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SALVINI CONTRO LA ASL DI LA SPEZIA CHE DISCRIMINA GLI OMOSESSUALI, MA DIMENTICA CHE IL PROVVEDIMENTO E’ STATO APPROVATO QUANDO GOVERNAVA LUI

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

PORTA LA DATA DEL 17 SETTEMBRE 2018 ED E’ FIRMATO DALLA MINISTRA GIULIA GRILLO

In un documento pubblicato dalla Asl di La Spezia gli omossessuali dal punto di vista sanitario sono indicati nella stessa categoria di «tossicodipendenti e soggetti dediti alla prostituzione»
«Omosessuali equiparati dal Ministero a drogati e prostitute? No comment, roba da matti!». Quel “roba da matti” usato per chiudere il tweet non lascia dubbi. Le parole sono di Matteo Salvini.
Il contenuto prima di quella formula invece qualche dubbio lo hanno lasciato, almeno alle decine di commenti comparsi sotto il tweet.
Davanti alla presa di posizione sul caso della Asl di La Spezia in molti hanno ricordato a Salvini di essere leader di un partito che spesso ha sostenuto posizioni contro i diritti della comunità  Lgbtq+. Soprattutto in tema di matrimoni e leggi contro l’omofobia.
Non ultima la richiesta dei consiglieri comunali della Lega di Collesalvetti, in provincia di Livorno. Nelle scorse settimane il capogruppo Massimo Ciacchini aveva chiesto un censimento delle coppie gay, nello specifico avrebbe voluto avere «i dati numerici di questo fenomeno nel nostro territorio nell’attualità  e nel suo sviluppo negli anni, le risorse finanziarie e le agevolazioni comunali eventualmente destinate a queste unioni, e infine se si è in grado di avere contezza circa la stabilità  di queste unioni».
Come abbiamo ricostruito contattando l’ex ministra della Salute Giulia Grillo, il documento con cui la Asl di La Spezia paragona dal punto di vista sanitario gli omosessuali a i “tossicodipendenti e i soggetti dediti alla prostituzione” si riferisce a un testo del 2018.
In particolare alle disposizioni del Decreto sulle vaccinazioni del 17 settembre 2018. Quando cioè Matteo Salvini e Luigi Di Maio erano vicepremier del primo Governo guidato da Giuseppe Conte.
Giulia Grillo ha spiegato che nel documento da lei firmato la scelta di questa formula è stata «figlia di una vecchia tassonomia».

(da agenzie)

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MENO MALE CHE LE SCUOLE SONO SICURE: IN CAMPANIA 2.000 STUDENTI CONTAGIATI DAL COVID IN UNA SETTIMANA

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

TRA I GIOVANI DELLE SUPERIORI 618 NUOVI POSITIVI, TRA QUELLI DELLE ELEMENTARI 540, NELLE MEDIA 306… LE CONSEGUENZA DELLA FOLLE POLITICHE DELLE “SCUOLE APERTE”

Duemila studenti contagiati dal Coronavirus in Campania negli ultimi 7 giorni dopo l’apertura delle scuole. È quanto emerge dal report dell’Unità  di Crisi che prende in esame i dati dei nuovi positivi nelle 5 province e 7 Asl della regione.
La zona più colpita è quella dell’Asl Napoli 3 Sud, dove si registra un vero e proprio picco crescente di contagiati. Tra i ragazzi nella fascia di età  tra i 14 e i 19 anni, in età  quindi da scuole superiori, nel periodo dall’1 al 7 febbraio si contano 618 nuovi positivi al Coronavirus, mentre nella stessa fascia d’età  dal 25 al 31 gennaio i contagi erano 431. Al secondo posto i bambini da 6 a 10 anni, in età  di scuola elementare, dove nell’ultima settimana si contano 540 positivi e 362 nella settimana precedente.
Sono 29 i focolai scolastici registrati in Campania negli ultimi 7 giorni, secondo il dossier dell’Unità  di Crisi per l’emergenza Covid19.
Ecco come sono ripartiti i casi dei nuovi positivi per province e per fascia d’età  degli studenti, che corrisponde grosso modo anche alle fasce scolastiche: asili e scuole d’infanzia (0-5 anni), elementari o primarie (6-10 anni), medie o secondarie inferiori (11-13), superiori o secondarie di secondo grado (14-19).
Asili e scuole dell’infanzia (0-5 anni)
Per quanto riguarda la fascia 0-5 anni, dal 1 al 7 febbraio si contano 445 contagi, di cui 11 Asl Avellino, 11 Asl Benevento, 59 Asl Caserta, 46 Asl Napoli 1 Centro, 58 Asl Napoli 2 Nord, 198 Asl Napoli 3 Sud, 58 Asl Salerno.
Mentre nella settimana dal 25 al 31 gennaio ci sono stati 334 positivi, di cui 11 Asl Avellino, 5 Asl Benevento, 35 Asl Caserta, 59 Asl Napoli 1 Centro, 58 Asl Napoli 2 Nord, 127 Asl Napoli 3 Sud, 36 Asl Salerno.
Scuole elementari (6-10 anni)
Per quanto riguarda la fascia 6-10 anni, dal 1 al 7 febbraio si contano 540 contagi, di cui 17 Asl Avellino, 14 Asl benevento, 61 Asl Caserta, 67 Asl Napoli 1 Centro, 71 Asl Napoli 2 Nord, 226 Asl Napoli 3 Sud, 82 Asl Salerno.
Mentre nella settimana dal 25 al 31 gennaio ci sono stati 362 contagi, di cui 14 Asl Avellino, 5 Asl Benevento, 46 Asl Caserta, 52 Asl Napoli 1 Centro, 61 Asl Napoli 2 Nord, 138 Asl Napoli 3 Sud, 45 Asl Salerno.
Scuole medie (11-13 anni
Per quanto riguarda la fascia 11-13 anni, dal 1 al 7 febbraio si contano 306 contagi, di cui 6 Asl Avellino, 11 Asl Benevento, 37 Asl Caserta, 47 Asl Napoli 1 Centro, 37 Asl Napoli 2 Nord, 108 Asl Napoli 3 Sud, 57 Asl Salerno.
Mentre nella settimana dal 25 al 31 gennaio ci sono stati 215 contagi, di cui 3 Asl di Avellino, 2 Asl Benevento, 43 Asl Caserta, 33 Asl Napoli 1 Centro, 53 Asl Napoli 2 Nord, 59 Asl Napoli 3 Sud, 21 Asl Salerno.
Scuole Superiori (14-19 anni)
Per quanto riguarda la fascia 14-19 anni, dal 1 al 7 febbraio si contano 618 contagi, di cui 31 Asl Avellino, 14, Asl Benevento, 85 Asl Caserta, 99 Asl Napoli 1 Centro, 97 Asl Napoli 2 Nord, 184 Asl Napoli 3 Sud, 108 Asl Salerno.
Mentre nella settimana dal 25 al 31 gennaio ci sono stati 431 contagi, di cui 25 Asl Avellino, 6 Asl Benevento, 66 Asl Caserta, 72 Asl Napoli 1 Centro, 75 Asl Napoli 2 Nord, 138 Asl Napoli 3 Sud, 48 Asl Salerno.

(da Fanpage)

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SCUOLE CHIUSE PER VARIANTI COVID, AUMENTANO I NUOVI FOCOLAI IN TUTTA ITALIA

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

ORA SI TORNA AI RIPARI CON LA DIDATTICA A DISTANZA DOPO AVERE RIAPERTE LE SCUOLE SOLO PER ANDARE DIETRO A GENITORI INCOSCIENTI

E’ un dato di fatto che la maggior parte dei focolai collegati alle mutazioni del virus, in particolare a quella inglese, siano stati registrati nelle scuole.
E il numero di comuni e Province che stanno decidendo di tornare alla didattica a distanza sta crescendo ora dopo ora per evitare che la trasmissione dell’infezione diventi incontrollabile.
Numerose classi sono finite in quarantena, per altre è stato predisposto lo screening, insieme anche al personale docente e non docente, per scoprire la presenza di ulteriori casi. “Stando a ciò che dicono gli esperti inglesi — ha detto Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano -, i primi riscontri confermano che la variante inglese si trasmette più velocemente tra i più giovani. Varie evidenze vanno in questa direzione. Se confermato, questo è un problema per diversi motivi. Ricordiamoci che per i ragazzi e i bambini non abbiamo ancora un vaccino sperimentato. Inoltre, i giovanissimi di solito si infettano meno degli adulti, perchè hanno una minore espressione di ricettori”.
Così, dopo Umbria, Abruzzo e Toscana, anche alcune amministrazioni locali di Lombardia e Lazio hanno stabilito la chiusura degli istituti per una quindicina di giorni.
Ecco, allora, di seguito, tutte le regioni interessate da questo provvedimento.
Lombardia
Tra gli ultimi casi di cui si è avuta notizia c’è quello del Comune di Bollate, in provincia di Milano. Tre contagi di variante inglese sono stati individuati nel focolaio emerso nelle scuole, per un totale di 59 positivi tra bambini, familiari e personale scolastico. Così, giovedì sono state chiuse la primaria Marco Polo nella frazione di Ospiate, e l’istituto comprensivo in centro a Bollate, che comprende una primaria e una media, e oltre 700 alunni. Secondo il sindaco Francesco Vassallo, è ancora presto per parlare di zona rossa in tutto il comune ma intanto si è tornati alla didattica a distanza per arrestare la corsa del virus. Ad Arcene, invece, in provincia di Bergamo, il sindaco Roberto Ravanelli ha annunciato la chiusura “a tempo indeterminato” delle medie e delle due classi quinte delle elementari ospitate nello stesso plesso per un “focolaio di Coronavirus, probabilmente legato a una variante del virus. Le lezioni proseguiranno con la didattica a distanza”.
Lazio
Casi di variante inglese sono stati individuati anche nel Lazio ed in particolare a Roma, al Villaggio Prenestino. Il ceppo mutato del Covid-19, è stato riscontato in 3 campioni in analizzati tra gli alunni e il personale dell’istituto che comprende scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, con più di mille bambini, dopo l’allarme scattato la settimana scorsa con il primo riscontro in un alunno, sopposto a screening perchè aveva la febbre. Tuttavia, la Regione ha rassicurato i cittadini: “La scuola è stata chiusa immediatamente e la diffusione del virus è stata circoscritta”, sono le parole dei dirigenti della Salute regionale rilanciate da Il Messaggero
Umbria
L’Umbria è la regione che più di tutte è messa in ginocchio dalla circolazione di nuove varianti, con un aumento sensibile dei casi soprattutto nei bambini nella fascia d’età  fino ai 10 anni. Già  cinquanta comuni della provincia di Perugia ed altri sei della provincia di Terni sono diventati zona rossa lunedì prossimo e le lezioni sono tornate a essere a distanza. Ma non è escluso che oggi, con i dati dell’ultimo monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute, il provvedimento venga esteso a tutto il territorio regionale.
Marche
Nelle Marche casi positivi alla cosiddetta variante inglese sono stati rilevati tra gli alunni delle scuole di Tolentino, Pollenza e Castelfidardo. Nello specifico, a Tolentino si sono registrati 2 casi certi e un altro di elevato sospetto che coinvolgono anche un lavoratore presso una pelletteria locale, un contagio nella prima media della scuola Vincenzo Monti di Pollenza (Macerata) e altri 3 casi alla scuola Rodari di Castelfidardo (infanzia e primaria), in provincia di Ancona. Per loro è stata disposta la didattica a distanza oltre che tamponi molecolari con drive through e quarantena. Tampone anche il personale docente e dipendente dei medesimi Istituti, e Dad e quarantena per le scuole dell’infanzia e primaria Rodari di Castelfidardo
Abruzzo
Da lunedì scorso tutte le scuole superiori restano chiuse in Abruzzo per tornare alla didattica a distanza, secondo quanto previsto dall’ordinanza del governatore Marsilio valida fino al 21 febbraio. Stesso provvedimento è stato preso a Pescara per tutte le scuole di ogni ordine e grado dopo l’impennata di casi positivi e collegati alla variante inglese individuati nelle ultime settimane
Alto Adige
Scuole chiuse anche in Alto Adige, dove è in vigore la zona rossa fino al prossimo 28 febbraio. Tra le misure previste, non c’è solo la chiusura dei negozi, bar e ristoranti, e il divieto di spostamento tra Comuni, ma anche il passaggio delle scuole in Dad. Medie e superiori sono tornate così alla didattica a distanza, mentre da giovedì 10 febbraio è stato il turno delle scuole elementari.

(da Fanpage)

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LA “STRANA” DIMENTICANZA DELLA MELONI CHE ESCLUDE LEGA E FORZA ITALIA DALL’AMMUCCHIATA DI GOVERNO

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

DEVE AVERE UN PROBLEMA DI MEMORIA

Giorgia Meloni ha un problema di memoria? La leader di Fratelli d’Italia ha pubblicato su Facebook una card per illustrare graficamente cosa ne pensa del governo Draghi.
La Meloni, che rimarrà  all’opposizione definisce l’esecutivo “un’ammucchiata”. E fa anche il disegnino che indica cosa, secondo la sua personale palla di vetro, succederà :
“Un girone infernale che porterà  prima alla crisi e poi all’Italia al collasso”.
I protagonisti dell’ammucchiata sono tutti indicati con il logo del partito che rappresentano: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Italia Viva. Nella card però ci sono due omini senza nome.
E guarda caso sono proprio due le forze politiche che Giorgia non nomina. Lega e Forza Italia. E, un’altra volta, guarda caso sono i suoi alleati di centrodestra.
Ieri la Signora dei Fratelli aveva reagito con una certa freddezza alle parole di Salvini che, dopo l’incontro con Berlusconi aveva spiegato che il centrodestra sosteneva Draghi: “trovo strano, se non frutto di un errore di interpretazione della stampa, che Salvini possa essersi espresso a nome di tutto il centrodestra nei rapporti con Draghi e il governo visto che Fratelli d’Italia ha detto che non voterà  la fiducia e farà  un’opposizione patriottica in Parlamento. Il centrodestra unito parlerà  con una sola voce al prossimo vertice quando dovremo decidere i candidati alle amministrative”, aveva spiegato ad AdnKronos.
Oggi invece ha deciso di essere diplomatica e di non infierire sui suoi sodali. Forse anche perchè, come scrive Repubblica, rimanere all’opposizione le farebbe subito incassare il Copasir?

(da “NextQuotidiano”)

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L’EX LEGHISTA STORICO PAGLIARINI: “LEGA DA SEMPRE EUROPEISTA, IL SOVRANISMO E’ UN’INVENZIONE DI SALVINI”

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

STOCCATA A SALVINI: “C’E’ CHI FA POLITICA PERCHE’ CI CREDE E CHI PER MESTIERE, IL CUI OBIETTIVO E’ NON PERDERE IL LAVORO”

Il Sì della Lega al governo Draghi sta facendo molto discutere perchè si porta dietro una svolta europeista di Salvini che ha avuto già  le sue prime conseguenze reali con il voto favorevole al regolamento sulla “Recovery and resilience facility”a Bruxelles.
TPI ha intervistato Giancarlo Pagliarini, storico leghista “della prima ora”, ex Ministro del bilancio e della programmazione economica
L’appoggio di Salvini a Draghi non equivale a rinnegare l’identità  della Lega?
“Bisogna sempre dividere quelli che fanno politica in due categorie: quelli che fanno qualcosa perchè ci credono e quelli che fanno politica per mestiere. Per questi secondi, che sono la grande maggioranza, l’obiettivo è non perdere il lavoro. Non bisogna chiedersi se Salvini crede o non crede nell’Europa, al momento gli conveniva così. Quindi è evidente che se non è pazzo e non vuole perdere il lavoro, non poteva far niente altro che questo. Quelli che fanno politica di mestiere non credono in niente, fanno solo di tutto per non perdere il loro lavoro”.
Senza questa svolta per Salvini sarebbe iniziato un tramonto?
“Avrebbe perso molti colpi. Facendo così invece ha guadagnato qualcosa. Per esempio se avesse fatto come la Meloni, con un’opposizione feroce, qui al nord le persone normali, gli imprenditori, non lo avrebbero più votato. Posso dire: bravo Salvini, è riuscito a difendere il suo posto di lavoro”.
Ma, ripeto, non le sembra strano questo improvviso europeismo?
“In realtà  Salvini torna alle radici. La vera Lega era per l’Europa dei popoli. Ai tempi della mia Lega era l’idea del federalismo. Poi Salvini si è inventato il sovranismo, per mera convenienza. Noi ci credevamo davvero, invece. Tu stai all’interno dell’Europa e non deve esistere la parola estero. Se un cittadino siciliano trova lavoro in Germania, non si dovrebbe dire che si è dovuto trasferire all’estero, ma che è stato assunto nel ‘cantone’ della Baviera, degli stessi Stati Uniti d’Europa. Io ci credo moltissimo in questo: eliminare i vecchi stati nazione, che hanno fatto solo le guerre. E’ un discorso serio”.
Ma come si fa a fare una campagna elettorale dicendo di uscire dall’euro e pochi anni dopo appoggiare l’ex presidente della Bce?
“Siamo sempre lì. Ha fatto i conti e ha visto cosa conviene dire. Ma sull’uscita dall’euro, voglio ricordare la battuta che facevo sempre in Tv: ‘Vogliamo tornare alla lira? Il governo deve allora fare una legge che garantisca la bara a ogni anziano, perchè non avranno più potere d’acquisti neanche per comprare la cassa….’. Ecco, era un’idea assurda. Preferisco il Salvini che torna sul pianeta terra”.
E’ auspicabile per la Lega e per Salvini fare un governo di larghissime intese, dove si troverà  con Pd, M5S, Leu e Forza Italia?
“Questo è il mio sogno. Però lo devo spiegare bene e vi devo parlare del modello Svizzera”.
Ovvero?
“La costituzione Svizzera non comincia con gli articoli, ma con cinque premesse. Nella terza c’è scritto ‘Noi siamo diversi, ma vogliamo lavorare assieme per trasferire ai nostri figli un Paese migliori’. Questo vuol dire che i cantoni sono diversissimi tra loro, che uno di destra è diversissimo da uno di sinistra, ma c’è un intento politico comune. Questa è la base del federalismo. La prova è che da circa 100 anni nel governo svizzero hai i 4/5 maggiori partiti che prendono più voti che sono diversissimi tra loro, ma che lavorano assieme”.
Nel caso della Svizzera il concetto chiave è compromesso. E’ questo che serve all’Italia?
“Sì. Prendiamo anche il concetto filosofico della tirannia della maggioranza. Non è che se governa una maggioranza del 60 per cento, il 40 per cento deve solo obbedire. Lavorano assieme e si trova il punto di incontro. Ecco, in Svizzera, Paese federale, c’è la cultura di trovare il punto d’incontro. Con la correzione, fantastica, della democrazia diretta con i referendum. Ne votano circa quattro l’anno e possono anche cambiare la costituzione. Spero che non durino solo per Draghi, ma diventino la prassi costante come in Svizzera”.

(da TPI)

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ROUSSEAU, VINCE IL SI’ A DRAGHI MA IL 40,7% VOTA NO, NONOSTANTE LA GRANCASSA DI GRILLO, CONTE, DI MAIO E MEDIA

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

DI BATTISTA LASCIA IL M5S: “LA MIA COSCIENZA POLITICA NON CE LA FA”… E’ IL PREZZO CHE SI PAGA QUANDO SI PREFERISCONO LE POLTRONE AI VALORI FONDANTI

Vince il sì a Mario Draghi. Il 59,3 per cento degli iscritti del M5s ha espresso la propria preferenza a favore della formazione del nuovo governo guidato dall’ex presidente della Bce sulla piattaforma Rousseau.
La votazione sul web, iniziata alle 10, si è conclusa alle 18 ma i risultati, come annunciato sul Blog delle Stelle, sono stati pubblicati dopo le 19.
Dei 74.537 grillini che hanno votato sul nuovo esecutivo, il 59,3% si è espresso favorevolmente, pari a 44.177 voti, i no sono stati 30.360 (pari al 40.7 per cento). n
Il segnale comunque è pesante: il 40,7% dei militanti rimasti (altri se ne sono già  andati da tempo) ha votano No nonostante gli appelli di Grillo, Conte, Di Maio e la stragrande maggioranza dei parlamentari che vogliono conservare lo stipendio per altri due anni. E’ una sconfessione della propria classe dirigente, l’ennesima, che ha portato il Movimento dal 34% al 15%, percentuale di cui è accreditato nei sondaggi.
Poco fa l’addio di Di Battista: “La mia coscienza politica non ce la fa più d’ora in poi non parlerò più come Movimento 5S”. “Ho grandissimo rispetto per la decisione degli iscritti – ha aggiunto – reputo gli attivisti e coloro che votano persone raziocinanti, persone perbene che non si lasciano influenzare. Il sì ha vinto col 60%, quindi zero polemiche. Allo stesso tempo però dico che le decisioni si devono rispettare quando si possono accettare. Anche in questo caso io le accetto ma non riesco a digerirle. La mia coscienza politica non ce la fa”.
Ora si prevedono altri addii di qualche parlamentare, ma il problema non è tanto questo ma il riverbero sui territori e sulle future elezioni amministrative.
Il rischio è un ulteriore calo di voti e la marginalizzazione dalla vita politica.

(da agenzie)

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LA RABBIA DELLA BASE M5S: “IL VOTO SU ROUSSEAU E’ UNA FARSA”

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

PIOGGIA DI CRITICHE SU COME VIENE POSTO IL QUESITO E SULL’ALLEANZA CON BERLUSCONI E RENZI

In attesa di conoscere l’esito della votazione sulla piattaforma Rousseau, in merito all’appoggio della base M5S al governo Draghi, arrivano i primi segnali dalla Rete. Dopo gli annunci pubblici di Luigi Di Maio, Beppe Grillo e altri big , l’hashtag #iovotosì ha scalato la classifica delle tendenze italiane su Twitter.
Sono quasi 1.600 gli utenti che hanno utilizzato la parola chiave, conquistando il terzo gradino del ‘podio’ virtuale, alle ore 12.
Le operazioni di voto su Rousseau sono partite da circa due ore ma non accenna a mitigarsi la rabbia della base Cinque Stelle nei confronti della possibilità  che il M5s sostenga il governo Draghi.
E a giudicare dai commenti nella pagina facebook del Movimento non sono serviti a svelenire il clima nè i numerosi appelli per il sì dei maggiorenti (da Conte a Di Maio a Fico), nè il modo in cui è stato scritto il quesito.
Anzi, proprio il modo in cui è stata rivolta la domanda, viene quasi unanimemente giudicato fazioso e alla fine controproducente, un boomerang.
Secondo Marco La Scala “il modo in cui è stato composto il quesito è chiaramente di parte. Questo voto è soltanto una farsa. Tanto valeva non farlo a questo punto. Il sì sarà  ovvio a prescindere… Che tristezza. Io voterò no, e voterò no perchè l’unica notizia vera e certa che abbiamo al momento della votazione è che avremo un governo con Berlusconi, Salvini e Renzi. Solo a pensare i loro nomi rabbrividisco”.
Anche Alessio Sammartino rimprovera l’organizzazione M5S di “indirizzare palesemente il voto verso il sì.. Fate ridere”, conclude con amarezza mentre Maria Pia Vitale spiega che aveva “deciso di votare sì da prima” ma “il tono mellifluo del quesito fa passare la voglia… Se fosse una favola sembrerebbe il lupo che invoglia il bambino ad entrare nella tana millantando divertimenti e leccornie. Se si continua a dare la sensazione che prendete gli elettori in giro, ci ritroveremo presto con percentuali di gradimento ad una sola cifra!”.
Per Luigi Recchia il quesito poteva essere reso ancora “più semplice: Sei d’accordo che il movimento sostenga un governo tecnico-politico altrimenti Gesù piange?”.
I più delusi sono quelli che ci hanno messo la faccia: come Luigi Pilloni “che vergogna! Cinque anni di Consiglio comunale difendendo la trasparenza e i nostri principi! Questo quesito secondo voi è trasparente? Chi sono gli altri partiti che Draghi indicherà ? Forse quelli pieni di mafiosi e di ladri? Quali sono i programmi? Anche no!”.
Valerio Pezzuto si ‘complimenta’ per il quesito “scritto coi piedi (a pensar male direi in modo manipolatorio): potevate prevedere la terza opzione di astensione: avrebbe avuto molto senso. Invece no. Sono quindi stato obbligato a votare sì… al governo Draghi, con gran felicità ”.
Molti degli intervenuti sono convinti che vincerà  il sì. Perchè il risultato è deciso in partenza. Così Max Razza: “In nome delle poltrone… Vincerà  il sì al 189%… Perchè il capo lo ha già  deciso”, dice. Mentre Davide Interrante la prende con ironia: “Forza, tafazzzzatevi! Grillo, finalmente, otterrà  la tessera pd che gli rifiutarono nel 2009”.
Marco Vallino confessa di aver “votato sì, ma con una pinza sul naso….”, mentre Samuele Megna si sfila: “Io ad un tavolo pieno di bari non voglio sedermi”.
Max Ferrigno prova a ragionare. “Si può controllare e mantenere il punto anche all’opposizione… In questa ammucchiata avreste al massimo un paio di ministeri, quindi non gestirete nulla e assolutamente non incisivi, ci vuole anche onestà  intellettuale. Allora perchè sedersi in maggioranza al fianco di Renzi, Berlusconi, Salvini and company?”, per Luigi Punzo il “no è la scelta più coerente! coerente con i valori fin adesso decantati dai 5s, no perchè questa non è la volontà  popolare espressa con il voto, no a protezione delle conquiste fatte dal m5s, no per non scomparire…”.
Prevalgono nettamente gli interventi di chi è contrario al governo, ma non mancano i “sì”. Il rapporto è di uno ogni tre. Marcello Bertani ad esempio spiega che votare no oggi è “un suicidio e dimostra che tutte le volte che si è fatto appello al senso di responsabilità  durante il governo conte erano sciocchezze. L’ha capito Salvini: chi si asterrà  da questo governo del presidente ne uscirà  massacrato alle prossime elezioni”. Ma il ‘no’ prende il sopravvento, in una catena di endorsement pubblicati nero su bianco nella pagina facebook del Movimento. E testimoniati anche da foto che irridono la votazione.
Una di queste riprende le “evoluzioni Cinque Stelle” nelle figure disegnate da un tuffatore: ‘mai col pd’, poi “sì col pd con Conte’, poi ‘mai con Draghi’ e subito dopo “sì con Draghi con Conte.

(da “Huffingtonpost”)

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ORA SALVINI CERCA DI ENTRARE NEL PPE IN EUROPA, I POTERI FORTI CERCANO DI RIPULIRLO DAL SOVRANISMO PERCHE’ GARANTISCA STABILITA’ AI POTERI FINANZIARI

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA LEGA PUNTA A FONDERSI CON ALTENATIVA POPOLARE DELLA LORENZIN PER FORMARE UN GRUPPO UNICO

Il piano per trasmigrare nel Partito popolare europeo è ormai pronto, passa per Alternativa popolare, brand politico fondato da Beatrice Lorenzin utile a dare un tocco centrista alla nuova Lega di governo.
Ci lavora ormai a tempo pieno Giancarlo Giorgetti, aiutato dietro le quinte dall’ex presidente del Senato Marcello Pero. Con Matteo Salvini che al momento lascia fare, senza sbilanciarsi anche se, confidano diverse fonti leghiste, con l’ingresso nel gabinetto di Mario Draghi la svolta dovrebbe essere inevitabile anche agli occhi del “Capitano”.
Tanto che lo stato maggiore leghista ha ripreso a lavorare alla tournèe di Salvini nelle principali cancellerie europee, a partire da quelle di Francia e Germania, per accreditare la rinascita centrista del Carroccio.
La partita resta comunque ad alto coefficiente di difficoltà . Non solo perchè il segretario non ha ancora dato formalmente il suo via libera al piano, ma anche perchè all’interno dello stesso Partito popolare europeo molti partiti sono contrari al matrimonio con Salvini, l’alleato di Le Pen e Alternative Fuer Deutschland, il ministro dei porti chiusi e il teorico del sovranismo anti-euro.
Diversi membri di spicco del Ppe raccontano infatti che al momento quella stessa maggioranza interna al gruppo all’Europarlamento — il più folto a Bruxelles – favorevole all’espulsione di Viktor Orbà n, è anche contraria all’ingresso della truppa leghista.
Con una differenza: per cacciare l’ungherese serve il quorum di due terzi del gruppo di Bruxelles, al momento soglia non raggiungibile, mentre per dire “no” a Salvini è più che sufficiente la maggioranza semplice.
Non solo, fonti europee spiegano che la Cdu di Angela Merkel, prima forza politica del Ppe, non intende lasciar avvicinare la Lega prima delle elezioni in Germania del prossimo 26 settembre, visto che gli elettori non capirebbero l’aspra lotta in patria contro i sovranisti di Afd, e la partnership a Bruxelles con Salvini, oggi loro alleato all’Eurocamera. Infine la stessa Cdu al momento appare riluttante a far entrare un secondo partito italiano nel Ppe che sommando i suoi 29 eletti agli 8 di Forza Italia regalerebbero l’egemonia all’interno del gruppo alla delegazione italiana, scalzando proprio i tedeschi.
Insomma, la cautela è tale che al momento i big del Ppe cercano anche di evitare un dibattito pubblico sulla Lega. Eppure il Carroccio ha bisogno di muoversi, come ha dimostrato il voto di ieri sera del Parlamento europeo sul lancio del Recovery Fund, che ha decretato la spaccatura all’interno del gruppo sovranista di estrema destra guidato dalla Lega (Identità  e democrazia): mentre i padani dopo la svolta europeista pro Draghi per la prima volta si sono espressi a favore, i francesi di Marine Le Pen si sono astenuti e i tedeschi di Afd hanno votato contro. Una frattura destinata a riproporsi su ogni voto sensibile a Bruxelles.
La Lega si attrezza a gestire questa “separazione in casa” almeno per un anno, visto che se dovesse uscire dal gruppo guidato proprio dal padano Marco Zanni in attesa del (non certo) approdo nel Ppe dovrebbe passare al misto, perdendo soldi, cariche e visibilità  politica.
Scenario che il leader vuole evitare. Intanto tra Roma e Bruxelles il corteggiamento dei popolari procede a pieno ritmo.
Come visto, un apparentamento immediato al Ppe non sembra possibile, ma è evidente che in vista delle europee del 2024 se l’emorragia di voti di Forza Italia dovesse proseguire, i popolari avrebbero un problema di rappresentanza (e di seggi) in Italia.
Ecco su cosa punta la Lega, garantire un ampio numero di eletti alle prossime europee per contribuire a far restare il Ppe primo partito   dell’Assemblea Ue. Però accelerando i tempi rispetto a un ingresso a ridosso del voto continentale.
Il cavallo di Troia individuato dalla Lega porta il nome di Gianluca Rospi, deputato a Montecitorio eletto nei 5Stelle ma passato al gruppo misto ma soprattutto detentore del simbolo di Alternativa popolare, partito fondato dall’ex ministro Lorenzin associato al Ppe. L’idea è di fondere la Lega ad Alternativa popolare: sarebbe il passepartout per agevolare in qualche modo l’ingresso nei popolari evitando la forca caudina del voto del Congresso e del gruppo. Intanto è stato affidato a Paolo Alli, altro deputato di Alternativa popolare, di preparare l’organizzazione sul territorio della svolta centrista della Lega.
L’idea di Giancarlo Giorgetti è di completare l’operazione prima delle elezioni politiche in Italia e subito dopo dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
Dunque un orizzonte temporale di circa un anno, ben prima delle europee del 2024. Per sostenere politicamente l’operazione, è tornata in auge l’idea di quel tour nelle cancellerie europee per accreditare la svolta europeista di Salvini, con lo stato maggiore del Carroccio che punta forte su Merkel e Macron.
In parallelo il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha ricevuto mandato a lavorare a un incontro, una sorta di bilaterale, con Markus Soeder, potente presidente della Baviera, presidente della Csu, partito gemello della Cdu di Merkel, e possibile candidato cancelliere a settembre. A quel vertice intende partecipare Matteo Salvini. Insomma, un intenso lavoro diplomatico al quale sottotraccia contribuisce anche Marcello Pera, ex presidente del Senato teorico della svolta centrista della Lega che non a caso nelle ultime settimane è tornato ad apparire in tv.
Il piano è pronto, le incognite restano, con Salvini che al momento lascia andare avanti l’anima centrista della Lega. Ma su questa partita si gioca la leadership e il suo futuro politico.

(da “La Repubblica”)

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EUROPA, MIGRANTI E PD: TUTTE LE GIRAVOLTE DELLA LEGA PUR DI STARE AL GOVERNO CON DRAGHI

Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile

SOLO UNO STRUMENTO PER AUMENTARE CONSENSI SALENDO SUL CARRO DEL VINCITORE

Matteo Salvini è diventato europeista. Il leader della Lega, con una serie di giravolte che gli hanno permesso di atterrare direttamente sul governo di Mario Draghi ancor prima che questo si formi, ha cambiato idea su un paio di questioni negli ultimi giorni. Temi a cui il Carroccio deve anche la propria fortuna politica, dalle posizioni sovraniste nei confronti dell’Europa, allo scetticismo verso l’euro, fino al cavallo di battaglia del contrasto all’immigrazione.
Ora Salvini, in un’opera di   trasformazione camaleontica, sembrerebbe però deciso a smussare alcune delle sue posizioni in modo da riuscire a incastrarsi in un esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce. Governo che, come hanno detto tutti i partiti al termine delle consultazione, vedrà  il proprio primo pilastro in una cornice fortemente europeista.
Fino a qualche mese fa sarebbe parso impossibile pensare a un governo di matrice europeista sostenuto da Salvini. Che lo scorso aprile, nel pieno della pandemia di coronavirus, descriveva l’Europa parlando di “fame, morte e sacrificio”, dicendo di essere anche pronto a “salutare, se serve, senza nemmeno ringraziare”. Del resto, in Europa la Lega detiene la presidenza del gruppo Identità  e democrazia, formato da un miscuglio di nazionalismo, sovranismo ed euroscetticisimo.
L’operazione di chirurgia estetica fatta dalla Lega nelle ultime ore, però, non può nascondere totalmente l’opportunismo di questa decisione.
Cambiare casacca e unirsi ai sostenitori di Mario Draghi è l’unico modo che ha Salvini in questo momento per mettere mano ai 209 miliardi del Recovery Plan e (soprattutto) per non trovarsi alla prossima tornata elettorale ad affrontare un asse giallorosso rafforzato dall’esperienza di governo con l’uomo su cui gran parte dell’elettorato, compreso quello di Forza Italia, sembra convergere.
Ci sono una serie di indizi che mostrano le ultime dichiarazioni di Salvini sull’Europa per quello che sono: uno strumento politico di chi coglie l’opportunità  di aumentare i propri consensi e balzare sul carro del vincitore.
Partiamo dall’affermazione sull’Europa. Al termine del secondo giro di consultazioni, Salvini, giustificando l’inaspettata svolta europeista, ha detto:”A me interessa sì stare in Europa, ma per difendere gli interessi italiani. Come i tedeschi difendono il loro interesse, noi vogliamo stare in governo che non svende i nostri interessi in Europa. Non per sovranismo, ma per buonsenso”.
Difficile però pensare di appartenere a una comunità , perchè questo è l’Unione europea, solamente per fare i propri interessi personali. Se è questa l’idea di europeismo di Salvini, è chiaro che è legata alle circostanze politiche di questo preciso momento, ma nulla di più. La Lega è e rimane un partito sovranista.
L’altro grande tema su cui Salvini ha cambiato retorica è quello dell’immigrazione. Le politiche messe in campo dal leader della Lega quando era ministro dell’Interno chiaramente non potrebbero mai esistere in seno a una maggioranza dove siedono il Partito democratico (che nel programma presentato alle consultazioni chiede la cancellazione della Bossi-Fini e l’introduzione dello ius culturae) e dagli altri partiti di sinistra.
Allora Salvini si è affrettato a rassicurare: “Sull’immigrazione noi chiediamo che ci sia una gestione di tipo europeo, con un modello di buona gestione e contrasto al traffico di esseri umani”.
Peccato però che in Europa la Lega spesso e volentieri si sia rifiutata di sedersi ai tavoli in cui si discuteva del Regolamento di Dublino (assenza sulla quale Salvini si è rifiutato di commentare in passato) e che nessuna norma europea comprenda stalli in mare e respingimenti.

(da agenzie)

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