Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
SICUREZZA, EFFICACIA ED EFFETTI COLLATERALI
1 – Come sono composti i vaccini anti Covid
Hanno composizioni diverse. I vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna sono vaccini a Rna messaggero. Quello di AstraZeneca utilizza il metodo del vettore virale. L’Rna messaggero è una sequenza di basi genetiche sintetizzata in laboratorio. Essendo una molecola instabile, la sequenza di Rna viene incapsulata in una nanoparticella di grasso. Deve essere conservata a temperature molto basse: -20 per Moderna, -70 per Pfizer-BioNTech. Il vaccino non contiene altro, a eccezione degli eccipienti. Al momento dell’iniezione va diluito con una normale soluzione fisiologica.
2 – Quanti e quali sono i vaccini in via di approvazione o approvati?
I vaccini approvati nel mondo oggi sono 7: tre cinesi e due russi, oltre a Moderna e Pfizer-BioNTech. Le procedure di approvazione nei vari paesi sono però differenti. Russia e Cina non hanno autorità regolatorie indipendenti. In Europa e nelle Americhe le aziende produttrici dei vaccini raccolgono i dati delle sperimentazioni condotte sull’uomo e le inviano alle autorità regolatorie (Fda negli Usa ed Ema in Europa) per la valutazione. A gennaio anche in Europa dovrebbe arrivare Moderna, che ha già completato le sperimentazioni. Subito dopo è attesa AstraZeneca. A marzo Johnson&Johnson e poco più tardi anche Sanofi.
3 – E perchè ci è voluto così poco se di solito si aspettano anni?
Per due motivi. Il primo è che la scienza ha sfruttato l’esperienza della prima Sars. Nel 2003 fu messo a punto un vaccino, mai usato perchè quel coronavirus si è estinto. Anche l’uso dell’Rna messaggero si è diffuso negli ultimi anni in oncologia. Il secondo motivo è che le fasi di sviluppo – messa a punto in laboratorio, test sull’uomo e produzione – sono avvenute in contemporanea anzichè in sequenza. È un rischio finanziario: il fallimento di una delle tappe porterebbe a un enorme spreco di risorse. Ma i fondi messi in campo dai governi hanno mitigato i rischi per le aziende.
4 – Per quanto tempo i vaccini saranno efficaci?
Lo scopriremo solo con il tempo. Il coronavirus è noto da meno di un anno, non possiamo avere dati per periodi di tempo più lunghi. Gli studi sui 4 coronavirus che causano raffreddore e su quello della Sars suggeriscono che l’immunità duri un anno. Ma sono supposizioni. Gli anticorpi nelle persone guarite sembrano durare 6-9 mesi. Un campione di vaccinati verrà seguito nel tempo proprio per studiare l’andamento della loro memoria immunitaria. Allo scadere della protezione, sarà necessario ripetere il vaccino. È possibile che l’iniezione debba diventare una routine.
5 – Proteggono solo dai sintomi oppure anche dal contagio?
Non lo sappiamo. Le sperimentazioni sull’uomo hanno coinvolto in media 20-40mila volontari per ciascun vaccino. Fare a tutti tamponi regolari sarebbe stato complicato: ai test sono stati sottoposti solo i volontari con i sintomi del Covid. Il risultato è che per gli asintomatici non abbiamo dati. Per capire se il vaccino protegge solo dai sintomi gravi o previene anche il contagio serviranno test ripetuti su un campione di volontari, dopo l’inizio della campagna di vaccinazione. Finchè resterà l’incertezza, i vaccinati dovranno mantenere tutte le precauzioni per evitare di contagiare gli altri.
6 – Quante le dosi previste in Italia e negli altri Paesi europei?
L’Italia alla fine della campagna vaccinale (fra un anno) avrà ricevuto 202 milioni di dosi di vaccini prodotti da sei aziende: Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson, Sanofi e CureVac. A queste forse si aggiungerà la biotech italiana ReiThera, che deve iniziare la fase due delle sperimentazioni. Il vaccino va somministrato in due dosi: la dotazione è quindi sufficiente per 101 milioni di persone. I vaccini non sono acquistati dagli Stati, ma dalla Commissione Europea, e suddivisi in base alla popolazione. A noi spetta il 13,5% di quelli comprati da Bruxelles.
7 – Come e in che tempi avviene la campagna di vaccinazione?
Nel primo trimestre 2021 in Italia arriveranno 10 milioni di dosi (8,7 da Pfizer e 1,3 da Moderna) per le categorie prioritarie: operatori sanitari (1,4 milioni), personale e ospiti delle Rsa (570 mila) e over 80 (4,4 milioni). Subito dopo toccherà alla fascia 60-79 anni (13 milioni) e alle persone con altre malattie (7 milioni). Tra il secondo e il terzo trimestre saranno vaccinati anche insegnanti e personale scolastico, con gli altri operatori dei servizi essenziali: forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità . Nel quarto trimestre il vaccino arriverà a tutti gli altri.
8 – Sono stati riscontrati effetti collaterali? E quali?
Fino a oggi 2 milioni di persone sono state vaccinate con Pfizer o Moderna. Ci sono state 8 reazioni allergiche gravi, subito dopo l’inoculazione, tutte risolte. Per questo l’iniezione avviene in una struttura medica con assistenza in caso di shock anafilattico. Le sperimentazioni hanno mostrato alcuni effetti collaterali leggeri: per Pfizer dolore nel luogo della puntura (80% dei vaccinati), stanchezza (60%), mal di testa (50%), dolore muscolare o brividi (30%), dolore alle articolazioni (20%), febbre (10%). Un volontario su mille ha avuto una paralisi temporanea dei muscoli del viso.
9 – Che cos’è l’immunità di gregge? Come si ottiene?
È la percentuale di vaccinati che bisogna raggiungere affinchè risulti protetto anche chi non è vaccinato. Non incontrando più persone da contagiare, il virus a quel punto smette di circolare. La percentuale è tanto più alta quanto maggiori sono la contagiosità del virus e la sua diffusione nella popolazione. Per il morbillo, che ha un indice di contagiosità altissimo, 18, serve immunizzare il 95% delle persone. Per il coronavirus si dovrà arrivare al 70-80%. Oltre ai vaccinati, vanno considerati immuni anche i guariti. Purtroppo però entrambi i tipi di protezione sono temporanei.
10 – Se tutto va bene quando si potrà tornare alla vita di prima?
Saremo a un buon punto il prossimo autunno, con il completamento della campagna di vaccinazione. A quel punto si apriranno diversi scenari. Sars-Cov-2 potrebbe mutare e diventare più mite, diventando in tempi brevi simile agli altri 4 coronavirus che ci causano un raffreddore. Oppure potrebbe restare pericoloso per anni, costringendoci a vaccinazioni ripetute e al mantenimento delle precauzioni. Molto dipende dalla sua rapidità di mutazione, dall’efficacia dei vaccini, dalla loro capacità di proteggerci dal contagio e dalla durata dell’immunità .
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
LA VARIANTE INGLESE SI DIFFONDE RAPIDAMENTE, LE VITTIME IERI SONO STATE 357
Da quando è esplosa la pandemia in Europa non si era mai registrato un numero tanto alto
di contagi nel Regno Unito. Nelle ultime 24 ore nel Paese si contano oltre 41 mila nuove infezioni da Coronavirus.
Per la precisione, i numeri diffusi dal minsitero della Salute inglese parlano di 41.385 nuovi casi. Questa è la prima volta che nel Regno Unito viene sfondato il tetto dei 40 mila contagi giornalieri.
Quanto alle vittime, nelle ultime 24 ore sono state certificate 357 morti legate al Covid-19. Sulle nuove infezioni registrate potrebbe aver inciso molto probabilmente la variante inglese che sembra avere una velocità di trasmissione maggiore e dunque sta alimentando una ulteriore diffusione del virus.
Intanto, in Italia proprio oggi è stata scoperta una variante italiana del tutto simile a quella inglese, che è stata isolata nei laboratori di Brescia già lo scorso agosto, e dunque diversi mesi prima rispetto a quanto scoperto nel Regno Unito di recente. «La variante è stata isolata su un paziente asintomatico che era alle prese da mesi con il Covid — ha spiegato il professor Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia -. La situazione ci ha incuriosito e ora possiamo dire che in Italia potrebbe circolare una variante del virus, antenata di quella inglese».
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA E’ PARTITA DAL DIRETTORE DEL “CORRIERE DELLA SERA”… SOVRANISTI NON PERVENUTI (AVRANNO PAURA DELLA INIEZIONE)
Vaccinarsi pubblicamente tutti insieme. La proposta del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana viene raccolta dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi e dal leader di Italia Viva Matteo Renzi.
“Io ci sono” scrive Zingaretti, “sono a disposizione per qualsiasi azione. Su questi temi l’unità è importante per ricostruire fiducia e speranza nel futuro”.
“I leader politici debbono dare il buon esempio e possono farlo insieme” risponde Silvio Berlusconi, chiarendo che “questo non cancellerebbe ovviamente nessuna distinzione politica, anche in merito alla gestione di questa crisi, ma significherebbe che la politica sa anche unirsi per uno scopo alto e nobile”.
“Ogni iniziativa utile a sensibilizzare gli italiani sulla necessità di fare il vaccino è ben venuta ed importante” replica Matteo Renzi. “Ho detto più volte che sarei favorevole all’obbligatorietà dei vaccini: introduciamola subito almeno per gli operatori sanitari e socio sanitari. E sosteniamo ogni iniziativa di sensibilizzazione sul tema”.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
“NEGATIVO E VACCINATO”: UNA APP CON UN PASSAPORTO SANITARIO PER RILANCIARE I VIAGGI
Sarà un passaporto vaccinale sotto forma di app a rilanciare i viaggi aerei internazionali, arginando il crollo di un settore azzannato dalla pandemia di Covid-19?
La strada è ricca di incognite e criticità , ma le compagnie aeree ci sperano e da settimane hanno intensificato i loro sforzi per individuare, insieme ad aziende e fondazioni informatiche, le soluzioni più promettenti per tornare a volare in sicurezza, senza quarantena, sfruttando le possibilità del digitale.
Prima di vedere quali sono queste soluzioni, è bene fare due premesse.
La prima è che si tratta di iniziative in fase di sviluppo, attualmente in corso di sperimentazione su determinate tratte internazionali, per la cui diffusione più ampia sarà necessaria l’adozione di standard universali riconosciuti da parte delle autorità governative.
La seconda premessa è che l’eventuale “decollo” di questi strumenti come lasciapassare per i viaggi internazionali solleva delle questioni etiche che vanno dalla tutela della privacy (un aspetto su cui gli sviluppatori assicurano la massima attenzione) al rispetto dei diritti umani (ad esempio, come evitare discriminazioni legate all’accessibilità a strumenti tecnologici/sanitari).
L’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) aveva annunciato qualche settimana fa il proprio IATA Travel Pass, un pass sanitario digitale per sbloccare le frontiere e abolire la regola della quarantena obbligatoria: in sostanza, una app per consentire alle autorità portuali di vedere (tramite codice Qr) tutte le informazioni sanitarie dei passeggeri, inclusi test Covid e vaccinazioni.
L’associazione con sede a Montreal prevede il rilascio dell’app per l’inizio del primo trimestre del 2021 per Android e iPhone, previo accordo con le autorità governative.
Una delle iniziative più avanzate è il CommonPass, una sorta di passaporto sanitario pensato per consentire alle autorità aeroportuali di verificare per ogni passeggero i risultati dei test per il coronavirus e lo stato delle vaccinazioni.
Come riporta il New York Times, alcune compagnie aeree — come United Airlines e Cathay Pacific – hanno iniziato a sperimentare CommonPass già nel mese di ottobre.
Nelle ultime settimane al Common Trust Network hanno aderito altre grandi compagnie internazionali, tra cui JetBlue, Lufthansa, Swiss International Airlines e Virgin Atlantic. Già in questi giorni le compagnie stanno iniziando a usare l’applicazione su voli selezionati in partenza da città come New York, Boston, Londra e Hong Kong.
L’organizzazione Airports Council International (ACI) World, che rappresenta circa 2.000 aeroporti in tutto il mondo, ha aderito al Common Trust Network, segno che nelle prossime settimane l’utilizzo del pass potrebbe estendersi ad altre capitali.
Come per il Travel Pass della IATA, CommonPass mira sia a fornire informazioni sui requisiti di ingresso nei Paesi stranieri sia a offrire una piattaforma verificata su cui archiviare e visualizzare i risultati dei test e le vaccinazioni.
La app — spiega Forbes – dovrebbe aiutare a chiarire la confusione dei viaggiatori sui requisiti per l’ingresso e su come dimostrare adeguatamente che sono stati soddisfatti. Allo stesso tempo, solleverebbe le autorità per l’immigrazione e il personale delle compagnie aeree dal compito di vagliare la legittimità di una serie di documenti sanitari, potenzialmente in più lingue e formati.
Dietro la app c’è un’organizzazione senza scopo di lucro con base a Ginevra chiamata The Commons Project Foundation, supportata dalla Rockefeller Foundation con il coinvolgimento del World Economic Forum. La fondazione riassume così la sua missione: “La Commons Project Foundation costruisce e gestisce piattaforme e servizi digitali per il bene comune. La nostra struttura orientata alla missione è progettata per attrarre talenti di livello mondiale per costruire e sostenere servizi pubblici digitali in un modo che serva soprattutto gli interessi delle persone”.
Anche le grandi aziende tecnologiche stanno entrando in azione.
IBM ha sviluppato la propria app, chiamata Digital Health Pass, che consente alle aziende e alle sedi di personalizzare gli indicatori di cui avranno bisogno per l’ingresso, inclusi i tamponi, i controlli della temperatura e le registrazioni delle vaccinazioni. Le credenziali corrispondenti a tali indicatori vengono quindi archiviate in un portafoglio mobile.
Una delle principali criticità di questi passaporti elettronici vaccinali è l’adozione di standard uniformi che possano essere riconosciuti dalle autorità governative, così da evitare la frammentazione e la confusione che hanno minato in molti Paesi le performance delle app di tracciamento.
Su questa sfida si sta concentrando la Covid-19 Credentials Initiative, un collettivo di oltre 300 persone che rappresentano decine di organizzazioni in cinque continenti, tra cui CommonPass, Ibm e la Linux Foundation Public Health, organizzazione focalizzata sulle applicazioni della tecnologia per aiutare le autorità sanitarie di tutto il mondo a combattere Covid-19.
Mentre i ‘nerd’ sono al lavoro, la comunicazione ufficiale sui passaporti sanitari digitali resta al momento un po’ confusa, prendendo in prestito il giudizio del network Euronews.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) appare contraddire le sue stesse raccomandazioni. Nel corso di un incontro con la stampa dell’OMS a Copenhagen il 4 dicembre, la dott.ssa Catherine Smallwood, Senior Emergency Officer dell’OMS Europa, ha ribadito le attuali linee guida dell’organismo sui “passaporti per l’immunità ”.
“Non raccomandiamo i passaporti di immunità nè i test come mezzo per prevenire la trasmissione oltre confine”, ha affermato. “Ciò che raccomandiamo è che i Paesi guardino i dati sulla trasmissione sia all’interno che all’esterno dei loro confini e adattino di conseguenza le loro linee guida di viaggio alle persone”.
Allo stesso tempo, però, l’OMS ha firmato un accordo con l’Estonia in ottobre per collaborare allo sviluppo di un certificato di vaccinazione digitale – o di un “cartellino giallo smart” – che ricorda i vecchi certificati cartacei di vaccinazione contro la febbre gialla. L’idea alla base di questo accordo è quella di rafforzare la motivazione a sottoporsi ai vaccini, garantire un accesso equo ad essi e, in ultima analisi, porre fine alle restrizioni pandemiche attraverso l’immunità attiva acquisita.
“Per il passaporto di vaccinazione per i viaggiatori – ha detto la dott.ssa Siddhartha Sankar Datta, collega di Smallwood, nel corso della stessa conferenza stampa – stiamo esaminando molto attentamente l’uso della tecnologia nel contrasto al COVID-19 e uno di questi è come lavorare con gli Stati membri per ottenere un qualcosa chiamato certificato di vaccinazione elettronica”.
Il tema, insomma, c’è ed è quanto mai attuale. Come attuale è il dibattito sulle ripercussioni di queste nuove condizioni di viaggio su privacy, diritti e libertà di movimento. CommonPass, IBM e la Linux Foundation hanno tutti sottolineato la privacy come elemento centrale delle loro iniziative. IBM, ad esempio, ha spiegato che il suo pass permette agli utenti di controllare e autorizzare l’uso dei propri dati sanitari, consentendo loro di scegliere il livello di dettaglio che desiderano fornire alle autorità .
Diverse aziende all’interno della Covid-19 Credentials Initiative si stanno inoltre muovendo per respingere preventivamente le accuse di discriminare i passeggeri in base alla loro dotazione digitale.
Alcuni stanno sviluppando una smart card che rappresenta una via di mezzo tra i tradizionali certificati vaccinali cartacei e una versione online più facile da archiviare e riprodurre.
Brad Perkins, chief medical officer della Commons Project Foundation, ha assicurato che il sistema di credenziali dell’app è stato progettato in modo da funzionare per un pubblico vasto: chi non possiede uno smartphone potrà comunque stampare i propri codici di conferma e mostrarli in aeroporto, proprio come avviene con una normale carta d’imbarco.
Quest’apertura all’analogico non elimina però il problema di una discriminazione più ampia: quella tra chi potrà sottoporsi al vaccino e chi no, per svariati motivi.
“In base al loro stato di salute alcune persone potrebbero muoversi liberamente, e sarebbe il caso di coloro che sono risultati negativi al test o sono stati vaccinati”, osserva Ada Beduschi, docente di Diritto all’Università di Exeter citata da Euronews.
“Ma ad altri, al contrario, non sarebbe permesso viaggiare e accedere a luoghi specifici, tra cui chiese, luoghi sportivi e altre aree di riunione […]. Se alcune persone non possono accedere o permettersi i test o i vaccini Covid-19, non saranno in grado di dimostrare il loro stato di salute, e quindi le loro libertà saranno de facto limitate”.
Se i viaggi aerei internazionali erano già prerogativa della parte più benestante della popolazione mondiale, il coronavirus sembra destinato a rendere le vie del cielo ancora più ristrette.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
DA INIZIO PANDEMIA MORTI 273 MEDICI
Quasi 90mila operatori sanitari contagiati da inizio pandemia, 273 medici deceduti. 
Gli ultimi dati fotografano il pesante tributo pagato dal personale delle strutture sanitarie nella lotta quotidiana al coronavirus. Non a caso la campagna vaccinale è iniziata proprio da questa categoria. Anche se c’è un allarme “no vax” in corsia, soprattutto tra gli addetti delle case di riposo per anziani.
La Sorveglianza integrata Covd-19 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha reso noto che su 2.019.660 casi di contagio da Sars-Cov-2 avvenuti in Italia dall’inizio della pandemia al 27 dicembre, 89.879 hanno riguardato gli operatori sanitari. Negli ultimi 30 giorni, invece, 413.381 sono stati i casi totali di positività diagnosticati nel nostro Paese, di cui 16.923 tra gli operatori sanitari.
Dalla Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) sì è appreso che altri tre medici sono morti di Covid. Si tratta di Raffaele Antonio Brancadoro, medico ospedaliero in pensione, Leonardo Nargi, ginecologo, Stefano Simpatico, neurochirurgo. Il totale delle vittime tra i camici bianchi sale così a 273.
Sarebbero invece un centinaio su 400mila – secondo la stima di Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) – i camici bianchi “negazionisti” rispetto ai vaccini, compreso quello appena arrivato contro il Covid. E’ la stima di Filippo Anelli, presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo).
“Le sanzioni variano caso per caso – spiega Anelli – proprio perchè le situazioni possono essere diverse. Un conto è esprimere privatamente un’opinione, un conto è fare proselitismo contro i vaccini, che inevitabilmente incide sull’esercizio della professione. Un medico non può turbare il rapporto con il paziente, nè mettere in dubbio le libertà scientifiche”.
Per questo c’è chi pensa all’obbligo vaccinale per i camici bianchi: “Noi non siamo contrari – sottolinea Anelli – ma bisogna trovare un giusto equilibrio tra la Costituzione, che dice che a nessun cittadino possono essere imposti trattamenti medici, e la situazione contingente”.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
NELLE ULTIME SETTIMANE E’ AUMENTATO IL NUMERO DEGLI INSERZIONISTI CHE OFFRONO IL VACCINO
Nelle ultime settimane il numero degli inserzionisti è aumentato. Le spedizioni, in scatole
raffreddate da ghiaccio secco, sono assicurate entro due giorni. Ne abbiamo parlato con Nicola Bressan, cto della società di consulenza informatica Yarix
Tra i tanti miti che avvolgono i primi anni della rete c’è quello di Dread Pirate Roberts. Un uomo, una donna o forse una squadra di persone. In ogni caso era questo l’account che nel 2011 gestiva Silk Road, il più grande store della dark web. In pratica, un Amazon della droga.
Silk Road è stato chiuso dall’Fbi nell’ottobre 2013 e il suo proprietario, Ross Ulbricht, arrestato. Per gli agenti era lui Dread Pirate Roberts. Un mese dopo nel dark web venne aperto un altro portale per la vendita di droga. Si chiamava sempre Silk Road ed era gestito sempre dall’account Dread Pirate Roberts.
I mercati del dark web sono così. Volatili, pronti a rinascere, difficilmente afferrabili dalle forze dell’ordine perchè fondati da community pronte a ritrovarsi dominio dopo dominio. Un flusso in cui negli ultimi mesi sono finiti anche i vaccini per il Coronavirus. È probabile che quelli apparsi nei primi mesi della pandemia fossero semplicemente delle truffe.
Nei migliori dei casi vaccini antinfluenzali venduti come fossero già programmati per il Covid. Fra poco però in tutto il mondo cominceranno a circolare milioni di dosi del vaccino. E non è difficile immaginare che qualcuna finisca davvero in questa rete.
Nicola Bressan è il Cto di Yarix, una società di consulenza informatica che negli ultimi anni si è specializzata proprio nelle ricerche sul dark web, quella rete a cui si può accedere solo attraverso protocolli specifici per cui è necessaria almeno un’alfabetizzazione informatica di base.
Una rete in cui, certo, sono presenti attività criminali ma che può diventare anche rifugio per attivisti che vivono in Paesi in cui la libertà sul web tradizionale non viene garantita dal governo.
Bressan e i suoi ricercatori hanno passato in rassegna i mercati più attivi di questo dedalo di domini e hanno trovato non solo dosi di vaccini ma anche referti medici già compilati con attestati di negatività al Covid e campioni di saliva infetti.
Perchè avete deciso di cominciare la ricerca del vaccino per il Covid nel dark web?
«Noi lo teniamo monitorato e controlliamo sempre i black market per le attività di intelligence richieste dai nostri clienti. In queste sessioni di monitoraggio abbiamo notato un aumento significativo degli annunci sul vaccino per il Covid. Allora abbiamo alzato le antenne e abbiamo cominciato a monitorare anche questo tipo di vendite».
Quante inserzioni avete trovato durante il monitoraggio?
«Le primissime vendite che abbiamo rilevato risalgono a marzo. Erano soprattutto inserzioni sporadiche. In quel momento però la ricerca sui vaccini e in generale le conoscenze sul Coronavirus erano solo all’inizio. Non c’era niente di certo. Quando invece sono arrivate le notizie sui primi vaccini testati, allora anche gli annunci sul dark web hanno cominciato ad aumentare. Un paio di settimane fa abbiamo contato 100 inserzioni».
Da dove spediscono gli inserzionisti?
«Soprattutto da Regno Unito e Stati Uniti. Paesi in cui, in effetti, il vaccino è già disponibile».
Il dark web non è accessibile a tutti. Qual è il profilo di chi acquista su queste piattaforme?
«Secondo noi non è il cliente finale che acquista vaccini sul dark web. Piuttosto si tratta di mediatori che poi vanno a rivendere il prodotto su altri canali del mercato nero. Abbiamo fatto un po’ di prove, contattando diversi venditori. Nella maggior parte dei casi non volevano vendere un paio di dosi ma puntavano tutti ad alzare la quantità di fiale vendute».
I vaccini, o almeno i prodotti venduti come vaccini, si trovano su piattaforme già conosciute agli utenti di questa rete?
«Sì, si tratta di market già conosciuti. In ogni caso esiste una volatilità parecchio spinta su queste piattaforme. Quelle che analizzavamo all’inizio del 2020 sono diverse da quelle su cui lavoriamo adesso. Al momento non esistono market specifici per il Covid, abbiamo trovato solo annunci in piattaforme che di solito vendono droghe o farmaci senza ricetta».
Quanto costa una dose?
«A seconda del venditore viaggiano tra i 300 e i 600 dollari».
Siete riusciti a capire se si tratta davvero di vaccini?
«Gli inserzionisti che li stanno mettendo in vendita sono considerati affidabili nel settore. Quelli che abbiamo visto hanno feedback reputazionali molto elevati che vanno dal 95% al 100%. Non ci sono però feedback diretti sulla vendita dei vaccini. È vero anche che un cliente non può verificare da solo l’affidabilità del vaccino. Per assurdo solo l’azienda che l’ha prodotto potrebbe farlo».
I vaccini, soprattutto quello di Pfizer-BioNtech, non sono facili da conservare. Avete provato a capire come sarebbero spediti in caso di acquisto?
«Il vaccino Pfizer deve essere conservato sotto zero. I rivenditori che abbiamo contattato hanno detto che le spedizioni sarebbero state fatte da corrieri veloci che avrebbero impiegato solo un paio di giorni per consegnare la merce. In questo modo, secondo loro, le dosi avrebbero potuto conservarsi grazie a contenitori che sfruttano il ghiaccio secco».
Oltre ai vaccini, nell’ultimo anno quali sono stati i prodotti legati all’epidemia più venduti sul dark web?
«Da quando è arrivato il Coronavirus gli annunci a tema hanno cominciato a proliferare. Nella prima fase dell’emergenza si vendevano molti dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine. Poi abbiamo visto in vendita di tutto, dai test rapidi ai respiratori di ossigeno. In un market russo abbiamo trovato anche referti medici falsificati che accertavano la positività o la negatività al Covid. Si poteva scegliere anche l’area geografica in cui veniva emessa questa certificazione. Fra gli annunci più strani c’erano anche quelli per campioni di saliva infetti o plasma di persone che avevano avuto il Covid. In questo caso, in particolare, abbiamo trovato un annuncio in cui il cliente si dichiarava soddisfatto dell’acquisto. Il prodotto, quindi, era arrivato a destinazione».
(da Open)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
ENTRO FINE MARZO PRIORITA’ A 1.404.037 OPERATORI SANITARI, 570.287 OSPITI E PERSONALE RSA, 4.442.048 ANZIANI OVER 80… SOLO DA APRILE TOCCHERA’ AGLI ALTRI
Quando dovrò vaccinarmi?
È questa la domanda che da alcuni giorni si stanno facendo milioni di italiani alle porte di un 2021 che — se tutto andrà come si spera — dovrebbe rappresentare l’anno dell’uscita dalla pandemia.
Le prime dosi sono state somministrate il 27 dicembre: non si tratta dell’inizio di quella che è stata definita la più grande campagna di vaccinazione di massa della storia.
L’Italia punta a una copertura dell’80 per cento e per questo ha opzionato 202 milioni di dosi di siero, il 13,4% dell’Ue, “dotazione sufficiente per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte”.
Oltre ai vaccini di Pfizer e Moderna importanti novità sono in arrivo dal Regno Unito per quello sviluppato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford: è “efficace al 95% ed è in grado di eliminare al 100%” i sintomi gravi che portano ai ricoveri per Covid-19
Vaccino anti covid: quando toccherà a ogni categoria
Ma quali sono le categorie che verranno vaccinate prioritariamente? Le prime circa 10 milioni di dosi (8,749 milioni di Pfizer e 1.346.000 di Moderna appena ci sarà in via libera Ema) nei primi tre mesi del 2021 serviranno a vaccinare le categorie individuate come prioritarie, ovvero gli operatori e lavoratori sanitari e socio-sanitari (1.404.037 di persone), il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani (570.287) e gli anziani over 80 (4.442.048).
Subito dopo sarà la volta di uomini e donne di età compresa tra i 60 e i 79 anni (pari a 13.432.005 di persone) e della popolazione con almeno una comorbidità cronica (7.403.578).
In primavera ed estate (secondo e terzo trimestre) toccherà a insegnanti e personale scolastico, e le altre categorie di popolazione appartenenti ai servizi essenziali come Forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità .
Nel quarto trimestre tutti gli altri
I vaccini che verranno distribuiti in Italia
L’Italia riceverà complessivamente 26,92 milioni di dosi del vaccino Pfizer-Biontech, di cui 8,749 milioni nel primo trimestre, 8,1 nel secondo trimestre, 10,1 nel terzo. L’accelerazione dell’Ente Europeo per i Medicinali per il vaccino della statunitense Moderna, il cui via libera è previsto per il 6 gennaio, porterà 10,8 milioni di dosi: 1,4 nel primo trimestre, 4,7 nel secondo e altrettante nel terzo. Ai 38 milioni di vaccini certi Pfizer e Moderna si sommeranno quelli di AstraZeneca, 40 milioni di dosi in tutta l’UE.
(da Fanpage)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
E GIUSTAMENTE CHIEDE PIU’ SOLDI PER LA SANITA’…MA I VACCINI PFIZER PER QUELLA DATA SARANNO MENO DI 4 MILIONI E QUELLI DI ASTRAZENICA NON SONO ANCORA DISPONIBILI
“Oggi siamo a una svolta. Finalmente abbiamo l’arma per vincere la guerra”. Così in un
colloquio con ‘La Stampa’ il ministro della Salute Roberto Speranza. Dobbiamo però, aggiunge, “evitare che un pezzo di Paese profondo possa illudersi che abbiamo già vinto. Sarebbe devastante”.
La polemica sulle dosi in Germania ”è una stupidaggine” spiega, perchè la ripartizione è fissa e la decide l’Ue. “Nell’immediato, la distribuzione tra i singoli Stati può variare in base a fattori del tutto casuali: il giorno, la distanza dagli stabilimenti. Dunque non c’è chi è più bravo e ne compra di più e chi è più scarso e ne compra di meno”.
Altra svolta se arriva anche il vaccino di AstraZeneca: “Noi già dal 1 aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico”.
Le Regioni, stavolta, “non hanno alibi: la gestione è centralizzata sul piano delle forniture e per il resto gli abbiamo dato 15 mila assunzioni in più”.
Vaccino obbligatorio? “Scoppierebbe subito uno scontro ideologico, il Paese si spaccherebbe in due curve di ultrà . Non risolveremmo il problema, lo aggraveremmo”.
Per la sanità solo 9 miliardi nel Recovery: “Sono stato il primo a insorgere. Mi hanno spiegato che in realtà sono già diventati 15. Mi batterò fino in fondo perchè le risorse aumentino”. Sulla crisi di governo, Speranza dice che “se nella maggioranza ci sono problemi, affrontiamoli subito e risolviamoli in fretta. Poi tutti zitti e ventre a terra”.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
IL PROPRIETARIO: “NON MI PIANGO ADDOSSO, NON E’ COLPA DI NESSUNO”
Addio divanetti, consolle e maxi schermi. Spazio a pasta, formaggio, olio e dentifricio.
Il Covid non ha intaccato la determinazione di Marco Cassarà che, due settimane prima dal lockdown di marzo, aveva aperto un discoclub a Torino. Un sogno, un investimento da 30 mila euro che non si è potuto concretizzare a causa della pandemia.
Il 23 febbraio l’inaugurazione, due serate programmate (una l’8 marzo), poi il lockdown e la chiusura di tutte le attività . Compresa la sua.
Ora Marco ha deciso di reinventarsi e quel discoclub — che aveva chiamato Diabolik — lo ha trasformato in un minimarket. Una delle poche attività che, anche in zona rossa, può rimanere aperta.
Ha tolto «le pellicce dai vetri» e «cambiato le insegne» — scrive su Facebook — trasformando, di fatto, la sala che prima era adibita a musica in un piccolo supermercato di quartiere. Addio divanetti, maxi schermi e consolle: spazio, invece, a pasta, formaggio, olio, dentifricio e balsamo.
«Piangermi addosso è una cosa che non mi è mai piaciuta, non ho voluto dare la colpa a nessuno e così mi sono inventato questo», ha detto il proprietario dell’ex discoclub in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.
Insomma, Marco Cassarà vuole puntare sul sicuro, non vuole più rischiare in tempi di pandemia
Finita la pandemia, diventerà un cocktail bar aperto a tutti
Il suo locale, passato «il periodo più duro della pandemia», tornerà alla sua vecchia veste. O quasi. Non più un discoclub, con ingresso riservato ai soci, ma un cocktail bar aperto a tutti. Si parte alle 6 del mattino con colazione per poi proseguire con pranzo alle 13, aperitivo alle 18 e cocktail fino all’1 di notte.
(da Open)
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