Dicembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA CHIESTO TEMPO E DATI PRIMA DI COMUNICARE LA SUA VALUTAZIONE
Aveva chiesto tempo e dati prima di comunicare la sua valutazione sui primi vaccini anti-Covid. Ora i tempi sono maturi e Andrea Crisanti ha sciolto le sue riserve sui due prodotti realizzati da Pfizer-BioNTech e Moderna: sono sicuri e si sottoporrà all’inoculazione, non appena arriverà il suo turno.
Le sue parole, pronunciate più di un mese fa a Focus Live erano state strumentalizzate: il microbiologo dell’Università di Padova aveva solamente chiesto trasparenza nella comunicazione dei dati del trial. E per questo è stato etichettato (con la classica faciloneria italiana) come un no vax.
Ma il tempo è galantuomo e, come aveva promesso ora parla dati alla mano. Lo ha fatto in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.
Crisanti su vaccino Pfizer e Moderna ora ha le idee molto chiare: «Sì, i due vaccini di cui hanno diffuso i dati sono da ritenersi sicuri». Ovviamente il tutto si baserà sull’efficacia nel tempo dell’immunizzazione, ma allo stato attuale delle cose non si può conoscere (ricordiamo, per esempio, che il vaccino antinfluenzale ha valenza per un numero ridotto di mesi che quasi mai raggiunge l’anno).
La domanda sulla vaccino, dunque, diventa: Ma allora, lei si vaccinerà . E la risposta è laconica: «Certo che sì. Mia moglie si è già prenotata: vive in Inghilterra e lo farà lì. Io mi trovo a Roma ma nei prossimi tornerò in Veneto e, appena possibile, mi vaccinerò contro il coronavirus».
In fondo Crisanti non ha mai detto che non si sarebbe vaccinato. Aveva solamente chiesto di attendere i dati delle sperimentazioni per una scelta consapevole. Ora, dati alla mano, Crisanti su vaccini Pfizer e Moderna (in attesa degli studi per gli altri prodotti) ha sciolto le riserve.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
MA LE PRIME DOSI ARRIVATE IN NUMERO SIMBOLICO, SOLO DA LUNEDI’ LA CAMPAGNA PARTE A REGIME
In questi giorni è stato ribadito più e più volte come il numero delle dosi di vaccino,
arrivate nei vari paesi europei il 27 dicembre, fosse per lo più simbolico. Un modo per dimostrare come l’Unione europea, in questa occasione, fosse unita.
Ma le polemiche comunque non sono mancate e in molti si sono domandati perchè l’Italia ricevesse un numero di vaccini inferiore, ad esempio, a quello arrivato in Ungheria (9.750 contro le 35mila ungheresi).
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sottolineato ancora una volta come la vaccinazione vera e propria inizi dalla prossima settimana, a partire da lunedì 28: al nostro paese arriveranno 470mila dosi a settimana.
Secondo il contratto stipulato, nel primo trimestre del 2021 all’Italia dovranno arrivare 8,749 milioni di dosi di vaccino Pfizer e 1,346 milioni di quello prodotto da Moderna. L’attuale numero di antidoti arrivati, come ricordato dal commissario Domenico Arcuri, ”è proporzionale alla popolazione, la Germania dalla Ue ha avuto le stesse dosi o poco più”.
Di conseguenza, le 9.750 dosi italiane non sono da porre in relazione ai 60 milioni di abitanti, mentre le 151.125 dosi arrivate il 26 dicembre in Germania rispecchiano gli 83 milioni di cittadini.
Da Berlino fanno sapere che entro la fine di gennaio saranno vaccinate circa 1 milione di persone, riceventi due dosi ognuno. In Spagna, dove il numero di abitanti è nettamente inferiore rispetto a quello italiano (46 milioni circa) le prime dosi arrivate nella settimana che parte da sabato 26 ammontano a 350mila (quindi il confronto deve essere fatto con le 450mila italiane e non con le prima 9.750), mentre in Francia (67 milioni di abitanti) le dosi arrivate ieri sono 19.500.
E gli altri paesi dell’Unione? Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Portogallo, con una popolazione di poco più di 10 milioni di abitanti, riceverà entro la fine dell’anno 80mila dosi di vaccino.
Il presidente ungherese Viktor Orban si aspetta che le vaccinazioni inizino tra il 27 e il 28 dicembre e che il primo carico di dosi ammonti, come scritto, a circa 35mila.
Norvegia, Svezia e Islanda (tutte con una popolazione tra i 5milioni e i 10milioni di abitanti, eccezion fatta per la piccolissima Islanda) riceveranno 10mila dosi mentre la Danimarca 40mila, in modo tale così da aver sufficienti vaccini da somministrare nelle persone che vivono nelle case di cura: solo dopo, saranno vaccinati anche persone ad alto rischio e personale sanitario.
La Serbia ha ricevuto 4.875 dosi e il primo ministro Ana Brnabic si è vaccinata il 22 dicembre. L’Olanda invece ha comunicato che inizierà le vaccinazioni a partire dall′8 gennaio prossimo: “Abbiamo optato per una pianificazione attenta, sicura e responsabile”, ha scritto in una lettera indirizzata al Parlamento il ministro della Salute Hugo de Jonge.
La Svizzera ha già iniziato a somministrare i vaccini, non facendo parte dell’Unione europea: i militari hanno infatti somministrato la prima tranche di vaccini che ammonta a 107mila dosi. Il governo punta a una somministrazione gratuita per tutti coloro che lo desidereranno entro la metà del 2021. Anche la Gran Bretagna ha già iniziato la campagna, ancor prima di raggiungere l’accordo su Brexit.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
ALLO SPALLANZANI PREVALE LA PAROLA “PRUDENZA” MENTRE SI SOMMINISTRANO LE PRIME TRE DOSI DEL VACCINO
Nel cortile dello Spallanzani, l’Istituto di Malattie infettive di Roma scelto per far partire la campagna di vaccinazione simbolica che oggi si svolgerà in tutta Italia, riecheggiano “prudenza, attenzione”.
§La parola d’ordine del Vaccine day, è “cautela”. Roberto Speranza la ripete in ogni suo intervento, prima ai microfoni dei giornalisti e poi a quelli del punto stampa, accompagnandola a una serie di sinonimi.
L’ospedale è presidiato dalle forze dell’ordine, lo spiazzo gremito di giornalisti. È iniziato tutto da qui – ricorda il ministro della Salute – col ricovero a fine gennaio dei due turisti cinesi, i primi casi accertati nel nostro Paese, e oggi dopo undici mesi, si chiude un cerchio.
Comincia quello che la professoressa Maria Rosaria Capobianchi ha definito “l’inizio della fine di questa brutta avventura”. Direttrice del laboratorio dell’Istituto, a capo del team di donne che ha isolato il nuovo coronavirus, con l’infermiera Claudia Alivernini e l’operatore socio Omar Altobelli, è stata tra i primi tre a farsi vaccinare. Sono passate da poco le 8 del mattino.
Poco dopo il siero Pfizer BioNTech arrivato in Italia ieri – 9750 le dosi consegnate al nostro Paese – che oggi sarà somministrato simbolicamente come nel resto d’Europa per il “Vaccine day” internazionale, è stato iniettato ad Alessandra D’Abramo e ad Alessandra Vergori, altre due dottoresse dell’ospedale romano. Tra qualche settimana dovranno ricevere la seconda dose, “ma oggi mi sento già un po’ può tranquilla, più protetta”, spiegava, gli occhi sorridenti sopra la mascherina, D’Abramo. Aggiungendo subito dopo: “Ma non dobbiamo abbassare la guardia”. La strada è ancora lunga, insomma. Il fucsia della primula scelta come simbolo della campagna vaccinale che risalta contro lo sfondo bianco dei pannelli ricorda la primavera, ma siamo ancora in inverno. Nonostante il sole che illumina la mattina, che Francesco Vaia, il direttore sanitario dello Spallanzani, interpreta come un segnale di buon auspicio.
Si deve “resistere e combattere”, insiste con tono insolitamente marziale, Speranza. Ripete: “È un bel giorno per l’Italia e per l’Europa, abbiamo un’arma in più per combattere contro questo virus”, ma ci vuole tempo
E il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “È una giornata di speranza, ma ci aspettano mesi di dura battaglia in questa fase nuova”. Nessuno lo dice, forse per non rovinare il giorno di festa, la campagna vaccinale entrerà nel vivo tra un po’.
E di immunità di gregge non si potrà parlare prima dell’autunno, ha spiegato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, pure lui invitando alla cautela, alla pazienza, alla responsabilità . “Abbiamo segnali confortanti dal personale sanitario, di consapevolezza che c’è bisogno di fare questo vaccino”, scandiva il ministro poco prima, probabilmente riferendosi a un certo scetticismo che si respira tra operatori sanitari e personale delle Rsa, la prima linea della battaglia al virus dalla quale si è deciso di partire per l’immunizzazione.
I vaccinati allo Spallanzani sono stati tra i primi a offrirsi volontari. I giornalisti se li contendono. “Come si sente? Cosa direbbe ai no vax? Perchè bisogna vaccinarsi?”, le domande che tornano.
L’infermiera Claudia Alivernini, volto simbolo della campagna, dice di aver compiuto questo “atto d’amore” con “profondo orgoglio e grande senso di responsabilità ” e invita – “lo dico col cuore” – a vaccinarsi “per noi, per i nostri cari e per la collettività ”. “Sto bene, sto bene, anche se dovrò fare la seconda dose mi sento già più protetta”, rassicura la dottoressa D’Abramo, gli occhi sorridenti sopra la mascherina.
Vaia non nasconde l’entusiasmo. “È una giornata bella, bella, bella. Una giornata che ci dice che siamo oltre la speranza, che siamo veramente nell’ultimo tratto del deserto. Ai cittadini diciamo “fidatevi”. Il vaccino è uno strumento che ci farà uscire dal deserto, insieme con i comportamenti responsabili e le azioni che il sistema-Paese deve intraprendere”. Poi la foto sulle scale del portone principale con i primi cinque vaccinati e un gruppo di altre persone. Gran crepitio di flash. D
al cortile una donna dello staff scuote la testa. “Così non va così non va, potrebbe essere scambiato per un assembramento”, commenta e il professore Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani nonchè componente del Comitato tecnico scientifico, le dà ragione.
Infine arriva Gianni Letta, grandi saluti, molte cerimonie per “il presidente”. “Sono qui per testimoniare pubblicamente l’apprezzamento per il lavoro straordinariamente efficace che si svolge in questa struttura”, si schermisce lui. E rivolge un appello agli italiani perchè si vaccinino. L’augurio è che “sia corale” e “proceda speditamente”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 26th, 2020 Riccardo Fucile
AL SAN FILIPPO NERI DI ROMA MEDICI E INFERMIERI TRAVESTITI DA BABBO NATALE PER RENDERE MENO TRISTI QUESTI GIORNI
Medici e infermieri travestiti da babbi Natale all’Ospedale San Filippo Neri di Roma
portano regali, libri e sorrisi ai pazienti del reparto Covid19 per il giorno di Natale.
Una bella iniziativa per alleviare le sofferenze di chi deve trascorrere anche la festa della Natività in isolamento e rendere meno tristi questi giorni.
Anche gli operatori sanitari hanno trascorso il Natale lontano dalle proprie famiglie, ma hanno voluto portare un po’ di buonumore tra i pazienti, con scritte colorate sui camici di biocontenimento, cappelli da Babbo Natale, elfi e renne e sacchi pieni di doni.
“Cosa vorrei come regalo di Natale? — racconta una paziente — Già l’ho avuto. Mi sono salvata. Non pensavo di farcela. Nostro Signore mi ha graziata”.
“È un Natale diverso — racconta a Fanpage.it Gianluca Obino, coordinatore infermieristico Covid 4 San Filippo Neri — perchè è un momento particolare di sofferenza ma anche di forte unione tra noi operatori sanitari per cercare di dare il massimo e il meglio ai nostri pazienti”.
Gli operatori sanitari hanno fatto dono ai pazienti positivi Covid in isolamento di pandoro e panettone, mentre il cappellano dell’ospedale stamattina è arrivato nel reparto per comunioni e confessioni. Ai pazienti, poi, è stato consentito di fare gli auguri di Natale a parenti e nipoti con i tablet.
“Essere venuti qui questa mattina — aggiunge Furio Colivicchi, primario cardiologo Covid 4 San Filippo Neri — attraversando la città deserta è una sensazione molto particolare per tutti noi e questo ci avvicina ai pazienti che sono fragili e spaventati perchè stare in isolamento non è semplice. Ma condividiamo assieme questo momento perchè anche il personale in questo momento è separato dalla propria famiglia”. “Tutti — racconta il medico Cristina Rosati — hanno donato dei libri per far si che i pazienti possano passare il loro tempo con un minimo di svago”.
(da Fanpage)
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Dicembre 26th, 2020 Riccardo Fucile
D’ORA IN POI LA PRESENZA DELLA VARIANTE SARA’ COSTANTEMENTE MONITORATA
Un gruppo di ricercatori esperti di sequenziamento genomico coordinato dal Professor Davide Cacchiarelli presso l’istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli, il Tigem, ha determinato la sequenza completa del genoma virale in 115 tamponi positivi per il Sars Cov 2 eseguiti negli ultimi mesi nella regione.
Tra questi campioni è stato possibile analizzare anche 6 tamponi recentemente ottenuti presso l’aeroporto di Capodichino in persone provenienti da Londra: tra questi è stata riscontrata la presenza della cosiddetta “variante inglese” di Sars Cov 2, sulla quale rimangono ancora molti aspetti scientifici da chiarire per valutarne l’effettivo impatto sulla salute pubblica. Nei restanti campioni analizzati sono state identificate in tutto 8 diverse varianti, tutte appartenenti al “tipo B”, largamente diffuse in Europa
Lo studio
Lo studio, i cui risultati sono stati depositati in Gisaid (il database di riferimento mondiale per le sequenze dei genomi virali), fornisce quindi una prima mappa delle varianti Sars-CoV2 presenti in Campania e sottolinea l’importanza dell’analisi del genoma virale per la caratterizzazione dell’evoluzione della pandemia. “Presso il Tigem abbiamo messo a punto una tecnologia che ora ci permette di analizzare, con un’alta precisione ed affidabilità , il genoma virale in un alto numero di tamponi al giorno. Entro il 31 dicembre – ha dichiarato il professor Davide Cacchiarelli, coordinatore dell’unità di sequenziamento genomico Covid19 al Tigem – abbiamo in programma di sequenziare il genoma virale in oltre 1000 tamponi positivi per il SARS-CoV-2”.
Andrea Ballabio, direttore del TIGEM e coordinatore del progetto di ricerca sul Covid19 finanziato dalla Regione Campania ha sottolineato che “l’emergenza di questa pandemia ha spinto noi ricercatori di Telethon a scendere in campo nella lotta contro il Covid19 sfruttando le nostre competenze di genetica. Il ritrovamento della cosiddetta variante inglese del SARS-CoV-2 nei tamponi di persone arrivate da Londra all’aeroporto di Capodichino sottolinea ancora di piu’ l’importanza dello studio dell’evoluzione del genoma virale, sia per decidere le misure di contenimento da adottare, sia in futuro per monitorare l’eventuale insorgenza di varianti aggressive o resistenti ai vaccini. D’ora in poi – ha concluso Ballabio – la risposta diagnostica che saremo tenuti a dare a una persona che effettua il tampone non sara’ solamente se e’ presente o no il SARS-CoV-2, ma di quale variante si tratta”.
“L’individuazione dei sei casi positivi – ha dichiarato il Presidente Vincenzo De Luca – è successiva all’ordinanza della Regione con la quale si sono bloccati i voli provenienti dal Regno Unito immediatamente dopo la notizia della scoperta della nuova variante. Proseguirà nei prossimi giorni un lavoro attento di controllo e di filtro rispetto agli arrivi e sulla evoluzione dell’epidemia, per garantire al massimo le condizioni di sicurezza. E’ di grande importanza scientifica e di grande supporto per il lavoro che verrà , questa indagine sviluppata dai nostri centri di eccellenza nell’ambito della ricerca finanziata dalla Regione nel mese di marzo”.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“HO COMPRESO BENEFICI E RISCHI”, CONVIENE LEGGERE BENE
Emergono sempre più dettagli circa le procedure che dovranno essere seguite in Italia per
sottoporsi alla vaccinazione: dalle firme per la presa visione di tutte le controindicazioni alle 35 Faq pubblicate dall’Aifa
Sta per partire la campagna vaccinale in Italia: la data del V-day, fatta ricadere in coordinamento con l’Europa il 27 dicembre, è alle porte. E le prime 9.750 dosi del vaccino denominato Comirnaty, ovvero quello prodotto da Pfizer e Biontech, sono arrivate alla frontiera del Brennero la mattina di Natale. Il tir, partito dal Belgio, sarà scortato dai carabinieri fino all’ospedale Spallanzani di Roma. Intanto, l’Ordine nazionale dei biologi ha pubblicato sul proprio sito il modulo del consenso per il vaccino Cominarty.
Chiunque si sottoponga alla somministrazione del farmaco biologico contro il Coronavirus dovrà firmare un documento in cui ammette di essere stato «correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione».
Tra le note informative allegate al modulo, poi, si legge che «possono essere necessari fino a 7 giorni dopo la seconda dose per sviluppare la protezione contro il Covid-19». Quindi, considerando i 21 giorni che devono intercorrere tra prima e seconda somministrazione, la risposta immunitaria dei pazienti avverrà dopo circa un mese dalla prima dose.
Nel modulo, oltre all’elenco degli ingredienti contenuti nel vaccino, compare una lunga lista di reazioni avverse, divise in tre categorie: molto comuni, non comuni e rare.
Tra le più frequenti, rientrano la febbre, i dolori articolari e muscolari, il mal di testa. Queste reazioni possono interessare un paziente ogni 10 vaccinati.
Le reazioni cosiddette non comuni, ovvero quelle che riguardano una persona ogni 100, annoverano l’ingrossamento dei linfonodi.
Tra le reazioni avverse rare, «state segnalate alcune gravi reazioni allergiche», si legge nella nota informativa.
Il documento spiega quali sono i sintomi indotti da una reazione allergica di questo tipo: orticaria, gonfiore del viso, della lingua o della gola e respirazione difficoltosa. Poi, al termine della nota, un punto sugli effetti a lungo termine del farmaco: «Non eÌ€ possibile al momento prevedere danni a lunga distanza».
L’Agenzia italiana del farmaco, intanto, ha pubblicato sul proprio sito web una guida strutturata in 35 domande e relative risposte sul vaccino Comirnaty.
Dalle modalità di somministrazione, «due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra», alle stime sulla protezione indotta dal vaccino, «la durata della protezione non è ancora definita con certezza perchè il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9—12 mesi». Persino l’Aifa, quando non possiede informazioni certe su questioni inerenti al vaccino, preferisce lasciare sospese le risposte alle domande che comunque riporta nelel sue Faq.
Non compare sul modulo del consenso da firmare prima del vaccino, ma l’Aifa lo considera un ragguaglio importante da comunicare, un effetto indesiderato del farmaco osservato su una persona ogni mille: «Debolezza nei muscoli di un lato del viso, paralisi facciale periferica acuta».
L’Agenzia, dopo un elenco di spiegazioni sulle condizioni specifiche degli individui, dalla maternità alla predisposizione alle allergie, riferisce che saranno 286 gli ospedali a somministrare le dosi. Nella guida dell’Aifa, le primule dell’architetto Stefano Boeri da installare nelle piazze italiane non sono nemmeno citate.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
CI SONO LE PRIME 9.750 DOSI PER IL 27 DICEMBRE
I vaccini anti-Covid stanno arrivando. Il furgone con le prime dosi ha da poco passato la frontiera del Brennero. Proviene dal Belgio e proseguirà il suo viaggio, scortato dai carabinieri, verso l’Istituto Spallanzani di Roma. Al suo interno ci sono le prime 9.750 dosi del vaccini di Pfzer-Biontech in attesa che cominci la campagna di vaccinazione a partire dal 27 dicembre, uno dei V-Day europei.
La distribuzione
Alle prime migliaia di dosi dovrebbero aggiungersi altre 450 mila nella settimana che inizia il 28 dicembre, che verranno portate nei 300 punti di somministrazione. In totale del lotto dei 200 milioni di vaccini acquistati dall’Unione europea, in Italia dovrebbero arrivare 27 milioni. Le prime vaccinazioni di fine anno coinvolgeranno il personale sanitario e poi 11 milioni di italiani sopra i 60 anni.
Come ha dichiarato il Commissario straordinario Domenico Arcuri in una recente intervista, la seconda ondata di vaccini, dovrebbe partire nel primo trimestre del 2021, anche se la data è ancora da chiarire.
Ad ogni modo, nella seconda campagna «più massiccia», oltre agli over 60 saranno vaccinati anche gli operatori che svolgono servizi essenziali che li mettono a rischio, come le forze dell’ordine e i professori scolastici.
Le regole
Attualmente in Italia non vige l’obbligo di vaccinazione. L’obbligatorietà del vaccino sul luogo di lavoro negli ultimi giorni è stato oggetto di un crescente dibattito. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano il magistrato Raffaele Guariniello ha ipotizzato il licenziamento per i dipendenti che non accettano di vaccinarsi, una tesi che però solleva alcuni dubbi. Intanto, l’Ordine nazionale dei biologi ha pubblicato sul proprio sito il modulo del consenso per il vaccino Comirnaty, mentre l’Agenzia italiana del farmaco, ha redatto una guida.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DRAMMATICO DELLA SUA DEGENZA
Sono le due di notte e l’inferno sembra sceso qui, al reparto 5A3 del San Giuseppe di Empoli. Eppure questo è solo il primo dei gironi, il più sopportabile di tutti: una signora chiede dell’acqua, le infermiere da fuori la sua stanza le urlano che mancano dieci minuti alla fine della terapia, e che potranno vestirsi con lo scafandro solo fra un po’, perciò dovrà pazientare ancora con il casco dell’ossigeno; un signore è in preda alle allucinazioni e vaneggia contro il soffitto, parlando a qualcuno al piano superiore; un altro bestemmia in dialetto, e poi c’è chi si lamenta o chiede aiuto invocando Maria; chi tossisce in continuazione senza riuscire a parlare, mentre qualcuno viene portato in rianimazione perchè qualcosa non va.
E poi ci sono io che ho paura di morire. Che quella, la paura, ce l’ho da un anno, o meglio ad ogni bronchite, ma adesso ha raggiunto il suo massimo picco.
Così cerco di non pensarci ma ci penso comunque, perchè la tosse si è calmata ma non i pensieri peggiori. Perciò scrivo queste righe sulle note del telefono, per urgenza e per bisogno come faccio sempre: anche ora che mi sembra tutto impossibile, lontano e confuso.
Tutti i progetti di lavoro e di vita, di famiglia e amicizia, scomparsi sotto il peso che mi schiaccia il petto, incapace di espandersi, tra costole e vertebre che prendono fuoco. Perciò scrivo, in questa prima tregua, perchè soffrire per niente non ha mai senso, e allora diamogli forma a questo dolore e facciamone qualcosa. Sempre e comunque, finchè si può.
Sono le due di notte e i ruoli si sono invertiti. I malati, ridotti a numeri e grafici nei servizi dei tg, ora tornano ad avere una loro identità , una vita da curare in modo individuale, con pazienza e amore da parte del personale.
Un’attenzione tanto costante quanto anonima, sin dal pronto soccorso: sulle tute sterili di chi combatte in prima linea non ci sono più i cartellini con foto tessere, nomi e cognomi, ruoli e gerarchie. Il Covid ha annullato anche questo, ogni cenno alle storie di OSS, infermieri e medici, tutto ciò che mi permetterebbe di ringraziarli, un domani, incontrandoli per caso, per strada o al cinema, a fare la spesa o al ristorante.
Dove ritorneremo, molto presto, se li aiuteremo in questo sforzo collettivo soprattutto in queste feste. Oggi che loro sono tutti uguali, bianchi da capo a piedi, coi soli occhi scoperti ma appannati da una visiera di plastica, perchè non c’è da perdere tempo e l’unico spazio è quello per l’azione, rapida e decisa, anche se è inverno ma fa un caldo bestia lì dentro.
Perchè l’inferno è sceso al San Giuseppe, ma qualcuno continua a non voler capire. Il mare di scetticismo non si arresta, anzi si riversa attraverso di me e ciò che sono: “Se si è ammalato Iacopo che non usciva da febbraio… Se lo hanno contagiato i suoi genitori che sono sempre stati attenti… Se solo il babbo andava al lavoro e a fare la spesa… Se non hanno mai fatto vita sociale e si sono isolati in casa… Allora tutto ciò che ci viene richiesto, tutti i lockdown generalizzati e le chiusure dei locali, le mascherine da indossare e le norme igieniche imposte… Sono inutili o inefficaci, perciò tanto vale tornare a vivere come prima, e rimettersi alla sorte se davvero esiste un contagio”
Che poi io me li immagino, dopo una mia eventuale dipartita: “Eh ma era disabile, aveva una malattia genetica rara, sarebbe bastata una bronchite qualunque ad ucciderlo: è morto col Covid e non di Covid”.
Ancora molto, avrebbero loro detto, di quel che a stento riesco a leggere in queste ore. Dalla mia camera del 5A3 del San Giuseppe di Empoli, reparto Covid, mentre fuori le ambulanze non smettono di strillare. Per questo scrivo, perchè chiudere gli occhi qui è impossibile: sono le due di notte e l’inferno è già sceso. Non smettiamo di pensarci, non smettiamo e stiamo attenti.
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
I MILITARI PARTIRANNO DA PRATICA DI MARE PER LA CONSEGNA
E’ ormai tutto pronto per il V-Day del 27 dicembre: il giorno in cui partiranno le prime vaccinazioni.
Il ministro della difesa, guidato da Lorenzo Guerini ha già predisposto il piano per la consegna delle dosi.
Una volta giunta all’Ospedale Spallanzani di Roma, una parte delle 9.750 dosi dei vaccini Pfizer sarà trasportata a Pratica di Mare dove 5 aerei (due C27J dell’Aeronautica, due Dornier Do. 228 dell’Esercito e un P-180 della Marina) raggiungeranno le mete più lontane.
I restanti vaccini raggiungeranno le destinazioni via terra con un impegno complessivo di 60 autoveicoli e circa 250 militari.
Nella seconda fase della campagna vaccinale in Italia, non appena disponibili i vaccini di tipo “cold” delle altre case farmaceutiche (AstraZeneca, Moderna, etc), le Forze Armate in base alle indicazioni fornite dal Commissario Straordinario saranno impegnate nel trasporto logistico su tutto il territorio nazionale.
È questo il Piano predisposto dal ministero della Difesa, guidato da Lorenzo Guerini.
L’hub principale, per lo stoccaggio delle dosi, sarà presso l’Aeroporto di Pratica di Mare da dove partiranno per raggiungere i 21 “Sub Hub”, strutture militari dislocate in tutte le Regioni che garantiscono le necessarie misure di sicurezza
Da qui partiranno per essere consegnati ai siti di somministrazione. Il piano prevede l’utilizzo di 11 aerei, 73 elicotteri e oltre 360 autoveicoli.
L’organizzazione logistica contempla anche l’utilizzo degli shelter frigo in dotazione alla Difesa. “Una risposta corale da parte della Difesa”. Così il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini questa mattina presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare dove è stato presentato il piano di distribuzione vaccini e l’intera Operazione Eos.
“In una prima fase per l’attività del 27 dicembre, giorno del Vaccine day, e poi in una seconda fase, quando ci sarà invece il trasporto complessivo, sulla base delle indicazioni che ci fornisce il Commissario straordinario. Le Forze Armate si sono dimostrate da subito pronte e continuano a fare il loro lavoro con le modalità con cui sono abituate a operare: concretezza, poche parole, ma tanto lavoro. Un contributo apprezzato e molto importante per tutto il Paese”, ha concluso.
(da agenzie)
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