Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
“STARE LONTANI UN METRO E MEZZO PUO’ NON BASTARE”
Dopo un altro weekend di assembramenti nelle grandi città e la continua diffusione della variante inglese
è evidente che le cose non stiano andando per niente bene nella gestione della pandemia di Coronavirus.
A dirlo è Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco e dell’università degli Studi di Milano, che oggi ad Agorà ha ribadito i rischi legati alla mutazione inglese. «Un 37 o 40% in più di capacità di trasmissione vuol dire che» il virus «va anche più lontano del solito metro e mezzo».
Insomma, la maggiore trasmissibilità della mutante inglese significa che «probabilmente una concentrazione magari anche inferiore delle goccioline che vengono emesse» respirando «riesce ad arrivare ugualmente qualche centimetro più in là . La variante inglese «è quindi in grado di infettare più anche i bambini e i giovani». Con il conseguente rischio che il virus possa poi arrivare anche ai più anziani. L’infettivologo spiega inoltre che la variante inglese è destinata a diventare prevalente in Italia «se non lo è già — precisa Galli — come mi era già capitato di dire qualche giorno fa, essendo abbastanza curiosamente smentito anche sulla realtà materiale che invece si è confermata nei giorni immediatamente successivi».
E proprio tornando sugli assembramenti del weekend, e del caso sui Navigli, Galli parla di «comportamenti sciagurati». Secondo l’infettivologo, «c’è l’illusione di avere alle spalle qualcosa che abbiamo ancora davanti, questo è l’elemento più tragico».
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
LE VARIANTI SPINGONO IL CONTAGIO: IN PIEMONTE + 48%, LOMBARDIA + 47%
Fa un salto in avanti l’epidemia di coronavirus in Italia. 
Nella settimana che si è conclusa ieri i casi sono stati 116.124 contro gli 87.435 del periodo 15-21 febbraio. Sono cioè stati 28.689 in più, per un aumento del 32,8%.
Si tratta di un incremento rapido che non si osservava da tempo, e del resto per cinque settimane consecutive si era rimasti in una sorta di plateau, con i nuovi contagi settimanali compresi tra 83 e 87mila. E infatti la settimana scorsa c’era sì stato un incremento ma ridotto, del 2,6%.
I tecnici della Cabina di regia e del Cts di recente hanno messo più volte in guardia rispetto alla ripresa del contagio, mentre molte Regioni hanno creato zone rosse nel loro territorio per cercare di arginare la circolazione, spinta anche dalle varianti. Il timore è che i numeri continuino a salire.
Gli esperti sono divisi riguardo alla definizione della fase che stiamo attraversando. Secondo alcuni sta iniziando la terza ondata e siamo in un periodo simile al settembre-ottobre scorsi, secondo altri è sempre la seconda che risale perchè di fatto non si era mai spenta (come ad esempio successo quest’estate dopo la prima).
A di là delle definizioni che vengono usate, si assiste a un ritorno dell’epidemia, che è certamente legato anche alle varianti. Quella inglese in una decina di giorni sarà prevalente nel Paese, e i vaccini somministrati sono ancora troppo pochi per vedere effetti sulla popolazione generale (ma se ne osservano ad esempio sugli anziani ospiti delle Rsa), quindi dobbiamo aspettarci che l’aumento vada avanti per giorni.
La nuova strategia utilizzata da ministero alla Salute e Regioni è quella di chiudere comuni e province in difficoltà . Potrebbe essere un’idea efficace a giudicare da quanto successo in Umbria, che aveva chiuso la provincia di Perugia, e a Bolzano, che dopo un grande aumento di contagio, ora i casi sono in calo. Però deve essere rapida, le amministrazioni locali devono cioè intervenire subito, appena si osservano focolai anonimi. Non sempre però le decisioni avvengono rapidamente.
Se la settimana scorsa i numeri erano in aumento in otto Regioni e una Provincia, in questa il segno più è davanti ai dati praticamente di tutte le realtà locali italiane. Solo Provincia di Bolzano e Umbria, appunto, vedono una riduzione.
Salgono molto grandi realtà come Lombardia, Emilia, Veneto, Toscana, Piemonte e Campania, in molte delle quali sono intanto nate zone rosse provinciali o comunali. Ecco tutti i numeri. La Val d’Aosta passa da 55 a 90 (+35 casi, +63,6%), il Friuli Venezia Giulia da 1.815 a 2.849 (+1.034 casi, +57%), il Piemonte da 5.543 a 8.185 (+2.642 casi, +47,8%), la Lombardia da 16.202 a 23.801 (+7.599 casi, +46,9%), la Campania da 10.200 a 14.503 (+4.303 casi, +42,1%), il Veneto da 5.032 a 7.140 (+2.108 casi, +42%), l’Emilia-Romagna da 10.346 a 14.679 (+4.333 casi, +42%), le Marche da 2.931 a 4.118 (+1.187 casi, +40,6%), la Toscana da 5.446 a 7.414 (+1.968 casi, +36,2%), il Lazio da 6.509 a 8.414 (+1.905 casi, +29,3%), la Provincia di Trento da 1.651 a 2.076 (+425 casi, +25,7%), la Puglia da 5.303 a 6.591 (+1.288 casi, +24,3%), la Basilicata da 594 a 790 (+196 casi, +22%), la Calabria da 1.150 a 1.294 (+144 casi, +12,5%), la Liguria da 1.959 a 2.204 (+245 casi, +12,5%), la Sicilia da 3.246 a 3.568 (+322 casi, +9,9%), il Molise sa 591 a 622 (+31 casi, +5,2%), la Sardegna da 481 a 503 (+22 casi, +4,5%), l’Abruzzo da 3.330 a 3.378 (+48 casi, +1,4%). Scendono appunto la Provincia di Bolzano, che passa da 3.018 a 2.214 casi (-804, -26,5%) e l’Umbria, da 2.033 a 1.691 casi (-342, -16,8%).
Riguardo all’incidenza, cioè ai casi settimanali per 100mila abitanti, vanno male Bolzano (415), Trento (383) Emilia-Romagna (329), Marche (269), Abruzzo (257). Tra l’altro queste sono le Regioni dove scatterebbe lo stop alla scuola per tutti gli studenti al di là della zona colore in cui si trovano (per chi è rosso la regola vale al di là dei dati). Vanno meglio Val d’Aosta e Sicilia (71), Calabria (66) e Sardegna (30) che infatti entrata in zona bianca e se le cose non cambiano in negativo è destinata a restarci.
Superati i 2 milioni di test
La settimana appena conclusa, secondo i dati elaborati da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana, utilizzando i numeri della Protezione civile, ha segnato il record dei test. I tamponi, molecolari e rapidi, hanno sfondato il muro dei 2 milioni. Sono infatti stati 2.073.948 e la percentuale dei casi positivi trovati è del 5,6 percento. Quest’ultimo è il dato più alto da sei settimane. Tra il 15 e il 21 febbraio i tamponi erano stati 1.890.358 (con i positivi al 4,6%). Anche l’aumento degli esami può aver a che fare con la crescita dei positivi.
Tornano a salire i ricoveri, decessi sempre in calo
La crescita dei casi condiziona subito anche l’andamento dei ricoveri. Dopo sei settimane di discesa, c’è un nuovo aumento. Ieri le persone in ospedale con il Covid erano 20.869, contro le 19.898 di domenica 21. La settimana prima erano 20.534 e quella prima ancora 21.373. In terapia intensiva l’andamento è simile. Ieri erano ricoverati 2.231 malati contro i 2.094 della settimana precedente. I decessi invece ieri erano 97.699 e quindi in una settimana sono stati 1.981. In questo caso si osserva un calo, perchè i morti registrati tra il 14 e il 21 sono stati 2.141 e quelli della settimana precedente 2.304. Come ormai noto i decessi i decessi seguono ad alcuni giorni di distanza, anche più di 15, la tendenza dei nuovi casi.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
“DISPOSTI A CEDERE LICENZE PER ACCELERARE LA PRODUZIONE”
AstraZeneca è in contatto con l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per una possibile autorizzazione del vaccino anti-Covid per gli over 65.
”È una decisione che deve prendere l’Aifa con il ministero della Salute, ma abbiamo dalla Scozia dati aggiuntivi che possono essere utili. In Francia e in Germania si sta già valutando questa ipotesi, vedremo nei prossimi giorni”. Lo dice a Buongiorno, su Sky TG24, Lorenzo Wittum, amministratore delegato di AstraZeneca Italia.
L’azienda farmaceutica, inoltre, si è detta disposta a “cedere le licenze di produzione” del vaccino “per far sì che si possa accelerare. È quello che abbiamo fatto negli ultimi mesi: i 20 stabilimenti di produzione non sono solo nostri”.
“Lo stiamo già facendo – ha proseguito l’a.d. – e siamo disposti ad aumentarlo”. Per farlo, “abbiamo bisogno di un partner capace di gestire questo processo di produzione, perchè il trasferimento tecnologico non è assolutamente facile, e che abbia capacità di produzione di decine di milioni al mese”, ha concluso.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
SONO 834 I RICOVERI IN PIU’, LE TERAPIE INTENSIVE IN AUMENTO DI 131 UNITA’
I dati del bollettino del ministero della Salute fotografano l’aumento esponenziale dei contagi: oggi sono
stati accertati altri 17.455 nuovi casi, a fronte di 257.024 tamponi eseguiti.
Numeri che fanno schizzare il tasso di positività al 6,8%, rispetto al 5,9% di sabato (18.916 nuovi casi con 323mila tamponi).
Mentre un altro dato allarmante arriva dagli ospedali: solo nelle ultime 24 ore ci sono 266 ricoveri in più in area medica. Nei reparti di terapia intensiva sono stati registrati 131 nuovi ingressi: il saldo tra ingressi e uscite è +15. Ci sono altri 192 morti in un giorno, che portano il totale a 97.699 decessi da inizio pandemia
Questa settimana in Italia sono stati registrati 116.124 nuovi positivi, la scorsa settimana erano stati 28.689 in meno (87.435).
Già il dato complessivo di domenica scorsa segnalava un aumento rispetto alle settimane precedenti: incremento che ora diventa esponenziale, se si guarda alla percentuale dei positivi rispetto ai tamponi, come ha evidenziato il matematico Giovanni Sebastiani.
Il trend si è invertito e un’altra dimostrazione arriva dai dati sui ricoveri: se settimana scorsa ancora calavano (-645 pazienti in area medica), negli ultimi giorni sono tornati a salire significativamente (+834). Significa che dai 17.804 ricoverati di lunedì si è passati ai 18.638 di oggi.
Le terapie intensive seguono lo stesso andamento: oggi sono 2.231 i posti letto occupati da pazienti Covid, frutto di 1.197 nuovi ingressi da lunedì ad oggi. La scorsa settimana i nuovi ingressi erano stati 979, quasi 100 in meno. In totale ci sono 422.367 persone attualmente positive al virus. L’unico dato non negativo nel confronto settimanale arriva dai decessi: 1.981 questa settimana, 2.141 la scorsa. Ma se i numeri degli altri indicatori non miglioreranno, anche questo trend è destinato a invertirsi a breve.
Sono 3.529 i casi di coronavirus registrati in Lombardia nelle ultime 24 ore. È la regione italiana con più positivi, seguita dall’Emilia-Romagna con 2.610 positivi e dalla Campania con 2.561. Superano quota mille nuovi casi il Lazio (1.341), la Toscana (1.068) e la Puglia con 1.053 infetti. Il Veneto si ferma a 911 contagi nelle ultime 24 ore. Guardando agli ultimi sette giorni, in Lombardia ci sono stati 377 ricoveri e 204 nuovi ingressi in terapia intensiva. L’Emilia-Romagna registra 316 ospedalizzati in più e 146 nuovi ingressi in rianimazione. Per quanto riguarda i ricoveri nell’ultima settimana, sono diminuiti solo in 6 Regioni e nella Provincia di Bolzano. L’andamento migliore in Sardegna (-60), Lazio (-92) e Sicilia (-121).
Tanti ingressi in terapia intensiva negli ultimi 7 giorni anche in Puglia (+110), Campania (+93), Toscana (+87), Veneto (+86) e Piemonte (+81). Se si guarda al numero di abitanti, altrettanto o più preoccupante è la situazione in altre Regioni più piccole: è il caso dell’Umbria con 36 nuovi ingressi in una settimana, oppure del Trentino-Alto Adige (in totale +37). Nel Centro Italia anche Abruzzo e Marche, con rispettivamente 44 e 41 nuovi ingressi, sono in peggioramento, così come resta difficile la situazione in Molise, che ha già attivato la Cross e chiesto l’intervento dell’Esercito perchè non ha più posti letto liberi.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
OBIETTIVO 600.000 DOSI AL GIORNO… MA PUNTARE SOLO SU UNA PRIMA DOSE E’ RISCHIOSO
Più di 600 mila dosi al giorno e il raggiungimento dell’immunità di gregge. Sono ambiziosi gli obiettivi del nuovo piano vaccinale su cui sta lavorando il nuovo governo guidato da Mario Draghi, dopo il cambio al vertice della Protezione Civile (via Angelo Borrelli, il cui mandato era in scadenza, torna l’ingegnere Fabrizio Curcio).
A cambiare le carte in tavola, rispetto alla lentezza del presente, sarebbe proprio il ruolo del dipartimento del Consiglio, con le sue strutture capillari su territorio e soprattutto il coinvolgimento, ricostruisce oggi il Corriere della Sera, dei suoi 300 mila volontari.
Al momento, si legge, la media nazionale di somministrazione della dosi disponibili è del 72% e ci sono Regioni più veloci e altre meno. L’intento è quello di rendere omogenea la somministrazione a livello nazionale anche grazie all’apporto della Protezione Civile.
Secondo l’ultimo monitoraggio del governo, al momento in tutta Italia sono state somministrate poco più di 4,2 milioni di dosi di vaccino (tra Pfizer, il più diffuso, AstraZeneca e Moderna) per un totale di quasi 1,4 milioni di italiani e italiane che hanno ricevuto anche la seconda dose e per cui la copertura vaccinale è quindi completa.
Un numero ancora lontano da quello che sarebbe, scrive la Repubblica, il nuovo obiettivo del governo: 12-13 milioni di dosi per il primo trimestre del 2021. Peccato che manchi un mese, quindi, per triplicare il quadro.
Richiami o dose singola?
È proprio marzo il mese il cui il quadro è destinato a cambiare, se l’operazione dovesse andare in porto. Le Protezioni Civili andranno ad affiancare le Regioni? Oppure è previsto un coordinamento centrale? Questo aspetto non è ancora chiaro, scrive ancora il Corriere. Di certo fino a ora il dipartimento non ha avuto un ruolo — se non quello di affiancare le regioni nel reperimento di nuovo personale per i vaccini — e questo, per il neopremier, sarebbe stato un errore.
E mettendo insieme le anticipazioni che fa il quotidiano di via Solferino insieme a quelle di La Repubblica, emerge anche un altro aspetto destinato eventualmente a cambiare le carte in tavola: la scelta, su cui è in corso un confronto tra politica e comunità scientifica, sul destino della famosa seconda dose, il richiamo che gli attuali vaccini in distribuzione prevedono tutti (Pfizer dopo 21 giorni, Moderna dopo 28, AstraZeneca dopo tre mesi). Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, nei giorni scorsi, ha fissato come obiettivo quello delle 300-400mila dosi inoculate ogni giorno in tutta Italia.
Ispirarsi alla strategia della Gran Bretagna (quasi 20 milioni di dosi di siero inoculate, ma solo l’1.1% — 770 mila persone — della popolazione complessiva interamente vaccinata anche con la seconda dose) permetterebbe anche all’Italia di arrivare alle 600 mila dosi al giorni (19 milioni ogni 30 giorni) ritardando la seconda dose.
Continuando invece con la strategia dell’appuntamento anche per il richiamo, l’intento del governo — scrive la Repubblica — sarebbe comunque quello di (almeno) raddoppiare le 100 mila dosi somministrate oggi.
Nell’attesa dell’arrivo del vaccino Johnson & Johnson, a cui ieri la Food & Drug Administration ha dato il via libera negli Usa e che dovrebbe avere l’ok dell’Ue per l’11 e 12 marzo. A quel punto in Italia, scrive Repubblica, dovrebbero arrivare 7,3 milioni di dosi in due settimane e altri 19 milioni dei sei mesi seguenti.
Cosa serve?
Il Corriere della Sera parla dell’apertura possibile di una serie di portali web gestiti dalla Protezione Civile per le prenotazioni e il superamento dl criterio delle categorie professionali ma anche delle fasce di età . Puntando a vaccinare il maggior numero di italiani e italiane. Archiviate le Primule di Stefano Boeri, entrano in campo strutture mobili che dovrebbero andare ad affiancare (anche fisicamente) i presidi sanitari, ma che potrebbero arrivare anche nelle stazioni e nei centri commerciali.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
E’ UN VACCINO MONODOSE: “ATTENDIAMO L’OK DI EMA E AIFA”
-“Il vaccino Johnson&Johnson? In Italia prime dosi da aprile, qualche milione entro giugno, 27 milioni
entro dicembre”. A dirlo è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, intervenuto durante la trasmissione “Mezz’ora in più” di Lucia Annunziata.
Scaccabarozzi ha proseguito: “Mi aspetto innanzitutto che quello di Johnson&Johnson sia un vaccino in più. Ne dobbiamo avere diversi, perchè c’è una domanda importante. Dobbiamo aspettare l’approvazione dell’Ema, in America è stato approvato: siamo fiduciosi. L’Ema ha fatto cose straordinarie in virtù della pandemia, ha fatto cose mai fatte prima per velocizzare l’iter”.
“Questo vaccino è basato su adenovirus, un vaccino che nasce dalla tecnologia sviluppata da noi anche per Ebola, ha caratteristiche sue particolari: funziona con una dose singola, non ha bisogno di richiami. Inoltre non necessita di grosse catene del freddo, perchè può essere conservato in un frigorifero comune. C’è un accordo di prelazione per 200 milioni di dosi con la Commissione europea fino alla fine dell’anno, di cui 27 milioni per l’Italia. Contiamo già nel secondo trimestre di consegnare alcune dosi, da aprile. Ma il grosso avverrà nel secondo semestre”, ha aggiunto.
Il presidente di Farmindustria ha continuato: “A fine anno potremmo immaginare di avere una produzione italiana o quantomeno una partecipazione alla produzione anche da parte italiana perchè questa è stata una corsa di collaborazione scientifica già nella ricerca mondiale”.
Intanto la Food and Drug Administration (Fda) degli Stati Uniti ha già approvato l’uso di emergenza del vaccino monodose di Johnson & Johnson. Dopo aver consigliato l’autorizzazione di questo farmaco venerdì scorso, il vaccino Johnson & Johnson è diventato il terzo accettato negli Stati Uniti insieme a quelli di Pfizer e Moderna. “L’autorizzazione di questo vaccino espande la disponibilità di vaccini, il miglior metodo di prevenzione medica per il Covid-19, ci aiuta nella lotta contro questa pandemia, che ha causato più di mezzo milione di vite negli Stati Uniti”, ha detto il commissario della Fda Janet Woodcock in una dichiarazione.
Gli Stati Uniti si aspettano di ricevere il primo lotto di 4 milioni di dosi lunedì prossimo e un totale di 20 milioni entro la fine di marzo, secondo NBC News. Le dosi possono essere conservate a temperature più basse rispetto ad altri vaccini e uno studio clinico mondiale ha dimostrato che il vaccino Johnson & Johnson è efficace al 66% nella prevenzione delle varianti del coronavirus e all′85% nella protezione dei casi gravi.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
MAGRINI: “MEGLIO DARE LA DOPPIA DOSE AL NUMERO GIUSTO DI PERSONE PIUTTOSTO CHE UNA SOLA AL DOPPIO DI PERSONE”
Il tema è sul tavolo dell’Aifa e del Consiglio Superiore di Sanità : è percorribile la strategia di
somministrare una sola dose a tutti, ritardando il richiamo, come si fa in Gran Bretagna? ”È una strategia possibile quella di favorire una vaccinazione più rapida, anche se non ottimale, del doppio di persone” dice Nicola Magrini, direttore dell’Agenzia italiana del farmaco in un’intervista al Corriere della Sera, precisando che “la scelta finale spetterà al Governo”.
La sua idea è che certamente è “meglio indossare due scarpe buone che una sola malandata”, la situazione di oggi in Italia è “meno grave” di quella che portò i britannici a cambiare strategia, e in generale “credo sia meglio dare la doppia dose al numero giusto di persone piuttosto che una sola al doppio di persone”.
Altro tema, il vaccino russo. “Sputnik ha dati interessanti, ma andrà approvato prima dall’Ema, come Unione Europea. Se l’Italia volesse fare una decretazione d’urgenza per saltare questo passaggio, è una scelta politica, non tecnica” dice Magrini.
“Sulla rivista Lancet sono stati pubblicati risultati molto interessanti cui si è aggiunto il parere positivo e isolato di un gruppo dello Spallanzani, che di fatto però non aggiunge nulla , anzi crea qualche dissonanza. Sputnik andrà approvato e soprattutto validato con una visita ispettiva sulla qualità di produzione dall’Ema. I contatti sono stati avviati, ma il dossier per la registrazione non ancora consegnato”, sottolinea.
“In base allo studio su Lancet è un preparato che potremmo definire ottimo, nuovo e intelligente, con risultati di efficacia eccellenti. Altrettanto non è per quanto riguarda la trasparenza di accesso ai dati che deve essere completa. Le autorità regolatorie inoltre richiedono una documentazione aggiuntiva sulla qualità e la sicurezza. Solo dopo aver avuto tutte queste prove di affidabilità l’Ue darà il via libera e così anche noi”, risponde Magrini. “Se un singolo stato decide di aprire questo fronte emergenziale dipende dalla politica a livello nazionale. Io rappresento una agenzia tecnica sia per il livello nazionale che europeo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA SUA BUSSOLA NON E’ LA SOVRANITA’ MA LA BUROCRAZIA
Il flop dei vaccini in Europa non è colpa di una funzionaria incompetente, come va ripetendo in tv Roberto Burioni. Ma è il frutto di una debolezza politica che non avrebbe potuto avere altro esito. E che racconta l’incompiutezza dell’Unione, il limite di una governance pattizia, il suo inguaribile declinare l’autonomia in burocrazia.
Con il rischio adesso di tornare a innaffiare il sovranismo, che pure sembrava rinsecchirsi. Perchè si fa presto a dire che, a problemi globali, occorrono risposte globali, se poi scopri che una statualità efficiente, come Gran Bretagna o Israele, dà punti a un gigante di ventisette capitali.
Senza una sola big pharma in grado di produrre vaccini. E senza la forza per battere i pugni sul tavolo e dire: qui non c’è proprietà intellettuale che tenga, siamo di fronte a una catastrofe della specie umana e tutti hanno il diritto di utilizzare la ricerca di uno solo.
Possiamo continuare a celebrare il mito dell’unità europea di fronte al dramma della pandemia e fingere di non vedere che cos’è accaduto. Oppure possiamo ammettere che la convergenza politica delle cancellerie non è bastata a impedire che si replicassero con le big pharma gli errori commessi per due decenni con le big tech.
Che la politica industriale ha rinunciato a promuovere e a sviluppare, e la politica fiscale ha rinunciato a tassare e a regolare.
L’Europa ha scoraggiato il mercato e disarmato la sovranità , lasciando che la negoziatrice dei vaccini, Sandra Gallina, facesse slalom tra i vincoli imposti da 27 paesi.
Che premevano per estendere la platea dei produttori, acquistare i vaccini al prezzo più basso e imputare i costi di un eventuale fallimento della ricerca alle imprese farmaceutiche. Il contrario dell’autonomia decisionale delle autorità americana e britannica, che hanno trattato con una discrezionalità ampia, potendo scegliere uno o più contraenti e pagare prezzi più alti pur di salvare vite umane, ricevendo così le fiale prima, e rinunciando a procedure di verifica scientifica astrattamente coerenti, ma implausibili di fronte alla necessità di far presto.
Il risultato è il 28 per cento di immunizzati oltre la Manica, il 22 oltre l’Atlantico e solo il 6 nel Vecchio Continente.
L’Europa ha escluso la leva dei prezzi. Per impedire che qualcuno potesse pagare di più, saltando la fila. Dimenticava che in un modo o nell’altro c’è sempre qualcuno che la fila la salta.
Ha pensato di distribuire le dosi come avrebbe fatto l’Unione sovietica, ma senza essere l’Unione sovietica. Perchè il centralismo sanitario, fondato sul monopolio della mano pubblica, non si è rivelato una politica forte, ma un’organizzazione elefantiaca e inefficiente.
Quando Biden ha chiamato al capezzale di un’America malata i detentori dei brevetti, gli impegni con Bruxelles sono degradati a promesse scadute, senza conseguenze per gli inadempienti.
L’Europa figlia di un’ispirazione liberale, tecnocratica e giuridicista, ha esibito tutti i limiti di una sovranità incompiuta. Al netto delle migliori intenzioni delle cancellerie, ha mostrato la sua difficoltà di percepirsi come potenza, al tempo in cui la geopolitica torna a essere confronto tra potenze dotate di massa critica.
E qui sembra avere conferma la censura che Carl Schmitt muoveva quasi un secolo fa al pensiero liberale: quella di disconoscere la categoria della sovranità , poichè è acefala la sua idea dell’ordinamento e dello Stato. Risale sempre a una norma fondamentale, ma mai a un decisore ultimo.
Senza un decisore non si affronta e non si vince oggi una pandemia, domani una crisi ambientale, o una sfida militare. Senza un decisore si dipende dalle procedure di un ente regolatore, l’Agenzia europea per il farmaco, che gli stati nazionali sorpassano.
Gli americani danno l’ok al siero di AstraZeneca con un mese d’anticipo, gli inglesi li seguono a ruota grazie ai trials organizzati in parallelo, l’Ungheria sdogana qualunque vaccino che sia stato già somministrato ad almeno un milione di persone. Bruxelles arranca tra i paletti degli enti di regolazione.
Dimostrando ancora una volta che la sua bussola non è la sovranità ma la burocrazia. E assiste inerme all’evidenza che, di fronte all’emergenza, ogni produttore favorisce il suo governo.
Per questo il flop è consustanziale alla struttura intergovernativa della sovranità europea. I mesi che verranno saranno l’ultima chance per rimetterla in discussione, per far sì che essa non si riduca al potere di fare le leggi, ma evolva nel potere di assumere le decisioni migliori per il benessere dei cittadini.
L’esperienza di oltre un decennio di cooperazione flessibile e non vincolante tra gli Stati membri dimostra il suo fallimento di fronte all’urgenza e agli effetti asimmetrici delle grandi crisi. “Abbiamo bisogno di un’Europa per tutto ciò che è essenziale, per tutto quello che le nazioni non possono fare”, aveva detto Draghi, con le parole di Jean Monnet, ricevendo due anni fa una laurea honoris causa all’università di Bologna.
Ha sottinteso lo stesso appello nel suo primo discorso al Consiglio europeo, censurando la performance della strategia vaccinale.
Non vuol dire sognare un’irraggiungibile Unione federale, ma dividere la sovranità – come suggeriva già qualche anno fa Sergio Fabbrini nel suo libro “Sdoppiamento” – tra un’Europa che ha la potestà politica di decidere sulle grandi questioni strategiche e l’autonomia delle nazioni in tutto ciò che resta.
O si dà questo scatto, o si soccombe alle crisi, rinunciando a capirne le ragioni. E continuando a raccontarle con le accuse di un virologo eccentrico a una riservata tecnocrate. Che ha l’unica colpa di aver obbedito a un sistema di regole tecnicamente ineccepibili. Ma buone per arrivare ultimi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
L’INFLUENCER CHE HA LAVORATO TANTO SUL TEMA DELLA DISABILITA’ ERA RICOVERATO DA TEMPO
E ora si torna al lavoro. È questo il primo pensiero di Iacopo Melio negativo al coronavirus: dopo 18
giorni del primo ricovero e 27 del secondo, il blogger e influencer che si è battuto a lungo sui temi legati alla disabilità e che, grazie a questa sua attività di pubblica utilità , è diventato anche consigliere regionale in Toscana, è uscito dall’ospedale San Giuseppe di Empoli, dove è stato seguito dal personale sanitario.
Iacopo Melio ha scelto Facebook, il social network che maggiormente lo ha aiutato nella sua battaglia per i diritti dei disabili, per annunciare ai suoi followers la buona notizia.
Il periodo di ricovero per coronavirus è stato difficilissimo da gestire. Lo stesso consigliere regionale toscano ha evidenziato i principali problemi: la ridotta capacità respiratoria, il fatto di essere tornato a una alimentazione fatta di omogeneizzati e maionese, la perdita di peso.
«Questo non significa che sia tutto finito, anzi — ha detto -: ho sconfitto il virus, ma non i suoi effetti e tutto ciò che ha lasciato. Perchè il bastardo ti cambia, nel corpo e nella testa, e l’unica cosa certa è che non si torna più come prima».
Adesso, il primo pensiero di Iacopo Melio è recuperare il tempo perduto: rendere questa esperienza un qualcosa su cui poter lavorare e portare una testimonianza, come sempre dalla parte dei più deboli.
Inevitabile il ringraziamento nei confronti del personale sanitario che è stato vicino a Iacopo Melio in tutto questo periodo: «La resistenza, per me — ha detto -, oggi ha il colore dei loro sorrisi coperti, che non si vedono ma sai che ci sono».
Nell’ultimo periodo, nonostante il ricovero, Iacopo Melio ha comunque voluto portare avanti le sue battaglie di sempre: qualche settimana fa, ad esempio, aveva risposto a tono a Matteo Salvini che aveva chiesto un’azione di buon senso nei confronti di un disabile che era stato multato per aver disobbedito alle disposizioni anti-coronavirus. Inoltre, ha scritto diverse testimonianze per Repubblica, mettendo a disposizione dei suoi lettori uno spazio per capire come si affronta il tema della disabilità nel corso di una pandemia.
(da agenzie)
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