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DRAGHI PENSA A UN CONDONO FISCALE TOTALE PER GLI EVASORI SOTTO I 5.000 EURO, CON TANTE GRAZIE AI COGLIONI CHE LE TASSE LE PAGANO A TEMPO DEBITO

Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile

VERSO IL “SALDO E STRALCIO” DELLE CARTELLE ESATTORIALI SOTTO I 5.000 EURO, ROTTAMAZIONE CON FORTI SCONTI PER GLI IMPORTI MAGGIORI

Il governo guidato da Mario Draghi intende avviare fra qualche mese — la data più probabile è quella di giugno — una nuova operazione di pace fiscale.
Secondo Italia Oggi, l’operazione dovrebbe riguardare il saldo e stralcio delle cartelle esattoriali emesse dal 2015, con un valore entro i 5 mila euro.
Per quanto riguarda invece le cartelle che superano questo limite, si pensa a una nuova forma di rottamazione che permetterà  di pagare l’importo nell’arco di due anni, senza interessi e sanzioni.
Ma poichè si ipotizza di cominciare a giugno, per allineare il calendario della nuova rottamazione dovrebbe essere concessa una proroga di due mesi del pagamento delle rate dei piani di rottamazione già  sottoscritti.
In assenza di novità  normative, la macchina del fisco dovrebbe ripartire a pieno regime da lunedì 1° marzo, con una ripresa delle notifiche delle cartelle e degli avvisi fiscali congelati per la pandemia. In tutto oltre 50 milioni, secondo l’Agenzia delle entrate.
Interventi su date e scadenze potrebbero rientrare nel quinto decreto Ristori. E in pentola, per quanto riguarda i ristori, bolle anche un’altra novità : l’addio ai codici Ateco, che scompaiono anche come termine per lasciare spazio al sostegno alle partite Iva.
Mentre il ministero dell’Economia, secondo l’agenzia di stampa Agi, sta lavorando a un provvedimento che differirà  il termine del 1° marzo 2021 per il pagamento delle rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio.
Il termine riguarda le rate del 2020 ancora non versate a cui si aggiunge la prima rata del 2021 della rottamazione-ter. Il provvedimento entrerà  in vigore successivamente al primo marzo 2021 e i pagamenti, anche se non arrivati entro questa data, saranno considerati tempestivi purchè effettuati nei limiti del differimento che sarà  disposto.

(da agenzie)

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RENZI DEVE DIMETTERSI DAL BOARD DEL FONDO SAUDITA

Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile

IL REGIME, LA PROMESSA SPOSA E I DIRITTI NEGATI

Matteo Renzi deve dimettersi dal board del FII Institute. In verità  non avrebbe mai dovuto accettare l’incarico da 80 mila dollari all’anno nell’istituto creato per decreto dell’anziano Re Salman di Arabia.
Il FII Institute è nato dopo l’uccisione di Jamal Khashoggi. Teoricamente è un think tank che dovrebbe produrre eventi e idee per migliorare il futuro. In realtà  serve a migliorare l’immagine del regime, acciaccata dall’omicidio del 2 ottobre 2018. Dopo la pubblicazione del rapporto Usa sull’assassinio di Khashoggi, Renzi dovrebbe scrivere due e-mail.
La prima al FII per dimettersi dal board. La seconda ad Amnesty International per donare i soldi incassati.
Nel rapporto dell’intelligence Usa, svelato dal presidente Joe Biden, si legge che “il principe regnante Mohammed bin Salman ha ordinato l’operazione di Istanbul per rapire o uccidere Jamal Khashoggi”.
In realtà  quel rapporto di 4 pagine aggiunge poco a quel che sapevamo già . I fatti sono gli stessi ricostruiti con gli audio e i video della Polizia turca nel rapporto dell’ispettrice speciale dell’Onu Agnes Callamard. Bastava guardare il documentario The Dissident per capire tutto: Khashoggi è stato attirato in una trappola al Consolato di Istanbul e un’operazione simile era inconcepibile senza un via libera. La novità  è che gli Usa mettono nero su bianco le accuse contro il principe MbS un mese dopo il duetto di Renzi con lui al Future Investment Initiative a Riyadh.
Secondo la Polizia turca il corpo di Khashoggi sarebbe stato smembrato con una sega elettrica, trasportato a casa del console saudita e bruciato in un pozzetto riempito con una ventina di chili di carne bovina comprata in un ristorante del centro per confondere gli odori e far sparire il Dna.
Quindi Renzi non deve dimettersi da FII per Biden, ma per Hatice Cengiz. La 39enne turca avrebbe sposato Khashoggi. Mancava solo un documento e, solo per questa ragione d’amore, Khashoggi ha accettato il rischio di entrare in ambasciata il 18 ottobre 2018. Tutto era pronto per il matrimonio e lei attendeva fuori sperando di vedere uscire Jamal sorridente con il foglio. Invece dentro quell’edificio lo stavano facendo letteralmente a pezzi.
Hatice non parlava una parola di inglese. Ora lo ha imparato perchè da due anni porta in giro per il mondo la sua battaglia per convincere i potenti come Renzi a far giustizia per Jamal.
Anche Renzi cerca di migliorare il suo inglese ma poi lo usa per i salamelecchi a MbS sul Rinascimento saudita. Quando abbiamo chiesto a Hatice Cengiz un commento, lei ha replicato solo: “La storia giudicherà  chi loda il regime”.
Se Renzi lascerà  il FII, perderà  le relazioni, gli 80 mila dollari all’anno e i voli executive pagati. Chissà  se migliorerà  il giudizio della storia. Certamente quello di Hatice. E non è poco.
Renzi deve dimettersi anche per rispetto agli uomini e alle donne recluse nelle carceri saudite perchè hanno osato dire quel che pensavano sul regime. Per i fratelli e gli amici di Omar Abdul Aziz, il 30enne vlogger in esilio, amico di Khashoggi, protagonista con la Cengiz del film The Dissident.
Dovrebbe dimettersi per rispetto a Loujain al-Hathloul, l’attivista che ha pagato con 1.001 giorni di prigione la sua battaglia per i diritti delle donne. Rilasciata il 18 febbraio scorso, sostiene di avere subito torture. Renzi dovrebbe donare poi gli 80 mila dollari a Amnesty perchè lui è libero di dire quel che pensa e loro no.
Il problema è che Renzi usa la sua libertà  di parola per lodare il mercato del lavoro saudita. Proprio quello che per Amnesty è la prima ragione di violazione dei diritti umani in Arabia da parte delle imprese internazionali. Renzi poi dovrebbe dimettersi per tutelare l’onore degli italiani. L’ex sindaco di Firenze non può dire a davanti a MbS e al mondo che in Arabia intravede il neo-rinascimento.
Infine Renzi dovrebbe lasciare FII anche per rispetto di sè stesso. L’ex premier fa vanto della sua cultura cattolica e scout. Quante volte avrà  spiegato ai suoi figli che non si sta dalla parte dei forti ma si sostengono le ragioni dei deboli? Quante volte avrà  predicato che si aiuta la vittima anche se il carnefice è ricco, munifico e potente?
Se poi tutto questo non basta, almeno Renzi lasci per un suo interesse personale. Se vuole correre per il ruolo di Segretario Generale della Nato deve smarcarsi dal ruolo di paggio di MbS. A Biden non farà  piacere la nomina dell’amico del mandante di un rapimento o di un omicidio.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DI BATTISTA CONTRO RENZI: “E’ UN LOBBISTA, SI DIMETTA DAL SENATO”

Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile

“SERVE UNA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI”

“Matteo Renzi riceve soldi da un fondo saudita e adesso deve dimettersi, punto”. Per l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista, recentemente uscito ufficialmente dal Movimento, non c’è alternativa. “Non è un politico, è un lobbista di se stesso”.
Renzi è tornato nel mirino dopo la visita in Arabia Saudita e la partecipazione alla Davos del Deserto in un panel con Mohammed bin Salman a seguito del rapporto della Cia che individua proprio nel principe ereditario il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.
Secondo Di Battista, “in qualsiasi paese del mondo, Renzi si sarebbe dovuto già  dimettere, perchè c’è di mezzo la sicurezza nazionale. Il rapporto della Cia conferma ciò che tutti già  sapevano e che era già  noto quando il senatore si recava in Arabia Saudita”.
Il caso, prosegue ancora Dibba, “dimostra che è assolutamente prioritaria una legge sul conflitto di interessi che impedisca ai politici in carica di prendere soldi da enti esteri e che eviti la commistione tra banche e mondi finanziari in una fase così delicata, che si presta alla speculazione. E poi c’è il tema delle porte girevoli tra la politica e le aziende. Due ex ministri del Governo Gentiloni, prima Padoan e ora Minniti, sono passati dall’essere deputati a incarichi per imprese attive nei settori di cui si occupavano da ministri. È tutto a norma di legge, ma in un paese normale non dovrebbe accadere”.

(da agenzie)

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E SE C’ERO DORMIVO

Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile

LA “VARIANTE ITALIANA” STA COLPENDO QUASI TUTTI I NOSTRI MIGLIORI GIURISTI: QUELLO CHE FA IL TREDICESIMO APOSTOLO VA SEMPRE BENE

Una pandemia di encefalite letargica, detta Variante Italiana, sta colpendo i nostri migliori giuristi. L’altro giorno erano tutti eccitati perchè finalmente “si torna alla Costituzione”, ”articolo 92”: ministri e sottosegretari li nomina il presidente della Repubblica su indicazione del premier, senza passare per i partiti brutti, sporchi e cattivi.
Ora, visti i nomi e soprattutto le facce, dicono che Mattarella e Draghi non c’entrano nulla: quelli volano alto, mica si occupano di queste miserie, han fatto tutto i partiti brutti, sporchi e cattivi (del resto, spiega Milan di Radio Confindustria, viceministri e sottosegretari non servono). Ohibò: e il ritorno alla Costituzione? E l’articolo 92?
Nel 1994 Scalfaro depennò Previti da ministro della Giustizia di B. perchè era l’avvocato di B. E nel 2018 Mattarella rimandò a casa Conte perchè aveva indicato all’Economia il prof. Savona, noto kamikaze delle brigate No Euro.
Un giurista degno di questo nome gli domanderebbe ora come mai abbia accettato Sisto, avvocato di B., alla Giustizia e Moles, rappresentante del padrone del primo gruppo editoriale italiano, all’Editoria. Purtroppo non se n’è trovato uno sveglio.
Martedì fonti del governo annunciavano all’Ansa il “superamento dei Dpcm”, strumenti tipici della famigerata tirannide contiana, per “coinvolgere il Parlamento nei provvedimenti anti-Covid” con più democratici “decreti legge”.
Sollievo e giubilo fra i giuristi di scuola Cassese. Ma due giorni dopo ecco il primo Dpcm di Draghi, che conferma e inasprisce quelli del deposto tiranno: neppure mezzo Cassese che stigmatizzasse quel rigurgito di dittatura.
Draghi ne approfittava subito per cambiare il capo della Protezione civile per gestire i vaccini, all’insaputa di ministri (incluso quello della Salute), Parlamento e cittadini.
Per molto meno, fino a un mese fa si sarebbe strillato al “favore delle tenebre”. Ma la Variante Italiana non aveva ancora colpito i nostri giuristi.
Nè i giornalisti che intervistavano un giorno sì e l’altro pure l’Innominabile, sdegnato con Conte e Di Maio che trattavano con Haftar per liberare i pescatori.
Ora che l’amico Biden accusa Bin Salman di aver fatto uccidere e disossare Khashoggi, potrebbero domandargli se si dimette dalla fondazione, restituisce gli 80 mila dollari insanguinati e ha cambiato idea sul Rinascimento Saudita.
Invece tutto tace: le cronache dei giornaloni sul rapporto della Cia, lontanissime dalle pagine politiche, non fanno alcun cenno al Rignanese.
Ma qui l’encefalite letargica non c’entra. È che i giornaloni italovivi (tutti) non hanno capito che il Bin Salman di Biden è lo stesso di Lawrenzi d’Arabia: sospettano un’omonimia.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’IMMUNOLOGA VIOLA: “GLI USA CONTINUERANNO CON DUE DOSI, PER FORTUNA BIDEN ASCOLTA FAUCI”

Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile

CONTRO I TEORICI DI UNA SOLA DOSE: “MANCANO DATI SULLA DURATA DELLA PROTEZIONE E SULL’EFFICACIA CONTRO LE VARIANTI”

La polemica a distanza con i teorici della prima dose sola va avanti: “Per fortuna in Usa c’è Fauci (e Biden che ha capito chi ascoltare e chi no) a tenere la barra dritta: loro continueranno con le due dosi” di vaccino, “perchè solo così sanno di proteggere i cittadini. Fino a prova contraria”.
Antonella Viola, immunologa dell’università  di Padova, ribadisce la propria contrarietà  all’idea di adottare il ‘modello inglese’ nella profilassi anti-Covid.
“Puntare tutto sulla prima dose, ma siamo davvero sicuri?”, scrive la scienziata su Facebook. “In mancanza di dati sulla durata della protezione e sull’efficacia contro le varianti, in mancanza di un modello che ci dica quante persone dovremmo vaccinare ogni giorno con una singola dose perchè questo approccio faccia la differenza, su quali basi si decide di modificare la somministrazione di un vaccino approvato?”, chiede Viola.

(da agenzie)

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“AVVILENTE MENEFREGHISMO DI TANTI”: LO SFOGO DI UN INFERMIERE DI NAPOLI

Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile

FLAVIO HA 30 ANNI E DA UN ANNO LOTTA PER SALVARE VITE NEL REPARTO COVID MENTRE MOLTI CONTINUANO A TENERE COMPORTAMENTI IRRESPONSABILI

Un infermiere è seduto su un letto vuoto. Uno dei pochi, visto che i contagi sono in salita. È bardato, difficile riconoscerlo sotto la tuta bianca che abbiamo imparato a far rientrare nella nostra quotidianità . Le braccia conserte, l’unica cosa visibile sono gli occhi di chi è stanco. Quell’infermiere non ha neanche 30 anni eppure da un anno lotta contro il Covid, senza sosta, insieme ai suoi colleghi. E proprio per questo si lascia andare sulla sua pagina Facebook perchè è stanco.
“È avvilente non avere la più pallida idea di quando questa storia potrà  finire. È avvilente non ricordare quasi ormai quando è iniziata. È avvilente il numero dei casi in continuo aumento. È avvilente l’aggressività  di queste varianti. È avvilente l’abbassamento dell’età  media interessata. È avvilente dover dire ad un ragazzo di 26 anni che tutto va bene, ma che dovrà  essere intubato. È avvilente dover dire ad un padre di 2 bimbi di soli 40 anni che sicuramente rivedrà  i suoi piccoli con un nodo alla gola, prima di addormentarsi. È avvilente continuare a vedere persone che ci lasciano. È avvilente il continuo menefreghismo di tanti. È avvilente la stanchezza psicologica con la quale sto, personalmente, come tanti colleghi vivendo questo momento. SONO AVVILITO…”
Un lungo sfogo sui social che diventa una preghiera: Non abbassare la guardia, non pensare che il virus sia sparito. Negli ospedali continua la lotta e purtroppo salgono i ricoveri.
Flavio De Cicco, l’autore del post, è uno dei più giovani infermieri dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. È in forze all’ospedale Monaldi, ogni giorno. È stato tra i primi a sottoporsi al vaccino, lo scorso dicembre, senza remore. L’ha fatto perchè non avrebbe mai più voluto sentirsi stanco e avvilito, come nella foto che ha pubblicato, nella speranza che almeno le sue di parole, possano essere ascoltate.

(da Fanpage)

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NON SONO I GOVERNI CHE COMPRANO I VACCINI, MA I VACCINI CHE COMPRANO I GOVERNI

Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile

IL SEGRETO DI PULCINELLA: ESISTE UN MERCATO NERO DEI VACCINI… GLI USA HANNO PAGATO IL VACCINO A PFIZER 20 EURO A DOSE, ISRAELE 28 EURO, L’EUROPA 12: SECONDO VOI CHI PFIZER RIFORNISCE PRIMA?

Per capire quanto sia grave la situazione nella prima Guerra dei Vaccini (quella che è appena scoppiata, senza che nessuno la dichiarasse) basta rileggere, malgrado sia stata riportata in forma indiretta e attenuata — sia nei retroscena che nelle cronache — la battuta fatta giovedì da Mario Draghi nel vertice dei capi di stato dell’Unione europea sulla pandemia: “Va presa in considerazione l’idea di vietare l’export di vaccini alle aziende che non rispettano gli impegni contrattuali verso l’Unione”, ha detto il premier italiano.
Draghi ha raccolto reazioni gelide, sia dentro il vertice che fuori, dove le aziende produttrici si sono risentite.
L’attacco esplicito del presidente del Consiglio italiano ai signori dei vaccini è la prima prova tangibile che svela un segreto di Pulcinella sopravvissuto fino ad oggi: se esiste un mercato parallelo dei vaccini, in queste ore, in Italia e nel mondo, è perchè questi vaccini qualcuno li produce e li vende.
E, se c’è qualcuno che li vende, è perchè le falle sono aperte in entrambi i capi della catena: sia a quello terminale, dove si vende, che a quello di partenza, dove si produce.
Un signore che di mestiere fa il mediatore saltuario, pochi giorni fa, mi ha detto: “Se si sa cercare, in ogni momento, persino su Alibaba si trova qualcuno che vende milioni di dosi: 8 su 10 di loro sono millantatori, gli altri hanno i quantitativi con cui si può vaccinare un intero Stato”.
Ecco perchè il segreto di Pulcinella, fino a ieri, è stato quello che ha permesso di far finta che questo “mercato parallelo” non esistesse, per il semplice motivo che dal punto di vista contrattuale si diceva che non potesse esistere.
Era vero il contrario: può esistere perchè (inspiegabilmente) i contratti restano secretati. Di nuovo la battuta folgorante del mediatore anonimo che mi ha chiamato: “Noi siamo ancora convinti che i governi stiano comprando i vaccini. Mentre, piuttosto, è vero il contrario. Sono i vaccini, oggi, che stanno comprando i governi”.
Ovviamente non si tratta solo di una battuta ad effetto, di una iperbole provocatoria. Già  adesso le campagne vaccinali “comprano” il consenso e cambiano l’immagine di chi governa con le loro forniture.
Già  adesso gli Stati perseguono la loro politica di egemonia con le dosi. E, per rendersi conto di quanto sia vero, basta mettere in fila informazioni che fino ad oggi abbiamo raccolto in ordine sparso.
Come i vaccini dati dalla Russia alla Siria di Assad per liberare un ostaggio. Come i rapporti di forza in Europa e gli stock acquistati dalla Germania. Come la parabola di Netanyahu, che vince o perde le prossime elezioni in Israele grazie alla fornitura di Pfizer (barattata sia con soldi e che con dati sanitari).
Oppure basta riflettere su Boris Johnson, il premier britannico che può rivincere le elezioni grazie alle dosi di AstraZeneca, ottenute prima di noi, in virtù dell’uscita dai vincoli dell’Ema e dell’Europa. BoJo oggi “ricostruisce” la sua immagine pubblica, dopo il terribile doppio colpo della malattia e degli errori commessi nella prima fase.
Ma parlo anche dei cinesi che testano il loro siero in Arabia, usando un Paese come cavia, prima di somministrare un solo vaccino in casa propria.
O del vaccino di Cuba nel terzo mondo, e ancora di quello di Sinovax che salva il governo del Cile nel suo momento più difficile con una ottima campagna vaccinale. Per arrivare persino ai tour operator che vendono vacanze con doppio richiamo negli Emirati Arabi.
Domenica scorsa mi è capitato di parlare con Luciano Rattà , l’ex “uomo senza volto” (oggi lo ha di nuovo) dei vaccini. Ovvero l’imprenditore che aveva offerto il famoso stock di 15 milioni di dosi alle Regione Veneto.
Rattà , commerciante del ramo sanitario, dopo l’inchiesta di PiazzaPulita che aveva rivelato la sua esistenza, appariva con il volto celato a Non è l’Arena di Massimo Giletti, perchè — diceva — “questa storia può farmi perdere 2 milioni di commesse”.
Io in diretta lo avevo appena definito un commerciante della “borsa nera”, lui aveva detto di se stesso che doveva essere considerato come “uno che svolge un servizio”.
Giovedì Rattà  appariva in due programmi in contemporanea: di nuovo a PiazzaPulita, come oggetto di inchiesta, per le sue ipoteche, in una controinchiesta in stile americano. E poi intervistato da Paolo Del Debbio, su Rete4, con il suo mantra: “Io salvo vite”.
Formigli si interroga su come una società  che ha solo 45 euro di liquidità  possa avere una commessa da 21 milioni di euro. Del Debbio invece sposava la sua tesi: “Se lei può portare in Italia delle dosi che non ci arriverebbero, sta davvero svolgendo un lavoro utile”.
Dettaglio non da poco: per questo lavoretto Rattà  contava di incassare 0,20 centesimi di euro a dose, che moltiplicati per 15 milioni di dosi produce la modica cifra di 3 milioni di euro di commissione.
E qui si torna alla posizione di Draghi: se l’Unione europea la sposasse, non esisterebbero nè Rattà , nè le offerte su Alibaba, e nemmeno nessun altro mediatore.
La polemica del presidente del Consiglio italiano, però, ci segnala che questo esito non è indifferente: e ci dirà  se i vaccini resteranno un mercato protetto (e quindi regolamentato) dagli Stati. Oppure se commerciare vaccini sarà  come vendere patate o mascherine, come sognano i tanti Rattà  attivi in queste ore sulla scena globale.
Diventa allora importante indagare la figura di questo imprenditore lombardo, con i suoi doppiopetti gessati e i suoi capelli lunghi tagliati alla moda, il viso abbronzato e un passato nel settore dell’abbigliamento e (come candidato minore) in Forza Italia. Uno di quegli uomini che appaiono come meteore e involontariamente illuminano un mondo.
Non avremmo scoperto la sua esistenza, se un sondaggista, Luigi Crespi, e il suo commercialista, Alessandro Arrighi, non si fossero presentati a casa sua con una telecamera nascosta, e non avessero filmato oltre un’ora di colloquio con la sua proposta.
Rattà  sembra fatto apposta per dividere l’opinione pubblica. Io lo incalzo per chiedergli se non si senta “uno speculatore”. Lui mi ribatte: “Se non lo faccio io, lo farà  un altro. E porterà  quei vaccini in un altro Paese. È questo che volete?”.
Quel che è certo è che personaggi come lui si svelano i segreti e le falle di un sistema in cui ogni ora si muovono milioni di euro, e da cui dipendono le vite di molti cittadini.
Quando Crespi lo accusa di essere “uno sciacallo”, per esempio, l’imprenditore risponde con un annuncio di querela. Così provo a ricordargli che lui vende qualcosa che gli Stati hanno già  pagato. E lui ribatte: “Io so come funziona il mercato meglio di voi. L’America ha pagato il vaccino a Pfizer 20 euro a dose. Israele 28, l’Europa 12. Se lei fosse Pfizer, chi rifornirebbe prima?”.
Quello che i mediatori dimenticano di ricordare è che l’Europa (e la Germania) hanno finanziato la ricerca della BioNTech. Ovvero della società  di ricerca fondata da un figlio di immigrati turchi, Ugur Sahin, e da sua moglie, che è arrivata “prima” nel mondo, assicurando il suo brevetto a Pfizer.
Quello che le grandi aziende non raccontano è che ci sono contratti di fornitura tra gli Stati e le Big Pharma che non sono stati rispettati.
Ma i sostenitori del “libero mercato” dei vaccini rispondono che nessuno ha letto in integrale i contratti di fornitura con l’Europa. E assicurano che in realtà  non ci sia nessuna esclusiva. Questo è un altro punto di verità , purtroppo: perchè parti importanti di questi accordi restano tutt’ora secretate, malgrado le tante dichiarazioni di Ursula von der Leyen.
Ma, se fosse vero quello che dice la presidente della Commissione europea, da dove saltano fuori le sue dosi — milioni, non migliaia — che finiscono sul mercato parallelo?
Sempre Rattà  sostiene che la partita che lui aveva offerto a Zaia era disponibile quando la proposta era stata fatta, due settimane fa. Poi a me ha detto, invece: “I miei fornitori si sono tirati indietro”. Giovedì, da Del Debbio, curiosamente, ha cambiato ancora versione: “Si potrebbero ancora comprare. Anche se io posso venderli solo agli Stati”.
Dice la verità  o bluffa? Mistero. Giovedì l’imprenditore appariva a volto scoperto, mentre solo domenica scorsa diceva di dover celare le sue fattezze: “Per difendermi da accuse folli che mi piovono sulla testa”.
Nel video trasmesso da PiazzaPulita, affermava di avere “i camion frigo pronti da consegnare”. A me ha detto: “Non esiste nessun camion frigo. Io sono solo uno che colloca uno stock”.
La domanda che mi faccio, a questo punto, è: possibile che gli Stati non fossero a conoscenza di questo mercato parallelo fino all’annuncio di Zaia?
È sintomatico che l’imprenditore si lamenti dicendo: “Sono venuti da me con l’inganno fingendosi compratori per conto di Regione Lombardia e di Gallera”. Se è un mercato legale, come dice lui, perchè avrebbe dovuto arrabbiarsi se qualcuno ne rivelava l’esistenza? Altro mistero.
Finchè ha retto il segreto di Pulcinella queste domande potevano restare senza risposta. Oggi non più.
Altro dettaglio non da poco: quando gli chiedi come mai non abbia mai offerto le dosi ad Arcuri, Rattà  spiega: “Tutti i miei colleghi che hanno fatto delle offerte sono stati denunciati. Non a caso, la prima cosa che Arcuri ha chiesto, quando ha saputo di me da Zaia, è stato il numero del lotto”.
E qui c’è un altro punto decisivo, che si ricollega al discorso di Draghi: il lotto è la carta di identità  di ogni partita di vaccini. Quello che impedisce, ad esempio, che le forniture che escono dalla porta a prezzo di favore destinate ai Paesi del terzo mondo possano rientrare dalla finestra sui mercati dei Paesi avanzati, a prezzo maggiorato. E con una doppia beffa: crea plusvalenza e sottrae dosi ai più poveri.
Il numero seriale serve anche a capire se le offerte sono reali o se sono una truffa. E Rattà , che spiega di essere “un mediatore regolarmente iscritto all’albo del ministero della Salute”, sostiene che lui non può fare il numero dei lotti perchè funziona esattamente come quando si compra una macchina: il numero del telaio che si ottiene non è quello del giorno in cui si paga l’auto, ma quello del giorno in cui questa viene consegnata.
“Oggi è una cifra, domani un’altra”. Ma è evidente che questo varco è lo scudo migliore dietro cui si può nascondere il mercato parallelo. Pfizer da giorni diffonde comunicati per ribadire che la società  non fornisce mercati paralleli, e che vende solo agli Stati. Lo stesso ha fatto l’amministratore delegato di AstraZeneca.
Ma finchè non scatta la minaccia delle sanzioni — ecco di nuovo la forza del discorso di Draghi — le maglie resteranno troppo larghe. E finchè il pallino della produzione sarà  in mano ai Signori del Vaccino, le forniture saranno legate alle loro filiere produttive.
Ecco perchè, in fondo al discorso di Draghi, alla fine di quella catena logica, c’è l’unica possibile soluzione a questo rompicapo: bisogna obbligare le case farmaceutiche a consentire la produzione controllata, su licenza, agli Stati.
Ecco perchè il caso del vaccino in Veneto è stato il grimaldello che ha scassinato il sistema coperto del mercato parallelo. Questa non è una storia di lotti, e di commesse, non è la riffa delle mascherine, con i suoi appalti e le sue stecche. Questa sarà  la storia più importante dei prossimi anni.
L’esito da scongiurare, a mio avviso, è che alla fine si produca un unico grande mercato vaccinale in cui Stati e privati si ritrovino in concorrenza, come su qualsiasi altro terreno, per procurarsi e commerciare le dosi. Le regole di ingaggio decise oggi determineranno il futuro nei prossimi trenta anni.
Per caso avete visto l’app (di successo in queste ore) in cui si inseriscono i propri dati anagrafici e si scopre la data in cui si verrà  vaccinati se si segue il ritmo attuale? Io ho provato, e ho scoperto che, con i miei 50 anni, potrei attendere fino all’autunno 2021.
È chiaro a tutti che il primo giro di vaccinazione, in Europa, finirà  proprio quando dovrà  iniziare il secondo. Il mondo del dopo-Covid dipenderà  dalle campagne vaccinali, dai tempi delle campagne vaccinali, dai loro dosaggi e dalla loro efficacia. Dalla velocità  con cui arrivano o no una dose e una partita, dalla varietà  delle offerte, e dalle risposte alle varianti del Covid. Dal secondo, e adesso — è notizia recente — anche dal terzo, richiamo.
I vaccini arriveranno a contare come le forniture del greggio a metà  degli anni Settanta. Anzi, è già  così. Solo che ancora non leggiamo tutti, nel modo corretto, le informazioni che sono già  in nostro possesso.
Durante la Guerra Fredda contavano le potenze nucleari, ovvero quelle che avevano i loro arsenali all’Uranio e la capacità  di utilizzarli sul campo. Dopo la pandemia conteranno quelli che avranno un loro vaccino da somministrare o da vendere. Siamo appena entrati — quasi senza accorgercene — nell’era della Geopolitica vaccinale.

(da TPI)

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LA BATTAGLIA DELLA LEGA SUI TASER? LE PRIME DUE GARE SONO ANDATE DESERTE: MANCANO I REQUISITI DI SICUREZZA RICHIESTI

Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile

SALVINI SI RENDE CONTO CHE SUI MIGRANTI NON TOCCHERA’ PALLA E RICOMINCIA LA SOLFA SULL’USO DEL TASER, MA NESSUNO HA MAI CHIUSO IL DOSSIER, SEMPLICEMENTE NESSUNA AZIENDA HA PRESENTATO UN’OFFERTA

Visto che con ogni probabilità  sui migranti la Lega, nonostante abbia piazzato un suo uomo al Viminale, Nicola Molteni, come sottosegretario, non toccherà  palla, Salvini sta provando a rivendersi la battaglia sui taser alle forze dell’ordine come un grande obiettivo. Il leader della Lega ha spiegato che non si sa che fine abbia fatto quel dossier che quando era ministro dell’Interno.
Ma la realtà  è che le gare sono andate deserte, spiega Alessandra Ziniti sul Corriere:
Difficile pensare che su decisioni di questa portata la Lega possa toccare palla con un sottosegretario che certamente non riceverà  la delega all’immigrazione, che la ministra terrà  probabilmente per sè. Il primo segnale è già  arrivato. Alle dichiarazioni di Nicola Molteni di voler ripartire dalla battaglia per i taser, Luciana Lamorgese ha risposto con una nota precisando che dopo due gare deserte ne è già  stata indetta una terza che si concluderà  a marzo.
Le prime due gare bandite dal Viminale, nel dicembre del 2019 e nell’agosto del 2020, non hanno dato esito. E’ stato necessario, dunque, avviare ora una nuova procedura negoziata. Entro fine marzo 2021 dovranno pervenire le relative proposte, spiegano fonti del Viminale.
E il problema è che va verificata la rispondenza degli apparecchi ai requisiti tecnici richiesti. Infatti il 23 luglio scorso si è verificato il ritiro di tutti i taser allora assegnati alle forze di polizia dopo l’esclusione dell’unica azienda costruttrice che si era presentata “per difetto dei requisiti minimi di sicurezza previsti dal capitolato tecnico”:
Ora è stata indetta una terza gara, cosa succederà ?

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA A VAURO: “QUERELA DELLA MELONI E’ RIDICOLA, PRONTO A RIPETERE TUTTO IN TRIBUNALE”

Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile

POI LA STOCCATA: “MI SORPRENDONO I NEOFASCISTI CHE SI OFFENDONO SE LI CHIAMI COSI’. IO MICA MI OFFENDO SE MI CHIAMI COMUNISTA”

“Sono pronto a ripetere in tribunale, nella forma e nella sostanza, quello che ho detto in tv su Giorgia Meloni.”
Parola di Vauro Senesi, per tutti semplicemente Vauro, che questa mattina ha ricevuto una minaccia pubblica di querela da parte della leader di Fratelli d’Italia in seguito alle dichiarazioni che il disegnatore e vignettista toscano ha rilasciato ieri a “Diritto e rovescio”, la trasmissione condotta da Paolo Deldebbio.
Tutto nasceva dalle dichiarazioni ormai note del professor Giovanni Gozzini su Meloni, definita “vacca”, “scrofa” e “rana dalla bocca larga” pochi giorni fa a Controradio. Vauro ha preso le distanze in modo netto da quegli epiteti, senza tuttavia esprimere solidarietà  nei confronti della diretta interessata. Il motivo lo ha spiegato lui stesso in diretta tv:
“Sono colpito in negativo dalle espressioni utilizzate dal professore. La Meloni è stata ingiustamente offesa, ma quando Liliana Segre è andata in Senato a istituire la commissione contro l’odio, tutta l’aula si è alzata in piedi, tranne i senatori di Fratelli d’Italia e Lega. La Meloni è leader di un partito che ha cavalcato la xenofobia e il fascismo e io non do alcuna solidarietà ”.
Una frase che ha scatenato, oltrechè la denuncia (per ora solo annunciata) di Giorgia Meloni, l’ira del conduttore Paolo Deldebbio, che ha minacciato l’ospite: “Guarda che è l’ultima volta che vieni”. Vauro, dal canto suo, alza le spalle.
“Tanto per cominciare, non ho mai chiesto a Deldebbio di invitarmi nella sua trasmissione. Non l’ho mai tirato per il gessato, insomma… Quando mi ha chiamato, sono andato, tutto qui. Piuttosto, non so quanto sia corretto che un conduttore si rivolga a un ospite dicendogli: “Mi hai rotto i coglioni”, tanto più in una parte della puntata che riguardava il turpiloquio. Punto due: di sicuro apparirò sempre meno nelle trasmissioni. Probabilmente ora preferiscono avere cosiddetti opinionisti che non stonano nel coro, ma sinceramente non è che non ci dormirò la notte. Campo lo stesso anche senza Deldebbio.”
E a Giorgia Meloni, che ha annunciato querela, cosa risponde?
“Come querela mi sembra ridicola. Quando Meloni dice che il suo non è un partito che cavalca nostalgie fasciste e mi denuncia per questo motivo, perderà  una grande fascia dei sui elettori. Ci sono persino rapporti di Amnesty International su Lega e Fratelli d’Italia che denunciano le stesse cose che ho detto in trasmissione. Un esempio su tutti? Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia) è lo stesso signore che mostra in video i cognomi stranieri sui citofoni delle palazzine di Bologna. Se questi non sono razzismo e xenofobia, cosa sono? Non so cosa potesse fare di più… dipingerci sopra delle stelle gialle. Vede, mi meraviglio sempre nel vedere i neofascisti che si offendono quando gli si dà  dei neofascisti. Io non mi offendo mica quando mi danno del comunista…”
Tornando alle dichiarazioni di Gozzini da cui tutto è partito, la sua posizione potrebbe riassumersi così: condanna sì, solidarietà  no. È corretto?
“È stata la premessa iniziale, è persino banale dirlo perchè è ovvio che qualunque persona dotata di civiltà  si dissoci da insulti come quelli. Ma, detto quello, basta. Io do un grande valore alla parola solidarietà , che implica un’empatia, ovvero riuscire a mettersi nei panni dell’altro. Ecco, io sinceramente non riesco a mettermi nei panni di Giorgia Meloni, sarei stato ipocrita se avessi espresso solidarietà  unendomi al coro quasi unanime di politici e giornalisti, perchè non ho nessuna empatia nei confronti di una leader — non importa se donna, uomo o transessuale — di un movimento che ha demonizzato la solidarietà , che conia addirittura termini dispregiativi per renderla un disvalore, come la parola ‘buonismo’. Massimo rispetto per la donna ma nessun rispetto politico per la signora Meloni e il suo partito, che continua ad utilizzare il linguaggio più bieco. Non mi sento affatto una vittima, ma basta fare un salto in questo momento sulla sua pagina social per vedere cosa scrivono i suoi seguaci nei miei confronti. Ma lo abbiamo visto anche pochi giorni fa con Liliana Segre.”
Quando lo ha ricordato in trasmissione, le hanno detto che non c’entra nulla…
“Già , mi hanno risposto così. Parliamo di una donna di 90 anni che si vaccina e viene ricoperta di insulti antisemiti, razzisti, nazisti, fascisti, e noi siamo qui a scappellarci di fronte a un idiota — mi passi il termine il professore senese (Giovanni Gozzini, ndr) — che non ha saputo contenersi e ha reso la signora Meloni una martire. Lei che ha dichiarato che con il fascismo ha un rapporto sereno. Ecco, Liliana Segre forse ha avuto un rapporto meno sereno, visto che è grazie al fascismo se è finita ad Auschwitz. Eppure non ho visto nei suoi confronti la stessa solidarietà  che Meloni invoca addirittura per legge. Poi mi potranno dire che il fascismo non c’è più, che è superato. Ma a me sembra gravissimo che, nel 2021, una scampata ad Auschwitz sia costretta a vivere sotto scorta.”
È pronto a ripetere anche in tribunale, nella sostanza, quanto ha affermato in tv?
“Lo ripeterei nella sostanza e anche nella forma, forse in modo più pacato, anche perchè non credo che in tribunale ci saranno i vari Cruciani addestrati ad abbaiare ogni volta che apro bocca. Vede, sono molto sereno. Intendiamoci, non sono masochista. Se mi arrivano denunce a catafascio non è che mi rallegri, però, dai, ora, oltre le quattro di Salvini e le due che mi sono arrivate da Fontana, adesso metto nell’album delle figurine anche la Meloni…”
C’è chi la rimprovera: “In certe trasmissioni non ci si deve andare”.
“Io, invece, magari sbagliando, penso che, soprattutto in questo momento, non sia giusto ritirarsi sull’Aventino. Dove c’è uno spiraglio anche minimo di dire qualcosa di diverso dal coro, è giusto andare. Per questo sono stato anche da Porro, oltrechè da Del debbio. Solo con Mario Giordano non ce l’ho fatta, nonostante mi abbia chiamato spesso. Anche la fossa dei leoni ha i suoi limiti. Quei programmi hanno uno share, un pubblico e io, sicuramente in modo maldestro, provo a fare la mia parte, accetto la sfida.”

(da “NextQuotidiano”)

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