Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
CHI PUBBLICA UN FOTOMONTAGGIO PER DIFFAMARE UN MINISTRO VA PERSEGUITO PENALMENTE E LA PAGINA FB CHIUSA PER SEMPRE
Non è vero che Luciana Lamorgese indossava una mascherina con uno slogan pro-migranti durante il
giuramento dei ministri, mentre veniva confermato il suo ruolo di ministra degli Interni.
Si tratta di un’altra bufala di stampo sovranista che sta girando in rete. Prima di condividere in maniera automatica la bufala mascherina Lamorgese indignandosi basterebbe fare una cosa molto semplice: andare a controllare il video del giuramento, facilmente rintracciabile con un paio di click.
Invece l’atteggiamento di chi commenta, condivide e reagisce a questo tipo di contenuto — quando non è volontariamente propagandistico — è totalmente acritico.
Non è certo la prima volta che Luciana Lamorgese si trova protagonista di bufale di stampo sovranista
La fotografia in questione ha girato su varie pagine e account Facebook, compreso quello di Primavera Nazionale — pagina seguita da più di 100 mila utenti e che appoggia Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia — con tanto di commento sprezzante che allude alla solita invasione di clandestini.
Basta guardare il video del giuramento per capire che la mascherina di Luciana Lamorgese non presentava alcun tipo di disegno
Ecco che allora la propaganda sovranista supera i confini — come quasi sempre accade — e pur di continuare a battere su quel chiodo non si cura di condividere contenuti palesemente falsi che basterebbe un minuto per verificare.
Niente «Refugees Welcome» sulla mascherina e niente evidenze del complotto sulla sostituzione etnica, solo il lavoro scorretto di persone e account che pur di fare propaganda a favore di un partito se ne inventano di ogni.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL DIRETTORE MIHALJ HARDY: “DAL COMUNISMO GULASH SIAMO PASSATI ALLA DITTATURA DEL CAPITALISMO MILITANTE”
A mezzanotte, nell’ultimo minuto del giorno di San Valentino, è calato il silenzio dopo 20 anni di trasmissione. Sono stati spenti i microfoni di Klubradio, un’emittente che ha fatto la storia dell’Ungheria libera ed ha resistito finchè ha potuto come testa d’ariete contro l’esecutivo sovranista di Viktor Orban.
Il direttore Mihalj Hardy dice adesso che, insieme alla sua squadra di giornalisti, non abbandonerà “lo spirito combattivo” che hanno sempre tutti mantenuto: “siamo una radio libera, abbiamo una responsabilità verso il nostro pubblico”.
Direttore, la storia spesso ci prende in giro con gli anniversari: oggi è il trentennale della costituzione del gruppo di Visegrad, avvenuto il 15 febbraio 1991, poco dopo l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia.
C’era una buona idea alla base del gruppo di Visegrad, il V4, che è nato però come V3, perchè la Cecoslovacchia era ancora un solo Paese. Si ispirava all’accordo Benelux o l’alleanza dei Paesi nordici. Il gruppo V4 è nato da buone intenzioni, ma non ha saputo evolversi all’altezza delle aspettative: ora è solo una cornice formale, perchè tutti i Paesi hanno interessi ed intenzioni diverse, basti guardare all’atteggiamento opposto verso la Russia che mantengono Polonia ed Ungheria.
Lei ha 64 anni e dal 1980 fa il giornalista, è stato anche corrispondente a Mosca, ricorda benissimo i tempi sovietici.
Non pensavo sarebbe successo questo dopo la dissoluzione dell’Urss, non è quello per cui hanno combattuto le persone nel 1989 e nel 1990, stiamo andando indietro a quei tempi lì, regrediamo. Noi avevamo grandi speranze. Ieri in Ungheria c’era un comunismo morbido, oggi c’è un capitalismo militante, una mezza dittatura. Ieri c’era il comunismo gulash, oggi c’è il Kasernen-kapitalismus: un capitalismo che ha le caratteristiche del “comunismo da caserma” di cui parla Karl Marx. Comunque è stata un’opportunità storica perduta, ora è finita.
La vostra radio ha cominciato a trasmettere nell’etere dell’Ungheria libera una ventina di anni fa. È stata spenta per un cavillo burocratico: si può dire che è stata una scusa per farvi chiudere?
È dal novembre del 2019 che Klubradio tenta di rinnovare la licenza di trasmissione che ci hanno negato. Formalmente hanno fatto riferimento alla violazione del regolamento che stabilisce le quote di musica e notizie nazionali ed internazionali da trasmettere, un report che invia ogni canale ogni settimana, un documento che vaglia il consiglio che supervisiona i media. Ovviamente ci sono casi di violazione molto più gravi nel Paese che non hanno avuto conseguenze. Abbiamo fatto ricorso alla Corte, ma non ci ha protetto. È stata una battaglia politica. Il premier Orban ha dato un occhio al calendario: nella primavera del 2022 ci saranno le elezioni parlamentari e per quella data deve eliminare tutte le voci indipendenti. Anche se ci definiscono una radio di sinistra e di liberali, noi forniamo un servizio pubblico, critico e senza appartenenza politica. Siamo una radio di notizie, di dibattiti e programmi di politica e cultura. Dal 2010 viviamo solo delle donazioni del nostro pubblico e, in dieci anni, abbiamo ricevuto oltre quattro milioni di euro. Insomma, funzioniamo su base commerciale.
“La Commissione europea è seriamente preoccupata per il pluralismo e libertà dei media in Ungheria” e il caso di Klubradio “aggrava tali preoccupazioni” ha reso noto Bruxelles. Direttore, contate sull’aiuto dell’Europa?
Nessuno risolverà il problema ungherese, se non gli ungheresi. Ma ogni aiuto è benvenuto e i contribuenti europei dovrebbero sapere che le loro tasse finiscono nelle tasche del nostro primo ministro, che i budget europei vanno a finire nei conti dei suoi tirapiedi. I Paesi europei quantomeno non dovrebbero finanziare più il governo Orban. Non sta facendo niente di buono per l’Ungheria: la sua leadership sta conducendo l’economia al collasso, la politica governativa ci danneggia innanzitutto finanziariamente. Perfino Romania e Slovacchia stanno facendo meglio di noi, mentre in passato l’Ungheria era la pioniera nella regione dell’Europa orientale.
Che farete voi giornalisti di Klubradio adesso? E che farà l’Ungheria intera?
Continueremo a trasmettere su un canale internet: ovviamente non sarà lo stesso e manterremo, secondo le stime, solo il 20 o 30% di quello che era il nostro pubblico di ascoltatori. In Ungheria invece l’opposizione è frammentata, sia a destra che a sinistra. Forse i giovani si stancheranno di questo sistema, ma ci vorrà del tempo. Almeno 500mila persone sono emigrate all’estero: i migliori, i più brillanti se ne sono andati e non vogliono tornare. Il 95% del panorama mediatico ungherese è di proprietà di investitori vicini ad Orban o controllato direttamente dai suoi uomini. A Budapest resta qualche giornale locale e siti marginali ancora indipendenti, ma non sono abbastanza forti da influenzare il dibattito pubblico.
Direttore, l’Ungheria è già cambiata una volta una trentina d’anni fa. Può farlo di nuovo?
Temo che le elezioni non siano abbastanza. Gli uomini di Orban non si possono rimuovere alle urne. Controllano tutto: i media, l’economia, il sistema giudiziario, la cultura e le università , tutti gli organi indipendenti di indagine, fino agli istituti che si occupano di contributi. Ovunque, ci sono persone di Orban e non vedo un futuro luminoso. Temo che ci voglia qualcosa come il 1989.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“ORMAI SIAMO NEI GUAI: LOCKDOWN COME A CODOGNO CONTRO LE VARIANTI”
Il virologo approva la riconferma del ministro Roberto Speranza ma è critico del Cts: «Le politiche
adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo»
Non bastano più le zone con colori graduali, e quelle rosse sono troppo morbide per contrastare davvero la diffusione dei contagi di Coronavirus.
Il professore di microbiologia dell’università di Padova, Andrea Crisanti, non risparmia giudizi severi sulla gestione della pandemia in questi ultimi mesi.
A preoccupare il virologo sono soprattutto gli effetti delle varianti: «Dove si trovano quella brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno», dice in un’intervista a La Stampa. Chiusure che già sono state applicate in mezza Europa: «La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia», ribadisce il professore.
Per Crisanti le criticità sono presenti in tutti i campi, anche nella strategia delle vaccinazioni:
Il virologo approva però la riconferma di Roberto Speranza al ministero della Salute: «Conosce le carte. Però conta molto chi lo consiglia e lì forse qualcosa va cambiato. Non può rimanere tutto com’è». Nessun riferimento tuttavia a Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, ma ai tecnici del ministero e al Cts: «Le politiche adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo».
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
SE AI MARCHETTARI LEGHISTI NON PIACE LA DECISIONE ESCANO DAL GOVERNO E SI UNISCANO AGLI UNTORI
Lo stop alla riapertura degli impianti sciistici è stata disposta dal ministro della Salute Roberto Speranza
solo dopo l’avallo da parte del neo presidente del Consiglio Mario Draghi. A riferirlo sono fonti di Palazzo Chigi, citate da Skytg24. Anche il quotidiano Repubblica riporta il sì del premier alla decisione.
Ieri sera il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021.
Ieri sera il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021. La decisione è arrivata dopo il verbale del 12 febbraio del CTS.
Il 12 febbraio il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette ‘aree gialle’, affermava che “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”. Il provvedimento tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità , attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità , rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi. La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. La decisione del ministro, benchè motivata, è stata accolta criticamente dai presidenti di regione, come spiega il Corriere:
È Palazzo Chigi ad approvare la chiusura degli impianti di sci. Lo fa a metà pomeriggio, dopo un lungo confronto con Roberto Speranza. Scelta difficile e inevitabile, perchè la variante inglese allarma. Presa all’ultimo momento, a causa di una crisi politica che ha congelato per giorni ogni possibile decisione. Mario Draghi sposa comunque la linea della prudenza, pur ritrovandosi tra le mani – e fuori tempo massimo – un dossier scottante. E nonostante la prevedibile protesta dei governatori.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA FRASE VERGOGNOSA: “QUANDO SI CREA UN DANNO, BISOGNA INDENNIZZARE”… MA CHI L’HA CREATO IL DANNO? IL GOVERNO CHE CERCA DI LIMITARE LA PANDEMIA O UN VIRUS CHE SI PROPAGA IN TUTTO IL MONDO GRAZIE ANCHE A POLITICI SOVRANISTI CRIMINALI CHE PENSANO SOLO AI QUATTRINI E NON ALLA SALUTE DEI CITTADINI?
Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle
attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del DPCM 14 gennaio 2021.
“Il Governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori”, afferma il ministero della Salute.
Il provvedimento, spiega il ministero della Salute, tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità , attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità , rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi.
La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2, precisa il ministero, ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. Nel verbale del 12 febbraio, il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette ‘aree gialle’, afferma che “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”.
I ministri leghisti Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Massimo Garavaglia (Turismo) chiedono che gli indennizzi per la montagna abbiano “la priorità assoluta”. “Non è solo questione di cifre: non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più, a maggior ragione se ci sono altri stop.BGli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta, quando si reca un danno, il danno va indennizzato; già subito nel prossimo decreto”, affermano in una nota.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
“SIAMO PERSONE E NON DEI PANDA, LA LEGA NON HA MAI FATTO NULLA PER I DISABILI”
Iacopo Melio, consigliere regionale del Pd in Toscana che sta vivendo un difficile periodo a causa della positività al Covid, ha scritto una lettera a Repubblica, in cui ha espresso forti critiche sul ministero per le Disabilità istituito dal Governo Draghi e richiesto a gran voce dalla Lega di Matteo Salvini.
Qui alcuni estratti della sua lettera, in cui Melio spiega perchè, a suo parere, l’istituzione di questo ministero non è affatto una buona idea:
“Quando non si sa dove pescare “punti tenerezza”, il tema disabilità viene estratto con quella rassicurante compassione mista a pietismo (e incapacità ) da far sussultare anche un paralitico. […] Ministro della Disabilità : figura ad hoc, “per noi”, per ribadire l’esistenza di una categoria a parte, e dunque l’esigenza di provvedimenti “speciali” per persone “speciali”. Che poverini, i disabili coccolosi, aiutiamoli nel recinto loro, infilandoli in uno scompartimento, sia mai ambissero allo stesso trattamento degli altri cittadini.
E invece nessuna tutela è arrivata da Salvini, Meloni e compagnia. Non troverete un solo punto realizzato, di nessun programma specifico, del fantameraviglioso Ministero senza portafoglio (e quindi di pura propaganda strumentale). Solo un’antica discriminazione che continua a evidenziare differenze, anzichè puntare ad una parità sostanziale con competenza e cognizione di causa. Per questo un ruolo simile è tanto inutile quanto dannoso, portandoci cento passi indietro sulla strada dell’inclusione, e fa orrore vedere la facilità con la quale viene riproposto facendo leva sul pietismo più populista. […]
Non smetteremo di ripeterlo: basterebbe che tutti i ministri tenessero di conto della disabilità quando, nel proprio settore, vengono realizzate nuove manovre, rendendole inclusive per tutti. Basterebbe ricordarsi di ogni diversità , non solo quella fisica, senza indossare guanti bianchi ma uno sguardo aperto e intersezionale, che non appiccichi etichette ma le combatta convintamente al punto da non vederle. Ma soprattutto, basterebbe sfruttare ciò che già esiste e funziona benissimo in un’ottica di uguaglianza: il ministero per le Pari Opportunità , ad esempio, perchè di questo stiamo parlando, di persone che chiedono stessi diritti e non di specie in via d’estinzione da salvaguardare. Siamo persone e non dei panda”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA RICERCA SVEDESE: RADDOPPIA IL TASSO DI INFEZIONE DEI DOCENTI
La chiusura o la riapertura delle scuole rappresenta uno dei temi più delicati nel contesto della pandemia che stiamo vivendo
Tuttavia c’è una categoria di lavoratori che paga un prezzo particolarmente salato in termini di contagi quando si mantengono gli istituti scolastici aperti: quella degli insegnanti. Come mostra un nuovo studio svedese, infatti, il tasso di infezione risulta doppio tra i docenti che continuano a tenere lezioni in presenza rispetto a chi sfrutta la didattica a distanza.
La Svezia rappresenta un Paese particolarmente interessante dove condurre indagini epidemiologiche sulla pandemia di COVID-19, poichè è stato praticamente l’unico in Europa a non aver applicato il lockdown durante la prima ondata dei contagi (con esiti infelici in termini di mortalità e protezione della popolazione).
Tra le poche misure introdotte dal governo a marzo del 2020 vi fu la chiusura delle scuole secondarie superiori, mentre medie ed elementari rimasero aperte, a differenza della stragrande maggioranza degli altri Paesi.
Mettendo a confronto i tassi di infezione registrati tra insegnanti e genitori di studenti al primo anno delle superiori (chiuse) con quelli registrati in insegnanti e genitori di studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria inferiore (aperta), un team di ricerca composto da esperti delle università di Uppsala e Stoccolma ha fatto diverse scoperte interessanti.
Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Helena B. Svaleryd del Dipartimento di Economia dell’ateneo di Uppsala, hanno infatti determinato che aver mantenuto la scuola secondaria inferiore aperta ha determinato che il tasso di contagi da coronavirus SARS-CoV-2 è risultato doppio tra gli insegnanti della scuola rimasta aperta.
Su un totale di 39.500 insegnanti della scuola secondaria superiore svedese, in 79 sono stati ricoverati per COVID-19 e uno è deceduto.
Se le scuole fossero state chiuse, gli scienziati hanno stimato che i contagi registrati sarebbero stati circa la metà , ovvero 46.
Svaleryd e colleghi hanno inoltre scoperto che il tasso di infezioni tra i partner degli insegnanti in presenza risultava essere del 30 percento superiore rispetto a quelli dei docenti che conducevano le lezioni a distanza.
Il rischio di infezione tra i genitori dei figli che studiavano all’ultimo anno della scuola secondaria inferiore, infine, era del 17 percento maggiore rispetto a quello dei genitori di figli che seguivano la didattica a distanza.
Se le scuole fossero state chiuse, spiegano gli autori dello studio, ci sarebbero stati circa 500 casi di infezione in meno tra i 450mila genitori che avevano figli alle scuole secondarie inferiori.
I dettagli della ricerca svedese “The effects of school closures on SARS-CoV-2 among parents and teachers” sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica PNAS.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
ZONA ARANCIONE PER LA RECRUDESCENZA DEL VIRUS, MA MOLTI SE NE SONO FREGATI… BASTA CON LE MULTE, CI VUOLE IL RITIRO DELLA LICENZA
Molti ristoranti della Riviera ligure di Ponente, soprattutto a Ventimiglia, hanno tenuto aperto nel giorno
di San Valentino nonostante l’intera Liguria sia stata collocata in ‘zona arancione’ col divieto di apertura per ristoranti e bar.
I locali hanno fatto il pienone, soprattutto da parte dei clienti francesi che, non potendo celebrare la festa degli innamorati in Francia, hanno valicato la frontiera. Qualcuno si è spinto fino a Sanremo. A Ventimiglia il ristorante ‘Pasta e Basta’, del quartiere Marina San Giuseppe, ha cambiato l’insegna in “Adesso Basta”.
“Prevedendo la loro possibile protesta abbiamo cercato in tutti i modi di dissuadere. Il nostro intervento, comprese le polizie locali, c’è stato per numerosi casi e rappresenta una sconfitta per tutti”. Lo ha detto il questore di Imperia Pietro Milone sull’apertura massiccia dei ristoranti a Ventimiglia, uno solo a Sanremo (a quanto risulta al momento). Sono decine i clienti che vengono identificati, assieme ai gestori dei ristoranti, per i quali si profila una multa da 400 euro, ridotta a 280 se pagata entro 5 giorni.
La massiccia presenza di francesi, giunti nella Riviera ligure di Ponente per festeggiare il San Valentino, si spiega col fatto che pur non potendo entrare senza tampone “negativo”, i controlli vengono effettuati solo ‘a campione’.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA VICE-PRESIDENTE USA: “IN TROPPE HANNO PERSO IL LAVORO DURANTE LA PANDEMIA. PIU’ SOSTEGNO ALLE MADRI LAVORATRICI”
“Durante la pandemia hanno perso il posto di lavoro – o sono in ogni caso uscite dalla forza lavoro – circa due milioni e mezzo di donne, di che riempire 40 stadi di football. Questo esodo femminile di massa dalla forza lavoro del Paese è un’emergenza nazionale che richiede una soluzione nazionale”. È l’intervento della vicepresidente degli Usa Kamala Harris ripreso dal Washington Post e tradotto e pubblicato dalla Stampa.
“La nostra economia non potrà riprendersi del tutto se le donne non vi parteciperanno appieno”, afferma Harris.
“La perdita del posto di lavoro, la chiusura delle piccole imprese, la mancanza di asili nido hanno creato una tempesta perfetta per le lavoratrici americane… Le lavoratrici colpite più duramente sono quelle con posti di lavoro a bassa retribuzione, che vivono sotto la soglia della povertà fissata a livello federale”, scrive Harris. Ma anche sul fronte delle imprese il conto è salato: “Nel febbraio 2020 c’erano quasi cinque milioni di imprenditrici. In aprile una su quattro aveva dovuto chiudere la sua azienda”.
“Ovunque, le famiglie si stanno accollando un fardello pesante, perchè le case sono diventate aule scolastiche e asili nido, e l’incertezza appesantisce di preoccupazione ogni giornata. Di conseguenza, molte donne lavoratrici sono state costrette a ridurre il loro orario di lavoro o a lasciare del tutto il loro posto”.
Tutto questo “non è ammissibile”, afferma la vice president. “In mancanza di un’assistenza all’infanzia accessibile e abbordabile, le madri lavoratrici sono costrette a una scelta immorale. Dobbiamo adoperarci per far sì che tutte le madri che lavorano abbiano il sostegno di cui necessitano – esorta -. Durante la pandemia e dopo”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »