Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO RENZI DICEVA: “NOI UNICI A RINUNCIARE ALLE POLTRONE, ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA DIVERSITA'”
Per settimane, sin da quando ha aperto la crisi di governo che ha portato Draghi a Palazzo Chigi, Matteo Renzi lo ha ripetuto come un mantra: “La nostra è l’unica forza politica che ha fatto dimettere i propri ministri“; “Non è una questione di posti“; “Teresa, Elena, Ivan hanno rinunciato a delle poltrone mentre altri li giudicavano folli. Adesso sappiamo che da quel sacrificio nasce l’esperienza più importante della legislatura”.
Un sacrificio che però è durato giusto il tempo di formare il nuovo governo: grazie all’infornata di sottosegretari nominati in Consiglio dei ministri, la delegazione di Italia viva che c’era con il Conte 2 si è completamente ricostituita. Elena Bonetti, come è noto, è già tornata al suo posto come ministra delle Pari opportunità della famiglia. Teresa Bellanova, invece, ha appena ottenuto l’incarico di viceministra alle Infrastrutture e Ivan Scalfarotto è sottosegretario agli Interni.
Il peso dei renziani a Palazzo Chigi è quindi rimasto pressochè invariato, se non per il declassamento di Bellanova dal dicastero dell’Agricoltura al ruolo di vice di Enrico Giovannini. Tre erano e tre sono rimasti, nonostante il leader di Iv e i suoi si siano vantati a più riprese di aver “rinunciato alle poltrone” per “far prevalere le nostre idee”.
Già prima di aprire formalmente la crisi, a inizio gennaio, Renzi parlava così: “A me del cambio di governo interessa zero. Il problema non è come si cambia il Governo, ma come si affronta questa pandemia. Non ci frega nulla delle poltrone, ma non si buttino via i soldi che non torneranno mai più”. Erano i giorni del gelo sul Mes, che ora è scomparso tra le priorità di Italia viva, e del Recovery plan. “Quando arriverà lo valuteremo, se non siamo d’accordo diciamo ‘amici come prima, noi le nostre poltrone ve le ridiamo’”.
Due giorni dopo, il 13 gennaio, il senatore di Rignano convoca una conferenza stampa alla Camera per ufficializzare il ritiro della sua delegazione dal governo. E lo fa con toni ancora più netti, senza dare per quasi un’ora la parola a Bellanova e Bonetti, che siedono silenziose accanto a lui, o a Scalfarotto, accomodato in platea causa distanziamento sociale: “È molto più difficile lasciare una poltrona che aggrapparsi allo status quo. Noi viviamo una grande crisi politica, stiamo discutendo dei pericoli legati alla pandemia. Davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello d risolvere i problemi, non nasconderli”, dice. Poi nella sua e-news aggiunge: “Se avessimo voluto le poltrone avremmo trovato facilmente un accordo. Noi le poltrone le lasciamo, non le chiediamo. La politica è servizio: sono così orgoglioso della nostra diversità rispetto agli altri”.
Una “diversità ” che nelle settimane successive ritorna in ogni intervista e uscita pubblica. “Noi siamo l’unica forza politica che alle poltrone ha rinunciato“, ribadisce Maria Elena Boschi dopo che il governo Conte incassa la fiducia al Senato senza però raggiungere la maggioranza assoluta. Mentre “assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati, noi siamo qui a dire con forza che, grazie a Teresa, Elena e Ivan, abbiamo rinunciato alle nostre poltrone perchè vogliamo far prevalere le nostre idee”, ripete ancora una volta Renzi. Fino al 13 febbraio, quando l’ex capo della Bce giura al Quirinale e lui rivendica il “gesto di coraggio che abbiamo compiuto”. Poi si rivolge a chi dice che “Italia Viva conta meno perchè ha meno ministri. Io rispondo: ‘Sì, è vero’. La verità è che Italia Viva conta meno di prima ma l’Italia conta di più di prima. Sono imbarazzanti quelli che dicevano: ‘Fate la crisi solo per le poltrone’ e oggi dicono ‘Avete meno poltrone di prima’. Non sono cattivi: è che proprio non riescono a capire che l’unità di misura in politica non sono i numeri dei ministeri ma le battaglie che fai, il coraggio che metti, i rischi che corri per raggiungere il Bene Comune”.
Ora che a Palazzo Chigi c’è stato l’ultimo giro di nomine, però, i conti sono tornati a posto.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
SCELTE HORROR: L’EDITORIA A FORZA ITALIA, LA CULTURA ALLA LEGHISTA BORGONZONI, DENTRO ANCHE LA BELLANOVA E SCALFAROTTO (QUELLI “CHE AVEVANO RINUNCIATO ALLA POLTRONA”) DELLA VEDOVA E MOLTENI
Trentanove poltrone, 11 al Movimento 5 stelle, 9 alla Lega, 6 a Forza Italia e al Pd, 2 a Italia viva e 1 a Leu.
Dieci giorni dopo il giuramento il governo di Mario Draghi completa i suoi ranghi con le nomine di sottosegretari e viceministri.
Un listone organizzato col manuale Cencelli persino nel genere: dopo le polemiche dei giorni scorsi venti poltrone sono assegnate a donne, diciannove a uomini.
Dopo giorni di trattativa la quadra si è trovata la quadra in giornata, visto che la riunione del governo era prevista alle 17 con all’ordine del giorno la delibera delle esequie di Stato per l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci. Il Cdm, però, è stato posticipato e l’odg è stato integrato.
La riunione è cominciata alle 18 ma è stata interrotta poco prima delle 20 perchè tra i partiti sono nati motivi di attrito. Il motivo? Diversi. Intanto la delega all’Editoria dove Forza Italia voleva piazzare Giorgio Mulè: scelta osteggiata dai 5 stelle e dal Pd. Alla fine l’ex direttore di Panorama è finito alla Difesa, ma l’Editoria è rimasta in mano al partito di Arcore: va a Giuseppe Moles.
Ecco l’elenco.
SOTTOSEGRETARI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
– Deborah Bergamini (Forza Italia), Simona Malpezzi (Pd) — Rapporti con il Parlamento
– Dalila Nesci (M5s) — Sud e coesione territoriale
– Assuntela Messina (Pd) — Innovazione tecnologica e transizione digitale
– Vincenzo Amendola (Pd) — Affari europei
– Giuseppe Moles (Forza Italia) — Informazione ed editoria
– Bruno Tabacci (Centro democratico) —Coordinamento della politica economica
– Franco Gabrielli — Sicurezza della Repubblica
ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Marina Sereni (Pd) — viceministro
Manlio Di Stefano (M5s)
Benedetto Della Vedova (+ Europa)
INTERNO
Nicola Molteni (Lega)
Ivan Scalfarotto (Italia viva)
Carlo Sibilia (M5s)
GIUSTIZIA
Anna Macina (M5s)
Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
DIFESA
Giorgio Mulè (Forza Italia)
Stefania Pucciarelli (Lega)
ECONOMIA
Laura Castelli (M5s)- viceministro
Claudio Durigon (Lega)
Maria Cecilia Guerra (Leu
Alessandra Sartore (Pd)
SVILUPPO ECONOMICO
Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia) — viceministro
Alessandra Todde (M5s)- viceministro
Anna Ascani (Pd)
POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
Francesco Battistoni (Forza Italia)
Gian Marco Centinaio (Lega)
TRANSIZIONE ECOLOGICA
Ilaria Fontana (M5s)
Vannia Gava (Lega)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Teresa Bellanova (Italia viva)- viceministro
Alessandro Morelli (Lega) — viceministro
Giancarlo Cancelleri (M5s)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Rossella Accoto (M5s)
Tiziana Nisini (Lega)
ISTRUZIONE
Barbara Floridia (M5s)
Rossano Sasso (Lega)
BENI E ATTIVITA’ CULTURALI
Lucia Borgonzoni (Lega)
SALUTE
Pierpaolo Sileri (M5s)
Andrea Costa (Noi con l’Italia)
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA BASE REAGISCE MALE: “SALVINI, ESCI DA QUESTO CORPO”
“Ce n’è bisogno!”: quando il leader del Partito Democratico dice questa frase ci si immagina che si riferisca alla giustizia sociale, a un lavoro dignitoso per tutti, all’eliminazione delle discriminazioni di ogni genere, di vaccinare tutti nel più breve tempo possibile. E invece no. Nicola Zingaretti su Twitter spiega che è di Barbara D’Urso che necessita il paese: “hai portato la voce della politica vicino alle persone, ce n’e’ bisogno”
Le reazioni all’incredibile uscita social del segretario DEM non sono tardate: “Nicò elimina sto tweet per favore…” scrive qualcuno.
Altri trovano un’incredibile somiglianza nello stile del leader della Lega: “Salvini esci da questo corpo!”. C’è chi poi preferisce affidarsi alle figure, non sia mai che risultino di più immediata comprensione:
Mentre c’è chi spera in un provvidenziale hackeraggio o in uno scherzo in tanti non riescono a credere che Zingaretti lo abbia detto davvero:
Non è un fake come in tanti si augurano angosciati mentre ricordano altri tempi e altri leader: “me lo vedo proprio Berlinguer sul palco di p.zza San Giovanni arringare la folla: “compagni!! Discoring e TG L’una non si toccano!! e noi ci batteremo per questo”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CON QUESTE IDEE FAREBBE FELICE GLI ISLAMISTI RADICALI
Stanno facendo discutere le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Marche Carlo Ciccioli
che, illustrando una proposta di legge regionale che avrebbe dovuto offrire sostegno economico alle famiglie («purchè naturali», sottolinea), ha detto: «Il padre deve dettare le regole, la madre deve accudire».
Le famiglie, secondo Ciccioli, devono essere composte solo da padre, madre e figli. Guai a parlare di due madri o due padri. Al momento quindi a far discutere non è tanto il contenuto della proposta — non ancora approvata — quanto le parole usate.
In aula Ciccioli ha detto: «I genitori di una famiglia naturale hanno compiti espliciti. Il padre deve dare le regole, la madre accudire. Senza una di queste due figure i bambini rischiano di zoppicare andando avanti nella vita. Queste cose si studiano in psicoanalisi».
E la proposta, di fatto, escluderebbe dall’aiuto pubblico i figli di coppie omosessuali e forse anche quelli con genitori single
Qualche settimana fa lo stesso Ciccioli — medico specializzato in psichiatria, neurologia e criminologia, sposato con tre figlie — si era scagliato contro l’aborto: «Non possiamo essere sostituiti da altre etnie. Non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità , da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione».
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CI SONO DONNE CHE LE SCUSE DEI SOVRANISTI LE STANNO ANCORA ASPETTANDO… O I DOCENTI SOVRANISTI GODONO DI PARTICOLARE TUTELA?
Inutile stracciarsi le vesti per la violenza sulle donne se poi si fanno i distinguo. Quello infatti di solito li fanno proprio i sovranisti, che in questi giorni stanno raccogliendo a mani basse solidarietà pelosa e ipocrita per la leader di Fratelli d’Italia, solo perchè a sinistra la principale preoccupazione è far vedere che non si fa schifo quanto a questa sedicente destra.
E quindi tutti si sono precipitati a chiedere scusa e a fare le riverenze alla leader di un partito che conta il più alto numero di iscritti che hanno insultato donne, omosessuali e migranti. E siamo talmente prostrati davanti alla dirompente forza narrativa e politica del populismo sovranista, che siamo disposti a farci dare lezioni di morale da chi il concetto stesso di democrazia lo calpesta ogni giorno.
Ma ora, finita la bailamme, cerchiamo di mettere i puntini sulle i.
E rispolveriamo alcuni nomi, a cominciare da quello di Marco Gervasoni.
Professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università degli Studi del Molise, Gervasoni non ha certo bisogno di presentazioni: tra i sovranisti infatti è una celebrità per i suoi tweet intrisi d’odio misogino, non da ultimo quello rivolto a Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che Gervasoni paragonò a un uomo quando uscì una copertina de L’Espresso dedicata a lei. ‘Ma che è, n’omo?’ scrisse il professore, da cui l’Università del Molise si è semplicemente ‘distanziata’, senza prendere provvedimenti
Eppure, il tramestio mediatico era stato forte anche in quell’occasione. E Gervasoni aveva ribattuto, combattendo a spada tratta per il suo presunto diritto di dire quello che vuole, contro chi vuole, usando le parole più offensive perchè ‘siamo in democrazia’.
Stessi concetti che poi, quando a venire insultata è Giorgia Meloni, saltano.
Se Gozzini è stato sospeso, perchè Gervasoni è ancora lì?
Perchè il Presidente Mattarella non ha fatto le sue scuse a Elly Schlein a nome delle istituzioni?
Perchè Salvini, Meloni, Berlusconi, i Fratelli d’Italia, i leghisti non si sono messi in ginocchio sopra i ceci davanti la sede della Regione e hanno implorato il perdono di Schlein?
E continuiamo: perchè Loris Corradi (Fratelli d’Italia) è ancora vicesindaco di Roverè dopo aver indossato una maglietta ‘goliardica’ con scritto ‘Se non puoi sedurla puoi sedarla’ nell’agosto 2019?
Perchè Fabio Tuiach è ancora consigliere comunale della città di Trieste dopo aver invocato la pena di morte per gli omosessuali?
Perchè Salvini è ancora leader della Lega dopo aver dato della bambola gonfiabile a Laura Boldrini?
Queste sono domande da porsi, perchè sovranisti stanno usando la correttezza, la civiltà , la decenza come armi a doppio taglio: stanno cercando di dimostrare che questo ‘politicamente corretto’ sta stretto a tutti e che si deve tornare ai bei tempi più semplici quando donne, neri e gay potevano essere chiamati vacche, negri e froci senza che nessuno si scomponesse.
Fare notare queste domande a Giorgia Meloni, chiederle di allontanare dal suo partito tutte le persone che si sono comportate come Gozzini con lei, non è sessismo: è semplice coerenza.
(da Globalist)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“IN ITALIA REGALARE SCARPE, VESTITI E CIBO A DEI POVERI E’ CONSIDERATO UN REATO”
Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Trieste li conoscono tutti. Sono due attivisti per i diritti umani,
due volontari che ogni fine settimana arrivano davanti alla stazione Trieste, armati di garze e forbici, per curare i piedi dei migranti della rotta balcanica devastati da migliaia di chilometri.
Lei, 68 anni, psicoterapeuta. Lui, 84, professore di Filosofia in pensione.
Insieme, offrono cibo, vestiti, medicine, scarpe, sacchi a pelo a migranti, spesso minori, che scappano da miseria, fame, torture. E, in mezzo, sono stati 20 volte in Bosnia per missioni umanitarie, l’ultima appena poche settimane fa.
Eppure, all’alba di ieri, Fornasir e Gian Andrea si sono risvegliati con un’irruzione della polizia nella loro casa — che è anche la sede dell’associazione umanitaria Linea d’ombra ODV da loro fondata.
Nel corso del blitz sono stati sequestrati telefoni personali, pc, libri contabili e diversi altri oggetti. Gli agenti erano lì per un motivo preciso: trovare indizi e prove a sostegno di un’accusa pesantissima: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un’imputazione che Fornasir e Bianchi rifiutano in modo categorico poichè — hanno scritto in un comunicato — “viene utilizzata in modo strumentale per colpire la solidarietà ”.
A prescindere da ogni valutazione nel merito, un blitz del genere, nei confronti di persone che nella loro vita hanno fatto e continuano a fare solo del bene, che negli ultimi vent’anni hanno curato, salvato e assistito, a livello pratico, materiale ed economico (attraverso donazioni) migliaia di migranti, spesso minori non accompagnati, è la dimostrazione lampante di un clima di fondo diffuso nel nostro Paese, da Riace in avanti, con cui la solidarietà è diventata un bersaglio, l’umanità un reato.
Proprio nelle ultime settimane Lorena Fornasir e Gian Andrea Bianchi erano stati al confine tra Bosnia e Croazia per dare una mano ai migranti, dopo l’ultimo drammatico incendio che ha colpito il campo profughi di Lipa.
“Quando arrivano sono il fantasma di se stessi — ha raccontato qualche tempo fa Lorena Fornasir a “Redattore Sociale” — vediamo tante ferite sui loro corpi, spesso sono in condizioni terribili, esausti. Non mangiano da giorni, patiti di fame e di sete, perchè hanno bevuto acqua solo da pozzanghere a terra. Oggi la terra di confine è sempre più pericolosa. A Trieste vediamo quelli che riescono ad arrivare, poi ci sono quelli che la polizia rintraccia e che vengono rimandati indietro, per una politica di deportazioni spietata”.
La nota dell’associazione è fermissima nel condannare quella che giudicano un’accusa priva di ogni fondamento.
“Siamo indignati e sconcertati nel constatare che la solidarietà sia vista come un reato dalle forze dell’ordine. Condanniamo le azioni repressive nei confronti di chi è solidale, chiediamo giustizia e rispetto di quei valori di libertà , dignità ed uguaglianza, scritti nella costituzione, che invece lo Stato tende a dimenticare. Chiediamo la solidarietà di tutta la società civile, per tutte le persone attaccate perchè solidali. Sarà nostra premura comunicare informazioni più precise appena ne entreremo in possesso”
(da Globalist)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI HA CHIESTO A SALVINI DI ABBASSARE I TONI
Ieri Salvini, spiegando di essere stato ricevuto da Mario Draghi, ha genericamente detto: “Abbiamo
parlato di riaperture”.
Raccontata così la vicenda è un po’ ambigua. In realtà il nuovo presidente del Consiglio ha chiesto al leader della Lega, che era sceso in piazza con i ristoratori, di tenere un basso profilo.
“Mi ha chiamato Draghi. Abbiano parlato di riaperture. Sarebbe stato banale parlare di sottosegretari” aveva spiegato Salvini uscendo da Palazzo Chigi, continuando: “Noi siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi e son contento”.
Oggi il Corriere della Sera racconta che in realtà Draghi ha chiesto una comunicazione su sobria sulle riaperture dei ristoranti e non solo:
Dall’altra Speranza e Dario Franceschini, il quale vorrebbe riaccendere al più presto le luci di cinema e teatri perchè «i rischi sono dove non si indossa la mascherina», ma è contrario a riaprire i ristoranti la sera come chiede Matteo Salvini.
Raccontano che gli accenti da campagna elettorale del leader leghista abbiano spiazzato anche il suo vice Giorgetti. Mario Draghi, che chiede ai partiti sobrietà ed equilibrio, ieri si è chiuso mezz’ora a Palazzo Chigi con il leader della Lega e, faccia a faccia, gli ha suggerito prudenza e lo ha invitato ad abbassare i toni. La moral suasion ha funzionato, perchè Salvini ha cambiato registro
(da “NextQuodiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI HANNO SPACCIATO IL FALSO, COME LORO COSTUME
Mentre arrivano le notizie dal Congo sull’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, davanti a Montecitorio andava in scena la protesta dei ristoratori, che erano lì a chiedere a gran voce che le restrizioni anticovid siano ammorbidite, così da poter riaprire i ristoranti almeno la sera.
L’evento ha radunato davanti alla piazza decine di piccoli imprenditori che tutto il giorno son rimasti lì (tanto che poi col buio li ha raggiunti anche il leader della Lega Matteo Salvini).
Ma, come detto, sono anche le ore in cui inizi ad arrivare in Italia la notizia dell’attacco alle due auto del Wfp su cui viaggiavano il giovane ambasciatore italiano in Congo, il militare 30enne e un altro connazionale, Rocco Leone, impiegato del Programma alimentare mondiale.
Prima si viene a sapere dell’uccisione di Luca Attanasio, il nome del carabiniere sarà diffuso invece poco dopo.
Vittorio Iacovacci, 30 anni e un matrimonio alle porte.
Alle 14 circa la notizia diventa di dominio pubblico, e l’Arma e tutte le forze dell’ordine si uniscono al cordoglio dei carabinieri.
Tanto che quelli che sono in piazza a Montecitorio a cercare di contenere i ristoratori in protesta, si tolgono il casco.
Qualcuno lì pensa che sia per esporre solidarietà nei loro confronti, ma invece è per omaggiare e rispettare il giovane collega ucciso in Africa.
Scrive La Stampa
Al corteo dei ristoratori a Roma, ieri, c’è stato spazio per la commozione in ricordo di Vittorio Iacovacci: “Bravi, bravi”, ha urlato la folla agli agenti, che si sono inchinati per il collega.. Anche se quel “Bravi, bravi”, sembra che sia detto da qualcuno che creda che lo siano facendo per loro. Così come il forte applauso che ne deriva.
La verità è che stavano omaggiando il collega
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“MA LO VUOI CAPIRE O NO CHE SE RIAPRI LA SERA SCOPPIA IL BORDELLO? LA GENTE S’EMBRIAGA, SE FA LE CANNE, SE FA DE TUTTO”
Matteo Salvini continua imperterrito a ripetere: “Perchè i ristoranti non possono aprire anche a cena?”. E
perfino Lucci a Cartabianca si è messo di buzzo buono a cercare di spiegargli che non è una buona idea. Ci sarà riuscito?
Enrico Lucci esordisce al suo ingresso in studio scherzando sui calzini a righe dell’ex ministro dell’Interno.
Ma subito incalza il “Capitano” chiedendogli conto delle sue parole: “L’altro giorno ho visto ‘sta notizia che hai detto ‘Qua o si riapre tutto o sarà un disastro’. Allora io ho riflettuto ‘Aoh, ma ‘sta cosa già la sappiamo tutti quanti, non è ‘na grossa novità . La novità è come risolvere l’eventuale disastro. Purtroppo questa cosa di riaprire tutto non se po’ fa’!”.
Salvini ovviamente continua a ripetere che i sindaci e anche il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini sono d’accordo con lui sulla riapertura dei ristoranti.
Lucci chiede anche a Salvini, ricordandogli che ora è al governo, quando arriveranno i ristori. Salvini si schernisce spiegando che il governo non è ancora insediato perchè non sono stati nominati i sottosegretari, ma che la priorità è sbloccare i 32 miliardi di rimborsi.
Il siparietto continua per qualche minuto con Lucci che un po’ serio e un po’ faceto prova a rielaborare il concetto per spiegare il rischio che si corre con i ristoranti aperti la sera: “Ma lo vuoi capire o no che se riapri la sera scoppia il bordello? La gente s’embriaga, se fa le canne, se fa de tutto”, è la frase cult. E in tanti su Twitter l’hanno trovata efficace
(da “NextQuotidiano”)
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