Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
I PRODUTTORI CON PFIZER DEL VACCINO: “NON POSSIAMO COPRIRE I BUCHI DEGLI ALTRI”
Le dosi di vaccini prodotti non sono assolutamente adeguate rispetto alle richieste mondiali. A lanciare
l’allarme è Ugur Sahin, il capo della startup tedesca BioNTech che produce il vaccino con Pfizer. Sahin ha avvertito: se altri vaccini contro il coronavirus non saranno approvati subito in Europa, la sua azienda da sola non riuscirà a coprire il fabbisogno.
“La situazione non è buona. Si è creato un gap perchè non sono stati approvati altri vaccini e noi dobbiamo coprire il buco con i nostri”, ha spiegato in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel.
Il ministro della salute tedesco, Jens Spahn, ha esortato l’Ema ad approvare rapidamente anche il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e da AstraZeneca ma i tempi per l’approvazione di quest’ultimo restano incerti (il via libera è invece nel frattempo arrivato dall’India).
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha intanto concesso la sua prima approvazione d’emergenza dall’inizio della pandemia al vaccino Pfizer-BioNTech, aprendo la strada a una rapida approvazione in tutto il mondo dell’importazione e della distribuzione del siero. “Questo è un passo molto positivo per garantire l’accesso universale ai vaccini anti-Covid-19”, ha dichiarato Mariangela Simao, direttrice responsabile dell’accesso ai farmaci e ai vaccini presso l’Oms, citata nel comunicato stampa dell’agenzia Onu.
La decisione, si legge nella nota, “rende il vaccino Pfizer/BioNTech il primo a ricevere l’approvazione d’emergenza dall’Oms da quando è iniziata la pandemia un anno fa”. Con questa procedura, che l’Oms può utilizzare in caso di emergenza sanitaria come quella della pandemia in atto, si consente ai Paesi che non hanno i mezzi per determinare rapidamente da soli l’efficacia e la sicurezza di un farmaco, di avere di più rapido accesso alla terapia.
La procedura consente inoltre all’Unicef, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile di una parte importante della logistica della distribuzione dei vaccini anti-Covid in tutto il mondo, e all’Organizzazione sanitaria panamericana di acquistare il vaccino per la distribuzione nei Paesi poveri.
(da agenzie)
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Dicembre 31st, 2020 Riccardo Fucile
DAI DUBBI SUL DOSAGGIO AI DATI INCERTI SU EFFICACIA E DURATA DELLA COPERTURA
Non ci sono dubbi che il vaccino sia sicuro. È sull’efficacia che restano gli interrogativi nati da uno
sbaglio: durante la sperimentazione, i ricercatori somministrarono per errore solo mezza dose a 2.000 volontari: dimezzando il dosaggio, la copertura dal virus saliva
Sicuro ed efficace. Per essere approvato, un vaccino deve soddisfare questi due prerequisiti.
Sul primo punto non ci sono dubbi: quello di Oxford e di AstraZeneca non è assolutamente pericoloso. Per quanto riguarda l’efficacia, invece, le varie agenzie per il farmaco si sono divise: se per la Medicine and Healthcare Regulatory Agency di Londra la percentuale di copertura (stimata al 62%) è sufficiente per renderlo utile contro l’infezione da Coronavirus, per l’Ema (l’Agenzia europea per il farmaco) le cose sono più complicate.
Al momento sono solo due i Paesi nel mondo che hanno dato l’ok al vaccino di AstraZeneca: il Regno Unito, appunto, e l’Argentina.
La prima a rompere il ghiaccio sul vaccino di Oxford è stata proprio l’Mhra, che ieri mattina, 30 dicembre, ha dato il suo via libera in anticipo rispetto all’Ema, come già successo per il siero di Pfizer/BioNTech.
Secondo l’ente europeo, attorno al vaccino dell’Università inglese — prodotto in collaborazione con l’Irbm di Pomezia — ci sono degli aspetti ancora da chiarire. D’altronde, la stessa agenzia per il farmaco del Regno Unito ha dato una cosiddetta «autorizzazione temporanea», attraverso la quale si riserva di revocare l’ok in ogni momento qualora dovessero arrivare dei nuovi dati poco convincenti.
Il dosaggio
La questione principale è legata alla percentuale di efficacia rispetto ai dosaggi. Durante i mesi di sperimentazione, i ricercatori somministrarono per errore solo mezza dose a 2.000 volontari: lo sbaglio rivelò che, dimezzando il dosaggio, la copertura dall’infezione saliva dal 62% fino al 90%. Secondo l’Ema, AstraZeneca avrebbe dovuto ripetere lo studio su tutte le 40 mila persone coinvolte nella ricerca prima che questa potesse essere approvata. Per il Regno Unito, invece, la certezza sulla sicurezza del prodotto e la speranza di raggiungere comunque buona parte della popolazione è bastata per dare l’ok.
Attualmente, sia Ema che Mhra concordano sul fatto che non ci sono dati sufficienti per approvare la somministrazione solo di metà dose. Ma per gli inglesi ciò non toglie che il vaccino di AstraZeneca può rivelarsi comunque — anche, cioè, somministrato a dose piena come da protocollo — un importante e sicuro alleato per sviluppare l’immunità in una percentuale non trascurabile di cittadini.
E questo anche perchè, estendendo al massimo la durata tra la prima somministrazione e l’altra, si riuscirebbe a coprire più persone e, parrebbe, anche in maniera più efficace. Proprio ieri i rappresentanti dell’Mhra hanno dichiarato che, se le due somministrazioni si distanziano di 3 mesi, l’efficacia della copertura sale fino all’80% (al 70%, invece, se si attendono 21 giorni). Sono dati ancora da verificare puntualmente, ma nel frattempo l’agenzia per il farmaco inglese ha optato per questa strategia
La durata della protezione
La seconda incognita riguarda la durata della protezione. Su questo la stessa l’agenzia britannica è stata chiara: «Non sappiamo ancora quanto durerà l’immunità dalla Covid-19». Alla luce delle varie differenze di vedute, viene da chiedersi quale delle due strategie sia la più corretta: se quella dell’Ema, che preferisce attendere dati più chiari sull’efficacia prima di partire, o se quella dell’Mhra, che punta a sfruttare il più possibile le potenzialità del vaccino in un momento particolarmente duro per la sanità (ieri ci sono stati 50.023 nuovi contagi e quasi mille morti nel Regno Unito). Secondo Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore di sanità e consulente del ministro della Salute, nel Regno Unito «sono certamente più pragmatici, ma non si dovrebbero sottovalutare le pressioni politiche in un Paese alle prese con una impennata dei contagi».
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 31st, 2020 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE SANITARIO DELL’OSPEDALE RENDE PUBBLICO IL RACCONTO DI UNA MALATA CHE HA LOTTATO PER LA VITA 45 GIORNI
Parole bellissime: “E’ scritto nel Talmud di Babilonia: ‘Chi salva una vita salva il mondo intero’. Voi avete salvato la mia, dedicandomi tempo e passione. Non mi sarà possibile dimenticarlo” e anche se “non so se mi ricorderete, io sicuramente vi porterò nel cuore. Avete un’amica in più”.
Questo il grazie di una paziente Covid curata all’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma, che in una lettera postata su Facebook dal direttore sanitario dell’ospedale, Francesco Vaia, racconta la sua esperienza di malata assistita con amore, guarita e dimessa: “Io mi inchino davanti a chi rischia la propria vita per salvare quella degli altri”, scrive
“Egregio direttore Vaia, egregio professor Nicastri, gentile dottoressa D’Abramo, è finita – è l’incipit della missiva, inviata ai medici ieri sera – La mia degenza nel vostro ospedale si chiuderà tra pochissimo, dopo oltre 45 giorni carichi di emozioni. Ho avuto paura, non lo nascondo: questo virus maledetto incute terrore nonostante voi, uomini e donne di scienza, lo abbiate sufficientemente identificato e parzialmente snidato”.
“Ho avuto paura, lo confermo – ripete la paziente – ma qui mi sono sentita spalleggiata, protetta in ogni momento. Diciamo anche ‘coccolata’, perchè anche questo serve quando si trascorre così tanto tempo lontano dai propri affetti. Non vi siete risparmiati, sappiatelo. In nulla. Non potrò dimenticare la grande cortesia di Andrea, lui che per primo si prese cura di me quando, in lacrime, la sera del 13 novembre, salutai mio marito e mio figlio e presi possesso del mio letto, il numero 14 (poi diventato 5). E come non citare tutte le infermiere che operano nella Quarta Divisione: instancabili, professionali e sempre con il sorriso”
“Sapete quale è stato, per giorni, il mio cruccio più grande? Quello di temere che, una volta uscita da qui, nel caso avessi incontrato uno di voi, non avrei mai potuto riconoscerne le fattezze – prosegue la lettera della donna curata allo Spallanzani – Fa venire questi pensieri la bestia Covid. Perchè ci costringe a vivere mascherati, come astronauti
“E’ stato un onore avervi conosciuto. Grazie, direttore Vaia, grazie professor Nicastri. Grazie dottoressa D’Abramo, anche per quella sua straordinaria sensibilità che, appena pochi minuti fa, mi ha dimostrato venendomi a salutare. Grazie a tutti per avermi riportato alla vita. Grazie – conclude la paziente – per avermi dimostrato che in questo Paese le eccellenze ci sono”.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2020 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO PIANO VACCINI E’ IN ALTO MARE, C’E’ POCA INFORMAZIONE”
“Certamente AstraZeneca sta dando un vantaggio al Regno Unito, che accelererà sui tempi della vaccinazione”. Le notizie che arrivano dall’Inghilterra, e dalla Germania, non possono non far pensare a quelle che Silvio Garattini definisce “le implicazioni politiche” dell’affaire vaccini.
“Non si può negare che ci siano egoismi nazionalistici”, scandisce il celebre farmacologo, presidente dell’Istituto “Mario Negri” di Milano.
Novantadue anni, tra i sette testimonial del Vax Day lombardo, soffermandosi sulla campagna di immunizzazione italiana invita il Governo “a non lasciare le cose al caso e a impegnarsi per non ripetere gli errori del passato”. Quanto al nostro piano vaccini, Garattini ha pochi dubbi: “È in alto mare”.
Lei è stato tra i primi a vaccinarsi, professore. Perchè questa scelta?
La Regione me l’ha chiesto e l’ho fatto. Per spirito di servizio, per dare l’esempio e per rassicurare i dubbiosi sull’efficacia e la sicurezza del vaccino.
Come sta?
Bene. Mi aspettavo qualche lieve effetto collaterale, invece per fortuna non ho avuto proprio nulla.
Professor Garattini, il Regno Unito ha autorizzato il vaccino AstraZeneca/Oxford su cui l’Italia ha fortemente puntato. Il via libera di Londra contrasta con la dichiarazione dell’Ema, secondo cui è improbabile un’approvazione a gennaio in Europa. Il vaccino funziona in Gran Bretagna e non altrove?
Il via libera di Londra contrasta anche con le dichiarazioni, un po’ contraddittorie, della stessa AstraZeneca, quando ha parlato di rapporti con la Russia per cooperare alla sperimentazione sul vaccino Sputnik V. Dal canto suo, l’Ema ha dichiarato di non aver ricevuto la documentazione e la richiesta di approvazione da parte di AstraZeneca. Quanto al Regno Unito, bisogna vedere per cosa utilizzeranno il vaccino, per il quale c’era il problema che la mezza dose era più attiva della dose intera e l’effetto era molto ridotto negli anziani. Potrebbero pensare di utilizzarlo solo per gli adulti. Avendo a disposizione due vaccini, si può diversificare. Poi ci sono le implicazioni politiche.
AstraZeneca sta dando almeno un mese di vantaggio di forniture al Regno Unito?
Certamente. È anche questione di organizzazione. Ci sono molti fattori che andrebbero conosciuti dall’interno e che non conosciamo. Di sicuro il comportamento dell’Inghilterra è diverso da quello dell’Ue.
In che senso?
L’Europa si sta dimostrando più responsabile, più prudente, perlomeno vuole avere più garanzie.
In un’intervista a HuffPost dello scorso aprile, lei avvertiva sul rischio che il vaccino potesse non essere disponibile per tutti allo stesso tempo. Propose “una licenza obbligatoria sulla base della quale la casa farmaceutica che avrà in produzione il vaccino nel Paese in cui si metterà a punto prima, dia la possibilità di produrlo anche a case farmaceutiche di altri paesi”. Quel rischio si è avverato?
Purtroppo sì, non ci sono state iniziative per dare licenze obbligatorie. O, come avevano proposto India e Sudafrica, per togliere il brevetto nel periodo Covid. I Paesi occidentali hanno negato questa possibilità . Pensare all’immunizzazione dei Paesi a basso reddito è indispensabile.
Perchè?
Se in determinate aree del mondo si è tutti vaccinati, ma lo si lascia circolare in altre aree, il virus muterà e tornerà da noi, magari in varianti non suscettibili al vaccino. È interesse di tutti che la vaccinazione proceda in modo regolare nel mondo. Si tratta di buon senso.
Come con Pfizer mediante una procedura accelerata, anche con AstraZeneca Londra ha approvato il vaccino prima di tutti gli altri Paesi. Sullo sfondo c’è la Brexit: egoismi nazionali e interessi politici ed economici stanno prevalendo sulla solidarietà tra gli Stati cui l’Ue ha ispirato la strategia per la vaccinazione?
Non si può negare che ci siano egoismi nazionalistici. L’Usa fa per conto suo, come Russia, Gran Bretagna e Cina. Se ci fosse stato un accordo preventivo avremmo accelerato i tempi della vaccinazione globale.
Intanto, forse anche per stare al passo di Regno Unito, Usa e Cina sono partiti con largo anticipo, la Germania ha annunciato di aver prenotato per conto proprio 30 milioni di dosi extra dell’anti Covid prodotto da Pfizer (americana) in collaborazione con BioNTech (tedesca). Iniziativa “vietata dagli accordi”, ha spiegato il presidente Conte. L’intesa sancita sul piano europeo si è già infranta?
La Germania si è difesa e ha fatto per conto suo e questo le permetterà di accelerare, ma la prenotazione è stata fatta prima degli accordi europei. Avremmo potuto farlo anche noi. Con “Medici senza frontiere” avevamo detto al Governo di seguire lo sviluppo dei vaccini, di non puntare solo su uno o ci saremmo ritrovati in coda. Alle cose bisogna pensare per tempo, non si possono fare all’ultimo minuto. Anche con “Moderna” ci si è mossi alla fine e avremo poche dosi.
La Francia è in difficoltà con la “sua” Sanofi che, due settimane fa ha comunicato di poter consegnare le dosi del vaccino solo alla fine del 2021. Questo ritardo mette in difficoltà anche l’Italia, che aveva puntato su questo preparato. Dobbiamo preoccuparci professore?
Tutti i ritardi mettono in difficoltà tutti.
Che idea si è fatta del nostro piano vaccini?
Il nostro piano è ancora in alto mare. Non conosciamo i risultati del bando per reclutare 3000 medici e 12.000 infermieri. Non abbiamo informazioni sufficienti per poter calcolare la durata della campagna di immunizzazione. Bisognerebbe capire quante persone si vaccinano ogni giorno. Iniettare un vaccino richiede tempi precisi, anche per l’osservazione successiva. Non è che si può procedere a tappe forzate.
Governo e commissario continuano a rassicurare. Per ora, però, mentre aspettiamo il 6 gennaio per il via libera a quello di Moderna, abbiamo solo il vaccino Pfizer.
Rassicurare va benissimo, però sarebbe importante avere una campagna di informazione adeguata. Dobbiamo spiegare alla gente che cosa è, come funziona, come si somministra il vaccino, quali sono i vantaggi anche in termini numerici e quali gli effetti collaterali. Bisogna coinvolgere le tv e i mass media e non stancarsi di ripetere le cose. Informazione e comunicazione sono uno dei punti deboli delle istituzioni, come ha evidenziato l’emergenza Covid. Ancora oggi ci vengono presentati dati e statistiche senza rapportarli ai numeri della popolazione. Sa qual è il rischio?
Qual è?
Senza una comunicazione chiara la gente non capirà . Coinvolgiamo persone credibili, rappresentanti del mondo della cultura, attori, atleti. E si faccia sulla base di un piano, non lasciando tutto al caso.
Il presidente Conte ha detto che “in primavera inoltrata potremo avere un primo impatto significativo”, con il vaccino a 10-15 milioni di cittadini. Pesa, però, lo scetticismo diffuso anche tra medici e operatori sanitari.
Un medico che non vuole vaccinarsi è un incosciente, fallisce nella sua missione. Quanto ai numeri, a meno che Conte non abbia informazioni su nuovi e più massicci arrivi di fiale, i conti non tornano. Se riceviamo 450 mila dosi a settimana, in 12 settimane nè avremo circa 6 milioni e dunque, considerando che servono due iniezioni, vaccineremo 3 milioni di persone. Credo sia necessario un po’ di spirito critico. Per dire le cose come stanno e soprattutto per evitare gli errori commessi in passato con mascherine, tamponi e banchi.
Come si convincono gli indecisi a vaccinarsi?
Spiegando le cose come stanno. I fanatici non li convinceremo mai, non dobbiamo polemizzare con quelli. I dubbi sono legittimi, non va condannato chi li ha. Spetta a noi spiegare, se sapremo farlo la gente comprenderà l’utilità del vaccino. Ma bisogna sempre informare tempestivamente e raccontare la verità , anche nel caso in cui succedesse qualcosa di imprevisto o grave.
Si discute sull’ipotesi di introdurre l’obbligo per alcune categorie. Il Governo confida nella persuasione. È realistico, visto il clima segnato da indecisioni e tentazioni no vax?
L’obbligatorietà deriva da una reale necessità . Prima di parlare di questo, assicuriamoci di avere vaccini a sufficienza. Altrimenti sono solo polemiche inutili.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 30th, 2020 Riccardo Fucile
CONTE DOVREBBE SEGUIRE L’ESEMPIO TEDESCO
Durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto ad alcune domande riguardo ai vaccini e alle dosi fornite ai vari Paesi europei. Tra gli interventi c’è stato un commento in merito alle 30 milioni di dosi acquistate in più dalla Germania rispetto a quelli previsti dall’accordo europeo e una domanda sul perchè l’Italia non ha percorso la stessa strada.
Per giustificare una scelta diversa da quella tedesca, Giuseppe Conte ha affermato che le dosi per l’Italia, concordate attraverso la Commissione europea, sarebbero «assolutamente sufficienti».
Non solo, il Presidente del Consiglio ha citato l’articolo 7 del contratto europeo riguardante il divieto di intraprendere accordi bilaterali con le ditte produttrici coinvolte. La Germania lo ha fatto e avrebbe dunque violato l’accordo? Conte non risponde a questa seconda domanda sostenendo di non essere a conoscenza dettagliata dei fatti.
L’articolo 7 del contratto stipulato a livello europeo prevede effettivamente il divieto di accordi bilaterali per gli aderenti al contratto, salvo nel caso che qualche Paese non decida di uscirne:
Article 7: Obligation not to negotiate separately
By signing the present Agreement, the Participating Member States confirm their participation in the procedure and agree not to launch their own procedures for advance purchase of that vaccine with the same manufacturers.
In case an APA containing an obligation to acquire vaccine doses has been concluded with a specific manufacturer, the Member States having made use of the opt-out provided under the present Agreement can enter into separate negotiations with the same manufacturer after the APA under the present Agreement has been signed.
La Germania non è affatto uscita dall’accordo europeo, allora perchè ha concluso un accordo per ulteriori 30 milioni di dosi? La vicenda non è affatto nuova, spiegata in un articolo di Bloomberg del 2 dicembre: a detta del ministro della salute tedesco Jens Spahn, gli accordi intrapresi con la BioNTech SE, partner di Pfizer, sarebbero iniziati solo dopo che la società tedesca aveva garantito di poter soddisfare le richieste dall’accordo europeo.
C’è da dire che la Germania sta proseguendo accordi con aziende esterne al contratto europeo, come ad esempio la IDT Biologika GmbH che avrebbe garantito a Berlino 5 milioni di dosi.
A livello europeo sono state concordate un numero di dosi tale da soddisfare le richieste di ogni aderente al contratto, dosi garantite dagli stessi produttori man mano che verranno approvati dall’EMA. Secondo il piano strategico italiano dovremmo ricevere in totale 202 milioni e 573 mila dosi, di cui 26,92 milioni dalla Pfizer.
Numeri tutt’altro che sicuri, infatti possiamo al momento considerarli soltanto come una stima provvisoria in attesa delle autorizzazioni che le altre aziende farmaceutiche devono ottenere per i propri vaccini.
Cosa potrebbe accadere se parte di questi non superasse l’approvazione dell’EMA o subisse un forte ritardo a causa della sperimentazione? Parliamo pur sempre di 202 milioni di dosi per una popolazione pari a circa 60 milioni di abitanti, ma la prudenza non è mai troppa.
L’accordo «extra europeo» della Germania con la BioNTech SE non dovrebbe intaccare le promesse fatte per la fornitura delle dosi del vaccino Pfizer ai Paesi firmatari del contratto europeo, ma la ricerca di ulteriori fonti porta Berlino a garantire ai propri cittadini una copertura nel caso altre aziende e i loro vaccini rischino di inciampare o addirittura fallire la missione.
Una scelta che, in mancanza di contestazioni da parte della Commissione europea, poteva e potrebbe Giuseppe Conte e il Governo italiano potrebbe intraprendere facendone esempio.
(da Open)
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Dicembre 30th, 2020 Riccardo Fucile
GRAN BRETAGNA E FRANCIA VALUTANO UNA NUOVA STRETTA… ANCHE IL BRASILE SOPRA I MILLE MORTI, AMERICA LATINA SUPERA IL MEZZO MILIONE DI DECESSI
La Germania registra in 24 ore 1.129 decessi legati alla pandemia di coronavirus, un nuovo triste record secondo i dati dell’Istituto Robert Koch, che segnala anche 22.459 nuovi casi di contagio.
Stando ai numeri forniti dall’Istituto, in Germania sono oltre 1,68 milioni i casi di Covid-19 dall’inizio dell’emergenza sanitaria con 32.107 morti e circa 1,3 milioni di persone guarite.
L’incidenza dei contagi su 100 mila abitanti nell’ultima settimana ha raggiunto il valore di 141,3. Con il blocco generale in vigore dal 16 dicembre al 10 gennaio per contenere la pandemia, il Governo federale tedesco intende abbattere il dato a 50.
Pandemia “fuori controllo” negli Usa. Covid non allenta la presa.
Negli Stati Uniti il picco è addirittura “fuori controllo”, avverte il primo virologo Anthony Fauci.
Nel paese più malato del pianeta, dove si contano oltre 19 milioni di contagiati e 335 mila morti, il mese di gennaio rischia di essere di gran lunga peggiore rispetto a dicembre.
Fauci terrà le redini del dossier pandemia anche nell’amministrazione Biden. Il suo timore riguarda in particolare il ritardo sulla tabella di marcia per la distribuzione dei vaccini e gli effetti legati alle festività di fine anno: “Quando si lascia un gran numero di persone che viaggia o che cena al chiuso è allora che ci si ritrova nei guai”, ha sottolineato lo scienziato. E basta guardare a questo numero: quasi 1,3 milioni di americani hanno passato i controlli di sicurezza negli aeroporti domenica, il livello più alto da marzo.
Gran Bretagna la più falcidiata nel Vecchio Continente, ok al vaccino Astrazeneca. Londra si prepara ad un ulteriore giro di vite negli spostamenti.
Nell’isola si sono contati oltre 53mila nuovi contagi in un giorno, 13 mila in più dell’ultimo bollettino. Siamo di nuovo “nell’occhio del ciclone”, ha ammesso il capo del servizio sanitario Simon Stevens, avvertendo che gli ospedali in Inghilterra hanno raggiunto il limite. Il governo, di fronte a questa emergenza, si avvia ad un’ulteriore stretta, allargando le aree dove è già in vigore il lockdown.
Nel frattempo arriva il via libera nel Regno Unito al vaccino AstraZeneca/Oxford: la luce verde è stata accesa dalla Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (Mhra). “Con due vaccini autorizzati – sottolinea la nota di Downing Street – saremo in grado di vaccinare un più grande numero di persone che sono ad alto rischio, proteggendole dalla malattia e riducendo mortalità e ricoveri”.
La Francia valuta restrizioni.
Nuove misure alle porte anche in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha riunito un consiglio di difesa sanitario per fare il punto sulle restrizioni che erano state allentate per le feste. Preoccupa soprattutto il balzo nei contagi nella regione del Gran Est. E secondo il Consiglio scientifico nazionale la “ripresa incontrollata dell’epidemia a gennaio è probabile”.
Anche il Brasile sopra i mille morti.
Sono 1.111 i morti di Covid-19 registrati in Brasile nelle ultime 24 ore, rivela il ministero della Salute. Si tratta del più alto numero di vittime in un giorno dallo scorso 15 settembre, quando i morti furono 1.113. Dall’inizio della pandemia, il bilancio delle vittime sale a 192.681.
Anche l’America Latina supera i 500mila morti.
L’America Latina è, dopo l’Europa, la seconda regione del mondo a superare i 500 mila morti per coronavirus. Le 29 nazioni dell’area hanno registrato almeno 500.818 vittime del Covid, la maggior parte delle quali in Brasile (192.681) e Messico (122.855), a fronte dei 559.334 morti dichiarati dall’Europa. In Stati Uniti e Canada sono stati segnalati 352.478 morti, in Asia 217.224.
Sinopharm efficace al 79%. La cinese Sinopharm ha annunciato che uno dei suoi vaccini contro Covid-19 è efficace al 79%, meno di quanto dichiarato dai concorrenti americani Pfizer e Moderna. Sinopharm è il primo gruppo farmaceutico cinese a dichiarare dati sull’efficacia di un vaccino in preparazione. Le autorità cinesi hanno iniziato a vaccinare più di un milione di persone con prodotti che non hanno ancora formalmente convalidato.
Arriva il vaccino cubano.
Cuba potrà inoculare a tutta la sua popolazione un proprio vaccino contro il coronavirus nella prima metà del 2021, ha affermato un importante direttore sanitario. Il Paese è in grado di “immunizzare la popolazione cubana nel primo semestre del 2021”, ha affermato Vicente Vèrez Bencomo, direttore del Finlay Vaccine Institute (IFV), citato dal quotidiano ufficiale Granma. I vaccini in via di sperimentazione sarebbero due ed entrambi avrebbero mostrato buoni risultati in termini di sicurezza e risposta immunitaria, ma “Sovereign 02 in particolare, per le sue caratteristiche, ha mostrato una risposta immunitaria precoce (a 14 giorni), che ci permette di passare alla Fase 2 della sperimentazione clinica in modo più veloce”. Cuba, con 11,2 milioni di abitanti, registra 11.434 casi e 143 morti fino a domenica, cifre basse rispetto ai Paesi vicini.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UN DURO COLPO AL PIANO ITALIANO CHE NE PREVEDEVA L’ACQUISTO DI 40 MILIONI DI DOSI NEL PRIMO TRIMESTRE 2021
Non arrivano buone notizie sul fronte Astrazeneca. L’ultimo sviluppo, nella tortuosa corsa
al vaccino anti-Covid di Oxford, è la frenata da parte dell’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco: «Improbabile il via libera a gennaio».
Il vice direttore esecutivo Noel Wathion ha spiegato che l’azienda non ha ancora fatto domanda per l’autorizzazione e che servono ancora «altri dati sulla qualità del vaccino»
Un duro colpo per il piano vaccinale italiano, che con 40 milioni di dosi ha puntato moltissimo sulla formula inglese e che deve fare i conti con una serie di intoppi che stanno frenando AstraZeneca, da cui dipende quasi il 60% delle dosi previste per i primi tre mesi del 2021.
Sullo sfondo della corsa a rilento al vaccino di Oxford, come spiegato oggi da Open, a gettare ulteriori ombre sulla strategia italiana ci sono le perplessità su un piano B, legato a Pfizer, che non convince appieno.
A cercare di rassicurare l’Italia al pari degli altri Paesi europei sono arrivate a stretto giro le parole della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che su Twitter ha annunciato: «Abbiamo deciso di prendere altre 100 milioni di dosi aggiuntive del vaccino BioNTech/Pfizer, già in uso per vaccinare gli europei. Avremo quindi 300 milioni di dosi di questo vaccino, che è stato valutato sicuro ed efficace. Altri vaccini seguiranno».
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
VACCINO PFIZER, 6 DOSI A FLACONE INVECE CHE 5 GRAZIE ALLE SIRINGHE DI PRECISIONE VOLUTE DA ARCURI… A CONTI FATTI SARA’ UN BEL RISPARMIO
Ricordate la polemica per le siringhe “ad avvitamento”? Qualcuno gridò al flop, molti parlarono – e scrissero – di un “caso”, l’ennesimo di cui, a sentire gli opinionisti, è stata lastricata la strada per l’avvio della campagna vaccinale, (quasi) tutti storcemmo il naso classificando la decisione di Domenico Arcuri sotto la voce “megalomanie all’italiana”. “Costano il doppio di quelle normali”, facevano notare i più avvisati, già prefigurando un possibile, evitabilissimo, spreco.
E invece la scelta del commissario straordinario per l’emergenza, che sta gestendo anche la fase di distribuzione del vaccino, si sta rivelando azzeccata.
È grazie a quel tipo di siringa ad ago bloccato – la cosiddetta “luer lock” – che da ogni fiala di vaccino Pfizer-BioNTech si potranno ricavare 6 dosi invece delle 5 calcolate in precedenza e indicate dall’azienda farmaceutica produttrice.
Proprio da Pfizer era arrivato il consiglio di puntare su questo tipo specifico di siringa, che assicura una somministrazione più precisa.
“Indicazione – fanno notare fonti governative – contenuta anche nel bugiardino” del siero protagonista della prima fase della campagna vaccinale in Italia e in Europa. Dove, a differenza di quanto è accaduto nel nostro Paese, sono state acquistate siringhe tradizionali. La precisione richiesta per l’operazione di recupero del vaccino residuo si può raggiungere anche con siringhe con tecnologia diversa, mentre utilizzando quelle standard non c’è la certezza di riuscire a ricavare una dose ulteriore da ogni singolo flacone.
“Le luer lock” sono più performanti”, aveva obiettato rispondendo alle critiche Arcuri. Siringhe di precisione, che evitano lo spreco del siero “residuo”, consentendo dunque di ricavare da ogni fiala una dose in più.
“Si sapeva che in ogni fiala, dopo i cinque prelievi calcolati ufficialmente, sarebbe restato un po’ di vaccino, ma non sapevamo che a rendere possibile ottenere una dose ulteriore sarebbero state le siringhe. È andata bene, insomma”, commenta la fonte.
Le siringhe “luer lock” potrebbero “regalare” all’Italia il 20 per cento di dosi in più di vaccino: i 27 milioni previsti dall’inizio della campagna di immunizzazione fino a settembre 2021 ora possono diventare 32.
E la scelta di Arcuri, a conti fatti, conveniente. Aver speso di più per le siringhe consentirà di risparmiare sull’acquisto dei vaccini.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
STRUTTURE SANITARIE AL COLLASSO A LONDRA E NEL KENT: “SIAMO DISPERATI PERCHE’ IL PRONTO SOCCORSO E’ PIENO”
Gli ospedali inglesi non era mai stati così sotto pressione neppure durante la prima ondata
della pandemia di Coronavirus.
Complice anche la scoperta della variante di Covid-19 nelle scorse settimane nell’area di Londra e del Kent, il sistema sanitario è quasi al collasso, con numerosi pazienti che vengono assistiti direttamente all’interno delle ambulanze per mancanza di letti.
È quanto sta succedendo, ad esempio, al Queen’s Hospital di Romford, a pochi passi dalla City, dove, come racconta il quotidiano The Mirror, le cure vengono prestate nei parcheggi in attesa che si liberi un posto all’interno dei nosocomi.
Stessa situazione al Medway Hospital nel Kent, dove un paramedico ha detto che nei giorni scorsi erano stimate fino a sei ore di attesa per alcuni pazienti che arrivavano in ambulanza.
Secondo i dati ufficiali, alle 8 di lunedì scorso c’erano 20.426 malati ricoverati negli ospedali della sola Inghilterra, quasi il doppio rispetto al massimo raggiunto nel corso della prima ondata, cioè 18.974 del 12 aprile.
Il giorno peggiore per i servizi di ambulanza è stato quello di Santo Stefano: il 26 dicembre sono state ricevute 7.918 chiamate di emergenza, oltre 2.500 in rispetto allo stesso giorno del 2019
Nonostante le misure restrittive adottate dalla maggior del Paese, che al momento interessano ben 24 milioni di persone, il Regno Unito ha registrato il più alto aumento giornaliero di contagi Covid con 41.385 infezioni, mentre altre 357 persone, portando il totale a 71.109.
E la situazione, dicono gli esperti, potrebbe ancora peggiorare tra gennaio e febbraio. Il dottor Adrian Boyle, del Royal College of Emergency Medicine, ha detto a Sky News che la situazione è “molto dura” e ha aggiunto che il problema è particolarmente acuto a Londra ma “potrebbe facilmente diffondersi. Le ambulanze continuano ad arrivare e noi siamo disperati perchè il pronto soccorso è pieno. È un senso di impotenza che difficilmente riesco a spiegare”.
(da Fanpage)
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