Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
RISCHIO CHE POSSA PRENDERE IL SOPRAVVENTO
La nuova variante del Coronavirus scoperta nei laboratori del Regno Unito continua a destare preoccupazione. Le autorità sanitarie britanniche, che a partire da metà ottobre hanno assistito a un’impennata della curva del contagio, hanno riscontrato che la malattia generata da questa nuova mutazione nel genoma virale si propaga più velocemente.
Motivo per cui anche negli altri Paesi è stato lanciato l’allarme, e domenica 20 dicembre l’Italia ha imposto la sospensione delle rotte aeree provenienti da Londra. Secondo il virologo dell’Università degli Studi di Milano e membro del Cts di Regione Lombardia Fabrizio Pregliasco “la variante non è più letale nè mortalmente più contagiosa”, ma rende necessaria l’imposizione di misure più severe.
Professor Pregliasco, parliamo di questa variante inglese: non è più letale, ma più contagiosa. Che vuol dire e cosa cambia in termini di diagnosi e misure?
Vuol dire che è più complicato attraverso i sistemi di lockdown controllare la malattia, questo è il punto. E le informazioni che ci arrivano dall’Inghilterra ci dicono anche che c’è una presenza a livello di bambini e giovani, qualcosa che può facilitare ampiamente la diffusione della variante. Non è mortale e non mostruosamente più contagiosa ma è un elemento di preoccupazione.
Perchè è più difficile controllarla attraverso il lockdown?
Essendo più contagioso il lockdown deve essere più rigido. Se troveremo casi generati da questa variante anche in Italia potrebbe essere necessario ricorrere a una stretta maggiore.
Ma se il virus agisse già in Italia attraverso questa nuova variante, le misure in vigore e in programma potrebbero rivelarsi del tutto insufficienti a fermarne la propagazione.
Intanto menomale che è stato indetto un lockdown più stringente per i giorni di Natale, ma bisogna limitare i viaggi. Oggi a Milano per un appuntamento di lavoro ho visto un traffico micidiale, che non mi aspettavo. Gli assembramenti sono un rischio, ogni contatto interumano rappresenta un rischio: dobbiamo centellinare i contatti.
Come si spiega il fatto che la malattia provocata da questa variante abbia una incidenza maggiore tra bambini e giovani?
Sono prime informazioni che arrivano del Regno Unito e che devono essere verificate. Ma è normale perchè il virus trova varianti per propagarsi, e se trova quella giusta si modifica per sopravvivere. Non ha una sua intelligenza, ma si replica commettendo degli errori. Se quello commesso è “migliore” del precedente, prende il sopravvento.
Significa che il virus fa di tutto per propagarsi meglio e cambia pur di adattarsi a un organismo, e quindi sopravvivere?
È un meccanismo casuale, ma in caso di necessità — seguendo il principio di Darwin — il Coronavirus varia commettendo nuovi errori nella replicazione. È come per il Negroni sbagliato: faccio delle prove e poi le metto sul mercato. La variante più buona prende il sopravvento sulle altre, anche se in principio era “sbagliata”.
Dottor Pregliasco, lei ha ricordato che prima di questa variante inglese sono state riscontrate almeno altre 12 varianti del virus, perchè allora su questa c’è più allarmismo e clamore?
Perchè si è rivelata più fastidiosa e contagiosa.
Se è importante seguire le segmentazioni genomiche c’è la possibilità che in futuro una variazione cambi la letalità e la potenza della malattia?
In genere le varianti migliori sono quelle che si adattano meglio all’ospite, e questo virus l’ha già trovata: il suo gioco è quello di non dare troppo fastidio per replicarsi.
Sarà necessario modificare il vaccino per rafforzare la risposta a questa variante?
Questa nuova modalità di produzione del vaccino con l’Rna si può modificare anche più in fretta rispetto ai metodi normali, dunque se sarà necessario i vaccini di Pfizer o Moderna si potranno adattare alla nuova variante.
Abbiamo visto che il Regno Unito dispone di una fitta rete di laboratori deputati allo studio delle sequenze genomiche, è per questo che la variante è stata scoperta nel Kent
Anche noi un po’ di sequenziamenti li facciamo, ma loro ne fanno in misura maggiore. E questo ci deve spingerne a farne di più.
Significa che con un consorzio altrettanto solido avremmo potuto scoprire una variante anche in Italia?
No, diciamo che magari è probabile che il virus sia nato lì, perchè la curva è peggiorata da un po’ di tempo. Per ora noi abbiamo una situazione relativamente ottimistica di miglioramento.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
COSA SAPPIAMO DELLA VARIANTE INGLESE
Dopo l’esplosione dei casi di Coronavirus provocati dalla variante scoperta a sud Est del Regno Unito, l’Oms ha prodotto un focus su quanto sappiamo finora sulla cosiddetta “variante inglese“. La variante del genoma virale “preferisce i giovani e gli adulti sotto i 60 anni”, riporta l’Oms, informata “il 14 dicembre” dalle autorità sanitarie britanniche della scoperta. Gli esperti inglesi hanno ribattezzato la variante “identificata tramite sequenziamento del genoma virale” con la sigla: VUI 202012/01 (Variant Under Investigation, anno 2020, mese 12, variante 01).
La variante inglese circola più velocemente
Ad oggi l’unico elemento appurato è che la variante determina una diffusione più facile della malattia, ma bisogna ancora accertare se può provocarne una forma più potente e letale o se il vaccino sarà o meno efficace. “Fino al 13 dicembre nel Regno Unito erano stati identificati 1.108 casi”, scrivono gli esperti nel rapporto.
Come è stata scoperta la variante inglese: la ricostruzione dell’Oms
La variante è stata rilevata nell’ambito di un’indagine epidemiologica e virologica scattata all’inizio di dicembre a seguito di un aumento inaspettato nei casi di Covid-19 nel Sud-Est dell’Inghilterra”, nella contea inglese del Kent, dove dal 5 ottobre al 13 dicembre si è registrato “un aumento di oltre 3 volte nel tasso di notifica dei casi” calcolato sui 14 giorni.
L’Oms ricostruisce ancora che “in media, dall’inizio della pandemia, nel Regno Unito sono stati sequenziati di routine tra il 5 e il 10 per cento di tutti i virus Sars-CoV-2 rilevati, il 4 per cento nel Sud-Est dell’Inghilterra. Qui, nel periodo in cui si è osservato il picco improvviso della curva epidemiologica, “oltre il 50 per cento degli isolati è stato identificato come variante”.
Ma la prima variante identificata nel Kent risale al 20 settembre 220, mentre l’aumento esponenziale di casi si è verificato a novembre, per la maggior parte “in persone di età inferiore a 60 anni”. La nuova variante è stata identificata anche fuori dai confini britannici, in diversi Paesi tra cui Australia, Danimarca, Italia, Islanda e Paesi Bassi.
Le raccomandazioni dell’Oms sulle misure da adottare
“Tutti i Paesi devono valutare il proprio livello di trasmissione locale e applicare adeguate attività di prevenzione e controllo, compreso l’adattamento delle misure di salute pubblica e sociali secondo guida Oms”, si legge ancora nel report. Particolare enfasi è data alla mobilità tra Paesi, viaggi e rotte aeree internazionali.
“Le autorità sanitarie dovrebbero collaborare con i settori dei viaggi, dei trasporti e del turismo per fornire ai viaggiatori informazioni per ridurre il rischio generale di infezioni respiratorie acute, ai punti di ingresso di stazioni, aeroporti e così via, tramite cliniche di medicina dei viaggi, agenzie di viaggio, operatori dei trasporti”, scrive l’Oms.
“In linea con la raccomandazione fornita dal Comitato di emergenza su Covid-19 nella sua riunione più recente, gli Stati devono riesaminare regolarmente le misure applicate ai viaggi internazionali e motivare all’Oms quelle che interferiscono in modo significativo col traffico internazionale garantendo che siano basate sul rischio e sulle evidenze raccolte, e che siano proporzionate e limitate nel tempo”, raccomandano ancora gli esperti nel report.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
UNA SEQUENZA PARZIALE E’ STATA INDIVIDUATA AGLI OSPEDALI RIUNITI DI ANCONA
Un caso della cosiddetta variante inglese del Covid-19 è stato rilevato a Loreto, in provincia di Ancona.
Una sequenza parziale, secondo quanto anticipa oggi il Corriere Adriatico, è stata individuata dal Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona: si tratta di una persona che non ha avuto collegamenti diretti con la Gran Bretagna e che si è sottoposta a tampone molecolare nei giorni scorsi perchè aveva un forte raffreddore e che ora è in isolamento con la famiglia.
“Nel frattempo abbiamo approfondito gli accertamenti – dice all’agenzia di stampa Ansa il direttore del Laboratorio Stefano Menzo – e ora sappiamo che si tratta della variante inglese”.
La notizia è stata anticipata anche dalle pagine locali di Ancona del Resto del Carlino. L’equipe del Laboratorio di Virologia è stata tra le prime in Italia a isolare il virus del Covid-19 durante la prima ondata e, ricorda Menzo, più recentemente ne ha isolato altre varianti, le cosiddette spagnole, al centro della seconda ondata pandemica.
E sulla maggiore capacità di trasmissione di quella inglese, che ha suscitato l’allarme del governo britannico e di quelli di mezzo mondo, “sappiamo al momento solo quello che ci dicono i colleghi inglesi. Noi abbiamo isolato il virus ora e cominciamo a studiarlo, siamo solo agli inizi”.
Per altro – fa notare – “la maggiore diffusione potrebbe dipendere anche da altri fattori, ad esempio dai comportamenti delle persone o dall’allentamento di alcune misure” come appunto potrebbe essere successo nel Regno Unito. E comunque “si tratta di una variante che si è diffusa prima tra i giovani, nelle scuole, e quindi ha avuto un volano, un trampolino di lancio notevole”.
Per quanto riguarda la vaccinazione anti covid, che ha avuto il via libera dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) dopo quello dell’Ema, “la nuova variante non dovrebbe essere tanto diversa da inficiarla”, ma anche in questo caso bisogna aspettare ulteriori dati. Intanto il Laboratorio di Virologia di Torrette procederà al suo studio: “cercheremo di capire se gli anticorpi neutralizzanti, che hanno sviluppato i pazienti italiani contro altre varianti del virus, sono efficaci a neutralizzare questa variante”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
RIUNIONE ALLA FARNESINA, DISPOSTI VOLI SPECIALI… SERVIRANNO TAMPONI PRIMA E DOPO IL VIAGGIO E QUARANTENA… COINVOLTI CIRCA 15.000 CONNAZIONALI
I cittadini italiani residenti in Italia che sono rimasti bloccati in Gran Bretagna ora
potranno rientrare. Il Governo italiano, con una riunione alla Farnesina e dopo aver consultato Ministero della Salute e Ministero dei Trasporti, ha messo a punto un piano con voli speciali per il rientro dei connazionali dall’Inghilterra, Paese nel quale si sta diffondendo la nuova variante del Covid-19 che preoccupa l’Europa.
Oltre ai cittadini residenti nello Stivale, potranno far ritorno anche coloro che sono in condizioni di criticità e urgenza. Come era prevedibile, le misure per il rientro saranno ancora più strette: servirà il tampone sia prima che dopo essere partiti e in ogni caso sarà obbligatorio fare la quarantena di 14 giorni una volta atterrati in Italia. Le misure restrittive non riguarderanno però le merci.
La notizia, confermata ad HuffPost sia dalla Farnesina che dal Ministero della Salute, arriva in una giornata di fuoco che ha visto centinaia di italiani Oltremanica rivolgersi per telefono o per mail alle autorità consolari inglesi perchè rimasti bloccati a causa dello stop ai collegamenti, aerei ma non solo, imposti dall’Italia (e da altri Paesi) a partire da domenica scorsa.
Il motivo della scelta è, come dicevamo, l’allerta sulla “variante inglese” del virus. Lo stop deciso dal governo italiano, in attesa di protocolli e indicazioni comuni di Bruxelles allargate a tutti i Paesi Ue, è previsto fino al prossimo 6 gennaio.
Stando ai dati raccolti dalle compagnie aeree, la sola Alitalia ha cancellato o rinviato le prenotazioni di circa 1.100 passeggeri che avrebbero dovuto volare fra il Regno Unito e la Penisola dal 20 al 31 dicembre.
Facendo la stima di una media di passeggeri in partenza verso l’Italia da Londra o da altri scali britannici nel periodo considerato dal provvedimento, con tutti i vettori operativi su queste rotte, si poteva calcolare che le persone bloccate o costrette a rivedere i propri piani sarebbero potute essere in tutto più di 15.000, ma ora i conti cambiano e a questo numero vanno sottratti i cittadini residenti in Italia e i casi di urgenza o critici.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
PROTAGONISTA DI MISSIONI UMANITARIE NEI QUARTIERI PIU’ POVERI DI ROMA, E’ RICOVERATO AL GEMELLI
Ora c’è preoccupazione: due cardinali di curia colpiti dal Covid. Il virus ha contagiato due porporati che spesso sono a contatto con Papa Francesco.
Il primo è il cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere che spesso è protagonista di missioni umanitarie nei quartieri più poveri di Roma e d’Italia per conto del pontefice. Dopo essere risultato positivo al tampone faringeo effettuato alla Direzione Sanità e Igiene e, con alcuni sintomi di iniziale polmonite, è stato posto sotto controllo al Gemelli.
Il Vaticano sta procedendo alle verifiche necessarie tra quanti sono entrati in contatto con lui nei giorni scorsi
Non si sa se il cardinale sia stato a contatto con il Pontefice in questi ultimi giorni.
Di sicuro venerdì scorso era stato visto parlare fitto con Bergoglio prima della predicazione natalizia del cardinale Cantalamessa.
Il Papa stamattina ha avuto due udienze, la prima con la curia e la seconda con i dipendenti del Governatorato, con i quali ha scambiato anche strette di mano e saluti a distanza ravvicinata.
Il secondo cardinale risultato positivo al coronavirus è il presidente del Governatorato, Giuseppe Bertello, ultra settantenne e prossimo alla pensione.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DATI SULLA CIRCOLAZIONE COME PRIMA DEL DCPM
Per valutare le conseguenze della “voglia di Natale” degli italiani bisognerà aspettare, come sempre quando si tratta di verificare l’impatto del virus, almeno quindici giorni. Quanto hanno pesato sulla curva dei contagi le strade e le stazioni affollate, le vie intasate dalle macchine degli italiani in coda per gli spostamenti o lo shopping prenatalizio, come testimoniano centinaia di foto scattare da Nord a Sud, si saprà nei primi dieci giorni di gennaio. Quel che è certo è che, specie nelle ultime due settimane, la mobilità ha subito un incremento notevole.
“È tornata ai livelli di metà ottobre, al periodo precedente l’entrata in vigore dei Dpcm che introdussero le prime misure restrittive”, spiega Sergio Iavicoli. Componente del Comitato tecnico scientifico e direttore del dipartimento di medicina, epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, con altri ricercatori dell’Istituto ha analizzato i dati messi a disposizione da Apple, Google e Intel e anche da Roma Mobilità – in automobile, pedonale e sui mezzi pubblici – dal periodo immediatamente precedente l’inizio della pandemia fino alla settimana passata e – in automobile e a piedi – dal 1 settembre al 19 dicembre tradotti in due grafici che HuffPost pubblica in esclusiva.
Dai quali emerge “il rischio è che tutto quello che abbiamo visto negli ultimi dieci quindici giorni possa tradursi una spinta alla circolazione del virus. Sarà importante – fa notare Iavicoli – monitorare il possibile impatto sugli indicatori epidemiologi”.
La prudenza, e il condizionale, sono d’obbligo “perchè non è stata ancora provata una correlazione diretta tra incremento della mobilità e aumento del rischio”, puntualizza l’esperto. E però, una circolazione più sostenuta si traduce in una maggiore possibilità di entrare a contatto col virus “e in passato abbiamo visto che a un aumento della mobilità ha corrisposto un incremento degli indicatori del contagio”, dice Iavicoli
Un passato non troppo lontano: è successo – dai grafici dei ricercatori dell’Inail si vede chiaramente – a settembre, poco dopo la ripartenza di gran parte delle attività in presenza e la riapertura delle scuole. Una situazione delicata, peggiorata nel giro di poco tempo, che ha fatto saltare il sistema di tracciamento dei contatti sui territori. Richiedendo l’adozione di misure di contenimento, introdotte dal Governo a partire dalla metà di ottobre – secondo alcuni esperti, tardi – e via via incrementate, che hanno portato a un graduale abbassamento dell’Rt (l’indice di trasmissione), in base all’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità attestato su 0,86 .
Ebbene, dalle analisi dei ricercatori dell’Inail, che approfondiranno la questione con gli studiosi dell’Iss, risulta che nelle ultime due settimane il livello di mobilità nel nostro Paese è tornato ai livelli dei primi giorni di ottobre.
Rispetto ad allora, però, lo scenario è cambiato. In peggio.
Natale e Capodanno sono imminenti, stanno per arrivare i mesi più rigidi dell’inverno e la stagione influenzale non è ancora entrata nel vivo, “per cui – scandisce Iavicoli – non ne conosciamo l’impatto reale”.
Il 27 dicembre partirà la campagna vaccinale anti Covid col siero della Pfizer BioNtech messo a punto e approvato dagli enti regolatori a tempo di record e intanto è arrivata la “variante inglese”, che per l’esperto “va seguita con molta attenzione, cercando di capire prima di tutto quanto il virus così modificato sia circolato”. In questo contesto, aggravato dall’ipotesi della terza ondata, quale impatto può avere l’aumento della mobilità rilevato? “Il rischio che possa registrarsi un innalzamento della curva potenzialmente resta – risponde Iavicoli – ma vanno considerate anche le rigorose misure assunte per contenere il contagio durante queste festività ”.
Misure da rispettare “assolutamente” – ripete il dirigente Inail, tenendo presente che l’ultimo report dell’Iss presentato venerdì scorso ha confermato che il tasso di circolazione del virus è alto in tutta Italia e registrato un principio di peggioramento della situazione rispetto alle settimane precedenti.
Nelle feste il rischio non deriverà dalla mobilità , che dovrebbe ridursi anche per effetto dei provvedimenti assunti dal Governo nell’ultimo decreto, ma dall’aggregazione in contesti domestici.
La regola principale, allora, “è stare in casa con i conviventi e limitare al massimo il contatto con altre persone estranee al nucleo familiare più stretto. Più ampliamo il numero dei conviventi più aumenta il rischio di contagio”, avverte Iavicoli.
Non dimenticando che un incremento della circolazione del virus andrà ad impattare, direttamente e negativamente, sulla campagna vaccinale. Allontanando la possibilità di ripristinare – per farlo bisogna riportare il numero dei nuovi positivi a 5-6000 al giorno – il tracciamento dei contatti sui territori, indispensabile per il contenimento del virus.
In definitiva, per annullare gli effetti che potrebbero rivelarsi molto negativi degli affollamenti prenatalizi nelle strade, bisogna attenersi alla lettera alle misure fissate dal Governo per le festività . Con la consapevolezza che “non rispettare queste regole pregiudicherà il resto della strada per uscire dall’emergenza, allungando i tempi e il percorso per battere il virus”.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
I RIENTRI SENZA CONTROLLI DAL REGNO UNITO ALL’ITALIA
Fino a domenica 20 dicembre, giorno in cui sono stati bloccati i voli dal Regno Unito
all’Italia, le falle del sistema di controllo sui passeggeri erano frequenti negli aeroporti italiani.
Abbiamo raccolto le testimonianze dei viaggiatori
Si preannunciava un ritorno a casa complicato ma non impossibile. Fino al 9 dicembre per chi partiva per l’Italia dal Regno Unito era addirittura possibile fare un tampone direttamente in aeroporto una volta arrivati. Nel Regno Unito il governo di Boris Johnson aveva deciso di «salvare il Natale», allentando le restrizioni dal 3 dicembre dopo un semi-lockdown lungo un mese, e anche se l’Italia si avviava verso un suo lockdown natalizio, per quanto complicate, le regole permettevano comunque di tornare a casa.
Poi il governo britannico ha scoperto una nuova variante del Coronavirus, che potrebbe spiegare la recente impennata di casi, innescando una reazione a catena di chiusure che ha contagiato anche l’Italia, e ha introdotto il blocco di voli dal 20 dicembre fino al 6 gennaio.
Nel frattempo però — da inizio dicembre fino a ieri domenica 20 dicembre — sono continuati i ritorni in Italia senza grandi problemi (come si evince anche dai nuovi casi di positività al Coronavirus riscontrati in Italia).
Se la negatività al tampone era fra i requisiti, diverse testimonianze raccontano che l’obbligatorietà è rimasta ferma nel regno delle enunciazioni senza atterrare mai in quello dei fatti. Un passaggio reso ancora più difficile dal fatto che dal 9 dicembre in poi gli aeroporti italiani hanno smesso di fare i tamponi a chi arrivava.
«All’atterraggio a Fiumicino nessuno ha verificato l’esito del tampone», raccontano due passeggeri su un volo Alitalia atterrato a Roma Fiumicino da Londra Heathrow il 14 dicembre (a bordo del quale viaggiava anche l’ex premier italiano, nonchè mina vagante dell’opposizione al governo, Matteo Renzi).
«Ho dovuto sventolare il foglio e insistere per farlo ispezionare della polizia — continua Roberta Berardi, insegnante in una scuola privata in Inghilterra -. Hanno ritirato l’autocertificazione e controllato i passaporti, ma il tampone niente».
Vada avanti
La risposta alla domanda se sul volo c’era anche chi non era dotato di tampone è quasi scontata. «Dietro di noi c’era anche una signora che si vantava di non averlo fatto. “Chi ve l’ha fatto fare a pagarlo tutti quei soldi?”, diceva. “Io mi sono messa d’accordo con mio marito che lo avrei fatto appena rientrata in Italia”». Effettivamente è costato parecchio farlo privatamente a Londra prima di partire, il modo più sicuro per effettuare il tampone entro le 48 ore prima della partenza, come era richiesto. Non che anche all’imbarco a Londra se ne siano curati più di tanto. Bastava un’autocertificazione (la prima di due) e poi si andava sulla fiducia.
Arrivati a Roma, la calca. Scesi dall’aereo e diretti sullo shuttle verso il terminal — raccontano — ecco che arriva un gruppo massiccio di passeggeri da un volo arrivato dalla Malesia totalmente sprovvisti di autocertificazione.
I due gruppi si mischiano fin quando — tra incomprensioni varie e problemi di comunicazione — si forma a fatica una fila per compilare o consegnare l’autocertificazione. Nessun controllo sui tamponi, ognuno per la sua strada. Ma non si tratta di un problema prettamente romano. Una conferma arriva da un’altra italiana, Federica Formato, docente all’Università di Brighton, rientrata a Benevento dopo essere volata dal Regno Unito a Napoli il 10 dicembre, il primo giorno in cui gli aeroporti hanno smesso di fare i tamponi.
«Quando siamo arrivati verso le 11 di mattina — racconta — stavano ancora cercando di capire come fare. Al controllo passaporti ci hanno chiesto di compilare o di consegnare l’autocertificazione. Alla partenza non ci hanno chiesto niente. Tra l’altro mi ero rivolta direttamente a Easyjet per chiedere se controllavano i tamponi e mi hanno detto che non sono autorizzati a farlo».
Chi non aveva fatto il tampone poteva comunque passare? «Chi aveva già fatto il tampone poteva andare a casa tranquillamente e a chi non l’aveva fatto consigliava di fare la quarantena per 14 giorni. In teoria era obbligatorio farlo, ma non hanno controllato se tutti avevano il tampone negativo».
Ats rispondi?
Non finisce qui. Una nuova ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza dopo il blocco dei voli impone a chi sia giunto anche nelle scorse due settimane di sottoporsi al tampone molecolare una volta rientrato in Italia.
Così anche la signora che si era messo d’accordo con il marito per farlo in Italia dovrà comunicarlo all’Ats, sempre che riesca farlo. I due passeggeri volati a Roma, che hanno effettuato un altro tampone una volta arrivati a destinazione, hanno detto di non aver ricevuto alcuna sollecitazione da parte dell’Ats. Nel caso di Roberta B., non ha dovuto, nè potuto, fornire i contatti del medico curante visto che è residente all’estero ed è iscritta all’Aire.
Nel caso della ricercatrice di Brighton invece l’Ats non solo non si è ancora fatta viva, ma non si fa neppure trovare. «Sto avendo difficoltà a contattare l’Asl di Benevento — racconta -. A una mia collega in Emilia-Romagna, tornata qualche giorno fa, è arrivata un’email generica dall’indirizzo a cui aveva scritto quattro volte in cui viene detto che presto riceverà un sms con data e luogo per un tampone. Vedremo. Comunque io avevo fatto tre tamponi negativi, non credo di aver portato la variante».
Nonostante il tampone fatto nel Regno Unito, Federica pratica una forma di auto-isolamento volontario in attesa di riuscire ad entrare in contatto con l’Asl per un nuovo tampone. Sempre che non riesca a tornare prima nel Regno Unito. «Il ministro Di Maio ieri ha scritto i voli “con” la Gran Bretagna, quindi non si capisce se il blocco è anche “per” o soltanto “da” il Regno Unito — continua -. Sui siti si possono ancora comprare i voli per la Gran Bretagna. Ad ogni modo, io ho preso un volo per il 18 gennaio».
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
ALTRI DUE CASI SOSPETTI A ROMA, UNO A BARI, TRE A PALERMO, UNO A TRIESTE
Un caso accertato di contagio dal virus mutato del Regno Unito, altri sette sotto osservazione. È il bilancio in corso di aggiornamento sui passeggeri sbarcati nelle ultime ore negli aeroporti italiani con voli dal Regno Unito. Sta bene ed è asintomatica la donna risultata positiva alla variante britannica del Covid. Non è ricoverata ma è in isolamento con il compagno nella loro abitazione nella zona di Roma. Quest’ultimo, di origini britanniche, è anche lui positivo e asintomatico ed era rientrato alcuni giorni fa dal Regno Unito ma su di lui non è stata ancora conclamata la variante. La sua compagna invece ha una forte carica virale. Elemento, quest’ultimo, che avrebbe aiutato a sequenziare il genoma del virus SARS-CoV-2 con la variante riscontrata nelle ultime settimane in Gran Bretagna.
A fini precauzionali sono stati rintracciati e messi in isolamento, in queste ore, diversi contatti stretti – familiari compresi – della donna. Per il trattamento della paziente – asintomatica – a quanto si apprende è stato applicato lo stesso protocollo previsto per qualsisi malato Covid.
Sempre a Fiumicino ieri sono stati sottoposti a test 351 passeggeri di rientro dal Regno Unito, di cui uno confermato positivo al tampone molecolare. Si tratta di un giovane medico di nazionalità italiana. È stato immediatamente messo in quarantena ed è stata avviata allo Spallanzani di Roma, la procedura di isolamento della sequenza del virus.
In attesa di conferma anche il tampone della 25enne atterrata a Bari giovedì scorso con il volo da Londra con la febbre e risultata positiva al Covid. Gli accertamenti sono stati affidati alla sede distaccata di Putignano dell’Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata.
“Lo metteremo in lavorazione innanzitutto per confermare la diagnosi molecolare e poi per accertare una eventuale presenza della nuova variante britannica del coronavirus. Ad oggi sono già stati sequenziati 190 genomi e nessuno presentava caratteristiche di questa variante inglese”, ha spiegato Antonio Parisi, il dirigente del laboratorio di biologia molecolare.
Accertamenti anche a Palermo dove sono stati riscontrati tre tamponi positivi più due casi dubbi tra i 134 passeggeri e sei componenti dell’equipaggio del volo Ryanair da Londra atterrato ieri sera a Palermo. I tamponi antigenici rapidi effettuati dai medici dell’Asp di Palermo e dell’Usmaf avevano dato esito negativo. I successivi controlli hanno accertato la presenza di tre contagiati tra i passeggeri, che si trovano tutti in quarantena.
Un caso anche in Friuli Venezia Giulia tra i 136 passeggeri del volo Londra-Trieste atterrato ieri pomeriggio. La persona risultata positiva, un cittadino italiano, è asintomatica ed è stata trasferita in un Covid hotel dell’isontino per la quarantena,non è ancora stato accertato se si tratta della variante del virus.
“In relazione agli immediati controlli fatti scattare ieri all’aeroporto di Capodichino – ha reso noto l’Unità di crisi della regione Campania – sono stati sottoposti a tampone molecolare i 245 passeggeri sbarcati dai due voli provenienti da Londra. Di questi sette sono risultati positivi”. Il dato, si osserva nel comunicato, “conferma l’importanza della tempestività dell’intervento di filtro effettuato, e la necessità di mantenere alto il livello di attenzione, di rigore e responsabilità nella nostra regione. Seguirà l’esame per la caratterizzazione della tipologia di coronavirus”.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
DAL 10 AL 20 DICEMBRE I PASSEGGERI RIENTRATI DAL REGNO UNITO NON SONO STATI SOTTOPOSTI A TEST RAPICO IN AEROPORTO, AVEVANO SOLO L’OBBLIGO DELLA QUARANTENA VOLONTARIA
Dalle 16.54 di ieri, 20 dicembre, l’Italia ha sospeso i voli da e verso il Regno Unito fino al 6 gennaio (con margine di proroga, ndr), al fine di prevenire la diffusione della nuova variante del Coronavirus.
Al netto delle esigue informazioni sull’impatto della mutazione, il governo italiano, così come molti altri Paesi europei, ha optato per la strada «della massima prudenza», chiudendo — in blocco, a eccezione dei voli cargo e per emergenze sanitarie — i collegamenti con il Regno Unito.
Il caos voli per il rientro in Italia
E così, centinaia di italiani che pensavano di rientrare in Italia per le festività natalizie si son trovati bloccati (e abbandonati) di punto in bianco quando erano già in aeroporto. Già , perchè se inizialmente si ipotizzava che l’effettivo blocco sarebbe entrato in vigore dalla mezzanotte tra il 20 e 21 dicembre, lo stop è invece stato immediato.
E non mancano le proteste, anche perchè le 16.54 hanno rappresentato un vero e proprio spartiacque per la partenza verso l’Italia.
Dalle diverse testimonianze emerge infatti che chi aveva un volo programmato pochi minuti prima dell’orario della messa in atto del blocco è riuscito a tornare in Italia, ma chi aveva un volo programmato anche solo verso le 17.30-17.40 è stato lasciato a terra, con pochi minuti di preavviso.
Le falle nei controlli aeroportuali
Una scelta tanto netta quanto difficile comprensione a livello temporale, anche considerando che nelle settimane scorse migliaia di italiani sono rientrati dal Regno Unito, con controlli non sempre troppo stringenti, nè serrati.
Secondo quanto disposto dal Dpcm del 3 dicembre, fino al 9 dicembre, per rientrare in Italia era necessario presentare all’imbarco un certificato di negatività al virus, da effettuarsi nei due giorni (massimo tre, ndr) antecedenti al volo. In caso di assenza di tale attestazione, il viaggio veniva comunque consentito e, nelle 48 ore successive all’arrivo in Italia, ci si sarebbe dovuti sottoporre al tampone di controllo.
Dal 10 al 20 dicembre le misure sono, in parte, cambiate. Non c’era più la possibilità di svolgere il test rapido una volta atterrati negli aeroporti italiani. In fase di imbarco era ancora richiesto il certificato di negatività ma il viaggio veniva comunque consentito ai passeggeri in rotta verso l’Italia anche se privi di certificato. Passeggeri che, una volta rientrati in Italia, avrebbero dovuto osservare il periodo di quarantena fiduciaria.
Non manca chi, ieri, è rimasto a terra e aveva speso centinaia di sterline per sottoporsi al tampone richiesto per il rientro in Italia.
«Abbiamo buttato soldi in tamponi per rispettare le regole del rientro e ora siamo abbandonati a noi stessi. Non sappiamo a chi rivolgerci, mentre altri sono tornati a casa anche senza sottoporsi a test, solo perchè hanno prenotato qualche giorno prima, o avevano l’aereo qualche ora prima di noi», si sfogano sui social.
E starà ora al governo capire se e come sbloccare il rimpatrio di migliaia di italiani rimasti Oltremanica. Anche perchè, ormai, la variante inglese del Coronavirus è già in Italia.
(da agenzie)
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