Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
DECINE DI SOCIETA’ HANNO APERTO IL DOMICILIO FISCALE NELLA ZONA ROSSA PER OTTENERE SGRAVI E RISTORI SENZA AVERNE I TITOLI… MOLTE SONO DI ALTRE CITTA’
Imprese che hanno dovuto chiudere l’indomani del 14 agosto 2018, dopo il crollo del Ponte Morandi e il fermo di tutte le attività nei quartieri di Sampierdarena, Certosa, Rivarolo, Bolzaneto e Pontedecimo rimasti isolati.
Titolari che si sono indebitati per rialzarsi dopo la riapertura. Tanti non ci sono riusciti. Ma anche aziende arrivate nottetempo, come fantasmi, da ogni angolo di Genova, addirittura da Pisa, Brescia, Torino, che hanno aperto il domicilio fiscale all’interno del perimetro disegnato come “zona rossa” o “arancione” dal commissario all’emergenza, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.
Ditte poi sparite nel nulla, hanno usufruito dei “ristori” o degli sgravi fiscali senza averne i titoli, sulle quali adesso la Procura di Genova ha aperto una delicata inchiesta: al momento indagando una dozzina di titolari e soci, a cui si contesta i reati di falso e truffa ai danni dello Stato
Del resto basta andare di persona in alcune delle sedi dichiarate al fisco per accorgersi che in via Pastorino 38, Genova Bolzaneto, non lontano da quello che oggi è il ponte Genova San Giorgio, non c’è traccia. A Palazzo di Giustizia di Genova li chiamano i “furbetti del ponte Morandi”. Gli sciacalli.
Sulla scia di quanto accaduto in passato a L’Aquila o in Irpinia. «È un’indagine importante è delicata», si limita a dire il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che ha affidato il fascicolo ad uno dei tre pm del pool reati contro la pubblica amministrazione.
Il magistrato non dice di più sull’inchiesta, ma spiega il meccanismo: «È lo stesso del reddito di cittadinanza, il soggetto dichiara di avere i requisiti sotto la sua personale responsabilità , poi si tratta di accertare se ha dichiarato il vero o il falso. Ma la Regione al momento è estranea…».
L’indagine è stata affidata ai finanzieri del Primo Gruppo e del Nucleo Operativo Metropolitano di Genova, gli stessi che seguono i diversi filoni sul crollo e su Autostrade. Che a quanto pare negli scorsi giorni hanno depositato un primo elenco di aziende che hanno beneficiato illecitamente dei ristori e degli sgravi fiscali.
Una dettagliata lista di 47 imprese che hanno ottenuto le somme dalla Regione era stata pubblicata nel luglio scorso da Marco Grasso sulle pagine del Secolo XIX. C’è la Progetto Service di Torino, il 18 marzo 2019 sottoposta a sequestro preventivo dalla Dda. La Gbc di consulenza fiscale e la Ovunque Srl (sondaggi), entrambe con stessa sede e la medesima amministratrice di Pontedera, titolare di un forno in Vicopisano (Pisa). La D&P Europe, di un gruppo di società anonime svizzere. Poi 5 diverse aziende con sede in via De Marini (Genova), tutte costituite presso il medesimo notaio di Modena. La Kreactive (call center) amministrata da Kyrylo Horbunov, imprenditore ucraino residente nel Modenese. La titolare di un bed&breakfast sull’Adamello nel 2019 ne ha aperto un altro a Sampierdarena
Poi ci sono le ditte escluse per un cavillo burocratico o un ritardo. Come il Centro Estetico di via Canepari, a Certosa. «Ci troviamo a 245 metri dal limite della zona rossa, ma non abbiamo avuto nessun aiuto – lamenta il titolare Massimiliano Braibanti – : il decreto prevede 15 mila euro come una tantum, ma la Regione ha escluso le società di capitali». Martedì prossimo il Comitato Zona Arancione del Morandi sarà sentito in audizione in consiglio regionale.
D’altra parte, all’indomani del disastro il Decreto-Genova aveva messo a disposizione 235 milioni di euro. Il ministro dello Sviluppo Economico – all’epoca Luigi Di Maio al governo con la Lega – nel marzo 2019 aveva detto: «Tutte le aziende coinvolte nella tragica vicenda del Morandi hanno a disposizione lo strumento della Zona Franca Urbana sul quale sono stanziate risorse necessarie a rilanciare il sistema produttivo e le attività presenti sul territorio».
Non erano i primi soldi a disposizione delle aziende genovesi martoriate dalla tragedia del viadotto Polcevera, e gestiti dal commissario all’emergenza. In primis i ristori da 15mila euro versati alle società in crisi: subito con paletti molto stretti, poi diventati più larghi, di fatto a chiunque sostenesse di aver dovuto cessare la propria attività per colpa del crollo. Perchè la legge ha consentito di ottenere sgravi di 200mila euro sia alle imprese già presenti sul territorio al momento della tragedia, sia a chi invece ha deciso di aprire la propria attività dal 14 agosto 2018 al 31 dicembre 2019.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
I MAGGIORI GRUPPI EDITORIALI SPINGONO DRAGHI DA TEMPO, CRITICI SOLO LIBERO, LA VERITA’, IL FATTO E IL MANIFESTO
La settimana politica che è appena trascorsa ha permesso alle forze politiche di scegliere il proprio spazio
rispetto alle posizioni e ai programmi esposti da Mario Draghi durante le consultazioni. Da questi confronti con le forze politiche non era emerso nulla sulla lista dei ministri che, ieri sera, dopo aver accettato l’incarico al Quirinale, lo stesso Draghi ha letto. Oggi, con l’elenco bene in vista nelle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, assistiamo a un riposizionamento frenetico dei giornali, quasi come se fosse una quadriglia.
I giornali su Draghi offrono punti di vista inediti: ecco una piccola guida su come dovremo leggerli da qui in poi, ben consapevoli che il cambiamento di idee — nel nostro Paese — resta sport nazionale.
Partiamo dalle prime due grosse novità . Con Giuseppe Conte al governo (sia con il Conte 1, sia con il Conte-bis), il Fatto Quotidiano era stato molto vicino alla presidenza del Consiglio e, di conseguenza, alla maggioranza che lo supportava (anche a costo di un cambio in corsa, da quella giallo-verde a quella giallo-rossa). Oggi, il titolo che il giornale di Marco Travaglio propone sembra davvero andare nella direzione opposta: Tutto qui?
Trapela delusione, incertezza nei confronti del nuovo esecutivo. L’editoriale del direttore è molto sferzante (soprattutto con i ministri che provengono da Forza Italia), possibile — quindi — che il Fatto Quotidiano “passerà all’opposizione” di questo governo Draghi.
Ma per un giornale che va, in questo frenetico giro di giostra, c’è un giornale che viene. Il Giornale di Alessandro Sallusti — complici proprio gli ingressi dei moderati di Forza Italia e della Lega nella squadra di governo — sembra avere un atteggiamento benevolo nei confronti dell’esecutivo di Mario Draghi: Fine dei dilettanti — titolo scelto da Sallusti — sembra preludere a una visione delle notizie politiche più favorevole all’esecutivo. Mentre, in questi ultimi mesi, il Giornale si era schierato spesso accanto ai quotidiani “sovranità ” nel fare opposizione a Giuseppe Conte.
Chi resta fuori, nonostante l’ingresso della Lega in maggioranza, sono Libero, Il Tempo, La Verità . Tutti e tre questi quotidiani che hanno intercettato l’audience sovranista, infatti, restano perplessi dopo l’operazione politica che ha portato la Lega al governo, anche se su posizioni che sembrano distanti da quelle “bandiera” di Matteo Salvini: Libero parla addirittura di un «minestrone di basso profilo» (sottolineando scontenti sia nel Carroccio, sia tra gli azzurri di Forza Italia), mentre la Verità non esita a chiamare questo governo Conte-ter.
Torna su posizioni molto critiche nei confronti della maggioranza il Manifesto che oggi titola Dragstore, mentre i quotidiani garantisti (come il Dubbio e il Riformista) si mostrano soddisfatti della nomina di Marta Cartabia a ministro della Giustizia. In tutto questo, cosa fanno i quotidiani più letti in Italia? Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa (ma anche i giornali del gruppo Caltagirone come Il Messaggero e il Mattino) offrono titoli all’apparenza neutrali, tuttavia nei loro editoriali di appoggio sorridono, nel complesso, all’operazione Draghi.
Questa sarà la nuova griglia di partenza dei quotidiani italiani rispetto all’esecutivo che giurerà al Quirinale alle 12 del 13 febbraio. Per i sorpassi ci sarà tempo.
(da Giornalettismo)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO IN PECTORE PER SFIDARE ZINGARETTI E’ BONACCINI CHE VUOL FARE RIENTRARE RENZI NEL PD, COSI’ DA DISTRUGGERE COMPLETAMENTE IL PARTITO
Lo avevamo anticipato già la scorsa settimana. Si sarebbe aperta la fase congressuale nel Partito
democratico. E così è stato.
“Qualcuno dovrà pagare per la fallimentare strategia tenuta dal partito durante la crisi di governo del Conte due”, spiegano dal Nazareno.
“Ci siamo fatti mettere sotto da un partito che non vale nemmeno il 2%”, il refrain che circola ai piani alti di Sant’Andrea delle Fratte.
Anche Nicola Zingaretti non nega i problemi ma preferirebbe un congresso tematico ovvero senza discussioni sulla leadership perchè “sulla segreteria si voterà tra due anni”.
Tra i dem, però, non la pensano tutti così. E poi c’è il convitato di pietra, Matteo Renzi che con una diversa leadership (ad esempio quella dall’amico Bonaccini) potrebbe addirittura rientrare nel partito con le sue truppe oppure diventarne il principale alleato se dovesse nascere un rassemblemant centrista sul modello di Forza Italia Viva.
A proposito di Bonaccini, nelle chat Pd gira addirittura già il nome della mozione (ovviamente satirica) pronta a sostenere il governatore dell’Emilia Romagna: “Torna a casa Renzi”. Più chiaro di così.
Del resto la scorsa estate Bonaccini aveva detto di non avere nulla in contrario al rientro di Renzi nel Pd.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA SOLO DI M5S, PD E ITALIA VIVA, NESSUNA TRACCIA DI SALVINI E BERLUSCONI NELLA GRANDE AMMUCCHIATA… HA FORSE PAURA CHE NON LA FACCIANO PARTECIPARE ALLA GRANDE TORTA DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE?
Non deve esser facile per Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni affrontare in solitaria (o quasi) la linea dell’opposizione al prossimo governo Draghi.
La scelta del partito è ben nota e, al netto dei proclami, la strategia sarà quella di ottimizzare al meglio i futuri mesi con vista sulle elezioni.
Tutto lecito, soprattutto nel mare magnum della politica trasformista che, da anni, condiziona la storia del nostro Paese.
Ma leggendo i post social della leader e del suo partito, appare evidente come ci sia un’allergia comunicativa: quando si critica l’adesione al nuovo esecutivo guidato dall’ex Presidente della Banca Centrale Europea non vengono mai citati i nomi di Lega e Forza Italia, gli alleati della coalizione di centrodestra.
Eppure, come ormai noto, il governo Draghi sarà sostenuto da un ampio spettro di maggioranza che va dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, passando per Italia Viva e +Europa.
Poi ci sono, con numeri importanti (anzi, fondamentali per la tenuta parlamentare dell’esecutivo) anche la Lega e Forza Italia. Eppure questi ultimi due nomi (così come quelli dei rispettivi leader) non compaiono mai nella comunicazione social di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia.
Senza fare nomi e cognomi, utilizzando la strategia del ‘dico non dico’ per attaccare gli (ex?) alleati della coalizione di Centrodestra. In nessun tweet o post social, infatti, viene fatto il nome di Matteo Salvini o Silvio Berlusconi. Eppure sono loro gli artefici principali, anche in termini di numeri, dell’appoggio parlamentare al futuro prossimo governo guidato da Mario Draghi.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
COSA NON SI FA PER ENTRARE NEL GOVERNO DRAGHI (E DARSI UN NUOVO VOLTO PER SALVARSI DALLA CONDANNA AI PROCESSI PER SEQUESTRO DI PERSONA)
Come si cambia, per non morire (politicamente).
In questi giorni Matteo Salvini è diventato europeista, ha detto sì al Recovery Fund, ha abbandonato l’idea del ripristino dei Decreti Sicurezza.
Ieri addirittura, dopo aver per settimane osteggiato la legge Zan contro l’omotransfobia, ha criticato sui social il modulo per la vaccinazione anti COVID che definiva l’omossessualità un comportamento a rischio.
Cosa rimane al Capitano per completare la sua metamorfosi? Forse la legalizzazione della cannabis. O di fare pace con Laura Boldrini.
Fino a poche settimane fa il leader della Lega faceva lo gnorri sulle motivazioni che avevano portato l’ex presidente della Camera e deputata del Partito Democratico a chiedere i danni per la campagna mediatica portata avanti sui social contro di lei dalla Lega e da Salvini.
La frase che tutti ricordiamo è quella delle “risorse boldriniane“, l’immagine invece è quella della bambola gonfiabile.
Oggi Salvini alle prese con i giornalisti si è trovato a dover rispondere a delle simpatiche provocazioni. Così, mentre spiegava per l’ennesima volta che non ha parlato di ministri con Draghi, gli è stato chiesto ad esempio come avrebbe reagito al ritorno di Elsa Fornero ministro. Lo sfottò non è finito così. Anzi.
L’ex ministro dell’Interno ha provato a glissare ridacchiando quando qualcuno invece gli ha nominato la Boldrini. C’è poi chi ha chiesto: “Le manca solo aprire sui matrimoni gay” insistendo a stuzzicarlo sulla Boldrini, su cui Salvini aveva provato astutamente a svicolare.
Alla fine il giornalista è riuscito a strappargli una concessione: “un caffè glielo offro volentieri”. Come si cambia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
“LA LEADERSHIP DEL M5S METTA DA PARTE L’ARROGANZA”… I TIMORI DI CRIMI SULLA TENUTA DEI GRUPPI
Sono agitate le acque in casa M5s dopo l’addio annunciato da Alessandro Di Battista. Un addio arrivato in segno di rottura con il via libera della maggioranza degli iscritti su Rousseau al premier incaricato Mario Draghi e, soprattutto, con l’ala governista del Movimento.
Di Battista, al pari di Barbara Lezzi, non solo si era schierato per il “no”, ma aveva anche lanciato la proposta dell’astensione come via d’uscita per provare a evitare lo strappo. Proposta rilanciata dal presidente di Rousseau Davide Casaleggio, ieri, a votazioni in corso, ma rispedita subito al mittente dal capo politico, Vito Crimi: nessuna ulteriore votazione sarebbe seguita ad un eventuale “no” della base. Un alt a Di Battista e allo stesso Casaleggio.
«Alessandro è fondamentale per il Movimento», commenta ora Davide Casaleggio in un’intervista al Corriere della Sera. «È una persona che stimo, in grado di portare avanti con coerenza i principi e le battaglie del Movimento. Questa sua scelta dimostra per l’ennesima volta l’onestà intellettuale di Alessandro ed è proprio di questa coerenza che ha bisogno il Movimento».
Nelle parole di Casaleggio, un avvertimento nemmeno troppo velato alla leadership del M5s: «Chi oggi guida l’azione politica del Movimento dovrà fare in modo di non gestire questo momento con arroganza o la larga parte contraria a questa scelta potrebbe allontanarsi».
Sullo sfondo, infuria da tempo il braccio di ferro tra gli eletti e il figlio del fondatore Gianroberto Casaleggio sulla gestione della piattaforma.
Non solo la maggior parte dei post pubblicati sul Blog delle Stelle esce ormai quasi unicamente a firma di Rousseau, ma è proprio l’associazione di Casaleggio che in queste settimane si sta dando da fare per riorganizzare i territori, federare gli attivisti, organizzarli in sedi digitali.
In parlamento, la pattuglia dei “dissidenti” — da Lezzi a Danilo Toninelli — ha proporzioni ben inferiori rispetto a quel 40% che ieri ha votato “no” al governo Draghi. Ma questo non basta a rassicurare la leadership del Movimento.
Parlando del governo Draghi, Casaleggio commenta: «Ho paura che sarà una partita con lo schema catenaccio per difendere le riforme fatte. Tuttavia questo è un momento di costruire il futuro, non di difendere il passato».
Che ci siano timori sulla tenuta dei gruppi emerge anche dalle dichiarazioni di Crimi, che si è affrettato a sottolineare: «Il mandato che gli iscritti ci hanno conferito è chiaro: il Movimento 5 Stelle sosterrà il nuovo governo. La democrazia del Movimento passa per il voto degli iscritti che è vincolante».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX SOCIO DI CASALEGGIO E VOLTO STORICO DEL M5S NON VEDE FUTURO PER IL MOVIMENTO, DOPO IL SI’ AL GOVERNO DRAGHI
Un lungo de profundis per il M5s. Max Bugani, ex socio di Davide Casaleggio e volto storico dei
pentastellati, lo ha pubblicato su Facebook citando liberamente dalla canzone di Giorgio Gaber Qualcuno era comunista.
Il post di Bugani arriva il giorno dopo la scelta di Alessandro Di Battista di lasciare il Movimento, a seguito del voto degli iscritti che ha approvato il sostegno al nascente governo guidato da Mario Draghi.
«Qualcuno era 5 stelle perchè Berlusconi, Renzi, Formigoni e Belsito non erano brave persone», si legge tra le altre cose nel post. E ancora: «Qualcuno era 5 stelle perchè non ne poteva più di quarant’anni di governi di ogni colore venduti e in trattativa con la mafia», «Qualcuno era 5 stelle perchè aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perchè sentiva la necessità di una morale diversa. Forse era solo una forza, un volo, un sogno».
Ieri sera su Rousseau è passata la linea governista — sostenuta tra gli altri da Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Vito Crimi — favorevole ad appoggiare un esecutivo Draghi con 44.177 sì (59,3%) e 30.360 no (40,7%).
Un passaggio complicato per il M5s, che rischia di perdere pezzi e consensi, come ha detto oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, lo stesso Casaleggio: «Chi oggi guida l’azione politica del Movimento dovrà fare in modo di non gestire questo momento con arroganza o la larga parte contraria a questa scelta potrebbe allontanarsi».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO NON HA PARTECIPATO ALLA CONSULTAZIONE SU ROUSSEAU: “COME SI PUO’ VOTARE SI’ O NO SENZA AVER VISTO IL PROGRAMMA E LA SQUADRA? QUESITO SENZA SENSO”
«Al 95% voterò no ad un governo Draghi». Andrea Colletti, deputato M5s, non ci sta e dichiara che non voterà la fiducia ad un esecutivo guidato da Mario Draghi.
Il parlamentare grillino, in dissenso con la maggioranza dei vertici ma anche degli attivisti, considerato il risultato avuto dalla consultazione sulla piattaforma Rousseau, decide di rimanere fedele a se stesso.
Colletti non ha partecipato al voto sul blog pentastellato poichè riteneva il quesito «senza senso». Secondo il deputato, infatti, non erano state fornite abbastanza informazioni per potersi esprimere.
Onorevole Colletti sulla piattaforma Rousseau ha vinto il Sì per dar vita a un nuovo governo con Mario Draghi. Lei voterà la fiducia all’esecutivo?
«Al 95 % non voterò la fiducia ad un governo Draghi. Poi mai dire mai perchè bisogna vedere squadra e programma. Pensi che non ho nemmeno votato oggi su Rousseau».
Come mai?
«Che senso ha far votare su un ipotetico governo di cui non si conosce nè il programma nè la squadra? Parlando per assurdo, ipotizziamo che Draghi scegliesse un Previti come ministro della Giustizia, dovremmo votare a favore? Questo quesito non aveva senso perchè, a mio avviso, non si avevano abbastanza dati per potersi esprimere».
Lei pensa che i vertici del Movimento la faranno votare secondo libertà di coscienza?
«Io ho sempre votato in piena libertà . Ho fatto la campagna contro il taglio dei parlamentari e sono stato anche sospeso per questo. L’eventuale espulsione non è in mano mia. Sono solo un deputato semplice».
Lei ha partecipato, qualche giorno fa, al V-Day contro Mario Draghi con altri suoi colleghi. Draghi non rappresenta, per lei, un governo dei migliori?
«Il governo dei migliori cosa significa? Migliori sotto quale punto di vista? Quindi possiamo anche non fare più delle elezioni…. Il governo dei migliori avrà una visione politica culturale di quello che si deve fare? Poi c’è una questione che reputo pericolosa».
Quale?
«Questo tutti dentro. In ogni democrazia deve esserci una qualche opposizione e se anche Fratelli d’Italia si asterrà , come sembra probabile, questa opposizione non la vedo. Io farò quello che mi impone la mia coscienza. Poi voglio ricordare che la fiducia si basa sempre su un pregiudizio perchè le azioni si valuteranno successivamente, di volta in volta».
Il Movimento sembra cambiamento parecchio. Rimprovera qualcosa ai vertici?
«Antropologicamente i cambiamenti esistono, quindi credo che sia normale che un movimento o un partito cambino. Ma valuterò il merito delle azioni future. Per dire, io sono sempre stato pronto all’ascolto, anche delle posizioni in dissenso dalle mie o quelle degli altri partiti. Se dovessi votare contro Draghi farò battaglie politiche ma in base al merito delle proposte».
Con gli altri colleghi in dissenso con i vertici, cosa farete?
«Faremo una valutazione con gli altri compagni del Movimento, io ascolto sempre gli altri. Non è detto che tutti arriveremo alla stessa valutazione. Credo che in generale io, e chi voterà contro questo governo, potremmo considerarci gli unici veri coraggiosi».
(da Open)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
DAL CONGRESSO DELLA FAMIGLIA A CHI DICE CHE I GAY COMPRANO I BAMBINI
Da qualche parte Salvini la sua verginità la deve riprendere. E dopo l’ecologia e l’Europa, è arrivato il
momento delle minoranze. Ma da chi iniziare? Chi meglio degli omosessuali?
“Ministero della Salute, Anagrafe nazionale vaccini, documento di ottobre 2020: “tossicodipendenti, soggetti dediti alla prostituzione e omosessuali” sono soggetti a maggior rischio Covid. Omosessuali equiparati dal Ministero a drogati e prostitute? No comment, roba da matti!”
Lo stile è il suo, potete riconoscerlo: Salvini ha gettato alle ortiche ogni inibizione e ha fatto il suo personalissimo coming out: eccomi amici Lgbt, la Lega è aperta anche a voi adesso che dovremo governare con la sinistra. Voletemi bene.
Magari il problema più grande della comunità Lgbtqi+ fosse essere paragonati a drogati e prostitute (tra l’altro, piccolo indizio: drogati e prostitute non sono appestati, queste sono regole base se vuoi fare il padrino del prossimo gay pride), ma ti posso assicurare, caro Matteo, che nel corso dei secoli ci è stato detto di tutto. Ed è stato fatto, è bene che tu lo sappia, da quelli che (fino a ieri, da oggi la vedo più difficile) riempivano le piazze per osannarti e votarti.
Il tuo popolo, caro Salvini, è composto da omofobi e razzisti e lo sai benissimo anche tu. E c’è chi potrebbe offendersi per questo tentativo di acchiappare consensi da chi hai schifato fino al giorno prima, ma d’altronde lo hai già fatto con i leghisti del Sud Italia, quindi insomma sei parecchio navigato.
Mi permetto di darti un consiglio: butta fuori gli omofobi dalla Lega, se vuoi essere credibile. Butta fuori chi patrocina il Congresso della Famiglia di Verona, chi dice che noi omosessuali compriamo i bambini e sfruttiamo le donne, chi pensa che il nostro amore sia contro natura, chi sostiene che serva una legge contro l’eterofobia.
Ah no, quello eri tu. Ma non ti preoccupare, siamo italiani anche noi, e gli italiani dimenticano in fretta. Hai un’occasione unica Matteo, la più grande e camaleontica opera di trasformismo politico mai tentata in questo paese, forse in tutta Europa. Non lasciartela sfuggire, ma fai le cose per bene: butta fuori chi sai tu, e ci guadagniamo tutti.
(da Globalist)
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