Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
NON SI SA SE RIDERE O PIANGERE: BERLUSCONI E MORETTI TAGLIANO IL NASTRO DI UNA STAZIONE CHE NON C’E’….50.000 METRI QUADRI, 29 ASCENSORI E 57 SCALE MOBILI ANCORA DA REALIZZARE…I PRECEDENTI SPOT DELLA PALERMO-MESSINA E DEL PONTE SULLO STRETTO
Silvio Berlusconi e mezzo governo schierati e impettiti per inaugurare l’atrio di una
stazione ferroviaria.
Avete letto bene: l’atrio, non la stazione, per la quale il cantiere rimane aperto, i lavori sono tutt’altro che finiti e stando alle ottimistiche previsioni ufficiali saranno completati alla metà dell’anno prossimo.
È successo a Roma nel quartiere Tiburtino e di fronte alla selva di alte autorità impegnate nel taglio del nastro del nulla, compiaciute come si trattasse davvero di un grande evento, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Altero Matteoli, il presidente delle Ferrovie, Lamberto Cardia, l’amministratore delegato, Mauro Moretti, la presidente del Lazio, Renata Polverini, più varie ed eventuali.
Di fronte al viavai di auto-blu, al codazzo di segretari e segretarie, addetti stampa, agenti delle scorte, fotografi, perfino qualcuno dei selezionati presenti non ha fatto a meno di riderci su: “È come se avessi deciso di ristrutturare casa e avessi invitato parenti, amici e conoscenti a una grande festa per l’inaugurazione della tazza del cesso”.
Perfino gli attenti addetti stampa delle Ferrovie hanno dovuto faticare parecchio per indorare il poco che il convento metteva a disposizione magnificando nelle quattro pagine consegnate ai giornalisti l’importanza dell’opera al momento in cui sarà finita davvero (322 milioni di curo di investimento, 50 mila metri quadri di superficie, 29 ascensori, 57 scale mobili), e liquidando in poche righe il poco già realizzato, cioè uno dei due atrii della stazione, quello denominato Pietralata (l’altro lo chiameranno Nomentano).
Durante la cerimonia non sono mancati momenti di ilarità , come quando, per esempio, la presidente della Regione, alla quale probabilmente nessuno si era premurato di dire la verità , e cioè che era tutta una messa in scena, ha orgogliosamente ricordato che “i tempi di realizzazione sono stati rapidissimi”. Berlusconi ha fatto l’elenco delle grandi infrastrutture realizzate, facendo finta di non sapere che 10 giorni prima davanti a Montecitorio imprenditori del mattone e muratori perla prima volta nella storia avevano manifestato insieme per ricordare a lui e al suo governo che è tutto praticamente fermo da anni e intanto il settore dell’edilizia ha lasciato sul campo 250 mila dipendenti.
Anche in questo caso qualcuno ha riso: “Rilegge le opere scritte sulla mitica lava-gnetta di Vespa”.
In fatto di inaugurazioni tanto fastose quanto taroccate i governi Berlusconi cene avevano propinate di tutti i colori, anche se mai di questo livello.
Il mese preferito è proprio dicembre: quando la gente normale pensa ai regali e alle feste, al capo del governo viene la voglia di sforbiciare nastri tricolori.
Nel 2004, per esempio, cinque giorni prima di Natale, Berlusconi volle tagliare alla presenza di una folla da stadio (2.500 persone) anche il suo nastro per l’autostrada Palermo-Messina, nel cuore dei Nebrodi, nono-stante venisse aperto un solo senso di marcia, e anche se un mese prima altre autorità nazionali e locali lo avevano preceduto nella stessa cerimonia, le quali autorità avevano fatto a loro volta il bis rispetto a una precedente inaugurazione di altri importanti personaggi all’inizio dell’estate.
Due anni dopo l’inaugurazione ter, furono messi sotto inchiesta 8 tra dirigenti dell’Anas e del Consorzio autostrade siciliane perchè a dispetto della faraonica cerimonia con il capo del governo, mancavano i requisiti minimi di sicurezza: assenza di aeratori, vie di fuga ostruite, colonnine sos fuori uso, illuminazione assente.
Sempre sotto Natale, l’altr’anno toccò al Ponte sullo Stretto con la posa della prima pietra, e forse anche l’ultima, a Cannitello, in faccia aScilla e Cariddi.
E in ambito ferroviario, prima del solingo atrio di Tiburtina, la frenesia berlusconiana da taglio del nastro aveva toccato l’apice con la “triplice meneghina”: tre inaugurazioni consecutive in tre anni per la Stazione centrale di Milano, 2008, 2009 e 2010, sempre in prossimità del Natale.
All’ultima, per la verità , la sua presenza è stata solo annunciata, ma poi si è presentato il sindaco, Letizia Moratti.
Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
Ps La foto di come appare la Stazione in oggetto e di come dovrebbe diventare quando il progetto sarà realizzato realmente.
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
UN’INCHIESTA DI ALTROCONSUMO SULLE TRATTE PIU’ FREQUENTATE ASSEGNA LA MAGLIA NERA ALLA LINEA PIACENZA-MILANO… MONITORATI 1407 PENDOLARI STANDARD SU 25 TRATTE DA NORD A SUD… STAZIONI FANTASMA SENZA BIGLIETTERIA E INDICAZIONI
Quelli che stanno peggio sono al Nord: sulla linea Piacenza-Milano (e viceversa) non c’è una cosa che funzioni. Bagni rotti. Oppure chiusi. Oppure talmente sporchi da essere inavvicinabili. Per non dire della puntualità . Mai che arrivi in orario quel treno.
Non è che le cose migliorino però spostandosi.
Segno nero anche sulla Pavia-Milano, Novara-Milano, Varese-Milano, Como-Milano. E la Bergamo-Carnate-Milano gareggia per il primo posto tra le peggiori tratte pendolari d’Italia.
Ma certo, mica se la passano bene tutti gli altri.
Quelli della Fara Sabina-Roma o della Frosinone-Roma, per esempio, anche loro in coda per soddisfazione (inesistente) del servizio. O quelli della Formia-Napoli o della Orte-Roma. Per non dire poi della Nettuno-Roma, della Avezzano-Roma o della Salerno-Napoli.
Almeno secondo l’inchiesta fatta da Altroconsumo che ha viaggiato sui treni pendolari più trafficati d’Italia, quelli che portano a Milano, a Roma, a Napoli, ed ha ascoltato chi ogni giorno combatte con puntualità , pulizia, affollamento, cioè lavoratori e studenti che si alzano all’alba per riuscire a raggiungere la loro destinazione anche molte ore dopo, causa ritardi cronici.
E già sono stanchi, arrabbiati, stressati.
«Siamo uomini o pendolari?» è la campagna dell’associazione dei consumatori che di pendolari ne ha seguiti 1407 su 25 tratte.
E la maggior parte ha bocciato il servizio ricevuto ogni giorno.
Cento per cento di insoddisfatti i viaggiatori che ogni mattina prendono il treno a Piacenza per arrivare a Milano: il 98% di loro si lamenta della totale mancanza di igiene e dell’affollamento. Il cento per cento della puntualità : che non c’è mai.
E così via sul resto delle altre tratte. Pessime la Bergamo-Carnate-Milano così come la Fara Sabina-Roma e la Frosinone-Roma: treni lerci, sedili strappati, bucati, insozzati da cibo e altro; toilettes impraticabili perchè chiuse o perchè troppo puzzolenti e indecenti per entrarci.
E poi «si viaggia come su carri di bestiame», si lamentano i comitati pendolari di tutta Italia. Perchè se da un lato aumentano i treni Alta Velocità , sugli altri binari diminuiscono quelli per chi non viaggia a trecento ma a 30 all’ora.
Ma il numero delle carrozze resta lo stesso e per entrare (e scendere) bisogna camminarsi l’uno sull’altro.
E quante volte si arriva (o si parte) da stazioni fantasma, dove è impossibile trovare una biglietteria, una indicazione, un pannello (non distrutto) degli arrivi e delle partenze?
«Nessuno ci ascolta, nessuno ci dà risposte, nessuno si preoccupa di avvertirci se il treno non passerà , se arriverà tardi, se non ripartirà mai più».
Che le condizioni di viaggio dei pendolari siano al limite della sopportazione si sa da tempo.
Ma stavolta Altroconsumo offre agli insoddisfatti anche la possibilità di fare causa a chi fornisce (male) il servizio.
Sul sito dell’associazione si può accedere ad una consulenza gratuita e segnalare le situazioni più eclatanti: «I casi di evidente e ripetuta lesione dei diritti di utente del servizio ferroviario si tradurranno in causa di fronte al Giudice di Pace».
E per chi soffre ogni giorno sulle tratte peggiori (Piacenza-Milano, Bergamo-Carnate-Milano) Altroconsumo offre i propri legali per chiedere un risarcimento danni.
E anche Legambiente boccia i treni pendolari.
Nel Lazio ha assegnato per il terzo anno consecutivo il «Trofeo Caronte» alla linea Nettuno-Roma: è la peggiore tra le 8 tratte regionali su cui ogni giorno viaggiano 360mila persone che cercano di raggiungere Roma.
E proprio i pendolari della Nettuno-Roma tempo fa hanno promosso una raccolta di firme per una civil action contro Trenitalia: «Non è più sopportabile viaggiare su quei treni e in quel modo».
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Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
LA RIPRESA E’ DEBOLE, I NUOVI MERCATI LONTANI E LA CRISI PARLA ITALIANO: FIAT, INDESIT, MERLONI, ITALTEL, BURANI, TIRRENIA, UNICREDIT, OMSA…SONO 200 I CASI DI CRISI APERTI AL MINISTERO DELLO SVILUPPO: IL MERCATO INTERNO IN SOFFERENZA PER LA MANCANZA DI UNA POLITICA INDUSTRIALE
Il polso della situazione lo dà un osservatorio privilegiato in questa fase di crisi del sistema industriale italiano, l’Unità per la gestione delle vertenze delle imprese in crisi, presso il ministero dello Sviluppo economico.
Si riprende il lavoro, ma vi sono oltre 200 tavoli aperti e 500.000 posti a rischio.
E non tutte le vertenze arrivano al ministero.
Si tratta di una crisi “made in Italy”: le aziende più in difficoltà sono quelle che dipendono dal mercato interno italiano.
Chi si è spostato sui mercati emergenti sta cercando di uscire dall’apnea, chi ha il suo sbocco sul mercato domestico è sull’orlo del baratro.
E’un’Italia, quando va bene, prigioniera della cassa integrazione, da Fiat a Indesit, da Italtel a Burani, da Tirrenia a Unicredit, a Omsa.
E non risparmia neppure la multinazionale Pepsi di Silea, nel trevigiano, coi suoi 100 dipendenti.
Scende al Sud con i casi di Pomigliano e Termini Imerese (1.350 lavoratori), con il distretto lucano del divano, la crisi della Natuzzi, con 1.500 dipendenti, e il polo aeronautico di Alenia.
A parte il caso Tirrenia, con una privatizzazione abortita e 3.000 posti a rischio, al ministero arrivano numerosi i dossier delle aziende in crisi nel mondo dei trasporti, in particolare quello dei componenti per il ferroviario: la Firema è in amministrazione controllata, la Fervet in liquidazione, la Keller sta chiudendo in Sicilia.
In totale 2.000 posti di lavoro senza contare l’indotto.
Cadono anche pezzi del “made in Italy” con i fallimenti di Mariella Burani (1.500 lavoratori) e della Itierre ( con i marchi Ferrè e Cavalli e 1.500 dipendenti). Continua »
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Luglio 19th, 2010 Riccardo Fucile
SCUOLE, FERROVIE, SANITA’, ACQUE, ELETTRICITA’ MISURANO IL GRADO DI CIVILTA’ DI UNA COMUNITA’…IN UNO STATO NAZIONALE CHE SI RISPETTI LA QUALITA’ DI UN VIAGGIO IN TRENO DOVREBBE ESSERE LA STESSA OVUNQUE: L’ODISSEA DI UN DOCENTE UNIVERSITARIO
Un treno che parte dalla terza città d’Italia, un espresso notte che da Torino raggiungerà
Reggio Calabria.
Vi sale anche uno stimato docente universitario genovese, il prof. Dino Cofrancesco, cattedra di Storia del pensiero politico all’Università di Genova, qualificato collaboratore di testate nazionali.
Il resoconto del viaggio lo ha fatto qualche giorno fa sul quotidiano genovese “il Secolo XIX” e ne riportiamo qualche considerazione in sintesi.
Pur percorrendo solo il tratto tra Torino e Genova, il docente definisce il viaggio “un’esperienza sconvolgente: il convoglio era costituito solo da sei vetture di seconda classe, senza aria condizionata, coi finestrini bloccati dalla ruggine e dalla salsedine. Valigie nei corridoi, toilette in gran parte bloccate, sporcizia ovunque, una bolgia infernale e un caldo tremendo”.
Questo il treno appena partito: il capotreno infatti spiega ai viaggiatori che non c’è da meravigliarsi, visto che quelle vetture attendevano da giorni la partenza sotto un sole rovente.
Il prof. Cofrancesco definisce il suo breve viaggio “una lezione di vita e di storia indimenticabili”.
E scrive:”In anni in cui si discute di avveneristici ponti sullo Stretto, partono dalla civilissima Torino treni che nelle aree più depresse dell’Europa balcanica, sarebbero considerati un’offesa alla dignità umana. Si può davvero pensare che se la destinazione non fosse stata Reggio Calabria, ma Roma o Trieste, i dirigenti della stazione sabauda avrebbero utilizzato quelle vetture vecchie e scrostate, neritevoli di riposo eterno? I meridionali che ho incontrato si sentivano trattati come animali ammassati in un carro bestiame, vittima di una cultura nordista che li retrocede a sudditi”. Continua »
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Luglio 1st, 2010 Riccardo Fucile
SI PAGHERA’ DA 1 A 2 EURO IN PIU’ SU 11 AUTOSTRADE E 11 RACCORDI ANAS: IN ASSENZA DI CASELLO SI PAGHERA’ ALL’USCITA… L’ANAS INCASSERA’ 598 MILIONI DI EURO IN TRE ANNI…AUMENTA DEL 5% ANCHE IL CANONE DEI CONCESSIONARI PRIVATI…SI TEME ORA UN CONSEGUENTE RINCARO DEI PRODOTTI ALIMENTARI
Per chi sta per partire in auto per le vacanze estive, da oggi la strada delle ferie sarà più cara.
Crescono i pedaggi autostradali fino al 5% e ne vengono introdotti di nuovi su 22 tratte gestite dal’Anas, ben 1.270 km finora gratuiti.
Tra questi il Raccordo anulare di Roma, la Salerno-Reggio Calabria, la Roma- Fiumicino, la Palermo-Catania, il raccordo Torino-Caselle, la superstrada Firenze-Siena, il raccordo Salerno-Avellino.
Tutto previsto dalla manovra di Tremonti, quella che non avrebbe messo “le mani nella tasca degli italiani”, per capirci.
Il nuovo pedaggio sarà forfettario: auto e camion verseranno rispettivamente 1 e 2 euro se decideranno di percorrere 11 autostrade e 11 raccordi autostradali dell’Anas.
A chi obiettasse “ma dove sono i caselli?” ecco la soluzione prevista: l’esborso si pagherà alle 26 uscite interessate delle autostrade che mettono in comunicazione con le strade gestite dall’Anas.
Un esempio: chi percorre il Grande Raccordo Anulare di Roma non paga se entra ed esce rimanendo in città .
Ma se prende l’A1 verso Firenze o Napoli, la A24 verso l’Aquila, la A12 verso Civitavecchia, paga 1 o 2 euro oltre il ticket normale.
In pratica a Roma gli aumenti del pedaggio autostradale scatteranno subito ai seguenti caselli: Roma Nord A1, Fiano Romano A1, Roma Est A24-Strada dei Parchi, Lunghezza A24-Strada dei Parchi, Settecamini A24-Strada dei Parchi, Ponte di Nona A24-Strada dei Parchi, Roma Sud A1, Roma Ovest A12, Maccarese Fregene A12.
Sarà un salasso per chi abita a Roma e nella provincia. Continua »
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Giugno 1st, 2010 Riccardo Fucile
STUDIO CONFARTIGIANATO: TRASPORTO AEREO AUMENTO DEL 13,4% (EUROPA -0,2%), FERROVIE +11,3% (EUROPA +3,7%), POSTE +11,2% (EUROPA +2,8%)…. ASSICURAZIONI + 7,1% ( +3,6%), ACQUA POTABILE + 8% (+3,3%), RACCOLTA RIFIUTI +6% (+3,1%)
Trasporto aereo, ferroviario, servizi postali e assicurativi, acqua potabile e raccolta rifiuti: chi è nato o vive in Italia per questi servizi sborsa mediamente di più rispetto ai coinquilini della zona euro.
Da noi latita la concorrenza e i prezzi salgono.
E’ quanto emerge da uno studio di Confartigianato: a fronte di un tasso di inflazione sostanzialmente analogo (+1,6% per l’Italia, contro l’1,5% per l’area euro ad aprile 2010), il dossier registra una sensibile crescita dei prezzi di diversi servizi, con differenze notevoli rispetto all’area euro.
Per tutti valga il settore trasporti: quello aereo in Italia vede i prezzi aumentati del 13,4%, mentre nell’Eurozona sono diminuiti dello 0,2%.
Il trasporto ferroviario è cresciuto dell’11,1% contro un 3,7% europeo.
E non parliamo del servizio.
Spostandoci alle poste, qua la concorrenza proprio non esiste e pesa sul prezzo: +11,2% in Italia, contro una media europea del 2,8%, idem per le assicurazioni (+7,1% contro il +3,6%).
Vediamo gli altri servizi di pubblica utilità : per l’acqua potabile un +8% contro il +3,3%, per la raccolta dei rifiuti solidi urbani un +6% rispetto al dato europeo del +3,1%.
Per assurdo l’unico settore dove il nostro Paese registra un dato migliore rispetto alla media europea è quello dei carburanti (+15,8% contro un +19,5% di Eurolandia). Continua »
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Marzo 14th, 2010 Riccardo Fucile
LE LIBERALIZZAZIONI NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI: ACQUA, ENERGIA, AUTOSTRADE, BANCHE….ALTI COSTI E SCARSA TRASPARENZA… GLI AUMENTI DELLE TARIFFE NON SONO RAPPORTATI AD UN AUMENTO DELL’EFFICIENZA DEL SERVIZIO
Acqua ed energia, autostrade e banche: dopo la privatizzazione, le ex aziende pubbliche hanno aumentato i profitti.
Ma si tratta di un effetto legato più agli aumenti delle tariffe che ad un recupero di efficienza.
E’ quanto risulta da un’analisi della Corte dei Conti che lancia un avvertimento sulla necessità di evitare in futuro di ricadere nell’errore di un modello sbagliato, ovvero costi altissimi per il contribuente e obiettivi incerti.
Nel rapporto “Obiettivi e risultati delle privatizzazioni di partecipazioni pubbliche”, la Corte dei Conti invita il governo a definire una “strategia aggiornata di medio termine”, superando “incertezze e contraddizioni”.
Se è vero che in Italia le privatizzazioni sono un processo di portata storica, per gli incassi siamo secondi solo al Giappone e rimangono ancora troppo alti i costi delle procedure, stimati in 2,2 miliardi di euro.
Quanto alle modalità scelte per dismettere le partecipazioni pubbliche, la Corte rileva “una serie di importanti criticità “: dagli alti costi a casi di “scarsa trasparenza”. Continua »
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Gennaio 13th, 2010 Riccardo Fucile
PERSINO IN CINA 1.100 KM , CON 710 KM DI GALLERIE E VIADOTTI, SONO COSTATI 11 MILIONI A KM…. IL GENERAL CONTRACTOR IN ITALIA E’ UN DISTRIBUTORE DI SUBAPPALTI SENZA VINCOLI…GLI ENTI LOCALI, PER FAR PASSARE UN TRENO, SONO GIA’ DIVENUTI RICATTATORI FEDERALISTI E PRETENDONO QUATTRINI IN CAMBIO…DA NOI, A PARITA’ DI TRATTA, OCCORRONO 12,5 ANNI PER COSTRUIRLA, IN EUROPA 7,5, IN CINA 4,5
L’Alta Velocità è uno dei più grandi affari del dopoguerra, oltre la più grande infrastruttura degli ultimi venti anni.
Ma è anche un mistero, perchè Tav, la società delle Ferrovie, responsabile dell’operazione, un vero e proprio rendiconto dettagliato non l’ha mai presentato.
Eppure sarebbe stato interessante per il Governo avere dati precisi per proporre le riforme necessarie, onde perdere i primati negativi che accompagnano l’Alta Velocità italiana, rispetto alla concorrenza.
Un rendiconto parziale si può trovare nei bilanci della Fiat, general contractor per due tratte, la Bologna Firenze, costata 4,7 miliardi di euro, e la Milano Torino, costata 6,7 miliardi di euro.
Cifre che corrispondono esattamente a 60 e 54 milioni a chilometro.
Spese folli se rapportate ad altri Paesi all’avanguardia nell’Alta Velocità .
In Spagna, Francia e Giappone 1 chilometro di Tav è costato 10 milioni di euro.
In Cina, che a dicembre ha completato un tratto di 1.100 km ( di cui 710 con viadotti e gallerie), il costo è stato di 11 milioni a km.
Altre incongruenze: come è possibile che la Milano-Torino, in pianura e lungo l’autostrada, costi quanto la Bologna-Firenze, interamente appenninica, e il 50% in più dell’analoga Milano-Bologna?
Misteri italici, anche se molti puntano il dito contro il sistema del general contractor.
In realtà non è il general contract in sè la causa del male, ma piuttosto come si sceglie e come viene stipulato il contratto.
Invece che consegnare un progetto esecutivo dettagliato e vincolante con penali per sforamenti di tempi e costi, in Italia il general contractor è solo un meccanismo per distribuire commesse e subappalti, senza vincoli di controlli e di costi. Continua »
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Gennaio 10th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO LA PROCURA DI TORINO, SU 420 TRENI MONITORATI BEN 300 HANNO AVUTO RITARDI… I RILIEVI EFFETTUATI NEL PERIODO PRECEDENTE AL MALTEMPO… LE FERROVIE PARLANO DI DATI INFERIORI E DI “GUAI GIOVANILI” DOVUTI AL RODAGGIO
Nel periodo di avviamento della rivoluzione dell’alta velocità , i treni Frecciarossa non sono stati all’altezza delle promesse e degli impegni, e non solo per colpa del maltempo.
Lo testimoniano i primi dati elaborati nell’ambito dell’inchiesta conoscitiva aperta a Torino, epicentro di proteste e dissesti, dal procuratore Guariniello.
Il magistrato ha dato alla Polfer il compito di raccogliere i dati relativi a un congruo campione di treni veloci, relativi a dieci giorni di servizio, prima delle feste natalizie.
Sono stati monitorati 400 Frecciarossa e solo 20 treni hanno rispettato la tabella di marcia.
Un centinaio è approdato a destinazione con meno di 15 minuti di ritardo e oltre trecento invece hanno accumulato ritardi superiori ai 15 minuti.
Tra questi, 50 hanno sforato i tempi di ben 60 minuti, 30 sono andati oltre le due ore di ritardo, arrivando a picchi anche di 5 ore.
E tutto, ripetiamo, prima che neve e ghiaccio flagellassero la penisola, praticamente due giorni dopo l’inaugurazione in pompa magna.
Da ciò è derivato che centinaia di clienti hanno perso coincidenze e hanno mancato appuntamenti importanti.
In pratica le ferrovie superveloci hanno istituzionalizzato il quarto d’ora accademico di ritardo. Continua »
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