Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
SI BATTEVA PER LA COESISTENZA PACIFICA TRA CURDI, CRISTIANI E ARABI ED ERA APPREZZATA DA TUTTE LE COMUNITA’
I terroristi islamisti hanno assassinato Hevrin Khalaf, segretario generale del Partito Futuro siriano e una
delle più note attiviste per i diritti delle donne nella regione. Hevrin si batteva per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi ed era apprezzata da tutte le comunità .
Il fuoristrada Toyota che la trasportava è stata fermato sull’autostrada M4, tra Manbij e Qamishlo, da un gruppo di uomini armati.
E’ stato ritrovato crivellato di colpi. Hevrin è stata fatta scendere e poi uccisa a colpi di fucile mitragliatore.
Si sa che quel tratto di autostrada è rimasto per alcune ore sotto il controllo del gruppo jihadista Ahrar al-Sharqiya, il gruppo composto da ex appartenente ad Al Qaeda (al Nusra) alleato della Turchia e responsabile di altre esecuzioni sommarie.
C’è il sospetto che Hevrin sia rimasta vittima di un omicidio mirato dell’Isis, che la considerava una pericolosa miscredente.
Cellule dello Stato islamico si sono riattivate con l’offensiva turca alla frontiera, e hanno compiuto decine di attacchi con autobombe nell’ultima settimana. E anche l’Isis è solita organizzare agguati a sorpresa lungo le strade.
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
COLPITO UN PRESIDIO SANITARIO DI “UN PONTE PER” …SOLO UN GOVERNO CRIMINALE PUO’ ARRIVARE A QUESTO
La Ong italiana “Un ponte per”, ha denunciato un attacco dell’esercito turco, impegnato da cinque giorni in un’offensiva militare contro i curdi del Rojava, nel nord della Siria, contro le sue ambulanze e il personale sanitario.
“All’alba di oggi l’aviazione militare turca ha colpito un presidio sanitario d’emergenza della Mezzaluna Rossa Curda a Serekanyie/Ras Al Ain, costruito insieme alla stessa Ong. Due medici sono stati feriti, danneggiate le ambulanze. Un atto inaccettabile, contrario ai diritti umani”.
Gli attacchi turchi hanno colpito presidi sanitari, ambulanze e operatori in Siria. Distrutto, fra l’altro, un Trauma Stabilization Point (TSP), un ambulatorio mobile che consente ai medici di intervenire sulle persone ferite nel minor tempo possibile, stabilizzarle e solo in seguito trasferirle negli ospedali più vicini, risparmiando tempo prezioso e salvando vite.
“Colpire le strutture mediche, il personale medico-sanitario, gli operatori umanitari è una gravissima violazione del Diritto Umanitario e delle Convenzioni di Ginevra”, afferma la Ong, che chiede, insieme alla Mezzaluna rossa curda che “ogni misura sia intrapresa perchè la Turchia includa nella lista degli obiettivi non militari i presidi sanitari, gli ospedali e le ambulanze, cosa che ad oggi non ha fatto”.
Il presidio sanitario colpito oggi non è il primo obiettivo civile dell’attacco turco. L’Ong riferisce che tra ieri e oggi sono state colpite 2 scuole a Tel Abyad e 2 chiese a Qahtaniya, 2 ospedali a Serekanye/Ras Al Ain e Kobane, 1 panificio a Qamishlo, una colonna di civili che avanzava da Raqqa verso Tel Abiad, mentre il 10 ottobre era stato preso di mira il principale deposito d’acqua dell’area di Hassakeh, necessario a rifornire la popolazione e servire gli ospedali della zona.
La Ong ha avviato una raccolta fondi per garantire sostegno alla popolazione civile colpita e proseguire il lavoro con la Mezzaluna Rossa Curda.
“Un Ponte Per continua a restare a fianco della popolazione siriana. L’attacco turco al presidio sanitario d’emergenza della Mezzaluna Rossa Curda, costruito insieme a noi, è un atto inaccettabile, contrario al Diritto Umanitario. Aiutaci adesso”, scrivono.
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2019 Riccardo Fucile
DUE COLPI ESPLOSI A POCA DISTANZA DAL RADUNO DELLA STAMPA INTERNAZIONALE: ERDOGAN E’ LA VERGOGNA DEL MONDO
Lorenzo Cremonesi è l’inviato del Corriere della Sera a Ras al-Ain, la cittadina della Siria al confine con la
Turchia.
Si tratta di una cittadina assediata dall’esercito di Recep Tayyp Erdogan e che era stata data per caduta. Invece, in città , i curdi continuano a resistere, nonostante i 30 morti che sono stati contati da un fotografo che è riuscito a entrare nelle mura della città sotto assedio. Ma la notizia più clamorosa è quella che i turchi sparano ai giornalisti.
Poco dopo aver registrato un intervento per il Corriere della Sera, infatti, Lorenzo Cremonesi ha dato conto di due esplosioni arrivate a 50 metri dal luogo in cui si trovavano i giornalisti della stampa internazionale.
«Sono caduti davvero a pochissima distanza da noi — ha spiegato l’inviato di guerra -, non si è trattato di un errore, ma di un vero e proprio gesto intimidatorio per impedire alla stampa di raccontare quanto sta accadendo in città ».
Se quanto raccontato da Lorenzo Cremonesi dovesse essere confermato, ci troveremmo in presenza di un gesto molto grave, sebbene inserito in un contesto ancora più grave come l’aggressione di Istanbul in Siria del Nord.
La Turchia, infatti, non soltanto sta assediando un territorio lasciato solo dopo la ritirata degli americani, non soltanto si sta scagliando contro il popolo curdo, ma cerca di impedire anche che quanto sta accadendo venga raccontato nelle altre parti del mondo.
In base al racconto dell’inviato del Corriere e stando a quanto raccontato dalle fonti locali, la Turchia sta compiendo raid aerei, mentre sul terreno sono i miliziani di una formazione anti-Assad che è passata in mano turca e che starebbe preparando il terreno all’invasione dell’esercito di Erdogan.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA HANNO ACCUSATO GLI IMMIGRATI, POI QUANDO E’ EMERSA LA VERITA’ IL KILLER E’ DIVENTATO UN AGENTE DEL MOSSAD… I GIORNALI SOVRANISTI NASCONDONO LA NOTIZIA NELLE PAGINE INTERNE NEL TIMORE DI PERDERE LETTORI RAZZISTI
Qualcuno era sicuro che fosse un migrante, altri un islamico, altri dubitavano, fino ad arrivare al complotto del Mossad
L’attentato di Halle, dove il nazista Stephan Balliet ha ucciso due persone e sfiorato la strage degli oltre 70 ebrei rinchiusi nella loro sinagoga, ha scatenato la fogna razzista
L’utente Radiosavana (@RadioSavana) — che in precedenza si chiamava Antonio Quinto (@antoniodvx, screen name di Twitter oggi usato da un altro utente) — il 9 ottobre 2019 alle 15:03 insinuava che l’attentatore fosse un migrante utilizzando l’hashtag #risorseINPS:
In preda al desiderio morboso che l’attentatore sia per forza un migrante, probabilmente afghano e musulmano, l’utente scatena i suoi followers che iniziano a sostenere convinti che si tratti di un migrante giunto da lontano in Germania. Secondo Flavio l’attentatore è arrivato in Germania a causa dei buonisti
Secondo @_Ornas_ se si importano #risorseInps si importerà anche la guerra finendo come in Afghanistan, ma l’attentatore alla fine era un tedesco nazista, antisemita e suprematista bianco
Anche altri utenti hanno associato la causa dell’attentato all’immigrazione, nello specifico quella islamica che qualcuno «sponsorizza»:
“L’attentato in Germania. Ora ci verranno a dire che si tratta di pazzo isolato bla bla bla. Il problema non è solo l’immigrazione, ma l’immigrazione islamica. Incompatibile con la nostra cultura. Ma a chi la sponsorizza non glie ne frega un cazzo.”
Anche altri utenti hanno immaginato che l’attentatore fosse islamico basandosi su alcune teorie legate al “silenzio della Polizia” sull’identità dell’attentatore nei primi minuti dopo l’arresto.
Solo in seguito si renderanno conto che non era un migrante e non era neanche musulmano
Una volta scoperto che non si trattava di un migrante e/o musulmano parlare degli ebrei come il male assoluto è facile usando — guarda caso — le stesse ideologie dell’attentatore parlando di ebrei dentro la sinagoga che complottavano contro la razza bianca
“Interesting that the gunman chose the jews’ holy day (Yom Kipper) to carry out his attack. I wonder if he figured he would catch a lot of jews in their Sin-agog of Satan plotting against the White race.”
Il risultato ottenuto dall’attentatore non soddisfa gli utenti del forum antisemita internazionale:
“Wukfrick: «Only 2? Get back to me when he reaches 6,000,000.»
Makker: «The detail in all this I find hilarious…. “Day of Atonement” …one day A thousand years of atonement wouldn’t scratch the surface of the volume of damage done.»
Secondo qualcuno, invece, è un complotto orchestrato dagli ebrei per opprimere i nativi tedeschi e che l’attentatore Stephan Balliet sarebbe un agente del Mossad israeliano:
“The Jews will further oppress the native Germans over this attack, which will only become more frequent, deadly and organized. Unless that is, the perpetrator was a MOSSAD agent to gin up a pretext for more anti-white laws. In any case, I will shed no tears for any of THEM that were wounded or killed.”
Da Stormfront partono le prime teorie di complotto: sarebbero stati gli ebrei ad orchestrare l’attentato contro gli ebrei.
Secondo loro «i nazisti non hanno fatto quanto dovevano» e gli ebrei «tornano sempre e insistono nell’intromettersi ovunque come eterni parassiti»:
Why are there even any Jews in Halle, Germany in the first place? Apparently the Nazis didn’t do a good enough job. THEY ALWAYS COME BACK. The Jews always insist on intruding everywhere. They cannot and will not stay away. They always insist on intruding and meddling. Eternal interlopers and parasites.
Si è parlato molto delle chat di Telegram frequentate dagli estremisti di destra antisemiti. Ecco una schermata condivisa online dove l’attentatore è definito come santo:
I’m betting on a saint here
Nel frattempo, il giorno dopo 10 ottobre 2019, i quotidiani italiani Il Giornale, Libero e La Verità non considerano importante evidenziare l’accaduto come in qualsiasi altro attentato, cosa che non è andata a genio a qualche utente:
Se cercate titoli in prima su #Halle nei quotidiani destrorsi munitevi di di lente di ingrandimento, su Libero non basta nemmeno quella, non vi è traccia di questa notizia. Certo non era islamico… E nulla nemmeno su #Bibbiano, in compenso si attaccano gli indios brasiliani per difendere Bolsonaro
Il Giornale ne parla in prima pagina, in basso a destra senza foto e con il restante a pagina 8-9.
La Verità ci mette la foto dell’attentatore, ma si perde tra le altre notizie considerate di maggior importanza rimandando tutto a pagina 11:
Per Libero, invece, la notizia è a pagina 13 e totalmente assente nella prima.
(da Open)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
SECONDO IL SOTTOSEGRETARIO VARIATI: IL SUPERBOSS LIBICO AVEVA UN VISTO REGOLARE DI INGRESSO (MA NON AVEVANO DETTO CHE AVEVA FALSIFICATO I DOCUMENTI DI IDENTITA’?)
Abd al-Rahaman al-Milad, il famigerato Bija, l’11 maggio 2017 è arrivato da Tripoli nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, in Sicilia, dove era organizzato un incontro con funzionari italiani.
Anche per l’Onu Bija è considerato un trafficante di esseri umani sospettato di aver fatto affogare decine di persone, colpevole di efferatezze nel campo di Zawijah; chi l’ha invitato in Italia per trattare in segreto?
Ogni giorno ha la sua versione. E mercoledì il governo ne ha data un’altra. Non priva di inesattezze e omissioni.
A cominciare dai silenzi circa i componenti della delegazione italiana presente agli incontri del 2017 con Bija e glissando sulla continuità di rapporti con il trafficante fino ai giorni nostri. Stavolta, quantomeno, non è trattato dei «sussurri » anonimi.ì
Rispondendo al question time presso la Commissione Affari costituzionali, il sottosegretario agli Interni, Achille Variati (Pd), ha lasciato intendere che i documenti forniti da Bija per ottenere il visto d’ingresso in Italia fossero difformi dal suo vero nome. «Nell’elenco dei componenti della rappresentanza fornita dall’Oim (Organizzazione internazionale dei migranti, ndr), figurava il seguente nominativo, Abdurahman Salem Ibraim Milad che era — chiarisce Variati — in possesso di regolare visto di ingresso per breve periodo, rilasciato dalla rappresentanza diplomatica italiana in Libia».
Il giorno prima fonti anonime del Viminale avevano detto all’Ansa che il signore della guerra di Zawyah (nel distretto di Zuara) era arrivato in Italia «probabilmente con documenti falsi».
Secondo il sottosegretario il nominativo, presentato come ufficiale della Guardia Costiera di Zuara, «sulla base degli atti acquisiti, è quello che poi è stato ricondotto ad Abd al-Rahman al-Milad», cioè Bija.
Un gioco di prestigio del libico, dunque, per ottenere il visto. Il nome fornito è in realtà quello indicato per esteso anche dalla stampa internazionale che da anni, e non di rado, riporta proprio il nome che invece secondo le autorità italiane sarebbe dubbio.
Nel 2017 la tedesca Sà¼ddeutsche Zeitung aveva perfino vinto il Premio europeo dell’informazione proprio per una inchiesta in Libia: protagonista il trafficante e comandante Abdurahman Salem Ibraim Milad.
«La presenza del criminale Bija a un incontro con autorità italiane nel 2017 è un fatto grave e molto pericoloso», ha detto il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s) firmatario di una delle due interrogazioni, rimproverando proprio le omissioni del governo.
Altra scusante accampata in questi giorni e ribadita ieri alla Camera, riguarda la tardiva segnalazione dell’Onu circa le responsabilità di Bija.
Continuando a rispondere a due interrogazioni — una cofirmata da Riccardo Magi (+Europa) e Renate Gebhard (Gruppo Misto), laltra depositata dal presidente della commissione, Giuseppe Brescia (M5S) — il delegato del Viminale ha detto: «Si evidenzia che solo con provvedimento del 7 giugno 2018 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto le sanzioni internazionali », cioè «più di un anno dopo dall’ingresso in Italia della citata delegazione libica».
In particolare, Milad «è stato iscritto nell’elenco delle persone fisiche e giuridiche soggette al blocco dei beni, al divieto di viaggio e ad altre misure relative ai tentativi di esportare illecitamente il petrolio».
Se è vero che le sanzioni sono arrivate un anno dopo, nella risposta ai parlamentari non è stato segnalato il rapporto Onu dell’1 giugno 2017 (Bija aveva lasciato l’Italia il 15 maggio) quando veniva indicato chiaramente come il capo della Guardia costiera di Zawyah, al centro del traffico di esseri umani e di altre attività illegali.
E il giorno prima dell’incontro nel Cara di Mineo un circostanziato report del Centro Alti Studi per la Difesa (definito dall’omonimo ministero come «l’organismo di studio di più alto livello nel campo della formazione dirigenziale e degli studi di sicurezza e di difesa »), indicava in Milad il superboss dei business illeciti nell’area costiera da Tripoli al confine con la Tunisia, con particolare riferimento alle violeazioni dei diritti umani finalizzate al traffico di persone.
Possibile che nessuno conoscesse queste informazioni?
La vicenda portata a galla da Avvenire è approdata ieri alla Camera. Il Viminale, fra l’altro, non ha risposta alla domanda dei parlamentari sulla eventuale continuità di rapporti con il boss fino ad oggi
Nei giorni scorsi le solite fonti anonime del Viminale, riportate su alcune agenzie di stampa, hanno insistito su un punto: al tavolo con Bija non c’erano funzionari dell’intelligence o della sicurezza italiana.
Al contrario una nota dell’Oim da Ginevra (che per il governo avrebbe richiesto la missione dei libici in Sicilia) ha ribadito che «in quei giorni funzionari del Ministero dell’Interno italiano erano dappertutto ».
Che un Paese voglia proteggere la propria intelligence, non soprende. Ma è curioso che non si sia voluto rispondere a un altra domanda dei parlamentari: i rapporti tra Italia e Bija sono continuati anche dopo? Silenzio.
«Da mesi chiedo con forza l’istituzione di una commissione di inchiesta. Devono essere ricostruiti — insiste Riccardo Magi — tutti i passaggi che hanno portato il nostro governo a stipulare accordi con criminali. Mentre si buttava fumo negli occhi, infamando il lavoro delle Ong, si finanziavano e addestravano le milizie e i veri trafficanti di uomini».
(da “Avvenire”)
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Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
DUE MORTI E DUE FERITI GRAVI, IL KILLER HA FILMATO TUTTO E MESSO SUL WEB… E’ IL PREZZO CHE CERTI GOVERNI PAGANO NEL TOLLERARE LA PROPAGANDA RAZZISTA
Un attentato contro la sinagoga di Halle nel giorno in cui gli ebrei celebrano Yom Kippur. L’attacco ha
provocato due vittime, mentre altre due persone sono state ferite in maniera grave.
L’aggressione ha una matrice neonazista e dietro ci siano motivazioni “antisemite”. Ad affermarlo è il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer.
L’attentatore è un tedesco di 27 anni, Stephan B., cittadino della Sassonia-Anhalt. Lo scrive lo Spiegel, affermando che gli inquirenti sono in possesso di un video realizzato dal killer, che evidentemente ha utilizzato una telecamera montata sull’elmetto. Il giovane era vestito di “verde”, “da militare” con un “elmetto”.
Le immagini, afferma il settimanale sul suo sito, mostrano come Stephan B. spari ad una donna, una passante, vicino al cimitero ebraico di Halle e poi anche l’uccisione di un uomo nella tavola calda Kebab non lontano dalla sinagoga.
Il killer urla varie volte “gli ebrei sono la causa di tutti i problemi”. Il video sarebbe stato diffuso in diretta sul web dallo stesso attentatore.
Sempre stando alle informazioni dello Spiegel, l’uomo non era precedentemente noto alla polizia. In un primo momento la polizia aveva parlato di “diversi attentatori”.
Una delle due vittime della sparatoria è un “uomo” ed è stato ucciso in una “tavola calda”: lo scrive il sito del settimanale Der Spiegel citando un portavoce della polizia. Si tratta quindi del ‘doner’, il fast food di kebab che viene inquadrato dall’emittente N-Tv durante la diretta. Un testimone oculare ha infatti detto che l’aggressore ha esploso colpi contro un “doner”, una tavola calda che offre fra l’altro panini di carne alla turca. Lo ha riferito l’inviata della dell’emittente di notizie N-tv che continua a trasmettere inquadrando il locale con vetrine verdi.
La sinagoga e il fast food di kebab di Halle dove ci sono state le due vittime dell’attacco distano 500 metri l’una dall’altra.
A impedire l’ingresso di uno o più autori della sparatoria alla sinagoga è stato il servizio di sicurezza. Lo ha detto Max Privorotzki, rabbino della comunità ebraica di questa città della Germania orientale, citato Der spiegel online. In quel momento, ha aggiunto Privorotzki, all’interno del tempio si trovavano 70-80 fedeli riuniti in occasione di Yom Kippur, principale ricorrenza religiosa ebraica.
Il rabbino ha spiegato: “L’attentatore ha sparato più volte contro la porta e ha lanciato anche diversi” ordigni forse “molotov, petardi o granate per entrare. La porta è rimasta chiusa, Dio ci ha protetti. Il tutto è durato forse dai cinque ai dieci minuti”.
(da agenzie)
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Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
L’ESILARANTE TENTATIVO DI GIUSTIFICARSI: MA COME E’ POSSIBILE CHE UN CRIMINALE CON FOTO SEGNALETICHE E UNA MANO SENZA ALCUNE DITA POSSA ENTRARE IN ITALIA CON UN DOCUMENTO FALSO?.. TUTTI A NASCONDERE CHE ERANO IN TRATTATIVE CON LUI
Più che una storia da 007, la versione fatta circolare ieri da fonti del Viminale sembra uscita dalle
tragicomiche avventure alla Austin Powers.
Il comandante Bija, infatti, avrebbe ottenuto il visto per l’Italia fornendo al momento della domanda «delle generalità diverse da quelle reali, probabilmente presentando un documento falso».
Se lo scaricabarile era prevedibile lo è meno la giustificazione “sussurrata” ieri, a cinque giorni dalla prima puntata dell’inchiesta di Avvenire.
«I membri della delegazione – precisano le fonti all’agenzia Ansa — sono stati decisi dai libici stessi. Ed inoltre, aggiungono, tutti i membri, compreso dunque Bija, sono entrati in Italia con un regolare visto d’ingresso concesso dalle autorità italiane preposte». Sfortunatamente, dai successivi controlli «è emerso infine che Al Milad avrebbe ottenuto il visto fornendo al momento della domanda delle generalità diverse da quelle reali, probabilmente presentando un documento falso».
Fino ad ora non è stata diffusa la copia del «probabilmente» documento falso, che se fosse tale certamente dovrebbe trovarsi in qualche archivio.
Per le fonti del ministero dell’Interno «fu l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) a chiedere l’incontro che si tenne al Cara di Mineo tra una rappresentanza delle autorità italiane e una delegazione libica della quale faceva parte anche Abd Al-Raman Al-Milad, conosciuto come “Bija” e ritenuto dall’Onu figura di vertice delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani in Libia».
Al contrario, dall’Oim con una nota ufficiale da Ginevra hanno sostenuto lunedì che l’incontro fu richiesto dal Viminale.
Nuovi elementi sono arrivati ieri dalla Iene, la trasmissione di Italia 1 che in un servizio di Gaetano Pecoraro ha mostrato documenti e numerose interviste in Libia che confermano come Bija e le sue attività criminali fossero più che note prima della visita in Italia.
Il giornalista ha anche mostrato uno studio del Ministero della Difesa italiano antecedente alla visita della delegazione libica in Italia.
«Un dossier dell’intelligence austriaca (Agenzia Hna) riporta gli accordi e i traffici tra la Guardia Costiera e — si legge nel testo del 10 maggio mostrato dalle Iene — le organizzazioni di Ahmed Dabbashi, Mussab Abu Ghrein (a Sabratah) e Abdurahman Milad (alias Bija, a Zawyah) per lo sfruttamento del business dei migranti».
Il volto e la storia di Bija, dunque, erano noti ai servizi di sicurezza europei e la falsa identità per reggere avrebbe dovuto contare sulla complicità dei 13 suoi connazionali con cui è arrivato in Italia, con la connivenza dei funzionari della Mezza Luna rossa tunisina e dell’Oim, presenti ai meeting a porte chiuse.
Ma proprio l’organizzazione internazionale delle migrazioni, nella sua nota pubblicata ieri da Avvenire, ha ricordato il «rammarico» per la presenza del boss in quella delegazione.
Comunque siano andate le cose, la versione “semiufficiale” del Viminale deve fare i conti con la realtà in Libia. Nonostante la presunta beffa, da due anni le autorità italiane ed europee continuano a collaborare con la cosiddetta Guardia costiera libica, tra cui quella di Zawyah guidata da Bija indicato, anche in inchieste recenti, tra i capi del campo di prigionia finanziato da Roma e Bruxelles.
(da “Avvenire”)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
I MORTI SONO PASSATI DA 1168 DI MINNITI A 1369 CON SALVINI (+ 17%) NONOSTANTE LE PARTENZE SIANO PASSATE DA 57.000 A 23.000: QUESTI SONO I DATI, CHI DICE IL FALSO, SAPENDO DI AFFERMARLO, E’ UN MENTITORE SERIALE
Nicola Porro ha aperto la puntata di Quarta Repubblica di ieri dicendo che quella di Lampedusa dell’altra notte sembra «una strage di serie B» perchè «non c’è più il nemico politico». Si chiede Porro: «dove sono finiti gli indignati, dove sono finiti quelli che facevano i tweet, dove sono finiti quelli che dicevano che manchiamo di umanità ?». Insomma visto che non c’è più Salvini al Viminale di quei naufraghi non interessa a nessuno.
Ovviamente non è così perchè di tweet e commenti di “indignati” ce ne sono.
Così come c’erano quando i migranti morivano annegati durante il governo precedente e quelli prima ancora. Perchè Porro dimentica che a parte la partentesi dei 14 mesi di governo gialloverde prima al governo c’era il centrosinistra e all’epoca le stragi non erano certo di serie B anche se il “nemico Salvini” non era al potere.
Anzi proprio all’epoca certi giornalisti si sono fatti imbambolare con le fregnacce sul pull factor costituito dalle navi delle ONG o con le bufale sui taxi del mare e degli accordi con gli scafisti. Si era rapidamente individuato il colpevole di tutti quei morti: la presenza delle navi umanitarie nel Mediterraneo Centrale.
Prima è arrivato il codice Minniti, poi i decreti sicurezza di Salvini. Dopo quattordici mesi di “porti chiusi” e di sostanziale silenzio sui morti nel Mediterraneo ieri anche il Giornale ha scoperto che i migranti continuano a morire.
Matteo Salvini non ha perso tempo e ha subito dichiarato che quelle donne morte sono vittime del buonismo che vuole i porti aperti. Ma per i barchini degli scafisti provenienti dalla Tunisia (come quello affondato a sei miglia da Lampedusa) i porti sono sempre stati aperti. Perchè come ha detto il sindaco di Lampedusa qualche settimana fa gli sbarchi ci sono sempre stati anche in presenza della strategia dei “porti chiusi”.
I dati degli ultimi due anni sono questi: con Minniti al Viminale si sono registrate 57.000 partenze e 1.168 morti.
Con Salvini al governo le partenze si sono ridotte del 60% (23.000) e i morti sono aumentati del 17% (1.369).
Difficile sostenere come ha fatto ieri sera il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari che diminuendo le partenze diminuiscono i morti in mare. Anche perchè durante la gestione Salvini ci sono stati meno sbarchi ma le partenze non si sono ridotte in maniera proporzionale.
E forse sarebbe il caso di interrogarci su dove siano finiti quei migranti che sono partiti e non sono arrivati in Italia e non sono morti annegati. La risposta è nei centri di detenzione libici. Prima o poi bisognerà spiegare agli spettatori e agli elettori cosa succede in Libia ai migranti.
Secondo Molinari «con la politica dei porti chiusi e con il decreto sicurezza agendo su due fronti diversi: da una parte rendendo più complicato l’ottenimento del permesso di soggiorno umanitario dall’altra cancellando di fatto il business delle cooperative abbiamo disincentivato di fatto le partenze».
Questo però non rileva con la strage dell’altra notte perchè tutte queste misure sono ancora in vigore dalla prima all’ultima.
Dal momento che non è cambiato nulla rispetto ad agosto significa che quelle leggi non servono a nulla. Perchè le partenze non sono state disincentivate in misura proporzionale alla diminuzione degli sbarchi.
L’abolizione della protezione umanitaria ha comportato la fuoriuscita di numerosi migranti dai centri di accoglienza perchè non avevano più il diritto a rimanere. Il business da scardinare non è quello “dell’accoglienza” (per altro messo in piedi dalla Lega quando il ministro dell’Interno era Maroni) ma quello dei trafficanti e degli scafisti.
Però Salvini per 14 mesi si è preoccupato soprattutto di fermare le navi delle ONG raccontando che erano a vario titolo in combutta con i trafficanti di uomini e chiamandoli “vicescafisti”.
E Molinari sbaglia quando dice che l’accordo di Malta riguarda solo le ONG perchè riguarda tutti i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale (guardia costiera, Marina Militare, navi mercantili o pescherecci).
Il punto è che — come ha ammesso lo stesso Salvini qualche tempo fa — il 90% dei migranti arriva autonomamente a bordo di barchini, barconi o gommoni. Ma la Lega si è concentrata solo su quel 10% scarso.
Le persone che sono morte l’altra notte, quelle che moriranno nelle prossime settimane o quelle che sbarcheranno non sono partite perchè è cambiato il governo o perchè hanno sentito che forse (ma forse eh) verranno modificati due decreti che nemmeno la maggior parte degli italiani sa esattamente cosa contengano.
Come ha detto Luca Telese ieri sera quei migranti sono partiti ben prima che Salvini pensasse di far cadere il Conte 1. Sono partiti a volte molto prima dell’approvazione del primo Decreto Sicurezza.
Perchè i viaggi durano mesi, non un paio di giorni. E quindi gli italiani dovrebbero mettersi in testa una cosa: nè a chi gestisce il traffico di esseri umani nè a chi vuole scappare dalla fame o dalla guerra interessa se Salvini o Minniti hanno cambiato le leggi.
E al contrario di quello che ha dichiarato Mario Giordano quando c’era Salvini al governo i morti non sono diminuiti: sono aumentati.
Diminuire le partenze (che significa tenere i migranti in Libia o nelle mani degli scafisti) non equivale a diminuire i morti. L’unico modo per fermare il traffico di esseri umani è modificare le modalità di accesso legale nel nostro Paese, vale a dire il decreto flussi.
E guarda caso nessuno lo ha fatto.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile
CON SALVINI 1369 MORTI ANNEGATI, 200 IN PIU’ DI MINNITI… CON SALVINI LA PERCENTUALE DI MORTI IN MARE E’ PASSATO DAL 2,05% AL 6,04%. … TRANQUILLI, NOI NON DIMENTICHIAMO CHI SONO I VERI CRIMINALI
Sono tredici i cadaveri recuperati a Lampedusa dopo l’ennesimo naufragio di migranti. Sono tutte
donne per il momento le vittime di questa nuova tragedia dell’immigrazione. All’appello mancano ancora otto bambini, che per il momento vengono conteggiati tra i dispersi.
Per Matteo Salvini quelle donne morte annegate sono «figli del buonismo, figli del c’è spazio per tutti, figli della riapertura dei porti». Ma sappiamo bene che anche il cattivismo, la politica dei porti chiusi e della criminalizzazione delle ONG ne ha parecchi di morti sulla coscienza.
Curiosamente Salvini non chiede silenzio o rispetto per quei morti (tra i dispersi c’è un bambino di otto mesi). Non chiede di tacere come ha fatto pochi istanti prima quando ha espresso tutto il suo cordoglio per i due agenti della Polizia di Stato uccisi in Questura a Trieste.
Non dice che queste persone sono arrivate in prossimità delle coste di Lampedusa a bordo di uno dei tanti barchini che hanno continuato ad arrivare anche quando lui era al Viminale.
Non fa nulla di tutto questo perchè evidentemente ha il diritto di speculare sulle morti dei migranti mentre altri non hanno il diritto di far notare che se una persona entra in Questura in stato d’arresto e se ne esce dopo aver freddato due poliziotti con le loro stesse armi d’ordinanza evidentemente c’è qualcosa che non va.
Sui migranti morti invece non ci sono problemi. Si può dire tutto quello che si vuole perchè non si sa chi siano, non ci sono i loro familiari a piangerli, non hanno colleghi che potrebbero votare per la Lega: sono carne da macello. Buona per spaventare gli italiani quando sono vivi.
Ottima quando muoiono perchè si può sempre dare la colpa al governo attuale.
Ma che cosa ha cambiato il Conte bis rispetto a prima, a quando c’era Salvini? La risposta è: nulla.
Perchè i Decreti Sicurezza sono ancora in vigore. E nemmeno Salvini avrebbe fermato quel barchino: lui firmava divieti solo per l’ingresso delle imbarcazioni delle Ong.
Eppure ci sono persone come il consigliere comunale Alessio Colzani (che già si occupò del caso di “Greta di Bibbiano”) che non perdono tempo a dare la colpa al governo assassino che subito dopo aver aperto i porti ha causato l’ennesima strage. L’errore qui è duplice: i porti sono sempre stati aperti, anche quando Salvini era ministro e i migranti hanno continuato a morire in mare.
In proporzione ben maggiore rispetto al numero di partenze e di sbarchi. Ed in termini assoluti durante la “gestione Salvini” sono morti più migranti rispetto al periodo Minniti: 1.369 morti contro 1.168.
E non è una gara a chi ne ha fatti morire di più. Dovrebbe essere invece una gara a chi ne salva di più. Purtroppo negli ultimi due anni tutti i governi si sono adoperati in maniera sistematica per allontanare i testimoni scomodi della strage che avviene nel Mediterraneo a poche miglia dalle coste italiane.
Ma anche non volendo fare una colpa a Salvini dei morti nel Mediterraneo bisogna quantomeno ammettere che i migranti muoiono per venire in Italia: è un dato di fatto. Succedeva prima della Lega al governo ed è successo con la Lega al governo. Dire che è solo colpa dell’attuale esecutivo
A livello percentuale durante il mandato di Salvini il rischio di morte in mare è triplicato, passando dal 2,05% al 6,04%.
Questo significa che il Mediterraneo è diventato più pericoloso, anche quando c’erano i “porti chiusi”. Anzi: proprio per quello.
Oggi Salvini racconta che quando c’era lui i morti sono stati pochissimi. Ed ha cura di distinguere i morti dai dispersi, come se chi risulta disperso in mare avesse qualche possibilità di essersi salvato. In realtà il risultato è lo stesso.
Dov’erano i sovranisti quando i migranti morivano mentre Salvini era al Viminale?
Rappresentano infine un caso particolare quelle decine di italiani che magari ier l’altro si indignavano per i tweet di Chef Rubio sui due agenti morti a Trieste e che oggi non perdono l’occasione di rifarsi. Lo fanno spiegandoci appunto che è tutta colpa dei “porti aperti” o delle Ong.
Oppure in virtù dell’esperienza marinaresca dichiarano che un “barchino” non può certo portare 50 persone. Perchè al massimo un “barchino” ne può caricare una o due. Naturalmente il termine barchino non è da intendersi in senso letterale, ma è vero che le imbarcazioni usate dagli scafisti risultano essere sempre sottodimensionate rispetto al “carico”, stipate all’inverosimile di uomini, donne e bambini e pericolosamente inadatte ad una traversata.
Eppure quelle persone continuano a partire. Continuano a salpare dalla coste della Libia o della Tunisia ben sapendo quali rischi corrono.
E lo fanno non certo perchè hanno qualche misteriosa finalità o movente da portare a compimento una volta giunti in Italia. La ragione per cui continuano a partire è quasi sempre una sola: sopravvivere.
Perchè se davvero stessero così bene “a casa loro” per quale motivo dovrebbero rischiare di essere torturati, picchiati, violentati o morire annegati? E non mancano ovviamente quelli che scrivono che ne sono morti troppo pochi: le solite cose fatte a metà dai buonisti.
Chissà dov’erano tutti questi bravi cittadini, così preoccupati per la morte dei migranti annegati questa notte quando Salvini era ministro.
Molto probabilmente erano tra quelli che festeggiavano al grido di “uno di meno” oppure gridavano al complotto dei bambolotti dicendo che erano tutte notizie false ed inventate ad arte e si dilettavano nell’analizzare le unghie di una migrante salvata dall’annegamento per dimostrare che era tutta una montatura pubblicitaria.
Certo, non tutti erano così. C’erano quelli che semplicemente si giravano da un’altra parte con un’alzatina di spalle. Curioso che oggi siano concordi nell’indicare il colpevole della strage.
(da “NextQuotidiano”)
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