Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
NEL FILMATO DI APPENA UN ANNO FA DICEVA: “RAFFAELE E’ UNO PRESENTE CON NOI NEI MOMENTI PIU’ DIFFICILI”… ORA E’ GUERRA TOTALE, STASERA BERLUSCONI A LECCE
Botta e risposta tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto.
L’ex Cavaliere all’arrivo a Bari, per la due giorni elettorale in favore della candidata Adriana Poli Bortone, aveva risposto così alla domanda del Corriere del Mezzogiorno sul suo ex «cavallo di razza»: «Fitto? E chi è?».
Poco dopo era arrivata una nota dell’europarlamentare salentino: «Chi è Fitto?, dice Berlusconi. Vorrà dire, se non ha buona memoria, che domani glielo ricorderò».
E oggi su twitter Fitto non ha perso tempo e ha caricato un video, girato il 4 maggio 2014.
Il titolo? Berlusconi: «Fitto è un amico».
E poi scrive «La coerenza è un valore».
«Il padrone di casa è il nostro Raffaele Fitto – dice il leader di Forza Italia in collegamento con il parterre Azzurro in Puglia – voi sapete che nella vita ci sono gli amici dei momenti facili e quelli dei momenti difficili. Raffaele è un amico mio, del nostro partito anche nei momenti più difficili. Vi devo dire che io gli voglio bene».
Dopo poco più di un anno la situazione è cambiata e lo scontro è diventato totale.
Tanto che questa mattina Fitto, a «Coffee Break» (su La7), è stato categorico: «Non c’è più Forza Italia, questo mi sembra evidente. E dopo il 31 maggio questo sarà ancora più lampante. Da quando non sento Berlusconi? Da un paio di mesi forse. Da quando abbiamo avuto un lungo incontro di oltre un’ora nel quale abbiamo concordato un percorso e la mattina dopo tutto ciò è stato smentito. Tutto ciò fa parte del passato».
Vito Fatiguso
(da “il Corriere del Mezzogiorno”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
FINISCE L’EQUIVOCO CHE FORZA ITALIA RAPPRESENTASSE LA DESTRA MODERATA-CONSERVATRICE IN ITALIA
Il tramonto di Silvio Berlusconi mette fine ad un equivoco durato vent’anni: che Forza Italia e il
Pdl rappresentassero la destra moderata-conservatrice in Italia.
Per molto tempo, grazie alle loro vittorie elettorali e alla narrazione compiacente e miope che ne veniva data, i partiti diretti da Berlusconi sono stati vestiti di fogge estranee alla loro vera anima: fogge moderne e moderate.
Niente di tutto questo ha connotato il berlusconismo.
Il suo asse politico-culturale poggiava su due cardini: l’appello anticomunista e la prefigurazione di un futuro fastoso e festoso, dove la ricchezza, e i benefit connessi, del leader fossero alla portata di tutti.
In un mondo come quello dei primi anni ’90, in cui tutto un sistema crollava, era sufficiente entrare in scena con un sorriso smagliante e calmierante per occuparne il centro.
Alla tetraggine di partiti novecenteschi arroccati in linguaggi e pratiche desueti bastava contrapporre un minimo di modernità per relegare quelle formazioni in un angolo.
Il successo delle creature politiche berlusconiane è connesso con quel tornante della storia italiana rappresentato da Tangentopoli ma anche con quanto di irrisolto, e carico di aspettative, era rimasto incagliato negli anni ’80.
Poggiando su quella doppia, contraddittoria, eredità – la Milano da bere e il novismo post-Tangentopoli – il Cavaliere offre una visione scintillante e postmoderna dei bassi continui della cultura politica italiana trasfigurando e mitigando, in un certo senso, qualunquismo e familismo, antistato e particulare.
Il miracolo politico berlusconiano sta tutto nella conquista dell’“osso duro” reazionario e qualunquista dell’Italia profonda, eliminando il suo volto cupo e il suo potenziale di violenza antisistemica.
A conferma che questa Italia non-moderna era il bacino di riferimento del Cavaliere valgano le ricerche sull’elettorato forzista che segnalavano come il bacino di voti più cospicuo fosse fornito dalle casalinghe: un gruppo sociale di cui catturava più della metà dei consensi.
Seguivano i pensionati e, più indietro, i liberi professionisti e i dirigenti, la componente elevata invece a icona della modernità del berlusconismo.
Questi gruppi sociali erano saldati dalla liberazione dagli impicci delle regole e dall’oppressione dello Stato, dalla minaccia comunista e dalla speranza- illusione di un nuovo miracolo economico.
Tutte pulsioni estranee alla cultura moderata di stampo europeo.
Nemmeno nel punto più alto dell’egemonia berlusconiana, dopo la vittoria alle elezioni del 2008, l’ipotesi di una destra moderata è diventata plausibile.
Perchè, appunto, quella destra non è mai stata coltivata.
Non per nulla, quando sono stati fatti tentativi in quella direzione – prima i “professori” reclutati nel 1996, e poi il gruppo di Fini tra 2008 e 2010 – sono falliti. Nemmeno la versione più solida e accreditata di una destra moderna e liberal, incarnata da Mario Monti (al quale Berlusconi aveva offerto la guida dello schieramento di centro-destra), ha avuto riscontro.
E la ragione è che sul terreno moderato-conservatore il Cavaliere ha sparso napalm per vent’anni.
I riferimenti tipici dei partiti conservatori europei – senso dello Stato, rigore, moralismo d’antan, toni bassi, ricerca del consenso – già fragili sul suolo italico, sono stati azzerati dal populismo del forzaleghismo imperante.
Prima la crisi economica e gli insuccessi nell’azione di governo hanno rotto l’incantesimo: quel nuovo mondo radioso ripetutamente promesso è crollato.
Poi Berlusconi ha perso l’asso nella manica, l’appello anticomunista: l’ascesa di Renzi ha tolto ogni plausibilità a quella carta.
Mentre la sinistra prospera senza l’anti-berlusconismo, il Cavaliere affonda senza l’anticomunismo.
Una volta esaurito il carisma rimane un campo desertificato da scelte politiche deleterie, promosse con una violenta torsione populista del conflitto politico.
In più, ora il campo della destra è ristretto dalla radicalità degli ex compagni di strada come la Lega di Salvini, dal richiamo anti-establishment a 360 gradi di Grillo e dalle incursioni renziane.
La destra è all’anno zero.
Piero Ignazi
(da “La Repubblica”)
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Maggio 13th, 2015 Riccardo Fucile
NEL 2001 IL CELEBRE CAPPOTTO, ORA IL SIMBOLO SARA’ PRESENTE SOLO A GELA E MILAZZO
Fino a pochi anni fa era la capitale del berlusconismo, la prima regione azzurra, il granaio sempre colmo di voti per i candidati di Forza Italia.
L’ultimo flash risale alle politiche del 2013, con il Pdl che riesce a portare a casa il premio di maggioranza al Senato: immagini che sono già in bianco e nero, dato che oggi in Sicilia Forza Italia semplicemente non esiste più.
Lontanissimi i tempi in cui il partito fondato da Marcello Dell’Utri faceva man bassa di preferenze a qualsiasi tornata elettorale.
Finito in archivio è anche il “cappotto” del 2001, quando il Polo delle Libertà conquistò tutti i 61 seggi siciliani alle politiche: oggi, invece, Forza Italia non riesce neanche a presentare le liste per le elezioni amministrative.
Nei 53 comuni siciliani che andranno al voto il 31 maggio, soltanto in due casi il partito azzurro è riuscito ad inserire nelle schede elettorali il proprio simbolo: a Gela, in provincia di Caltanissetta, e a Milazzo, nel messinese.
“Siamo l’unica grande città siciliana a presentare il simbolo di Forza Italia”, gongola il vice coordinatore siciliano del partito azzurro Michele Mancuso, tradendo un entusiasmo eccessivo: come dire che oggi per i forzisti è già un successo riuscire a presentare la propria lista per le comunali.
Nella città per anni amministrata dal governatore Rosario Crocetta, i berlusconiani sostengono la candidatura di Gioacchino Pellitteri, e sfidano il sindaco uscente, il democratico Angelo Fasulo.
A Milazzo i forzisti sono riusciti a raccogliere le firme per sostenere la candidatura di Lorenzo Italiano: nel resto dei casi, invece, il simbolo degli azzurri non comparirà in nessuno degli altri 51 comuni chiamati alle urne.
Nei soli due capoluoghi di provincia che andranno al voto in Sicilia, Forza Italia è perfino scomparsa dal radar delle alleanze politiche.
A Enna, feudo elettorale di Mirello Crisafulli che si candida sindaco senza il simbolo del Pd (ma con quello identico di Enna Democratica), il partito di Berlusconi non è mai esistito, mentre ad Agrigento il simbolo di Forza Italia è scomparso per la prima volta dalle schede elettorali.
In compenso è spuntata una lista civetta, battezzata “Forza Silvio”: ammiccamento voluto che però non si riferisce all’ex premier, ma a Silvio Alessi, il candidato sindaco del movimento Patto per il Territorio, fondato dal deputato forzista Riccardo Gallo. Altre liste “camuffate” ma senza il simbolo ufficiale si possono trovare a Barcellona Pozzo di Gotto (con Forza Barcellona che sostiene il candidato Roberto Matera), ad Augusta (con Lista Azzurra in sostegno dell’aspirante sindaco Domenico Morello) e a Licata (dove il candidato Angelo Cambiano ha presentato la lista Forza Azzurri). Esultano a metà , invece, i berlusconiani di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania: il candidato Sebastiano Caruso non potrà fregiarsi del simbolo di Forza Italia, accontentandosi della lista Azzurri per Tremestieri, in compenso però anche il Pd non ha presentato il proprio simbolo a causa di una svista burocratica.
“Forza Italia eleggerà almeno 100 nuovi amministratori in questa tornata elettorale”, annunciava il coordinatore degli azzurri in Sicilia, Vincenzo Gibiino: una promessa che a tre settimane dal voto sembra difficile da mantenere.
E se Forza Italia scompare, in Sicilia per la prima volta si moltiplicano i candidati di Matteo Salvini (anche se il segretario della Lega è stato accolto in Sicilia da una sfilza di contestazioni, l’ultima la sera del 12 maggio a Marsala).
Nei mesi scorsi il deputato della Lega Nord Angelo Attaguile aveva lanciato la lista Noi con Salvini, stampella meridionale del Carroccio, che oggi è riuscita a presentare un candidato sindaco nei principali centri della Sicilia.
Da Milazzo, a Marsala, passando per Villabate, Gela, Bronte Pedara sono parecchi i siciliani che si sono scoperti seguaci di Alberto da Giussano: perfino ad Agrigento sono spuntati come funghi i supporter di Marco Marcolin, deputato veneto del Carroccio, desideroso di fare il sindaco nella città dove ha trascorso le vacanze negli anni scorsi.
Dopo la quasi estinzione di Forza Italia, i bookmaker scommettono su una crescita esponenziale dei Leghisti di Sicilia: una situazione paradossale, come nella migliore tradizione dell’isola laboratorio politico permanente.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 13th, 2015 Riccardo Fucile
DAL TRENTINO ALLA SICILIA SONO GIA’ TRENTACINQUE I PARLAMENTARI SCHIERATI CON FITTO
Un’associazione politica, “Oltre” uno dei nomi ipotizzati, che verrà presentata a Roma nei
prossimi giorni e alla quale per il momento aderiranno 30/35 parlamentari (20 a Montecitorio e i restanti a Palazzo Madama) di dichiarata fede fittiana.
Una crepa che si apre all’interno di Forza Italia per mano dell’ex governatore della Puglia e che potrebbe allargarsi in caso di disfatta alle Regionali di fine maggio. “Almeno per ora sarà qualcosa più di una corrente ma meno di un partito”, spiega a ilfattoquotidiano.it uno dei fedelissimi di Raffaele Fitto.
Il quale, alla luce dei disastrosi risultati raccolti dal partito lo scorso fine settimana a Trento (4,2%) e Bolzano (3,6%), è pronto a lanciare l’offensiva definitiva per la costruzione di un centrodestra alternativo a quello di Silvio Berlusconi.
Una creatura ispirata non al partito repubblicano americano, come ipotizzato dall’ex Cavaliere, ma a quello conservatore di David Cameron, fresco vincitore delle elezioni in Regno Unito.
CIAO SILVIO
Un modello, quello pensato dall’uomo di Arcore, che non piace per niente a Maurizio Bianconi. Uno che dal partito se ne sarebbe già andato da un pezzo. “Berlusconi ha parlato di un comitato elettorale aperto, cioè ‘decido io, faccio come mi pare e se non sei d’accordo vai fuori’”, spiega il deputato toscano.
Di fatto “si cambia il nome della confezione ma il contenuto rimane uguale, uno scenario che piace tanto a Renzi”.
Il numero uno di Forza Italia, aggiunge ancora l’ex tesoriere del Popolo della Libertà (Pdl), “ha dilapidato undici milioni di voti prima affidando la gestione dell’economia a Giulio Tremonti, poi appoggiando il devastante governo di Mario Monti ed entrando in quello guidato da Enrico Letta e infine stringendo il Patto del Nazareno con Matteo Renzi. Credo abbia battuto ogni record storico: gli sarei grato se si facesse da parte”. Bianconi è soltanto uno di quelli che sostengono Fitto.
Nella lista ci sono altri nomi di spicco di Forza Italia, come l’ex ministro Francesco Saverio Romano. Secondo il quale Forza Italia “o il partito del centrodestra che andremo a costruire” dovrà diventare un soggetto “scalabile” con le primarie. Insomma Romano, che ha dalla sua un gruppetto di parlamentari siciliani utili alla causa (Giuseppe Ruvolo, Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone) non esclude, almeno a parole, la nascita di un nuovo partito.
Anche se per adesso la parola d’ordine è “cautela”.
TEST PUGLIA
Se ne riparlerà , stando a quanto fatto filtrare dal “cerchio magico” di Fitto, dopo le Regionali fissate per la fine del mese.
Decisivo, in particolar modo, sarà il test in Puglia, dove per sfidare Michele Emiliano (Pd) la componente che fa capo all’europarlamentare ha lanciato una propria lista (“Oltre con Fitto”) e un candidato alternativo ad Adriana Poli Bortone, appoggiata da Forza Italia e Lega Nord. Cioè Francesco Schittulli.
Il tutto dopo il commissariamento della costola pugliese del partito voluto a febbraio dallo stesso Berlusconi.
Non è un caso, dunque, che buona parte della pattuglia fittiana venga proprio da qui. Dalla sua parte ci sono infatti i senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri, Luigi Perrone, Francesco Bruni, Vittorio Zizza, Pietro Liuzzi e Lucio Tarquinio, ma anche i deputati Nuccio Altieri, considerato uno degli uomini più vicini a Fitto, Gianfranco Chiarelli, Benedetto Fucci, Antonio Distaso, Nicola Ciriacì (che alla Camera ha preso proprio il posto di Fitto dopo la nomina di quest’ultimo al Parlamento europeo), Roberto Marti e Rocco Palese, che nel 2010 fu il candidato del Pdl alle elezioni pugliesi ma venne sconfitto da Nichi Vendola (Sel).
Dalla Toscana viene invece il deputato Guglielmo Picchi, già tre legislature alle spalle, forzista della prima ora, che nel 1993 — a soli vent’anni — fu tra i fondatori del partito nella sua Regione.
Dalla Basilicata arriva Cosimo Latronico, componente della commissione Bilancio di Montecitorio guidata da Daniele Capezzone, ex pupillo del leader radicale Marco Pannella poi passato con Berlusconi e altro appartenente sicuro al gruppo dei “ricostruttori”.
FRATELLI COLTELLI
Parla umbro Pietro Laffranco, classe 1970, alla seconda legislatura.
“Oggi dentro Forza Italia chi ha la capacità di rappresentare qualcosa viene messo ai margini”, dice senza giri di parole. E non si tratta solo di un problema pugliese, almeno stando ai suoi racconti.
“In Umbria — dice il deputato forzista — al consigliere regionale uscente Rocco Valentino è stato detto: ‘Siccome tu sei amico di Laffranco, che è amico di Fitto, non puoi candidarti con Forza Italia’. Roba da matti. La verità è che col Pdl abbiamo iniziato a scavare la tomba del centrodestra mentre col Patto del Nazareno è arrivato il colpo di grazia”.
Ma allora perchè non uscire dal partito? “Ne stiamo discutendo”, risponde Laffranco, “vedremo se l’associazione che lanceremo nei prossimi giorni potrà diventare un partito vero e proprio o un pezzo di una nuova formazione di centrodestra. Nel frattempo — conclude — sarebbe bello se Berlusconi contribuisse a creare un nuovo movimento lasciandogli poi una sua libertà d’azione”.
DALLE ALPI ALLA SICILIA
Quattro sono invece i campani al fianco di Fitto: Ciro Falanga, Antonio Milo, Eva Longo e Giuseppina Castiello, nata e cresciuta in Alleanza Nazionale (An) prima di aderire al Pdl e poi a Forza Italia dopo la scissione del novembre 2013.
A rappresentare la componente fittiana in Trentino Alto-Adige c’è invece Cinzia Bonfrisco, ma del gruppo fanno parte pure il siciliano Salvatore Tito Di Maggio (eletto nel 2013 nelle liste di Scelta Civica prima di traslocare nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà ), l’abruzzese Fabrizio Di Stefano, anche lui con un passato in An, il vicecoordinatore regionale in Calabria Giuseppe “Pino” Galati e il bergamasco Lionello Marco Pagnoncelli.
Insomma, per dirla con un parlamentare di fede fittiana che chiede l’anonimato, “la vittoria di Cameron in Inghilterra può aiutare la formazione di un’aggregazione politica che il Partito popolare europeo non è più in grado di rappresentare: qui da noi, intanto, abbiamo bisogno di una forza che raccolga l’eredità del Pdl e di Forza Italia che sia a livello locale che in Parlamento rappresenti un’alternativa al Pd di Renzi”. Meglio se con Berlusconi fuori dai giochi.
Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO SARA’ PRESENTATO NEI PROSSIMI GIORNI A ROMA E CONFLUIRA’ NEL GRUPPO EUROPEO DEI “CONSERVATORI-RIFORMATORI”… BERLUSCONI NON VUOLE METTERE LA FACCIA NELLA SCONFITTA IN PUGLIA E RIDUCE LA SUA PRESENZA A UN SOLO COMIZIO… MOLTI ALTRI PARLAMENTARI STANNO BUSSANDO ALLA PORTA DI FITTO
Una nuova associazione politica, “embrione” di una nuova destra, che farà capo a Raffaele Fitto. 
Dopo il misero 4 per cento raccattato alle elezioni in Trentino Alto Adige, la scissione dentro Forza Italia sembra sempre più vicina.
Nella associazione, che confluirà nel gruppo dei conservatori-riformatori del Parlamento europeo, sarebbero infatti pronti a entrare 30 parlamentari azzurri.
Non più un cambio generazionale interno a Forza Italia quindi, ma l’ipotesi sempre più concreta di un nuovo partito che abbia alla base “i valori fondanti dell’ex Popolo della Libertà ”, proponendosi come guida e riferimento per tutti i moderati italiani e raccogliendo l’eredità del movimento lanciato da Silvio Berlusconi nel 2007 e sospeso 6 anni dopo per convergere nel rilancio di Fi.
Del resto, diceva ieri lo stesso Fitto a margine di una iniziativa di sostegno del candidato in Puglia Francesco Schittulli, Forza Italia “non c’è più”: “Non lo dico io, lo dicono loro stessi che Forza Italia non c’è e non ci sarà più. E purtroppo lo dicono gli elettori che in massa l’hanno abbandonata e che oggi hanno lanciato un segnale chiaro. Le elezioni di Bolzano di Trento mi sembra che siano indicative: percentuali imbarazzanti”.
Sono dati, secondo Fitto, che “testimoniano come il centrodestra non si possa rifondare con qualcuno che decide chi e come debba riunirsi ma su programmi seri e sistemi che si richiamino veramente alle esperienze degli altri Paesi, a partire da quella dei repubblicani americani che affidano agli elettori con le primarie la decisione su chi deve avere un ruolo o meno”.
Il riferimento, manco a dirlo, è alla leadership consunta ed evidentemente poco attrattiva dal punto di vista elettorale di Silvio Berlusconi, che da un lato annuncia il grande avvento di un “partito Repubblicano”, dall’altro si ritrova a capo di un piccolo partito balcanizzato nelle posizioni politiche dopo l’avanti-indietro sul patto del Nazareno e sulle riforme del governo Renzi.
E non è un caso che l’annuncio del nuovo soggetto arrivi nel giorno in cui lo stesso Silvio Berlusconi ha deciso di sciogliere le riserve sulla sua visita elettorale proprio in Puglia, terreno della frattura insanabile tra l’ala dei Ricostruttori legata a Fitto e il cerchio magico fedele all’ex Cavaliere.
L’ex premier avrebbe dovuto spendere due giorni girando in lungo e in largo il tacco d’Italia per dare sostegno ad Adriana Poli Bortone.
Al momento invece, sembra che l’ex premier si presenterà per un unico comizio a Lecce il 15 maggio.
La Puglia è notoriamente terreno di Raffaele Fitto, lì l’ex governatore ha la sua base elettorale, e potrebbe quindi trasformarsi in una esposizione mediatica in negativo per Berlusconi proprio all’indomani della sonora bastonata incassata a Trento e Bolzano, dove il partito è sceso al 4%. L’entusiasmo del commissario Vitali non ha convinto i fedelissimi dell’ex premier, che hanno dovuto rimediare all’annuncio dettato dall’euforia senza incappare nell’incidente diplomatico.
E se gli alleati-nemici della Lega Nord gongolano vedendo la difficoltà dell’ex leader, intanto Fitto prosegue la sua marcia: la nuova associazione politica, che sarà presentata a Roma nei prossimi giorni, avrà rappresentanti in tutte le regioni.
L’iniziativa si sarebbe rafforzata in un dialogo con l’area politica che fa riferimento a David Cameron, reduce dal trionfo alle elezioni in Gran Bretagna.
E l’obiettivo sarà “evitare una transumanza verso il Pd”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
PANICO TRA I COLONNELLI… ANCHE I SONDAGGI PER LE REGIONALI SONO IMPIETOSI…E FITTO ORMAI PREPARA LA SCISSIONE
È solo l’inizio. Lo spettro del tracollo prende corpo nei numeri a una cifra del Trentino Alto Adige. 
Forza Italia non raggiunge più nemmeno il cinque e getta nello sconforto l’intera classe dirigente. In pochi tra i parlamentari berlusconiani, anche fedelissimi, sono disposti a questo punto a scommettere sull’effetto taumaturgico del “ritorno” di Silvio Berlusconi, a poco più di due settimane dal Dday delle regionali.
«Lo avevo detto a Silvio che sarebbe finita così, eccoci davanti agli ultimi giorni di Pompei», sospira comunque amareggiato Denis Verdini – fatto fuori anche dal tavolo delle candidature – commentando coi suoi “dissidenti” il responso dal Nordovest.
Una campana a morto, più che un campanello d’allarme, col voto alle porte l’ex Cavaliere lascia Arcore solo in mattinata per un appuntamento, poi si blinda per il solito lunedì con familiari e aziende, non un commento ufficiale a quei dati piovuti da Trento e Bolzano.
È solo la conferma, la più drammatica, del trend degli ultimi due anni.
All’ufficio elettorale della sede di San Lorenzo in Lucina hanno ormai ben chiaro il quadro, tabelle elettorali alla mano: nelle sette regioni in cui si andrà al voto, per superare la soglia minima di «esistenza in vita» del 10 per cento occorrerebbe conquistare almeno 1 milione e 100 mila elettori.
Target che – tenendo conto della Toscana, dell’Umbria, della Liguria e delle Marche rosse, della Puglia lacerata tra fittiani e berlusconiani e dal Veneto a trazione leghista – anche i più ottimisti ritengono pressochè irraggiungibile.
E adesso anche l’unico uscente, il governatore Stefano Caldoro, sembra costretto a inseguire in Campania l’avversario Vincenzo De Luca.
È il fantasma del 6-1 che ritorna. In cui l’uno vincente è solo a impronta leghista, nel Veneto.
E col partito che il 31 maggio si risveglierebbe nelle regioni tra il 7 e il 9 per cento e il Carroccio al doppio dei consensi, non diventerebbe più nemmeno un problema di sorpasso, ma un caso di cannibalismo.
Matteo Salvini ormai è allo sberleffo del progetto berlusconiano di Partito repubblicano. «Non so che significhi, noi comunque non ci sciogliamo in niente», ha tagliato corto ancora ieri.
Se lista unica sarà , perchè con l’Italicum dovrà esserci, la guiderà lui e alle sue condizioni, è il messaggio. Nessun riguardo per l’alleato, un tempo amico: si occupi di Milan, «a 79 anni mi godrei i frutti del lavoro».
L’ultimo sondaggio pubblicato da Euromedia di Alessandra Ghisleri, dietro il Pd al 35,6 e il M5s al 20,6, fotografa la Lega al 14 e Forza Italia al 12,2. Ma è un dato nazionale, non limitato appunto alle 7 regioni.
Poco differente quello letto ieri sera da Mentana al Tg La7 (Emg), con Pd al 34,2, il M5s al 22,8, Lega al 14,9 e Fi al 12,5.
Raccontano che Berlusconi non intenda comunque rinunciare al progetto di rifondazione post regionali.
«Il voto in Trentino è un episodio locale, comunque la conferma che laddove ci presentiamo divisi perdiamo, la gente non ci capisce più non ci segue », colpito soprattutto dal dato dell’affluenza: «Un elettore su tre non è andato a votare e quell’elettore è un nostro deluso».
Riconquistarlo è l’impresa che si ripropone. «Con me in campo, anche in queste regionali, sarà diverso, ci sarà il “fattore B”». Ma trainerà ancora?
Il leader forzista ci prova e si prepara a un mini tour elettorale di due giorni nella palude pugliese, giovedì e venerdì. La settimana prossima toccherà alla Campania.
La partita vera inizierà però il primo giugno. «Salvini adesso fa il duro perchè è in campagna elettorale, ma sa bene che senza di noi anche le sue percentuali non servono a niente, non va da nessuna parte contro Renzi» ha ripetuto Berlusconi ancora ieri in privato.
Ancorato al sogno del listone unico, del partito repubblicano che però, a questo punto, difficilmente manterrà quel nome. altisonante nella tradizione Usa, assai meno in quella italiana.
Tanto più adesso, con i numeri in circolazione.
Le ironie già si sprecano. «A Bolzano Forza Italia come il partito repubblicano: 3,7%. Colpa di Raffaele Fitto che non parla tedesco», si prende gioco del leader su Twitter perfino Francesco Storace de La Destra.
Che Forza Italia – nome e simbolo – abbia i giorni contati ormai è l’unica certezza, in un partito alla deriva. Sebbene i due primi figli dell’ex Cavaliere, Marina e Pier Silvio abbiano versato centomila euro ciascuno nelle casse esangui di Forza Italia.
La soglia massima che un privato può donare a un soggetto politico.
Raffaele Fitto in Puglia lo aspetta ormai da sfidante, con la sua lista “Oltre” in sostegno a Francesco Schittulli.
Terrà comizi negli stessi giorni in cui arriverà Berlusconi. Pronto a salpare comunque coi suoi nel day after delle regionali.
Anche se ieri ironizzava (anche lui), dopo le «percentuali imbarazzanti di Trento e Bolzano: lasciare Forza Italia? Ma lo dicono loro stessi che non c’è più».
Maurizio Bianconi lo sprona da giorni: «Per me Fitto ha già tardato di due mesi per lo strappo». Lui invece aspetta e conta le truppe: i 33 fedelissimi, 15 deputati e 18 senatori, tre eurodepuati, un centinaio di amministratori.
Il primo giugno d’altronde è vicino.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
FINANZE DEGLI AZZURRI IN CRISI E I FIGLI DI SILVIO STACCANO UN ASSEGNO
Marina e Piersilvio Berlusconi scendono in campo con Forza Italia, non certo candidandosi, ma staccando due assegni da 100mila euro ciascuno per finanziare il partito del padre.
Una scelta che avviene per la prima volta.
È quanto emerge dalle dichiarazioni congiunte del 2014 e del primo quadrimestre del 2015, con i finanziamenti che i privati e le aziende danno ai partiti e che devono essere depositati alla Camera.
In aiuto di Forza Italia sono accorsi anche Ennio Doris, i figli Massimo e Annalisa, e la moglie Lina Tombolato: ciascuno di essi ha donato 100.000 euro.
Altrettanto hanno fatto il San Raffaele di Roma e la Pellegrini spa di Milano, curiosamente l’azienda dell’ex patron dell’Inter.
Si aggiungono poi una serie di piccoli finanziamenti di imprese, mentre scompaiono i grandi donatori degli anni passati come Gavio, Arvedi, Riva, ecc.
Assegni ben più pesanti li ha dovuti staccare Silvio Berlusconi: uno da 39.240.484,63 per chiudere una fidejussione di Unicredit del 2001; un secondo da 7.277.290,67 per estinguere una fidejussione del Banco Popolare del gennaio 2002; ed un terzo di 23.284.365,90 per una fidejussione del Monte Paschi di Siena del gennaio 2001.
Guardando i finanziatori del Pd si leggono solo i nomi dei parlamentari o degli amministratori Dem, con una fuga delle imprese.
L’unico fedele nel sostegno economico al partito è l’editore bolognese Federico Enriques, con 25.000 euro.
Reggono solo i finanziamenti di piccolo importo a livello locale e in favore dei singoli candidati per esempio alle europee.
E anche l’Udc per la prima volta da anni perde il sostegno economico di Caltagirone, che in passato ha sempre staccato assegni per almeno 400.000 euro guidato dal partito di Pier Ferdinando Casini.
Quanto al M5s, Beppe Grillo risulta essere l’unico finanziatore del Comitato del Movimento per le elezioni europee, con 54.465,75 euro.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 8th, 2015 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE FINANZE DELLA CAMERA: “NON ABBIAMO AVUTO PAURA A SOSTENERE CAMERON, NEL CENTRODESTRA QUALCOSA SI MUOVE”
Anche il presidente della Commissione Finanze della Camera ha commentato il risultato delle elezioni
nel Regno Unito, con particolare riferimento ai riflessi nel centrodestra italiano:
Il successo pieno e indiscutibile colto da David Cameron e dai Conservatori inglesi è un’eccellente notizia non solo per la Gran Bretagna, ma per chiunque creda in una politica riformatrice, fatta di una vera lotta liberale alle tasse, alla spesa pubblica facile, al debito pubblico.
E’ anche l’occasione per rinegoziare trattati europei inadeguati, causa o concausa della negativa situazione del Continente.
Per quanto ci riguarda, come ha già fatto poco fa Raffaele Fitto, ricordiamo un importante atto politico che abbiamo compiuto, con Fitto e con una trentina di parlamentari, due settimane fa: la lettera inviata a The Telegraph per esprimere sostegno totale a David Cameron e ai Conservatori inglesi.
E’ stato un primo atto di respiro, dopo tanto tempo, nel centrodestra italiano, oggi perso in una discussione sterile, provinciale, costantemente subordinata a Renzi e alla sua agenda.
Invece, come dimostra l’iniziativa che abbiamo assunto con Fitto e con tanti parlamentari, c’è vita e c’è un mondo oltre le liti condominiali.
Ci sono le idee liberali (riduzione di tasse, spesa e debito); c’è una precisa collocazione internazionale (che guarda a Londra e Washington, e non certo a Mosca, a Teheran o alla Corea del Nord); c’è una sfida all’Europa dei burocrati, dell’austerità e della non crescita (che vede – purtroppo – uniti e ormai pressochè intercambiabili il Pse e il Ppe).
Qualcosa si muove nel centrodestra italiano.
Va ricordato che i trenta parlamentari che fanno riferimento a Fitto sono stati protagonisti di una chiara presa di posizione una settimana or sono in favore di Cameron, attraverso una nota pubblicata sul “Telegraph”.
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Maggio 8th, 2015 Riccardo Fucile
“RACCOLGONO I FRUTTI DI UN’AZIONE DI GOVERNO LIBERALE E RIFORMATRICE”
Il primo commento alla vittoria dei consevatori inglesi è di Raffaele Fitto che fa intravedere nuovi scenari.
“Sono felicissimo per la enorme e meritata vittoria di David Cameron e dei Conservatori. Raccolgono i frutti di un’azione di governo liberale, riformatrice, con un netto taglio delle tasse e della spesa pubblica in eccesso.
E i risultati si sono visti: in 5 anni, la sola Gran Bretagna ha creato più posti di lavoro di tutto il resto d’Europa messo insieme.
La disoccupazione è crollata al 5,6%. La crescita nell’ultimo anno è balzata al 2,8% (record per i Paesi occidentali).
Rivendico con orgoglio la nostra lettera pubblicata il 26 aprile scorso sul quotidiano The Telegraph, firmata da me e da una trentina di parlamentari italiani, a sostegno di Cameron e dei Conservatori.
Presto ci saranno novità importanti nel rapporto con i Conservatori .
Oggi però è il giorno dei complimenti e di un sincero omaggio a chi ha saputo fare una politica buona, efficace, coraggiosa.
Congratulazioni, dunque, a David Cameron e agli amici del Partito Conservatore.
Il 26 aprile scorso il quotidiano inglese The Telegraph ha pubblicato una lettera firmata da Raffaele Fitto e da una trentina di deputati e senatori italiani a sostegno di David Cameron e dei Conservatori inglesi in vista delle elezioni del 7 maggio.
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