DELL’ISTIGATORE ALL’ODIO ANCORA A PIEDE LIBERO PERCHE’ SIAMO UNA DEMOCRAZIA RIDICOLA
“Chiedo a Matteo Salvini e a tutti gli iscritti alla Lega cosa pensano di questo post. Dato che
viene da un soggetto che ha un profilo nel quale si dichiara loro sostenitore. Non posso far altro che denunciare ma mi rendo conto che di fronte a tutto questo io e la mia famiglia siamo senza tutela”.
Lo scrive su Facebook Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, allegando l’immagine del post di un utente che scrive: “Qualcuno le metterà una palla in testa prima o poi”.
A quanto si è appreso, il post sarebbe stato segnalato alla polizia.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2019 Riccardo Fucile
DEPOSITATA LA MEMORIA IN UN PROCEDIMENTO CONTRO L’ITALIA… UN GIORNO VEDREMO I DELINQUENTI POLITICI ALLA SBARRA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
L’Italia, ma anche l’Unione europea, sono responsabili per le morti e le sofferenze dei migranti riportati indietro dalla guardia costiera libica durante le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo.
Sono gravissime le accuse contenute in una memoria depositata alla Corte di Strasburgo dalla commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic in un procedimento che vede l’Italia sul banco degli imputati.
Il ricorso è stato intentato da 17 migranti che si trovavano su un gommone con circa 150 persone che il 6 novembre 2017 è stato intercettato dalla nave Ras Jadir della guardia costiera libica che, secondo le testimonianze, con le sue manovre ha causato la morte di numerosi migranti
Secondo i 17 sopravvissuti, l’Italia, permettendo alla nave libica di prendere parte all’operazione, si è reso direttamente responsabile non solo per quanto è accaduto in mare, ma anche delle sofferenze causate a coloro che sono stati ricondotti in Libia.
Nel testo di nove pagine il commissario critica duramente la decisione dell’Italia e di Bruxelles di collaborare con la Libia nella gestione dei flussi migratori.
“Gli Stati individualmente e collettivamente, anche in quanto membri dell’Unione europea, hanno condotto dal 2014 una serie di azioni interconnesse che hanno reso molto più probabile l’intervento della guardia costiera libica nelle operazioni di intercettazione dei migranti nel Mediterraneo e hanno quindi fatto aumentare le probabilità che siano riportarti in Libia – scrive la commissaria – Questo è stato fatto nonostante gli Stati sapessero, o avrebbero dovuto sapere, che li i migranti sono spesso sottoposti a tortura, maltrattamenti e altre gravi violazioni dei loro diritti”.
Infine il commissario mette in dubbio la capacità del centro di coordinamento dei salvataggi di Tripoli e della guardia costiera libica di condurre le operazioni nel rispetto degli standard internazionali e quindi afferma che in base alla legge marittima soprattutto l’Italia, ma anche gli altri Stati, non dovrebbero ‘delegargli’ il compito di andare in aiuto dei naufraghi.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2019 Riccardo Fucile
UN ALTRO ESEMPIO DI VALORI DELLA FAMIGLIA DA DIFENDERE DAI BARBARI “INVASORI”?
Aggressione mortale ieri sera a Ferrara. 
Un giovane di 22 anni ha ucciso sua nonna, 71 anni, massacrandola a pugni mentre era alla guida dell’auto, dal sedile passeggero.
L’omicidio sarebbe avvenuto, secondo le prime ipotesi, per questioni di soldi. Lo riporta la stampa locale.
Bloccato da automobilisti e da un carabiniere fuori servizio, il giovane è stato interrogato a lungo durante la notte e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
È in stato di arresto per omicidio volontario.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
PUOI FARTI SALVARE DA DI MAIO ANCHE QUESTA VOLTA, VISTO CHE NON HAI LE PALLE PER AFFRONTARE IL TRIBUNALE, MA IL TUO DESTINO E’ LA GALERA
“Mi chiedo se questa volta, come è successo nel caso Diciotti, il Parlamento salverà Salvini negando l’autorizzazione a procedere”, il commento di Oscar Camps, fondatore di Open Arms alla notizia appresa da Repubblica.
Venti infiniti giorni prigionieri a bordo della Open Arms, a mezzo miglio da Lampedusa. Due soli bagni alla turca, giacigli sul ponte per 164 migranti salvati in zona Sar libica e costretti in “condizioni estreme”, follia e disperazione tanto da arrivare a gettarsi in mare nel tentativo di raggiungere la terraferma.
“L’Autorità pubblica aveva consapevolezza della situazione d’urgenza e il dovere di porvi fine ordinando lo sbarco delle persone”, scrisse il procuratore di Agrigento quando il 20 agosto decise di intervenire ordinando il sequestro della nave e lo sbarco dei migranti. Quell’Autorità pubblica era Matteo Salvini, forse ancora inconsapevole che quelli sarebbero stati gli ultimi giorni da ministro dell’Interno.
Due mesi dopo, per Salvini arriva una nuova (attesa) tegola giudiziaria.
Sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio le ipotesi di reato con le quali la Procura di Agrigento ha iscritto il leader della Lega nel registro degli indagati passando il fascicolo alla Dda di Palermo competente per valutare le ipotesi di reato che dovranno adesso essere sottoposte al tribunale dei ministri.
Il fascicolo è arrivato ieri sul tavolo del procuratore capo Franco Lo Voi che entro dieci giorni dovrà decidere se confermare le ipotesi di reato, riformularle o chiedere l’archiviazione. Insomma, il bis del caso Diciotti anche se quel procedimento fu poi trasferito a Catania perchè i giudici ritennero che la condotta da contestare a Salvini fosse cominciata quando la nave della Guardia costiera fu fatta entrare nel porto di Catania.
Chissà se questa volta, come successe per la Diciotti, il Parlamento salverà Salvini negando l’autorizzazione a procedere.A riprovare a trascinare Salvini davanti al tribunale dei ministri ancora Luigi Patronaggio, il procuratore di Agrigento che lo indagò un anno fa dopo essere salito a bordo della Diciotti. E che, il 20 agosto, sconvolto dalla ispezione sulla Open Arms alla fonda davanti a Lampedusa dopo quasi tre settimane dal primo di tre salvataggi in mare, si assunse la responsabilità di far scendere i migranti rimasti a bordo dopo uno stillicidio di evacuazioni d’urgenza ordinate dai medici. “Malati immaginari”, li definì in quei giorni Salvini fermo nel suo no allo sbarco nonostante la disponibilità di sei Paesi europei ad accogliere i migranti.
Questa volta, il materiale probatorio a carico di Matteo Salvini che costrinse l’intera catena di comando del Viminale a negare l’approdo alla Open Arms, è considerevole. Non c’è solo l’esito dell’ispezione sanitaria guidata da Patronaggio a testimoniare l’omissione di quegli atti d’ufficio che il Viminale avrebbe dovuto adottare.
C’è anche il decreto cautelare d’urgenza del presidente di sezione del Tar del Lazio Leonardo Pasanisi che, alla vigilia di Ferragosto, aveva accolto il ricorso della Ong spagnola annullando il provvedimento di divieto di ingresso in acque territoriali italiane firmato da Salvini e dai ministri Toninelli e Trenta in virtù del decreto sicurezza-bis. Divieto di ingresso illegittimo – fu la valutazione del Tar sposata poi anche nell’inchiesta penale – perchè “in violazione delle norme del diritto internazionale del mare in materia di soccorso”, che prescrivono l’obbligo di soccorrere e portare immediatamente i migranti nel porto sicuro più vicino.
E quelle imbarcazioni soccorse da Open Arms – come scrive lo stesso ministero dell’Interno nel suo ricorso – erano in distress, ovvero a rischio affondamento. Ancora, nel fascicolo c’è la mail con la quale il comando della Guardia costiera ( per la prima volta) comunica al Viminale il suo “nullaosta allo sbarco”, prendendo in qualche modo le distanze dalla rigida posizione della quale ora l’intera catena di comando del Viminale viene chiamata a rispondere, a cominciare dal capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Che questa volta, però, non è stato iscritto nel registro degli indagati.
Sarà la Procura di Palermo a valutare la sua posizione. Il suo interrogatorio, settimane fa, stupì i pm: “A dare il Pos – disse – doveva essere la Guardia costiera”. Uno scaricabarile che non è andato molto lontano.
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
LA BAMBINA A CUI E’STATA AMPUTATA UNA GAMBA… E QUESTI DELINQUENTI FANNO PARTE DELLA NATO
La guerra non è finita, le atrocità continuano e tra chi è sopravvissuto molti porteranno per
tutta la vita i sensi di questa barbarie.
Come questa bambina che è rimasta senza una gamba.
I responsabili morali e materiali di questo abominio sono nostri alleati nella Nato. Ma siamo sicuri che dobbiamo essere alleati di un esercito che si macchia di crimini di guerra?
La Turchia come l’Isis: “La bomba esplosa nella città di Tal Abyad fa parte dei piani sistematici della Turchia per svuotare le città e costringere le persone a fuggire, provocando un cambiamento demografico”
Secondo quanto scrive Bali su twitter, “tutti i territori occupati dalla Turchia stanno assistendo quotidianamente ad attacchi, la Turchia ha la sua responsabilità e il mondo deve essere convinto che le pratiche turche non sono diverse dall’Isis”
Il portavoce delle Fds ricorda poi che quanto successo oggi risponde “alla stessa tattica usata dalla Turchia ad Afrin” negli anni scorsi, “in un tentativo di sradicare la popolazione curda: i civili devono essere consapevoli di questo e nessuno dovrebbe lasciare le proprie case nelle aree occupate dalla Turchia nel nordest della Siria”.
(da agenzie)
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