Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
SAREBBE “ANTISCIENTIFICO, MENTRE SBARCANO I MIGRANTI, CHIUDERE GLI ITALIANI IN CASA DOPO LE 22”: UN BUON PSICHIATRA CI SPIEGHI IL NESSO
Sappiamo bene che ormai per Matteo Salvini quella del coprifuoco è diventata una battaglia di propaganda. Ma stavolta ha esagerato perfino rispetto a quello a cui ci ha abituato: spiegando che è antiscientifico mentre sbarcano i migranti chiudere gli italiani in casa alle 22.
Salvini ci ha provato tante volte a improvvisarsi virologo, come quando perorava la causa dell’idrossiclorochina come farmaco per curare il COVID, e non dimentichiamo l’outfit da medico in corsia che sfoggiò durante la prima ondata della pandemia, quando con il suo maglioncino azzurro e gli auricolari simulava il personale sanitario che lottava contro il virus.
Questa volta il nostro “Capitano” ha provato l’ebbrezza di passare dalle vesti di virologo a quelle di esperto epidemiologo, come possono essere i membri del Comitato Tecnico Scientifico ad esempio. Non si spiega altrimenti quello che ha scritto nel tweet che potete leggere qui sotto:
“Chiudere in casa gli italiani alle dieci di sera, tra l’altro nelle ore in cui sbarcano migliaia di immigrati a Lampedusa, mi sembra senza alcun senso, scientifico, economico e morale. #nocoprifuoco” scrive il leader della Lega, e subito sorge spontanea una domanda: in che senso?
In quale misura gli sbarchi influenzano i dati epidemiologici in maniera tale da far diventare antiscientifico imporre il coprifuoco?
Anzi: a seguire il ragionamento di Salvini sembrerebbe proprio che più sbarchi ci sono meno il coprifuoco è necessario.
E allora di domanda ne sorge spontanea un’altra.
Se Salvini è contro il coprifuoco come può essere contemporaneamente contro gli sbarchi?
Ah, quanto fa male la propaganda…
(da NextQuotidiano)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
SOVRANISTI STALKER, CONTINUANO A FARE IL SUO NOME E LUI REPLICA: “SONO STATO CHIARO E L’HO RIPETUTO IN TUTTI I MODI”… MA PERCHE’ NON SI CANDIDA LA MELONI E CI METTE LA FACCIA PER UNA VOLTA?
Guido Bertolaso smentisce le voci di una sua candidatura a sindaco di Roma. ”Leggo sui giornali questa mattina di virgolettati che non mi appartengono. Sono stato chiaro e l’ho ripetuto in tutti i modi. Io non mi candido. Se ne facciano tutti una ragione”, ha scritto l’ex capo della Protezione civile su Facebook .
Ieri, raccontano all’Adnkronos, Bertolaso avrebbe incontrato Matteo Salvini e avrebbe ribadito al numero uno di via Bellerio le ragioni del suo no.
“Noi siamo favorevoli a Bertolaso per Roma e mi auguro che ci ripensi”, rilancia Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Fi, ospite stamane di Radio Rtl102.5, annunciando che la prossima settimana ci sarà l’atteso vertice dei leader della coalizione per ”iniziare a parlare dei candidati sindaci nelle grandì città”.
Sulla stessa linea Matteo Salvini che spera che di convincere l’ex capo della protezione civile.
Ormai siamo a un chiaro caso di stalking ovvero di “Insieme di comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come telefonate o attenzioni indesiderate, tenuti da una persona nei confronti della propria vittima”
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
AFFIGGERE UN MANIFESTO A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI POLITICI NEL REGIME SOVRANISTA E’ “VANDALISMO”… “LA RUSSIA NON VUOLE CITTADINI CHE ABBIANO OPINIONI, LA GIUSTIZIA QUA NON ESISTE”
Accusata di vandalismo, è stata condannata a due anni e due mesi di arresti domiciliari Olga Misik, la giovane attivista russa che nel luglio 2019 divenne simbolo delle proteste contro il Cremlino e Vladimir Putin per aver letto la Costituzione davanti agli agenti in tenuta antisommossa, durante una manifestazione pro-Navalny, a margine delle elezioni del consiglio comunale di Mosca. Misik e altri due attivisti, Ivan Vorobyevsky e Igor Basharimov, sono stati ritenuti colpevoli di aver vandalizzato nell’agosto 2020 l’esterno dell’ufficio del procuratore generale di Mosca, affiggendo un manifesto a sostegno di prigionieri politici e degli attivisti di Nuova Grandezza. Un’azione rivendicata e mai rinnegata da Misik stessa: «Sopra avevo scritto il nostro sangue è sulle vostre mani. Volevo solo protestare contro una persecuzione ingiusta».
Le condanne
E dopo nove mesi di domiciliari per il gesto di protesta dell’agosto del 2020, Vorobyevsky e Basharimov sono stati condannati a un ulteriore anno e nove mesi di domiciliari, con divieto di uscire di casa dalle 23 alle 5 del mattino, mentre a Misik è stato fatto divieto di abbandonare la propria abitazione dalle 22 alle 6 del mattino per i prossimi 2 anni e 2 mesi.
Una sentenza che non arriva a sorpresa, a detta dell’attivista, che in precedenza aveva dichiarato: «In Russia la giustizia non esiste, il giudice si schiererà con il pm: la Russia non vuole cittadini che hanno opinioni».
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONFRONTO TRA REPORT E LUCIANO NOBILI
Domandare è lecito e questo sacrosanto principio è la base della democrazia.
Ma il caso delle risposte di Luciano Nobili al giornalista di Report rischia di essere un boomerang mediatico per Italia Viva.
Dopo la messa in onda – lunedì 3 maggio – di quel video che immortalava l’incontro (poco prima dello scorso Natale) tra Matteo Renzi e Marco Mancini (del Dis) nel parcheggio dell’Autogrill di Fiano Romano, il deputato di IV Luciano Nobili ha presentato un’interrogazione parlamentare su una presunta fattura emessa da Tarantula Luxembourg nei confronti della Rai (circostanza già smentita il giorno dopo le polemiche). Giorgio Mottola, inviato della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, fatto molte domande al parlamentare e alcune risposte sono state contraddittorie.
Un confronto acceso sintetizzato in poco più di sei minuti da Report
Si parte dall’interrogazione parlamentare annunciata da Luciano Nobili la scorsa settimana. Il pressing dell’inviato di Report porta il deputato di Italia Viva a spiegare che:
“Fare una interrogazione parlamentare è una cosa molto grave poiché farla è una prerogativa di libertà di un parlamentare della Repubblica, un mio diritto e io non me lo faccio conculcare da una trasmissione televisiva. Io voglio sapere la Rai come spende i suoi soldi. La Rai può rispondermi dicendo che c’era una fattura pagata a Tarantula oppure che non c’è. Nel primo caso continuerò a fare domande e perché c’è questo pagamento. Nel secondo caso sono più leggero perché Report ha fatto un servizio indegno ma almeno senza far spendere altri soldi agli italiani”.
La fattura, secondo quanto dichiarato da Sigfrido Ranucci, non c’è e non esiste. E non solo. Quel dossier contro la trasmissione di Rai3 (accusata di creare inchieste ad hoc per attaccare Matteo Renzi) sarebbe un falso che si basa su fatti mai avvenuti e non riscontrati.
E c’è stato spazio anche per la figura dell’ex manager di Finmeccanica Francesco Maria Tuccillo, indicato in quel dossier come la fonte di Report e per cui la Rai avrebbe pagato quei famosi 45mila euro attraverso la società lussemburghese (fattura di cui, al momento, non vi è traccia).
Qui il caso diventa più spinoso: Report sottolinea come non sia una sua fonte e che l’unico incontro tra i giornalisti e l’uomo non sia mai andato in onda.
Allora Mottola chiede a Luciano Nobili: “Come facevate a sapere il nome di una fonte protetta?”. Il deputato di Italia Viva ha replicato: “Non avete solo voi quelle informazioni, ce le abbiamo anche noi le informazioni”. Poi parla di “fonti giornalistiche (interne, ndr) stanche del fatto che la Rai ricorra a professionalità esterne”.
La risposta di Sigfrido Ranucci
“L’onorevole Nobili e i colleghi giornalisti che hanno avuto tra le mani quel dossier che nessuno ci ha fatto vedere nonostante ci riguardasse, vadano in procura a denunciare chi glielo ha fornito. In questo caso non c’è da tutelare una fonte, ma un avvelenatore di pozzi che ha svolto un’attività di dossieraggio falsa. In gioco non c’è la dignità e la credibilità di una trasmissione della televisione pubblica, ma la libera informazione che è il cane da guardia della democrazia. Se consentiamo a un avvelenatore di abbassare l’asticella a questo punto, lo lasceremo libero di avvelenare oggi Report, domani chissà”.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
UN CONSIGLIERE REGIONALE CHE INTERVIENE A UN RADUNO NO VAX E’ IMBARAZZANTE
Valerio Mancini, consigliere regionale della Lega in Umbria, ha partecipato al No
Paura Day di Todi. Ovvero un raduno negazionista in piazza del Popolo che ha raccolto un centinaio di persone ieri.
Durante il comizio sul tema no vax non sono mancate esibizioni con persone immortalate senza mascherina. La polizia le ha fotografate e identificate.
Per loro, scrive UmbriaJournal, potrebbero scattare le dovute sanzioni per il mancato rispetto delle norme anti Covid.
“Erano quattro gatti”, fa sapere laconico il sindaco di Todi, Antonino Ruggiano, “e mi conforta che i tuderti erano pochi, la maggior parte proveniva da altre zone della regione. Noi ribadiamo la fiducia nei vaccini, tanto che lavoriamo come volontari al punto vaccinale di Ponte Rio”.
Sull’intervento dell’esponente del Carroccio, in piazza del comune a Todi, ha scritto un post su Facebook anche Tommaso Bori – medico – consigliere regionale del Pd. «Lui è Valerio Mancini – scrive -, esponente storico della Lega in Umbria e Consigliere Regionale. Nella foto sta parlando ad un raduno di negazionisti. Ha partecipato ai NO PAURA DAY. Che non sono altro che assembramenti di individui in cui, senza mascherine, senza distanziamento e senza nessuna regola, si farnetica su l’inutilità dei vaccini e sull’inesistenza del COVID”.
“Questo fine settimana la città di Todi è stato teatro dell’ennesima tappa di questa insulsa manifestazione di no vax e no mask. Senza che il sindaco di Todi abbia fatto nulla per impedirlo. Questa cialtroneria antiscientifica è uno schiaffo alle numerose famiglie tuderti e umbre che il COVID ha colpito. A chi ha lottato in una camera di terapia intensiva e a chi, in particolare, ha perso un proprio caro. Tutto ciò è reso ancora più grave e vergognoso dalla presenza di un consigliere regionale e dal nullaosta del sindaco».
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE: “IL SUO NON ERA SOLO UN DIRITTO, MA ANCHE UN DOVERE CIVICO”
Cheickna Hamala Diop oggi ha 26 anni e vive a Parigi. Era arrivato in Italia all’età di dieci anni, dal Mali.
Dopo aver perso il lavoro la scorsa primavera per aver denunciato la Rsa dove era impiegato, il Don Gnocchi, l’operatore sanitario ha lasciato il nostro Paese, in cerca, altrove, di condizioni lavorative più giuste.
La giustizia italiana, tuttavia, partendo dalla vicenda dell’operatore della struttura per anziani, ha scritto una sentenza storica che farà giurisprudenza: la giudice Camilla Stefanizzi della sezione lavoro del tribunale di Milano ha reintegrato Diop, difendendo la figura del whistleblower, tutelata dalla legge 179 del 2017 ma, ancora oggi, vittima di ritorsioni da parte dei datori di lavoro.
I fatti
Il 26enne era stato cacciato dalla cooperativa Ampast, che fornisce personale alla Rsa milanese del Don Gnocchi, il 7 maggio 2020. Diop – come ha raccontato all’epoca dei fatti a Open -, aveva denunciato l’istituto di Milano, per il quale prestava servizio ormai da tre anni, per il reato di diffusione colposa di epidemia. Nell’intervista ha motivato così la sua scelta:
«Ho deciso di denunciare il giorno in cui ho saputo che c’erano stati dei casi di Coronavirus all’interno dell’Rsa. Il 14 marzo è arrivato un messaggio nel gruppo su Whatsapp dei colleghi in cui ci veniva detto che eravamo entrati in contatto con dei casi positivi. Il documento, però, era firmato il 10 marzo: vi rendete conto che erano passati quattro giorni dalla scoperta dei contagi alla comunicazione a noi oss? Siamo anche venuti a conoscenza che c’erano stati dei casi di Covid già da prima, mentre i nostri capi ci avevano assicurato che il Don Gnocchi era sicuro. Allora mi sono chiesto: come facevano a essere certi se non erano mai stati fatti dei tamponi? Ma le negligenze erano tante: un’altra, clamorosa, era il divieto di utilizzare le mascherine. Pure se ce le portavamo da casa, ci veniva chiesto di rimetterle in tasca»
La Guardia di Finanza aveva aperto già da aprile 2020 un fascicolo sull’Istituto Don Gnocchi di Milano, per indagare sulla morte di circa 140 anziani. Tra le accuse mosse da Diop e da altri 17 colleghi, inoltre, ce n’era una relativa all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.
«Ricordo benissimo che gli infermieri dicevano – agli oss – di nascondere le mascherine per non far vedere ai superiori che le utilizzavamo». Veniva disincentivato l’utilizzo delle protezioni per non creare allarme e a farne le spese non erano soltanto i pazienti della struttura, ma gli stessi dipendenti: Diop stesso, il 20 marzo 2020, è risultato positivo al Coronavirus
La sentenza
Attraverso il sindacato Usb, arrivò ai vertici di Ampast e del Don Gnocchi la richiesta di maggiore sicurezza. Il comunicato, ripreso anche dai media, in quel periodo concentrati sulla cosiddetta “strage degli anziani” nelle Rsa lombarde – morirono 700 persone -, creò non pochi imbarazzi ai dirigenti delle due società. Diop fu licenziato e alcuni suoi colleghi vennero trasferiti in altre strutture. Oggi, 10 maggio, è stata resa pubblica la sentenza che punisce il comportamento della cooperativa Ampast: dovrà reintegrare Diop, pagare un’indennità corrispondente a tutte le mensilità maturate dal giorno del licenziamento e le spese legali agli avvocati dello studio Reboa, che hanno assistito l’operatore sanitario
Le motivazioni della giudice
Visto che la denuncia riguardava la tutela della salute, «l’interesse pubblico alla conoscenza della notizia è tale da ritenere che l’attività, non solo di denuncia all’autorità giudiziaria, ma anche di denuncia ai maggiori mezzi di comunicazione, possa essere considerata non solo un diritto, ma anche un dovere civico», si legge nella sentenza.
«Agli esordi di un’epidemia con effetti subito manifestatisi di enorme gravità, le informazioni su quanto stava accadendo all’interno della Fondazione avrebbero potuto conseguire il risultato concreto di mettere in salvo delle vite umane».
Come? «Consentendo l’adozione delle necessarie contromisure, sia da parte dei parenti che avrebbero potuto considerare anche l’opportunità di trasferire immediatamente i loro congiunti qualora non avessero condiviso o ritenuto sufficienti a proteggere la salute dei loro cari le prassi ivi poste in essere, sia da parte della Fondazione, che avrebbe potuto essere indotta a rivederle e a modificare con maggior tempestività la propria condotta per scongiurare l’impressionante numero di decessi che di fatto si sono verificati nell’arco di pochissimo tempo».
(da Open)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL RADUNO ORGANIZZATO VIA TELEGRAM SU UNO DEI CANALI DI “IO APRO”… LIBERI DI CONTAGIARE FINO ALLE 2 DI NOTTE
Si sono ammassati in centinaia, senza indossare la mascherina né rispettare le normative sul distanziamento anti-Coronavirus.
Il nuovo caso di festa clandestina si è registrato nella notte al parco Dora di Torino, dove sono state violate le restrizioni del coprifuoco fissato alle 22.
Stando alle prime ricostruzioni, il raduno sarebbe stato organizzato su una chat Telegram dal movimento “Io apro” che raccoglie anche diversi messaggi negazionisti. Pur non essendo stato sponsorizzato come un evento no mask, la festa si è protratta fino alle 2 del mattino e non sarebbe legata allo spettacolo pomeridiano che ha visto l’esibizione nel pomeriggio di giocolieri e artisti di strada nell’area dell’ex-stabilimento industriale.
La diffusione di eventi negazionisti e feste promosse su chat e piattaforme come Telegram è sempre più comune, così come i luoghi-simbolo negazionisti in Piemonte, dove a inizio maggio è stata chiusa la Torteria di Chivasso, uno dei punti di ritrovo di chi rifiuta l’esistenza del Coronavirus.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL LATTE NON E’ MAI STATO PAGATO UN EURO AL LITRO E IN TRIBUNALE PER LE MANIFESTAZIONI CI VANNO SOLO I PASTORI
Vi ricordate? Poco più di due anni fa i pastori sardi sfilavano al Viminale dall’allora
ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Non mi alzo dal tavolo se il prezzo del latte non arriva a 1 euro”, diceva l’allora leader della Lega.
Oggi il latte dei pastori sardi non è mai stato pagato un euro al litro.
In compenso, sono due i processi che si svolgeranno questa mattina, dalle 10 al Tribunale di Sassari, a carico di otto pastori che nel febbraio 2019 avevano manifestato in piazza durante le proteste per richiedere un equo prezzo del latte ovino conferito per essere trasformato in formaggio, la maggior parte Pecorino Romano.
Sono accusati di reati quali rapina, blocco stradale e danneggiamento. A causa delle restrizioni per il Covid non ci saranno presidi davanti al palazzo di giustizia di Sassari ma i delegati degli allevatori esprimono la propria solidarietà a distanza.
“Diventa sempre più pesante l’accanimento giudiziario contro i pastori che hanno manifestato nel febbraio 2019. In questi giorni si stanno svolgendo i processi, sempre più ravvicinati, in vari tribunali della Sardegna, con accuse di gravi reati per numerosi allevatori”, dicono i ‘Pastori senza bandiere’.
“Dopo due anni da quei fatti” pretendono che “finalmente, si riconosca la legittimità di quella rivendicazione. Anche nei momenti di maggiore tensione, l’abbiamo condotta senza cadere in atti violenti contro le persone. È necessario si riconosca il motivo che ha caratterizzato la protesta, una battaglia rivolta a garantire la giusta remunerazione del latte per gli allevatori ovini”.
I ‘Pastori senza bandiere’ perciò “respingono con forza che si guardi la protesta dei lavoratori come un’attività criminosa da condannare e punire severamente. Le sacrosante ragioni di un’intera categoria aspettano ancora di essere adeguatamente tutelate e garantite. Attraverso strumenti di contrattazione – concludono – non represse con denunce e processi, che colpiscono ingiustamente i pastori e le loro famiglie”.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
I DATI CONFERMANO CHE IL NESSO ESISTE
Fino al 26 aprile 2021, sono state inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza 29 segnalazioni di trombosi venose intracraniche e 5 casi di trombosi venose in sede atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria su circa 4 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca somministrate nel periodo 27 dicembre 2020-26 aprile 2021.
L’incidenza dei casi gravi è riportata nel quarto Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 dell’Agenzia del Farmaco.
La valutazione dei casi italiani di trombosi venosa intracranica e atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria è in linea con le conclusioni della procedura dell’Agenzia Europa dei Medicinali.
La maggior parte di questi eventi (22 casi, 65 per cento) hanno interessato le donne con un’età media di circa 48 anni e solo in 1/3 dei casi circa gli uomini (12 casi, 35 per cento) con un’età media di circa 52 anni.
Il tempo medio di insorgenza è stato di circa 8 giorni dopo la somministrazione della 1a dose del vaccino Vaxzevria.
L’approfondimento a livello nazionale di queste segnalazioni è condotto con il supporto di un “Gruppo di Lavoro per la valutazione dei rischi trombotici da vaccini anti-Covid-19”, costituito da alcuni dei massimi esperti nazionali di trombosi ed emostasi.
Dallo scorso 27 dicembre al 26 aprile, su un totale di 18.148.394 dosi somministrate sono pervenute 56.110 segnalazioni di eventi avversi in seguito all’inoculazione dei quattro vaccini approvati: Moderna, Pfizer, AstraZeneca Johnson & Johnson.
E le segnalazioni gravi corrispondono all′8,6% del totale, con un tasso 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose (prima o seconda) e dal possibile ruolo causale della vaccinazione.
E’ quanto emerge dal quarto Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini COVID-19, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco.
Secondo lo studio, il 91% delle segnalazioni sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari.
La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Comirnaty (75%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (70,9% delle dosi somministrate), e solo in minor misura al vaccino Vaxzevria (22%) e al vaccino Moderna (3%), mentre non sono presenti, nel periodo considerato, segnalazioni relative a COVID-19 Vaccino Janssen (0,1% delle dosi somministrate).
(da agenzie)
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