Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
PROVANO A NEGARE MA IL FATTO PUBBLICA LA LETTERA DI UNA RSA CHE PROVA CHE E’ VERO… EVVIVA IL MODELLO BERTOLASO CHE SALVINI VUOLE IMPORRE IN TUTTA ITALIA: QUELLO DELLE BALLE
In Lombardia “nessun disabile grave è stato lasciato senza vaccinazione”. A dirlo la direzione generale
Welfare della Regione, che nel pomeriggio ha voluto smentire quanto scritto oggi dal Fatto circa la sospensione delle somministrazioni dei vaccini a personale e pazienti delle Rsa lombarde.
In particolare, per il nuovo dg welfare Giovanni Pavesi — il manager 59enne appena chiamato dall’assessore Letizia Moratti a dirigere la Sanità , nonostante un passato non certo immacolato — non risponderebbe a verità che a rimanere senza dosi sia stata la Rsa “Sacra Famiglia di Cesano Boscone”.
Una casa di riposo molto particolare, perchè assai cara a Silvio Berlusconi, il quale la scelse per svolgervi il proprio affidamento ai servizi sociali ai tempi della condanna nel 2014. “Tutti gli ospiti della Rsa Sacra Famiglia di Cesano Boscone sono già stati vaccinati”, scrive Pavesi nella nota del Pirellone, “Hanno invece subito un rallentamento, dovuto alla mancanza di vaccini, le somministrazioni degli ospiti della Rsd”. Il Fatto avrebbe mentito, quindi.
Tralasciando il fatto che Rsd è l’acronimo di Residenza sanitaria per disabili (e che quindi gli ospiti di fatto sono persone con difficoltà fisiche), a dimostrare la verità di quanto scritto dal nostro giornale è la lettera inviata dalla Direzione sanitaria della Onlus a tutti i dipendenti il 23 febbraio scorso, che Ilfattoquotidiano.it è in grado di mostrare.
Nella missiva si legge: “Con rammarico vi comunichiamo che in data odierna l’Asst Rhodense ci ha informato della sospensione immediata delle dosi di vaccino sia per gli ospiti che per i dipendenti delle sedi di Cesano, Settimo e Inzago. Questa brusca interruzione ci costringe a sospendere già da domani (ieri, ndr) la somministrazione del vaccino ai nostri ospiti e a tutto il personale. Speriamo si possa riprendere il prima possibile la campagna vaccinale”. Firmato: Il Referente covid, Carla Dotti.
Un testo chiarissimo: niente vaccini per nessuno. E, soprattutto, nessun rallentamento, ma vera e propria sospensione della somministrazione.
A confermare lo stop è anche Paolo Pigni, direttore generale Fondazione Sacra Famiglia: “Martedì 23 febbraio le autorità sanitarie hanno comunicato a Fondazione Sacra Famiglia la sospensione della fornitura dei vaccini, il cui arrivo avrebbe permesso di proseguire la campagna di immunizzazione di ospiti e operatori delle Rsd, Residenze sanitarie per disabili. In conseguenza di ciò, abbiamo dunque dovuto interrompere le vaccinazioni programmate”.
Ma perchè togliere i vaccini proprio ad una Rsa, cioè a una struttura che raccoglie soggetti fragili e personale tanto esposto al contagio?
La causa della sospensione — come raccontato dal Fatto — è una sola: la decisione di Guido Bertolaso di dirottare tutte le dosi verso Brescia e i comuni passati in zona “arancione rinforzato”.
Ma, siccome le dosi scarseggiano, se Bertolaso le porta tutti nel Bresciano, a qualcuno dovrà pur toglierle. E la scelta è caduta sulle Rsa. “Tanto la categoria della fase 1 Bis (quella dedicata al vaccino dei sanitari e dei pazienti delle Rsa, ndr) è quasi terminata”, aveva detto. Evidentemente si sbagliava.
Tanto che Simone Negri, il sindaco di Cesano Boscone, non l’aveva presa affatto bene: “Le conseguenze sul territorio sono disastrose”, ha tuonato, ricordando i dati della Fondazione Gimbe, secondo cui in regione “abbiamo una percentuale altissima di vaccinati fra il personale non sanitario (pari al 28%) e solo dell’11% per gli ospiti delle Rsa”.
Insomma, la storia è quella che abbiamo raccontato. Nonostante le dichiarazioni del dg Pavesi, che come prima uscita ufficiale ha scelto di smentire una notizia vera, verificata e confermata. Speravamo in un esordio migliore.
Ecco il testo integrale della inviata dalla Direzione sanitaria della Onlus a tutti i dipendenti:
“Con rammarico vi comunichiamo che in data odierna l’ASST Rhodense ci ha informato della sospensione immediata delle dosi di vaccino sia per gli ospiti che per i dipendenti delle sedi di Cesano, Settimo e Inzago. Questa brusca interruzione ci costringe a sospendere già da domani la somministrazione del vaccino ai nostri ospiti e a tutto il personale. Speriamo si possa riprendere il prima possibile la campagna vaccinale”. Firmato: Il referente Covid Carla Dotti e l’Unità di crisi. Cesano Boscone, lì 23 febbraio 2021.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
GLI EX DIOSCURI DEL POPULISMO-SOVRANISMO SI PROFESSANO SEDICENTI LIBERALI, MA NON SANNO QUELLO CHE DICONO
“Siamo liberali”. Queste due paroline ormai per l’attuale classe politica sono l’equivalente del vestito
buono per lo zotico di campagna che vuole entrare in società .
Una scorciatoia lessicale per chi si vuole accreditare nel consesso civile e istituzionale, un passepartout per rassicurare e accreditarsi, un modo per dire al mondo: “non siamo più gli strambi, mattacchioni, eccentrici e inaffidabili di una volta ma siamo cresciuti e siamo pronti a rappresentare il ventre molle e moderato della società italiana”.
L’ultimo in ordine di apparizione ad aver pronunciato quelle due paroline magiche è oggi Luigi Di Maio, ex capo politico M5s e ministro ininterrottamente negli ultimi tre governi, in un’intervista a Repubblica: “Il Movimento è ora una forza moderata e liberale”.
Prima di lui ci era arrivato però il suo amico-nemico Matteo Salvini che lo scorso ottobre al Corriere della Sera si diceva sinceramente votato “a una rivoluzione liberale”, folgorato dalle idee del suo consigliere dell’epoca, lui sì liberale per davvero, Marcello Pera.
Mai come in questo caso quelle due paroline finiscono per scindere significante e significato. Laddove essere liberali non s’intende più come collocazione e affiliazione a una precisa dottrina politica ma diventa semplicemente un sinonimo di centrista, moderato o comunque non-estremista.
Perchè se si vanno prendere le parole d’ordine, i temi portanti e financo la visione del mondo di Di Maio e Salvini, di M5s e Lega, c’è tutto tranne che un approccio liberale.
Anche adesso che i due si ritrovano di nuovo nello stesso governo guidato da Draghi (lui certamente più liberale di entrambi).
Basta prendere tre grandi temi – la politica economica, la giustizia e la sicurezza – per rivelare l’inganno o quanto meno l’equivoco.
I 5 stelle in economia sono tutt’altro che liberali: propugnano e attuano una massiccia e invasiva presenza dello stato nella vita economica, sia delle imprese che dei cittadini.
Così come Di Maio&Co. – per usare un eufemismo – sono tutt’altro che garantisti nell’approccio alla politica della giustizia: qui basta citare la riforma Bonafede della prescrizione. Così come la Lega ha sempre teorizzato e attuato una politica securitaria di stampo law&order, molto lontana dalle garanzie e dalla tutela dei diritti civili: riforma della legittima difesa e decreti Sicurezza, per rammentarne solo un paio.
E però sono tutti liberali, vogliono tutti una rivoluzione liberale, parlano tutti al popolo liberale. Con quest’ultimo che sembra sempre più come l’Araba fenice di Mozart: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa!
Sicuramente non lo sanno loro due, Di Maio e Salvini, gli ex dioscuri del populismo-sovranismo autoconvertitisi al liberalismo.
(da agenzie)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
90 LE PERSONE PRESENTI, DECINE I CONTAGIATI, NONOSTANTE LE PRECAUZIONI ADOTTATE
Un pranzo al ristorante per festeggiare il giorno San Valentino si è rivelato un focolaio di contagio da
coronavirus con decine di clienti contagiati a Cupra Marittima, cittadina costiera marchigiana in provincia di Ascoli Piceno.
Quel giorno nel locale vi erano circa novanta persone tra clienti e personale e ora oltre una ventina sono risultati contagiati dal virus e gli altri son stati sottoposti a quarantena.
I casi sono distribuiti in diversi Comuni del Piceno dove sono residenti i clienti e i dipendenti del ristorante mala maggior parte riguardano proprio Cupra Marittima.
Non si sa da chi sia partito il contagio ma quando uno dei clienti ha scoperto di essere stato contagiato con i primi sintomi covid ha avvertito il locale ed è partito il tracciamento dei contatti e degli altri clienti che ha scoperto altre decine di positività .
“Ho avvertito la clientela per via telefonica, e sono rimasto qui nel ristorante per avvertire coloro che non ero riuscito a contattare. Nel frattempo i dipendenti del ristorante sono tutti sottoposti alla quarantena. Ad ogni modo, al momento, tutti i positivi rilevati non sembrano siano in gravi condizioni. Nel ristorante manteniamo tutte le misure previste dalla legge, anzi, distanziamo ancor più i tavoli rispetto al minimo imposto ” ha spiegato il titolare del locale che è stato chiuso e sanificato.
Il lavoro del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5 però ora continua per cercare di risalire anche agli altri contatti dei positivi avvenuto prima del scoperta del focolaio di contagio.
(da Fanpage)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
NON SI INVITANO BULLI E RAZZISTI AL GOVERNO, CON LORO SI APPLICA IL CODICE PENALE, QUANDO LO CAPIRETE SARA’ SEMPRE TROPPO TARDI: VALE PER DRAGHI MA ANCHE PER LE SEDICENTI DESTRE E SINISTRE CHE HANNO ABDICATO AI LORO VALORI
In poche ore stamattina Salvini aveva già messo a posto tutti. Non si era arrivati neanche all’ora di pranzo
che già contestava la linea del governo sulle misure anti-covid, attaccava l’Europa sui vaccini, scatenava l’offensiva sul capo della Polizia e impartiva ordini sui progetti da portare avanti al Viminale.
Il tutto quasi nelle stesse ore in cui chi è titolato a trovare soluzione a quei problemi, cioè l’esecutivo, i suoi ministri e soprattutto il premier, è impegnato in riunioni appositamente convocate. Un controcanto continuo, che va avanti praticamente dal giorno del giuramento.
Forse i toni si sono lievemente abbassati martedì scorso, dopo l’incontro con Draghi, che appunto aveva chiesto alla leader della Lega, come ai membri del suo governo, un atteggiamento prudente sulla pandemia, evitando fughe in avanti e inutili risse.
Un incontro che il premier deve aver ritenuto necessario dopo che il giorno prima Salvini aveva manifestato, con tanto di maglietta, per chiedere la riapertura dei ristoranti la sera, un “ritorno alla vita”, poche ore prima del Consiglio dei ministri.
Ma già da mercoledì l’ex ministro aveva ripreso a cannoneggiare. E oggi di nuovo. Così, proprio mentre i ministri Speranza e Gelmini incontravano le Regioni per spiegare la necessità di tenere alta la guardia e prorogare fino a Pasqua il dpcm con le misure restrittive, lui declamava il suo dissenso: “Mi rifiuto di pensare ad altre settimane o mesi di chiusura. Se ci sono situazioni locali si intervenga, ma parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa, di chiusure, non mi sembra rispettoso degli italiani”.
E siccome nel primo pomeriggio Draghi parteciperà ad un impegnativo Consiglio europeo (il suo primo) sulla pandemia e i vaccini, Salvini ha pensato bene di chiarire l’antifona.
“L’Europa ci aveva promesso vaccini che non arrivano, quindi vediamo di fare da soli”, ha detto riferendosi anche all’incontro al Mise tra Giorgetti e Federfarma, previsto nel pomeriggio. E si sta occupando anche di risolvere il problema Alitalia: “Ci sono investitori privati che si stanno riaffacciando, io personalmente sto dialogando con alcuni di questi”. A che titolo non si sa.
E poi c’è il cavallo di battaglia del Viminale. Il leader leghista celebra la sua vittoria: aver riportato al ministero dell’Interno come sottosegretario Nicola Molteni, uno dei firmatari dei suoi famosi Decreti sicurezza, poi modificati dal governo giallorosso.
E quindi la ministra Lamorgese spalanchi bene le orecchie perchè lui ora le spiega cosa, grazie alla Lega, bisognerà fare al Viminale: “Sono contento che da oggi un uomo di legge come l’avvocato Molteni torni in quel ministero, perchè di alcuni dossier che avevamo lasciato aperti e quasi pronti sul tavolo, penso al taser e alla pistola elettrica, non si ha più notizia”.
Dulcis in fundo vuole interferire nella nomina del nuovo capo della Polizia, dopo la nomina di Gabrielli a sottosegretario con delega ai Servizi. Certo, concede, “sceglierà il ministro per il meglio, ma noi daremo il nostro contributo di idee, proposte e soluzioni in quello, così come in tutti i ministeri. Noi siamo qui per risolvere i problemi”.
Ma il sospetto è che il controcanto continuo più che risolvere possa creare problemi al governo, impegnando Draghi in un grande sforzo di pazienza.
E mettendo a dura prova la tenuta della sua coalizione. Basta guardare la reazione di Zingaretti: “Salvini porta l’Italia fuori strada. Buon senso e coerenza è avere una linea indicata dal governo e rispettarla. Così si sta in una maggioranza”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX ESPONENTE DEL CENTRO SOCIALE LINK DI BOLOGNA, CONVERTITA AL LEGHISMO, TORNA AL MINISTERO DELLA CULTURA NEL GOVERNO DEL BANCHIERE E DEI RAZZISTI
Lucia Borgonzoni alla fine ce l’ha fatta: è stata nominata sottosegretaria ai Beni Culturali: tornando sulla poltrona che occupava quando era in carica il governo gialloverde. Ma la leghista viene ricordata per le sue gaffe.
Lucia Borgonzoni fa parte dell’infornata di sottosegretari leghisti usciti dopo che i partiti per giorni hanno litigato per i posti disponibili. Questa volta Salvini ha avuto buon gioco e ne ha ottenuti 9.
Borgonzoni era già stata sottosegretaria alla Cultura nel primo governo Conte, quello con Lega e Movimento 5 Stelle: allora si distinse per il suo speciale orgoglio nel dichiarare di non leggere un libro da tre anni: : “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”, aveva raccontato a Un giorno da pecora.
Ma ci sono altri episodi memorabili, come un breve video in cui viene approcciata da una giornalista di
Repubblica: subito dopo la dichiarazione Borgonzoni indirizzò un insulto al quotidiano:“Repubblica di merda”.
Borgonzoni durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, che la vedeva come candidata per la Lega alla presidenza della Regione, fu oscurata da Salvini che concentrò su di sè le attenzioni. Anche perchè quando la neo sottosegretaria parlava spesso veniva clamorosamente smentita.
Come quando ad esempio Bonaccini le fece notare che, per pubblicizzare un evento elettorale a Bologna aveva pubblicato una foto di Ferrara, come se avesse ancora le idee un po’ confuse sulla geografia del territorio che avrebbe voluto governare:
Non era la prima gaffe riguardante l’Emilia Romagna: interrogata sui confini, candidamente spiegò che l’Emilia Romagna confinava con il Trentino. Anche quella volta fatale fu la sua partecipazione a Un giorno da pecora.
Ma le sue gaffe non sono finite. Ad esempio indimenticabile è stata la proposta di tenere gli ospedali aperti tutti i giorni: “Tra i primi provvedimenti ci sarà l’attenzione ai più deboli, gli ospedali saranno aperti di notte, di sabato e di domenica, come in Veneto”.
Allora Bonaccini ebbe gioco facile nel rispondere: “Informo la cittadinanza che in #EmiliaRomagna anche questo fine settimana il servizio sanitario sarà attivo, efficace ed efficiente come sempre. Salvini, non essendo di questa Regione, può certamente non saperlo (dovrebbe però immaginarlo, avendo proprio il suo Governo indicato la nostra Sanità come modello per le altre regioni). È più preoccupante che a non sapere queste cose sia la mia sfidante: chi si candida a presidente qualcosa dovrebbero prima impararlo. L’Emilia-Romagna è una grande Regione, non merita improvvisazione”.
Consoliamoci ricordando quella volta che Lucia Borgonzoni auspicava che gli psichiatri prescrivessero passeggiate nei boschi invece degli antidepressivi. Poteva essere nominata sottosegretaria alla Salute
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
E’ QUESTO IL GOVERNO DEI “MIGLIORI”?
Voleva citare Dante, e invece era Topolino.
Pochi giorni prima di essere nominato sottosegretario all’Istruzione nel governo guidato da Mario Draghi, il deputato barese della Lega Rossano Sasso ha pubblicato una sua foto sulla sua pagina Facebook, accompagnandola a una citazione di Dante Alighieri: “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto”.
Peccato che quella frase non risulti fra gli scritti del Sommo Poeta, di cui peraltro ricorrono nel 2021 i 700 anni dalla morte.
È solo una delle tante citazioni che si scovano sul web, e che spesso non indicano neanche la fonte originaria. E che ha dato il titolo anche a una commedia del 1960 con Totò. Quel “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto”, che porta alla mente anche Benito Mussolini – il Duce pronunciò effettivamente la prima metà della frase a Genova, il 18 maggio 1938 – è diventato negli ultimi anni un’espressione facile per i social, perfetta per il “copia e incolla” selvaggio.
Non esiste, però, e aveva già provato a smontare la falsa attribuzione un sito francese, dedicato proprio a Dante (ladivinecomedie.com), quando il “Chi si ferma è perduto” – nella versione mussoliniana – era tornato agli onori delle cronache perchè pronunciato più volte dal segretario della Lega Matteo Salvini.
Una delle quali durante la trasmissione televisiva “DiMartedì”, nell’autunno 2018, con il conduttore Giovanni Floris che aveva incalzato Alessandra Moretti (Pd) a dire cosa ne pensava a proposito, e la replica di lei era stata: “È una frase bellissima”.
Fu un polverone, che portò qualcuno a osare e chiamare in causa Dante. Che non c’entrava nulla allora, e non c’entra nulla con la citazione su Facebook dell’onorevole Sasso – che è un ex insegnante – stavolta nella sua improbabile interezza.
Ma come si è arrivati da Dante a Topolino? Qual è stato l’errore del neo sottosegretario all’Istruzione? Il passaggio non è immediato, ma ha dell’incredibile: “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto” è in effetti una frase pronunciata da Dante, ma dal Dante-Topolino di un albo risalente a più di settant’anni fa. “L’Inferno di Topolino”, si chiamava, era una serie di fumetti pubblicati fra il 1949 e il 1950 (con testo di Guido Martina e disegni di Angelo Bioletto) in cui Mickey Mouse personificava il poeta della Divina Commedia, con tanto di tonaca rossa.
In una tavola lo si vede leggere una stele in pietra, su cui è incisa proprio la frase che dopo più di mezzo secolo è stata magicamente ed erroneamente attribuita a Dante ed è finita infine nel frullatore del web, riconducibile – secondo alcuni siti – al canto XV (dove, ovviamente, non ve n’è traccia).
Se proprio di canti e citazioni danteschi si deve parlare, allora, forse sarebbe il caso di riprendere l’Inferno in mano, e scorrere le pagine fino alla fine del XXVI: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.
(da agenzie)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
BUGANI CONTRO DI MAIO: “15 ANNI DI BATTAGLIE PER DIVENTARE COSTOLA DI BERLUSCONI”
Il giorno dopo la nomina dei sottosegretari l’effetto per i cinquestelle è l’esodo.
Alla Camera potrebbero lasciare in queste ore il Movimento l’ex ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, ora semplice deputato, Giorgio Trizzino e Roberto Cataldi. Tutti e tre sarebbero pronti a passare nel gruppo di Emilio Carelli, Il Centro-La Casa dei popolari, fondato dal giornalista un attimo prima del crollo definitivo del Conte 2.
Anche al Senato si registra un nuovo addio, quello di Emanuele Dessì. “Questa non è più casa mia”, si sfoga su Facebook il senatore assente al voto di fiducia al governo Draghi, che passerà alla nuova componente Altenativa c’è.
E sempre sui social Max Bugani, volto storico del Movimento e capo staff della sindaca di Roma Virginia Raggi, risponde a Luigi Di Maio che in un’intervista a Repubblica apre all’ingresso di Giuseppe Conte nel M5S, definendolo un Movimento ‘moderato e liberale: “15 anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi?”, attacca. Mentre l’ex viceministro al Mise Stefano Buffagni, non riconfermato, accusa: “Gestione disastrosa del Movimento”.
L’addio di Dessì
“Ho sperato fino a ieri che qualcosa potesse cambiare, inutilmente – scrive Dessì sulla sua pagina Fb – Non sono mai stato d’accordo nel dare la fiducia a questo governo ma ho voluto, con l’assenza il giorno del voto, dare un ulteriore possibilità di ripensamento, soprattutto a me stesso. Lasciare compagni di viaggio a cui voglio un mondo di bene non è facile, 15 anni di storia comune non si cancellano facilmente”.
“Forse un giorno ci ritroveremo in qualche battaglia insieme, lo spero, oggi però devo andare via. Questa non è più casa mia. Esco dal Movimento 5 stelle con un enorme tristezza nel cuore ma anche con tanta rabbia. Nei prossimi giorni ci sarà modo per parlare e per vederci con chiunque abbia voglia di confrontarsi e di continuare a lottare”, conclude.
Bugani contro Di Maio
“15 anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi? Un trionfo. Gianroberto Casaleggio in piazza ci fece scandire il nome di BERLINGUER, non quello di Luigi De Mita”. Così Max Bugani, volto storico del Movimento e capo staff della sindaca di Roma Virginia Raggi, postando su Fb il titolo dell’intervista in cui il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio ‘apre’ all’ingresso di Giuseppe Conte nel M5S, definendolo un Movimento ‘moderato e liberale’.
Nello stesso post, Bugani pubblica la foto della descrizione che Wikipedia da del partito di Forza Italia, definendone l’orientamento politico ‘moderato-liberale’, definizione che Bugani sottolinea in rosso accostandolo così alle parole del responsabile della Farnesina.
“Il Movimento 5 Stelle non è una forza moderata e liberale, non lo è mai stata e non lo diventerà . Punto”, ribadisce il senatore M5S Andrea Cioffi.
Una posizione, quella di Di Maio, suffragata dall’ala governista del Movimento, come traspare dal tweet del confermato sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che si augura l’ingresso formale di Conte al vertice dei 5S.
Buffagni: gestione disastrosa
“Dopo questi mesi di gestione disastrosa del Movimento dobbiamo lavorare per risollevarlo per non distruggere un sogno che condividiamo da anni! Non molliamo, il paese soffre causa Covid e la priorità sono i nostri concittadini!”, afferma Buffagni. “La meritocrazia e competenza va applicata, non annunciata! Facciamolo per i nostri figli!” scrive rispondendo ad un post del consigliere lombardo Gregorio Mammì che si rammarica per la mancata riconferma dell’ex viceministro M5S afferma di provare “imbarazzo per quello che doveva essere il governo dei migliori”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
I GRANDI GRUPPI DELLA SANITA’ PRIVATA HANNO FIUTATO L’AFFARE E LA REGIONE FORNIRA’ LORO LE DOSI PER VACCINARE I LOMBARDI… L’ENNESIMA MARCHETTA SOVRANISTA ALLA SANITA’ PRIVATA
Regione Lombardia si prepara a coinvolgere la sanità privata nella campagna di vaccinazione anti-Covid
per gli over 80.
Alle strutture accreditate e convenzionate è stata chiesta la disponibilità a partire dai primi giorni di marzo, ma sono ancora molti gli aspetti da definire, sia sul piano organizzativo, sia su quello economico.
Fare il vaccino contro il Coronavirus dai privati, infatti, non avrà costi diretti per i cittadini (è gratuito su tutto il territorio nazionale). Ma esattamente come accade per il vaccino anti-influenzale, si tratta di una prestazione che prima o poi il Pirellone, e dunque le finanze pubbliche, dovranno rimborsare.
Per l’anti-influenzale il rimborso è pari a circa 6 euro a vaccino, per quello anti-Covid una tariffa ancora non c’è.
Le stime che Open ha raccolto sulla cifra attesa dai privati, tuttavia, si aggirano attorno ai 12-15 euro per ogni singola dose, almeno per quanto riguarda il preparato di Pfizer. Dunque 24-30 euro totali, richiamo compreso.
Il Gruppo San Donato ha già fatto sapere che è pronto a partire il primo marzo con l’Ats di Milano. Regione Lombardia dovrà metterci le dosi e l’ordine di priorità per la somministrazione, il Gruppo gli spazi e il personale. Nessuna possibilità , quindi, di “saltare la fila”, viene assicurato. Anche se la tariffa per i rimborsi non è stata ancora pattuita, per il Gruppo l’importante è cominciare, poi si ragionerà di tutto il resto.
Al momento non si sa nemmeno quale sarà il tipo di vaccino che il Gruppo San Donato potrà somministrare: Pfizer o AstraZeneca? Anche questo dovrà deciderlo la Regione. E da questa scelta dipenderà la platea dei soggetti che potranno essere indirizzati nelle strutture del Gruppo. Al momento, in magazzino, non è presente alcuno stock.
Un’altra realtà in campo è l’Istituto Auxologico Italiano, che è anche uno degli hub regionali per lo stoccaggio dei vaccini Pfizer. La consegna delle fiale è gestita dal governo e da Regione Lombardia. Attualmente, nei freezer dell’Auxologico, un certo quantitativo di vaccino c’è. A partire da inizio gennaio è stato immunizzato quasi tutto il personale, amministrativi compresi, somministrando 4 mila dosi a 2 mila persone. «Ci è stato chiesto dall’Ats di Milano se eravamo disponibili a partecipare alla vaccinazione degli over 80», spiega a Open l’ingegner Stefano Rusconi, direttore operativo delle attività ambulatoriali dell’Istituto, «noi abbiamo detto subito di sì anche stavolta, per metterci a disposizione della collettività , ma dobbiamo ancora approfondire una serie di temi con l’Ats».
L’Istituto prevede di poter partire subito con cinque strutture: le tre presenti a Milano, quella di Meda e quella di Pioltello. Il punto, però, è che le regole d’ingaggio ancora non sono chiare: «Bisogna definire una tariffa, è inevitabile. Ma in noi prevale la volontà di metterci a disposizione del servizio sanitario, come abbiamo fatto con le degenze Covid all’ospedale San Luca di Milano». In quel caso la tariffa è stata definita e i rimborsi sono arrivati.
Un altro nodo da sciogliere riguarda le prenotazioni. L’ordine di priorità dei soggetti da vaccinare verrà messo a punto dalla Regione e sarà l’Ats a fissare gli appuntamenti. In che modo, però, ancora non si sa.
Anche il Gruppo Multimedica è stato contattato dall’Ats di Milano e ha dato la sua disponibilità a partire dal primo marzo per vaccinare gli over 80. «Abbiamo dato la nostra adesione», dice a Open la dottoressa Valeria Picchi, direttore operativo del Gruppo, «fino al 30 aprile per gli over 80, ma se la Regione ci chiederà di andare oltre per vaccinare anche altre categorie, noi siamo pronti».
(da Open)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
COMPLIMENTI DRAGHI: “GOVERNO DEI MIGLIORI”? NO, GOVERNO DELLA VERGOGNA
Uno organizzava flash mob per una violenza sessuale in spiaggia urlando al “bastardo irregolare” che si è
poi rivelato innocente.
L’altra mise un like al commento di un utente su Facebook che recitava così: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei” e una volta, mentre viaggiava in treno, ci tenne a sottolineare di essere “l’unica italiana in un vagone pieno di stranieri, tutti di colore. Tutti sprovvisti di biglietto”.
Adesso il primo, Rossano Sasso, sarà sottosegretario all’Istruzione, mentre la seconda, Stefania Pucciarelli, rivestirà lo stesso ruolo al ministero alla Difesa. Entrambi in quota Lega.
Pucciarelli, dai like per i “forni” alle ruspe per i rom
La senatrice Pucciarelli finì già al centro delle polemiche quando durante il Conte 1 venne scelta come presidente della Commissione diritti umani. Una settimana prima sulla sua pagina Facebook aveva pubblicato la foto di una ruspa che distruggeva un campo nomadi a Castelnuovo Magra (La Spezia) accompagnata dalla scritta: “Un altro passo avanti per ristabilire la legalità ”.
A giugno 2017 l’avevano beccata a mettere un “mi piace” al commento di un utente su Facebook: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei”. E fu costretta a scusarsi.
La sua nomina, nel novembre 2018, aveva scatenato le critiche di parte delle opposizioni: “inadatta” per Laura Boldrini, “un grave errore” secondo le senatrici Pd e “una provocazione” ad avviso del presidente di Equality Italia.
Un anno più tardi, Pucciarelli era di nuovo incappata in una delle sue invettive. Diffuse sulla pagina Facebook un video in cui raccontava il suo viaggio in treno da La Spezia a Torino, accompagnandolo dal messaggio: “Unica italiana in un vagone di stranieri privi di biglietto. Grazie Pd. Grazie Renzi. E ora grazie a Giuseppi e ai 5S”. Adesso è in un governo con dem, renziani e grillini.
Sasso, dalla bandiera cancellata agli insulti al migrante innocente
Molti ricorderanno invece Sasso per un fotoritocco che fece arrabbiare perfino Bobo Maroni. Il deputato barese, neo sottosegretario all’Istruzione, era stato immortalato mentre sfilava verso piazza Duomo a Milano per il comizio di Matteo Salvini. Dietro altri manifestanti e bandiere. Compresa una, chiarissima: “Prima il Nord”. Sasso, barese e candidato in collegi del Mezzogiorno, la postò sui social. Poi si accorse della scritta verde su sfondo bianco, inequivocabile messaggio del leghismo che fu, e corse ai ripari cancellando lo scatto e riproponendolo dopo un passaggio su Photoshop che permise di cancellare quel “Prima il Nord” che cozzava con le sue origini e rischiava di diventare un boomerang di fronte al suo elettorato di riferimento, quello pugliese.
L’ex presidente della Regione Lombardia non la prese benissimo: “La gloriosa storia della Lega Nord non può finire così. E non finirà ”, fu il suo commento tranchant. Intanto Sasso, che è stato ancora coordinatore della Lega in Puglia per 3 anni, di carriera ne ha fatta. La svista non ha fermato la sua corsa verso la Camera e adesso, entrato nell’inner circle di Salvini, diventa uomo di governo.
Oltre alla scuola, tra i suoi temi più battuti c’è la lotta all’immigrazione. Con alcuni scivoloni imbarazzanti. Come il flash mob organizzato nell’estate 2018 tra i lidi di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, dopo l’arresto di un migrante marocchino di 31 anni, accusato di aver violentato una 17enne. Sasso mise insieme un po’ di leghisti del Sud e, bandiere salviniane in mano, definì l’uomo un “bastardo irregolare sul nostro territorio”.
Cinque mesi dopo il tribunale di Taranto fece luce sulla vicenda: Mohamed Chajar non aveva commesso alcuna violenza nei confronti della 17enne. Il collegio, composto da sole giudici donne, lo assolse con formula piena, aderendo alla richiesta del pubblico ministero.
Nel corso del processo erano infatti emerse contraddizioni nelle dichiarazioni della minorenne e del suo fidanzato, che rischiarono anche l’incriminazione per calunnia e falsa testimonianza.
Il giovane migrante si era sempre difeso sostenendo di aver solo aiutato la ragazza perchè in difficoltà dopo una sbronza, cercando di farla rinvenire con dell’acqua di mare gettata sul viso, sollevandole le gambe. Il flash mob di Sasso era ormai bello e finito, le scuse invece non sono mai pervenute.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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