Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
CAMBIA SOLO CHE IL RECOVERY LO GESTIRANNO GIORGETTI, BRUNETTA E GELMINI
Ma vi ricordate quando Salvini protestava sotto Montecitorio per le “misure presentate in Tv invece che in Parlamento”?
Era dicembre 2020, ma erano anche tutti i mesi precedenti.
E quando Renzi si opponeva con tutte le sue forze contro la chiusura di teatri e ristoranti? Era ottobre e mentre la seconda ondata correva veloce, il leader di Italia Viva pensava alle sue mosse per ritirare le sue due ministre prima e per far cadere il governo poi.
I Dpcm attuati da Giuseppe Conte negli ultimi mesi sono stati sotto il segno della prudenza a causa del picco dei contagi dopo l’estate e dell’avanzare delle varianti in autunno. In buona sostanza: ristoranti chiusi, coprifuoco, stop agli spostamenti tra Regioni, o ancora lo stivale diviso tra zone rosse, arancioni e gialle.
Beh, i primi provvedimenti presi da Mario Draghi in materia Covid ricalcano esattamente quella strada. Peccato che ora Lega e Italia Viva siano magicamente d’accordo.
Cosa è cambiato davvero: ora è la Lega a gestire il Recovery
Non c’è discontinuità rispetto al Covid. Sono identici gli orari di chiusura dei locali, sono gli stessi i 21 criteri per il colore delle Regioni. L’unico vero distinguo tra i due governi sta nelle diverse mani che gestiscono i fondi del Recovery Fund.
Adesso a controllare quei 209 miliardi ci sono anche Forza Italia e la Lega, con il ministero che durante quest’anno avrà particolare rilievo: lo Sviluppo Economico, con a capo Giancarlo Giorgetti.
L’emblema della giravolta europeista e moderata del Carroccio, che appoggia Draghi e l’euro pur di non affondare. Che appoggia la prudenza pur di dire la sua sul Recovery. In barba a tutte le aperture che venivano invocate fino a qualche settimana fa.
Il governo “di alto profilo”
C’è una seconda grande differenza tra il Conte bis e il nuovo esecutivo: ora ci sono le larghissime intese. È tornata Forza Italia. Ci ritroviamo Brunetta e Gelmini ministri. Un governo che è un’accozzaglia di personalità e dove la fama dei Sottosegretari precede addirittura le loro prime azioni politiche: alla Cultura Lucia Borgonzoni che “non legge libri da tre anni”, e Rossano Sasso che non riesce a distinguere una citazione di Topolino da una di Dante; o ancora alla Difesa Stefania Pucciarelli che è riuscita a dichiarare di ipotizzare la soluzione dei “forni crematori” per i migranti. E meno male che il governo Draghi doveva essere un “governo di alto profilo”, il governo “dei migliori”.
Pioggia di critiche per Conte ma nessuno sa cosa fare contro il virus
Giuseppe Conte per un anno intero è stato duramente criticato per la gestione della pandemia. A volte per essere stato “troppo rigorista”, altre per “non aver chiuso o agito in tempo”. Per “aver fatto parlare troppo i virologi in tv” e, due giorni dopo, “per non averli interpellati”.
Insomma, la pioggia di insulti si riversava su tutto e il contrario di tutto. La verità è che nessuno sa davvero come fermare il nemico invisibile che dopo 12 mesi ancora serpeggia globalmente. E anche l’ex numero uno della Bce è nudo di fronte a questa pandemia.
Il silenzio di Draghi
E così il silenzio del nuovo premier è diventato assordante. L’Italia tutta si aspetta un suo discorso su come intende fermare il Covid e le sue varianti. Su come riuscirà a portare avanti la campagna vaccinale anche se AstraZeneca ha già annunciato dei ritardi a causa della produzione. Nel suo discorso per la fiducia alle Camere ha citato il Papa e Cavour, ma non ha nominato zone rosse o aiuti per il mondo dello spettacolo.
E soprattutto, non ha espresso in modo netto e chiaro la sua posizione in merito alle misure. Sono passati 10 giorni dall’ufficializzazione del governo e un Paese intero vuole sapere che cosa succederà nei prossimi mesi. Al di là delle brutte copie di Dpcm già visti.
(da TPI)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
L’IMMUNOLOGO COSSARIZZA: “SE RIDUCE LA DURATA DELL’EFFICACIA AVREMO UN EFFETTO BOOMERANG”
Con una sola dose di vaccino il sistema immunitario ha la memoria corta. 
“Il richiamo serve non solo ad aumentare il numero di anticorpi, ma gli permette anche di fare un salto di classe” spiega Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia.
“I primi a essere prodotti si chiamano IgM, sanno riconoscere il coronavirus ma in modo ancora un po’ grossolano e non durano nel tempo” spiega. “La seconda dose permette di compiere il salto di classe. Le Igm lasciano spazio alle IgG, anticorpi capaci di legarsi al coronavirus in modo più raffinato e preciso e più duraturi”.
Non è un caso che quasi tutti i vaccini destinati a durare per tempi linghi prevedano due dosi. A perderci, limitandosi a un’unica iniezione e rimandando la seconda, non sarebbe dunque solo l’efficacia complessiva, in termini di qualche punto percentuale di contagi. “Gli anticorpi che sviluppiamo prima del richiamo non sono l’ideale, per riconoscere il coronavirus. E una protezione al di sotto dell’optimum dà al virus delle chance di sfuggire al sistema immunitario, sviluppando varianti più resistenti” spiega l’immunologo.
Sul dibattito fra una o due dosi, e sui tempi del richiamo, pesa come un macigno la mancanza di dati.
Le risposte a molte domande semplicemente non esistono. I livelli di IgM e IgG suddivisi per tempo, per esempio, non emergono dai test sui vaccinati. Non sappiamo quanto tempo impiega l’organismo a produrre la spike del coronavirus — il cosiddetto antigene — nè quanto dura la protezione del vaccino in termini di mesi o anni. Con quanta velocità , poi, i diversi tipi di vaccino spingono il sistema immunitario ad attivarsi? Dati che sarebbero essenziali per capire la dinamica della nascita e della morte degli anticorpi. Ma che nessun laboratorio ha ancora avuto il tempo di elaborare. Le sperimentazioni hanno messo insieme soprattutto dati epidemiologici: quanti vaccinati si sono ammalati, quanti sono morti, che età avevano. Poco o nulla si sa di quel che è avvenuto all’interno del loro organismo.
“A Modena abbiamo deciso di testare noi stessi” spiega Cossarizza. “Dopo una dose, alcuni di noi avevano titoli bassi, che sono schizzati in su dopo la seconda dose. Un dato che non sappiamo spiegarci è che gli IgM sono stati spesso bassi o assenti, mentre a volte sono comparsi subito gli IgG”.
Come se un alunno fosse passato subito alla seconda elementare, saltando la prima. Il fenomeno basta a giustificare l’approvazione di un vaccino con una singola dose, come si appresta a fare negli Stati Uniti la Food and Drug Administration americana con Johnson&Johnson? Altra domanda senza risposta. Ma anche il nuovo vaccino in arrivo (in Europa sarà approvato a fine mese) viene venduto come somministrabile in un’unica dose, senza bisogno del richiamo. Eppure la casa farmaceutica ha mantenuto un braccio di sperimentazione con due dosi, aspettandosi un dato di efficacia più alto.
Per decidere se è meglio limitarsi a una dose o completare il ciclo con due, bisogna anche tenere conto del tipo di vaccino. Finora quelli approvati si dividono in due categorie: a Rna (Pfizer e Moderna) e a vettore virale (AstraZeneca e J&J). I primi inoculano direttamente nell’organismo l’istruzione genetica che permette alle nostre cellule di produrre la spike. L’antigene, entrando in contatto con i vari attori del sistema immunitario, dà vita nel giro di alcune settimane alla protezione contro il coronavirus.
I secondi usano invece un virus inattivato. E’ lui, fungendo da cavallo di Troia, a penetrare nelle cellule e consegnare la sequenza genetica della spike. Il processo è meno diretto. “E’ presumibile che richieda più tempo” spiega Cossarizza. “E questo giustificherebbe un’attesa più lunga per il richiamo”.
L’autorizzazione dell’Agenzia dei medicinali europea (Ema) parla di 4-12 settimane di attesa. In Italia l’Aifa raccomanda di non somministrare la seconda dose prima dei 63 giorni dalla prima.
Con un vaccino come Pfizer, Israele ha riportato un’efficacia del 92% almeno 7 giorni dopo la seconda dose e una del 46% tra 14 e 20 giorni dopo la prima dose, nel prevenire il contagio.
La forchetta si restringe se si considera la capacità di ridurre i ricoveri: 74% con una dose e 87% con due. Uno scalino non enorme, che potrebbe giustificare la scelta di rimandare i richiami, in una situazione di ristrettezza come quella attuale.
Ma che rischia di rivelarsi un boomerang, se la memoria immunitaria si rivelasse più breve, con la necessità di far ripartire la campagna vaccinale solo dopo pochi mesi. O se favorisse il rischio di nuove varianti, capaci di ridurre l’efficacia dei (pochi) vaccini che già abbiamo.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
ORA QUALCUNO CI SPIEGHI COME SI POSSONO CHIAMARE I CARABINIERI PER UN VALORE DI 2 EURO E MEZZO DI MERCE SOTTRATTA: MA IN QUEL SUPERMERCATO NESSUNO SI VERGOGNA?
Non ha i soldi a sufficienza per fare la spesa e ruba delle scatole di cibo per i gatti randagi che accudisce
da tempo. Ma quando i carabinieri arrivano nel supermercato i militari “chiudono un occhio”: saldano il conto e non denunciano il “ladro”. È accaduto mercoledì 25 febbraio in un supermercato di Lecce. Una storia con tanto amore.
Protagonisti: un signore di 85 anni dal cuore grande e un equipaggio dei carabinieri con tanta umanità per l’attempato avventore che, pur di sfamare dei gattini, non ha esitato a nascondere parte degli acquisti nel giubbotto mettendo a repentaglio la propria fedina penale.
L’anziano, da quel che sa, era un cliente abituale del supermercato. si limitava ad acquistare scorte di cibo per i gattini randagi che accudisce nelle vicinanze della sua abitazione. Senza comprare tanto altro. Neppure per se stesso.
Così anche mercoledì ha raggiunto a piedi il supermercato distante poche decine di metri dalla sua abitazione.
Nel suo portafogli, però, aveva soltanto la metà dei soldi necessari per pagare qualche scatoletta di cibo per gatti. E pur di portare a casa il cibo per gli amici a quattro zampe il cliente ha tentato di eludere i controlli alle casse.
I suoi movimenti non sono sfuggiti ai commessi e agli addetti alla sicurezza. Immediata la richiesta di intervento inoltrata ai carabinieri. Al loro arrivo, raccolte le testimonianze, i militari non hanno adottato alcun provvedimento nei confronti dell’85enne.
Vuoi per l’esiguità del valore della merce che l’anziano voleva sottrarre (appena 2euro e 50 centesimi) vuoi per il fine nobile di quel gesto, ossia sfamare i gatti randagi, i militari hanno deciso di “perdonare” l’avventore e di pagare di tasca propria la somma mancante.
Il cibo è stato così restituito all’anziano che, felice come un bambino, ha ringraziato i carabinieri per fare rientro subito dopo a casa dove, ad attenderlo, c’erano i suoi amici a quattro zampe da sfamare.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
HA INCASSATO IL CONTRIBUTO PREVISTO PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’ ECONOMICA… SCOPPIATO LO SCANDALO ORA DICE CHE LO DARA’ IN BENEFICENZA, PARTITO IN IMBARAZZO: “INCREDULI, NON SAPPIAMO SPIEGARCELO”
Un contributo di 240 euro come rimborso per i centri estivi organizzati dal Comune. L’ha chiesto e ottenuto Sonia Fregolent, 46 anni, senatrice della Lega ed ex sindaco del Comune di Sernaglia (Treviso), dove ora ricopre anche il ruolo di consigliere comunale.
Torna dunque il tema dei contributi erogati dal Governo per aiutare chi è in difficoltà economica, che invece vanno a beneficio di altri che, come in questo caso, percepiscono uno stipendio di circa 12 mila euro al mese. Un malcostume che, ancora una volta, si scopre essere tutto interno alla Lega.
Ecco dunque un’appendice dello scandalo sul bonus Iva scoppiato la scorsa estate, con protagonisti altri tre leghisti: Alessandro Montagnoli, Riccardo Barbisan e addirittura il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin.
Sonia Fregolent, avvocato di professione, salviniana, eletta in parlamento nel 2018, ha quindi usufruito del servizio erogato dal Comune. La giunta aveva deciso di andare incontro alle famiglie in un anno difficile destinando 2.244 euro come contributo per i centri estivi. Non era prevista una soglia reddituale e la senatrice ha fatto richiesta. Dopo qualche mese il bonus è stato assegnato.
“Mi chiedo con quale credibilità ora la senatrice possa rivolgersi alle famiglie che stanno facendo pesanti sacrifici per far quadrare i conti”, si chiede Giovanni Zorzi, segretario del Pd trevigiano, parlando con la Tribuna di Treviso.
Del caso sono già stati interessati il commissario provinciale Gianangelo Bof e il segretario regionale Alberto Stefani. Ma la base del partito è in subbuglio.
Molti chiedono un trattamento uguale a quello che ebbero Montagnoli, Barbisan e, soprattutto, Forcolin, tenuto fuori dalle liste del presidente Luca Zaia nella corsa alle regionali. Sonia Fregolent, interpellata da Repubblica, ha preferito non rispondere: “Non voglio essere maleducata ma non rilascio dichiarazioni”.
Fregolent si è avvalsa di un contributo pubblico di cui aveva diritto, ma il fatto che abbia accettato il denaro qualche problema di opportunità , non di legittimità , lo ha posto. Fregolent, infatti, è stata eletta senatrice nel 2018 e quindi gode di un lauto stipendio. Inoltre è stata sindaco di Sernaglia per due mandati, ininterrottamente dal 2009 al 2019. Poi ha fatto il salto nella politica nazionale, ma continua a ricoprire un seggio in consiglio comunale.
In realtà i casi sono tre, nello stesso Comune.
Perchè il vicesindaco Gesus Bortolini ha preso 800 euro per il bonus computer (domanda presentata dalla moglie). Lo stesso aveva fatto la famiglia dell’assessore Vanni Frezza, che poi però ha ritirato la domanda, dopo che le minoranze avevano chiesto di poter accedere agli atti delle elargizioni.
Commento di Gianangelo Bof, commissario provinciale del Carroccio: “Sono incredulo, non so spiegarmelo. Al di là di tutto, del fatto che Fregolent ne avesse diritto o meno, che abbia o meno restituito tutto, resta una questione di opportunità politica”
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“QUALCUNO CHE CONOSCEVA I SUOI SPOSTAMENTI LO HA VENDUTO”… EMERGE CHE L’AMBASCIATORE AVESSE CHIESTO ALLA FARNESINA DI RADDOPPIARE LA SCORTA MA NON C’E’ STATO RISCONTRO ALLA SUA MOTIVATA RICHIESTA
La moglie di Luca Attanasio ne è convinta. E rivela questa sua convinzione durante un’intervista a Il Messaggero: “Il mio Luca è stato tradito da qualcuno che gli stava molto vicino”.
E ancora: “L’unica risposta che mi sono data e che posso dare è che qualcuno che conosceva i suoi spostamenti ha parlato, lo ha venduto e lo ha tradito. Mentre io ho perso l’amore della mia vita”. Parole strazianti. Ed effettivamente il dubbio della moglie di Attanasio è condiviso da molti.
E ovvero: chi sapeva della missione dell’ambasciatore? Chi è che ha segnalato a che ora e in che punto sarebbero passate le due jeep bianche su cui viaggiavano i sette (lui, il carabiniere Vittorio Iacovacci, l’autista Mustafa Milambo, il vicedirettore del Pam in Congo Rocco Leone e tre congolesi — di cui non si hanno tracce)?
Alcune informazioni utili potranno essere date da Leone, che — dopo essere già stato sentito dai Ros e fagli 007 italiani — verra ascoltato anche a Roma, in procura. Quello che è trapelato da quanto ha detto lui è che gli assalitori fossero sei (cinque armati di kalashnikov e uno di machete). Ma non tanto di più.
Non c’è stata esecuzione, e questo lo ha detto l’autopsia. Ma le morti (a parte quella dell’autista), sono avvenute durante lo scontro a fuoco: iniziato da chi? Dai ranger o dai rapitori? Anche questo è troppo presto per dirlo. I dubbi sono ancora tanti, e le stranezze anche.
Come quella riportata oggi dal quotidiano La Stampa:
Luca Attanasio si era reso conto di operare in una zona molto pericolosa e per questo, raccontano adesso, aveva chiesto aiuto alla Farnesina per ottenere una scorta rafforzata, ma il suo allarme è rimasto inascoltato. è arrivato a Kinshasa nel 2017. Un anno dopo, nel 2018, ha inviato una lettera alla Farnesina, a Roma, per richiedere formalmente che la scorta di due carabinieri di cui disponeva venisse raddoppiata. Evidentemente, nel corso delle missioni che aveva compiuto nell’arco di dodici mesi aveva avvertito che sarebbe stato più prudente e sicuro operare con una difesa personale più consistente. Il ministero degli Esteri, in seguito alla sollecitazione ricevuta, ha inviato, come da prassi, un suo ispettore a verificare la situazione. Ma la visita e la verifica sul posto non hanno purtroppo portato ad un esito positivo. Tant’è che Attanasio ha continuato ad essere protetto solo da due militari. A rafforzare la sua richiesta, in verità , c’era anche il fatto che prima del suo arrivo, l’ambasciatore italiano a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, aveva una scorta di quattro persone. Come mai furono poi ridotte a due? E sulla base di quali elementi non è stato espresso parere favorevole alla domanda di Luca Attanasio? La Farnesina, contattata in serata da La Stampa, non ha dato risposte in merito alla vicenda.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LA LITE CON VAURO E I DUE PESI E DUE MISURE … L’ERRORE E’ PARTECIPARE ALLE SUE TRASMISSIONI
Ormai lo schema è sempre lo stesso: invito ospiti che possono accendere micce per esasperare i toni in
trasmissioni, li pungolo buttando lì frasi a mo’ di benzina sul fuoco e poi, alla fine, condanno le parole che vengono dette annunciando la fine delle ospitate televisive di questo o quel personaggio.
Il tutto condito, ora, da un concetto: non stai dicendo quel che voglio sentire e quindi hai torto.
Già in passato ci siamo occupati della televisione urlata che piace tanto al populismo da salotto e, in quel caso, avevamo sottolineato come Paolo Del Debbio fosse uno dei pochi giornalisti-conduttori a non esasperare mai i toni.
Ora, a dieci mesi di distanza, diverse puntate del suo Dritto e Rovescio hanno, di fatto, rovesciato quell’illusione.
E l’esempio più fulgido (anche se i sintomi erano evidenti da settimane) è arrivato ieri sera con lo scontro con Vauro alla presenza del parlamentare della Lega Galeazzo Bignami, di Giuseppe Cruciani, di Claudia Fusani e di Alba Parietti (in collegamento). E si parlava, ovviamente, degli insulti del professor Gozzini nei confronti di Giorgia Meloni.
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: le parole pronunciate in radio dal professore Giovanni Gozzini nei confronti di Giorgia Meloni sono orrende, deprecabili, censurabili e degne di condanna.
Per questo motivo il rettore dell’Università di Siena ha deciso di sospenderlo e nella giornata di ieri il collegio disciplinare dell’Ateneo toscano ha avviato la procedura per sollevarlo (temporaneamente e senza stipendio) dal suo incarico.
Ed è questo il prezzo per aver dato sfogo, in diretta radiofonica, a una serie di vergognosi insulti alla leader di Fratelli d’Italia.
Detto ciò, però, i media sembrano sguazzare in questa polemica come non mai. E ieri sera Paolo Del Debbio, nel suo Dritto e Rovescio in onda su Rete4, ha rappresentato l’apice del doppiopesismo mediatico: non ricordiamo, infatti, trasmissioni (come sottolineato anche da Vauro in studio) con approfondimenti critici sulla violenza verbale esplosa sui social nei confronti di Laura Boldrini dopo che Matteo Salvini salì sul palco paragonandola a una bambola gonfiabile (con tanto di bambola gonfiabile).
E su Liliana Segre non venne fatta una trasmissione quasi ad hoc. Ed è qui che si è acuito lo scontro (l’intera puntata è disponibile su Mediaset Play, ma le discussioni in studio iniziano intorno a 1h e 52”).
E parliamo di strategia. Perchè Vauro, come si evince dalle sue frasi iniziali, sottolinea come le parole di Gozzini siano folli e sbagliate. Poi, però, fa un appunto che riporta alla mente alcuni comportamenti dei parlamentari di Fratelli d’Italia. E uno di loro è in studio: quel Galeazzo Bignami, protagonista del video censimento insieme al collega di partito Marco Lisei mostrando i cognomi di chi viveva nelle case popolari di Bologna.
Lì, per esempio, non ci fu alcuna trasmissione ad hoc per esprimere solidarietà . Ed è lì che Vauro punta il dito, sottolineando come la donna Giorgia Meloni non possa essere attaccata con epiteti come quelli utilizzati del professore di Siena, ma che occorrerebbe ricordare anche come la politica Giorgia Meloni non abbia espresso solidarietà in casi come quello di Bologna (o anche per gli insulti a Laura Boldrini fatti dal collega di coalizione Salvini).
Ma Paolo De Debbio ha messo in bocca a Vauro parole mai dette: «Dai, anche se non lo hai detto volevi dire che Gozzini ha fatto bene». Insomma, incendiare la trasmissione perchè se si grida la gente ti ascolta, se usi toni soft perdi ascolti.
(da Giornalettismo)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SIAMO COMPAGNI DI BATTAGLIA”… INVECE DI DISSOCIARSI DA UN REGIME CHE VIETA LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E IL DISSENSO LA MELONI PUBBLICA LA LETTERA INVECE CHE VERGOGNARSI
Pronti “a cooperare” con FdI, perchè “servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo e diano risposte simili alle sfide dei nostri tempi”.
È il messaggio inviato dal premier ungherese Viktor Orbà¡n alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni in una lettera “per ribadire la nostra disponibilità a cooperare con lei e il suo partito”.
“Onorevole presidente – scrive Orbà¡n nella lettera resa nota dall’ufficio stampa di FdI – vorrei cogliere l’occasione in questo periodo difficile per ribadire la nostra disponibilità a cooperare con lei e il suo partito. Dopo aver passato sedici anni all’opposizione, ho imparato che la vittoria non è mai definitiva e la sconfitta non è mai fatale. Conta una cosa sola: se siamo pronti a continuare la lotta. A tal proposito servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo e diano risposte simili alle sfide dei nostri tempi”.
“Auspico che la cooperazione tra Fidesz – Alleanza Civica Ungherese e Fratelli d’Italia – aggiunge Orban – continuerà anche in futuro e che riusciremo a mantenere le nostre relazioni di amicizia basate sulla politica del buon senso, sui valori cristiani e conservatori. Le auguro molta forza per fronteggiare le sfide che si prospettano e tanto successo e buona salute nell’affrontare i suoi impegni carichi di responsabilità “, conclude il premier ungherese.
Meloni e Orbà¡n condividono idee simili sull’Europa. Il premier nazionalconservatore ungherese è in costante conflitto con Bruxelles (sui migranti e non solo). Ora che la leader di FdI è l’unico partito del centrodestra a trovarsi da solo all’opposizione con il governo Draghi, è arrivata la lettera di solidarietà dal premier ungherese, che qualche giorno fa ha silenziato Klubrà¡dio, l’ultima radio libera del Paese, l’unica critica nei confronti del governo.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
IL CANALE HA DIFFUSO TESI NEGAZIONISTE METTENDO IN DUBBIO L’EFFICACIA DEI VACCINI
Di ByoBlu vi avevamo recentemente parlato: la testata che Giorgia Meloni difende pubblicamente sul suo
profilo Twitter è stata prima limitata da YouTube — che ha oscurato il canale — e adesso, come già la redazione aveva percepito nell’aria, le è stata tolta la pubblicità e sono stati sospesi tutti gli abbonamenti.
ByoBlu nasce come canale YouTube nel 2014 per poi progredire sul web e arrivare ad essere trasmessa tramite digitale terrestre nelle tv di varie regioni italiane.
Il fondatore è Claudio Messora, precedentemente consulente per la comunicazione per il Movimento 5 Stelle — con Casaleggio che lo caccia nel 2014 — e collaboratore per un blog su Il Fatto Quotidiano — non risulta nessun post dal 2013 -.
La ragione per cui l’account di ByoBlu è stato limitato è la trasmissione sul tg di un servizio che metteva in dubbio l’efficacia del vaccino Pfizer facendo appello a un editoriale del British Medical Journal di Peter Doshi, in cui esprimeva una serie di perplessità sul vaccino.
Opinioni sue, non risultati di uno studio in ogni caso. ByoBlu lo scorso anno è stato inserito nel pezzo di Repubblica che porta il titolo “Twitter, i 5 profili italiani ”super diffusori” di fake news sul coronavirus”.
70 mila follower su Twitter — e 500 mila iscritti su YouTube con video che producono 20 milioni di visualizzazioni l’anno — per un profilo che il 19 marzo scorso (quando già eravamo in lockdown) ha riportato il parere di Stefano Montanari, divulgatore scientifico di riferimento per i No Vax che sosteneva come il Covid non danneggiasse in alcun modo le persone e che la mortalità fosse «bassissima, probabilmente addirittura inesistente». Messora il 12 maggio ha riportato ancora il parere di Montanari, che ancora sosteneva il fatto che il coronavirus fosse «una bufala» e che «se fosse stato curato correttamente sarebbe passato inosservato».
Ecco allora che arriva Giorgia Meloni a spada tratta a difendere ByoBlu da Youtube, il cattivone che «ha revocato al canale le pubblicità e ha sospeso tutti gli abbonamenti» — in seguito, ricordiamo, alla messa in dubbio dell’efficacia del vaccino Pfizer in un momento in cui la campagna per le vaccinazioni è fondamentale. «Un inaccettabile atto discriminatorio contro una testata giornalistica libera e indipendente», scrive Meloni, affermando che Fratelli d’Italia «presenterà un’interrogazione parlamentare sul caso».
(da Giornalettismo)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PROBABILMENTE E’ STATO PORTATO IN UNA COLONIA PENALE AI LAVORI FORZATI PER DUE ANNI E MEZZO: E’ IL SOVRANISMO, CHI DISSENTE SPARISCE
L’oppositore russo Aleksej Navalnyj è stato trasferito dal carcere moscovita Mitrosskaja Tishina, dov’era detenuto da metà gennaio, verso una destinazione ignota. Molto probabilmente verso una colonia penale, eredità dell’Unione Sovietica, dove sconterà una pena di due anni e mezzo e sarà obbligato ai lavori forzati.
“Non hanno detto a nessuno dove è stato trasferito”, hanno riferito i suoi avvocati.
L’avvocato quarantaquattrenne era stato arrestato il 17 gennaio al suo rientro a Russia dopo cinque mesi in Germania dove era stato trasferito e curato dopo essere finito in coma su un volo Tomsk-Mosca a causa di quello che diversi laboratori occidentali hanno definito avvelenamento da agente nervino Novichok.
Navalnyj era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere con sospensione della pena e cinque anni di libertà vigilata il 30 dicembre del 2014 per frode ai danni di Yves Roches: processo giudicato “politico” dalla Corte europea per i diritti umani (Cedu). Il periodo di libertà vigilata era stato successivamente esteso di un anno e scadeva lo scorso 30 dicembre.
Alla vigilia della scadenza, il Servizio penitenziario federale (Fsin) aveva accusato Navalnyj di non essersi presentato al giudice di sorveglianza durante la convalescenza, benchè lo stesso presidente Vladimir Putin avesse autorizzato il suo trasferimento all’estero in deroga alle restrizioni sui suoi spostamenti.
Su richiesta del Fsin, il 2 febbraio un tribunale moscovita ha convertito la sospensione della pena in detenzione e lo scorso sabato ha respinto l’appello condannando Navalnyj a tre anni e sei mesi di carcere che, scontato il periodo già trascorso ai domiciliari, si sono ridotti a due anni e mezzo.
“Ricordo ancora una volta che in virtù di una decisione vincolante della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), Aleksej Navalnyj dovrebbe essere immediatamente rilasciato”, ha detto il suo stretto collaboratore Leonid Volkov precisando che neppure la famiglia è stata informata del trasferimento.
(da agenzie)
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